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Received — 27 October 2026 ⏭ Il Fatto Quotidiano

Reintegro dei medici no-vax radiati, c’è l’ok della Camera con soli 13 voti di scarto. Le opposizioni: “Schiaffo a vittime e scienza”

27 October 2026 at 19:59

I medici no-vax radiati durante il Covid potranno iscriversi di nuovo all’Albo. Lo ha deciso l’Aula della Camera che con 126 voti favorevoli, 113 contrari e 2 astenuti ha approvato il mantenimento dell’articolo 8 – introdotto nei lavori in commissione su proposta di FdI – del disegno di legge delega sul riordino delle professioni sanitarie che permette la possibilità di reiscrizione ai sanitari radiati durante l’emergenza. Prima del voto diversi gli interventi critici arrivati da parte delle opposizioni con Elena Bonetti (Az), Marianna Ricciardi (M5s), Riccardo Magi (+Eu), Devis Dori (Avs), Davide Faraone (Iv) e Ilenia Malavasi (Pd).

“Possiamo raccontarcela come vogliamo – ha detto Bonetti di Az – ma oggi reintegriamo questi medici che hanno disconosciuto la responsabilità che l’obbligo deontologico loro imponeva. Come si comporteranno rispetto al vaccino Mrna sui tumori?”. “State dando uno schiaffo ai medici che hanno seguito le regole e uno schiaffo alle vittime del Covid – ha attaccato Marianna Ricciardi di M5s – siete dalla parte della cialtroneria. Parliamo di poche persone che hanno fatto cose gravissime. Chi ha provato a curare con i fiori di Bac i tumori, infezioni gravissime con la papaya fermentata. Medici che consapevolmente hanno scelto di scegliere l’anti-scienza. Tra i banchi della maggioranza ci sono dei medici, uomini e donne di scienza che rispetto, come fate a sostenere una cosa simile?”. “È un insulto a tutti i medici e sanitari che hanno svolto il loro dovere in quel periodo drammatico. Parliamo di persone che hanno voluto scegliere tesi anti-scientifica, in maniera irresponsabile”, ha osservato Devis Dori di Avs. “È un articolo gravissimo – ha detto Ilenia Malavasi del Pd – un precedente pericoloso, non possiamo pensare di mistificare la memoria di un periodo difficilissimo per il nostro Paese. Stiamo aprendo una ferita gravissima con una leggerezza incredibile. La radiazione è una scelta estrema ma corretta, serve a difendere posizioni scientifiche”. All’attacco anche Davide Faraone (Iv) e Riccardo Magi di +Eu.

La legge delega è in prima lettura alla Camera e sarà, quindi, in vigore solo dopo il passaggio al Senato. Il via libera è arrivato con soltanto 13 voti di scarto. Diversi gli esponenti di Forza Italia assenti. “Io sono tra coloro i quali non hanno votato – sono state le parole di Roberto Bagnasco, deputato di FI, in Aula – ma voglio dire che ho assistito a una speculazione immonda: non avete saputo mantenere adeguati i toni della discussione che riguarda un fatto importante come l’applicazione delle normative durante il Covid. Forza Italia questa sera ancora una volta ha votato secondo coscienza. Si è rischiato di andare sotto? Beh, voi avete fatto i conti, Forza Italia queste considerazioni non le ha fatte e ancora una volta mi sento pienamente solidale col mio partito che ha dimostrato che la libertà di coscienza viene prima di tutto”. Rossano Sasso di Futuro nazionale ha fatto notare che “FnV salva la maggioranza di centrodestra e si scaglia contro la polizia del pensiero unico di Pd e M5s. Senza i nostri voti il governo Meloni sarebbe andato sotto, su un tema molto caro a Speranza e Giuseppe Conte. Alcuni deputati del centrodestra al momento del voto sono usciti, noi siamo rimasti al nostro posto e abbiamo salvato la maggioranza su un tema che abbiamo ritenuto giusto. Siamo pronti a farlo anche su altro, nell’interesse della Nazione. Il centrodestra si guardi dai traditori moderati e che votano come il Pd…”.

“Grande delusione” è la posizione del presidente della Federazione degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) Filippo Anelli, secondo il quale “ciò che preoccupa non è il supposto tentativo di ‘pacificazione’ di cui parlano alcuni, bensì il tema del non rispetto del Codice deontologico dei medici, che prevede sanzioni autonomamente decise dagli Ordini”. Nel periodo Covid, sottolinea all’Ansa, “non è stata messa in atto alcuna azione persecutoria ma solo una valutazione caso per caso rispetto alle violazioni del Codice, che prevede non si possano mettere in discussione i principi fondamentali della scienza, come nel caso delle vaccinazioni”.

Con l’articolo approvato oggi, rileva Anelli, “la giustizia esercitata in maniera autonoma dai singoli Ordini viene modificata da norme di legge, alterando un criterio generale: quello che gli Ordini da sempre hanno seguito e che prevede una serie di garanzie per tutti i professionisti sanitari”. L’auspicio, osserva il presidente Fnomceo, è che “se ne possa ridiscutere e si possa riflettere ulteriormente per modificare la norma in vista del passaggio al Senato”. Anelli sottolinea che “le azioni degli Ordini durante il periodo Covid non hanno avuto intenti persecutori di alcun genere. Le sanzioni che sono state comminate – afferma – sono state determinate da violazioni del Codice deontologico. Rispetto al periodo della pandemia, tutti dobbiamo riflettere sul fatto che le posizioni espresse dagli Ordini erano finalizzate alla tutela della sicurezza dei cittadini. Pertanto, se l’atteggiamento del medico poteva determinare un’alterazione del principio di cura, si è ritenuto di procedere a carico del professionista proprio in virtù di un principio di salvaguardia dei cittadini”.

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Valle d’Aosta, la Corte d’Appello conferma la decadenza del presidente della Regione Renzo Testolin

27 October 2026 at 17:35

Renzo Testolin è ineleggibile alla carica di presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta per limite dei mandati. La Corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Aosta e ha disposto la decadenza di Testolin dalla carica di governatore.

L’udienza si era svolta il 13 ottobre e la sentenza è stata depositata oggi, martedì 27. I giudici hanno ribadito che Testolin – esponente dell’Union valdotaine che ha guidato una maggioranza autonomista e con l’appoggio di Forza Italia – è ineleggibile alla carica di presidente per limite dei mandati, secondo la legge regionale valdostana, in quanto aveva compiuto il suo terzo mandato nella legislatura precedente. A presentare il ricorso erano stati i consiglieri regionali di opposizione di Alleanza Verdi-Sinistra.

Governatore della Valle d’Aosta dal 2 marzo 2023 e confermato il 6 novembre 2025, Renzo Testolin, 58 anni, esponente di primo piano dell’Union valdôtaine, è risultato il primo degli eletti con 3.808 preferenze personali nelle ultime elezioni regionali. La sua nomina a capo della giunta sostenuta dagli autonomisti e dagli azzurri è stata da subito al centro di una querelle, politica prima e giudiziaria dopo, sull’interpretazione della legge regionale 21 del 2007 che fissa il limite di tre mandati per gli incarichi di governo. Testolin è stato componente della giunta regionale, prima come assessore e poi come presidente, per tre legislature consecutive, oltre a essere stato nuovamente eletto in quella in corso.

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Caprarica su Youssef Siher: “Meno male che la Scuola di Francoforte è morta, sennò sarebbe stata imputata di incitamento alla rivoluzione”. Su La7

27 October 2026 at 17:06

“Vorrei cogliere l’occasione per congratularmi con Marcuse, Horkheimer, Habermas e l’intera Scuola di Francoforte per essere morti prima di questa scadenza perché altrimenti, come Youssef Siher, sarebbero tutti imputati di incitamento alla rivoluzione“. Sono le parole pronunciate a L’aria che tira, su La7, dal giornalista Antonio Caprarica, che ricorre al sarcasmo per commentare il caso del 30enne fermato nell’inchiesta sui canali social del “Movimento 17 ottobre”.
L’intervento prende spunto da un cartello mostrato durante la trasmissione, nel quale vengono riepilogati i principali dubbi sull’inchiesta. A Siher non vengono contestati reati materialmente commessi durante gli scontri del 17 ottobre, le pagine social di cui è ritenuto ideatore e amministratore insieme alla moglie risultano create soltanto dopo la conclusione dei disordini del 18 ottobre, non emergono messaggi violenti scritti personalmente dal trentenne, mentre la contestazione della finalità di terrorismo si fonda anche sul “timore cagionato nella popolazione”.

Caprarica osserva: “Tra gli altri reati che vengono contestati a questo giovane c’è anche quello di incitamento alla rivoluzione, che peraltro figura in alcuni tra i principali testi della filosofia e della sociologia occidentale. Fino a prova contraria l’incitamento alla rivoluzione non rappresenta un reato, giacché, come è noto, un reato implica la commissione di un fatto atto a rovesciare le istituzioni in maniera violenta. Verrà fuori? Quando verrà fuori e se c’è questo, ne prenderemo atto”.

Lo storico corrispondente Rai poi si rivolge direttamente agli interlocutori di destra, ospiti in studio: Giovanni Sallusti, direttore di Radio Libertà, già Radio Padania, e collaboratore di Libero, e Michele Silenzi, collaboratore del Foglio, direttore editoriale e amministratore delegato della casa editrice Liberilibri.
“Questo chiude quello che è successo il 17 ottobre e dei milioni di giovani in piazza? – incalza Caprarica – Davvero i nostri ‘amici’, che in questa trasmissione rappresentano un’area culturale di destra, vogliono illudersi che si chiuda il capitolo e che il disagio sociale non esista? Padronissimi di farlo a loro rischio e pericolo. Ma convincetevi che non solo in Italia, ma anche in Francia, in Spagna e in Germania, nell’intero mondo occidentale c’è un sommovimento che nasce dalla rottura del patto sociale e generazionale. I giovani sentono il pericolo nel loro futuro”.

Sallusti scuote la testa, Silenzi protesta ad alta voce, sovrapponendosi al giornalista, che prosegue: “I giovani chiedono a noi vecchi di non scaricare interamente su di loro il costo di questo passaggio d’epoca. Vogliamo lavorare con loro o vogliamo mandarli tutti in galera come propone Nordio?“.

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I vannacciani si ritrovano in un convento napoletano. I religiosi si dissociano: “Il Vangelo si fonda sull’accoglienza dello straniero”

27 October 2026 at 15:18

A Napoli le porte del convento si aprono alla politica, ma non per questo i padroni di casa ne condividono le idee. Tutt’altro. Nel Rione Sanità, il Complesso Monumentale Vincenziano ospita l’iniziativa di Futuro nazionale, eppure i missionari hanno voluto mettere nero su bianco, preventivamente, che concedere una sala non significa sottoscrivere le posizioni degli ospiti. A riportare la notizia è Repubblica Napoli.

L’appuntamento, intitolato “Destra Sociale per Futuro Nazionale”, ha come ospite Gianni Alemanno, già sindaco di Roma, che lo scorso maggio ha accompagnato l’ingresso di Indipendenza nella formazione di Vannacci. Ad accoglierlo ci sono i referenti campani del partito: Enzo Perez, Mimmo De Mattia, il coordinatore provinciale Ciro Borriello e quello regionale Lello Di Capua.

Alla vigilia della riunione, i missionari vincenziani hanno diffuso una nota per spiegare che la disponibilità degli ambienti rientra nella consueta apertura a iniziative culturali, civiche e associative. Tuttavia non c’è alcun sostegno politico né un avallo alle idee dei partecipanti, dal momento che i missionari escludono di poter essere associati a messaggi o proposte incompatibili con il Vangelo e con la dottrina sociale della Chiesa. Richiamano quindi l’eredità di San Vincenzo de’ Paoli: “Il nostro impegno sociale nasce dal Vangelo, non da un’appartenenza ideologica”, scrivono, indicando nell’accoglienza di migranti e stranieri, nella tutela della dignità di ogni persona e nell’aiuto ai più vulnerabili i principi della propria attività. Il passaggio finale è altrettanto esplicito: ogni impostazione che divida le persone o stabilisca chi meriti di essere accolto, sostengono, è incompatibile con la loro idea di carità.

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Ponzani replica a La Russa: “Non ho alcuna intenzione di scusarmi. Gli storici non devono celebrare il potere”. E annuncia: “Ho sentito il mio avvocato”

27 October 2026 at 15:09

“La professoressa Ponzani non ha alcuna intenzione di scusarsi con il signor presidente del Senato“. La storica Michela Ponzani risponde così al presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha annunciato una querela nei suoi confronti dicendosi disposto a ritirarla soltanto in caso di scuse immediate. Ospite di Otto e mezzo, su La7, Ponzani, docente a contratto di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tor Vergata, rivendica la ricostruzione dei fatti del 12 aprile 1973 a Milano, quando un corteo neofascista vietato dalla Prefettura sfociò in violenti scontri durante i quali viene ucciso l’agente di polizia 22enne Antonio Marino. E avverte: “Se si vuol negare la storia, spiace dirlo per chi pensa di essere tornato ai tempi delle monarchie assolute, ma gli storici nelle democrazie non hanno il compito di celebrare il potere, devono casomai smontare le narrazioni di comodo. Questo è il nostro mestiere e io continuerò a farlo con tutti i mezzi a mia disposizione”.

La vicenda nasce dalle dichiarazioni della docente nella puntata del 22 ottobre della trasmissione condotta da Lilli Gruber. Commentando il nuovo decreto sicurezza del governo Meloni, approvato dopo i disordini di Milano del 17 e 18 ottobre, Ponzani ha osservato: “Io credo che se nel 1973, fosse stato approvato un decreto sicurezza come quello che viene discusso e approvato oggi, probabilmente noi oggi non avremmo un presidente del Senato“. La storica ha ricordato che quel giorno l’attuale seconda carica dello Stato si mise a capo di una manifestazione non autorizzata, organizzata dal Fuan, e che dall’interno del corteo partì il lancio di una bomba a mano che uccise un poliziotto di 22 anni. Parole che hanno provocato la reazione di La Russa, il quale ha dato mandato ai propri legali di procedere contro la docente per dichiarazioni giudicate “gravemente lesive” della sua onorabilità. Successivamente ha posto una condizione per rinunciare alle vie legali: “Sono pronto a rinunciare ad adire le vie legali qualora la signora Michela Ponzani chiedesse immediatamente scusa”.

La docente replica ribadendo: “La Russa era coinvolto perché era a capo di un corteo vietato dalla prefettura di Milano per motivi di ordine pubblico. Questa è cronaca riportata su varie fonti, noi storici lavoriamo con le fonti, non è che ci inventiamo le false notizie“. E aggiunge: “Se il presidente La Russa vuole querelare me, semplicemente per aver ricordato un fatto storico, deve querelare tutti gli autori di libri che parlano di questo fatto, deve querelare l’archivio centrale dello Stato che conserva ancora oggi la documentazione della questura di Milano e della prefettura di Milano, deve querelare i giornali dell’epoca che riportano fedeli le cronache di quel che accadde”.

La storica torna quindi sul cosiddetto Giovedì nero di Milano: Il 12 aprile 1973 La Russa era alla testa di un corteo neofascista vietato dalla Prefettura di Milano, durante il quale viene ucciso l’agente di polizia Antonio Marino, 22 anni, colpito da una bomba a mano. Per l’omicidio furono condannati i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli. Ignazio La Russa, all’epoca dirigente del Fronte della Gioventù, venne indagato, ma la sua posizione fu archiviata. Il fratello Romano viene processato e assolto. Su questo punto Ponzani sottolinea la distinzione tra la presenza alla manifestazione e la responsabilità per l’omicidio, precisando: “Io non ho detto che fu La Russa ad avere la responsabilità nell’omicidio, ho detto che era presente a quella manifestazione”. E ricorda che “i fascisti del Msi, del Fronte della Gioventù di cui La Russa era segretario, devastarono Milano con incidenti gravissimi“. La docente considera la minaccia di querela da parte di una delle più alte cariche istituzionali “una cosa gravissima” e “non una bella pagina per la democrazia”, per il rischio di mettere a tacere le voci critiche.

Poi arriva la domanda di Lilli Gruber: “La Russa ha detto ‘se la signora Ponzani si scusa immediatamente ritiro la querela’. Signora Ponzani, vuole scusarsi?”. La risposta della storica è accompagnata dall’annuncio di essersi già rivolta a un legale: “Io ho già sentito il mio avvocato Fabio Anselmo per tutelare quelle che sono le mie ragioni, quella che è la mia onorabilità, quella che è la mia professionalità”. Infine Ponzani replica anche al modo in cui La Russa si rivolge a lei, chiamandola “signora” anziché professoressa: “Vorrei ricordare al presidente del Senato della Repubblica italiana che i titoli accademici non si ereditano come i titoli nobiliari, costano tanta fatica, per le donne è ancora più faticoso raggiungere certe vette, quindi io pretendo che mi si riconosca almeno il titolo di professoressa universitaria“.

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Attacco hacker alla Camera dei deputati: prese di mira alcune caselle di posta elettronica, anche quella di Meloni

27 October 2026 at 12:56

Un attacco hacker, negli ultimi giorni, ha colpito i sistemi informatici della Camera dei deputati, coinvolgendo alcune caselle di posta elettronica di parlamentari, e tra queste anche quella da deputata della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Sono state messe in campo tutte le misure di protezione“, fanno sapere fonti di Montecitorio sottolineando che l’attacco ai sistemi informatici “non ha carattere di emergenza“, anzi sarebbe una questione che “si presenta quotidianamente”. I tecnici della Camera, intanto, stanno tenendo la situazione sotto controllo e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) ha attivato un protocollo specifico per rispondere all’attacco. “Le misure possono prevedere anche la temporanea disattivazione di alcune funzionalità dei sistemi informatici, secondo prassi. Risulta peraltro che da alcuni giorni si siano intensificati analoghi tentativi di attacco e pressioni sui sistemi informatici anche verso altre istituzioni nazionali, europee e internazionali”, sottolineano le fonti.

Viene precisato che l’indirizzo che la premier usa abitualmente è un altro, protetto dai sistemi più alti di sicurezza per evitare intromissioni di qualsiasi tipo. Secondo il Corriere, gli altri profili presi di mira sono quelli di Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, e Paolo Formentini, deputato della Lega. La Procura di Roma attende una prima informativa dalla Polizia Postale in relazione al cyberattacco. I pm di piazzale Clodio apriranno un fascicolo di indagine per accesso abusivo al sistema informatico. Solo poche settimane fa, il ministero degli Esteri è stato il bersaglio di un attacco informatico, sventato e contenuto.

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Floridia (M5s): “L’assalto di Del Vecchio al Fatto? Tutelare la stampa indipendente dai ratti del capitalismo”

27 October 2026 at 11:00

“L’assalto di Leonardo Maria Del Vecchio al Fatto Quotidiano è una vicenda che va molto oltre le mire di chi solo pochi giorni fa insultava i giornalisti del Fatto definendoli ‘ratti del giornalismo’”. A esprimersi in difesa del quotidiano è la senatrice M5s e già presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia. “È il sintomo della tenaglia delle oligarchie sulla stampa libera”, ha detto oggi riprendendo le parole del segretario generale della Federazione europea dei giornalisti Ricardo Gutiérrez.

“Un tema antico”, ha continuato, “che oggi non risparmia nemmeno i pochi esempi di testate indipendenti come appunto il Fatto Quotidiano. L’allarme lanciato da Gutiérrez va preso molto sul serio: la concentrazione della proprietà dei media mette a rischio il pluralismo e l’autonomia dell’informazione”. E in riferimento agli insulti di Leonardo Maria Del Vecchio al Fatto, ha aggiunto: “Non possiamo lasciare i giornali da soli in pasto ai ‘ratti’ del capitalismo: quelli che possono approfittare della crisi dell’editoria per mettere le mani sulle testate compromettendone la linea editoriale nonostante le promesse e le parole di facciata. Servono regole. Dobbiamo dare attuazione al Media Freedom Act europeo e favorire un sistema che – quando si presenta un rischio grave per il pluralismo – possa avere capacità di intervento”. Quindi ha concluso: “Con criteri pubblici, tempi certi e decisioni motivate. Non si tratta di impedire gli investimenti privati né di proteggere un giornale perché vicino a una determinata parte politica. Si tratta di evitare che la crisi dell’editoria trasformi il denaro nell’unico criterio che decide quali voci possono continuare a esistere e a quali condizioni”.

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