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Halloween? Altro che festa americana, nacque a Napoli 3000 anni fa

Quella che oggi viene venduta come una festa d’importazione americana, Halloween, non è altro che una recente rielaborazione commerciale di una liturgia della memoria nata, con millenni d’anticipo, al Sud. Anzi, negli Stati Uniti, l’America puritana e protestante osteggiò ferocemente per secoli qualunque celebrazione legata al culto dei defunti che rimase confinata nei ghetti. La stessa celebre espressione ‘trick or treat’ (dolcetto o scherzetto?) apparve per la prima volta sulla carta stampata solo nel 1927 in un quotidiano dell’Alberta, e la trasformazione definitiva in fenomeno di consumo globale avvenne solo dopo il 1978, anno del film Halloween di John Carpenter, grazie alla cassa di risonanza di Hollywood.

Eppure, mentre gli Stati Uniti assemblavano pian piano questa ricorrenza con l’aiuto dello star system, Napoli vantava già una continuità rituale con l’aldilà iniziata quasi 3.000 anni prima. Già nell’VIII secolo a.C., con la colonizzazione euboica e la nascita della Magna Grecia, i Campi Flegrei vennero identificati come il confine naturale con gli Inferi dove, presso il lago d’Averno e Cuma, si praticavano la necromanzia e il culto delle divinità della terra.

In quell’epoca arcaica nacque così il rito della ‘panspermia’, che prevedeva l’offerta di un piatto a base di grano bollito, melograno, legumi e frutta secca durante le festività greche delle Antesterie. Un rituale che rappresentò l’antenato dei ‘cicci muorti’ campani, dove il grano e i chicchi di melograno simboleggiavano la morte del seme nella terra e la sua futura rinascita.

Durante l’epoca romana, tra il V secolo a.C. e il I secolo d.C., la relazione con i defunti venne formalizzata nel calendario civile attraverso l’apertura del ‘Mundus Patet’ mentre, con la caduta dell’Impero e la cristianizzazione, questo sostrato si integrò nei culti locali: tra il VI e il VII secolo d.C., i culti silvani di Diana e di Ecate si fusero con le tradizioni germaniche, dando origine alla leggenda delle ‘janare’, le streghe delle campagne campane. Infine, nel XII secolo d.C., in piena epoca normanna, si consolidò nelle dimore del Sud un’usanza domestica ben precisa: la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre le famiglie lasciavano la tavola imbandita con pane, vino e acqua fresca, affinché le anime dei cari potessero abbeverarsi e ristorarsi durante la loro visita notturna. La stessa notte in cui gli Stati Uniti vogliono imporci il “loro” mito di Halloween.

Ma la vera svolta avvenne nella Napoli del 1656, quando la grande epidemia di peste sterminò oltre 250.000 persone, pari a metà della popolazione cittadina. Con centinaia di migliaia di salme ammassate nelle caverne di tufo del Cimitero delle Fontanelle nel rione Sanità, iniziò a circolare un nuovo rito, quello delle ‘anime pezzentelle’: i napoletani adottarono i teschi anonimi (‘le capuzzelle’), pulendoli, adagiandoli su fazzoletti ricamati e offrendo loro preghiere e loculi in cambio di protezione e intercessione.

In questo preciso momento storico nacque la vera questua dei bambini: molto prima che nell’America di inizio Novecento si bussasse per il ‘trick or treat’, gli scugnizzi dei quartieri popolari di Napoli percorrevano i vicoli impugnando le ‘cascettelle’, scatole di legno o di latta con una feritoia e una candela accesa sopra, chiedendo offerte per i ‘cicci muorti’. Con le monete raccolte, i ragazzi acquistavano l’olio per alimentarne le lampade votive nei vicoli e negli ossuari, alimentando una consuetudine documentata nel 1881 da Matilde Serao nelle sue cronache cittadine e consacrata nel 1946 da Eduardo De Filippo nella commedia Filumena Marturano.

Persino l’intaglio delle zucche non fu un’invenzione americana. Per tutto il Settecento e l’Ottocento, nei comuni dell’entroterra campano (come Afragola, Marigliano e le aree dell’Irpinia), i contadini intagliavano le zucche agricole scavate (‘le cocozze’), inserendovi un lumino all’interno per orientare il cammino delle anime e spaventare le presenze maligne.

Dunque, l’Halloween a stelle e strisce rappresenta solo un derivato commerciale recente, nato nel XX secolo rielaborando i frammenti del folklore gaelico e soprattutto napoletano. Così, quando milioni di americani il 31 ottobre evocano i morti, illuminano le zucche e donano caramelle ai bambini, non fanno altro che rievocare e prendere in prestito usanze già presenti nel ventre di Napoli da 3.000 anni.

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