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Rivolta giovanile. Vince il sistema

30 October 2026 at 17:48

 

Roberto Pecchioli
Diceva Josè Ortega y Gasset: “ essere di sinistra è, come essere di destra, una delle infinite
maniere che l'uomo può scegliere per essere imbecille: ambedue sono forme di emiplegia
morale.” E mentale. Emiplegia: paralisi di una parte del corpo. Chi sceglie di schierarsi
ciecamente a destra o a sinistra rinuncia a guardare la realtà nella sua interezza, decidendo
di restare prigioniero di un pensiero dimezzato. La conseguenza è la perdita di senso
critico, la riduzione di tutto a un dualismo superato dai fatti, mantenendo se stessi in una
sorta di tifo calcistico da curva ultrà che solleva dallo sforzo di pensare autonomamente,
porta alla cecità intellettuale e spesso all’autoinganno.
La questione dei tumulti giovanili di queste settimane è un esempio lampante. A destra si
invoca la mano dura, la repressione. Giusto: se la protesta è violenta non deve essere
tollerata. Non si possono minimizzare saccheggi, assalti alla polizia, devastazioni. La
sinistra invita a comprendere le ragioni delle proteste e del disagio giovanile. Altrettanto
giusto. Entrambe le posizioni, tuttavia, sono parziali e inconcludenti. Reprimere ripristina
l’ordine pubblico , restaura un’apparenza di pace sociale, ma il fuoco resta sotto la cenere,
pronto per nuove fiammate. Lisciare il pelo ai rivoltosi, connazionali o stranieri, significa
lenire temporaneamente alcuni effetti del malessere, giustificare per allontanare
responsabilità.
Nessuna delle due posizioni, il Giano bifronte del sistema , è risolutiva, nessuna affronta le
cause per trovare soluzioni. Per gli uni, i giovani manifestanti sono un fastidio che turba la
tranquillità di un mondo il cui slogan è business as usual, fare affari come sempre. Senza
gente in piazza, urla, turbamento del tran tran postborghese. I danni li paghino i genitori
dei minorenni o i manifestanti, se di maggiore età. Giusto ancora una volta, ma gran parte
dei negozi attaccati, delle vetrine infrante e degli scaffali svuotati appartengono ai giganti
del settore, ampiamente assicurati. Saranno comunque rifusi. Molti immobili lordati nel
centro delle città sono proprietà di fondi e multinazionali, padroni anche del sistema
commerciale. Dall’altro lato, si dimentica che nessuno ha lottato per il pane, per reclamare
lavoro o cambiare la società. I saccheggi hanno riguardato marchi, firme, i brand diventati
identità surrettizie di generazioni vuote, nutrite di consumo , assordate da musica scadente
che sbraita di denaro, successo, violenza, sesso. Se il Sessantotto fu il desiderio di
rivoluzione, il tumulto presente è la rivoluzione del desiderio (frustrato).
Destra e sinistra raccolgono i frutti avvelenati di ciò che hanno seminato, il nulla in cui
vivono (male) le generazioni. Citiamo ancora Ortega, la sua “circostanza”, le condizioni
concrete della vita in cui ognuno si trova ad esistere. Comprende il luogo, il tempo storico,
la famiglia, la società, le relazioni, le opportunità, i limiti, i costumi in cui siamo immersi.
Nessuno può negare che la circostanza presente sia un pantano in cui sono saltati tutti i
riferimenti, dalla famiglia alla religione sino a partiti, sindacati, comunità, scuola e cultura.
L’individuo costretto all’isolamento soffre, soffocato da una cappa di disagio economico,
esistenziale, valoriale. Se la scuola non insegna né educa non è colpa degli studenti; se gli

insegnanti- o meglio le insegnanti- sono travet indifferenti di mediocre cultura e scarsa
motivazione, raramente punti di riferimento per generazioni dalle famiglie spappolate, non
è colpa di chi manifesta. Poiché per fortuna hanno la pancia piena, rubano i simboli del
consumismo, unico modello ed obiettivo da raggiungere secondo l’unanime coro del
sistema.
Dicono a sinistra, con il consueto piglio virtuoso, che occorre ascoltare i giovani, farsi
carico del disagio, affrontarlo. Nulla di più ovvio, se non fosse che per ascoltare occorre che
l’interlocutore abbia qualcosa da dire, un programma, un’idea forza. Non è così: slogan
vuoti o minimalisti , nessuna vera critica della scuola strumentale che non forma e insegna
(malamente) solo ciò che “ serve”, non a loro, ma al Dio mercato . Dal lato destro non si
propone un modello educativo ed etico forte, né si lavora per rovesciare i disvalori correnti
( denaro, consumo, successo , libertà senza direzione, individualismo ) in quanto pilastri
della visione liberale dominante. Sul versante opposto la risposta è offrire dosi più
massicce di ciò che ha condotto alla dissoluzione. Entrambi ignorano che la confusione
della protesta, l’incapacità di formulare progetti o vere richieste è il triste segnale di una
generazione – un’altra!- alla deriva, che sa confusamente di vivere in un mondo sbagliato
ma non ha più strumenti per immaginare alternative.
I più coerenti sono gli assaltatori delle vetrine e i saccheggiatori delle griffes : gli uni
rispondono a un nichilismo di cui i capi occulti intendono servirsi per tornaconti politici,
gli altri decretano la vittoria schiacciante del modello dominante. Vogliono- possibilmente
gratis- il loro posto alla tavola del consumo e del successo misurato in denaro, capi di
abbigliamento, apparati elettronici, il “sistema degli oggetti” denunciato da Serge
Latouche. Le risposte politiche sono disarmanti: legge e ordine, non esistono pasti gratis,
tuona la destra sulle orme del liberista Milton Friedman; avrete nuovi diritti, ossia più
droghe sociali e materiali, dosi maggiori di panem et circenses, risponde l’altra faccia della
moneta contraffatta. Il pensiero debole preferisce la seconda opzione. Nessuno mette in
discussione il sistema sociale, valoriale, economico, antropologico dominante, il dirittismo
orgiastico mercantile.
L’ intero arco politico e culturale ha fatto dell’avere il metro di giudizio dell’esistenza. I
modelli si basano sul lusso, il consumo e un’idea malata di desiderio. L’ istruzione è ridotta
a fabbrica inesausta di diplomi, lauree, master; la precarietà esistenziale è elevata a
progetto positivo, il cui esito è il nomadismo di vite a nolo. Niente stabilità, famiglia, radici,
futuro; avanzano polverizzazione sociale, deserto comunitario, indifferentismo morale,
edonismo pratico. Spalle curve sullo smartphone, la comunicazione lasciata alle reti
sociali, l’esistenza ridotta a consumo, sequenza ininterrotta di esperienze superficiali. In
più, siamo bombardati da paure, vere o costruite: pandemia, guerre, apocalisse climatica,
crisi energetica. Non resta che inseguire piaceri effimeri, cogliere l’attimo. Consumare e
consumarsi nell’assoluta assenza di prospettive spirituali o morali. Abbiamo svuotato di
ideali, di speranza, di futuro le generazioni, ora ci stupisce il risultato.
Infine, perché riflettere sul disagio giovanile in una società sterile? Non vogliamo eredi. I
ragazzi sono i nostri posteri, la generazione destinata a sostituisci. Ma per l’homunculus

occidentale che sguazza nel presente, vale il sarcasmo dissolvente di Groucho Marx : che
cosa hanno fatto per noi i posteri ? La domanda retorica denuncia l’esaurimento morale e
civile, l’indifferenza per il futuro e l’approccio strumentale. Non ci chiediamo che cosa fare
per i nostri figli; tutto è subordiniamo allo scambio, alla fredda reciprocità contrattuale.
Generazioni disseccate, senza amore, abbiamo reso vuote, perfino afasiche le masse
giovanili, incapaci di dire che cosa vogliono perché non lo sanno.
E’ proprio la mancanza di un progetto o di obiettivi a rendere più sinistro il messaggio delle
piazze. Chi va per le spicce saccheggia non forni o mercati, ma i laccati franchising dei
grandi marchi che hanno occupato i centri urbani e i centri commerciali, le chiese senza
croce dove si adorano il vitello d’oro del consumo e il dio dell’Avere. I più semplicemente
urlano, se la prendono con la polizia, ossia con la persistenza di uno straccio di legge. La
rivoluzione vincente è stata l’ uomo-massa anarcoide, senza classe, appartenenza, identità.
Un tipo umano che quando esprime dissenso, lo fa con le parole e i valori del potere. Non
cambierà nulla se non salterà il canone occidentale fatto di edonismo, individualismo, finti
diritti, consumo, libertà priva di direzione. E’ il paradigma avvelenato del sistema
materialista, liberista libertario libertino, che unisce destra, centro e sinistra . Non si
sconfiggono gli effetti perversi se non si attaccano le cause. Le vetrine infrante e i capi
firmati rapinati sono danni collaterali che il potere riparerà in fretta a spese nostre. Ma i
giovani in piazza lo ignorano: nessuno li ha formati e informati. I dominanti hanno già
vinto se chi manifesta chiede un posto

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Il corteo degli studenti passa vicino al Colosseo, i turisti li filmano

30 October 2026 at 16:57

(Agenzia Vista) Roma, 30 ottobre 2026
Il corteo a Roma degli studenti è arrivato vicino al Colosseo, per dirigersi verso piazza dei Cinquecento. Durante il tragitto gli studenti hanno cantato cori, sventolato bandiere palestinesi e acceso fumogeni. I turisti li hanno ripresi con il telefono.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhangiev

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Gli Eloi della piazza e i Morlock della realtà. Scrive Cazzola

30 October 2026 at 16:52

Il 30 ottobre è passato senza che si materializzassero le preoccupazioni della vigilia. Certo bisogna accontentarsi: il blocco delle autostrade è divenuto, in conseguenza delle gride manzoniane del centrodestra, un reato; ma ormai anche queste forme discutibili di lotta vengono annoverate per disperazione nell’elenco delle manifestazioni ordinate e pacifiche.

Ormai siamo arrivati a tirare un grande sospiro di sollievo quando le proteste non sfociano nella guerriglia urbana. Vedremo nelle prossime settimane se sono cambiate le regole di ingaggio di coloro che scendono in piazza per protestare per qualche motivo più o meno valido o se invece le più importanti città sono state graziate, oggi, per l’adesione dei black bloc allo sciopero generale dei sindacati di base.

In questi giorni abbiamo scoperto grazie alla gip di Milano Tiziana Landoni che predicare la violenza – senza prendervi parte di persona – rimane nell’ambito del diritto di opinione garantito dalla Costituzione. Ne prendiamo atto come di una svolta della devianza del “penpenalismo” che ha intossicato la vita civile, che si è intromesso (si veda il caso ex Ilva) persino nell’economia. Ma la politica ha il diritto di rivendicare la propria autonomia nel giudicare le opinioni, perché la loro legittimità non le rende immuni dalla critica.

Si racconta che il Cancelliere Helmut Kohl, assistendo dal suo ufficio ad una manifestazione contro l’installazione degli euromissili, dicesse tra sé e sé: “Loro sono 500mila, io sono solo. Ma io ho ragione e loro  torto”.

Che cosa chiedono i manifestanti? Il mix delle rivendicazioni – meno armi, più salari, lotta al carovita – è un insieme di contraddizioni destinate – ove accolte senza raziocinio – ad alimentare le difficoltà e il declino, perché non ci sarebbe nessuna salvezza nel rompere ogni linearità nella tenuta dei conti pubblici (in nome di una lotta alla c.d. austerità) e nell’ignorare apposta che tra le cause profonde della crisi ci sono quei conflitti aperti da anni che fanno del riarmo una necessità per la nostra sicurezza.

Quanto ai salari bisognerebbe farsi spiegare quale potrebbe essere l’intervento del governo nel determinarne una crescita più sostenuta. Certo, la manovra di bilancio si profila come se le risorse fossero imbarcate su droni normativi destinati a colpire qua e là il maggior numero di gruppi di interessi, senza una strategia precisa. Poi, ai giovani studenti che hanno deciso di associarsi ai sindacati di base non dovrebbe sfuggire il senso delle loro rivendicazioni in materia di pensioni che rappresentano il terreno del confronto tra giovani e anziani, perché saranno i primi, quando entreranno nel mercato del lavoro, a doversi prendere carico dei secondi, i quali si sono scritti le regole per sé, mandando il conto ai giovani.

Sono loro che erediteranno il debito pubblico determinato dalla gestione spensierata della finanza pubblica delle generazioni precedenti. Dovrebbero pertanto vigilare anziché scendere in campo a difesa delle loro catene.

Vi sono poi altri aspetti inaccettabili. Sono convinto che si fosse incolonnato tra i manifestanti un gruppo di ucraini con le loro bandiere, sarebbero stati cacciati in malo modo. Non riesco a capire da dove provenga e da cosa si alimenti il virus del “palestinismo” ormai divenuto epidemico che si accompagna con una indifferenza per la tragedia ucraina.

Come se l’unica contabilità funebre di rilevante importanza riguardasse quella di Gaza, mentre lo sterminio perpetrato dai russi dovesse essere compreso nei suoi motivi di fondo. In questi due conflitti si sono rovesciate nelle piazze le responsabilità degli aggressori e degli aggrediti. I civili uccisi nella Striscia sono un effetto collaterale della guerra (lo afferma anche Naza), mentre in Ucraina sono l’obiettivo prioritario degli attacchi russi, perché l’esercito non è in grado di vincere sul campo di battaglia.

I marciatori pacifisti in una sola direzione hanno chiesto non solo un cessate il fuoco, ma sono contrari all’invio di armi alla resistenza ucraina. Ed hanno buon gioco perché la crisi energetica incentiva l’intenzione di acquistare il petrolio e il gas russo, ricorrendo alle indicazioni provenienti dagli Usa. Ma il futuro a cui sembrano aspirare le giovani generazioni non mi interessa. Anzi mi ricorda troppo la storia raccontata nel romanzo del 1895 di H.G. Wells ‘’La macchina del tempo’’ dove, in un tragico avvenire, i giovani Eloi, creature gioiose, fragili e infantili sono vittime dei Morlock, esseri mostruosi e ripugnanti che escono dal sottosuolo di notte, col favore della luna, per massacrarli e nutrirsene.

Siher, il Tribunale chiede di valutare misure di protezione per la gip Landoni. L’Anm: “Attacchi sessisti e diffamatori”

30 October 2026 at 16:35

Dallo scontro politico alle minacce personali, fino alla possibile adozione di misure di protezione. Si aggrava il clima attorno alla gip del Tribunale di Milano Tiziana Landoni, finita al centro delle polemiche dopo la decisione di non convalidare il fermo di Youssef Siher, l’attivista pro Palestina coinvolto nelle indagini sul Movimento 17 ottobre. Il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, ha scritto al prefetto e al questore per chiedere di verificare se la magistrata sia esposta a una situazione di pericolo tale da rendere necessaria l’adozione di misure di tutela.

La richiesta arriva dopo che un monitoraggio dei social network ha portato all’individuazione di diversi messaggi minatori indirizzati alla giudice. In almeno due casi, secondo quanto emerso, le minacce sarebbero esplicite. Parallelamente, l’Associazione nazionale magistrati di Milano denuncia una serie di attacchi personali, con insulti sessisti e contenuti diffamatori, rivolti non soltanto a Landoni ma anche ad altre magistrate coinvolte nel procedimento.

Minacce sui social alla gip Landoni, la lettera del presidente Roia

La situazione è stata presa in esame dai vertici del Tribunale milanese, che hanno avviato una ricognizione dei contenuti pubblicati online dopo la scarcerazione di Siher e le successive polemiche politiche. I carabinieri in servizio presso la dirigenza del Tribunale hanno effettuato controlli su chat e post, individuando una serie di frasi considerate minatorie. Alcuni dei messaggi sono stati allegati alla comunicazione inviata da Fabio Roia al prefetto di Milano, al questore, al procuratore Marcello Viola e alla procuratrice generale Francesca Nanni. L’obiettivo è accertare se esistano rischi concreti per la sicurezza personale della giudice e se sia quindi necessario predisporre strumenti di protezione. Al momento non risulta che siano già state disposte misure specifiche. La richiesta riguarda proprio la valutazione dell’eventuale pericolo alla luce dei contenuti emersi dal monitoraggio.

Anm Milano: “Attacchi di inaudita gravità e di evidente matrice sessista”

A denunciare il clima che si è creato attorno alla vicenda è anche la sezione distrettuale milanese dell’Associazione nazionale magistrati, che ha diffuso una nota di solidarietà alle colleghe coinvolte. “L’immagine di alcune magistrate, requirenti e giudicanti, impegnate in indagini ampiamente raccontate dagli organi di informazione, è stata non soltanto diffusa pubblicamente, ma accompagnata da commenti e attacchi di inaudita gravità, dai contenuti apertamente diffamatori e connotati da una evidente matrice sessista”, denuncia l’Anm. L’associazione sottolinea come l’esposizione pubblica delle magistrate stia assumendo caratteristiche particolarmente preoccupanti, andando ben oltre il confronto sulle decisioni giudiziarie.

“Si dice spesso che i magistrati parlino attraverso i loro provvedimenti e che la loro immagine personale non appartenga alla dimensione della comunicazione pubblica. Proprio per questo, quanto sta accadendo in queste ore desta particolare preoccupazione”, si legge nella nota.

Nel mirino anche la pm Francesca Crupi: la foto scambiata per quella della giudice

Gli attacchi non hanno riguardato soltanto Tiziana Landoni. Tra le magistrate prese di mira figura infatti anche Francesca Crupi, la pubblico ministero che aveva chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere per Siher. La sua immagine sarebbe stata diffusa online e scambiata per quella della gip Landoni, diventando a sua volta oggetto di insulti e commenti offensivi. Un episodio particolarmente significativo, anche alla luce del fatto che le due magistrate avevano assunto posizioni opposte nel procedimento: Crupi aveva sostenuto le richieste della Procura, mentre Landoni le aveva respinte, disponendo la liberazione dell’attivista.

L’Anm esprime alle colleghe “piena e incondizionata solidarietà”, condannando ogni forma di aggressione personale che superi i confini del diritto di critica. Secondo l’associazione, questi comportamenti finiscono per colpire “la dignità delle persone e, in particolare, delle donne che esercitano funzioni pubbliche”.

Caso Siher, lo scontro politico e la richiesta di tutela al Csm

Le minacce arrivano al termine di giorni di fortissima tensione istituzionale. La decisione di Landoni di non convalidare il fermo di Siher era stata definita “vergognosa” dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre il vicepremier Matteo Salvini aveva sollevato dubbi sull’imparzialità della magistrata, richiamando la sua adesione a un appello dei giuristi per Gaza.

Proprio in seguito alle dichiarazioni della premier, un gruppo di consiglieri togati e laici del Consiglio superiore della magistratura ha chiesto l’apertura di una pratica a tutela della giudice, ritenendo che gli attacchi politici rischino di delegittimare la funzione giurisdizionale. Ora, tuttavia, la questione assume anche una dimensione di sicurezza personale.

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Binance, dopo il maxi attacco hacker da 6,3 miliardi di dollari è allarme tra gli investitori. L’esperto: “Ecco come proteggere i risparmi”

30 October 2026 at 16:33

Intervista a Mirko Gatto, socio fondatore di Yarix e Head della Cybersecurity di Var Group

Gli analisti lo hanno già ribattezzato “il furto del secolo”. Il maxi-attacco hacker che ha colpito Binance, il più grande exchange di criptovalute al mondo per volume di scambi, avrebbe coinvolto asset per circa 6,3 miliardi di dollari, con la maggior parte dei trasferimenti concentrata in appena 20 minuti. Secondo quanto riportato da CNBC, la società statunitense di analisi blockchain TRM Labs ha attribuito l’offensiva informatica, con un alto grado di affidabilità, a TraderTraitor, un gruppo di cybercriminali legato alla Corea del Nord. Ma come è stato possibile mettere a rischio una cifra così ingente in un intervallo di tempo tanto breve? E soprattutto, quali conseguenze possono esserci per chi custodisce i propri risparmi in criptovalute sulla piattaforma? Per capire la portata dell’attacco e le possibili ripercussioni per gli investitori, Affaritaliani ha interpellato Mirko Gatto, socio fondatore di Yarix e Head of Cybersecurity di Var Group.

Com’è possibile che dal computer di un dipendente si arrivi a mettere a rischio miliardi di dollari? Binance ipotizza che l’attacco sia partito dal portatile di un ingegnere: quali barriere dovrebbero impedire che una singola intrusione dia accesso ai soldi dei clienti?

“Un computer compromesso può diventare il punto di ingresso verso sistemi molto più critici. Un tecnico può disporre di credenziali, sessioni o strumenti di amministrazione che, nelle mani di un attaccante, consentono di raggiungere altri ambienti e sfruttarne le funzionalità. Questo non significa necessariamente che sul portatile fossero custodite le chiavi dei fondi. Le barriere devono essere più di una: accessi limitati allo stretto necessario, separazione degli ambienti, controllo degli account privilegiati e monitoraggio delle attività anomale. Per le operazioni più delicate servono inoltre autorizzazioni indipendenti, limiti agli importi e verifiche aggiuntive. Il principio è che la compromissione di una singola identità non dovrebbe bastare ad autorizzare trasferimenti di grande valore. Esistono sistemi di protezione e gestione delle identità come PAM (privileged access management) che possono ridurre in parte il rischio. Ridurre il rischio è possibile implementando processi di verifica e di autorizzazione basati su più identità (persone), così da evitare che un singolo possa svolgere operazioni simili (governance distribuita) Nel caso Binance, per capire quale passaggio non abbia funzionato occorrerà attendere gli esiti dell’indagine tecnica”.

Binance assicura che coprirà le perdite. Ma per un cliente vedere il saldo sullo schermo significa davvero avere i propri soldi al sicuro?

“Il saldo visualizzato, da solo, non basta. Quando le criptovalute sono custodite da una piattaforma, il cliente dipende dalla capacità della piattaforma stessa di proteggerle, renderle disponibili e consentirne il prelievo. Un saldo può rimanere visibile anche mentre i prelievi sono sospesi. L’impegno a coprire le perdite è importante, ma va distinto da una garanzia esterna: contano le risorse effettivamente disponibili e i tempi con cui l’operatore riesce a ripristinare il servizio. Anche il confronto con i depositi bancari richiede attenzione. Nell’Unione europea, il regolamento MiCA introduce obblighi e tutele per determinate attività in criptovalute, ma queste non beneficiano della garanzia sui depositi prevista per i conti bancari. In Italia esiste il principale sistema di riferimento è il FITD (Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi), che garantisce fino a 100.000 euro per depositante e per banca. Regolamentazione e sicurezza assoluta non sono sinonimi”.

Congelare i fondi rubati significa averli recuperati oppure sono due cose molto diverse?

“Sono due cose diverse. Congelare significa impedirne la movimentazione: i fondi possono essere già arrivati a un indirizzo controllato dagli attaccanti, ma risultare inutilizzabili grazie a un blocco. Recuperare significa invece riportarli nella disponibilità del legittimo titolare. Per arrivarci possono servire verifiche tecniche, collaborazione tra operatori e provvedimenti delle autorità. Il congelamento è quindi un risultato importante, perché può impedire ulteriori spostamenti e favorire il recupero, ma non equivale alla restituzione. Inoltre, non tutte le criptovalute prevedono gli stessi strumenti di blocco. Attraverso un iter legale, tecnico e di governance è possibile poi che questi possano essere in parte o totalmente recuperati”.

Il danno può diventare più grande del furto stesso? Quanto possono pesare il blocco delle operazioni, il crollo della fiducia e una corsa ai prelievi?

“Sì, il danno complessivo può superare il valore sottratto. Al furto si aggiungono i costi delle indagini, del ripristino e dell’assistenza ai clienti, oltre ai mancati ricavi durante l’interruzione dei servizi. La perdita di fiducia può avere conseguenze ancora più durature. Molti utenti potrebbero decidere di spostare contemporaneamente i propri fondi, mettendo sotto pressione la liquidità e la capacità operativa della piattaforma. Per questo la gestione dell’incidente deve comprendere anche una comunicazione tempestiva, verificabile e coerente. I clienti devono sapere che cosa è accaduto, quali attività possono svolgere e quali passaggi restano da completare. La fiducia si ricostruisce facendo corrispondere gli aggiornamenti ai risultati concreti. Questo non è il primo caso e non sarà l’ultimo. Negli anni incidenti simili con altre piattaforme ci sono stati, sicuramente la fiducia tra cliente ed Exchange centralizzato sarà da ricostruire”.

Chi oggi custodisce criptovalute su una piattaforma che cosa dovrebbe fare concretamente per proteggere i propri soldi?

“Il primo passo è proteggere l’account: password uniche, autenticazione a più fattori resistente al phishing, dove disponibile, e la stessa attenzione per la casella email collegata. È utile attivare gli avvisi di accesso e le restrizioni sugli indirizzi di prelievo, se previste dalla piattaforma. Occorre poi valutare con attenzione a chi si affida la custodia, verificandone le autorizzazioni e comprendendo le condizioni del servizio. Distribuire i fondi tra più operatori può ridurre la concentrazione del rischio, ma aumenta anche gli account da proteggere e non elimina i rischi comuni. La custodia personale tramite un hardware wallet può ridurre la dipendenza dall’exchange, ma trasferisce all’utente la responsabilità delle chiavi. Richiede dispositivi acquistati attraverso canali ufficiali o autorizzati, configurazione corretta e protezione della frase di recupero, che non va mai condivisa né inserita in siti o comunicata a presunti operatori di assistenza. Infine, durante un incidente bisogna diffidare dei messaggi che invitano a “mettere in salvo” i fondi attraverso link o trasferimenti urgenti: l’emergenza può diventare un’esca per nuove truffe. Sicuramente è importante distribuire il proprio patrimonio per sicurezza su wallet hardware (differenti, e di marche differenti può garantire un ulteriore livello di sicurezza, come il caso Trezor di oggi. Se si utilizzano exchange centralizzati prevedere di distribuire il patrimonio su più exchange e adottare politiche di sicurezza come account e-mail / idenittà digitali dedicate solo a questo scopo oltre che multifactor authentication (MFA) robuste”.

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Il furto record a Binance svela la contraddizione nella sicurezza delle cripto. Parla Mele

30 October 2026 at 16:27

Il furto del secolo. Basta già questo per spiegare la portata dell’operazione condotta da alcuni hacker, molto probabilmente del gruppo nordcoreano TraderTraitor, ai danni di Binance. Un furto da ben 6,3 miliardi di dollari, come mai era successo prima d’ora. Ci si era fermati ai 1,5 miliardi del febbraio 2025 trafugati dall’altra piattaforma di interscambio Bybut, sempre per mano di uomini al soldo di Pyongyang. Binance fa sapere che restituirà di tasca propria tutto quello che i suoi investitori hanno perso, attingendo dalle casse dell’azienda. Tre miliardi sono stati già congelati e le transazioni sospese, probabilmente per tutto il fine settimana.

Per svaligiare la piattaforma di exchange ci sono voluti all’incirca 20 minuti. Si è trattato di un attacco “complesso”, che potrebbe essere partito da un laptop di un funzionario di Binance per poi espandersi. “Stiamo facendo tutto il possibile, in coordinamento con le forze dell’ordine, per risolvere la situazione”, assicura la società. “Stiamo ancora raccogliendo gli elementi e forniremo ulteriori informazioni non appena saranno disponibili”.

Il danno è già fatto. D’immagine, anzitutto, ma anche a livello operativo. Le criptovalute sono crollate. Bitcoin è sceso del 2%, arrivando per la prima volta in un mese sotto quota 77mila dollari. Ethereum cala dell’1,38%, arrivando a poco più di 2.200 dollari.

Non è la prima che si verificano attacchi simili. E probabilmente nemmeno l’ultima. Il che aumenta i timori di chi investe in monete digitali. “Credo che il danno reputazionale sia soltanto una parte del problema”, spiega a Formiche.net Stefano Mele, partner dello studio legale Gianni & Origoni dove ricopre il ruolo di Responsabile del Dipartimento di Cybersecurity e co-Responsabile del Dipartimento Privacy. “Questo attacco mette in evidenza una contraddizione importante nell’evoluzione del mercato delle criptovalute. Un ecosistema sviluppatosi anche intorno al principio della decentralizzazione ha progressivamente visto affermarsi grandi intermediari privati che concentrano enormi quantità di risorse finanziarie e funzioni operative essenziali. La sicurezza di queste risorse finisce quindi per dipendere non soltanto dall’affidabilità delle tecnologie blockchain, ma anche dalla capacità degli intermediari di proteggere i propri sistemi e, soprattutto, i processi attraverso i quali vengono autorizzate le transazioni”, spiega.

Se quanto ricostruito da Binance troverà conferme, “il problema non riguarderebbe una vulnerabilità dei protocolli blockchain, ma la possibile compromissione dei sistemi utilizzati dall’exchange per disporre degli asset custoditi”, aggiunge Mele. “È una distinzione fondamentale, perché evidenzia come la concentrazione di funzioni critiche possa generare rischi di dimensioni eccezionali anche in un ecosistema tecnologicamente decentralizzato”. Il problema dunque non riguarda solo la fiducia, ma l’intero ecosistema che regola le cripto.

A sfruttarlo sono hacker esperti, come quelli allevati dalla Corea del Nord. I furti informatici stanno portando alle casse del regime parecchi soldi con cui finanziare i propri programmi, compreso quello militare. Per cui Pyongyang investe molto nella formazione dei suoi talenti cyber. “Non siamo, quindi, necessariamente di fronte a un’operazione criminale il cui obiettivo si esaurisce nell’arricchimento degli autori, ma a un possibile strumento di finanziamento della politica di sicurezza e dei programmi militari di uno Stato”, conclude Mele. “Naturalmente, il valore delle criptovalute sottratte non coincide necessariamente con le risorse di cui gli attaccanti potranno effettivamente disporre. Una parte degli asset può essere congelata o recuperata, mentre la conversione delle somme rimanenti in risorse finanziarie concretamente utilizzabili può essere ostacolata dalla tracciabilità delle transazioni e dai controlli degli intermediari”.

Inflazione, Paolo Mascarino (Pres. Federalimentare): “L’industria alimentare calmiera i prezzi. Gli alimentari lavorati fuori dal processo inflazionistico”

30 October 2026 at 16:24

“Pur se i recenti dati Istat fotografano un’inflazione al +5,4%, evidenziando un periodo di complessità macroeconomica complessiva, si deve sottolineare che in questo processo l’industria alimentare italiana sta invece esercitando un’azione di riduzione costante dei prezzi, che a ottobre si è stabilizzata al -0,2%, dopo il -0,6% di settembre”. È quanto dichiara Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare.

“Nel dettaglio – aggiunge il Presidente di Federalimentare – i prezzi degli alimentari lavorati mostrano variazioni tendenziali con il segno meno già dallo scorso giugno. Si tratta di una dinamica virtuosa guidata dall’industria alimentare, i cui prezzi alla produzione sono in flessione costante, oscillando dal -0,3% tendenziale di gennaio, al -1,7% di agosto, fino al -1,4% registrato a settembre dall’Istat”.

“Tutto ciò dimostra il grande contributo che l’industria alimentare, composta prevalentemente da piccole e medie imprese, sta svolgendo nei confronti dei cittadini e del sistema Paese rallentando la spirale inflazionistica. Non scaricare a valle i maggiori oneri dovuti all’aumento dei costi dell’energia, ma produrre l’effetto opposto – prosegue Mascarino – significa che da parte di tutto il settore e di tutta la filiera c’è uno sforzo ininterrotto per ridurre l’aumento generale e continuo dei prezzi di beni e servizi che ricadrebbero sui cittadini e sui consumi”.

“Per Federalimentare – sottolinea Mascarino – questo è il risultato di uno sforzo straordinario da parte dei nostri imprenditori alimentari, sforzo che non sappiamo ancora quanto saremo in grado di reggere se non verranno adottate misure di buon senso a livello UE per alleggerire i costi energetici. In tal senso è giusto il richiamo costante da parte del Presidente di Confindustria a ridurre gli oneri che gravano sull’industria rivedendo o andando a sospendere la tassa carbonica ETS. Ma anche disaccoppiare il costo dell’energia da quello del gas, per rendere disponibili a industria e consumatori i minori costi delle energie rinnovabili. Queste sarebbero le soluzioni più efficaci per consentire all’industria di continuare a produrre con una sostenibilità maggiore sia in termini di costi che di prezzi”, conclude Mascarino.

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Censura, sequestri e arresti. Così il Cremlino è riuscito a soffocare Novaya Gazeta

30 October 2026 at 16:20

“Abbiamo resistito finché abbiamo potuto”. Così si conclude il comunicato con cui lo storico quotidiano Novaya Gazeta annuncia che il prossimo 9 novembre chiuderà in modo definitivo dopo 33 anni dalla sua fondazione, in uno sviluppo che rappresenta un punto di svolta (purtroppo in senso negativo) per la storia del giornalismo russo. Una notizia che non arriva come un fulmine a ciel sereno, ma al contrario come il facilmente prevedibile esito di una lunga campagna di pressione condotta nei confronti della testata d’inchiesta più celebre della Federazione Russa.

La morsa si era stretta con l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Le norme introdotte nel 2022, che puniscono con lunghe pene detentive il “discredito” delle forze armate e la diffusione di quelle che le autorità considerano notizie false, hanno reso di fatto impossibile raccontare la guerra. Il 28 marzo di quell’anno, dopo il secondo avvertimento di Roskomnadzor per non aver indicato lo status di “agente straniero” di alcune organizzazioni citate, il giornale aveva sospeso le pubblicazioni. A settembre le autorità gli avevano revocato la licenza di stampa e a novembre avevano bloccato anche il sito. La redazione rimasta a Mosca ha comunque continuato a lavorare online, attenendosi alle regole della censura militare, senza però riuscire a sottrarsi alla pressione delle autorità.

Nel 2023 erano state sequestrate pure le rotative, con la nazionalizzazione delle tipografie in cui il giornale veniva stampato. Nello stesso anno lo storico direttore Dmitry Muratov, premio Nobel per la pace nel 2021, era stato dichiarato “agente straniero” e aveva lasciato la guida del giornale a Sergei Sokolov. Il nuovo direttore era stato a sua volta multato nel febbraio 2024 per aver “screditato” le forze armate.

E quest’anno, la situazione è diventata ancora più complessa per la testata. Ad aprile i servizi di sicurezza hanno perquisito gli uffici di Potapovsky Pereulok numero 3 e arrestato uno dei redattori, Oleg Roldugin, con l’accusa di uso illecito di dati personali, un reato punibile in Russia fino a dieci anni di carcere. Oggi Roldugin è agli arresti domiciliari in attesa di processo. Secondo il giurista Vitaly Maryasov, è il primo giornalista perseguito per l’uso di dati personali nel proprio lavoro d’inchiesta, un’accusa finora rivolta a chi gestisce banche dati trafugate o ai funzionari che le fanno trapelare. L’ultimo tassello risale a inizio settembre, quando il giornale è stato inserito nella lista degli “agenti stranieri”, un’etichetta che in Russia comporta isolamento economico e reputazionale.

L’esperienza di Novaya Gazeta non viene però completamente meno. Molti giornalisti hanno lasciato il Paese nel 2022, e una parte di loro ha fondato in Lettonia Novaya Gazeta Europe, che continuerà a uscire nonostante le autorità russe l’abbiano dichiarata “organizzazione indesiderata”, de facto mettendola al bando in patria. Il testimone passa così definitivamente a chi ha scelto l’esilio, ma raccontare la Russia da Riga non è la stessa cosa che farlo da Mosca. E dal prossimo 9 novembre, il racconto della Russia sarà sicuramente meno chiaro.

Formula 1, Kimi Antonelli a un passo dalla storia: gli orari e dove guardare il Gp del Messico in Tv e in streaming

30 October 2026 at 16:17

Kimi Antonelli è a due punti da un’impresa storica. Il pilota della Mercedes può diventare campione del mondo di Formula 1 già nel GP del Messico, riportando il titolo piloti in Italia dopo 73 anni. L’appuntamento è per domenica 1° novembre, con la gara in programma alle 21:00 italiane.

Basta un nono posto per chiudere il Mondiale: Antonelli può battere il record di Vettel

La vittoria nel Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin ha portato Kimi Antonelli a un passo dal primo titolo mondiale della carriera. Il ventenne bolognese guida la classifica di Formula 1 con 365 punti, ben 123 in più del compagno di squadra George Russell e 124 in più di Lewis Hamilton, terzo con la Ferrari. Con cinque appuntamenti ancora in calendario, il pilota della Mercedes può chiudere i conti già a Città del Messico. Per avere la certezza matematica del titolo gli basta conquistare almeno due punti, equivalenti al nono posto, indipendentemente dal risultato degli inseguitori. Antonelli potrebbe festeggiare anche senza andare a punti, a condizione che né Russell né Hamilton vincano la gara.

Un successo che lo farebbe entrare nella storia della Formula 1. A 20 anni, Antonelli diventerebbe il più giovane campione del mondo di sempre, superando il record stabilito da Sebastian Vettel nel 2010 con la Red Bull, quando il tedesco aveva 23 anni. L’Italia tornerebbe inoltre a conquistare il Mondiale piloti 73 anni dopo Alberto Ascari, iridato con la Ferrari nel 1952 e nel 1953.

L’avvicinamento al GP messicano ha però riservato un piccolo contrattempo al pilota italiano. Antonelli ha saltato gli impegni con la stampa del giovedì a causa di un’infezione virale. La Mercedes ha spiegato che la decisione è stata presa in via precauzionale, per consentirgli di riposare, e ha previsto il suo ritorno in pista per le prove libere del venerdì.

Formula 1, GP del Messico: date e orari di prove libere, qualifiche e gara

Il Gran Premio di Città del Messico, diciannovesimo appuntamento del Mondiale, si disputa sul circuito Autódromo Hermanos Rodríguez. La gara prevede 71 giri su un tracciato lungo 4,304 chilometri, situato a oltre 2.200 metri di altitudine.

Il weekend segue il programma tradizionale della Formula 1, con tre sessioni di prove libere, qualifiche e gara, senza Sprint Race.

Venerdì 30 ottobre

  • Ore 19:30 – Prove libere 1
  • Ore 23:00 – Prove libere 2

Sabato 31 ottobre

  • Ore 18:30 – Prove libere 3
  • Ore 22:00 – Qualifiche

Domenica 1° novembre

  • Ore 21:00 – Gara del GP del Messico (71 giri)

GP Messico Formula 1, dove vedere la gara in diretta TV e streaming

Il GP del Messico di Formula 1 sarà trasmesso integralmente in diretta su Sky Sport F1, canale 207 della piattaforma satellitare. La gara di domenica sarà visibile anche su Sky Sport Uno e Sky Sport 4K, per gli abbonati abilitati.

Per seguire prove libere, qualifiche e gara in streaming saranno disponibili Sky Go, per gli abbonati Sky, e NOW, attraverso il Pass Sport.

Sarà possibile seguire il Gran Premio anche gratuitamente in chiaro su TV8, ma in differita. Il programma pubblicato dall’emittente prevede:

  • Sabato 31 ottobre, ore 23:30 – Qualifiche in differita
  • Domenica 1° novembre, ore 22:00 – Gara in differita

Le trasmissioni in chiaro saranno disponibili sul canale 8 del digitale terrestre e in streaming sul sito ufficiale di TV8. Per Antonelli, reduce dal successo di Austin, l’appuntamento messicano può trasformarsi nella gara più importante della carriera. Se il pilota della Mercedes taglierà il traguardo almeno nono, potrà festeggiare il titolo mondiale senza dover attendere le ultime quattro gare della stagione.

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