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Addio alla carta igienica? È boom di vendite dei “washlet” giapponesi ad alta tecnologia

30 October 2026 at 11:06

La carta igienica rischia davvero di sparire, soppiantata per sempre dalla tecnologia? Sì, forse, ma non certo in Italia dove il bagno è un regno sacro e i suoi rituali sono intoccabili, bidet e carta igienica inclusi. Negli Stati Uniti, invece, la rivoluzione è già in atto e marcia a ritmi serrati. Per intere generazioni, gli americani hanno conosciuto un’unica opzione: il rotolo appeso al muro. Oggi, una nuova tipologia di sedili per wc ad alta tecnologia, ereditata dalle abitazioni e dagli hotel di lusso del Giappone, sta letteralmente trasformando le abitudini d’oltreoceano, spingendo un numero sempre crescente di famiglie a dichiarare di non acquistare quasi più carta igienica.

Non si tratta del bidet indipendente che troneggia per legge nei bagni italiani. L’oggetto che sta conquistando il mercato americano è il cosiddetto bidet seat (spesso chiamato washlet): un asse tecnologico che sostituisce la vecchia tavoletta del wc e si collega direttamente alla fornitura d’acqua sotto la cassetta dello scarico. Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace: dopo l’uso, un piccolo ugello a scomparsa fuoriesce garantendo la pulizia tramite un getto d’acqua regolabile per temperatura, pressione e direzione. I modelli elettrici più avanzati integrano un asciugatore ad aria calda, un sedile riscaldato, ugelli autopulenti e, in alcuni casi, un telecomando per personalizzare l’esperienza.

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Il miracolo giapponese è stato fortemente sopravvalutato

30 October 2026 at 03:45

Tokyo Giappone

Le esportazioni giapponesi sono aumentate del 16,7 per cento a settembre, raggiungendo quota 10.972 miliardi di yen. Ma dietro il record nominale si nasconde una crescita assai più modesta: i volumi reali sono saliti appena dell’1,9 per cento. La differenza racconta molto più di un semplice scarto statistico. In un’economia fortemente integrata nelle catene globali del valore, il deprezzamento dello yen e il rincaro delle importazioni possono gonfiare il valore delle merci esportate senza tradursi in un aumento proporzionale della ricchezza prodotta o del potere d’acquisto delle famiglie. Per una visione rigorosa, liberale e riformista, occorre smontare la retorica dei record statistici per esaminare le profonde contraddizioni che attraversano il modello produttivo nipponico tra spinta tecnologica, vulnerabilità energetica e squilibri commerciali.

Il saldo della bilancia commerciale rimane strutturalmente in deficit: a settembre ha raggiunto i 536,6 miliardi di yen, aggravando un semestre fiscale che registra un passivo complessivo di oltre duemilaottocento miliardi di yen. Questo squilibrio non è casuale, ma riflette una duplice pressione: da un lato, il rincaro delle importazioni energetiche e delle materie prime; dall’altro, il forte deprezzamento dello yen, che viaggia stabilmente sopra quota 157 rispetto al dollaro. La svalutazione della moneta nazionale offre agli esportatori un vantaggio competitivo sui prezzi e accresce i ricavi nominali espressi in valuta estera, ma rende molto più costoso l’approvvigionamento di petrolio e gas naturale liquefatto. Il valore delle importazioni di greggio, per esempio, è aumentato del 51,1 per cento, a fronte di una crescita delle quantità di appena il 3,1 per cento. Il risultato è un’asimmetria che grava sull’intero sistema economico: i costi dell’energia ricadono sul Paese e sui consumatori interni, mentre i benefici dell’export non si traducono automaticamente in un aumento del potere d’acquisto delle famiglie.

A sostenere la performance commerciale giapponese è soprattutto il ciclo globale di investimenti nell’intelligenza artificiale e nelle apparecchiature per la produzione di semiconduttori. Le spedizioni di componenti elettronici e macchinari di precisione per la fabbricazione di chip hanno registrato aumenti vicini o superiori al 40-50 per cento, spiegando da sole circa il 45 per cento della crescita nominale complessiva delle esportazioni. Il Giappone si conferma così un attore fondamentale della filiera tecnologica avanzata, grazie a competenze industriali di primo piano nella litografia, nella chimica avanzata e nel controllo dei processi produttivi. Questa specializzazione, tuttavia, concentra i profitti lungo catene del valore internazionali e presso grandi gruppi multinazionali, senza garantire un aumento diffuso della produttività o dei salari reali nell’economia domestica. Il rischio è quello di un’economia a due velocità: da una parte, un comparto hi-tech altamente redditizio, ma esposto alle oscillazioni dei cicli globali d’investimento; dall’altra, un mercato interno frenato dai vincoli demografici, dalla debolezza dei consumi e dalla difficoltà di accrescere la produttività delle piccole e medie imprese.

Anche sul piano della geopolitica economica e delle risorse, la posizione di Tokyo rimane delicata. L’alleanza strategica e industriale con gli Stati Uniti rappresenta un pilastro della sicurezza economica nazionale, come dimostrano i recenti accordi di co-investimento manifatturiero nello Stato di New York nell’ambito della Strategic Investment Initiative. Questa integrazione contribuisce a rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento occidentali, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche crescenti e dalla necessità di ridurre i rischi legati alle dipendenze dai blocchi autoritari. Allo stesso tempo, Washington e Tokyo devono confrontarsi con un quadro tariffario complesso, fatto di dazi mirati e pronunce giudiziarie che impongono flessibilità e un costante monitoraggio normativo.

Il rapporto con la Cina, parallelamente, continua a essere segnato da una difficile combinazione di rivalità e interdipendenza. La competizione nel settore automobilistico si è intensificata con l’avanzata cinese nei veicoli elettrici, contribuendo a far crollare di quasi il sessanta per cento le esportazioni di auto giapponesi verso Pechino. Eppure, la Cina resta un mercato fondamentale per i beni strumentali, i macchinari e i componenti avanzati prodotti dal Giappone. Questa coesistenza tra competizione strategica e integrazione commerciale dimostra quanto sia difficile immaginare un disaccoppiamento totale tra le due economie. Per le classi dirigenti giapponesi, la sfida è quindi governare le interdipendenze con pragmatismo, evitando derive protezionistiche che finirebbero per danneggiare gli stessi interessi industriali nazionali.

La lezione che arriva da Tokyo è chiara: la potenza industriale non coincide necessariamente con il benessere diffuso. Perché i risultati dell’export si traducano in crescita e redditi più elevati servono politiche interne capaci di intervenire sulle debolezze strutturali del Paese. Il Giappone deve accelerare la transizione energetica per ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati dei combustibili fossili, diversificare le fonti di approvvigionamento e sostenere la domanda interna attraverso investimenti in innovazione e riforme fiscali favorevoli al lavoro. Senza una strategia in grado di trasformare il boom tecnologico globale in maggiore produttività, crescita reale e stabilità dei redditi, il «miracolo» dell’export giapponese rischia di restare soprattutto un record contabile.

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È morto lo scrittore Ryu Murakami. Ha raccontato il lato oscuro del Giappone, tra trasgressione e disagio giovanile

23 October 2026 at 12:06

Lo scrittore giapponese Ryu Murakami è morto il 17 ottobre nella sua abitazione all’età di 74 anni. Autore di Blu quasi trasparente – spesso erroneamente confuso con Haruki Murakami, i cui best seller hanno venduto milioni di copie in Italia – Ryu ha raccontato nei suoi romanzi il lato oscuro della società nipponica, tra trasgressione, violenza e disagio giovanile. La casa editrice Gentosha, ha comunicato la notizia su X e ha espresso il suo cordoglio: “Il funerale si è tenuto in forma privata, riservato alla famiglia”.

Le sue opere, anche con il passare degli anni, si sono sempre rivolte alle nuove generazioni, permettendo a Murakami di entrare tra le voci più provocatorie della letteratura contemporanea del suo Paese. La sua scrittura, caratterizzata da atmosfere dure e da una rappresentazione esplicita delle contraddizioni sociali, gli valse la definizione di “enfant terrible” della letteratura nipponica. Ryu Murakami si è dedicato anche alla musica e al cinema, suonando la batteria in un gruppo rock, scrivendo diverse sceneggiature e firmando la regia di alcuni film tratti dai suoi romanzi.

Il suo primo romanzo ha suscitato critiche entusiastiche nel panorama letterario, per i temi promiscui trattati. Proprio per questo nel 1976 ha ricevuto il premio letterario Gunzo per esordienti e il premio Akutagawa. Nel 1980, con Coin Locker Babies, Ryu Murakami ha raccolto il consenso di critica e pubblico, vincendo il Noma Literary New Face Prize l’anno successivo. L’autore giapponese ha continuato a toccare temi delicati come la solitudine tecnologica, la paranoia, il disagio giovanile e la violenza sotterranea della metropoli di Tokyo in Parassiti, romanzo del 2000 con cui si aggiudica la 36ª edizione del Premio Tanizaki.

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