❌

Normal view

Chery Q, la prova de Il Fatto.it – Tanto spazio in pochi metri – FOTO

29 October 2026 at 11:16
1 / 4

chery q

2 / 4

chery q

3 / 4

chery q

4 / 4

chery q

Sorprendentemente spaziosa. Non è solo l’impressione istantanea, ma anche quella che rimane dopo averla guidata nei dintorni di Wuhu, dove si trova il quartier generale del costruttore che la produce e che l’ha ribattezzata con una sigla che rappresenta un omaggio al proprio primo modello. La Chery Q (che nella Repubblica Popolare viene in realtà commercializzata come QQ perché costituisce una sorta di prosecuzione ideale del cammino della casa automobilistica nata nel 1997) sarà la più compatta delle auto commercializzate in Europa, con poco meno di 4,2 metri di lunghezza, dei quali 2,7 sono il passo.

Nata per essere elettrica, ha motore e trazione posteriore e un vano sotto il cofano anteriore da oltre 70 litri che si sommano ai 375 del bagagliaio. Ma, soprattutto, vanta un’abitabilità fuori dal comune per un’utilitaria con 10 metri di diametro di volta: anche con il passeggero quasi “sdraiato” sul sedile davanti, quello dietro continua ad avere moltissimo posto per allungarsi a propria volta. E l’eventuale quinto occupante sistemato centralmente non “soffre” troppo perché il pavimento è anche completamente piatto.

Il debutto italiano è previsto per la seconda metà del prossimo anno, verosimilmente subito dopo l’estate con un listino ufficiale fissato tra i 25 e i 27.000 euro, che però non include né sconti né permuta che potrebbero far scivolare il prezzo reale sotto i 20.000 euro. Tra l’altro con una batteria da 52 kWh con chimica litio ferro fosfato che Chery stima in grado di assicurare fino a 400 chilometri di autonomia.

L’abitacolo è gradevole e la struttura della macchina trasferisce sensazioni di sicurezza, oltre che risultare decisamente silenzioso, anche se la velocità non va oltre i 120 orari, che costituiscono il limite massimo fissato in Cina in autostrada. È buona la visibilità anteriore (non altrettanto quella laterale posteriore, sulla quale incide il sovradimensionato montante), ma è anche già interessante la risposta di sterzo e sospensioni, che nel Celeste Impero hanno generalmente impostazioni più morbide. Invece, nel caso della Chery Q anticipata recentemente al Salone di Torino, sembrano praticamente pronte per l’export nel Vecchio Continente: e questo malgrado la taratura definitiva non sia stata ancora effettuata.

Il volante è ben proporzionato rispetto alle dimensioni della vettura (1,81 di larghezza e 1,57 di altezza): il cruscotto digitale è collocato dietro e non è particolarmente ingombrante, mentre lo schermo centrale è piazzato verticalmente e assicura una buona visuale. A voler essere pignoli, le plastiche della parte bassa sono dure, ma considerato lo spazio, non necessariamente le ginocchia finiscono per lo sbattere contro di esse.

Viaggia fino a quasi 140 orari e pare avere un sistema efficiente di rigenerazione dell’energia, visto che negli ultimi chilometri della prova, adeguando un po’ l’andatura e spegnendo il sistema di condizionamento, la destinazione è stata raggiunta con il 6% di autonomia residua dell’accumulatore, che era scesa anche al 3%.

Circa la ricarica, Chery promette fino a un massimo di 20 minuti per passare dal 30 all’80%: non un problema in Cina, visto non solo il numero delle colonnine, ma anche la potenza (anche 500 kW). L’unità elettrica è da 122 Cv e, quando serve, non fa mancare la spinta necessaria, tra l’altro senza beccheggi o rollii particolari. Anzi. La “Q” sarà il terzo modello italiano della Chery, che debutta in novembre nel Belpaese con le plug-in Tiggo 8 e 9, e che è già sul mercato con altri marchi (Omoda, Jaecoo e Lepas).

L'articolo Chery Q, la prova de Il Fatto.it – Tanto spazio in pochi metri – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.

Chery, dalle automobili ai robot e all’AI. La metamorfosi del colosso cinese

26 October 2026 at 09:45
1 / 8

chery fabbrica cina

2 / 8

chery fabbrica cina

3 / 8

chery fabbrica cina

4 / 8

chery fabbrica cina

5 / 8

chery tiggo7

6 / 8

lepas AURA Concept

7 / 8

chery fabbrica cina

8 / 8

chery fabbrica cina

Quello che Yin Tongyue, oggi Ceo del gruppo Chery che nel giro di meno di 30 anni (li festeggia nel 2027) ha commercializzato 20 milioni di veicoli, presenta all’International User Summit 2026 di Wuhu è un manifesto per il futuro.

È quello di una tech company camuffata da casa automobilistica, visto che ha già sviluppato non solo algoritmi, ma anche microprocessori e intelligenza artificiale (oltre che robot umanoidi e macchine volanti): “Non vogliamo soltanto vendere più prodotti, ma partecipare al cambiamento locale e rendere migliore la vita delle persone nei diversi paesi”, dice il manager che le autorità locali avevano designato per fondare l’impresa. “Chery deve passare dall’essere un’azienda cinese che fa affari in tutto il mondo a una globale con operazioni decentralizzate e integrate localmente”, insiste.

Già adesso oltre 20.000 dei 150.000 addetti sono impiegati all’estero e a Barcellona, assieme alla spagnola Ebro, punta alla produzione su larga scala per l’Europa, a cominciare dalla Omoda 5. “Vogliamo trasformare l’azienda in un paradiso per gli avventurieri globali, in un luogo ideale per gli imprenditori, affinché continuino a emergere nuove tecnologie”, incalza.

Yin Tongyue riassume in una frase la visione tecnologica di Chery: “Creare maggiore valore per la libertà dell’umanità, rendere la mobilità più sicura, libera e conveniente… per mettere l’intelligenza al servizio di famiglie e industrie, permettendo a ogni persona di avere più tempo, lavoro, risorse, dignità e ricchezza da gestire liberamente”, sintetizza ricordando anche come l’IA possa aumentare l’efficienza, ma “non sostituire la responsabilità delle persone, il giudizio umano e il calore umano”.

Nell’ultimo lustro, il gruppo ha investito l’equivalente di quasi 14,5 miliardi in ricerca sviluppo e innovazione: nel solo primo semestre di quest’anno sono stati circa 900 milioni, il 28% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il mercato sembra riconoscere lo sforzo di Chery, che in nove mesi ha commercializzato più di 2,2 milioni di auto (1,55 milioni sono finite fuori dai confini della Repubblica Popolare: 28.000 in Italia tra gennaio e agosto, quasi il doppio del totale del 2025), un risultato che le vale il nono posto a livello globale. Come Ebit percentuale (il ritorno sulle vendite prime delle imposte) è addirittura seconda, almeno stando allo studio tedesco dell’Center of Automotive Management.

Chery è praticamente un conglomerato industriale con più di 500 tra controllate e filiali. I microprocessori Ziwei, sviluppati internamente, sono uno dei fiori all’occhiello del gruppo, che immagina già una rapida adozione di batterie allo stato solido (forse in produzione già entro un paio di anni) e di architetture a 1.500 Volt e magari anche oltre. Le nuove e più efficienti tecnologie consentiranno di evitare dispersioni di energia, ma anche di circolare in maniera più sicura grazie alla capacità dei propri dispositivi di decifrare in maniera più veloce e precisa l’ambiente in cui si muovono.

La produzione è concentrata nell’entroterra cinese, ad alcune centinaia di chilometri dalla megalopoli Shanghai, alla quale è collegata anche dal fiume azzurro, lo Yangtze. Circondato da una ampia superficie verde, spalmato su 830.000 metri quadrati e servito da un convoglio monorotaia, alla periferia della città si trova uno dei siti produttivi: dalle sue linee escono veicoli a marchio Chery e Omoda, fino ad un massimo di 300.000 l’anno ai quali se ne sommano altri 200.000 destinati a venire ultimati in altre parti del mondo.

Più che una fabbrica, sembra di visitare una serie di uffici. Nel capannone riservato alla saldatura lavorano 100 addetti per turno (due da otto ore, dodici in caso di grande richiesta) con un tasso di automazione del 97% (660 robot, per lo più della giapponese Yaskawa), mentre in quello per l’assemblaggio gli occupati sono 600 e che lavorano con ritmi che appaiono tutt’altro che alienanti, paragonabili a quelli delle catene di montaggio europee per intenderci. Una visita non vuol dire molto, ma lo stesso vale per quelle nelle fabbriche del Vecchio Continente.

Impressionano di più le parole del Ceo, che richiamano principi più che volumi, anche se solo in Italia nei prossimi mesi stanno per arrivare le Omoda 4 e 5, la Chery Q, le Lepas 6 e 4, la iCaur V27. Senza contare i concept della Omoda X e di una Lepas e le nuove Chery Tiggo 7 e X7 anticipati a Wuhu.

L'articolo Chery, dalle automobili ai robot e all’AI. La metamorfosi del colosso cinese proviene da Il Fatto Quotidiano.

Italiani protagonisti in Cina. Premiati da Chery per le community dedicate a Omoda

25 October 2026 at 07:00

Più di 110 anni in due, 69 anni portati benissimo Renato Russo, civilista milanese, e 42 Alessandro Fiorenza, di professione informatico, sono saliti sul palco del Chery Customer Summit 2026 di Wuhu. Invitati ufficialmente in quanto “Key Opinion Customer”, sono poi stati premiati dai vertici del colosso cinese, da 23 anni primo nelle esportazioni di auto dal Celeste Impero.

L’award che hanno ricevuto assieme ad automobilisti di altri paesi è per le community che hanno creato. Quella di Fiorenza è legata alla Omoda 5, che il toscano acquisito (è nato a l’Aquila, ma abita a Carrara) ha fondato dopo aver comprato il modello nel gennaio del 2025 (finora ci ha percorso 28.000 chilometri) e che solo su Facebook ha 14.000 utenti. L’avvocato meneghino, che per anni si è occupato di rally con una squadra che ha preso parte anche al mondiale con la Top Run Motorsport di Varese, ha un “club virtuale” per la Omoda 9 con 3.500 follower. Senza dire niente alla filiale nazionale, coinvolta praticamente solo a evento organizzato, ha messo in piedi anche un raduno che si è svolto a Bresso.

Russo sfata una sorta di luogo comune che vuole gli avvocati solo al volante di macchine di marchi premium, magari tedeschi: “La Omoda 9 aveva tutte le caratteristiche che mi interessavano. La trazione integrale, la potenza, la tecnologia, la qualità: ero curioso. Nella vita alle volte bisogna avere il coraggio di… saltare nel vuoto”, spiega. “Chiunque abbia posseduto un’auto sa che ci sono problemi, ma con Omoda abbiamo la possibilità di confrontarci direttamente praticamente con chi la sviluppa. È una cosa rara”. Non a caso uno degli slogan ripetuti nel corso della grande cerimonia planetaria di conferimento dei premi, è proprio su Chery che ascolta i propri clienti.

Oltre che su Facebook, Fiorenza dialoga con gli utenti anche attraverso youtube: finora ha realizzato una cinquantina di video che hanno totalizzato 400.000 visualizzazioni. Ogni giorno dedica almeno cinque ore alla community: “Ornella, mia moglie, ogni tanto mi riprende. Cerco di rispondere alle domande di chi possiede questa macchina, che, ad esempio, chiede come funzionano gli Adas: in media porto avanti quotidianamente anche 170 chat”. Gli utenti hanno fra i 19 e i 75 anni, sono per lo più maschi (70%) e sono di tutta Italia: “Il premio è stata una sorpresa – conclude – perché a me avevano solo chiesto se sarei stato interessato a interagire con i vertici. È un riconoscimento per quello che faccio, anche se a me dà soddisfazione dare una mano, come già faccio con la mia professione, anche spiegando il funzionamento dello Spid, della carta di identità elettronica”.

Hanno guadagnato la ribalta del Customer Summit 2026 anche Alessia Tona, 29enne milanese marketing dealer specialist dei marchi del gruppo (per il momento Chery, Omoda, Jeacoo e Lepas), e che ha contribuito alla moderazione della cerimonia di consegna dei premi, e Lucrezia Mangilli 27 anni di Udine, la concorrente che ha rappresentato il Belpaese al concorso di Miss Mondo nel 2024.

L'articolo Italiani protagonisti in Cina. Premiati da Chery per le community dedicate a Omoda proviene da Il Fatto Quotidiano.

Chinese EVs racing into Gulf’s oil-rich car market

19 October 2026 at 04:02

The Gulf Cooperation Council, a bloc of oil-rich states long known for its appetite for imported cars, is becoming a growing market for Chinese electric vehicles (EVs) that are largely being blocked out of the West. Saudi Arabia, the United Arab Emirates, Qatar, Kuwait, Bahrain and Oman are diversifying toward alternative energy, embracing environmental goals […]

The post Chinese EVs racing into Gulf’s oil-rich car market appeared first on Asia Times.

❌