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Rocchi si dimette dall’AIA per andare in tv a Dazn, poi ci ripensa. L’associazione però lo scarica: “Troppo tardi”

27 October 2026 at 18:08

Mollo, anzi no, forse ci ripenso. Il lungo e travagliato addio di Gianluca Rocchi all’AIA, di cui per anni è stato uno degli esponenti più illustri, si chiude nel modo più incredibile. Avevamo rivelato sul Fatto il caso della partecipazione dell’ex designatore della Serie A a Dazn: annunciato come ospite fisso dalla pay-tv, la sua presenza aveva suscitato grandi malumori e resistente all’interno dell’associazione arbitrale, di cui lui è – o era? – ancora tesserato. Il regolamento interno parla chiaro, tutti i contratti commerciali e le dichiarazioni devono essere autorizzate. E Rocchi aveva ricevuto in realtà soltanto una deroga temporanea, domenica per domenica, dal reggente e nuovo presidente dei fischietti, Massini.

Questo perché le sue ospitate in tv sono viste con estrema diffidenza dai suoi colleghi. Lui non è un ex arbitro qualunque, è stato designatore, e non qualche anno fa ma fino a ieri: è ancora viva l’eco degli episodi controversi che hanno attraversato il suo mandato, e soprattutto dell’inchiesta che lo ha anche immeritatamente travolto, prima di uscirne senza alcun addebito. Mezza Italia del calcio lo detesta, l’altra metà lo rimpiange, soprattutto adesso che la linea di Orsato comincia a scricchiolare, visti i ripetuti episodi di mancate chiamate del Var.

È proprio questo il punto: in AIA più di qualcuno teme che Dazn si trasformi in un pulpito da cui l’ex designatore desideroso di rivalsa, cominci a picconare in diretta tv il nuovo corso, nei cui confronti ci sono ancora resistenze, in un movimento spaccato a metà come certificato anche dalle ultime elezioni. E a poco sono servite le rassicurazioni fornite dal diretto interessato, che ha promesso di non commentare gli episodi e non attaccare gli arbitri e nelle prime uscite si è mostrato prudente, fin troppo per i gusti della pay-tv: un opinionista che non è completamente libero di esprimere la propria opinione serve a poco. Di qui l’aut aut.

Avevamo anticipato che Rocchi probabilmente sarebbe stato costretto a lasciare l’AIA, per rimanere a Dazn, e così è stato: stamattina era ufficiale la notizia del suo addio all’associazione. Ma ecco il colpo di scena: le dimissioni presentate prima del weekend, in tempo per andare in onda domenica sera a “Fuoriclasse” (lo show dopo il posticipo, di cui è testimonial persino nella locandina), sono state ritirate dopo. Rocchi ha mandato un’ulteriore comunicazione all’AIA, in cui spiegava di volerci pensare ancora su.

Comprensibile che l’ex designatore sia tormentato da una scelta così sofferta e anche delicata per il suo futuro: da una parte c’è l’associazione a cui ha dedicato una vita e di cui si sente ancora parte, dall’altra l’opportunità di una carriera forse più redditizia in tv. Però nemmeno è pensabile rimanere in questo limbo. Così in AIA hanno deciso di tagliare la testa al toro: il presidente di sezione ha comunicato a Rocchi che le sue dimissioni, pur non essendo ancora state tecnicamente ratificate, erano comunque state già accettate. Quindi non ci sono margini per ripensamenti. Alla fine Rocchi si è dimesso, ma è l’AIA che l’ha accompagnato alla porta.

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Thuram punge dopo il rigore negato: “Gli arbitri pensano che simulo”. Chivu: “Non voglio vedere chi piange per gli errori arbitrali”

25 October 2026 at 17:37

Sette minuti di pazza Inter a San Siro bastano per ribaltare la Fiorentina. I gol di Marcus Thuram e Piotr Zielinski salvano l’Inter ma anche il designatore Orsato: come accaduto sabato sera con il rigore solare negato a Frattesi (ma senza polemiche per via della vittoria della Lazio), anche oggi i tre punti nerazzurri attutiscono il rumore intorno a un episodio che altrimenti avrebbe fatto molto discutere. Al 69esimo, infatti, quando la Fiorentina era avanti 1 a 0, Thuram reclama un calcio di rigore per un contatto con Vieri, ma per l’arbitro Mariani non ci sono gli estremi per la concessione del penalty. Le immagini mostrano chiaramente il fallo del difensore viola, ma il VAR Fabbri decide di non intervenire.

Tutti i moviolisti, da Marelli a Calvarese, concordano sul fatto che fosse rigore. E a fine partita lo stesso Thuram è tornato sull’episodio: “Ogni volta l’arbitro pensa che ho simulato, ho preso giallo a Bologna e hanno detto che era rigore. Oggi ancora, l’errore ci sta, io devo continuare a puntare l’avversario, poi fischieranno il rigore come è successo oggi”. Il primo riferimento è a Bologna-Inter, altro rigore negato ai nerazzurri dopo il fallo di Darmian, con la beffa del cartellino al francese per simulazione. Il secondo riferimento è al rigore poi assegnato da Mariani nel recupero, quello che ha consentito a Zielinski di completare la rimonta.

“Alla fine siamo stati premiati perché nonostante lo svantaggio abbiamo mantenuto la calma e la lucidità. Faccio i complimenti ai miei, hanno creato e cercato di portare a casa la vittoria. Sono partite che non sono semplici per me e per loro. Oggi meritavamo, lo avrei detto anche se perdevamo”, ha commentato Cristian Chivu, tecnico dell’Inter, a Dazn al termine del match. Chivu ha chiuso così riguardo le proteste per il rigore negato: “Ho sempre detto che le gare durano 90 minuti, non voglio vedere gente che si piange addosso o si lamenta per le decisioni arbitrali. Voglio vedere gente che ci crede e reagisce”. È la ricetta delle rimonte.

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Arbitri, la Figc prova a chiudere il caso: sarà Messina a far da ponte con i club. Ma rimane la grana De Marco

24 October 2026 at 08:02

Sette giornate sono già trascorse, con questo weekend diventeranno otto. Praticamente un quinto di campionato senza una figura cruciale per la serenità e l’equilibrio del torneo: il responsabile dei rapporti tra la CAN (Commissione Arbitri Nazionale) e i club di Serie A (e B), cioè l’unica figura con cui le squadre possono parlare di arbitri. Che ancora non c’è, o meglio ci sarebbe (Andrea De Marco è stato nominato da settimane), ma non può lavorare perché non gradito al designatore Orsato. Adesso, forse, la querelle è arrivata alla conclusione.

Come raccontato dal Fatto a inizio settembre, la nomina era diventata un vero e proprio caso, l’ennesimo di questo travagliato avvio della Figc targata Malagò. Orsato per il nuovo corso voleva (e vuole tutt’ora) Eugenio Abbattista, con cui ha lavorato l’anno scorso in Serie C. Ma Abbattista, che negli anni scorsi è stato autore di una serie di denunce contro il sistema (tra gli accusatori dell’ex designatore Rocchi) non piace alla Serie A. Così la FederCalcio aveva indetto un irrituale “sondaggio” tra le società, che aveva sollevato diverse perplessità, tanto da ricevere più schede bianche che preferenze valide, queste quasi tutte per l’uscente De Marco. Mentre Abbattista aveva incassato zero voti, anche se molte delle astensioni rimettevano semplicemente la decisione al designatore. Così, forte di questa indicazione, la Figc aveva forzato la mano, annunciando la nomina di De Marco, espressione della continuità, perché vicino a Rocchi.

Caso chiuso? Neanche per sogno. Repubblica in settimana ha confermato quanto le parti siano rimaste sulle proprie posizioni, al punto che De Marco, pur avendo firmato il contratto e iniziato a percepire lo stipendio, non ha mai preso servizio, visto il divieto di Orsato a parlare coi club. Che la Figc abbia agito in buona fede (per favorire il dialogo con la Serie A) o meno (note le ingerenza sugli arbitri negli ultimi anni), era evidente che imporre al designatore un candidato a lui non gradito per un ruolo fiduciario non fosse una buona idea. Forse pensavano che Orsato alla lunga si sarebbe convinto, ma il designatore è intransigente almeno quanto il nuovo corso che ha avviato: pretende di lavorare con un uomo di sua totale fiducia, cioè Abbattista. Di qui lo stallo, totale e anche un po’ imbarazzante.

La soluzione sarebbe un compromesso che è stato faticosamente trovato nelle ultime ore: a fare da ponte tra CAN e club di Serie A sarà Domenico Messina, attuale direttore tecnico dell’AIA, che assumerà temporaneamente anche questa delega. Abbattista, invece, inizierà a lavorare con la Serie B. L’idea è che dal prossimo anno poi sia lui a prendere in mano entrambi i campionati, ma su questo ci sono ancora resistenze: Abbattista per le sue denunce passate non è particolarmente popolare (sconta il veto soprattutto di 2-3 club importanti), e considerato che lo stipendio del coordinatore lo paga la Lega è comprensibile che le società vogliano avere voce in capitolo. Se ne riparlerà in futuro. Intanto, forse, si parte così. Rimane un dettaglio: il “povero” De Marco, che non sembra proprio entusiasta di fare un passo indietro. Toccherà a chi ha fatto il pasticcio (cioè alla Figc) convincerlo e trovargli un’alternativa.

X: @lVendemiale

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