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Dove conviene viaggiare? La classifica delle 10 mete più economiche a novembre

24 October 2026 at 06:00

Viaggiare a novembre senza spendere una fortuna è possibile, soprattutto scegliendo destinazioni raggiungibili con voli diretti low cost e città in cui anche il pernottamento ha prezzi accessibili. Le opportunità per organizzare un weekend o una breve vacanza non mancano.

Le 10 mete più economiche dove viaggiare a novembre

Analizzando le offerte disponibili sui motori di ricerca per voli e hotel, e prendendo in considerazione le partenze da alcuni dei principali aeroporti italiani, sono diverse le mete interessanti per chi vuole contenere il budget.

Nel dettaglio:

  • Cracovia si colloca tra le mete più economiche per un viaggio a novembre. Da Milano Malpensa le tariffe aeree partono da circa 32 euro, mentre gli hotel possono essere disponibili da 30 euro a notte. Da Roma Fiumicino i voli risultano disponibili da circa 48 euro e da Palermo da circa 47 euro;
  • Agadir, in Marocco, offre un’alternativa per chi preferisce una destinazione affacciata sull’Atlantico. Da Milano Malpensa i voli partono da circa 30 euro e le sistemazioni alberghiere da 31 euro a notte;
  • Marrakech è la terza opzione, ma anche un’alternativa economica per raggiungere il Marocco dagli aeroporti privi di un collegamento diretto con la costa. Da Milano Malpensa le tariffe aeree partono da circa 38 euro e da Palermo da circa 51 euro. Per soggiornare, invece, si trovano tariffe da 33 euro a notte.

Fuori dal podio ma altrettanto economici troviamo:

  • Tirana, con voli da Milano Malpensa che partono da circa 21 euro e pernottamenti da 34 euro a notte. Per questa destinazione anche da altri aeroporti italiani si trovano opportunità interessanti, per esempio da Verona le tariffe partono da circa 25 euro, da Bari da 28 euro e da Roma Fiumicino e Palermo da circa 30 euro;
  • Varsavia, con voli da Milano Malpensa a partire da circa 30 euro, mentre il costo degli hotel parte da 47 euro a notte. Da Roma Fiumicino e Palermo si trovano collegamenti a partire, rispettivamente, da circa 42 e 41 euro;
  • Siviglia, raggiungibile da Milano Malpensa a partire da circa 33 euro, mentre il costo indicativo di un hotel parte da 45 euro a notte. Da Roma Fiumicino si trovano collegamenti da circa 42 euro;
  • Manchester, nel Regno Unito, con voli da Milano Malpensa che partono da circa 22 euro, mentre gli hotel risultano disponibili da circa 52 euro a notte. Da Roma Fiumicino le tariffe aeree partono da circa 39 euro.

A chiudere la classifica ci sono infine:

  • Porto, in Portogallo. Da Milano Malpensa i voli risultano disponibili da circa 35 euro, mentre gli hotel partono da 43 euro a notte. Il centro storico, il quartiere della Ribeira e le cantine del vino di Porto sono tra le principali attrazioni. A novembre è consigliabile considerare anche la possibilità di pioggia e scegliere un alloggio ben collegato ai luoghi da visitare;
  • Palermo, senza uscire dall’Italia. Da Milano Malpensa i voli partono da circa 30 euro, mentre il costo indicativo di un hotel parte da 44 euro a notte. Da Roma Fiumicino e Bari sono disponibili tariffe aeree a partire da circa 30 euro;
  • Londra, nel Regno Unito. Da Milano Malpensa i voli partono da circa 30 euro, mentre gli hotel risultano disponibili da 44 euro a notte. Da Roma Fiumicino le tariffe aeree partono da circa 46 euro, mentre da Verona si trovano collegamenti da circa 31 euro.

L’elenco delle offerte voli e hotel a novembre

Di seguito la tabella riepilogativa di tutte le offerte di voli diretti e hotel a 4 stelle utilizzati per questo articolo.

Aeroporto di Partenza Destinazione Volo Diretto da Hotel da
Milano Malpensa Tirana € 21 € 34
Milano Malpensa Siviglia € 33 € 45
Milano Malpensa Palermo € 30 € 44
Milano Malpensa Agadir € 30 € 31
Milano Malpensa Marrakech € 38 € 33
Milano Malpensa Varsavia € 30 € 47
Milano Malpensa Cracovia € 32 € 30
Milano Malpensa Varna € 49 € 22
Milano Malpensa Manchester € 30 € 52
Milano Malpensa Londra € 30 € 44
Milano Malpensa Birmingham € 36 € 38
Milano Malpensa Liverpool € 36 € 33
Milano Malpensa Oporto € 35 € 43
Milano Malpensa Lisbona € 46 € 47
Milano Malpensa Faro € 50 € 57
Roma Fiumicino Praga € 50 € 38
Roma Fiumicino Palermo € 30 € 44
Roma Fiumicino Trapani € 39 € 37
Roma Fiumicino Siviglia € 42 € 45
Roma Fiumicino Sofia € 40 € 53
Roma Fiumicino Varna € 46 € 22
Roma Fiumicino Marsiglia € 30 € 53
Roma Fiumicino Lourdes € 39 € 45
Roma Fiumicino Tolosa € 41 € 64
Roma Fiumicino Nizza € 51 € 43
Roma Fiumicino Varsavia € 42 € 47
Roma Fiumicino Katowice € 44 € 41
Roma Fiumicino Cracovia € 48 € 30
Roma Fiumicino Tirana € 30 € 34
Roma Fiumicino Manchester € 39 € 52
Roma Fiumicino Londra € 46 € 44
Roma Fiumicino Birmingham € 49 € 38
Bari Tirana € 28 € 34
Bari Bologna € 30 € 47
Bari Venezia € 30 € 45
Bari Palermo € 30 € 44
Bari Milano € 30 € 45
Bari Roma € 30 € 48
Bari Budapest € 32 € 37
Bari Norimberga € 46 € 49
Bari Nizza € 47 € 43
Bari Vienna € 47 € 50
Bari Londra € 48 € 44
Palermo Madrid € 41 € 58
Palermo Bologna € 27 € 47
Palermo Venezia € 28 € 45
Palermo Tirana € 30 € 34
Palermo Londra € 36 € 44
Palermo Varsavia € 41 € 47
Palermo Cracovia € 47 € 30
Palermo Marsiglia € 48 € 53
Palermo Nizza € 56 € 43
Palermo Budapest € 49 € 37
Palermo Marrakech € 51 € 33
Verona Tirana € 25 € 34
Verona Londra € 31 € 44
Verona Manchester € 40 € 52
Verona Birmingham € 47 € 38
Verona Madrid € 34 € 58

Disclaimer: le tariffe dei voli e i prezzi per il pernottamento in hotel sono quelle che risultano al momento della rilevazione (ottobre 2026) e possono cambiare in base alla disponibilità, alle date selezionate, all’anticipo della prenotazione e alle condizioni delle singole compagnie aeree o strutture.

I migliori vini siciliani premiati da Gambero Rosso, la guida 2027

24 October 2026 at 06:00

Dalle pendici dell’Etna alle isole minori, passando per le province occidentali e sud-orientali, Gambero Rosso nella sua guida Vini d’Italia 2027 ha inserito ben 31 vini siciliani, premiati con il riconoscimento “Tre Bicchieri”. A dominare la scena quest’anno non sono soltanto i rossi: tra le etichette premiate, i bianchi e i vini dolci o fortificati sono più numerosi, 20 contro 11.

I migliori vini siciliani del 2027, secondo Gambero Rosso

La selezione siciliana del 2027 mostra come il valore del vino regionale non sia più legato a una sola tipologia o a un ristretto gruppo di denominazioni. Le migliori etichette scelte da Gambero Rosso infatti comprendono vini dell’Etna, denominazioni storiche, vitigni autoctoni e produzioni delle isole minori.

Di seguito, l’elenco completo dei vini siciliani che hanno ottenuto il massimo riconoscimento:

  • Biancoviola 2024 – Aldo Viola;
  • Cerasuolo di Vittoria 2024 – Feudi del Pisciotto;
  • Etna Bianco A’ Puddara 2024 – Tenuta di Fessina;
  • Etna Bianco Anthemis 2024 – Monteleone;
  • Etna Bianco Arrigo 2023 – Alta Mora;
  • Etna Bianco Contrada Arcuria 2024 – Restivo;
  • Etna Bianco Contrada Cottanera 2022 – Cottanera;
  • Etna Bianco Contrada Pietrarizzo 2024 – Francesco Tornatore;
  • Etna Bianco Muganazzi 2024 – Graci;
  • Etna Bianco Superiore Contrada Volpare Frontebosco 2025 – Maugeri;
  • Etna Rosso Calderara Sottana 2024 – Girolamo Russo;
  • Etna Rosso Cavanera Rovo delle Coturnie Contrada Marchesa 2022 – Firriato;
  • Etna Rosso Contrada Vigna Monte Gorna Vecchie Vigne Riserva 2020 – Cantine Nicosia;
  • Etna Rosso Vigna Barbagalli 2023 – Pietradolce;
  • Faro 2024 – Le Casematte;
  • Faro Palari 2021 – Palari;
  • Grotta dell’Oro 2025 – Hibiscus;
  • Infatata 2025 – Caravaglio;
  • Magaggiaro Mandrarossa 2025 – Cantine Settesoli/Mandrarossa;
  • Marsala Superiore Secco 2016 – Francesco Intorcia Heritage;
  • Passito di Pantelleria Ben Ryé 2023 – Donnafugata;
  • Sicilia Acini di Grillo 2025 – Possente;
  • Sicilia Grillo Firma del Tempo Riserva 2024 – Cantine Fina;
  • Sicilia Grillo Tasca d’Almerita Whitaker Mozia 2025 – Tasca d’Almerita;
  • Sicilia Grillo Trisole 2025 – Cantine Birgi/Feudo Stagnone;
  • Sicilia Kheirè Grillo Riserva 2024 – Tenuta Gorghi Tondi;
  • Sicilia Nerello Mascalese 2023 – Feudo Arancio;
  • Sicilia Nero d’Avola Duca Enrico 2022 – Duca di Salaparuta;
  • Sicilia Nero d’Avola Saia 2024 – Feudo Maccari;
  • Sicilia Noto Santa Cecilia 2023 – Planeta;
  • Zibibbo 2025 – Barraco.

Anche se i vini rossi continuano a rappresentare una componente fondamentale dell’identità enologica regionale, il peso di bianchi, vini dolci e fortificati nella selezione dimostra che la Sicilia può competere non soltanto attraverso vini potenti e strutturati, ma anche con etichette caratterizzate da freschezza e precisione.

Come i vini siciliani stanno cambiando

La Sicilia è uno dei territori vitivinicoli più articolati d’Italia. L’estensione dei vigneti, la varietà dei paesaggi e la presenza di numerosi microclimi rendono difficile descrivere la produzione regionale attraverso poche caratteristiche comuni. Le condizioni che si incontrano nelle aree costiere di Trapani, nei territori collinari dell’entroterra agrigentino, nelle zone sud-orientali e sui versanti dell’Etna possono essere profondamente diverse.

Questa eterogeneità costituisce una risorsa economica e produttiva importante perché permette alle aziende di lavorare su vitigni differenti, sviluppare identità territoriali riconoscibili e raggiungere segmenti di mercato che cercano prodotti con caratteristiche specifiche. La qualità, però, non dipende soltanto dalla varietà coltivata, ma anche dall’altitudine, dall’esposizione dei vigneti, dalla composizione dei suoli e dalle scelte adottate in cantina.

Il Grillo è uno dei protagonisti di questa evoluzione. Storicamente legato anche alla produzione del Marsala, oggi viene interpretato in modo sempre più articolato, dando origine a vini fermi capaci di esprimere freschezza, struttura e carattere territoriale. Anche il Carricante contribuisce a definire il nuovo volto della viticoltura isolana, trovando sull’Etna condizioni particolarmente favorevoli per esprimere acidità e tensione gustativa. Un vitigno in crescita è infine il Catarratto, che sta progressivamente superando la reputazione di uva destinata prevalentemente alle produzioni di grandi volumi, anche se quest’anno non figura tra le etichette premiate.

Non a caso, l’Etna occupa una posizione centrale nella selezione dei Tre Bicchieri 2027. Le sue condizioni pedoclimatiche, la presenza di vigneti in quota e la diversità dei suoli contribuiscono a creare vini con caratteristiche differenti rispetto a quelli prodotti in altre aree dell’Isola. Questo è un valore aggiunto per le aziende, che oltre alla quantità venduta, devono puntare a costruire un’identità riconoscibile e posizionare le proprie bottiglie in fasce di prezzo coerenti con la qualità espressa, così da differenziare l’offerta siciliana in un mercato internazionale competitivo.

I migliori vini del Trentino Alto Adige premiati da Gambero Rosso, chi ha ottenuto i Tre Bicchieri 2027

24 October 2026 at 06:00

La selezione della guida Vini d’Italia 2027 comprende numerose espressioni della produzione enologica del Trentino Alto Adige.

Dai Pinot Bianco e Chardonnay ai Pinot Nero, Lagrein e Gewürztraminer, fino ai vini delle valli alpine, i migliori vini della regione premiati con i Tre Bicchieri da Gambero Rosso raccontano una viticoltura capace di valorizzare territori, altitudini e vitigni differenti, con etichette che si distinguono per qualità e identità.

I migliori vini del Trentino Alto Adige premiati da Gambero Rosso

Gambero Rosso nella sua guida ha dedicato due sezioni alle produzioni vitivinicole di questa regione, pubblicando due elenchi distinti per il Trentino e l’Alto Adige.

La scelta rispecchia la diversa identità dei due territori vitivinicoli, caratterizzati da tradizioni produttive, denominazioni, vitigni e condizioni pedoclimatiche specifiche:

  • il Trentino esprime una tradizione che comprende, tra gli altri, il Trentodoc, i vini di montagna e le varietà autoctone;
  • l’Alto Adige, o Südtirol, si distingue per la specializzazione territoriale, la varietà dei vitigni internazionali e locali e il ruolo delle cooperative nella valorizzazione delle singole zone.

Tre Bicchieri 2027 del Trentino: l’elenco completo dei vini premiati

Il Trentino si presenta alla selezione 2027 con 14 etichette. Il riconoscimento valorizza soprattutto il Trentodoc, espressione del metodo classico di montagna, ma non si limita alle bollicine. In questo elenco dei migliori trovano spazio anche vini fermi bianchi e rossi.

Ecco la lista completa dei vini trentini che hanno ottenuto i Tre Bicchieri nella guida Vini d’Italia 2027 di Gambero Rosso:

  • Pinot Grigio Giatl 2024 – Cantina Sociale Roverè della Luna/Aichholz;
  • San Leonardo 2021 – San Leonardo;
  • Teroldego Rotaliano Superiore Sangue di Drago Riserva 2023 – Marco Donati;
  • Trentino Riesling 2025 – Pojer & Sandri;
  • Trentino Vino Santo Arèle 2015 – Pravis;
  • Trento Brut Rosé +4 Riserva 2016 – Letrari;
  • Trento Brut Rosé Piancastello Riserva 2020 – Endrizzi;
  • Trento Dosaggio Zero Oro Rosso Riserva 2020 – Cantina La-Vis/Cembra Cantina di Montagna;
  • Trento Extra Brut 1673 Riserva 2018 – Cesarini Sforza Spumanti;
  • Trento Extra Brut AlpeRegis 2020 – Rotari;
  • Trento Extra Brut Blauen Blanc de Noirs 2019 – Moser;
  • Trento Extra Brut Perlé Nero Riserva 2019 – Ferrari;
  • Trento Extra Brut Re di Revì Gli Eroi Riserva 2016 – Revì;
  • Trento Pas Dosé Salìsa Zero 2020 – Villa Corniole.

Tre Bicchieri 2027 dell’Alto Adige: l’elenco completo dei vini premiati

L’Alto Adige conta invece 26 etichette premiate con i Tre Bicchieri 2027. La lista comprende vini bianchi, rossi, spumanti e interpretazioni di vitigni aromatici, mettendo in evidenza la capacità del territorio di valorizzare le caratteristiche di singole zone e vigneti.

Questi sono i vini altoatesini premiati nella guida, con le rispettive annate e cantine produttrici:

  • Bianco Aichberg Riserva 2023 – Tenuta Kornell;
  • Bianco LR Riserva 2022 – Cantina Colterenzio;
  • Chardonnay Kreuzweg Family Reserve Riserva 2022 – Castelfeder;
  • Chardonnay Marei 2023 – Castel Sallegg;
  • Chardonnay Troy Riserva 2023 – Cantina Tramin;
  • Gewürztraminer Frauenrigl Riserva 2024 – Cantina Kurtatsch;
  • Gewürztraminer Vigna Kastelaz 2024 – Elena Walch;
  • Lagrein Taber Riserva 2024 – Cantina Bozen;
  • Lagrein Vigna Klosteranger Riserva 2022 – Muri-Gries;
  • Müller Thurgau Vigna Feldmarschall von Fenner 2023 – Tiefenbrunner/Schlosskellerei Turmhof;
  • Pinot Bianco Itos Riserva 2023 – Ansitz Waldgries;
  • Pinot Bianco Kalkberg Riserva 2024 – Kellerei Sankt Pauls;
  • Pinot Bianco Sirmian 2024 – Nals Margreid;
  • Pinot Grigio 2025 – Peter Zemmer;
  • Pinot Grigio Sanct Valentin 2024 – Cantina Produttori San Michele Appiano;
  • Pinot Nero Renaissance Riserva 2022 – Gump Hof / Markus Prackwieser;
  • Pinot Nero Schweizer 2022 – Franz Haas;
  • Pinot Nero Trattmann Riserva 2023 – Cantina Girlan;
  • Pinot Nero Vigna Herbsthöfl Barthenau Riserva 2023 – Tenuta Hofstätter;
  • Santa Maddalena Classico 2025 – Pfannenstielhof/Johannes Pfeifer;
  • Spumante Pas Dosé Metodo Classico 2021 – Kettmeir;
  • Terlano Pinot Bianco Vorberg Riserva 2023 – Cantina Terlano;
  • Valle Isarco Grüner Veltliner 2025 – Tenuta Ebner/Florian Unterthiner;
  • Valle Isarco Kerner Aristos 2025 – Cantina Valle Isarco;
  • Valle Isarco Riesling R 2024 – Köfererhof/Günther Kerschbaumer;
  • Terlano Pinot Bianco Eichhorn 2024 – Manincor.

Al Sud scoppia anche la rivolta del pane, cosa c’è dietro la protesta di cui in pochi stanno parlando

24 October 2026 at 06:00

Mentre l’attenzione pubblica è concentrata sulle vetrine rotte di Milano, nel Sud Italia si allargano le proteste che, in questi giorni, hanno visto mobilitarsi il comparto della panificazione artigianale. Anche in questo caso c’entra il caro prezzi, che sta aggravando la situazione di chi già denuncia da tempo i rapporti sempre più complicati con la grande distribuzione organizzata.

Le contestazioni arrivano dalla Calabria e, anche se diverse, si intrecciano con quelle degli autotrasportatori, poiché riportano al centro il tema del costo del cibo e della sostenibilità economica delle piccole imprese.

La rivolta del pane prende piede al Sud: cosa sta succedendo in Calabria

La mobilitazione dei panificatori è iniziata il 16 ottobre 2026 a Cosenza, quando 31 artigiani dell’Alto Ionio cosentino hanno deciso di unirsi alla protesta degli autotrasportatori lungo la statale 106, nella piana di Sibari. Dopo una prima serrata di due giorni, la manifestazione è proseguita fino a martedì 20 ottobre, per far luce sulle difficoltà di un settore composto in larga parte da piccole imprese familiari.

A preoccupare è stato soprattutto l’annuncio relativo a possibili aumenti dei listini all’ingrosso che, se confermato, renderebbe impossibile mantenere in equilibrio i conti senza trasferire integralmente sui consumatori l’aumento delle spese. Il prezzo del pane potrebbe infatti passare da 3 a 3,80 euro al chilo a partire dal prossimo novembre in alcuni esercizi.

L’aumento ipotizzato è pari a 80 centesimi al chilo, ovvero circa il 26,7% in più rispetto al prezzo iniziale. Se applicato, significherebbe spendere 4 euro in più per acquistare cinque chili di pane rispetto a quanto si pagherebbe con il listino precedente.

Secondo quanto riferito da Monti al Corriere della Sera, tra le voci che stanno incidendo maggiormente sui bilanci c’è la farina, il cui prezzo sarebbe aumentato di 10 euro al quintale dalla metà di settembre, ma anche i rincari del gas e dell’elettricità, indispensabili per alimentare i forni e mantenere operativi i laboratori.

Un ulteriore elemento riguarda i materiali per il confezionamento. Per carta e plastica, gli aumenti segnalati arriverebbero fino al 50%, con un impatto significativo sulle attività che devono preparare e consegnare quotidianamente il pane a negozi e supermercati.

I bonus richiesti

Accanto al caro materie prime, c’è poi il problema del costo del lavoro. La panificazione artigianale richiede spesso turni notturni o nelle prime ore del mattino, perché il pane deve essere pronto per la vendita quando i clienti iniziano la giornata. Questo comporta spese maggiori per la gestione del personale, che si vanno ad aggiungere ai rincari del periodo, e che rendono insostenibile il proseguimento di molte attività.

Pino Cesarini, panificatore che lavora insieme a tre familiari e due dipendenti, ha richiamato l’attenzione proprio sulla necessità di agevolazioni contributive per le assunzioni. A lui si è unito anche Eugenio Bettarini Briatico, panificatore di Francavilla Marittima, che ha evidenziato le difficoltà di sostenere salari e spese crescenti. Questo perché per le imprese di dimensioni ridotte, mantenere un organico sufficiente è essenziale, ma può diventare economicamente difficile quando aumentano le spese e i ricavi non crescono allo stesso ritmo.

Il nodo della grande distribuzione

Tra le ragioni della protesta c’è infine il rapporto con la grande distribuzione organizzata. Produttori e panificatori che riforniscono supermercati e che sono coinvolti nella mobilitazione hanno denunciato pressioni sui listini di vendita e una gestione penalizzante dei margini commerciali. Nello specifico, secondo le testimonianze degli operatori, alcuni supermercati avrebbero preteso di trattenere per sé fino al 50% dei rincari applicati al prezzo del pane al pubblico, lasciando ai panificatori una quota insufficiente a coprire gli effettivi aumenti dei costi delle materie prime e dell’energia.

È anche per questo che i panificatori chiedono di rivedere i rapporti lungo la filiera, affinché la distribuzione del rischio commerciale non finisca per gravare soprattutto sui produttori più piccoli.

Caro voli, Ryanair prevede «il più grande aumento della storia»: quanto e quando

24 October 2026 at 06:00

“Assisterete al più grande aumento dei prezzi dei biglietti aerei, direi, della storia in Europa nei prossimi 12 mesi”, lo ha dichiarato Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair. L’avvertimento è stato lanciato il 20 ottobre 2026 durante una conferenza stampa a Bruxelles e, stando alle giustificazioni date dal Ceo, non sembrerebbe essere oggi un’eventualità così improbabile.

Perché nel 2027 aumenteranno i prezzi dei voli in Europa

La previsione di O’Leary si fonda su due fattori principali:

  • l’aumento dei costi operativi delle compagnie aeree, soprattutto per via del costo del carburante sempre più alto;
  • una possibile riduzione dell’offerta di posti a causa di fallimenti e operazioni di acquisizione nel settore. Se alcuni vettori dovessero uscire dal mercato o ridurre le proprie attività, una parte della capacità di trasporto verrebbe meno.

Si tratta di due dinamiche che, agendo contemporaneamente, potrebbero spingere verso l’alto i prezzi dei biglietti. Quando il costo del carburante cresce rapidamente, infatti, le compagnie devono decidere come assorbire la spesa aggiuntiva. Possono quindi ridurre i margini di profitto, cercare risparmi in altre aree oppure trasferire almeno una parte dei maggiori costi sui passeggeri, attraverso tariffe più elevate.

La combinazione tra carburante più caro e minore disponibilità di posti, poi, potrebbe creare le condizioni per un trend al rialzo sempre più sostenuto. Quando la domanda rimane elevata ma diminuisce il numero di sedili disponibili, come in ogni economia, le aziende hanno un maggiore margine nell’aumentare i prezzi, soprattutto sulle rotte e nelle date più richieste.

Di quanto potrebbero aumentare i biglietti aerei

L’amministratore delegato di Ryanair, nel suo intervento, ha parlato di aumenti compresi tra il 10% e il 20% nel giro di un anno. Se le cose dovessero andare veramente così, gli incrementi riguarderebbero senza alcuna distinzione sia i voli low cost che le tratte standard, fino a ripercuotersi sugli spostamenti a medio e lungo raggio (nazionali e internazionali).

Di seguito, alcuni esempi di quanto potrebbe arrivare a costare un volo:

Prezzo attuale Con aumento del 10% Con aumento del 15% Con aumento del 20%
30 € 33,00 € 34,50 € 36,00 €
50 € 55,00 € 57,50 € 60,00 €
100 € 110,00 € 115,00 € 120,00 €
200 € 220,00 € 230,00 € 240,00 €
300 € 330,00 € 345,00 € 360,00 €

Il peso maggiore ricadrebbe sulle famiglie. Per quattro passeggeri, ad esempio, quattro biglietti da 100 euro ciascuno costerebbero complessivamente 400 euro. Con un aumento del 20%, la spesa salirebbe a 480 euro (80 euro in più per lo stesso viaggio, a parità di condizioni).

L’impatto potrebbe essere ancora più significativo per chi deve acquistare biglietti per le vacanze, quando la domanda tende a concentrarsi in periodi specifici e le tariffe possono già essere elevate.

Le destinazioni più a rischio aumento

Anche se O’Leary ha parlato in generale di aumenti per il mercato europeo, non indicando precisamente quali rotte diventeranno più costose, dalle sue parole sono emersi alcuni indizi sui fattori che potrebbero rendere determinati collegamenti particolarmente esposti ai rincari.

  • il primo riguarda le rotte con una domanda elevata e un’offerta limitata. Se il numero di posti disponibili dovesse diminuire, i collegamenti verso le destinazioni turistiche più richieste potrebbero diventare più costosi, soprattutto nei fine settimana, durante le festività e nei mesi estivi. La dinamica dipenderà anche dalla possibilità per i passeggeri di scegliere aeroporti alternativi;
  • un secondo elemento riguarda i collegamenti serviti da vettori che dovessero ridurre le proprie attività o uscire dal mercato. Se una compagnia abbandonasse una rotta e gli altri operatori non compensassero la perdita di capacità, i passeggeri potrebbero trovarsi con meno voli tra cui scegliere. In questo scenario, anche le destinazioni normalmente raggiungibili con tariffe low cost potrebbero diventare meno accessibili.

Quando scattano gli aumenti

Molti vettori utilizzano strategie di copertura finanziaria, note come hedging, per proteggersi dalle oscillazioni dei prezzi del carburante. Attraverso questi strumenti, una compagnia può bloccare in anticipo il costo di una parte del carburante che prevede di acquistare nei mesi successivi, riducendo l’esposizione a eventuali rialzi del mercato.

La stessa linea è stata seguita da Ryanair che, come riferito dal Ceo, quando il conflitto in Iran è iniziato, alla fine di febbraio 2026, aveva già coperto circa l’80% del proprio fabbisogno di carburante fino a marzo 2027, a un prezzo di 67 dollari al barile.

La situazione, però, cambierà a partire da aprile 2027. Per il periodo successivo, Ryanair avrebbe coperto soltanto il 15% del proprio fabbisogno di carburante a un prezzo di 85 dollari al barile, rimanendo quindi esposta alle oscillazioni del mercato per la parte restante. E dalle dichiarazioni di O’Leary, anche molte altre compagnie europee si trovano in una posizione simile.

Caro gasolio, arriva il contributo a fondo perduto per gli agricoltori: come funziona

24 October 2026 at 06:00

Il governo ha approvato un nuovo decreto legge che riconosce contributi a fondo perduto ai comparti agricoltura e pesca, destinati a far fronte al fenomeno del caro gasolio. Dopo giorni di proteste, il Consiglio dei ministri del 22 ottobre 2026 ha stanziato 70 milioni di euro.

Alle imprese agricole, in particolare, sono destinati 60 milioni di euro, con un aiuto calcolato sulle spese sostenute per l’acquisto di carburante.

Come funziona il contributo a fondo perduto per gli agricoltori

La misura destinata al settore agricolo consiste in un bonus pari al 20% delle spese sostenute per il carburante, entro il limite massimo indicato di 45 centesimi per litro, nel periodo indicato dal decreto.

L’importo effettivamente riconosciuto dipenderà quindi dalle spese documentate, non sarà automatico e non concorrerà alla formazione del reddito imponibile. La misura, infatti, è esente da imposte sul reddito.

Quali spese rientrano nell’agevolazione

Potranno essere restituite, nei limiti individuati dall’esecutivo, le spese per il carburante sostenute nel periodo che va dal 1° giugno al 15 ottobre 2026. Gli acquisti effettuati al di fuori di queste date sono esclusi. Di conseguenza, per gli operatori agricoli sarà fondamentale conservare e verificare la documentazione relativa agli acquisti di carburante, in modo da poter dimostrare gli importi sostenuti e la loro riferibilità al periodo agevolato.

L’esecutivo, al momento, ha comunque stanziato solo le risorse per i contributi. Per l’attivazione degli stessi e l’effettiva entrata in vigore si dovrà attendere apposito decreto attuativo, con il quale dovranno essere definite le disposizioni operative applicabili.

Chi eroga il contributo e come avviene il pagamento

Il Consiglio dei ministri ha individuato l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) come soggetto incaricato a erogare il contributo alle imprese agricole in possesso dei requisiti richiesti. Il pagamento è previsto mediante accredito diretto sul conto corrente del beneficiario.

Anche in questo caso, per conoscere i termini di presentazione delle domande, la documentazione necessaria e gli eventuali criteri di priorità in caso di richieste superiori alle risorse disponibili, sarà necessario fare riferimento alle istruzioni attuative.

Gli aiuti per l’autotrasporto

A seguito delle proteste che hanno interessato diverse regioni in tutta Italia e dopo lo stop di diversi importanti impianti produttivi, il decreto legge approvato il 22 ottobre 2026 ha previsto anche altre misure per l’autotrasporto, per contenere l’impatto dei rincari e garantire la continuità dei servizi.

Nel dettaglio, per le imprese di trasporto merci sono state sbloccate ulteriori risorse per i crediti d’imposta relativi all’acquisto di gasolio. Si tratta di:

  • 45,2 milioni di euro aggiuntivi per le spese sostenute tra marzo e agosto 2026;
  • altri 60 milioni di euro per quelle effettuate dal 1° settembre al 5 ottobre 2026.

Il provvedimento introduce inoltre la possibilità, per le imprese di autotrasporto di merci per conto terzi iscritte all’Albo nazionale degli autotrasportatori, di chiedere la sospensione dei canoni di leasing relativi ai veicoli impiegati nell’attività fino al 31 marzo 2027, con una proroga del termine finale del contratto per un periodo corrispondente a quello della sospensione.

Poiché la misura è orientata alla gestione della liquidità, le operazioni interessate non possono essere revocate fino alla stessa data, così da consentire alle aziende di liberare risorse da destinare alle spese correnti, compreso il carburante, in una fase di particolare pressione sui margini.

Il decreto interviene infine sui contratti di autotrasporto di durata superiore a trenta giorni, prevedendo la pubblicazione e l’aggiornamento trimestrale, da parte del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dei valori percentuali relativi all’incidenza del costo del carburante. Per i contratti non stipulati in forma scritta, i valori minimi diventano un parametro obbligatorio per il calcolo delle fatture.

EasyJet attiva nuovi voli diretti da e per l’Italia, collegamenti e aeroporti interessati

23 October 2026 at 16:08

EasyJet amplia il proprio network europeo in vista della stagione estiva 2027, annunciando 18 nuove rotte in partenza dal Regno Unito, a cui si aggiungono nuovi collegamenti dall’Italia. Il piano di sviluppo comprende collegamenti diretti verso alcune delle principali destinazioni turistiche del Mediterraneo e diverse città europee, con nuove opportunità per chi desidera organizzare le vacanze senza dover necessariamente transitare dai grandi hub internazionali.

L’espansione annunciata dalla compagnia britannica si inserisce in una strategia che punta a valorizzare gli aeroporti regionali, offrendo ai passeggeri più alternative rispetto alle partenze dai principali scali.

Le nuove rotte easyJet dall’Italia per l’estate 2027

Tra i nuovi collegamenti internazionali presentati da easyJet, 4 tratte riguardano l’Italia e collegheranno:

  • Milano Malpensa con Birmingham;
  • Roma Fiumicino con Edimburgo;
  • Napoli con Reykjavík;
  • Rimini con Berlino Brandeburgo.

Le partenze sono previste a partire dalla primavera 2027, con date e frequenze differenti a seconda della destinazione. I voli da Milano Malpensa e Roma Fiumicino rientrano tra le 18 nuove rotte con il Regno Unito, mentre i collegamenti da Napoli e Rimini si aggiungono al pacchetto britannico.

Tutte le nuove destinazioni europee

Le 18 nuove rotte annunciate da easyJet partono da 10 aeroporti britannici per l’estate 2027, comprese le due verso Milano Malpensa e Roma Fiumicino. L’offerta comprende destinazioni in Spagna, Francia, Italia, Germania, Grecia, Cipro, Montenegro e Bulgaria. Secondo la compagnia, su dieci delle nuove tratte sarà l’unico vettore a offrire un collegamento diretto.

Ecco il calendario delle prossime partenze da e per:

  • Aberdeen per Barcellona (Spagna) dal 31 marzo 2027 e per Palma di Maiorca (Spagna) dal 3 maggio 2027;
  • Birmingham per Milano Malpensa (Italia) dal 29 marzo 2027 e per Tivat (Montenegro) dal 3 maggio 2027;
  • Bristol per Burgas (Bulgaria) dal 28 maggio 2027 e per Montpellier (Francia) dal 1° luglio 2027;
  • Edimburgo per Amburgo (Germania) dal 29 marzo 2027, per Tivat (Montenegro) dal 29 marzo 2027, Bilbao (Spagna) dal 30 marzo 2027 e per Roma Fiumicino (Italia) dal 30 marzo 2027;
  • Liverpool per Girona (Spagna) dal 28 marzo 2027 e per Murcia (Spagna) dal 29 marzo 2027;
  • Londra Gatwick per Girona (Spagna) dal 3 giugno 2027 e per Ajaccio (Francia) dal 30 giugno 2027;
  • Londra Luton per Salonicco (Grecia) dal 1° maggio 2027;
  • Londra Southend per Rodi (Grecia) dal 27 aprile 2027;
  • Manchester per Bastia (Francia) dal 29 giugno 2027;
  • Newcastle per Larnaca (Cipro) dal 31 marzo 2027.

L’impatto sul territorio

L’apertura di una nuova rotta non si traduce soltanto in una maggiore scelta per i passeggeri, ma può contribuire a modificare i flussi turistici, la domanda di servizi e l’accessibilità di intere aree geografiche.

Una maggiore mobilità può sostenere i soggiorni brevi, i viaggi fuori dai periodi di punta e le visite di amici e parenti. Per le città che non rappresentano i tradizionali punti di ingresso del turismo internazionale, un collegamento può offrire maggiore visibilità sui mercati esteri e attrarre visitatori. Tuttavia, questo effetto non è automatico, ma un possibile sviluppo in questo senso dipende dalla domanda effettiva e dai prezzi e dalla capacità delle destinazioni di offrire servizi adeguati. La presenza di una rotta rappresenta quindi un’opportunità commerciale, anche per l’Italia, non una garanzia di aumento delle presenze turistiche.

Quanto costano i nuovi voli easyJet e come prenotare

Le 18 rotte britanniche annunciate a settembre sono già disponibili per la prenotazione attraverso il sito ufficiale easyJet e l’app mobile. Le tariffe promozionali iniziali partono da 35,48 sterline (circa 42 euro) per persona e per tratta, tasse incluse. I prezzi però variano in base alla destinazione, alla disponibilità e al periodo scelto.

Prima di confermare la prenotazione conviene inoltre calcolare il costo complessivo, soprattutto quando si viaggia con bagagli da stiva o si desidera scegliere posti specifici.

Vendemmia 2026, crollano i listini delle uve: le denominazioni più colpite dal Nord al Sud

23 October 2026 at 14:56

La vendemmia 2026 si chiude, almeno sul fronte dei prezzi delle uve da vino, con un quadro complesso per la filiera vitivinicola italiana. Nonostante le previsioni indichino una produzione inferiore rispetto allo scorso anno, le quotazioni della materia prima tendono al ribasso in diversi territori, coinvolgendo alcune delle denominazioni più importanti del made in Italy enologico.

A fotografare la situazione sono le prime rilevazioni della Borsa merci telematica italiana (Bmti) sulla campagna 2026/27, diffuse il 15 ottobre 2026: dal Veneto alla Puglia, numerose denominazioni registrano cali a doppia cifra rispetto alla scorsa campagna, mentre le cantine devono ancora smaltire le giacenze accumulate.

Come è andata la vendemmia in Italia

Secondo le stime della Commissione europea, la produzione di vino in Italia dovrebbe attestarsi a poco più di 41 milioni di ettolitri, registrando una diminuzione del 7,1% nel 2026 rispetto al 2025. Questa contrazione è una diretta conseguenza delle difficoltà incontrate dai vigneti in seguito a condizioni climatiche estreme, temperature elevate e periodi di siccità durante la primavera e l’estate. Queste condizioni infatti hanno portato a un anticipo della vendemmia in numerose aree del Paese, modificando i calendari di raccolta e incidendo sulle quantità disponibili.

Di contro, le cantine devono ancora smaltire ingenti quantità di vino e, proprio mentre devono fare i conti con la necessità di mantenere bassi i costi, questa eccedenza sta già spingendo verso il basso le quotazioni di quest’anno. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la disponibilità di uva, ma l’equilibrio complessivo tra produzione, scorte, domanda e vendite.

Di quanto sono scesi i prezzi dell’uva

Dai dati rilevati dalle Camere di commercio ed elaborati dalla Borsa merci telematica italiana (Bmti), in anteprima per il settimanale Tre Bicchieri del Gambero Rosso il 15 ottobre 2026, le prime rilevazioni sulla campagna vitivinicola 2026/27 restituiscono un andamento dei prezzi al ribasso. Numerose denominazioni registrano quotazioni inferiori rispetto alla campagna precedente, con diminuzioni che in alcuni casi superano il 20%. Il fenomeno interessa diverse aree produttive, dal Veneto alla Toscana, fino all’Abruzzo e alla Puglia.

Solo poche denominazioni, accanto alle flessioni a doppia cifra, mantengono quotazioni stabili: tra queste il Brunello di Montalcino e il Conegliano Valdobbiadene Prosecco.

Le denominazioni più colpite

Tra le denominazioni che hanno registrato le diminuzioni più consistenti rispetto al 2025 ci sono:

  • il Lugana Doc, tra Lombardia e Veneto (province di Brescia e Verona), con un ribasso del 23% e quotazioni scese a 158,5 euro al quintale;
  • il Montepulciano d’Abruzzo Doc, le cui uve perdono il 21%, fermandosi a 46,5 euro al quintale;
  • la Vernaccia di San Gimignano Docg, in Toscana, che registra una flessione del 19%, con prezzi pari a 65 euro al quintale;
  • l’Abruzzo Pecorino Doc, in calo del 17% a 47,5 euro al quintale;
  • le uve destinate alla produzione di Recioto e Amarone della Valpolicella Docg, che perdono il 16%, attestandosi a 152,5 euro al quintale.

La tendenza negativa coinvolge inoltre:

  • il Chianti Classico Docg e il Vino Nobile di Montepulciano Docg, entrambi in diminuzione dell’8%, rispettivamente a 161,25 e 117,5 euro al quintale;
  • le uve destinate al Primitivo in Puglia, che scendono del 9%, raggiungendo 40 euro al quintale;
  • il Pinot Grigio Valdadige, con una flessione più contenuta, pari al 6%, e con quotazioni di 75 euro al quintale.

Fanno eccezione le uve destinate al Brunello di Montalcino Docg, che restano stabili a 250 euro al quintale, così come quelle per il Soave Doc, il Custoza Doc e le principali produzioni del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg.

Cosa si rischia

Le conseguenze non sono necessariamente identiche per tutte le aziende. I produttori che dispongono di contratti consolidati, maggiore capacità commerciale o prodotti destinati a segmenti di mercato più remunerativi possono trovarsi in una posizione differente rispetto alle imprese più esposte alle oscillazioni dei listini. Tuttavia, la diffusione dei ribassi rende il quadro complessivo particolarmente delicato.

L’evoluzione dei prezzi nei prossimi mesi dipenderà dalla capacità del mercato di assorbire le giacenze e dalla velocità con cui le vendite riusciranno a riportare equilibrio tra domanda e offerta. Sarà quindi importante osservare l’andamento delle vendite di vino, l’evoluzione dell’export e le prossime rilevazioni dei listini camerali.

Cresce sempre di più il cine-turismo, in Italia vale 600 milioni: quali le mete preferite dai turisti

22 October 2026 at 13:54

Sono sempre di più i viaggiatori che scelgono la propria destinazione lasciandosi ispirare dalle ambientazioni viste sul grande e piccolo schermo. Per questo motivo, negli ultimi anni, anche in Italia borghi, isole, città d’arte e paesaggi naturali sono diventati mete ambite soprattutto perché sono stati set di film e serie tv.

Si chiama cine-turismo (o screen tourism), ed è un fenomeno che anche nel nostro Paese sta acquisendo sempre più valore.

Quanto vale il cine-turismo in Italia

Secondo Jfc Tourism & Management, il cine-turismo in Italia genera un giro d’affari stimato in:

  • circa 600 milioni di euro all’anno;
  • 1,3 milioni di pernottamenti direttamente collegati alle produzioni audiovisive;
  • oltre 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi diventati riconoscibili grazie a film e serie televisive.

A livello internazionale, da come è emerso dal report annuale Unpack di Expedia Group, quasi un viaggiatore su cinque nel mondo ha prenotato un viaggio dopo aver visto una destinazione in un film o in una serie televisiva.

Una parte dei turisti organizza soggiorni di più giorni per esplorare le location, mentre altri inseriscono una singola tappa cinematografica in un itinerario già programmato. Entrambe le tipologie di visita possono generare ricavi, anche se con effetti differenti sulla durata della permanenza, sulla spesa media e sulla distribuzione dei benefici tra le attività locali.

Quali sono le mete più popolari

Tra le destinazioni italiane che hanno conquistato visibilità internazionale grazie a film e serie televisive c’è sicuramente Favignana, in Sicilia. L’isola, anche grazie alla popolarità raggiunta con The Odyssey, di Christopher Nolan, ha visto le prenotazioni aumentare molto questa estate. Le prime stime, inoltre, individuano in questo interesse un potenziale economico anche nei prossimi anni.

Un’altra meta particolarmente nota è Taormina, sempre in Sicilia, che ha ottenuto nuova visibilità internazionale grazie alla serie The White Lotus. Il San Domenico Palace e gli scorci panoramici della città hanno contribuito in particolare a rafforzare l’immagine della destinazione presso un pubblico interessato a viaggi di lusso, gastronomia ed esperienze esclusive.

Restando ancora in Sicilia, meritano di essere menzionate anche Scicli e Punta Secca, nel Ragusano, dove il turismo è spinto da anni ormai dal successo de Il commissario Montalbano.

Tra le destinazioni che stanno beneficiando della visibilità televisiva c’è anche la Calabria, con località come Tropea e Isola di Capo Rizzuto coinvolte nelle riprese di Sandokan, mentre Matera è diventata una scenografia riconoscibile dopo aver ospitato produzioni internazionali come No Time to Die, il film della saga di James Bond.

Infine c’è Roma, che da Vacanze romane (con Audrey Hepburn e Gregory Peck) fino agli ultimi lavori internazionali (come To Rome with Love di Woody Allen), continua a esercitare un forte richiamo sugli appassionati che vogliono ritrovare le ambientazioni della pellicola.

In arrivo nuovi contributi pubblici per il cine-turismo

Per sfruttare meglio le opportunità offerte dal cine-turismo, il ministero del Turismo, in collaborazione con Enit, ha promosso il progetto “Che spettacolo l’Italia! What a movie Italia is!”.

L’iniziativa prevede contributi pubblici per realizzare filmati di qualità cinematografica della durata compresa tra cinque e dieci minuti, destinati a essere distribuiti insieme a film per le sale e a serie televisive. Il progetto prevede un finanziamento fino a 400mila euro per i produttori, che si aggiungono agli aiuti già esistenti, con l’obiettivo di trasformare i set cinematografici e televisivi in strumenti di promozione delle destinazioni italiane, attraverso la produzione di contenuti ad hoc.

Perché la mozzarella di bufala è a rischio, cosa sta succedendo nei caseifici

22 October 2026 at 10:53

La mozzarella di bufala, eccellenza simbolo del made in Italy agroalimentare e pilastro dell’economia del Mezzogiorno, si trova ad affrontare una delle fasi più complesse della sua storia recente. Tra le pareti dei caseifici e lungo i pascoli delle zone di produzione d’origine, l’equilibrio di un’intera filiera appare infatti oggi fortemente compromesso.

Mentre in tutta Italia i consumatori temono ripercussioni sulla reperibilità e sui prezzi del prodotto finale, numerosi caseifici hanno dovuto sospendere la lavorazione perché il latte non arriva, a causa del fermo degli autotrasportatori. Il risultato è uno stop della produzione che rischia di avere delle conseguenze molto spiacevoli.

Cosa c’è dietro lo stop alla produzione di mozzarella di bufala in Italia

A mettere in difficoltà la filiera della mozzarella di bufala campana Dop è lo sciopero degli autotrasportatori. In Campania, soprattutto nelle province di Caserta e Salerno, numerosi caseifici hanno dovuto sospendere le attività per la mancata consegna del latte proveniente dagli allevamenti.

La mobilitazione, partita nel Mezzogiorno per protestare contro il caro carburante, sta provocando conseguenze che vanno ben oltre il settore della logistica. Infatti, anche se le bufale continuano a essere munte, senza trasporti regolari la materia prima rischia di non poter essere lavorata entro i tempi stabiliti. Le difficoltà partono già negli allevamenti, dove il latte si accumula, e si estendono ai punti vendita, con una disponibilità della mozzarella sempre più incerta.

La situazione nei supermercati

Uno degli effetti più visibili del blocco riguarda la disponibilità della mozzarella di bufala campana Dop nei punti vendita. La riduzione dell’offerta è già visibile. Gli scaffali dei supermercati sono meno forniti e c’è maggiore difficoltà nel reperire il prodotto, soprattutto nelle aree in cui la domanda è elevata. La continuità delle forniture sta mettendo in difficoltà anche pizzerie, ristoranti, gastronomie e rivenditori specializzati, che devono programmare gli acquisti sulla base della disponibilità effettiva.

Non è però possibile stabilire, sulla base delle sole chiusure segnalate, quanto dureranno le eventuali carenze o quali saranno gli effetti sui prezzi al dettaglio. Questi dipenderanno dalla durata della mobilitazione, dalle scorte già presenti nei punti vendita e dalla velocità con cui allevamenti, caseifici e distributori riusciranno a riprendere le normali attività.

Cosa si rischia ora

A parlare per primo di allarme è stato il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, che il 21 ottobre 2026 ha denunciato la chiusura di numerosi stabilimenti e chiesto un intervento urgente del governo. Oltre alla temporanea scarsità del prodotto sugli scaffali, le perdite economiche potrebbero colpire l’intero settore, per poi estendersi ad altri comparti, dall’agroalimentare all’export.

Secondo quanto riferito dal direttore, Pier Maria Saccani, non è sufficiente avere allevamenti in attività e impianti pronti a lavorare. La mozzarella di bufala è un prodotto fresco, la cui produzione dipende dalla disponibilità regolare di latte. Il latte destinato alla Dop deve essere lavorato entro 60 ore dalla mungitura, quindi occorre che arrivi a destinazione nelle condizioni e nei tempi necessari per essere trasformato.

Questo non significa necessariamente che ogni quantitativo di latte rimasto fermo debba essere automaticamente buttato. Può essere utilizzato per produrre mozzarella, ma questa non avrà la certificazione Dop. E questo si traduce in un danno economico superiore a quello provocato da una semplice interruzione temporanea:

  • per gli allevatori, il danno può tradursi in costi aggiuntivi, difficoltà organizzative e possibili perdite di materia prima;
  • per i caseifici, invece, la sospensione dell’attività comporta una riduzione dei volumi lavorati e maggiori difficoltà nel rispettare gli ordini già ricevuti.

Inoltre, tutto sta succedendo in un momento già delicato, per via dell’aumento dei costi di produzione denunciato da tempo dagli operatori di settore. Adesso quindi, se la protesta dovesse continuare, la situazione finanziaria già complicata potrebbe ulteriormente aggravarsi.

Intanto, il governo ha annunciato nuovi aiuti per gli autotrasportatori, ma alcuni manifestanti avevano prospettato la possibilità di proseguire la mobilitazione almeno fino al 27 ottobre.

Stop a produzione di pasta a causa del blocco dei Tir, si ferma il primo stabilimento italiano

22 October 2026 at 09:51

Il blocco degli autotrasportatori contro il caro carburanti colpisce anche l’industria della pasta italiana. Il pastificio Rummo ha sospeso la produzione da lunedì 19 ottobre 2026.

Ad annunciare lo stop è stato Cosimo Rummo, presidente e amministratore delegato dell’azienda, in un’intervista a Repubblica. Anche La Molisana, con sede a Campobasso, ha ridotto drasticamente l’attività a causa dei problemi nei rifornimenti.

Cosa è successo a Rummo

Il pastificio Rummo ha dovuto interrompere la produzione dopo aver esaurito le scorte di materie prime disponibili nello stabilimento di Benevento. La sospensione è arrivata dopo circa una settimana di difficoltà nei rifornimenti, provocate dal blocco dei trasporti e dall’impossibilità di garantire le normali consegne.

Anche con gli impianti operativi e con gli ordini commerciali che continuano ad arrivare, le attività sono state sospese perché senza un flusso costante di ingredienti e materiali indispensabili è impossibile andare avanti. Nel caso della pasta, in particolare, se i camion che trasportano la semola di grano duro non raggiungono lo stabilimento, le scorte interne possono garantire la continuità soltanto per un periodo limitato. Una volta esaurite, l’alternativa è ridurre i ritmi produttivi oppure fermare temporaneamente le linee. E così è successo.

Perché anche La Molisana ha ridotto la produzione

Altri pastifici del Sud Italia stanno affrontando difficoltà analoghe a Rummo. Tra questi c’è La Molisana, a Campobasso, che non si è fermata ma ha dovuto ridurre drasticamente la produzione.

Coltivazione del grano duro, molitura, lavorazione industriale, confezionamento e distribuzione devono funzionare in modo coordinato, mentre un rallentamento anche in una sola fase può ripercuotersi sulle successive, soprattutto quando le imprese dispongono di scorte limitate. Se l’interruzione si protrae, le conseguenze possono estendersi anche ai rapporti con la grande distribuzione organizzata, con i distributori e con gli operatori dei mercati esteri.

La disponibilità di grano duro, dunque, non è sufficiente da sola a garantire la continuità produttiva. Il cereale deve essere raccolto, movimentato e trasformato in semola, che deve poi raggiungere i pastifici nei tempi richiesti dai rispettivi programmi di lavorazione.

Scorte di magazzino e costi logistici: cosa si rischia ora

C’è poi un altro problema con il quale le imprese di settore devono fare i conti in questi giorni di forte stress logistico. Le scorte rappresentano una delle principali difese contro le interruzioni delle forniture, è vero. Disporre di una riserva di semola permette a un pastificio di proseguire la produzione anche quando una consegna subisce un ritardo. Tuttavia, mantenere grandi quantità di materie prime in magazzino comporta costi e richiede spazi adeguati.

Le conseguenze economiche possono quindi manifestarsi sia nell’immediato, attraverso le ore di produzione perse e i ritardi nelle consegne, sia nel medio periodo, qualora le aziende debbano riorganizzare i contratti, sostenere spese aggiuntive o modificare la gestione delle scorte.

Le misure del governo

Intanto, il governo ha messo sul piatto un pacchetto di interventi finanziari. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha sbloccato 480 milioni di euro e misure di ristoro contro il caro gasolio. Il Consiglio dei ministri è stato inoltre convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto.

L’annuncio delle risorse ha aperto i primi spiragli, portando alla revoca dei blocchi regionali in Sicilia. Nella serata di mercoledì 21 ottobre anche in Calabria Fedralog, la federazione regionale della logistica, ha sospeso il fermo, in attesa dell’incontro con il ministro Matteo Salvini del 27 ottobre. Tuttavia, la mobilitazione di varie sigle e presidi spontanei di autotrasportatori sta proseguendo in diverse aree, tra cui Campania, Puglia e Lazio.

Di conseguenza, per il comparto pastario e per l’intera filiera agroalimentare la situazione resta complessa. La ripresa delle consegne di semola di grano duro verso i pastifici del Centro-Sud avviene ancora a rilento, impedendo il ritorno ai normali ritmi produttivi.

Ryanair apre una nuova base in Italia e attiva nuove rotte, gli aeroporti interessati

21 October 2026 at 04:00

Ryanair rafforza la propria presenza in Italia con una nuova base per l’estate 2027 e un ampliamento dei collegamenti già a partire dalla stagione invernale 2026. La compagnia aerea low cost punta ad aumentare il numero di passeggeri, ampliare le destinazioni raggiungibili e sostenere il turismo attraverso un incremento della capacità operativa e nuovi investimenti sul territorio.

La nuova base Ryanair per l’estate 2027

L’apertura della nuova base Ryanair riguarda l’aeroporto di Rimini, dove la compagnia ha fatto sapere che posizionerà due aeromobili il prossimo anno, grazie a un investimento dichiarato di 200 milioni di dollari. Il progetto è stato presentato il 15 ottobre 2026, durante il Ttg Travel experience di Rimini, e punta a raddoppiare l’offerta di posti rispetto all’estate 2025 con:

  • 17 rotte, di cui cinque nuove;
  • oltre 600.000 posti disponibili;
  • 114 voli settimanali complessivi.

L’ampliamento delle possibilità di collegamento con destinazioni internazionali, secondo le stime, sosterrà oltre 500 posti di lavoro locali e contribuirà ad attrarre nuovi visitatori in Emilia Romagna, soprattutto quelli internazionali durante la stagione del turismo balneare.

Questa espansione è stata inoltre giustificata come una conseguenza diretta dell’abolizione dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco decisa dalla regione. Ryanair sostiene infatti che la riduzione dei costi applicati al trasporto aereo abbia contribuito a creare condizioni più favorevoli per ampliare l’offerta e destinare nuovi aeromobili agli aeroporti interessati. Per le compagnie aeree rappresenta infatti una componente dei costi legati al trasporto e può incidere sulle valutazioni economiche relative all’apertura di nuove rotte o all’assegnazione di aeromobili a uno scalo.

Dove aumentano i voli Ryanair: gli aeroporti italiani interessati

L’intervento di Ryanair a Rimini si affianca al potenziamento delle operazioni in Lombardia. Il 1° ottobre 2026, infatti, la compagnia ha presentato il programma invernale per Milano, spiegando che il suo obiettivo è quello di raggiungere 21 milioni di passeggeri annui tra gli aeroporti di Bergamo e Malpensa.

Per l’inverno 2026, l’offerta complessiva arriverà a 8,7 milioni di posti, con un incremento dell’11%. Il programma comprende:

  • 125 rotte, dieci delle quali nuove (sei in partenza da Malpensa e quattro da Bergamo);
  • l’aumento della flotta basata nell’area milanese, che salirà a 33 aeromobili, grazie a un investimento complessivo di 3,3 miliardi di dollari;
  • due nuovi aerei assegnati a Bergamo, con un investimento aggiuntivo di 200 milioni di dollari.
  • l’aggiunta di oltre 640.000 posti a Malpensa, incrementando del 27% la capacità dell’aeroporto rispetto alla programmazione precedente.

Secondo le stime diffuse dal vettore, l’operazione complessiva contribuirà a sostenere oltre 16.200 posti di lavoro locali, con effetti sull’attrattività turistica della regione.

Quali sono le nuove rotte

Le cinque nuove destinazioni annunciate per l’estate 2027 da e per Rimini sono:

  • Dublino, in Irlanda;
  • Memmingen, in Germania;
  • Stoccolma, in Svezia;
  • Tirana, in Albania;
  • Varsavia, in Polonia.

La scelta delle destinazioni è significativa anche dal punto di vista commerciale. I collegamenti con queste mete europee possono intercettare differenti segmenti di domanda, dai viaggi turistici per piacere alle visite a parenti e amici, fino agli spostamenti per ragioni professionali.

Per quanto riguarda i nuovi collegamenti tra Bergamo e Malpensa, invece, le destinazioni indicate nel programma invernale 2026 di Ryanair comprendono:

  • Liverpool;
  • Paphos;
  • Rabat;
  • Reggio Calabria;
  • Agadir;
  • Crotone;
  • Edimburgo;
  • Danzica;
  • Funchal;
  • Tirana.

Sei rotte saranno operate da Malpensa e quattro da Bergamo.

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