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Il calcio italiano, la casa dei traditori: perché allenatori e calciatori si sono schierati con Galliani

Nell’era delle docuserie, se un giorno si dovesse produrre un film sulle elezioni per la presidenza della federcalcio di questo disgraziato 2026, dopo la questione del mancato tesseramento che portato al commissariamento della Figc e alla soluzione tutta italiana di Giovanni Malagò commissario di se stesso, il titolo giusto potrebbe essere “House of Traitors”. La casa dei tradimenti, e dei traditori, che ha portato alla candidatura di “nonno” Adriano Galliani, 82 anni, con il colpo di mano della Serie A orchestrato da alcuni club, Inter e Atalanta in primis – fallito, a quanto pare, per le contromosse di Malagò – e al voltafaccia delle due associazioni di categoria.

Ecco il comunicato congiunto: “L’Associazione Italiana Calciatori e l’Associazione Italiana Allenatori Calcio, confermando la propria linea di valutazione e azione comune, hanno ultimato la raccolta delle firme necessarie per presentare la candidatura di Adriano Galliani a presidente della Figc, nelle elezioni che si terranno nell’Assemblea Federale Elettiva del prossimo 14 dicembre. Aic e Aiac ritengono che si tratti di una opportunità importante in termini di valore di scelta, per storia, esperienza e risultati sul campo ottenuti dal dirigente Galliani, pronto ora a condividere una aperta e progressiva visione federale nel percorso di riforme non più differibili. Un punto di vista che Aic e Aiac confidano resti comune a tutte le componenti del nostro sistema”.

Altro che consociativismo, qui andiamo oltre. In pratica, i sindacati sostengono un personaggio che rappresenta in toto la categoria dei padroni – anche se, nel caso specifico di Adriano Galliani, era un padrone al guinzaglio di Silvio Berlusconi – e che, non solo come prenipotenziario nel Milan, ma soprattutto come ex presidente della Lega, non può non essere considerato uno dei principali responsabili della crisi del calcio italiano. Ma poi, soprattutto, perché questo tradimento nei confronti di Malagò, dopo l’endorsement di qualche mese fa?

C’è del marcio in Danimarca, ma anche nel pallone made in Italy non si scherza. Nel corso degli anni, si sono formati, al suo interno, autentici centri di potere. I cosiddetti orticelli, dove, oltre a incarichi, poltrone e visibilità, si è sviluppata un’intensa attività commerciale. Per esempio, corsi di varia natura. In alcuni casi, anche protocolli con altre categorie, come quello Aic-Adise (Associazione Direttori Sportivi e Segretari) “per individuare forme di condivisione e/o scambio di servizi da proporre ai rispettivi associati. Nello specifico, Adise coinvolgerà Aic nell’organizzazione dei corsi abilitati alla figura professionale del direttore sportivo, promossi d’intesa con la Figc. Allo stesso modo, Aic coinvolgerà Adise nell’organizzazione dei corsi specializzati riservati agli ex calciatori”. Il documento fu siglato nel giugno 2021, presidente federale Gabriele Gravina, nel bel mezzo dell’europeo vinto dall’Italia di Roberto Mancini.

C’è poi un altro aspetto e chiama in causa la didattica. Si è imposta, negli ultimi decenni, una visione del calcio tutta teoria e zero pratica. Migliaia di allenatori, in particolare nei settori giovanili, sono cresciuti a pane e faldoni: libri voluminosi per spiegare l’essenza del football tra linee e traiettorie, geometria e fisica. Tutto bello, ma a calcio si gioca con un pallone tra i piedi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la decadenza tecnica, al netto dell’invasione a mani basse degli stranieri anche nei vivai, parte da lì.

Nei suoi primi interventi, Malagò, e chi per lui, ha cercato di scardinare lo status quo. Obiettivo: riportare il calcio al centro del villaggio, ripartendo dalle basi, cioè dalla tecnica. L’intervento ha dato fastidio. L’attivismo di Malagò, al contrario di chi afferma che in questo quattro mesi c’è stato immobilismo, rischia infatti di spezzare la catena di potere che si è formata nel corso degli anni, tra corsi, protocolli, linee guida fondate sulla teoria e un sistema di controllo comico. In un sistema serio, si fanno visite a sorpresa, ma nel nostro calcio funziona più o meno così: “La prossima settimana verranno alcuni ispettori a vedere se il programma di lavoro nei vostri settori giovanili viene svolto secondo le nostre indicazioni”.

Interessante l’audizione al Senato del presidente dell’Associazione calciatori, Umberto Calcagno, il 24 settembre 2026. In sintesi: “Servono incentivi e nuove risorse per i giovani. Dobbiamo tornare ai campi di quartiere come è avvenuto in Spagna. Bisogna dare più risorse al calcio femminile”. Un film già visto: si chiedono intervenenti economici, ma, a parte i campi di quartiere, non si entra nello specifico sulla natura degli interventi.

Così, l’apparire sulla scena di Galliani, ha fatto consumare il voltafaccia che porterà in dote il 30% dei voti all’ex plenipotenziario del Milan. In attesa di capire come si comporteranno le altre leghe – compresa quella dei Dilettanti dell’ex avversario Abete – e se registreremo altri tradimenti, renderà bene l’idea una frase raccolta dietro le quinte: “Servirebbe il lanciafiamme”.

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Fantacalcio, Varela cerca il nono centro e Thuram uomo derby: Soulé sì, Davis no. I consigli per la decima giornata

Derby di Milano, Juventus-Napoli e tre giorni di partite per scegliere la formazione. La decima giornata di Serie A si apre sabato e si chiude lunedì sera con Atalanta-Parma. Ecco il 4-3-3 e i Fantaconsigli di Affaritaliani, tra giocatori da schierare, sorprese e nomi da lasciare in panchina.

Fantacalcio, decima giornata tra derby e big match: il nostro 4-3-3

Si torna al campionato formato spezzatino, dopo un turno infrasettimanale che ha regalato gol e risultati sorprendenti. Si parte sabato 31 ottobre con Bologna-Monza, prima di Udinese-Roma e del derby Milan-Inter. Domenica spazio a Como-Venezia, Frosinone-Torino, Lazio-Cagliari, Lecce-Genoa e Juventus-Napoli. Lunedì chiudono Sassuolo-Fiorentina e Atalanta-Parma. I cinque cambi permettono qualche azzardo, ma la panchina va preparata bene, soprattutto per chi aspetta i posticipi.

I Fantaconsigli di Affaritaliani continuano a privilegiare le leghe con modificatore difesa e il 4-3-3 resta il nostro modulo di riferimento. Dietro cerchiamo voti e qualche bonus, a centrocampo puntiamo su chi può accompagnare l’azione e davanti spazio a tre attaccanti interessanti. Occhio ai ballottaggi, perché dopo le fatiche infrasettimanali qualche allenatore potrebbe cambiare le carte in tavola.

La formazione consigliata di Affaritaliani per la 10ª giornata

Portiere

Carnesecchi

Possibile sostituto: Mandas

Difensori

Mancini, Álex Valle, Bremer, Juan Miranda

Sostituti bonus: Bracaglia, Bastoni, Tiago Gabriel

Centrocampisti

Ferguson, Da Cunha, Frattesi

Sostituti bonus: El Shaarawy, Mastantuono, Rowe

Attaccanti

Gustavo Varela, Soulé, Marcus Thuram

Sostituti bonus: Laurienté, Raimondo, Malen

Sorprese

Mendy, N’Dri, Noa Lang, Zaniolo

Da evitare

Keinan Davis, Hutchinson, Romano, Valeri

Carnesecchi cerca il riscatto contro il Parma, Mandas per continuare la corsa della Lazio

Marco Carnesecchi è la nostra prima scelta. L’Atalanta ospita il Parma lunedì sera dopo il pareggio per 2-2 sul campo della Fiorentina. Il portiere bergamasco ha evitato la sconfitta con un intervento nel finale e contro gli emiliani può puntare anche alla porta inviolata. La difesa di Sarri, però, è ancora alle prese con numerose assenze.

L’alternativa è Christos Mandas, che con la Lazio riceve il Cagliari. La squadra di Gattuso arriva dal 6-2 contro il Sassuolo e attraversa un ottimo momento. Il portiere greco dovrebbe essere confermato dal primo minuto e, davanti ai propri tifosi, può cercare un buon voto. Il Cagliari, però, ha giocatori capaci di trovare la porta.

Mancini e Bremer per il modificatore, Valle e Miranda a caccia di assist

Gianluca Mancini può essere una scelta interessante contro l’Udinese. La Roma va a Udine dopo aver battuto il Cagliari per 4-2 e il difensore ha le caratteristiche per garantire un buon voto, soprattutto nei duelli aerei. Attenzione però alle probabili: Ghilardi potrebbe essere preferito dal primo minuto. Noi lo schieriamo, ma con una riserva sicura.

Álex Valle affronta il Venezia con il Como. La squadra di Fabregas arriva dalla vittoria contro il Torino e lo spagnolo può sfruttare la corsia sinistra per accompagnare l’azione. Il ballottaggio con Kaiki resta aperto, ma l’incrocio casalingo invita a rischiare. Per chi cerca un assist dalla difesa, Valle può fare gola.

Bremer è uno dei nostri riferimenti per il modificatore. La Juventus ospita il Napoli e il brasiliano dovrà affrontare un attacco guidato da Højlund. Non sarà una partita semplice, ma il centrale bianconero può cercare un buon voto grazie alla propria fisicità e alla voglia di riscatto rispetto alle ultime, non brillanti, prestazioni. E sui calci piazzati offensivi resta sempre una possibile minaccia.

Juan Miranda completa il quartetto. Il Bologna ospita il Monza dopo l’impresa di San Siro, dove ha battuto il Milan per 4-2. Lo spagnolo è entrato nella ripresa e ha inciso subito con i suoi cross, partecipando alla rimonta rossoblù. Palladino potrebbe rilanciarlo dal primo minuto. Per il modificatore, ma soprattutto per l’assist, noi ci puntiamo.

Tra i sostituti c’è Bracaglia, che con il Frosinone riceve il Torino. I ciociari arrivano dal 5-1 contro il Lecce, ma il difensore è rimasto in panchina nell’ultima gara. La concorrenza con Terzic rende la titolarità tutt’altro che certa. Buona alternativa, purché ci sia una copertura.

Alessandro Bastoni affronta il Milan nel derby. L’Inter arriva dal successo contro il Venezia e il difensore resta una garanzia per chi cerca il modificatore. La partita può però essere ricca di occasioni da entrambe le parti, quindi il rischio di subire gol esiste. Bastoni può compensarlo con il voto e qualche possibile inserimento.

Chiudiamo con Tiago Gabriel, impegnato con il Lecce contro il Genoa. I salentini devono reagire dopo i cinque gol incassati a Frosinone e l’assenza dello squalificato Gaspar pesa sulla difesa. Il portoghese può sfruttare il proprio fisico nei duelli, ma le difficoltà della squadra suggeriscono prudenza. È un’alternativa, non una certezza da modificatore.

Ferguson dopo l’impresa del Bologna, Da Cunha contro il Venezia: Frattesi vuole il bonus

Lewis Ferguson è uno dei nostri centrocampisti consigliati. Il Bologna torna al Dall’Ara dopo aver battuto il Milan e lo scozzese dovrebbe essere confermato in mediana. Contro il Monza può sfruttare gli inserimenti e accompagnare l’azione offensiva. Non è il giocatore da cui aspettarsi un gol ogni settimana, ma l’incrocio è interessante.

Lucas Da Cunha affronta il Venezia con il Como. Il francese può partecipare alla costruzione del gioco e cercare qualche conclusione dalla distanza, soprattutto se gli ospiti saranno costretti a difendersi bassi. Occhio al ballottaggio con Milla, però. Se Fabregas lo confermerà dal primo minuto, può essere una buona scelta per completare il centrocampo.

Davide Frattesi riceve il Cagliari dopo la goleada della Lazio contro il Sassuolo. Lo abbiamo consigliato spesso per gli inserimenti senza palla e continuiamo a farlo. Nell’ultima partita ha sbagliato un rigore, ma le occasioni per trovare il bonus non gli mancano. Davide, magari stavolta meglio segnare su azione.

In panchina scegliamo Stephan El Shaarawy, che affronta il Lecce con il Genoa. De Rossi può utilizzarlo sulla trequarti o in posizione avanzata, sfruttando la sua capacità di accentrarsi e cercare la conclusione. Il Lecce arriva da una brutta sconfitta e può concedere spazi. Se partirà titolare, il Faraone è una buona alternativa.

Franco Mastantuono va a Reggio Emilia con la Fiorentina. L’argentino è uno dei giocatori più tecnici della squadra di Vanoli, ma non sempre le sue giocate si trasformano in bonus. Contro il Sassuolo può approfittare degli spazi sulle corsie. Per chi vuole rischiare su un centrocampista offensivo, resta una soluzione interessante.

Jonathan Rowe chiude le alternative. L’Atalanta ospita il Parma e l’inglese può trovare spazio sulla trequarti, anche a gara in corso. Sarri ha diverse soluzioni offensive e le ultime probabili lo mettono in concorrenza con Zalewski. Il rischio di un minutaggio ridotto esiste, ma contro gli emiliani può essere una scommessa da ultimo slot.

Varela vuole continuare a segnare, Soulé affronta l’Udinese: Thuram si prende il derby

Gustavo Varela è una delle nostre prime scelte. Il Monza va a Bologna e il portoghese arriva all’appuntamento con otto gol in campionato, un bottino che lo ha portato in cima alla classifica marcatori. La squadra di Juric non attraversa un momento semplice, ma Varela continua a trovare la porta. Contro il Bologna sarà dura, però lasciarlo fuori adesso sarebbe un azzardo.

Matías Soulé affronta l’Udinese con la Roma. Gasperini dovrebbe confermarlo sulla trequarti, dove l’argentino può sfruttare la qualità del proprio sinistro e i movimenti di Malen. I friulani non stanno vivendo una grande stagione e la difesa concede occasioni. Soulé può cercare il bonus anche con una giocata individuale.

Marcus Thuram completa il tridente e si prepara al derby contro il Milan. L’Inter dovrà ancora fare a meno di Lautaro Martinez, quindi il francese avrà responsabilità importanti nell’attacco di Chivu. Accanto a Pio Esposito può sfruttare la propria velocità e la capacità di attaccare la profondità. Un derby è imprevedibile, ma Thuram non si lascia fuori.

Tra i sostituti scegliamo Armand Laurienté, che affronta la Fiorentina con il Sassuolo. Dopo il pesante 6-2 subito dalla Lazio, i neroverdi devono reagire e il francese può sfruttare gli spazi sulle fasce. La sua velocità resta un’arma preziosa, anche se la squadra di Aquilani dovrà ritrovare equilibrio.

Antonio Raimondo è la seconda alternativa. Il Frosinone continua a stupire e l’attaccante ha segnato anche nel 5-1 contro il Lecce. Domenica arriva il Torino, squadra che ha mostrato difficoltà difensive in diverse occasioni. Raimondo può sfruttare i palloni messi a disposizione da Ghedjemis e Kvernadze. Con questa forma, tenerlo fuori è difficile.

Infine Donyell Malen, impegnato con la Roma contro l’Udinese. L’olandese dovrebbe guidare l’attacco di Gasperini e può sfruttare gli spazi lasciati dalla difesa friulana. È una partita interessante per ritrovare il bonus, soprattutto se la Roma riuscirà a portare diversi uomini nella metà campo avversaria. Ovviamente chi ha Malen lo schiera, ma in questa rubrica si cerca, spesso, anche l’effetto “sopresa”

Mendy contro la Lazio, N’Dri cerca spazio: Lang e Zaniolo possono sorprendere

Le quattro sorprese della decima giornata sono Mendy, N’Dri, Noa Lang e Nicolò Zaniolo.

Mendy è una scommessa coraggiosa. Il Cagliari va all’Olimpico contro una Lazio reduce da cinque vittorie consecutive e il compito non sarà semplice. Pisacane può utilizzarlo come riferimento offensivo, ma resta da verificare il ballottaggio con Nzola. Se partirà titolare, la sua fisicità potrebbe creare qualche problema ai difensori biancocelesti.

N’Dri affronta il Genoa con il Lecce. Il giovane esterno può sfruttare la velocità nell’uno contro uno, soprattutto se Di Francesco gli concederà spazio dopo la pesante sconfitta di Frosinone. Non ha il posto garantito e nell’ultimo turno è entrato dalla panchina. Può essere la classica scommessa da ultimo slot, ma serve una riserva.

Noa Lang affronta la Juventus con il Napoli. L’olandese è tra i candidati per una maglia nel tridente offensivo di Allegri e può sfruttare la sua capacità di accentrarsi e cercare la porta. La partita sarà complicata, ma proprio nei big match un giocatore come Lang può trovare il bonus con una giocata.

Nicolò Zaniolo chiude il quartetto. L’Udinese ospita la Roma e per l’ex giallorosso c’è anche il fattore ex, che al Fantacalcio fa sempre un po’ gola. Runjaic dovrebbe confermarlo sulla trequarti, dove può cercare la conclusione con il sinistro. La Roma resta favorita, ma Zaniolo può avere qualche motivazione in più.

Davis contro la Roma, Hutchinson nel derby: attenzione anche a Romano e Valeri

Keinan Davis è il primo nome che lasciamo fuori. L’Udinese ospita la Roma e l’inglese dovrà affrontare una difesa fisica, capace di limitarne i movimenti in area. Davis continua a faticare sotto porta e potrebbe essere costretto a giocare diversi palloni spalle alla porta. Con alternative più calde, si può guardare altrove.

Omari Hutchinson affronta l’Inter nel derby. L’inglese ha trovato il primo gol con il Milan contro l’Udinese, ma contro i nerazzurri rischia di avere meno spazio per attaccare. Amorim può confermarlo sulla trequarti, anche se Moreira è tornato a disposizione e aumenta la concorrenza. Per questa giornata preferiamo centrocampisti con incroci più favorevoli.

Romano va a Roma con il Cagliari per affrontare la Lazio. Il centrocampista può trovare spazio nella formazione di Pisacane, ma contro la squadra di Gattuso rischia di dover lavorare soprattutto in copertura. Le possibilità di bonus potrebbero essere limitate. Se avete un centrocampista più offensivo, meglio puntare su quello.

Chiudiamo con Emanuele Valeri, impegnato con il Parma sul campo dell’Atalanta. L’esterno può accompagnare l’azione, ma la squadra di Gilardino rischia di trascorrere molti minuti nella propria metà campo. Zappacosta e gli uomini offensivi di Sarri possono costringerlo a difendere. Per il modificatore, questa settimana ci sono soluzioni più tranquille.

Gaspar e Thorstvedt squalificati: Lobotka e Lautaro fuori, tutti gli indisponibili della decima giornata

Sono due i calciatori squalificati per la decima giornata di Serie A. Kialonda Gaspar del Lecce deve scontare il secondo turno di stop dopo l’espulsione contro la Juventus, mentre Kristian Thorstvedt del Sassuolo è stato fermato per una giornata dopo il rosso ricevuto contro la Lazio.

Resta squalificato anche Massimiliano Allegri, che non potrà guidare il Napoli dalla panchina contro la Juventus.

I giocatori in dubbio

Cagliari: Winks deve smaltire un problema alla schiena e resta da valutare per la Lazio.

Como: Liberali è alle prese con un problema alla gamba. La sua disponibilità resta incerta.

Fiorentina: Ranieri deve recuperare da un problema al piede e resta in dubbio per il Sassuolo.

Genoa: Ellertsson ha riportato un problema alla caviglia contro la Juventus. Gli esami hanno escluso lesioni, ma la sua presenza contro il Lecce non è certa.

Lazio: Marusic e Rovella stanno recuperando dai rispettivi problemi muscolari. Entrambi possono tornare disponibili contro il Cagliari.

Monza: Folorunsho e Maye restano da valutare per problemi fisici.

Torino: Fortini e Cacciamani sono in dubbio per la trasferta di Frosinone.

Udinese: Solet e Zanoli restano da monitorare. Il primo è in recupero da un problema muscolare, mentre Zanoli ha accusato un fastidio fisico.

Gli infortunati che saltano il turno

Atalanta: indisponibili Bellanova, Kristensen, Gaetano, Scamacca, Kessié, Kolašinac, Kossounou, Hien, Raspadori e Pompei. La difesa di Sarri continua a perdere pezzi, mentre Scalvini è tornato a disposizione.

Bologna: fuori Holm, Piccoli, Enem e De Silvestri. Orsolini è invece tornato ad allenarsi con il gruppo e può essere recuperato per il Monza.

Cagliari: assenti Felici e Idrissi, entrambi in recupero dagli infortuni al ginocchio.

Como: indisponibili Addai, Chalobah, Jesus Rodriguez, Kean e Assane Diao. Addai ha accusato un nuovo problema muscolare dopo il rientro.

Fiorentina: fuori Pongračić, Atta e Parisi. Ranieri resta invece tra i giocatori in dubbio.

Frosinone: indisponibile Grillitsch, ancora alle prese con la sindrome retto-adduttoria.

Genoa: fuori Nuredini, Venturino e Havel. Ellertsson resta da valutare.

Inter: indisponibili Lautaro Martinez, Luis Henrique, Curtis Jones, John Stones e Benjamin Pavard. Lautaro tornerà dopo la sosta di novembre, mentre Jones e Pavard provano a recuperare per i prossimi impegni.

Juventus: fuori Nico González, Çelik, Conceição, Yildiz, Locatelli, Ekhator, Khéphren Thuram, Grabara e Milik. Spalletti deve ancora fare i conti con numerose assenze.

Lazio: indisponibile Gudmundsson, fermo per la lussazione alla spalla.

Lecce: assenti Geubbels, Coulibaly, Berisha, Pierotti e Ilić. Gaspar è invece squalificato.

Milan: fuori Tomori, Gabbia, Saelemaekers, Chukwueze, Loftus-Cheek e Pietro Terracciano. Amorim ha recuperato Gila, Rabiot e Moreira per il derby.

Monza: indisponibili Pessina e Ziolkowski. Folorunsho e Maye restano in dubbio.

Napoli: fuori Lobotka, Badiashile, Spinazzola, Alisson Santos, Buongiorno, Favasuli e Neres. Lobotka ha riportato un infortunio alla caviglia e dovrà restare fermo per circa un mese e mezzo.

Parma: indisponibile Elphege, operato per appendicite.

Roma: fuori Svilar, Manu Koné, Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini. Dybala non recupera per Udine, mentre il rientro di Svilar è stato rinviato a dopo la sosta.

Sassuolo: indisponibili Leysen, Ismaël Koné e Boloca. Thorstvedt salta invece la Fiorentina per squalifica.

Torino: fuori Mandragora, Rodriguez e Franco Israel. Restano da valutare Fortini e Cacciamani.

Udinese: indisponibili Bayo, Alaba e Gueye. Solet e Zanoli sono ancora in dubbio.

Venezia: fuori Franjic, Thierry Correia, Sverko e Adorante. Correia salta il Como per il problema ai flessori, mentre Franjic prosegue il recupero dopo l’intervento alla spalla.

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“Se i risultati saranno buoni, non finirò in ospedale come qualche collega. È la verità, non ridete. Gli allenatori lo sanno ma non ne parlano”: così Chivu

“Ci sarò ancora nel 2031/2032 sulla panchina dell’Inter?” È questa la domanda che ha scatenato il duro monito di Cristian Chivu, durante la conferenza stampa alla vigilia del derby di Milano. Il tecnico nerazzurro si è lasciato andare a uno sfogo, allo stesso tempo ironico ma molto serio, sulle pressioni a cui sono sottoposti gli allenatori, specialmente in Serie A ma non solo.

“Non dico niente. Mancano 4 anni, è dura farmi resistere subendo i pregiudizi e i giudizi che diventano sentenze“, ha risposto Chivu. Per poi aggiungere: “Se cambierà la cultura sportiva e i risultati rimangono buoni ci arriverò magari con meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega”. Il riferimento, probabilmente, potrebbe essere a Vincent Kompany, tecnico del Bayern Monaco ricoverato dopo essere collassato sul campo di allenamento: ha contratto un virus dopo un periodo di forte stress.

La replica di Chivu ha scatenato qualche risata in sala stampa. Anche il tecnico nerazzurro ha sorriso, ma poi ha voluto far capire che il suo discorso era più serio che mai: ” Non ridete, è la verità”, ha infatti aggiunto. “Gli allenatori lo sanno, ma non ne parlano. Lo faccio io”, ha concluso Chivu.

Il resto della conferenza stampa ha avuto ovviamente come argomento principale il derby: “Siamo pronti, sappiamo che è una partita importante per l’Inter e per il Milan. Per la città e per i tifosi. E’ sempre una motivazione in più giocare queste partite, non conta la classifica. Bisognerà essere la nostra miglior versione per portarla a casa”, le parole del tecnico dell’Inter. “Che approccio mi aspetto? Nasce tutto dall’equilibrio, da ciò che hai nelle gambe e nella testa. Dipende anche dall’avversario, dovremo scegliere quando fare certe cose e quando no. Conosciamo la forza del Milan nel palleggio, ti può fare male tra le linee e in verticale. Noi dovremo essere pronti a mantenere la lucidità, a coprire la profondità quando ci sarà bisogna. Dovremo fare le pressioni giuste quando ci sarà la possibilità”, ha aggiunto il tecnico nerazzurro che vuole vincere la sfida per la classifica, ma anche perché sono sette derby che l’Inter non riesce a battere il Milan.

“Chi è favorito? Per me non esistono favoriti nel derby, c’è orgoglio e ambizione. Le energie le trovi nelle motivazioni. La pressione è per tutti, ma non dobbiamo pensare a cose che ti succhiano le energie. Dobbiamo pensare a fare le cose giuste per una partita del genere”, ha spiegato Chivu che dovrebbe puntare ancora su Thuram in avanti. “Sta bene, nessuno ha parlato di deficit di energia. Ha fatto vedere nelle ultime partite cosa sa fare. Ha trovato la quadra giusta dal punto di vista della leadership, ha entusiasmo. Avrà energie anche domani, ne sono sicuro”, risponde Chivu che si aspetta una squadra concentrata. “Siamo solo alla decima giornata, la storia dello scorso campionato mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Il Milan vinse con noi, poi perse con la Lazio, quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Contano tutte le partite, la consistenza nel corso di tutta la stagione. E’ un derby, è ovvio, quindi subentra anche l’orgoglio e un pò di determinazione in più. Sai che se non vinci, escono delle cose che tu non vorresti gestire. Dobbiamo dimostrare maturità, dobbiamo sapere gestire la frustrazione e le energie“.

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Per Amorim può valere tutto, Chivu non lo ha mai vinto in panchina: Milan-Inter, i paradossi del derby

Per il Generali Stadium c’è tempo. E se presentarlo due giorni prima del derby è stata una chiara strategia comunicativa, a Inter e Milan, perlomeno le squadre, ora interessa davvero solo il campo. Quello di San Siro, che può dare dei verdetti ancora più profondi rispetto a quello che anche una partita così speciale può dare. Del valore intrinseco di Milan-Inter, in programma sabato 31 ottobre alle 20.45, si è detto sempre tutto. Del valore fattuale, però, si sta dicendo forse un po’ meno. E quindi, la prima analisi è questa: se l’Inter dovesse vincerlo, andrebbe a +10 sul Milan, che di perdere il treno per i primi posti proprio non ha intenzione. Anche perché Gerry Cardinale ha sì confermato apertamente la sua fiducia ad Amorim (nell’intervista alla Gazzetta dello Sport di oggi). Ma è anche vero che una sconfitta potrebbe comunque far cambiare umori e percezioni del presidente americano, come già era capitato nelle scorse settimane.

E quindi si parte da qui per analizzare la partita più importante della prossima giornata. Le due squadre arrivano abbastanza in salute ed è già un buon punto di partenza: nell’Inter pesa molto, certo, l’assenza di Lautaro, e sono fuori anche Jones e Stones; il Milan, invece, ha recuperato tre colonne fondamentali come Rabiot, Gila e Pavlovic, cosa che ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo ad Amorim. Nel mezzo, c’è di tutto, a partire da una statistica: la formazione di Chivu, che sulla carta è nettamente favorita sugli avversari, non vince un derby da due anni. E se ne sono giocati sette. Il ruolino è questo: quattro partite in Serie A, due in Coppa Italia, uno in Supercoppa, cinque vittorie del Milan e due pareggi. Da non credere.

Eppure i nerazzurri sono più in salute sotto tutti i punti di vista. Il primo, quello del valore delle rose: 738 milioni a 503, fonte Transfermarkt. Quindi, il monte ingaggi: 146 a 103. È, questo, indicatore non necessariamente di una buona gestione economica, ma se sei guarda l’ultimo bilancio economico si vede come l’Inter abbia maturato degli utili per 22,7 milioni, contro i 24 milioni (di passivo!) dei rossoneri. E poi c’è il campo, con quella classifica che, appunto, non mente, e quella continuità di prestazioni che appartiene sì a Barella e compagni ma non agli avversari. È il ricorso storico che stride, ma è proprio la bellezza di partite come queste a far capire come in campo possa capitare davvero di tutto.

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“Ho divorziato con Wanda e vorrei chiudere il cerchio con l’Inter in modo diverso. Tornare sarebbe speciale”: le parole di Mauro Icardi

Milano è sempre rimasta nel suo cuore. Così come i colori nerazzurri. Dopo l’ufficialità del divorzio con Wanda Nara e alla vigilia del derby della Madonnina, Mauro Icardi racconta la sua vita lontano dal calcio, in attesa della chiamata di un club “con un progetto che mi convinca fino in fondo”. Il bomber argentino è ancora svincolato e non nasconde che l’idea di tornare all’Inter sarebbe tra quelle che lo stuzzicano di più: “Sarebbe speciale“, confessa in un’intervista a Repubblica.

Icardi in questo momento è incredibilmente svincolato. Al Galatasaray ha vinto 4 titoli e segnato tanto, fino a diventare un capitano amatissimo a Istanbul. Poi però, tra infortunio e contratto in scadenza, l’avventura è arrivata al capolinea. E questa estate per il 33enne da 253 gol in carriera non è arrivata nessuna offerta soddisfacente. Anche l’ipotesi di un ritorno all’Inter appare una semplice suggestione, un gioco. Icardi però non si nasconde: “Ho vissuto anni importanti, ho portato la fascia di capitano, con quella maglia ho costruito una parte di me. Il finale è stato doloroso e mi piacerebbe poter chiudere il cerchio in modo diverso”.

Il bomber argentino però è a sua volta consapevole che nella squadra di Chivu oggi c’è poco spazio per una quinta punta: “Un ritorno avrebbe senso soltanto con una convinzione reciproca e un obiettivo da raggiungere insieme. Ho ancora molto da dare: se torno in un posto, torno per essere utile e per vincere“. Tra l’altro, ci sarebbe anche da smaltire le scorie con l’ambiente dopo un addio a dir poco burrascoso: “Oggi saprei spiegarmi meglio e affrontare certe situazioni con più lucidità. Riconoscerlo non toglie nulla a quello che ho dato all’Inter. Significa essere cresciuto”.

In quella storia ebbe un ruolo centrale anche Wanda Nara, con cui oggi i rapporti sono ai ferri corti: “Il divorzio in Italia ha chiuso un capitolo importante e oggi guardo avanti con serenità. Con Eugenia condivido amore e complicità. Ho la tranquillità di poter essere me stesso”, dice Icardi parlando della compagna China Eugenia Suarez (nella foto, ndr). Trasferirsi in Italia sarebbe un bel progetto per la coppia: “Vorrei tornarci, con un progetto che mi accenda e con la possibilità di costruire qualcosa di importante”. La prima opzione sarebbe appunto Milano e l’Inter, ma Icardi non esclude anche altre strade. “Affrontare l’Inter da avversario? Sarebbe una partita diversa, tornerebbero tanti ricordi. Ma darei il massimo per la squadra in cui gioco, senza mancare di rispetto all’Inter e alla sua storia”.

Il bomber argentino si candida per tornare a vestire nerazzurro, ma soprattutto per tornare a giocare: “A chi pensa che non abbia più nulla da dare, non vedo l’ora di rispondere sul campo”.

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Spinte, cazzotti e stampelle che volano: il torneo per calciatori amputati finisce in rissa dopo i rigori | Video

Spinte, cazzotti e colpi proibiti con le stampelle: è finita nel modo peggiore la Copa Fortaleza Guaraní, prestigioso torneo di calcio per amputati che si è tenuto a Buenos Aires. Tutto è accaduto al termine della finalissima tra gli argenti del Los Teros de Cordoba e gli uruguagi dei Rampla Juniors. La partita è terminata 1 a 1 e si è decisa quindi ai calci di rigore. L’ultimo penalty fallito da un giocatore della formazione uruguaiana ha scatenato la reazione festante dei calciatore del Cordoba, ma qualcosa è andato storto.

Nel parapiglia generale, infatti, mentre gli argentini correvano per abbracciare il loro portiere, un calciatore uruguaiano è stato sgambettato – forse involontariamente – ed è finito a terra. Da lì però si è scatenata una rissa senza esclusione di colpi, complice la tensione per la partita e la storica rivalità tra Argentina e Uruguay. Già durante il match c’erano stati diversi momenti tesi, tra entrate al limite e insulti verbali.

Dopo il match però è partita la vera rissa. Chi stava riprendendo l’incontro dopo pochi secondi ha deciso di girare la telecamera, per non mostrare quello spettacolo indecoroso. Nelle immagini però si vedono spinte e pugni, con diversi calciatori che finiscono a terra. Il portiere viene anche colpito con una stampella.

I Los Teros de Córdoba su Instagram hanno poi cercato di stemperare gli animi: “Facendo le congratulazioni ai nostri giocatori per l’obiettivo raggiunto, vogliamo esprimere la nostra solidarietà per gli eventi sfortunati che sono avvenuti alla fine della partita, augurando una pronta guarigione dalle lesioni”. Il club argentino ha aggiunto: “Ricordiamo a tutti che si tratta di un incidente isolato, mai abbiamo vissuto una situazione così triste e riprovevole come questa”. Il messaggio si conclude: “Condanniamo qualsiasi atto di violenza”.

I Rampla Juniors però hanno fornito una secca replica: “Vogliamo essere molto chiari, noi non siamo venuti in Argentina a litigare, siamo venuti a giocare a calcio. Dietro questo viaggio ci sono stati mesi di sforzo e sacrificio“. Il club uruguaiano ha chiesto quindi che vengano presi provvedimenti contro i rivali che a loro dire hanno scatenato la rissa finale.

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Ti ricordi… Victor Benitez Morales, “El Conejo” nato lo stesso giorno di Maradona che mandò a quel paese i dirigenti del Milan

Potrebbe passare tutto in secondo piano il 30 ottobre, data di nascita di Diego Armando Maradona. Di prodigi e primati, El Pibe, ne ha firmati a bizzeffe, tutti arcinoti. Qualche anno prima di Diego e a qualche chilometro di distanza di Villa Fiorito ad esempio nasceva il primo calciatore peruviano in grado di vincere una Coppa dei Campioni. Qualche anno prima, 25 per l’esattezza, con i chilometri di distanza che forse sono più di qualche perché tra Villa Fiorito e Lima ce sono quasi 4mila, nasceva Victor Benitez Morales, soprannominato “El Conejo”.

25 anni prima di Diego, a quattromila chilometri di distanza: nel Rìmac, ai piedi del Cerro San Cristobal di Lima, Perù, Victor cresce tra polvere e campionati dei barrio. Campionati e quartieri dove affini carattere e muscoli, e Benitez coi suoi denti sporgenti, col temperamento da leader e la grande velocità di corsa è uno dei ragazzini che emerge. Tifa Sporting Cristal, squadra del barrio, ma le sue qualità gli valgono la chiamata dell’Alianza Rima, dove arriva praticamente bambino ed esordisce qualche anno dopo tra i professionisti. Centrocampista, esterno, terzino: gioca praticamente in qualunque ruolo gli chiedano di farlo, tanto che dall’Allianca passa al Boca Juniors nel 1960, diventando subito, tra tackle ruvidi e corse su ogni pallone un idolo del pubblico della Bombonera. Ancor di più quando piazza una zampata vincente nel Supercalsico contro il River Plate.

Anni senza internet e di tournée internazionali: in uno di questi appuntamenti la fitta rete di osservatori del Milan, con gli occhi puntati sugli xeineses perché interessati ad acquistare Antonio Rattìn, resta folgorata da quel ragazzo tutto grinta e corsa. Ansiosi di non farselo scappare chiedono di prelevarlo nonostante sia sotto la doccia: “Peruano, te estàn buscando!” gli grida l’allenatore Josè D’Amico, così lui esce e si ritrova di fronte gli italiani. Non è amore a prima vista però: gli emissari rossoneri non si capacitano di come un fisico così esile potesse destreggiarsi tra botte e contrasti in campo, il loro scrutarlo per contro irrita il calciatore che li manda a quel paese.

In quello stesso spogliatoio, ad assistere alla scena, c’è Ernesto Grillo, che al Milan ci aveva giocato per tre anni fino al 1960. Grillo prende da parte il giovane amico e gli consiglia di ritornare sui suoi passi e accettare l’offerta. Benítez ci ripensa. Telefona al padre in Perù, chiede consiglio, tratta. E nel novembre del 1962 sbarca in Italia. A Milano lo aspetta Nereo Rocco, il Paròn che sta costruendo una squadra destinata a lasciare il segno. Benítez non è uno di quelli che si prendono la scena con un colpo di tacco o una giocata da copertina. È il lavoro sporco, quello che permette agli altri di brillare. Corre, contrasta, recupera palloni, protegge la difesa e dà equilibrio alla squadra. Al suo fianco c’è Giovanni Trapattoni, mentre davanti ci sono i piedi raffinati di Gianni Rivera e la potenza di José Altafini. Una macchina nella quale anche gli ingranaggi meno appariscenti fanno la differenza. Infatti il 22 maggio 1963, a Wembley, arriva la notte che lo consegna alla storia. Dall’altra parte c’è il Benfica di Eusébio, campione d’Europa in carica e già vincitore delle due precedenti edizioni.

La Pantera Nera porta in vantaggio i portoghesi, poi Altafini si prende la scena con una doppietta nella ripresa. Finisce 2-1: il Milan conquista la sua prima Coppa dei Campioni, la prima per una squadra italiana, e Benítez diventa il primo peruviano a sollevare il trofeo. Rocco gli affida inizialmente la marcatura di Eusébio, poi cambia gli accoppiamenti difensivi, spostando il peruviano su José Torres e Trapattoni sul fuoriclasse portoghese. Una correzione tattica che contribuisce a cambiare la partita. Anni dopo, però, El Conejo ricorderà quella finale con la sicurezza di chi non ha intenzione di lasciare ad altri neppure una briciola di gloria: «Io sì, ho giocato tutti i 90 minuti e sono diventato campione d’Europa». E aggiungerà di aver avuto la fortuna di annullare Eusébio. Il destino, tuttavia, non gli riserva una carriera tutta in discesa. Dopo il Milan passa al Messina, torna in rossonero, veste le maglie di Roma, Venezia e Inter. Con i giallorossi conquista la Coppa Italia nel 1969. Con i nerazzurri si toglie anche lo sfizio di segnare al Milan nel derby dell’ottobre 1967, quando la partita finisce 1-1. Una specie di scherzo del destino: l’uomo che aveva contribuito a regalare ai rossoneri la notte più importante della loro storia europea finisce per colpirli da avversario.

Poi il ritorno in Perù, allo Sporting Cristal. Una scelta che chiude un cerchio: era nato nel Rímac, si era formato nell’Alianza Lima, ma aveva sempre conservato un legame speciale con la squadra celeste del suo quartiere. Con lo Sporting vince altri due campionati, nel 1970 e nel 1972, prima di lasciare il calcio giocato. Fuori dal campo resta un uomo diretto, orgoglioso, poco incline alle diplomazie. Nel 2013, intervistato da El Comercio, liquida con poche carezze i paragoni con i calciatori contemporanei e rivendica il proprio posto nella storia. Non gli basta essere stato campione d’Europa: vuole che si sappia come, quando e perché. Nel 2016 torna a Milano, accolto dal club rossonero e celebrato a San Siro.

È un riconoscimento tardivo, ma pieno di significato. Il ragazzo arrivato dal Perù più di mezzo secolo prima, quello che i dirigenti avevano guardato con sospetto per il fisico troppo esile, viene salutato da una nuova generazione di tifosi. Il tempo, almeno per una sera, rimette le cose al loro posto. Víctor Benítez muore a Milano l’11 luglio 2022, a 86 anni. Se ne va lontano da Lima, ma con un pezzo di Wembley cucito addosso. Il 30 ottobre il mondo ricorderà giustamente Maradona, nato per incantare e riscrivere il calcio. Ma nello stesso giorno, venticinque anni prima, nasceva anche un ragazzo del Rímac che non avrebbe mai avuto il suo talento leggendario né la sua fama planetaria. Aveva però una corsa inesauribile, due denti da coniglio e un posto nella storia.

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