❌

Normal view

Received — 30 October 2026 ⏭ Il Fatto Quotidiano

Gaza, la denuncia di Msf: “Non possiamo più produrre le maschere per i bambini ustionati a causa del blocco di Israele”

30 October 2026 at 17:51

I bambini di Gaza che hanno il volto ustionato rischiano di non poter più avere le protesi per curarsi a causa delle restrizioni di Israele. Si tratta di dispositivi essenziali, perché evitano malformazioni e disabilità permanenti. Lo denuncia Medici senza frontiere: il suo team impegnato nell’assistenza della popolazione palestinese non ha più il materiale per portare avanti la produzione delle maschere 3D. L’ultima è stata realizzata il 14 ottobre.

“A causa delle restrizioni e del blocco imposto dalle autorità israeliane su materiali essenziali, non siamo più in grado di continuare ad assistere i pazienti che hanno riportato gravi lesioni e ustioni al volto” racconta il dottor Feras Swairjo, responsabile delle attività di fisioterapia di Msf. “Abbiamo le competenze mediche e la capacità di aiutare questi pazienti, ma ci vengono negati i materiali di base necessari per svolgere il nostro lavoro. Ogni giorno assistiamo alle devastanti conseguenze delle ustioni gravi sui nostri pazienti a Gaza, molti dei quali sono bambini piccoli. Alcuni hanno riportato lesioni estese a causa degli attacchi aerei israeliani, mentre altri si sono ustionati cucinando in tende sovraffollate o su fuochi all’aperto”. Senza queste maschere specialistiche, i pazienti rischiano deformazioni permanenti del volto e disabilità che possono compromettere la capacità di muoversi, vedere o persino respirare normalmente. “Il blocco di queste forniture essenziali rischia di lasciare i bambini con disabilità per il resto della loro vita quando potrebbero essere evitate. Si tratta di un problema creato dall’uomo che potrebbe essere risolto oggi stesso. Le autorità israeliane devono consentire l’ingresso senza restrizioni dei materiali medici necessari per curare i pazienti ora”.

Nella clinica di Gaza City, Medici senza frontiere assiste un numero molto alto di pazienti con gravi ustioni al viso. A marzo, spiega l’organizzazione, l’85% dei pazienti in cura nella clinica erano bambini. “Per prevenire malformazioni permanenti e disabilità – scrive Msf in un comunicato – i pazienti hanno bisogno di maschere specifiche per la terapia a pressione. Dal 2020, Msf è l’unico fornitore di maschere fisioterapiche stampate in 3D a Gaza. Queste maschere esercitano una pressione costante sulle ustioni in via di guarigione, prevenendo cicatrici ipertrofiche e contratture che possono compromettere la respirazione, i movimenti e le funzioni facciali”.

L'articolo Gaza, la denuncia di Msf: “Non possiamo più produrre le maschere per i bambini ustionati a causa del blocco di Israele” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Balzano contro Dragoni: “Gli israeliani rivotano Netanyahu? Sono come i tedeschi se avessero riscelto Hitler nel ’45”

30 October 2026 at 16:51

Scontro furibondo a Battitori liberi, su Radio Cusano, tra Savino Balzano, conduttore della trasmissione insieme a Gianluca Fabi, e Fabio Dragoni, firma di Libero. A incendiare il confronto sono le elezioni in Israele, sulle quali Dragoni osserva: “Netanyahu ha perso la maggioranza, ma non nella maniera così trascendentale come tutto il mondo occidentale, salvo poche eccezioni, sperava o credeva. Noi continuiamo a non capire Israele, perché viviamo la vicenda Israele-Gaza con i nostri occhi. Le sirene le sentono in Israele, nei rifugi scendono gli israeliani. Gli israeliani ragionano con un’altra logica, sono uno Stato in guerra perenne e non si fanno le pippe mentali che ci facciamo noi accapigliandoci tra pro-Pal e pro-Israele”.
Dragoni cita un articolo di Federico Rampini sul Corriere della Sera e il risultato elettorale degli arabi israeliani: “Alla faccia di chi dice che in Israele c’è l’apartheid, abbiamo avuto una grande dimostrazione di democrazia. Vorrei capire quando ci saranno le elezioni in Libano e in tante altre parti”.

Balzano interviene immediatamente: “Le elezioni non sono l’elemento che consente necessariamente di distinguere il bene dal male. Partiamo da questo presupposto”.
Dragoni lo interrompe accusandolo di affrontare la questione come una tifoseria, ma lo scrittore respinge l’obiezione e porta il confronto sulla responsabilità politica degli elettori israeliani: “Con queste elezioni in Israele deve cadere l’ipocrisia di chi dice: ‘Non dovete parlare di Israele, ma del governo israeliano; non dovete parlare degli israeliani, ma di Netanyahu‘. No. Che sia bene o che sia male, in questo momento c’è un’unione delle responsabilità“.
E aggiunge: “Dopo aver visto tutto quello che è successo, e gli israeliani l’hanno visto perché ci sono i social, i video, la rete è piena di quello che è successo a Gaza e in Cisgiordania, se scelgono di rivotare Netanyahu significa che sono con Netanyahu, che sono d’accordo con lui, che sottoscrivono quello che decide. Dire che non bisogna coinvolgere il popolo israeliano era una boiata e si capiva già prima. Adesso non si può più dire. Dobbiamo avere il coraggio di affermare che le responsabilità sono in solido”.

Poi arriva il paragone destinato a far esplodere definitivamente la discussione. Balzano richiama la Germania del 1945 e immagina cosa avrebbe significato un eventuale nuovo voto a favore di Adolf Hitler dopo gli orrori del nazismo: “Queste elezioni in Israele possono essere paragonate alla situazione nella quale i tedeschi avessero votato per Hitler nel ’45. Perché se lo voti negli anni Venti o nel ’33 puoi non sapere quello che farà, ma ora lo sai. Anche la Germania era in guerra, anche i tedeschi andavano nei rifugi, anche i tedeschi sopportavano i bombardamenti. Se nel ’45 avessero rivotato Hitler, avrebbero condiviso le responsabilità dei nazisti. Ed è quello che sta facendo il popolo israeliano, o perlomeno la maggioranza del popolo israeliano”.

Dragoni contesta il paragone e torna a insistere sulla condizione di pericolo vissuta dalla popolazione israeliana: “Sbagli, continui a perpetrare il tuo errore. Non ti immedesimi minimamente in ciò che vivono gli israeliani. Continui a non capire che quello è uno Stato in guerra e che non ragionano con le nostre categorie”.
Balzano ribalta l’accusa, chiamando in causa le sofferenze dei palestinesi e contestando con durezza la prospettiva adottata dal giornalista di Libero. “Sei tu che continui a non immedesimarti in ciò che patiscono le vittime di quello Stato terrorista. Sei tu che non ti immedesimi in ciò che patiscono le vittime di quello Stato neonazista che è Israele. Questo è l’errore, ed è tuo, non mio. C’è un genocidio e dinanzi a un genocidio c’è poco da dire“.
Dragoni insiste: “Gli israeliani capiscono meglio di te, perché le sirene suonano a loro, non a te. Capito?”.
“Con ‘ste sirene avete rotto il cazzo – replica lo scrittore – Hanno spianato Gaza, me ne sbatto i coglioni delle sirene di Tel Aviv, capito?”.

La firma di Libero contesta anche l’utilizzo della parola genocidio e chiama in causa Hamas, Hezbollah e l’Iran: “L’unico genocidio proclamato è quello di tante frange islamiche nei confronti di Israele, a partire da Hamas. Lo dico a voi, che provate una pulsione orgasmica per la parola ‘genocidio'”.
“Mi viene da ridere, ma ora il genocidio l’hanno fatto i palestinesi?”, ribatte Balzano.
“Ho detto proclamato”, precisa Dragoni.
“Ma mai realizzato”, replica il saggista.
“Allora Israele si deve sentire in colpa per non essersi fatto distruggere?”, rilancia Dragoni.
“No, Israele si deve sentire in colpa per aver perpetrato un genocidio a Gaza“, risponde Balzano.

La tensione raggiunge il culmine nell’ultimo scambio, quando Dragoni sostiene che gli unici a volere un genocidio siano “Hamas, Hezbollah e l’Iran”. Balzano torna ad attaccare duramente lo Stato israeliano e il suo esercito, ricorrendo a un ulteriore paragone con il nazismo: “Ma come fai a difendere Israele in questo contesto? Adesso la divisa delle SS di Hugo Boss se la sono messa loro addosso, e questo è il paradosso: l’Idf come le SS. Uguale”.
A chiudere il confronto, ormai incandescente, arriva la battuta sarcastica di Gianluca Fabi: “Caro Mossad, volevo solo dire che io mi dissocio “.

L'articolo Balzano contro Dragoni: “Gli israeliani rivotano Netanyahu? Sono come i tedeschi se avessero riscelto Hitler nel ’45” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Papa Leone XIV ha votato per posta alle elezioni di medio termine negli Usa

30 October 2026 at 16:26

Donald Trump ha provato a eliminarlo, il cittadino statunitense Francis Prevost lo ha usato per esercitare il proprio diritto di elettorato attivo. Papa Leone XIV ha utilizzato il voto per corrispondenza per dire la propria alle elezioni di medio termine del 3 novembre che potrebbero decidere il futuro politico del tycoon. Il pontefice, che segue da vicino la politica nel suo paese d’origine, “ha esercitato il proprio diritto di voto come cittadino degli Stati Uniti, ogni volta che ne ha avuto la possibilità”, ha tenuto a chiarire la Sala Stampa della Santa Sede, e “in linea con questa consolidata prassi di partecipazione civica, il Papa ha inviato la propria scheda elettorale per posta a Chicago”. “Il Santo Padre ha inoltre confermato che, durante gli anni in cui ha risieduto in Perù, ha esercitato il proprio diritto di voto ogni volta che ne ha avuto la possibilità. Il Santo Padre esprime la propria convinzione riguardo al diritto e al dovere dei cittadini di partecipare ai processi democratici”, ha spiegato ancora il Vaticano.

Il Chicago Sun-Times, che il 29 ottobre ha riportato per primo la notizia, ha riferito che Prevost “è ancora un elettore registrato in Illinois” e “ha presentato la richiesta il 3 ottobre” e prima di salire al soglio pontificio ha esercitato più volte il proprio diritto di voto. “I registri – si legge – mostrano che Prevost ha votato alle primarie repubblicane del 2012, 2014 e 2016, così come alle elezioni generali del 2012, 2014, 2018 e 2024. Ha votato anche alle primarie democratiche del 2008 e del 2010. Non ha votato alle primarie dell’Illinois di marzo”.

“Votando, il nostro Santo Padre dà l’esempio che incoraggia ogni cittadino a esercitare la propria responsabilità civica”, ha commentato Chieko Noguchi, portavoce e direttrice esecutiva degli affari pubblici della Conferenza episcopale Usa. “Come cattolici e come americani – sottolinea la portavoce dei Vescovi – abbiamo la benedizione di poter partecipare alla vita politica e pubblica della nostra nazione”. In vista del voto, ricorda, la Conferenza dei Vescovi incoraggia i cattolici a esercitare il diritto di voto “in un modo che metta la nostra fede prima della politica”.

I rapporti tra Leone XIV e Trump sono tesi da tempo. Tra i due si è consumato un duro scontro iniziato nell’ottobre 2025, quando il Pontefice ha definito “disumana” la stretta sui migranti decisa della Casa Bianca. La tensione è poi esplosa nell’aprile 2026 con il conflitto israelo-americano in Iran. Il 5 aprile, il Papa ha denunciato l’illusione di onnipotenza della guerra, e il 7 aprile ha condannato la minaccia di Trump di distruggere la civiltà persiana bollandola come “veramente inaccettabile“. Il presidente ha replicato su Truth definendo il Papa “DEBOLE sul crimine e terribile in politica estera“, arrivando ad accusarlo di sostenere il programma nucleare dell’Iran. La Casa Bianca ha poi liquidato i moniti vaticani parlando di “commenti slegati dalla realtà”.

Il 13 aprile 2026, imbarcandosi per l’Algeria, Leone XIV ha risposto apertamente: “Non ho paura dell’amministrazione Trump“, aggiungendo “continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra“. Pochi giorni dopo, il 5 maggio da Castel Gandolfo, il Papa ha ribadito che la Chiesa è contro l’atomo da anni e ha chiesto che chi lo critica lo faccia “con verità”. La frattura, alimentata anche dal vice J.D. Vance – che il 10 aprile da convertito al cattolicesimo si era permesso il lusso di contraddire Papa sulla corretta interpretazione del pensiero di Sant’Agostino -, ha spaccato il voto cattolico americano, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha tentato una mediazione a Roma il 7 maggio.

Ora il Pontefice ha annunciato urbi et orbi di aver votato. Risiedendo a Roma, lo ha fatto per posta, modalità che Trump ha cercato di eliminare senza però riuscirci. Nell’agosto 2025, il tycoon aveva espresso l’intenzione di azzerare l’uso delle schede postali e il 31 marzo 2026 aveva firmato l’ordine esecutivo 14399 che introduceva pesanti restrizioni a livello nazionale proprio in vista delle elezioni di metà mandato. Il 14 settembre 2026 la Corte Suprema, con una decisione approvata da 7 giudici contro 2, ha respinto la richiesta dell’amministrazione di sospendere il blocco delle nuove regole disposto da un tribunale federale. La Corte ha ritenuto improbabile che il governo potesse prevalere nel contestare l’ingiunzione e ha lasciato quindi le restrizioni inapplicabili alle elezioni del 2026.

Il voto di Leone XIV segna una discontinuità rispetto ai tre predecessori. Il 16 settembre 2005, alla vigilia delle elezioni politiche tedesche del 18 settembre, il portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls confermò che Benedetto XVI, pur conservando la cittadinanza tedesca, non avrebbe votato: “I papi non votano“. Aggiunse che neppure Giovanni Paolo II aveva mai partecipato alle elezioni polacche durante il pontificato, iniziato il 16 ottobre 1978 e conclusosi con la sua morte il 2 aprile 2005. Per Francesco, eletto il 13 marzo 2013 e rimasto cittadino argentino, non risultano invece prove di voti espressi dall’Italia nelle consultazioni del suo Paese.

L'articolo Papa Leone XIV ha votato per posta alle elezioni di medio termine negli Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Ho sempre dolore, dappertutto. Non so perché sono sopravvissuta”: Christa Pike parla per la prima volta dall’esecuzione fallita

30 October 2026 at 14:18

“Da quella notte non c’è stato un solo momento in cui non abbia provato dolore. Mi fa male tutto il corpo. Mi fanno male le braccia. Mi fanno male le mani. Mi fa male la gola. Faccio ancora fatica a parlare. E il dolore non è solo fisico. C’è dolore nella mia mente e nella mia anima”. Parla tramite i suoi avvocati Christa Pike, e lo fa per la prima volta da quando il 30 settembre è sopravvissuta a una doppia iniezione letale in Tennessee. Ha affermato di provare un dolore costante da allora, ma si è detta grata per l’amore e il sostegno ricevuti. E ha aggiunto di essere entrata nella camera delle esecuzioni preparata a morire in pace e di essersi risvegliata sola e confusa in un letto d’ospedale.

Pike, 50 anni, ha affermato di non aver mai pensato a una vita dopo la data dell’esecuzione. “Sono profondamente ferita dall’incompetenza che ha messo così tante persone in questa terribile situazione. Continuo a pensare alla famiglia della mia vittima e al terribile dolore e alla perdita che hanno subito”, ha detto Pike. La donna è sopravvissuta a due dosi di pentobarbital mentre lo Stato tentava di giustiziarla per l’omicidio a coltellate della compagna di classe Colleen Slemmer, avvenuto nel 1995. Aveva 18 anni quando, insieme al suo fidanzato, torturò e uccise Slemmer, diventando una delle donne più giovani a essere condannate a morte. Ha dichiarato di essere grata al personale medico che le ha salvato la vita e alle persone che le hanno dimostrato gentilezza. “Non so perché sono sopravvissuta quella notte. Non so cosa succederà dopo. Alcuni giorni, trovare la speranza è più difficile di altri. Per ora, sto cercando di guarire, un giorno alla volta. E mi aggrappo all’amore e alla gentilezza di tante persone che mi hanno ricordato che non sono sola”, ha detto.

Gli avvocati di Pike hanno esortato il governatore del Tennessee, Bill Lee, a commutare la condanna della donna in ergastolo. Lee ha detto ai giornalisti questa settimana: “Sospetto che la sua condanna sarà la stessa di prima, a meno che i tribunali non decidano diversamente”. Lee ha chiesto un’indagine su quanto accaduto durante l’esecuzione fallita e ha rinviato l’altra iniezione letale prevista per quest’anno. La dichiarazione di Pike è stata dettata al suo team legale dall’infermeria del carcere in cui è detenuta. Pike è stata ricoverata in ospedale subito dopo l’esecuzione fallita e poi trasferita nuovamente in carcere presso il Centro di riabilitazione Debra K. Johnson.

L'articolo “Ho sempre dolore, dappertutto. Non so perché sono sopravvissuta”: Christa Pike parla per la prima volta dall’esecuzione fallita proviene da Il Fatto Quotidiano.

Oleshky, iniziata l’evacuazione dei 2 mila abitanti della città martire: 25 autobus per sfollare 750 persone. “Chi resterà riceverà sostegno umanitario”

30 October 2026 at 13:25

E’ cominciata l’evacuazione umanitaria a Oleshky. Sotto una pioggia battente, centinaia di civili rimasti intrappolati da mesi nella città sulla linea del fronte nel sud dell’Ucraina, minacciati dalla fame e sottoposti a bombardamenti incessanti, si sono radunati nei pressi dell’ospedale cittadino in attesa di salire sui pullman. I coordinatori principali dell’operazione, la russa Yana Lantratova e l’ucraino Dmytro Lubinets, hanno annunciato che l’operazione ha avuto inizio dopo lo sminamento delle strade locali. Lantratova ha dichiarato in un video diffuso dall’agenzia di stampa statale russa Tass che le persone disposte a lasciare Oleshky stanno salendo sugli autobus, mentre coloro che rimangono riceveranno aiuti. Secondo le autorità, nella città vivono ancora circa 2mila persone. Una tregua localizzata nella regione meridionale ucraina di Kherson è in vigore da 4 giorni e dovrebbe protrarsi fino a domenica sera. “Chiunque desideri lasciare Oleshky avrà l’opportunità di farlo in sicurezza”, hanno affermato Mosca e Kiev in dichiarazioni identiche. “Chi sceglierà di restare potrà farlo e riceverà tutto il sostegno umanitario di cui ha bisogno”, hanno aggiunto.

Lo sminamento dei percorsi designati per l’accesso alla città è stato completato nella tarda serata di giovedì, hanno affermato i funzionari, aggiungendo che due persone sono rimaste uccise durante i lavori. Lubinets ha dichiarato che l’evacuazione sarebbe proseguita fino alle 14:00 ora locale e che la distribuzione degli aiuti sarebbe iniziata 30 minuti dopo. Non è chiaro se si riferisse all’ora ucraina o all’ora della Russia occidentale, che è un’ora avanti. Il percorso che gli sfollati avrebbero seguito non è stato reso noto. Una volontaria di Oleshky, Ksenia Arkhipova, ha dichiarato giovedì ad Associated Press che circa mille residenti le avevano comunicato di voler lasciare la città. Ha aggiunto che era importante che la delegazione ucraina fosse presente a Oleshky perché molti residenti temono che le autorità russe possano interrogarli o arrestarli.

La drammatica situazione di Oleshky ha attirato l’attenzione internazionale. La first lady americana, Melania Trump, ha annunciato venerdì scorso la tregua locale. Una settimana prima, papa Leone XIV, appena tre giorni dopo l’intervento chirurgico per un tumore ai polmoni, aveva parlato con Vladimir Putin, chiedendo un cessate il fuoco che consentisse di evacuare la città. La tregua locale è entrata in vigore martedì e funzionari russi e ucraini si sono recati insieme, per la prima missione del genere, in una città sulla linea del fronte per evacuare i civili. L’esercito russo ha impiegato due giorni per sminare le strade di accesso. Successivamente, giovedì sera, Lubinets e Lantratova sono partiti con una flotta di 25 autobus, in grado di trasportare 750 persone, ambulanze per i malati e le persone con difficoltà motorie e camion carichi di aiuti umanitari.

I preparativi per l’evacuazione erano in corso da maggio, ha scritto giovedì su Telegram Lantratova, mentre si metteva in viaggio verso Oleshky. “La partenza di oggi è il risultato di mesi di negoziati e di un duro lavoro, senza i quali questa missione non sarebbe stata possibile”. Lubinets è il primo funzionario ucraino a visitare la Russia e i territori ucraini occupati dai russi dall’inizio dell’invasione su vasta scala del 2022. «È importante capire che cosa sta succedendo sul terreno e fare tutto il possibile affinché l’accordo raggiunto venga attuato», ha scritto il parlamentare ucraino su X.

Oleshky si trova sulla riva sud-orientale del fiume Dnipro, nell’Ucraina meridionale, dove il corso d’acqua segna la linea del fronte tra i due eserciti in guerra. La città è sotto occupazione russa dall’invasione su vasta scala del 2022. Sulla riva opposta del fiume si trova Kherson, centro molto più grande, presa dalla Russia e successivamente riconquistata dalle forze ucraine. Al momento dell’invasione, Oleshky contava circa 24.000 abitanti, ma la maggior parte di loro era fuggita nelle prime fasi della guerra. Con il crescente predominio dei droni in questa guerra, Oleshky si trova proprio all’interno della cosiddetta «kill zone», la zona di morte che si sta progressivamente estendendo tra le due parti: un’area in gran parte abbandonata dai civili, nella quale qualsiasi cosa si muova sul terreno può essere individuata dall’alto e diventare un bersaglio.

Un cessate il fuoco è in vigore da martedì. Le forze russe, che controllano la città e la regione circostante, hanno iniziato a sminare le strade di accesso e a organizzare il trasporto su camion degli aiuti umanitari, compresi medicinali e generi alimentari. Agli abitanti è stato comunicato di prepararsi a partire in autobus venerdì. Il percorso concordato per l’evacuazione attraversa territori controllati dalla Russia, pertanto sono state coinvolte soltanto le forze russe. Gli ucraini hanno avvertito che i civili temono che l’evacuazione possa comportare il loro arresto o subire vessazioni da parte dei russi, oppure che la Russia possa rendere difficile il loro ritorno in Ucraina.

La Russia stava dando una sistemata a Oleshky in vista dell’arrivo, venerdì, di persone non russe e delle loro videocamere, ha scritto su X Mariam Lambert, ex diplomatica e direttrice della Emile Foundation, un’organizzazione benefica che lavora per aiutare i bambini separati dalle loro famiglie a causa della guerra. Lambert ha riferito che un abitante di Oleshky le aveva raccontato che i russi stavano pulendo le strade, ridipingendo gli edifici e “cercando di creare una bella immagine nel mezzo dell’inferno”.

Roman Kostenko, parlamentare e presidente della commissione per la Difesa e l’intelligence del Parlamento ucraino, ha dichiarato che esistono preoccupazioni sul fatto che il cessate il fuoco possa consentire all’esercito russo di rifornire e avvicendare le proprie truppe nella zona, comprese quelle schierate sulle isole del delta del Dnipro. “Sappiamo che il nemico sfrutterà questa situazione a proprio vantaggio”, ha dichiarato Kostenko. “Credo che cercheranno di effettuare un avvicendamento delle truppe, portare altre forze, riorganizzarsi e occupare posizioni migliori. Perciò dovremo tenerli d’occhio”.

L'articolo Oleshky, iniziata l’evacuazione dei 2 mila abitanti della città martire: 25 autobus per sfollare 750 persone. “Chi resterà riceverà sostegno umanitario” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Maxi rissa nel Parlamento armeno: è la terza questo mese. Emorragia nasale per un deputato

30 October 2026 at 13:17

Maxi rissa tra esponenti del governo e dell’opposizione nel Parlamento armeno. In particolare, secondo i media locali, il deputato filogovernativo Taron Chakhoyan di “Patto Civico” ha preso in giro la famiglia del leader dell’opposizione Narek Karapetyan (Armenia Forte) e da questo episodio è nato lo scontro. Il presidente dell’Assemblea Nazionale Ruben Rubinyan ha tentato in un primo momento di non sospendere la seduta, ma quando la tensione è esplosa lo stop è stato inevitabile. I giornali armeni parlano di un’emorragia nasale per un deputato dell’opposizione e di abiti strappati per un altro. Questa è la terza rissa in Parlamento che avviene in questo mese.

L'articolo Maxi rissa nel Parlamento armeno: è la terza questo mese. Emorragia nasale per un deputato proviene da Il Fatto Quotidiano.

Trump annulla i comizi in Kansas e Iowa, roccaforti repubblicane oggi contendibili per i dem

30 October 2026 at 12:31

Niente comizio in Kansas. E neppure in Iowa. A pochi giorni dalle elezioni di metà mandato, Donald Trump dà forfait in due stati da decenni solidamente repubblicani, ma che per queste midterm sono ritenuti contendibili e non più sicuri per il Gop. Le ragioni dietro l’annullamento degli appuntamenti non sono state rese note, ma al loro posto il presidente ha in programma fino a 20 comizi telefonici (o virtuali), una mossa che segna un cambio di strategia a pochi giorni dal 3 novembre. Per il momento, l’unico evento in presenza previsto da Trump è un comizio in Florida, in programma oggi, riferisce Cnn.

Il presidente ha dichiarato che la decisione di cancellare l’evento in Kansas non ha nulla a che fare con le prospettive elettorali dei candidati repubblicani né con la sua stessa resistenza fisica, arrivando a rimproverare un giornalista della Reuters che gli aveva chiesto informazioni sul suo stato di salute. In Kansas e in Iowa il tycoon rischia di pagare gli effetti della sua guerra in Iran, che ha fatto aumentare il prezzo dei carburanti, un’impennata che pesa sugli agricoltori dei due stati. Il presidente rischia di pagare dazio anche in South Carolina, altro stato fortemente repubblicano, per aver imposto come successore ad interim del defunto senatore Lindsey Graham con la sorella Darline, che non ha alcuna esperienza politica.

Intanto, il Texas resta lo Stato su cui puntano maggiormente i democratici, nella speranza di conquistare un seggio al Senato che manca loro da 33 anni. È quanto emerge, secondo Axios, da un briefing riservato del Senate Majority Pac, il principale comitato di finanziamento elettorale democratico impegnato nella corsa per il Senato, con alcuni dei suoi maggiori finanziatori. Il presidente dell’organizzazione, Jb Poersch, avrebbe espresso fiducia nella possibilità di riconquistare la maggioranza alla Camera alta, indicando proprio il Texas come lo Stato in cui i democratici avrebbero le maggiori possibilità di strappare un seggio ai repubblicani, seguito dall’Ohio. Anche Iowa e Alaska vengono considerati alla portata, mentre persino il Kansas, tradizionale roccaforte repubblicana, sarebbe diventato contendibile.

Per riconquistare il controllo del Senato, i democratici dovrebbero conquistare almeno due dei quattro seggi in palio in Texas, Ohio, Iowa e Alaska, vincere anche in North Carolina e Maine e difendere il seggio del Michigan. Una sfida tutt’altro che semplice, considerando che Donald Trump aveva vinto tutti e quattro gli Stati nel 2024 con margini superiori ai dieci punti percentuali. In Texas, dove l’ultimo democratico eletto al Senato fu Lloyd Bentsen nel 1988, per i sondaggi il candidato James Talarico risulta in leggero vantaggio sul repubblicano Ken Paxton. “Ci sono segnali di ottimismo in Texas, ma la corsa resta incerta, così come in Iowa, Ohio e Alaska”, ha dichiarato Lauren French, portavoce del Senate Majority Pac.

L'articolo Trump annulla i comizi in Kansas e Iowa, roccaforti repubblicane oggi contendibili per i dem proviene da Il Fatto Quotidiano.

Maxi cyber-attacco a Binance: 6,3 miliardi di dollari spostati in 20 minuti. Analisti Usa: “Opera di hacker della Nord Corea”

30 October 2026 at 12:13

Un “attacco complesso” il cui “impatto totale stimato si attesta intorno ai 6,3 miliardi di dollari”. Binance, la più grande piattaforma di scambio di criptovalute al mondo per volume di transazioni giornaliere, ha reso noto un problema di sicurezza causato da un attacco hacker. “È il più grande attacco informatico della storia”, ha commentato Aravind Srinivasan del market maker GSR.

In un primo momento, la piattaforma aveva comunicato che l’incidente era legato “al computer di un ingegnere DevOps, che sarebbe stato compromesso, consentendo a un attaccante di accedere a un container di servizio ed eseguire transazioni di prelievo non autorizzate”, aveva scritto l’azienda giovedì nel dare la notizia del breach. Oggi le indagini hanno “rivelato ulteriori punti di violazione“: “Si è trattato di un attacco complesso e stiamo facendo tutto il possibile, in coordinamento con le forze dell’ordine, per risolvere la situazione”. L’azienda non ha confermato esplicitamente che dei fondi siano stati sottratti: “Potete stare certi che i fondi degli utenti sono assolutamente al sicuro”, ha dichiarato un portavoce in un comunicato.

Secondo la società di analisi blockchain statunitense TRM Labs, dietro l’attacco ci sarebbero hacker nordcoreani: “Un hacker ha spostato circa 6,36 miliardi di dollari dai portafogli di Binance su dieci blockchain, la maggior parte dei quali in circa 20 minuti“, ha dichiarato l’azienda in un post sul suo blog. “TRM attribuisce l’attacco a TraderTraitor, l’unità di hacker d’élite nordcoreana, sulla base di solide informazioni on-chain e off-chain”, si legge ancora. Secondo le autorità statunitensi e sudcoreane, nonché gli esperti di sicurezza informatica, Pyongyang utilizza da anni unità informatiche statali per lo spionaggio, il furto di denaro e la generazione di entrate illecite.

“Binance ha già accantonato oltre 6,34 miliardi di dollari di fondi aziendali per coprire questo incidente – ha scritto Binance questa mattina su X -. 5 miliardi di questi fondi sono già detenuti negli asset token esatti che sono stati colpiti. Stiamo completando l’acquisto dell’importo rimanente acquistando asset token attraverso canali di mercato e canali OTC. Lo stiamo facendo per corrispondere al formato degli asset token rimanenti e affrontare eventuali carenze di asset. Questo passaggio può richiedere più tempo perché alcuni token potrebbero avere bassa liquidità e il regolamento OTC richiede anch’esso tempo”.

“Queste cifre – si legge ancora – non includono asset congelati o protetti, che rimangono soggetti a recupero e verifica in corso. Attualmente, 3 miliardi di dollari sono stati congelati, grazie ai nostri partner del settore. Stiamo lavorando con i partner e le forze dell’ordine per recuperare gli asset congelati. Continueremo a utilizzare risorse aziendali per coprire le carenze confermate e forniremo ulteriori aggiornamenti verificati man mano che i sforzi di recupero procedono. In definitiva, tutti i fondi degli utenti saranno verificati pubblicamente attraverso la nostra Proof of Reserves. Supereremo questa tempesta”.

Binance ha dichiarato di prevedere la ripresa dei prelievi entro 45 ore, dopo aver annunciato in precedenza la “sospensione temporanea” di tutti i depositi e prelievi. “I depositi non hanno subito ripercussioni”, ha precisato la società. Non abbiamo riscontrato alcuna prova di fuga di chiavi private dai wallet”, ha affermato la società, promettendo di diffondere un’analisi tecnica dettagliata una volta concluse le indagini.

L'articolo Maxi cyber-attacco a Binance: 6,3 miliardi di dollari spostati in 20 minuti. Analisti Usa: “Opera di hacker della Nord Corea” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Cinque attivisti italiani fermati in Cisgiordania durante la raccolta delle olive: la Farnesina chiede il rilascio immediato

30 October 2026 at 10:13

Erano insieme ad alcuni cittadini palestinesi e li affiancavano mentre erano impegnati nella raccolta delle olive, uno dei più rilevanti fattori di sostentamento per chi abita in Cisgiordania. Ma cinque attivisti italiani sono stati fermati dalle autorità israeliane nei pressi del villaggio di Al Lubban al-Gharbiyye nell’ambito di un’operazione che ha coinvolto anche altri cittadini stranieri, e trasferiti in una stazione di polizia. La Farnesina, da Roma, ne ha chiesto il rilascio immediato, mentre sul posto si sono attivati l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme per ottenere chiarimenti sulle circostanze del fermo e garantire loro assistenza consolare.

La stagione della raccolta delle olive è un momento ad altissimo rischio di incidenti con i coloni, e sono tanti gli attivisti che arrivano nei Territori da tutto il mondo per portare sostegno e aiuto, ma anche a fare da scudo, agli agricoltori locali. La scorsa settimana due italiani – Alberto e Manuel Tartarotti, un padre e un figlio arrivati da Bolzano per consegnare fondi umanitari e sostenere la raccolta nei campi – erano stati trattenuti per oltre un giorno dalla polizia israeliana con l’accusa di terrorismo, e poi formalmente espulsi. Il giorno successivo, un’altra stretta contro i volontari impegnati a difesa dei raccoglitori di olive aveva portato al fermo di un gruppo di attivisti del quale facevano parte anche cinque cittadine italiane: anche loro, trattenute per ore in una stazione di polizia e interrogate, sono state espulse il giorno successivo.

Sempre la scorsa settimana in una maxiretata dell’Idf erano finiti una novantina di volontari, tra cui anche il candidato ebreo democratico al Congresso degli Stati Uniti Brad Lander. “Stavo solo raccogliendo olive in Cisgiordania – aveva scritto sui social in quell’occasione -. L’occupazione è un crimine secondo il diritto internazionale. Raccogliere olive non è un reato secondo nessuna legge che io conosca”. Lander, insieme a decine di altri, è stato successivamente rilasciato sotto severe restrizioni di movimento.

L'articolo Cinque attivisti italiani fermati in Cisgiordania durante la raccolta delle olive: la Farnesina chiede il rilascio immediato proviene da Il Fatto Quotidiano.

Novaya Gazeta chiude in Russia: “Siamo stati uccisi da autorità di Mosca e servizi segreti”

30 October 2026 at 09:09

“Siamo stati uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività”. Il sito di Novaya Gazeta, quotidiano classificato come agente straniero da Mosca, ha annunciato la cessazione delle attività in Russia. La testata, nota in Occidente soprattutto per essere il quotidiano sul quale Anna Politkovskaja – uccisa nel 2006 – pubblicava le sue inchieste, era già sottoposta a limitazioni dal 2022. Parte della redazione aveva già lasciato il Paese, continuando a lavorare al progetto Novaya Gazeta – Europe.

“Una trentina d’anni di vita insieme al Paese e ai suoi cittadini finiranno per noi per strada, senza mezzi di sussistenza, sotto la costante minaccia della repressione“, aggiunge Novaya Gazeta. Il giorno prima era stato reso noto che la redazione sarebbe stata sfrattata dalla propria sede in Potapovsky Lane, nel centro di Mosca, dove i giornalisti avevano lavorato per 29 anni, sottolinea Meduza, evidenziando che a seguito di ciò chiuderà anche il Museo di Anna Politkovskaya, che aveva sede nell’ex ufficio della giornalista. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 le autorità russe hanno bloccato i siti web del giornale e ne hanno revocato la registrazione, poi a settembre del 2026 Novaya Gazeta era stato dichiarato “agente straniero”. Secondo l’Economist, il 26 ottobre si è tenuta una riunione del board del giornale in cui è stato deciso di chiudere e oggi è giunto l’annuncio della testata.

Nel lungo testo dell’annuncio pubblicato sul suo sito, Novaya Gazeta ripercorre la sua storia, che si intreccia con quella della Russia. “I nostri anni sono stati felici: pieni di creatività e speranze, lettori, amici, testi, film. A volte, questi anni sono stati disperatamente amari. Amari, perché è stato proprio durante il regno di questo regime, e non negli anni ’90 della criminalità organizzata, che i nostri colleghi sono stati uccisi per motivi politici, per aver adempiuto al loro dovere professionale e civico: Igor Domnikov, Yuri Shchekochikhin, Anna Politkovskaya, Stas Markelov, Anastasia Baburova, Natalya Estemirova. Contemporaneamente alla lettera di sfratto, hanno disattivato il sistema di donazioni che ci permetteva di ricevere contributi dai nostri lettori. In altre parole, ci hanno privato di qualsiasi fonte di finanziamento. Completamente”, denuncia il giornale. E ancora: “Si tratta di un’operazione coordinata. Nessuno si lascerà convincere dalla giustificazione delle banche secondo cui agiscono in base a regole aziendali interne. Si tratta di regole esterne, stabilite dall’apparato statale repressivo, da funzionari dell’Fsb che si sono infiltrati in ogni organizzazione. Considerano il Paese come una loro proprietà“.

Poi, dopo avere ripercorso le restrizioni a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina e l’aggressione al caporedattore Dmitry Muratov, Nobel per la Pace nel 2021, Novaya Gazeta sottolinea che “questa non è solo la nostra storia personale. È la storia di un Paese e di una società che vengono annientati esattamente allo stesso modo”. “A compiere tutto questo sono l’Fsb, il ministero della Giustizia, la Procura e altri che hanno privatizzato lo Stato e usurpato il potere. Non si tratta di risentimento sovietico; sotto questa copertura è stata praticamente instaurata una dittatura militare“, denuncia il giornale. “I diritti umani e le libertà sono stati eliminati nel Paese, e la loro tutela è stata equiparata a un reato. Le elezioni e gli organi eletti sono stati di fatto eliminati. Le istituzioni pubbliche sono state smantellate. La libertà di coscienza e la dignità umana sono state calpestate. La vita privata è stata stravolta da mani sporche. L’articolo 29 della Costituzione, secondo cui ‘la censura è vietata’, non suona forse oggi come una beffa? I tribunali sono stati distrutti, insieme alla legge e allo Stato di diritto. Avere le proprie convinzioni è ora considerato tradimento”, si legge ancora. Poi la conclusione: “Ma il tradimento è quando uno Stato tradisce la propria Costituzione. E questo tradimento è un crimine in corso, che si sta svolgendo proprio ora sotto gli occhi del mondo intero. L’assassinio di Novaya Gazeta ne è un’ulteriore prova. In tutti questi anni abbiamo scritto proprio di questo. Finché abbiamo potuto. Ecco perché l’abbiamo chiusa. Grazie a tutti coloro che ci hanno ascoltato”.

Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina gran parte dello staff del giornale si era spostata in Lettonia e aveva lanciato Novaya Gazeta Europe. La testata originaria è stata privata della licenza per operare in Russia già nel 2022, all’indomani dell’avvio delle ostilità contro Kiev. Da allora era rimasta operativa nel Paese solo per la raccolta di informazioni relative alle inchieste giornalistiche. Sul sito del giornale si legge: “Novaya Gazeta Europe è stata fondata nell’aprile 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina avvenuta sei settimane prima e alla conseguente introduzione della censura di guerra che ha costretto la maggior parte dei redattori e dei giornalisti di Novaya Gazeta a lasciare il Paese. Con sede a Riga, capitale della Lettonia, Novaya Gazeta Europe intende portare avanti l’eredità di Novaya Gazeta, che da oltre 30 anni è uno dei nomi più autorevoli del giornalismo indipendente russo”. Da giugno 2023 anche questa nuova entità – che ha sede a Riga e collaboratori nell’est Europa – è stata dichiarata “organizzazione indesiderata” e messa al bando in Russia.

L'articolo Novaya Gazeta chiude in Russia: “Siamo stati uccisi da autorità di Mosca e servizi segreti” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌