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Serbia al voto, la lista degli studenti sfida il partito di Vucic. Perché il voto a Belgrado è importante per l’Europa

25 October 2026 at 08:03

Milosh si è laureato due giorni fa in ingegneria al politecnico di Milano e spera che il suo regalo sarà la vittoria alle elezioni di oggi della Lista degli Studenti che è nata proprio nella sua città di origine: Novi Sad. È proprio in questa città della Serbia dove due anni fa ha cominciato a formarsi il movimento studentesco che potrebbe far perdere la scommessa all’ex presidente della Repubblica, già primo ministro, Alexandar Vucic, dimessosi tre mesi fa allo scopo di indire elezioni legislative anticipate e candidarsi di nuovo alla guida dell’esecutivo, non potendo più aspirare a rimanere alla presidenza per la terza volta quando l’anno prossimo i 6.5 milioni di serbi aventi diritto al voto dovranno eleggere il nuovo capo dello Stato.

Vucic pur essendo al potere da 14 anni con il suo “partito Progressista Serbo” (SNC) neo liberista conservatore non ne vuole sapere di lasciarlo nonostante da ben 24 mesi ci siano manifestazioni di massa contro di lui e il suo partito. Iniziate nelle università di Novi Sad, in seguito alla caduta di una pensilina da poco ristrutturata della stazione ferroviaria in cui rimasero uccise 16 persone, tra le quali alcuni universitari, le dimostrazioni hanno subito coinvolto oltre agli studenti anche i docenti di tutte le scuole e buona parte della società civile. La ragione principale della rabbia popolare, estesasi di giorno in giorno a tutto il paese, è la corruzione di Stato. Il crollo della pensilina appena rifatta con i soldi pubblici è diventato insomma l’emblema della massiccia corruzione governativa e istituzionale. Che è una delle cause per cui la Serbia non è ancora riuscita a entrare nell’Unione Europea a cui aspira da tempo.

L’esito delle legislative è dunque rilevante non solo per i serbi ma anche per noi europei e per Russia e Cina, con le quali Belgrado ha da sempre rapporti stretti. Inoltre la parzialità dei media, le intimidazioni agli elettori e le irregolarità nelle liste elettorali fanno sì che qualsiasi risultato potrà tuttavia essere contestato, scatenando proteste di massa e aggravando l’instabilità regionale. “Temo che Vucic farà di tutto per evitare la sconfitta, mi aspetto brogli o peggio”, sottolinea Milosh rientrato in Serbia per votare.

I sondaggi danno SNS e la lista degli studenti testa a testa. Senza il raggiungimento della maggioranza assoluta dei seggi e a causa del sistema proporzionale c’è chi avverte potrà essere impossibile formare una coalizione di governo costringendo il paese a nuove elezioni.

L’SNS di Vucic è il fulcro della lista “Serbia Unita“. Il partito si affida al controllo delle casse pubbliche, a una copertura mediatica favorevole e a un forte sostegno nazionalista, grazie anche alla recente decisione populista di onorare con funerali di Stato il criminale di guerra e genocida Ratko Mladic.

La Lista degli Studenti rifugge le gerarchie di partito e la figura di un unico leader, preferendo accademici e professionisti stimati a livello locale, e opera attraverso le reti universitarie. Ciò significa che i tradizionali partiti di opposizione serbi sono stati in gran parte emarginati, con il loro sostegno complessivo sceso dal 30% al 10-15%. Alcuni partiti si sono dissolti per confluire nella Lista studentesca, mentre altri, come Serbia Europea, alleata naturale nonchè speranza degli studenti, potrebbero non superare la soglia elettorale del 3%. Questa partita elettorale cruciale non solo per il futuro della Serbia potrebbe dunque continuare la prossima settimana, quando i numeri si trasformeranno in trattative e maggioranze.

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Concorsopoli a Benevento: in una chiavetta dell’ex dirigente di Mastella segnalazioni su 17 concorsi per 27 posti, 24 vinti da raccomandati

24 October 2026 at 11:11

A Benevento da Tangentopoli a Concorsopoli è un attimo. Il tempo di scaricare qualche documento da alcune chiavette Usb. Quelle sequestrate a Gennaro Santamaria, il regista reo confesso del sistema di mazzette e di appalti truccati che sta agitando il Comune di Benevento guidato dal sindaco non indagato Clemente Mastella.

Nelle pennette di Santamaria, da qualche settimana libero dopo sei mesi di arresto, c’è un mondo. Ci sono le cifre delle tangenti. C’è la riconducibilità di queste somme a dirigenti, sostenitori, finanziatori e militanti del partito mastelliano ‘Noi di Centro’, e alla loro cerchia di imprenditori locali amici, che generosamente contribuivano confidando di averne qualche appalto o affidamento in cambio. E poi ci sono le cartelle denominate “Concorsi”. I carabinieri del comando provinciale, che indagano al fianco del pm Maria Colucci, hanno cliccato e hanno trovato dentro “diversi file di primario interesse investigativo per la dimostrazione delle manipolazioni delle procedure concorsuali”.

“Tali documenti – si legge in una informativa del 20 aprile che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare – presentano una struttura tabellare complessa in cui figurano elenchi di candidati affiancati da una colonna denominata ‘SEGNALATO’. Sotto il profilo indiziario, assume valenza determinante la circostanza che per ogni candidato sia stato indicato la figura del segnalatore tra virgolette, individuato nella maggior parte dei casi con nome e cognome o in via sintetica mediante delle sigle. Tali evidenze suggeriscono un’esistenza di un sistematico condizionamento delle procedure concorsuali presso l’ente gestito direttamente dal Santamaria“.

Santamaria, ricordiamolo, prima di essere intrappolato dagli investigatori con ancora in tasca una mazzetta da 6000 euro (a casa poi gli hanno ritrovato 170mila euro in contanti), era il responsabile Gabinetto dell’ufficio del sindaco. E dirigente comunale di alcuni settori, che presiedeva, sovrintendeva, osservava una quantità di concorsi pubblici: 17 concorsi svolti in due anni, con 2.321 concorrenti, per assegnare 27 posti di lavoro. Di cui, secondo il contenuto delle sue chiavette, 24 assegnati a ‘raccomandati’ di amministratori di Noi di Centro e di politici e pubblici ufficiali a loro vicini.

Con 10 interrogatori tra maggio e luglio Santamaria ha confessato il sistema corruttivo (al momento ci sono 17 indagati), ma per i concorsi, pur confermando di avere incassato tangenti per quattro assunzioni ed aver appuntato i nomi di 125 raccomandati, ha sottolineato che le procedure concorsuali sono state regolari.

L’associazione ‘Altra Benevento’, che nel 2023 ha presentato un dossier sui Concorsi alla Provincia di Benevento vinti quasi sempre da sindaci ed amministratori locali, e segnalato nei mesi scorsi le assunzioni al Comune di Benevento di numerosi familiari di assessori e consiglieri di quell’ente, ha messo a confronto queste informazioni con quelle contenute nelle ‘tabelle’ di Santamaria.

La ricostruzione è stata minuziosa. Si tratta di 17 concorsi banditi dal Comune negli anni 2023, 2024 e 2025 per l’assunzione di 2 Funzionari Amministrativi, 1 Psicologo, 1 Sociologo, 1 Tecnico Ambientale, 2 Specialisti di Vigilanza, 1 Avvocato, 2 Ingegneri-Architetti, 1 Funzionario Contabile, 1 Assistente Sociale, 2 geometri, 3 Istruttori Amministrativi, 2 Istruttori Informatici, 6 Istruttori di Vigilanza (Vigili Urbani), 1 Centralinista, 2 autisti del sindaco, 1 Collaboratore Amministrativo.

Su 27 posti, solo 3 sarebbero stati vinti da concorrenti non raccomandati.

Quattro sarebbero stati assegnati in cambio di tangenti (tra 20.000 e 30.000 euro), gli altri sarebbero stati vinti (senza tangenti) dai raccomandati indicati da Santamaria nei suoi files con i rispettivi ‘segnalatori’: soprattutto politici di Noi di Centro.

Il coordinatore di Altra Benevento, Gabriele Corona, ne ha fatto i nomi in un incontro pubblico al bar Kindergaden, affollato da 200 persone e seguito sulla pagina Fb da 19mila visualizzazioni. Poche ore prima li aveva infilati in un esposto depositato in Procura.

Sono: il sindaco di Benevento e segretario nazionale di Ndc, Clemente Mastella (indicato nei files come C.M., ai carabinieri Santamaria ha precisato che è lui); l’assessore alla Urbanistica, Molly Chiusolo; l’assessore all’Ambiente Alessandro Rosa (da qualche mese sostituito); i consiglieri di maggioranza, Antonio Picariello e Giovanni Zanone; il segretario e la presidente del partito cittadino, Cosimo Lepore e Marica Mignone; ovviamente Gennaro Santamaria; il presidente di Sannio Europa, azienda speciale della Provincia, Raffaele del Vecchio; l’ex presidente della Provincia, Antonio Di Maria (recentemente condannato per turbativa di gare) e poi i sindaci di San Leucio del Sannio, Ponte, Colle Sannita, il vicesindaco di Vitulano, il Direttore Amministrativo della ASL, un componente del Distretto Idrico Sannita.

Sono i nomi scritti da Santamaria nei suoi files, e se ne assumerà lui la responsabilità di fronte alle reazioni dei politici e delle persone tirate in ballo. Mastella, che non è indagato, ha più volte ribadito di essere ignaro ed estraneo alle vicende che stanno emergendo dalle indagini. Lo stesso Santamaria precisa che il sindaco era all’oscuro della provenienza dei finanziamenti per le spese delle iniziative politiche ed elettorali di Ndc. Le confessioni dell’ex dirigente sono al vaglio dei magistrati inquirenti. A novembre inizieranno gli incidenti probatori.

Al fattoquotidiano.it Corona conferma quanto accennato in pubblico: “Altra Benevento metterà a disposizione dei candidati sconfitti ai concorsi un ufficio legale per far valere le loro ragioni”. Le opposizioni intanto hanno organizzato un corteo per chiedere le dimissioni di Mastella. Partirà domenica 25 ottobre alle 19 dalla biblioteca di corso Garibaldi, per dirigersi verso la Prefettura.

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Inchiesta sulla ricostruzione post sisma, il presidente della Marche Acquaroli: “Basito e amareggiato”. La scelta di Pistarelli “non fu congrua”

23 October 2026 at 19:43

“Sono basito, amareggiato e incredulo”. Francesco Acquaroli prende posizione sull’inchiesta della Procura di Ancona che ha acceso i riflettori sulle presunte infiltrazioni criminali e sulle irregolarità negli appalti della ricostruzione post sisma nelle Marche. L’indagine, che ha portato a otto arresti e 51 indagati in diverse regioni, coinvolge anche Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente, finito ai domiciliari con l’accusa di corruzione.

Da Corridonia, dove il governatore è intervenuto per presentare i dati sulla ricostruzione a dieci anni dal terremoto del 2016, Acquaroli respinge ogni ipotesi di un proprio coinvolgimento e rivendica l’estraneità dell’amministrazione regionale. “Questa indagine riguarda una persona in tutta la regione Marche, ma non ha toccato nessuno all’interno della Regione”, ha dichiarato. E a chi sostiene che il presidente avrebbe potuto sapere, replica: “Chiedo di portarmi una prova che io sapessi. Devo difendere la mia integrità morale e quella delle istituzioni regionali”.

Il governatore ha riconosciuto, tuttavia, di aver commesso un errore nella scelta del suo collaboratore. “Al di là di come finirà l’indagine, era chiaro che quella era stata una scelta che oggi ritengo non congrua. È stato un errore di valutazione”, ha ammesso, escludendo però l’ipotesi di dimissioni: “Lasciare sarebbe la conferma di qualcosa che non c’è e l’ingiustizia più grande che potrei fare a me stesso, alla mia squadra e alla mia comunità”.

Il rapporto con l’ex capo di gabinetto

Acquaroli ha ricostruito il rapporto con Pistarelli, conosciuto negli anni Novanta e scelto nel 2020 per l’esperienza istituzionale e la conoscenza del territorio. Alla fine della prima legislatura, ha raccontato, aveva manifestato al collaboratore alcune criticità rispetto al lavoro svolto. Gli aveva poi chiesto di prolungare l’incarico per tre mesi, durante i quali sarebbero arrivate alcune voci sul suo conto.

“Le trasmisi alla vigilanza del segretario generale della Regione”, ha riferito il presidente, precisando che non ne era stata riscontrata la fondatezza. A quel punto, ha aggiunto, chiese a Pistarelli di fare un passo indietro. Il rapporto professionale si sarebbe interrotto nel dicembre 2025 e, secondo Acquaroli, da allora non ci sarebbero stati altri rapporti di lavoro con la Regione. Il presidente ha espresso fiducia nella magistratura e richiamato la presunzione d’innocenza: “Se una persona ha sbagliato è giusto che sia giudicata e, se condannata, paghi“. Ma ha anche sottolineato che eventuali responsabilità individuali non devono cancellare il lavoro svolto da tanti nel percorso di ricostruzione.

Regione e commissario pronti a costituirsi parte civile

La Regione Marche e la Struttura commissariale per la ricostruzione hanno annunciato che si costituiranno parte civile qualora l’inchiesta dovesse approdare a processo. “Faremo tutto quello che è necessario“, hanno dichiarato il commissario straordinario Guido Castelli e Acquaroli, indicando la tutela degli interessi pubblici e delle famiglie terremotate come una priorità.

Castelli ha espresso indignazione e dolore per quanto emerso, ricordando i risultati raggiunti negli ultimi anni e il ritorno di migliaia di cittadini nelle proprie abitazioni.

Intanto Pistarelli respinge le accuse. Il suo difensore, l’avvocato Gabriele Cofanelli, ha incontrato l’ex capo di gabinetto nel carcere di Montacuto, ad Ancona, e ha avviato l’esame dell’ordinanza di custodia cautelare, composta da oltre 800 pagine. L’interrogatorio è fissato per lunedì 26 ottobre alle 10. La difesa sta inoltre valutando un ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca della misura cautelare, sostenendo che le dimissioni dall’incarico, risalenti a un anno fa, potrebbero ridurre il rischio di inquinamento delle prove.

L’inchiesta dovrà ora chiarire le responsabilità individuali e la portata delle presunte irregolarità negli appalti di una ricostruzione che riguarda migliaia di persone e territori ancora segnati dal terremoto.

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