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“Da Del Vecchio messaggio pericoloso: se hai soldi, compri i giornalisti che ti criticano”. L’analisi di Scanzi a Piazzapulita

30 October 2026 at 14:01

“Il senso dell’operazione di Leonardo Maria Del Vecchio era molto preoccupante: comprare quei giornali e quei giornalisti che non sono graditi e che ti fanno le pulci. Se hai soldi, li compri e così smettono di attaccarti o anche soltanto di fare informazione. È un messaggio pessimo“. Sono le parole del giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi, ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita (La7), dove ha presentato il suo nuovo saggio “Ora o mai più. 10 modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni e le destre di governo” (PaperFirst).

Le parole di Scanzi si riferiscono al tentativo di acquisizione del Fatto Quotidiano da parte di Leonardo Maria Del Vecchio, che ieri ha annunciato la rinuncia all’offerta pubblica di acquisto su Seif, la società editrice del giornale. Il giornalista interpreta l’operazione dell’erede di Luxottica come un segnale allarmante per la libertà dell’informazione: “Noi abbiamo le spalle larghe, qualcun altro no e si fa comprare. Quindi, al di là delle risate che suscita immediatamente Del Vecchio, perché è un personaggio abbastanza surreale, il messaggio sotteso era molto pericoloso. Però è stato respinto con perdite, metaforicamente parlando”.

Nel corso dell’intervista, Scanzi riserva parole altrettanto dure alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a proposito del caso Youssef Siher, arrestato e successivamente scarcerato. Alla domanda di Formigli su quale prova abbia dato Meloni in questa vicenda, Scanzi risponde senza esitazioni: “Ha fatto se stessa. Ha dato la prova di una donna che molto spesso non ha rispetto per le istituzioni, che è profondamente berlusconiana, che non rispetta la magistratura e che spesso la criminalizza. È giustizialista quando le fa comodo e garantista a giorni alterni. Aspetta il settecentesimo grado di giudizio quando si parla di Delmastro e Santanchè, mentre dopo un fermo ha già deciso che Youssef Siher è ‘l’ayatollah dei maranza’, citando uno dei tanti giornali vicini a Giorgia Meloni“.

Secondo Scanzi, la vicenda mette in evidenza anche le contraddizioni della posizione della premier sulla giustizia e sul referendum: “Ha dimostrato che votare per il referendum significava in realtà, come dicevamo noi che abbiamo votato No, difendere la libertà della magistratura. Perché se fosse dipeso soltanto dal separare le carriere, lei dovrebbe essere felice, visto che una giudice ha preso le distanze da una richiesta del pm”.

Formigli sposta quindi la discussione sulle prospettive dell’opposizione e chiede a Scanzi se il campo progressista abbia davvero la possibilità di battere la destra alle prossime elezioni. La risposta è affermativa, accompagnata da una stoccata alla maggioranza e da un avvertimento ai leader progressisti: “Sì, se vuole, lo può battere. Perché dall’altra parte non ci sono Churchill, Roosevelt e Adenauer, ci sono Donzelli, Bignami e Salvini. Quindi basterebbe poco. Bisogna capire soprattutto se lo vogliono Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli“.
Il giornalista critica le divisioni interne alla coalizione: “Mi sembra che stiano perdendo tempo nelle baruffe chiozzotte sul fare le primarie o meno. Devono fare squadra al più presto, perché il tempo è sempre meno. La possibilità c’è, perché è un governo disastroso che sta fallendo e quindi è battibile. Però dall’altra parte non mi sembra che al momento scorgiamo dei particolari fenomeni”.

Ancora più esplicito è il giudizio su Matteo Renzi. Formigli osserva che, con l’attuale legge elettorale, il centrosinistra potrebbe avere bisogno anche di una componente moderata capace di attirare gli elettori del centrodestra delusi dal governo Meloni. Scanzi chiarisce di non avere alcuna preclusione verso quell’elettorato: “Io non sono minimamente contrario ad attrarre anche i moderati. Non mi fido di Matteo Renzi, la mia critica è personale, al soggetto Renzi. Credo che se ti metti in casa Renzi fai scappare gli astenuti, i delusi, buona parte dei Cinque Stelle e di Avs. E poi ti metti in casa uno che, appena entra, la casa te la bombarda“.

Quando Formigli gli fa notare che l’ex presidente del Consiglio è attualmente tra i più aggressivi contro Meloni, Scanzi replica: “Sì, perché adesso va di moda menarlo, ma mi convince poco. Lo fa per egocentrismo. Poi vai a vedere il suo programma: dov’è che va d’accordo con Avs e il M5s?”. Il giornalista indica anche alcune figure che considera compatibili con un ampliamento della coalizione: “Sono d’accordo ad allargare il campo largo, per esempio pensando a Ruffini, a Onorato o a Magi. Ma se ti metti in casa Renzi, Calenda, le Picierno o certi soggetti del Pd riformista fai scappare l’elettorato, anzitutto quello astenuto, che è quello che devi riportare a casa. Secondo te, coloro che hanno smesso di votare tornano a votare se gli dici di votare Renzi? Secondo me no”.
Scanzi spiega che la strada da percorrere è quella di un “radicalismo civico”, capace di intercettare soprattutto i giovani e chi ha perso fiducia nei partiti. “Devi ascoltare questi ragazzi che scendono in piazza e li conquisti con progetti seri e radicali. Dubito che si mettano a votarti se gli dici: ‘Guarda, vota Renzi’. Sono persone che devono reinnamorarsi della politica”.

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Manuel Agnelli a Scanzi: “Il governo Meloni in 4 anni non ha combinato un ca**o e ha fatto disastri nella cultura”

23 October 2026 at 18:35

“Questo governo, nel mondo della cultura, del cinema, del teatro e della musica, ha fatto un disastro. In quattro anni non ha combinato un cazzo, ma ci ha rovinato dei piani che erano praticamente fatti”. Manuel Agnelli non risparmia critiche all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni durante il confronto con Andrea Scanzi, lo scorso 15 ottobre alla Casa del Cinema, nell’ambito della 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma. L’incontro, intitolato I cattivi maestri e promosso dalla Siae, ha ripercorso la carriera del musicista, fondatore e frontman degli Afterhours, soffermandosi sul suo rapporto con la televisione e soprattutto sul ruolo degli artisti nel dibattito pubblico.

Agnelli contesta in particolare le scelte del governo nel settore musicale: “C‘era una legge sulla musica già approvata, che doveva diventare decreto attuativo e che è stata smantellata. Ma gliela metteremo nel culo”.
La critica si estende anche alla situazione generale del Paese: “La sicurezza nelle strade, l’inflazione, è tutto peggiorato. Milano è la città più pericolosa d’Italia in questo momento. Va bene, parlate male di chi volete, degli immigrati, dei maranza, ma fate qualcosa”.
Nonostante la disillusione verso la politica, il musicista continua a considerare il voto uno strumento indispensabile. “Non mi piacciono i proclami politici, quelli partitici ancora meno, quindi non ho mai detto votate Tizio o votate Caio, però ai concerti ho cominciato a dire: andate a votare”. Anche quando manca una piena convinzione, sostiene, partecipare alle elezioni serve a mantenere un equilibrio tra le diverse forze politiche, impedendo che la società si sposti eccessivamente in una sola direzione.

Il dialogo con il giornalista de Il Fatto Quotidiano affronta anche una questione che divide il mondo dello spettacolo: gli artisti devono esporsi politicamente? Scanzi cita Francesco De Gregori, il quale ha dichiarato di provare imbarazzo quando un uomo di spettacolo prende posizioni nette su questioni internazionali complesse.
“Siamo in democrazia, è giusto che sia così, lui ha tutto il diritto di pensarla diversamente – risponde il musicista –. Ma io sono convinto che sia più opportuno, in questo momento storico, dare un esempio di partecipazione e comunicare a tutti che si può partecipare, che è legittimo farlo”.
E aggiunge: “De Gregori secondo me avrebbe fatto meglio a dire: io non credo in questa cosa e non voglio partecipare, ma è legittimo se qualcuno invece lo fa”.

A preoccuparlo è soprattutto la crescente insofferenza verso chi sceglie di prendere posizione pubblicamente. “La gente si è abituata a non partecipare e a considerare una rottura di balle quando qualcuno partecipa”, osserva, riferendosi alle critiche rivolte agli studenti che manifestano o agli artisti che esprimono opinioni sui media. Un atteggiamento che considera tanto più contraddittorio nell’epoca dei social: “I social sono un monnezzaio mostruoso, pieno di gente che si collega e vomita di tutto. Perché quello non è un problema e poi uno pubblicamente non può dire qualcosa della quale si prende la responsabilità mettendoci la faccia?”.

L’ex giudice di X Factor rivendica quindi il diritto di intervenire anche nei programmi di approfondimento politico, come Otto e mezzo, al quale ha partecipato insieme a Scanzi: “Sono un cittadino che paga le tasse, va a votare e lavora, quindi ho tutto il diritto di avere un’opinione e di esprimerla. Il megafono che ho me lo sono costruito io e ho il diritto di utilizzarlo con responsabilità, ma come voglio”.
Una convinzione che non si traduce, tuttavia, nell’ambizione di intraprendere una carriera politica. Alla domanda se qualcuno gli abbia mai proposto di candidarsi, risponde con ironia: “Sono impresentabile. L’unica cosa buona che ho è che so coniugare i congiuntivi, che è una cosa molto rara in Parlamento”. Poi chiarisce: “Dobbiamo sapere dove siamo più efficaci e dove siamo più forti. Io penso che lì in mezzo mi maciullerebbero in 30 secondi. Ci sono delle dinamiche pazzesche, non è che vai lì con la visione del sole nascente. È proprio una corte di serpenti e quella roba non mi interessa”. Ricorda invece l’esperienza del padre, impegnato prima nella politica nazionale e successivamente in quella territoriale, dove aveva trovato la possibilità di misurare i risultati concreti del proprio lavoro.

C’è spazio anche per un bilancio della lunga esperienza a X Factor, che Agnelli ha deciso di interrompere quando ha capito di non poter più utilizzare il programma per raccontare la musica come avrebbe voluto: “Quando la produzione è cambiata, paradossalmente proprio nell’anno in cui ho vinto, ho deciso di smettere perché non riuscivo più a raccontare. Il mio personaggio diventava macchiettistico, il giudice cattivo che deve sempre rompere il cazzo. E quando diventi una macchietta perdi totalmente l’efficacia”. Una scelta che ha comportato anche una rinuncia economica considerevole: “Mi hanno offerto 870mila euro per fare la stagione dopo e ho detto di no”.

Agnelli riconosce di potersi permettere una simile decisione, ma respinge le accuse di chi lo considera ‘un venduto’ per aver partecipato a un talent televisivo. “Molti di quelli che mi danno del venduto perché sono andato in televisione avvelenerebbero tutta la famiglia per 870mila euro”. E ricorda che compromessi e interessi economici non sono estranei neppure all’ambiente della musica alternativa, citando le riviste musicali che, a suo dire, subordinavano la concessione delle copertine all’acquisto di spazi pubblicitari. Una denuncia alla quale accompagna, però, il riconoscimento del ruolo fondamentale svolto da quelle stesse testate nella crescita della scena rock italiana degli anni Novanta.
Dalla televisione alla musica, fino alla politica, emerge una concezione dell’impegno pubblico che Agnelli rivendica come esercizio di libertà e responsabilità individuale, indipendentemente dal mestiere che si svolge o dalla notorietà di cui si gode. “Partecipare alla vita pubblica è un dovere ed è anche un diritto. E forse ce lo siamo dimenticati”.

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