❌

Normal view

Received — 25 October 2026 ⏭ Il Fatto Quotidiano

La Russa querela la storica Ponzani per un intervento in tv. Conte: “Ritiri, i fatti sono accertati”. Pd: “Dovrebbe tutelare la libertà di espressione”

25 October 2026 at 17:19

Ignazio La Russa annuncia un’azione giudiziaria contro una storica per un intervento in tv sull’ultimo decreto Sicurezza e sul passato politico della seconda carica dello Stato. Il presidente del Senato ha dato mandato ai legali di querelare Michela Ponzani che a Otto e mezzo, su La7, ha rievocato il Giovedì nero di Milano del 12 aprile 1973: una manifestazione dell’estrema destra non autorizzata durante la quale una bomba a mano uccise l’agente di polizia Antonio Marino, 22 anni. Con le nuove norme approvate dal governo Meloni, il succo, non avremmo La Russa presidente del Senato perché quel giorno si mise a capo della manifestazione. Pd e Movimento 5 Stelle chiedono che La Russa ritiri la querela.

Il 12 aprile 1973, a Milano, i vertici del Msi organizzarono una manifestazione nonostante il divieto imposto dalle autorità per ragioni di ordine pubblico. Tra i protagonisti anche La Russa, allora responsabile cittadino del Fronte della Gioventù. Il corteo degenerò in violenze e scontri con le forze dell’ordine. Furono lanciate due bombe a mano: una ferì un passante e un poliziotto, l’altra colpì mortalmente l’agente. Per l’omicidio furono condannati in via definitiva i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli. Per Emiliano Arrigo, portavoce di La Russa, dagli atti giudiziari risulterebbe “non soltanto l’assenza di qualsiasi sua responsabilità in relazione a quella tragica vicenda, ma persino alla semplice ipotesi di manifestazione non autorizzata”. A conferma di ciò, aggiunge, il presidente del Senato può vantare “un certificato penale intonso”.

“Invito il presidente La Russa a ritirare la querela annunciata”, chiede Giuseppe Conte. “Chi ha ruoli di grande responsabilità istituzionale non può scagliarsi contro una storica che esprime un giudizio negativo sull’ennesimo decreto sicurezza partorito dal Governo ed espone un più ampio ragionamento evocando il Giovedì nero di Milano. I fatti sono peraltro accertati da tempo: a capo del corteo non autorizzato che si tenne il 12 aprile 1973, a Milano, c’era anche Ignazio La Russa, all’epoca leader del Fronte della Gioventù di Milano, insieme ai vertici del Msi. Quella parata divenne l’occasione per compiere atti di aggressione e di teppismo da parte dei gruppi più estremisti della destra eversiva, in un clima sociale fortemente incandescente”. Il ‘potere di turno’, aggiunge l’ex premier, “lasci al dibattito storico, oltreché politico, la libertà di discutere liberamente senza subire intimidazioni. La conversione alla democrazia va dimostrata nei fatti!”.

Solidarietà alla storica arriva anche dal Pd. I senatori Dario Parrini, Francesco Verducci e Walter Verini definiscono l’annuncio della querela “un atto grave e infondato” e ricordano che la libertà di ricerca e di discussione pubblica è un principio fondamentale della democrazia. “È un triste giorno quello nel quale il Presidente del Senato annuncia una querela contro una storica di valore” che “ha ricordato, correttamente, una pagina buia della storia italiana. Anche il gruppo dem alla Camera contesta l’iniziativa: “La seconda carica dello Stato dovrebbe essere la prima a tutelare la libertà di ricerca e di espressione“.

Al fianco di Ponzani si schiera infine Differenza Donna, che denuncia il rischio di intimidazioni nei confronti di chi ricostruisce pagine scomode della storia italiana. “La ricerca storica non può essere sottoposta al controllo delle autorità politiche”, afferma l’associazione. “Come associazione femminista e transfemminista, conosciamo i meccanismi attraverso i quali si tenta di delegittimare la parola delle donne quando esercitiamo la libertà di parola esprimendo i saperi, quando interroghiamo il potere e mettiamo in discussione le narrazioni dominanti. La democrazia fondata sull’antifascismo ha il dovere di custodire la memoria, non di sottrarla al confronto pubblico”. La conclusione: “La storia non si querela”.

L'articolo La Russa querela la storica Ponzani per un intervento in tv. Conte: “Ritiri, i fatti sono accertati”. Pd: “Dovrebbe tutelare la libertà di espressione” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Giovani in piazza, i penalisti: “Il governo alza il livello della risposta repressiva, non è la strada giusta. Rischio di strumentalizzazioni”

25 October 2026 at 16:25

I quasi quattrocento fermi, tra cui un centinaio di minorenni, le duecentocinquanta perquisizioni in 24 ore, gli arresti e le denunce per le manifestazioni nelle varie città italiane non lasciano dubbi: il governo punta a “innalzare il livello della risposta repressiva“. “Non credo che sia la strada giusta da seguire sia sotto il profilo della risposta giudiziaria sia sotto quello della introduzione di nuove norme che entrano in tensione con principi costituzionali della determinatezza e della personalità della responsabilità penale”, sottolinea Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane. “La risposta ai fenomeni devianti deve essere proporzionata e in questo caso vediamo che c’è piuttosto una risposta di tipo simbolica per mostrare la muscolarità della risposta da parte del governo”.

Di sicuro, secondo il presidente dell’Ucpi, “che il fenomeno sia diverso e distante dalle drammatiche vicende del terrorismo degli Anni di piombo lo dimostra la presa di distanza dalla violenza da parte di molti manifestanti. Il nostro punto di vista resta lo stesso: il Paese è dotato di forze dell’ordine preparate e abbiamo un ordinamento fornito di un ventaglio di norme penali sostanziali che prevedono già pene altissime rispetto ad altri Paesi e norme penali processuali che già consentono una risposta efficace anche rispetto ai più allarmanti fenomeni di eversione politica”.

Quanto a Youssef Siher, presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre, fermato sabato e accusato di istigazione a delinquere attraverso i social e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (il nuovo reato introdotto con il decreto sicurezza approvato questa settimana), “non sono in grado di valutare nel merito – premette Petrelli -. Il sospetto che viene è che ci sia una strumentalizzazione di queste vicende giudiziarie in un contesto in cui si punta alla rassicurazione del pubblico e alla dimostrazione della necessità di nuove misure sicuritarie”. Per il presidente dell’Unione camere penali, “bisogna attendere le decisioni dei giudici, ma non si può escludere che possano esserci delle sopravvalutazioni dei profili soggettivi e della storia personale dell’indagato rispetto alla oggettiva gravità delle condotte“.

L'articolo Giovani in piazza, i penalisti: “Il governo alza il livello della risposta repressiva, non è la strada giusta. Rischio di strumentalizzazioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Salvini attacca i giornalisti: “Alcuni servi stanno scrivendo cazz***”. L’Ordine: “Vuole un Congresso come quelli dell’Urss”

25 October 2026 at 15:37

“Ho chiesto io agli organizzatori di lasciare i giornalisti al piano di sotto” e non nella sala con i delegati “per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate”. Parola del vicepremier Matteo Salvini, che en passant ha diretto Radio Padania ed è un giornalista professionista iscritto all’Ordine. Dal palco del congresso della Lega al MiCo di Milano, prima di essere rieletto segretario con 456 preferenze, il leader del Carroccio ha rivendicato l’allontanamento della stampa che “non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso”. Le persone presenti al congresso, sostiene il vicepremier, sono lì per aiutare la Lega, che invece non viene favorita da “interviste, libri, polemica o post su Facebook”. “Sperano che la Lega muoia da 40 anni e per i prossimi 40 anni rimarranno con un palmo di naso”.

Dura la replica di Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che accusa il leader del Carroccio di dividere i giornalisti in “servi e amici, come accade in Russia, in Cina e nei regimi totalitari”, e paragona l’idea di congresso che ha Salvini ai convegni dell’URSS in cui “i cronisti si limitano a tessere le lodi”. “Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vice presidente del Consiglio e ritiri gli insulti” ammonisce Bartoli.

Si unisce alla condanna anche l’Associazione Stampa parlamentare che ricorda come “i giornalisti svolgano un essenziale servizio pubblico, peraltro sempre più nel mondo e in Italia messo in discussione”. E continua esprimendo “sconcerto” perché “Salvini si è rivolto ai colleghi con espressioni gravemente ingiuriose. L’Associazione Stampa Parlamentare continuerà a tutelare il lavoro e i diritti dei colleghi, consapevole che il giornalismo rappresenta l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale”.

Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, commenta: “Anche questa volta Salvini dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera. A lui l’informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liberi. Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un ordine popolato da servi” conclude Costante.

I comitati di redazione di Corriere e Repubblica hanno espresso “vicinanza e solidarietà ai colleghi per gli attacchi”: “Vogliamo ricordare al ‘collega’ Salvini che – si legge in una nota il Cdr del Corriere della Sera – è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione e ritiri gli insulti”. “Matteo Salvini, che tuttora risulta iscritto all’Ordine dei Giornalisti, mostra per l’ennesima volta di non avere alcuna dimestichezza con i concetti di libertà e indipendenza della stampa”, aggiunge il cdr di Repubblica. “Forse confuso dall’aver avuto come unica esperienza lavorativa quella di giornalista di partito”.

L'articolo Salvini attacca i giornalisti: “Alcuni servi stanno scrivendo cazz***”. L’Ordine: “Vuole un Congresso come quelli dell’Urss” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Salvini riconfermato leader della Lega con 465 voti: “In Cdm dirò basta a soldi e armi all’Ucraina”. E lancia nuovo simbolo senza il suo nome

25 October 2026 at 11:50

“Alla pace devi arrivarci. In questi 5 anni abbiamo assistito il popolo ucraino in ogni modo possibile, ma io penso che questo congresso mi darà, se mi risceglierete come segretario federale, il mandato di andare in Cdm e di portare la posizione chiara della Lega, non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”. Nel secondo giorno del Congresso della Lega a Milano, in cui si sceglie il leader, Matteo Salvini dal palco del MiCo di Milano promette che, in caso di riconferma, proporrà a palazzo Chigi di tagliare i finanziamenti a Kiev. Poi chiede ai delegati della platea chi è d’accordo per alzata di mano. Quasi tutti la alzano, e lui continua: “Ok, mozione approvata all’unanimità”. E qualche ora dopo il suo futuro come segretario della Lega viene confermato per la quarta volta, con 465 voti a favore. Resterà in carica quattro anni, fino al 2030. Lo sfidante Massimo Garavaglia si ferma a 146 voti e lo definisce “un risultato buono, circa sul 25%, molto positivo anche considerando che io non ho un’organizzazione, quindi ho fatto tutto da solo e alla luce del sole”.

Salvini è arrivato accolto dagli applausi delle prime file, mentre in fondo alla sala non mancano le contestazioni. E ha lanciato il nuovo simbolo della Lega, senza il suo nome. “Proporrò al Consiglio federale un’idea che era già nella storia della Lega. Mi sono recuperato un simbolo di Bossi del ’94. Se siamo qui, è grazie a Bossi e a Maroni che hanno cominciato quando non c’era nulla. Bossi nel ’94 presentò un simbolo” con le parole Lega Italia federale. Quello nuovo sarà “Lega Italia federale senza Salvini“. Il simbolo contiene l’Alberto da Giussano tra le parole Lega in alto e Italia federale in basso, su sfondo bianco. “L’Alberto da Giussano per me è orgoglio e identità. Via Salvini premier dal simbolo, qualcuno mi ha detto di non farlo. Magari Salvini rivince il congresso, dipende da voi, non sbircio, però se Salvini vince il congresso, magari ha una corrente e l’ha data vinta a chi fa polemica da un anno con la segreteria politica. Non mi interessa. Nazionale e non nazionalista. Il simbolo deve essere chiaro. Tenere insieme la Lega nazionale con il mio istinto e la mia pelle, perché sono convinto che il federalismo sia il passato, il presente e il futuro”, ha aggiunto.

Nel corso dell’intervento, il leader ha assicurato che “con la Lega al governo Ius Soli e Ius Scholae non saranno mai approvati” e ha fatto mea culpa per essere entrato nel governo Draghi, difendendo la scelta di fare parte del gruppo dei patrioti in Europa. “Spero che nessuno proponga mai alla Lega di entrare nei popolari per mal governare con quei socialisti in Europa, già mi pento amaramente dell’errore fatto e mi assumo tutta la responsabilità entrando nel governo Draghi col Partito Democratico. Mai più! Mai più! Mai più!”. Poi ha risposto a chi critica la scelta della Lega in Europa di confluire nel gruppo dei patrioti, dove siedono anche Rassemblement National, Fidesz e Vox: “Adesso qualcuno storce il naso perché siamo patrioti ma noi lo siamo perché questa Ue va cambiata da cima a fondo, è solo un enorme fardello. Siamo Davide contro Golia, i piccoli contro i grandi”.

Tornando al dibattito interno al partito, si è poi speso in un accenno all’intervento di ieri di Massimiliano Romeo, che aveva detto ‘evitiamo di fare la fine del partito di Renzi’, in riferimento al calo di voti per la Lega. “Ieri l’unica roba che mi ha disturbato in un contesto sacro come questo è stato evocare il nome di un tizio da cui ci separa il mondo, Renzi, noi con lui non abbiamo niente a che fare – ha detto il vicepremier -. Noi non abbiamo la spocchia e l’arroganza di Renzi e, aggiungo con amarezza, neanche la sua dichiarazione dei redditi”, ha aggiunto, dicendosi sicuro che “Luca Zaia sicuramente darà una mano nei prossimi mesi nel percorso vincente e virtuoso”. Poi, spazio all’ottimismo: “Possiamo vincere le elezioni come minimo come secondo partito della coalizione. Lo dico con rispetto degli amici di Forza Italia: la sera delle politiche, Meloni sarà presidente del Consiglio e la Lega sarà secondo partito della coalizione, per il momento”. E alle promesse: “Siamo leali da quattro anni, siamo una coalizione di amici e di diversi. Abbiamo fatto dei chilometri in alcuni casi verso gli altri. E penso a come viene trattata la Lega dove siamo in maggioranza, non tollererò più che la Lega sia trattata come un alleato di serie B in una regione dove governa al centrodestra. I numeri sono i numeri, chiediamo rispetto”.

Salvini non ha mancato di spiegare di essere stato lui ad avere deciso di collocare i giornalisti al piano inferiore per evitare di “inquinare” il Congresso. “Se altri anni di sacrificio meritano di essere fatti lo chiedo a voi oggi qua, non sui giornali, non in piazza, non facendo sorridere quei giornalisti servi che scrivono cazzate, perché la stampa non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso. Sono qua e sono al piano di sotto, e da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori per non inquinare militanti e delegati che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. È da 40 anni che cercano di stroncarci e chiunque gli dia spazio non aiuta la Lega, non si aiuta la Lega con le interviste, con i libri, con la polemica o con il post su Facebook. Qua si aiuta la Lega“.

L'articolo Salvini riconfermato leader della Lega con 465 voti: “In Cdm dirò basta a soldi e armi all’Ucraina”. E lancia nuovo simbolo senza il suo nome proviene da Il Fatto Quotidiano.

Di Battista sul Nove: “Schlein non è credibile. Il Pd è il partito che ha eroso maggiormente lo Stato sociale”

25 October 2026 at 09:27

“Oggi sembra che io ce l’abbia sempre con la Schlein, ma non la vedo strutturata né credibile”. Così Alessandro Di Battista è intervenuto ad Accordi&Disaccordi, il talk politico in onda sul Nove, condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi.

L’ex parlamentare ha poi motivato la propria posizione, puntando il dito contro il Partito Democratico e il suo rapporto con i diritti dei lavoratori: “Non la vedo credibile, essendo, a mio parere, rappresentante del partito che maggiormente ha inciso negativamente sui diritti dei lavoratori, insieme, tra l’altro, ai sindacati”.

“È sempre stato il partito maggiormente di sistema ed è quello che maggiormente ha eroso lo stato sociale nel nostro Paese”, ha concluso Di Battista.

L'articolo Di Battista sul Nove: “Schlein non è credibile. Il Pd è il partito che ha eroso maggiormente lo Stato sociale” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌