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Car of the Year 2027, una finale tutta elettrica. Ecco chi si contenderà il titolo – FOTO

By: F. Q.
30 October 2026 at 08:00
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Sono sette le automobili che si sfideranno per il titolo di Car of the Year 2027, il prestigioso premio europeo Auto dell’Anno. Superata la prima fase di votazione, la giuria ha selezionato BMW iX3, Cupra Raval, Hyundai Ioniq 3, Kia EV2, Renault Twingo, Volkswagen ID.Polo e Volvo EX60.

Una particolarità? Tutte e sette le candidate sono 100% elettriche, a conferma della crescente attenzione verso una tecnologia che sta guadagnando terreno sul mercato europeo. Pur rimanendo ancora distante, in termini di volumi di vendita, dalle motorizzazioni mild e full hybrid, oggi le più diffuse.

A decretare la vincitrice sarà una giuria internazionale composta da 65 giornalisti specializzati (7 quelli italiani), provenienti da 25 Paesi europei. La prima fase della selezione si è appena conclusa: ciascun giurato ha indicato sette modelli tra quelli ammessi alla competizione, senza attribuire punteggi. Le automobili che hanno raccolto il maggior numero di preferenze hanno conquistato l’accesso alla finale.

Ora si passa alla votazione decisiva. Ogni giurato avrà a disposizione 25 punti, da distribuire tra almeno cinque delle sette finaliste, con un massimo di 10 punti per una singola vettura. Non sarà possibile assegnare lo stesso punteggio alle prime due classificate e ogni voto dovrà essere accompagnato da una motivazione. Tra i criteri di valutazione ci sono design, sicurezza, comfort, prestazioni, innovazione tecnologica, impatto ambientale e rapporto qualità-prezzo.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 25 e 26 novembre, quando le sette finaliste saranno protagoniste di una sessione di prove comparative sul circuito di Balocco, vicino Torino. I giurati avranno poi tempo fino al 29 dicembre per esprimere il voto definitivo. Il verdetto arriverà l’8 gennaio 2027, in occasione del Motor Show di Bruxelles, quando finalmente verrà proclamata la nuova Auto dell’Anno.

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Zeekr 9X, debutta in Italia il maxi suv di lusso che sfida le tedesche – FOTO

By: F. Q.
29 October 2026 at 11:59
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Quasi 900 cavalli, sei posti singoli, 179 chilometri di autonomia in elettrico e un prezzo di partenza di 127 mila euro. La ricetta di Zeekr 9X è quella di un’ammiraglia che punta a mettere in discussione il dominio dei grandi suv tedeschi e britannici, facendo leva su tecnologia, prestazioni e comfort.

Il nuovo modello di lusso del marchio del gruppo cinese Geely è stato presentato per la prima volta in Italia al MACRO, il Museo d’Arte Contemporanea di Roma, dopo l’anteprima europea di settembre al Monaco Yacht Show e la successiva premiere europea al salone dell’auto di Parigi. L’arrivo sul mercato italiano è previsto tra febbraio e marzo 2027.

Lunga oltre cinque metri, la 9X misura 5.239 millimetri e ha un passo di 3.169 millimetri. Le dimensioni imponenti e il peso di circa tre tonnellate e mezzo non rappresentano un ostacolo alle prestazione: il large suv è infatti capace di accelerare da zero a 100 km/h in appena 4,1 secondi. La potenza complessiva raggiunge i 897 cavalli, con una coppia massima di 935 Nm. Numeri da sportiva, ottenuti attraverso un sistema Super Hybrid plug-in che abbina un motore turbo benzina da 2,0 litri a due motori elettrici, uno per asse, con trazione integrale. L’architettura elettrica a 900 volt sviluppa una potenza di sistema di 660 kW.

La scommessa di Zeekr non si esaurisce, però, nelle prestazioni. La batteria da 55,1 kWh promette fino a 179 chilometri di autonomia in modalità elettrica e un’autonomia complessiva dichiarata di 737 chilometri. Il motore termico, secondo quanto dichiarato dal costruttore, raggiunge un rendimento del 46% e contribuisce a garantire energia e potenza quando necessario. La ricarica rapida in corrente continua arriva a 330 kW: nelle condizioni previste dal costruttore, bastano 9,5 minuti per passare dal 10 all’80% della capacità della batteria.

“Nel segmento dei suv full-size di lusso portiamo un’innovazione tecnica in un mercato ancora legato ai sei e agli otto cilindri, con sistemi ibridi spesso ridotti al minimo necessario per l’omologazione”, spiega Lucio Tropea, general manager di Zeekr Italia. “Noi arriviamo con una batteria da 55 kWh, oltre 170 chilometri di autonomia elettrica e un motore 2.0 turbo che lavora con due motori elettrici e un motogeneratore”. La configurazione consente di combinare la possibilità di viaggiare prevalentemente in elettrico con la flessibilità del motore a benzina sulle lunghe distanze. La potenza dichiarata, inoltre, resta al di sotto della soglia prevista per il superbollo, secondo quanto riferito dall’azienda.

Il lusso, nondimeno, si gioca anche a bordo. Progettata a Göteborg dal team guidato da Stefan Sielaff, la 9X propone un abitacolo a sei posti in configurazione 2+2+2, con sedili individuali e una disposizione che punta a privilegiare lo spazio personale. I sedili anteriori sono riscaldabili, ventilati e dotati di funzione massaggio; quelli posteriori possono contare su poggiagambe motorizzate. L’obiettivo è trasformare l’abitacolo in una sorta di lounge viaggiante, più che in un semplice spazio di trasporto.

La dotazione tecnologica comprende doppio display OLED anteriori da 16 pollici, uno schermo OLED da 17 pollici dedicato all’intrattenimento dei passeggeri e un head-up display con realtà aumentata. A completare l’ambiente ci sono un impianto audio Naim da 32 altoparlanti e 3.868 watt, oltre ai sistemi di assistenza alla guida che includono la tecnologia lidar. Le sospensioni pneumatiche adattive a doppia camera e gli ammortizzatori CDC a doppia valvola sono chiamati a gestire il compromesso tra comfort e controllo, anche su una vettura di queste dimensioni. Il prezzo di partenza annunciato per il mercato italiano è di 127mila euro.

“A New Class of Luxury” è il claim scelto da Zeekr per accompagnare il debutto della 9X: una nuova interpretazione del lusso che mette insieme elettrificazione, potenza e comfort. Il modello diventa anche la vetrina tecnologica di una gamma italiana che comprende già X, 001, 7X e 7GT. Per il 2027 è atteso inoltre l’arrivo della 8X, una sorella minore destinata a condividere lo stesso sistema di propulsione.

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Strisce blu, a Benevento arrivano i sensori intelligenti. Come funzionano e quando scattano le multe

By: F. Q.
29 October 2026 at 09:52

Le strisce blu diventano intelligenti. A Benevento è partita l’installazione di 1.880 sensori destinati a monitorare in tempo reale tutti i parcheggi a pagamento della città. Piccoli dispositivi inseriti nell’asfalto che rilevano la presenza delle auto e trasmettono le info a una piattaforma digitale. L’obiettivo è facilitare la ricerca dei posti liberi, ma anche rendere più efficaci i controlli nei confronti di chi parcheggia senza pagare.

Il progetto è gestito da BeMobi, società affidataria del servizio comunale. Le prime installazioni hanno interessato viale Mellusi, piazza Risorgimento, piazzale Catullo e via Porta Rufina. I lavori proseguiranno fino a coprire tutti gli stalli previsti.

I dispositivi sembrano semplici dischetti neri con una cornice azzurra, fissati al centro del parcheggio. Utilizzano la tecnologia Internet of Things (IoT), che permette di trasmettere dati attraverso una rete di collegamento. Quando un’automobile occupa lo stallo, il sensore registra le variazioni di luce e temperatura provocate dalla sua presenza e comunica l’informazione al sistema centrale. In questo modo si può sapere quali posti sono occupati e quali disponibili.

Gli automobilisti potranno essere indirizzati verso quelli liberi attraverso pannelli informativi e strumenti digitali, riducendo il tempo trascorso alla ricerca di un parcheggio. Il gestore, invece, potrà conoscere in tempo reale la situazione delle singole aree, senza dover verificare continuamente ogni singolo posto auto.

Ma i sensori possono anche fare le multe? Il sistema consentirà di individuare gli stalli occupati e, incrociando le informazioni con quelle dei pagamenti, segnalare eventuali irregolarità agli addetti ai controlli. La semplice rilevazione di un’auto parcheggiata senza un pagamento associato, però, non equivale in automatico a una sanzione.

L’articolo 12-bis del Codice della strada disciplina i poteri degli ausiliari della sosta, che possono utilizzare strumenti elettronici per svolgere le verifiche. L’accertamento delle violazioni deve comunque rispettare le procedure previste dalle norme. I sensori sono quindi uno strumento di supporto per velocizzare l’individuazione delle infrazioni, ma non sostituiscono l’attività di accertamento degli operatori autorizzati.

L’innovazione arriva mentre a Benevento proseguono le proteste per la nuova gestione delle strisce blu. Tra le questioni più contestate c’è il pagamento della sosta anche nei giorni festivi, con tariffe di 1,50 euro l’ora in centro e 80 centesimi nelle zone semicentrali. Critiche sono arrivate anche per il nuovo sistema di pagamento SpotPay e per le limitazioni agli abbonamenti mensili, successivamente ripristinati soltanto per alcune aree.

Il Comune ha inoltre annunciato un quarto d’ora di cortesia prima dell’attivazione dell’allerta per le soste non pagate. Una volta completata l’installazione, Benevento disporrà dunque di una rete capace di monitorare l’occupazione dei parcheggi e orientare gli interventi degli ausiliari. Resta da verificare quanto le informazioni raccolte saranno effettivamente accessibili e utili agli automobilisti e come verranno integrate con i sistemi di pagamento già operativi.

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Pneumatici invernali, dal 15 novembre scatta l’obbligo. Ecco cosa sapere

By: F. Q.
28 October 2026 at 10:20

Dal 15 novembre 2026 torna l’obbligo di pneumatici invernali o catene da neve a bordo sulle strade interessate dalle ordinanze. Gli automobilisti hanno ancora poco più di due settimane per organizzarsi, ma è già possibile effettuare il cambio gomme: la finestra per il montaggio anticipato si è aperta il 15 ottobre.

L’obbligo resterà in vigore fino al 15 aprile 2027, salvo disposizioni differenti stabilite dagli enti proprietari o gestori delle strade. Non riguarda quindi automaticamente tutta la rete stradale italiana: prima di partire è importante verificare la presenza di ordinanze lungo il proprio percorso.

Per rispettare l’obbligo è sufficiente montare pneumatici con marcatura M+S, oppure avere a bordo catene da neve idonee al veicolo. Attenzione, però, alla differenza tra le sigle riportate sulle gomme.

La marcatura M+S (Mud and Snow) è una dichiarazione del produttore, mentre il simbolo 3PMSF, riconoscibile dalla montagna a tre punte con un fiocco di neve, certifica il superamento di specifici test di aderenza sulla neve. Assogomma raccomanda di preferire pneumatici dotati di questo pittogramma e di montarne quattro della stessa tipologia, evitando combinazioni che potrebbero compromettere la stabilità del veicolo.

Il calendario prevede due periodi aggiuntivi rispetto alla durata ordinaria dell’obbligo. Il primo, dal 15 ottobre al 15 novembre, consente di anticipare il montaggio. Il secondo, dal 15 aprile al 15 maggio 2027, permette di effettuare il cambio primaverile senza concentrare tutte le operazioni in pochi giorni.

Quest’ultima scadenza è particolarmente importante per chi utilizza gomme invernali con un codice di velocità inferiore a quello indicato sulla carta di circolazione, comunque non inferiore a Q, corrispondente a 160 km/h. In questo caso, entro il 15 maggio sarà necessario sostituirli con gomme conformi alle caratteristiche previste dal documento.

Chi invece monta pneumatici invernali con misure, indice di carico e codice di velocità pienamente conformi alla carta di circolazione non è obbligato a sostituirli alla scadenza. Resta comunque consigliabile utilizzare gomme adeguate alla stagione.

Prima del montaggio è infine opportuno verificare pressione, profondità del battistrada, usura ed eventuali danneggiamenti.

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L’Italia ostaggio del traffico.1,33 miliardi di ore perse e un conto da 22 miliardi

28 October 2026 at 08:57

In Italia la congestione stradale determina ogni anno 1,33 miliardi di ore perse nel traffico, per un costo economico stimato in circa 22 miliardi di euro, pari all’1% del PIL. Il fenomeno si concentra prevalentemente nelle città, dove si accumula oltre l’80% del tempo perso. Sul fronte ambientale, le emissioni restano sostanzialmente stabili e il rinnovo del parco automobilistico procede a ritmi insufficienti rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione. È quanto emerge dal terzo Report dell’Osservatorio Sunrise del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile Most: lo studio offre un quadro dettagliato della mobilità stradale italiana analizzando traffico, emissioni, impatti delle diverse alimentazioni e costi del trasporto merci, con l’obiettivo di supportare politiche pubbliche e operatori.

Tra le evidenze principali emerge il peso dei territori esterni alle grandi aree urbane. Oltre la metà dei chilometri percorsi dalle automobili, infatti, si concentra nei comuni con meno di 50 mila abitanti fuori dalle città metropolitane, responsabili di circa il 52% delle emissioni di CO₂ delle auto. La quota raggiunge il 73% considerando anche le cinture metropolitane.

“Sunrise ci permette di osservare con un dettaglio senza precedenti la mobilità stradale e di individuare dove si concentrano emissioni e ritardi”, spiega Ennio Cascetta, coordinatore scientifico dell’Osservatorio Sunrise: “Vogliamo mettere questi dati al servizio delle decisioni pubbliche e degli operatori, per costruire politiche più efficaci e vicine ai bisogni dei territori”.

Parole a cui fanno eco quelle di Gianmarco Montanari, Direttore Generale Most: “I dati del Rapporto Sunrise evidenziano come la transizione verso una mobilità più sostenibile richieda interventi mirati, capaci di affrontare le criticità legate alla congestione stradale, al rinnovo del parco veicoli e alla riduzione delle emissioni, tenendo conto delle specificità dei territori. In questo contesto, il lavoro di Most è fondamentale per mettere a disposizione delle istituzioni e degli operatori evidenze scientifiche solide, su cui costruire politiche e investimenti efficaci, valorizzando le diverse soluzioni tecnologiche disponibili”.

Nel 2025 le emissioni di CO₂ del trasporto stradale risultano stabili e gli obiettivi al 2030 appaiono fuori portata. Pesa il rallentamento del ricambio del parco circolante: le immatricolazioni scendono a 1,55 milioni (-2,6% rispetto al 2024), mentre la quota di veicoli rinnovata annualmente passa dal 3,85% al 3,71%. Nonostante la crescita di ibride ed elettriche, la loro diffusione resta insufficiente.

Per la prima volta, il Report approfondisce le emissioni di ossidi di azoto (NOₓ) e particolato delle sole autovetture. Per il particolato, le emissioni per veicolo-chilometro sono superiori sulle strade locali (4,86 mg/veicolo-km) rispetto alle autostrade (3,64 mg/veicolo-km). Al Sud le emissioni di particolato per abitante sono circa 2,7 volte quelle del Nord, coerentemente con la maggiore presenza di veicoli più anziani e inquinanti.

Lo studio valuta anche l’impatto climatico lungo l’intero ciclo di vita dei veicoli (LCA). Le fasi di produzione, manutenzione e rottamazione aumentano le emissioni complessive del 10-20% per le auto a benzina e gasolio, mentre per le elettriche comportano un raddoppio delle emissioni totali, soprattutto per via della produzione delle batterie. Con il mix elettrico italiano del 2024, il vantaggio dell’elettrica rispetto alle ibride a benzina si riduce dal 65% al 40% considerando l’intero ciclo di vita.

Emerge inoltre il potenziale del gasolio rinnovabile di origine biologica (HVO): un’auto diesel media alimentata esclusivamente ad HVO presenta emissioni di ciclo vita addirittura inferiori a quelle di un’elettrica di pari dimensioni. L’HVO puro è già distribuito in numerose stazioni a prezzi spesso allineati o inferiori al gasolio tradizionale.

Elaborando tracce GPS anonime di circa un milione di automobili, il Report introduce una “tac della mobilità” per ricostruire il traffico strada per strada e ora per ora. Nel 2024 le auto hanno percorso in Italia circa 443 miliardi di chilometri (circa 7.500 km per abitante). Il 53% delle emissioni di CO₂ deriva da viaggi tra 8 e 50 chilometri. Di queste, il 10,6% della CO₂ nazionale proviene da spostamenti urbani in città servite da trasporto pubblico, mentre il 26,5% si genera nei piccoli comuni.

Nel trasporto merci pesante (oltre 12 tonnellate), l’analisi del Total Cost of Ownership (TCO) indica il gas naturale liquefatto (LNG) come l’alternativa economicamente più conveniente al gasolio. La competitività dei mezzi elettrici a batteria resta invece legata a energia a basso costo e adeguate infrastrutture ad alta potenza.

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Porsche torna a fare utili, ma vende meno auto. Il segreto è la 911

By: F. Q.
27 October 2026 at 10:13

Porsche torna a guadagnare, anche se vende molte meno automobili. Nei primi nove mesi del 2026, la casa di Stoccarda ha registrato un utile operativo di 1,74 miliardi di euro, contro i 40 milioni dello stesso periodo dell’anno passato. Il margine operativo è risalito dall’1,1% al 6,9%, mentre le consegne sono diminuite del 16%. Numeri che raccontano una ripresa della redditività, favorita anche dal venir meno dei pesanti costi di ristrutturazione che avevano gravato sui conti del 2025.

A sostenere i risultati è soprattutto la Porsche 911, le cui vendite sono cresciute del 12%. È l’unico modello della gamma ad aver chiuso i primi nove mesi in positivo, grazie anche alla domanda delle versioni più costose, come GTS, Turbo e GT. Vetture che garantiscono margini elevati e permettono di compensare almeno in parte il rallentamento degli altri modelli, soprattutto in Cina, dove Porsche continua a perdere terreno.

È proprio attorno a questa capacità di vendere automobili più esclusive che ruota il piano dell’amministratore delegato Michael Leiters, arrivato alla guida del marchio all’inizio dell’anno per correggere una strategia che aveva puntato molto sull’elettrico, senza ottenere i risultati sperati. Il cambio di rotta è costato 2,7 miliardi di euro in oneri di ristrutturazione, ma ora cominciano ad arrivare i primi segnali incoraggianti. Nel terzo trimestre il margine operativo ha superato il 10%, superando le attese degli analisti.

La strada scelta da Leiters prevede una Porsche più piccola, ma capace di guadagnare di più su ogni automobile. Il piano, tuttavia, prevede anche sacrifici: oltre 9.000 posti di lavoro in meno, una riduzione del 40% dei livelli manageriali e un taglio alle spese di sviluppo. Allo stesso tempo, il marchio vuole ampliare le possibilità di personalizzazione, aumentare di circa il 20% i prezzi delle sportive più esclusive e introdurre nuovi modelli posizionati persino sopra la 911.

Restano però due ostacoli importanti: la debolezza del mercato cinese e i dazi americani. Porsche produce tutte le proprie vetture in Europa e, almeno per il momento, non intende trasferire parte della produzione negli Stati Uniti, neppure sfruttando l’eventuale futuro stabilimento Audi in Georgia. Secondo il direttore finanziario Jochen Breckner, una soluzione del genere comporterebbe costi aggiuntivi e una maggiore complessità industriale.

Intanto Porsche ha confermato le previsioni per l’intero 2026, con ricavi attesi tra 35 e 36 miliardi di euro e un margine operativo compreso tra il 5,5% e il 7,5%. La Borsa ha accolto positivamente i risultati, premiando il titolo con un rialzo del 2,3%. La sfida, tuttavia, resta aperta: dimostrare che il recupero dei profitti possa durare anche vendendo meno macchine rispetto al passato.

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Automotive, un’impresa su due punta sulle competenze software. La sfida del futuro parte dai giovani

By: F. Q.
27 October 2026 at 08:57

Il futuro dell’automotive passa sempre più dal software, dalla digitalizzazione e dalle competenze legate alla sostenibilità. Nei prossimi tre anni, un’impresa su due prevede di inserire nuovi professionisti nello sviluppo software e delle applicazioni, mentre il 47% guarda a figure specializzate in sostenibilità ed energy management e il 45% alla digitalizzazione dei processi produttivi. È quanto emerge dalla ricerca Competenze e professioni nel settore automotive, realizzata da Youtrend per Geely, che fotografa un settore alle prese con una profonda trasformazione tecnologica e professionale.

I risultati sono stati presentati a Bari, in occasione della terza tappa dei Geely Auto Talks, l’iniziativa promossa dal costruttore cinese e da Jameel Motors Italia. L’incontro, ospitato dall’Università LUM “Giuseppe Degennaro”, ha riunito rappresentanti delle imprese, delle istituzioni e del mondo accademico per discutere delle opportunità che la nuova mobilità può offrire ai giovani, soprattutto nel Mezzogiorno.

Proprio la capacità di trattenere i talenti rappresenta una delle sfide principali per il territorio. In Puglia, infatti, il 31% degli ingegneri magistrali formati nella regione lavora nel Centro-Nord e un ulteriore 5% all’estero. Una perdita di competenze che assume particolare rilevanza per una filiera automotive che occupa tra 30.000 e 40.000 persone e deve confrontarsi con l’evoluzione delle motorizzazioni, della meccatronica e dei processi industriali.

Ma la rivoluzione tecnologica non riguarda soltanto le fabbriche: a cambiare è anche il modo di vendere e gestire le automobili. Un esempio arriva dal progetto AUTOBOTS, sviluppato dal Politecnico di Bari insieme a Maldarizzi Automotive, che esplora il modello della concessionaria del futuro attraverso intelligenza artificiale, Digital Twin, automazione e gestione intelligente dei processi. Un campo di sperimentazione che mostra come l’innovazione possa coinvolgere anche distribuzione e servizi, aprendo la strada a nuove figure professionali.

Il rapporto tra tecnologia e lavoro è stato al centro anche del confronto con i rappresentanti di Confindustria Bari-BAT, Michael Page Executive, Engineering Group e Almaviva. Dal dibattito è emersa la necessità di affiancare alle competenze tecniche capacità strategiche, formazione continua e conoscenze multidisciplinari. L’intelligenza artificiale, in questa prospettiva, è destinata a modificare le attività e i processi, rendendo ancora più importante la capacità delle persone di governare il cambiamento.

Sul rapporto tra formazione e imprese si è soffermato anche Marco Santucci, Managing Director di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr, protagonista di un dialogo con due studenti della LUM. “La mobilità del futuro richiede tecnologie evolute e competenze capaci di svilupparle e gestirle. Con i Geely Auto Talks, Jameel Motors punta a rafforzare il dialogo con il mondo della formazione e le realtà del territorio, promuovendo esperienze aziendali, progetti concreti e nuove collaborazioni”.

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Audi investe 4 miliardi di dollari negli Usa, ma è scontro con i sindacati tedeschi

By: F. Q.
26 October 2026 at 13:44

Audi sceglie gli Stati Uniti per rilanciare vendite e redditività, ma il progetto di un nuovo stabilimento in Georgia scatena le proteste dei sindacati tedeschi. Al centro della polemica c’è Gernot Döllner, amministratore delegato della Casa dei quattro anelli, che il 24 ottobre ha partecipato a un comizio di Donald Trump a Perry (nella foto), in Georgia, per annunciare l’investimento da circa 4 miliardi di dollari.

Il progetto prevede la costruzione di una fabbrica capace di produrre 200.000 suv all’anno e di creare 4.500 posti di lavoro. I cantieri partiranno nel 2027, mentre l’avvio della produzione è previsto nei primi anni del prossimo decennio. Dalle linee usciranno tre modelli, Q7, Q8 e la nuova Q9, attualmente prodotti in Slovacchia, con motorizzazioni termiche e ibride plug-in. Circa metà dei volumi sarà destinata al mercato statunitense.

La scelta della Georgia è arrivata dopo tre anni di valutazioni e un’indagine che ha coinvolto 70 possibili località. A pesare sono state la disponibilità di energia, la vicinanza alla rete dei fornitori Volkswagen e le caratteristiche del sito industriale. Ma soprattutto i dazi sulle importazioni, che hanno accelerato una decisione già allo studio. Audi importa infatti dall’Europa e dal Messico tutte le vetture vendute negli Stati Uniti e nel 2025 ha sostenuto oneri doganali per 1,4 miliardi di dollari, sui 4 miliardi complessivi del Gruppo Volkswagen.

La produzione locale consentirà al marchio di recuperare competitività rispetto a Bmw e Mercedes, presenti da anni con propri stabilimenti americani, e ridurre l’esposizione alle oscillazioni valutarie. Una necessità resa ancora più urgente dal calo delle vendite: nel 2025 le consegne Audi negli Usa sono diminuite del 16%, a 164.942 unità, mentre nel terzo trimestre 2026 la flessione è stata del 15%.

A complicare i piani è però intervenuta, come spesso accade in questi casi, la polemica politica. Christiane Benner, presidente del potente sindacato IG Metall, ha definito la partecipazione di Döllner all’evento di Trump “profondamente imbarazzante” e “politicamente inaccettabile”. Ancora più esplicita Daniela Cavallo, presidente del consiglio aziendale Volkswagen, che ha accusato il manager di aver offerto un sostegno attivo alla campagna elettorale repubblicana, a pochi giorni dal voto di metà mandato del 3 novembre. Secondo Cavallo, le regole interne Audi vietano apparizioni pubbliche con candidati politici nei tre mesi precedenti le elezioni.

Döllner ha respinto le critiche, spiegando che accettare l’invito della Casa Bianca rappresentava una forma di rispetto istituzionale verso il paese nel quale Audi intende investire. Ma la controversia rischia di avere conseguenze concrete: il progetto deve ancora ottenere l’approvazione del Consiglio di Sorveglianza Volkswagen, nel quale i rappresentanti dei lavoratori occupano metà dei seggi.

Il nodo è anche industriale: mentre Audi programma miliardi di investimenti oltreoceano, Volkswagen affronta una profonda ristrutturazione in Germania, con pesanti tagli occupazionali e possibili chiusure di stabilimenti, tra cui quello Audi di Neckarsulm dopo il 2030. Döllner assicura che la Germania resterà il cuore tecnologico del marchio e che la nuova fabbrica non sottrarrà attività agli impianti tedeschi. La decisione definitiva sull’investimento americano è attesa entro la fine dell’anno.

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Chery, dalle automobili ai robot e all’AI. La metamorfosi del colosso cinese

26 October 2026 at 09:45
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Quello che Yin Tongyue, oggi Ceo del gruppo Chery che nel giro di meno di 30 anni (li festeggia nel 2027) ha commercializzato 20 milioni di veicoli, presenta all’International User Summit 2026 di Wuhu è un manifesto per il futuro.

È quello di una tech company camuffata da casa automobilistica, visto che ha già sviluppato non solo algoritmi, ma anche microprocessori e intelligenza artificiale (oltre che robot umanoidi e macchine volanti): “Non vogliamo soltanto vendere più prodotti, ma partecipare al cambiamento locale e rendere migliore la vita delle persone nei diversi paesi”, dice il manager che le autorità locali avevano designato per fondare l’impresa. “Chery deve passare dall’essere un’azienda cinese che fa affari in tutto il mondo a una globale con operazioni decentralizzate e integrate localmente”, insiste.

Già adesso oltre 20.000 dei 150.000 addetti sono impiegati all’estero e a Barcellona, assieme alla spagnola Ebro, punta alla produzione su larga scala per l’Europa, a cominciare dalla Omoda 5. “Vogliamo trasformare l’azienda in un paradiso per gli avventurieri globali, in un luogo ideale per gli imprenditori, affinché continuino a emergere nuove tecnologie”, incalza.

Yin Tongyue riassume in una frase la visione tecnologica di Chery: “Creare maggiore valore per la libertà dell’umanità, rendere la mobilità più sicura, libera e conveniente… per mettere l’intelligenza al servizio di famiglie e industrie, permettendo a ogni persona di avere più tempo, lavoro, risorse, dignità e ricchezza da gestire liberamente”, sintetizza ricordando anche come l’IA possa aumentare l’efficienza, ma “non sostituire la responsabilità delle persone, il giudizio umano e il calore umano”.

Nell’ultimo lustro, il gruppo ha investito l’equivalente di quasi 14,5 miliardi in ricerca sviluppo e innovazione: nel solo primo semestre di quest’anno sono stati circa 900 milioni, il 28% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il mercato sembra riconoscere lo sforzo di Chery, che in nove mesi ha commercializzato più di 2,2 milioni di auto (1,55 milioni sono finite fuori dai confini della Repubblica Popolare: 28.000 in Italia tra gennaio e agosto, quasi il doppio del totale del 2025), un risultato che le vale il nono posto a livello globale. Come Ebit percentuale (il ritorno sulle vendite prime delle imposte) è addirittura seconda, almeno stando allo studio tedesco dell’Center of Automotive Management.

Chery è praticamente un conglomerato industriale con più di 500 tra controllate e filiali. I microprocessori Ziwei, sviluppati internamente, sono uno dei fiori all’occhiello del gruppo, che immagina già una rapida adozione di batterie allo stato solido (forse in produzione già entro un paio di anni) e di architetture a 1.500 Volt e magari anche oltre. Le nuove e più efficienti tecnologie consentiranno di evitare dispersioni di energia, ma anche di circolare in maniera più sicura grazie alla capacità dei propri dispositivi di decifrare in maniera più veloce e precisa l’ambiente in cui si muovono.

La produzione è concentrata nell’entroterra cinese, ad alcune centinaia di chilometri dalla megalopoli Shanghai, alla quale è collegata anche dal fiume azzurro, lo Yangtze. Circondato da una ampia superficie verde, spalmato su 830.000 metri quadrati e servito da un convoglio monorotaia, alla periferia della città si trova uno dei siti produttivi: dalle sue linee escono veicoli a marchio Chery e Omoda, fino ad un massimo di 300.000 l’anno ai quali se ne sommano altri 200.000 destinati a venire ultimati in altre parti del mondo.

Più che una fabbrica, sembra di visitare una serie di uffici. Nel capannone riservato alla saldatura lavorano 100 addetti per turno (due da otto ore, dodici in caso di grande richiesta) con un tasso di automazione del 97% (660 robot, per lo più della giapponese Yaskawa), mentre in quello per l’assemblaggio gli occupati sono 600 e che lavorano con ritmi che appaiono tutt’altro che alienanti, paragonabili a quelli delle catene di montaggio europee per intenderci. Una visita non vuol dire molto, ma lo stesso vale per quelle nelle fabbriche del Vecchio Continente.

Impressionano di più le parole del Ceo, che richiamano principi più che volumi, anche se solo in Italia nei prossimi mesi stanno per arrivare le Omoda 4 e 5, la Chery Q, le Lepas 6 e 4, la iCaur V27. Senza contare i concept della Omoda X e di una Lepas e le nuove Chery Tiggo 7 e X7 anticipati a Wuhu.

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RC auto, bugie al volante. 1,4 milioni di italiani hanno ingannato le compagnie

26 October 2026 at 07:25

Circa 1,4 milioni di automobilisti hanno mentito alla propria compagnia assicurativa: il dato emerge dall’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG, che ha acceso un faro sul fenomeno delle frodi nel settore assicurativo. Guardando alle tendenze emerse dalla ricerca, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana, si scopre che la principale ragione di frode è stata evitare che crescesse il premio RC auto.

Secondo le stime, circa 770.000 automobilisti (53,5%) hanno ammesso di aver mentito sulla dinamica di un sinistro proprio per evitare il peggioramento della classe di merito. Un’altra casistica evidenziata è quella dichiarata dal 43% del campione intervistato, pari a circa 586.000 assicurati, che ha mentito sull’identità di chi fosse al volante del veicolo coinvolto nel sinistro perché, magari, alla guida c’era un driver non coperto dalla polizza RC auto. Infine, circa 33.000 (2,3%) hanno ammesso di aver mentito sulla dinamica dell’incidente per ottenere un rimborso che in realtà non spettava, poiché il danno non era coperto dalla polizza.

Giova ricordare che mentire alla propria compagnia assicurativa può configurare un reato penale punito con la reclusione fino a cinque anni, ma è anche un danno che ha un impatto diretto sui premi di tutti gli automobilisti.

Se questa indagine ha messo in luce come ad essere truffate possano essere anche le compagnie, un’altra, commissionata all’istituto di ricerca mUp Research, aveva quantificato in 890 mila gli automobilisti vittime di truffa o tentativo di frode. In quel caso, il danno complessivo era stato individuato in oltre 390 milioni di euro e i canali più utilizzati dai truffatori erano risultati essere le email di phishing (35%), gli SMS (17%), le App di messaggistica istantanea (12%) e il porta a porta (23%).

Proprio per arginare il fenomeno ed insegnare ai consumatori a riconoscere i raggiri e a difendersi, Facile.it, in collaborazione con Consumerismo No Profit, ha creato il sito www.stopalletruffe.it in cui sono raccolti video che spiegano non solo come funzionano le frodi e come si possono disinnescare, ma anche come comportarsi se si è finiti in trappola.

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Italiani protagonisti in Cina. Premiati da Chery per le community dedicate a Omoda

25 October 2026 at 07:00

Più di 110 anni in due, 69 anni portati benissimo Renato Russo, civilista milanese, e 42 Alessandro Fiorenza, di professione informatico, sono saliti sul palco del Chery Customer Summit 2026 di Wuhu. Invitati ufficialmente in quanto “Key Opinion Customer”, sono poi stati premiati dai vertici del colosso cinese, da 23 anni primo nelle esportazioni di auto dal Celeste Impero.

L’award che hanno ricevuto assieme ad automobilisti di altri paesi è per le community che hanno creato. Quella di Fiorenza è legata alla Omoda 5, che il toscano acquisito (è nato a l’Aquila, ma abita a Carrara) ha fondato dopo aver comprato il modello nel gennaio del 2025 (finora ci ha percorso 28.000 chilometri) e che solo su Facebook ha 14.000 utenti. L’avvocato meneghino, che per anni si è occupato di rally con una squadra che ha preso parte anche al mondiale con la Top Run Motorsport di Varese, ha un “club virtuale” per la Omoda 9 con 3.500 follower. Senza dire niente alla filiale nazionale, coinvolta praticamente solo a evento organizzato, ha messo in piedi anche un raduno che si è svolto a Bresso.

Russo sfata una sorta di luogo comune che vuole gli avvocati solo al volante di macchine di marchi premium, magari tedeschi: “La Omoda 9 aveva tutte le caratteristiche che mi interessavano. La trazione integrale, la potenza, la tecnologia, la qualità: ero curioso. Nella vita alle volte bisogna avere il coraggio di… saltare nel vuoto”, spiega. “Chiunque abbia posseduto un’auto sa che ci sono problemi, ma con Omoda abbiamo la possibilità di confrontarci direttamente praticamente con chi la sviluppa. È una cosa rara”. Non a caso uno degli slogan ripetuti nel corso della grande cerimonia planetaria di conferimento dei premi, è proprio su Chery che ascolta i propri clienti.

Oltre che su Facebook, Fiorenza dialoga con gli utenti anche attraverso youtube: finora ha realizzato una cinquantina di video che hanno totalizzato 400.000 visualizzazioni. Ogni giorno dedica almeno cinque ore alla community: “Ornella, mia moglie, ogni tanto mi riprende. Cerco di rispondere alle domande di chi possiede questa macchina, che, ad esempio, chiede come funzionano gli Adas: in media porto avanti quotidianamente anche 170 chat”. Gli utenti hanno fra i 19 e i 75 anni, sono per lo più maschi (70%) e sono di tutta Italia: “Il premio è stata una sorpresa – conclude – perché a me avevano solo chiesto se sarei stato interessato a interagire con i vertici. È un riconoscimento per quello che faccio, anche se a me dà soddisfazione dare una mano, come già faccio con la mia professione, anche spiegando il funzionamento dello Spid, della carta di identità elettronica”.

Hanno guadagnato la ribalta del Customer Summit 2026 anche Alessia Tona, 29enne milanese marketing dealer specialist dei marchi del gruppo (per il momento Chery, Omoda, Jeacoo e Lepas), e che ha contribuito alla moderazione della cerimonia di consegna dei premi, e Lucrezia Mangilli 27 anni di Udine, la concorrente che ha rappresentato il Belpaese al concorso di Miss Mondo nel 2024.

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