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Viaggio tra i gin più curiosi e particolari, per gusto, aspetto o nome

30 October 2026 at 03:45

Non solo ginepro. Profumi accattivanti, colori brillanti, forme insolite, nomi curiosi: quello del gin è un mondo in movimento, che cambia continuamente e che si declina in mille forme e tipologie diverse. Questo perché il gin, a differenza di altri spirits, può essere interpretato in modi differenti: la normativa prevede infatti che il gin sia caratterizzato dal sapore predominante del ginepro. Per il resto i produttori hanno carta bianca, possono cioè personalizzare a piacere il prodotto con varie botaniche: erbe, spezie, radici, scorze di agrumi, fiori, piante, cortecce, frutta, tutto può concorrere a trasformare il distillato, che diventa così specchio di volta in volta di un territorio, di una filosofia, produttiva, di un pensiero.

Anche la fantasia può in questo modo spaziare non solo nell’ambito del sapore ma anche in quello dei colori, delle confezioni, dei nomi. Si possono così assaggiare gin che racchiudono l’essenza di un territorio, anche piccolo e particolare: il Sette Laghi di Pisoni racconta attraverso asperula, menta, rabarbaro, genziana, liquirizia e china la Valle dei laghi, situata tra il lago di Garda e le fresche Dolomiti, il TomTime, con l’aggiunta di abete rosso, pigne di cipresso, rosmarino di Montevecchia e regina dei prati, riflette il profumo delle terrazze che da Montevecchia guardano Milano. Oppure si può sorridere gustando un bicchierino di Bud Spencer The Legend Dry Gin: un omaggio alla leggenda di Bud, prodotto da St. Kilian Distillers in Germania, dove l’attore è amatissimo; un gin che al di là dell’etichetta che fa girare la testa ai fan conquista con una particolare aromaticità fruttata e un lieve profumo di caramello.

Ancora, tutti quelli (e sono ormai tanti) che cercano un modo di bere più leggero e low alcol, troveranno una scelta ideale nel Marconi 21 di Poli Distillerie, che con soli 21 gradi è creato apposta per chi ama i cocktail ma vuole sentirsi leggero. Le particolarità dunque possono essere legate a tutti gli ambiti, ma ci sono gin che lasciano davvero a bocca aperta.

Sapori inattesi
Ossia quando a fare la differenza è la sostanza. Ci sono gin che sanno davvero sorprendere il palato. Ne è un esempio estremo il Never Never Oyster Shell Gin, distillato utilizzando gusci di ostriche, alga wakame e sale marino, così come il Cambridge Anty Gin, la cui particolarità è data dall’uso di formiche rosse. Inquietante? Forse un po’ sì. Se si vogliono sorprese senza correre troppi rischi, si può provare il gin Bandito al sale di Cervia, oppure Quattro Gatti Olive Grove Gin, dry gin ottenuto da foglie di olivo, olive e olio d’oliva provenienti da antichi uliveti italiani. Frutta, ma esotica, nel Santa Ana Pomelo Gin, caratterizzato dal dolce pomelo delle Filippine. Ancora, ci sono gin che, prima ancora che il palato, stupiscono la vista: rosa, blu, nero, il colore è un “effetto speciale” che incanta e affascina.

Così Scapegrace Black Gin Premium, il cui incredibile colore nero nasce in modo completamente naturale da una ricetta unica, studiata attraverso la selezione di ingredienti specifici: bacche di aronia per il rosso, zafferano per l’arancione, ananas per il giallo, butterfly pea per il blu e patate dolci per il viola. Scapegrace Black Gin, morbido, vellutato e profumato, è nero quando viene versato ma, con l’aggiunta dell’acqua tonica, si schiarisce in una bellissima sfumatura di rosa violaceo.

Bellissimo è anche il colore cipria di Cubical Kiss, dovuto all’aggiunta, tra le botaniche, di frutti di bosco come fragole, lamponi e mirtilli rossi: sono proprio questi ingredienti a conferire al gin il suo colore naturale e i suoi principali sentori. Giallo ocra è invece Cubical Mango, arricchito con buccia di limone, radice di giaggiolo in polvere, radice di liquirizia in polvere, cassia e appunto mango. Entrambi sono racchiusi nella caratteristica bottiglia a cubo.

La sostanza della forma: bottiglie uniche
Colori, profumi, sapori ma anche forme: ci sono gin che sfoggiano abiti davvero insoliti. Certamente non può passare inosservato il Gin Impavid David, la cui bottiglia ha la forma della testa del David, e il cui gusto è influenzato dalla preziosa aggiunta di polvere di marmo di Carrara, proprio quello usato da Michelangelo. Forse non è artistica, ma è decisamente controcorrente e non convenzionale la scelta di Sapling London Dry Gin: oltre che nella classica bottiglia da settanta centilitri, il gin è disponibile in versione refill e bag in box, soluzioni sviluppate per ridurre l’uso del vetro e l’impatto ambientale dovuto al packaging. Il refill è disponibile anche per lo scozzese Glaswegin. Non una bottiglia, ma una latta, simile a quella dell’olio per le macchine, per l’italiano Gin Engine, il cui nome gioca, appunto, sull’assonanza tra engine (motore in inglese) e gin.

La leggerezza dei nomi
E proprio sulla scelta del nome giocano, con spirito e arguzia, molti produttori. In Maremma si può sorseggiare il Gin.Ghiale, che con mirto, pino e finocchietto selvatico trasporta la mente nei boschi toscani e che con un gioco di parole ben riuscito fa sorridere chi ama quei boschi. Ancora Toscana, ancora Tirreno, ancora macchia mediterranea e ancora un gioco di parole brillante nel Gin Estro, con pino marittimo, foglia di fico, iris e agrumi di costa. E come si può non sorridere assaggiando il Ginocchio London Dry Gin? O il CandeGin? O ancora il GinGillo Gin? Ricordando comunque che dietro alla leggerezza di un nome spiritoso c’è sempre l’essenza di un distillato da sorseggiare con consapevolezza e con gusto.

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