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Scontro Scanzi-Gruber. “Renzi è il più grande disastro del centrosinistra”. “Dalle tue parole sembra il mostro di Loch Ness”. “Nel paese reale non lo sopporta nessuno”

31 October 2026 at 12:26

Botta e risposta infuocato a Otto e mezzo (La7) tra Lilli Gruber e Andrea Scanzi sull’eventuale ingresso di Matteo Renzi nella coalizione progressista. Il giornalista del Fatto Quotidiano si ritrova praticamente solo contro tutti: a sostenere la necessità di coinvolgere il leader di Italia Viva nel cosiddetto ‘campo largo’, che comprende Pd, M5s e Avs, sono la conduttrice e gli altri due ospiti della puntata, l’ex magistrato ed ex senatore del Pd Gianrico Carofiglio ed Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio di Torino ed ex consigliera Fifa. È un tema sul quale Gruber torna insistentemente da diverse puntate incalzando i suoi ospiti, tra cui l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, sull’opportunità di includere Renzi nell’alleanza che punta a battere Giorgia Meloni.

Il confronto si accende subito quando la giornalista chiede a Scanzi:” Proprio oggi Giuseppe Conte ha ribadito che con Renzi in coalizione non si può mandare a casa la Meloni, perché parte dell’elettorato dei 5 Stelle non andrebbe neanche a votare. Ma perché Conte non lavora invece per un’alleanza il più ampia possibile e non cerca di spiegare ai suoi che se si vuole vincere bisogna stare tutti insieme e che c’è bisogno anche del 2% o 2,5% di Renzi?“.
“Perché non è vero – risponde Scanzi – Non è vero che c’è bisogno di Renzi. Conte non ha un potere taumaturgico tale da dire in diretta televisiva: ‘Ehi, 5 Stelle, votate per me anche se c’è Renzi’. Gli elettori del Movimento se ne fregano altamente di quello che dice Conte, perché Renzi non lo sopportano“.

Il giornalista contesta soprattutto il presupposto della domanda della conduttrice, cioè che la somma delle percentuali dei singoli partiti produca automaticamente un aumento dei consensi. “Io sono convinto che, se ci metti Renzi, prendi meno voti. Perché, ammesso che porti il 2% nella coalizione di centrosinistra, fai scappare buona parte degli elettori dei 5 Stelle e di Avs. E non conquisti neanche un astenuto, neanche un deluso, neanche un giovane”. Scanzi chiama in causa proprio le nuove generazioni, che il centrosinistra dichiara di voler conquistare: “Avete detto finora che bisogna calamitare i giovani. E i giovani che oggi stanno protestando in piazza li conquisti dicendo: ‘Ti porto in casa Renzi’? Quello dell’abolizione dell’articolo 18?”.

Gruber insorge e difende la logica dell’alleanza più ampia possibile: “Non tutti andranno bene a tutti. Ora sembra che Renzi sia il mostro di Loch Ness“.
La controreplica di Scanzi alza ulteriormente la temperatura dello studio: “No, sembra che Renzi sia Renzi. È uno che conosciamo dal 2014, io un po’ di memoria ce l’ho. E se ogni volta mi fai questa domanda, Lilli, ti risponderò fino all’ultimo dei miei giorni che per me Renzi è il più grande disastro del centrosinistra. È uno sfolla-voti, uno sfolla-consensi. E, sebbene goda di ottima stampa e di ottima televisione, è inchiodato al 2%. Perché? Perché nel mondo reale Renzi non lo sopportano”.

Il giornalista indica anche una strada alternativa per intercettare il voto moderato: “Se volete conquistarlo, e io sono d’accordo, andate da Onorato, da Gabrielli, da Ruffini. Andate da persone che non hanno perso credibilità in passato”.
Poi torna sul rapporto tra Conte e Renzi, ricordando la crisi che ha provocato la caduta del secondo governo dell’attuale leader pentastellato nel 2021, durante la pandemia. “Noi ripartiamo da uno come Renzi e critichiamo Conte perché non si fida di lui? Ma accidenti, gli ha fatto saltare il governo nel 2021! Te lo immagini Conte, cinque anni dopo, che dice: ‘Non vedo l’ora di governare con Renzi’?”.
Gruber prova allora a mettere in difficoltà Scanzi: “Uno potrebbe ricordare che Conte ha fatto un governo con Salvini, per esempio. Non è stato un bel governo quello dei decreti sicurezza, se ben ricordo”.

Scanzi non si sottrae all’obiezione: “E, se ben ricordi, è stato anche il governo che ha portato tante cose, come il reddito di cittadinanza. A me il governo Conte Uno non piaceva. Ma c’è un piccolo particolare: Conte ha il 12-15% e Renzi ha soltanto il favore di alcuni giornali“.
E conclude: “Vogliamo vincere le elezioni o vogliamo fare un favore personale a Matteo Renzi? Ma in quale mondo ritenete che ci sia bisogno di Renzi? Io non lo so, posso sbagliare. Ma io non ne conosco uno che lo voglia. Mi fa molto ridere questa insistenza su Renzi”.

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Sondaggi politici, Meloni vola e chiude la porta a Vannacci: a sinistra Conte infilza Renzi

31 October 2026 at 07:23

Gli ultimi sondaggi politici mostrano come il consenso di Fratelli d’Italia sia ancora fortissimo: il partito di Giorgia Meloni cresce del +0,7% andando al 27,9%. Cresce di poco il PD andando al 20,2% mentre crolla di mezzo punto il M5S calando all’11,9%.

Sul fronte delle coalizioni, il centrodestra torna in testa rispetto la Campo Largo. Ma i giochi delle alleanze fra i grandi e i piccoli partiti possono ancora rivelare alcune sorprese

Ultimi sondaggi politici

Qui sotto la Supermedia Youtrend per Agi dei sondaggi sulle intenzioni di voto diffusa il 29 ottobre (con variazione rispetto al 15 ottobre):

  • Fratelli d’Italia – 27,9% (+0,7%);
  • Partito Democratico – 20,2% (+0,1%);
  • Movimento 5 Stelle – 11,9% (-0,5%);
  • Forza Italia – 7,4% (=);
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,2% (-0,2%);
  • Lega – 6,1% (+0,1%);
  • Futuro Nazionale – 6,1% (-1,1%);
  • Azione – 3,3% (+0,1%);
  • Italia Viva – 2,4% (=);
  • +Europa – 1,5% (-0,2%);
  • Partito Liberaldemocratico – 1,3% (-0,1%);
  • Noi Moderati – 1,1% (-0,1%);
  • Sud chiama Nord – 1,1% (=).

Nota metodologica

La Supermedia Youtrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. Quest’ultima ponderazione include sondaggi realizzati dal 15 al 28 ottobre ed è stata effettuata il 29 ottobre sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Emg (data di pubblicazione 22 ottobre), Eumetra (22 ottobre), Noto (20 ottobre), Only Numbers (16, 23 e 27 ottobre), Piepoli (23 ottobre) e Swg (19 e 26 ottobre). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale sondaggipoliticoelettorali.it.

Che succede in politica in Italia

Sono molte le notizie che riguardano il mondo politico questa settimana:

  • FdI di Giorgia Meloni, sul fronte del consenso, è ancora fortissimo: incassando il +0,7% sale al 27,9%;
  • il M5S di Giuseppe Conte cala di mezzo punto, andando al -0,5%;
  • FN di Roberto Vannacci crolla letteralmente del -1,1% andando al 6,1%.

Per il resto, gli altri partiti mostrano solo piccole scosse d’assestamento.

Passiamo adesso alle notizie.

Giorgia Meloni ha chiuso la porta in faccia a Roberto Vannacci: Futuro Nazionale non entrerà nella coalizione di centrodestra che si presenterà alle elezioni politiche 2027. “Voglio chiedere agli italiani di continuare a governare senza ricatti. Non ero ricattabile prima, non mi sono fatta ricattare in questi anni di governo, non intendo esserlo domani”, ha dichiarato, secondo quanto riporta l’ultimo libro di Bruno Vespa (Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein, in uscita lunedì 2 novembre da Mondadori-Rai libri).

Il Campo Largo ha trovato la quadra: entro un mese arriverà il programma; le primarie si faranno entro febbraio; la coalizione sarà aperta a Italia Viva, +Europa, al Progetto civico di Alessandro Onorato e a Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli.

Andiamo avanti: quello di Giuseppe Conte contro Matteo Renzi non è un vero e proprio veto, ma più un consiglio. Il leader del M5S, come riporta sempre il libro di Vespa, ha detto a Elly Schlein che con Renzi in squadra il Campo Largo rischia di regalare la vittoria politica al centrodestra: “La presenza di Italia Viva nella coalizione non è un problema nostro, ma dell’Italia. Se una parte dell’elettorato del M5S non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa Meloni”.

Luigi Marattin del Partito Liberaldemocratico ha aperto al centrodestra, ma non tutti nel partito sarebbero intenzionati a seguirlo. Se ne saprà di più il 3 novembre, quando si riunirà la direzione nazionale.

Quando si vota nel 2027

Cateno De Luca di Sud chiama Nord ha parlato. Non si sa se si tratti di un pronostico o di uno spoiler. Fatto sta che secondo de Luca si voterà il 9 e 10 maggio 2027. De Luca (detto anche “Scateno“) appoggia apertamente Meloni a livello nazionale, mentre a livello siciliano mantiene le mani libere.

Per quella data dovrebbero essere già arrivate le sentenze relative ai 25 ricorsi contro lo Stabilicum. Solo aspettando alcuni mesi sapremo con quale legge elettorale andremo effettivamente alle urne.

Sondaggi, chi è in vantaggio nelle coalizioni

In vista delle elezioni politiche 2027 c’è attenzione sulle possibili coalizioni.

Qui lo stato della coalizione conservatrice:

  • centrodestra (FdI, FI, Lega, NM, SCN) – 43,6%;

Qui lo stato della coalizione progressista:

  • campo largo (PD, M5S, AVS) – 38,3%;
  • campo largo (PD, M5S, AVS) con Renzi e Magi – 42,2%.

“Da Del Vecchio messaggio pericoloso: se hai soldi, compri i giornalisti che ti criticano”. L’analisi di Scanzi a Piazzapulita

30 October 2026 at 14:01

“Il senso dell’operazione di Leonardo Maria Del Vecchio era molto preoccupante: comprare quei giornali e quei giornalisti che non sono graditi e che ti fanno le pulci. Se hai soldi, li compri e così smettono di attaccarti o anche soltanto di fare informazione. È un messaggio pessimo“. Sono le parole del giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi, ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita (La7), dove ha presentato il suo nuovo saggio “Ora o mai più. 10 modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni e le destre di governo” (PaperFirst).

Le parole di Scanzi si riferiscono al tentativo di acquisizione del Fatto Quotidiano da parte di Leonardo Maria Del Vecchio, che ieri ha annunciato la rinuncia all’offerta pubblica di acquisto su Seif, la società editrice del giornale. Il giornalista interpreta l’operazione dell’erede di Luxottica come un segnale allarmante per la libertà dell’informazione: “Noi abbiamo le spalle larghe, qualcun altro no e si fa comprare. Quindi, al di là delle risate che suscita immediatamente Del Vecchio, perché è un personaggio abbastanza surreale, il messaggio sotteso era molto pericoloso. Però è stato respinto con perdite, metaforicamente parlando”.

Nel corso dell’intervista, Scanzi riserva parole altrettanto dure alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a proposito del caso Youssef Siher, arrestato e successivamente scarcerato. Alla domanda di Formigli su quale prova abbia dato Meloni in questa vicenda, Scanzi risponde senza esitazioni: “Ha fatto se stessa. Ha dato la prova di una donna che molto spesso non ha rispetto per le istituzioni, che è profondamente berlusconiana, che non rispetta la magistratura e che spesso la criminalizza. È giustizialista quando le fa comodo e garantista a giorni alterni. Aspetta il settecentesimo grado di giudizio quando si parla di Delmastro e Santanchè, mentre dopo un fermo ha già deciso che Youssef Siher è ‘l’ayatollah dei maranza’, citando uno dei tanti giornali vicini a Giorgia Meloni“.

Secondo Scanzi, la vicenda mette in evidenza anche le contraddizioni della posizione della premier sulla giustizia e sul referendum: “Ha dimostrato che votare per il referendum significava in realtà, come dicevamo noi che abbiamo votato No, difendere la libertà della magistratura. Perché se fosse dipeso soltanto dal separare le carriere, lei dovrebbe essere felice, visto che una giudice ha preso le distanze da una richiesta del pm”.

Formigli sposta quindi la discussione sulle prospettive dell’opposizione e chiede a Scanzi se il campo progressista abbia davvero la possibilità di battere la destra alle prossime elezioni. La risposta è affermativa, accompagnata da una stoccata alla maggioranza e da un avvertimento ai leader progressisti: “Sì, se vuole, lo può battere. Perché dall’altra parte non ci sono Churchill, Roosevelt e Adenauer, ci sono Donzelli, Bignami e Salvini. Quindi basterebbe poco. Bisogna capire soprattutto se lo vogliono Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli“.
Il giornalista critica le divisioni interne alla coalizione: “Mi sembra che stiano perdendo tempo nelle baruffe chiozzotte sul fare le primarie o meno. Devono fare squadra al più presto, perché il tempo è sempre meno. La possibilità c’è, perché è un governo disastroso che sta fallendo e quindi è battibile. Però dall’altra parte non mi sembra che al momento scorgiamo dei particolari fenomeni”.

Ancora più esplicito è il giudizio su Matteo Renzi. Formigli osserva che, con l’attuale legge elettorale, il centrosinistra potrebbe avere bisogno anche di una componente moderata capace di attirare gli elettori del centrodestra delusi dal governo Meloni. Scanzi chiarisce di non avere alcuna preclusione verso quell’elettorato: “Io non sono minimamente contrario ad attrarre anche i moderati. Non mi fido di Matteo Renzi, la mia critica è personale, al soggetto Renzi. Credo che se ti metti in casa Renzi fai scappare gli astenuti, i delusi, buona parte dei Cinque Stelle e di Avs. E poi ti metti in casa uno che, appena entra, la casa te la bombarda“.

Quando Formigli gli fa notare che l’ex presidente del Consiglio è attualmente tra i più aggressivi contro Meloni, Scanzi replica: “Sì, perché adesso va di moda menarlo, ma mi convince poco. Lo fa per egocentrismo. Poi vai a vedere il suo programma: dov’è che va d’accordo con Avs e il M5s?”. Il giornalista indica anche alcune figure che considera compatibili con un ampliamento della coalizione: “Sono d’accordo ad allargare il campo largo, per esempio pensando a Ruffini, a Onorato o a Magi. Ma se ti metti in casa Renzi, Calenda, le Picierno o certi soggetti del Pd riformista fai scappare l’elettorato, anzitutto quello astenuto, che è quello che devi riportare a casa. Secondo te, coloro che hanno smesso di votare tornano a votare se gli dici di votare Renzi? Secondo me no”.
Scanzi spiega che la strada da percorrere è quella di un “radicalismo civico”, capace di intercettare soprattutto i giovani e chi ha perso fiducia nei partiti. “Devi ascoltare questi ragazzi che scendono in piazza e li conquisti con progetti seri e radicali. Dubito che si mettano a votarti se gli dici: ‘Guarda, vota Renzi’. Sono persone che devono reinnamorarsi della politica”.

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Salvini riconfermato leader della Lega con 465 voti: “In Cdm dirò basta a soldi e armi all’Ucraina”. E lancia nuovo simbolo senza il suo nome

25 October 2026 at 11:50

“Alla pace devi arrivarci. In questi 5 anni abbiamo assistito il popolo ucraino in ogni modo possibile, ma io penso che questo congresso mi darà, se mi risceglierete come segretario federale, il mandato di andare in Cdm e di portare la posizione chiara della Lega, non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”. Nel secondo giorno del Congresso della Lega a Milano, in cui si sceglie il leader, Matteo Salvini dal palco del MiCo di Milano promette che, in caso di riconferma, proporrà a palazzo Chigi di tagliare i finanziamenti a Kiev. Poi chiede ai delegati della platea chi è d’accordo per alzata di mano. Quasi tutti la alzano, e lui continua: “Ok, mozione approvata all’unanimità”. E qualche ora dopo il suo futuro come segretario della Lega viene confermato per la quarta volta, con 465 voti a favore. Resterà in carica quattro anni, fino al 2030. Lo sfidante Massimo Garavaglia si ferma a 146 voti e lo definisce “un risultato buono, circa sul 25%, molto positivo anche considerando che io non ho un’organizzazione, quindi ho fatto tutto da solo e alla luce del sole”.

Salvini è arrivato accolto dagli applausi delle prime file, mentre in fondo alla sala non mancano le contestazioni. E ha lanciato il nuovo simbolo della Lega, senza il suo nome. “Proporrò al Consiglio federale un’idea che era già nella storia della Lega. Mi sono recuperato un simbolo di Bossi del ’94. Se siamo qui, è grazie a Bossi e a Maroni che hanno cominciato quando non c’era nulla. Bossi nel ’94 presentò un simbolo” con le parole Lega Italia federale. Quello nuovo sarà “Lega Italia federale senza Salvini“. Il simbolo contiene l’Alberto da Giussano tra le parole Lega in alto e Italia federale in basso, su sfondo bianco. “L’Alberto da Giussano per me è orgoglio e identità. Via Salvini premier dal simbolo, qualcuno mi ha detto di non farlo. Magari Salvini rivince il congresso, dipende da voi, non sbircio, però se Salvini vince il congresso, magari ha una corrente e l’ha data vinta a chi fa polemica da un anno con la segreteria politica. Non mi interessa. Nazionale e non nazionalista. Il simbolo deve essere chiaro. Tenere insieme la Lega nazionale con il mio istinto e la mia pelle, perché sono convinto che il federalismo sia il passato, il presente e il futuro”, ha aggiunto.

Nel corso dell’intervento, il leader ha assicurato che “con la Lega al governo Ius Soli e Ius Scholae non saranno mai approvati” e ha fatto mea culpa per essere entrato nel governo Draghi, difendendo la scelta di fare parte del gruppo dei patrioti in Europa. “Spero che nessuno proponga mai alla Lega di entrare nei popolari per mal governare con quei socialisti in Europa, già mi pento amaramente dell’errore fatto e mi assumo tutta la responsabilità entrando nel governo Draghi col Partito Democratico. Mai più! Mai più! Mai più!”. Poi ha risposto a chi critica la scelta della Lega in Europa di confluire nel gruppo dei patrioti, dove siedono anche Rassemblement National, Fidesz e Vox: “Adesso qualcuno storce il naso perché siamo patrioti ma noi lo siamo perché questa Ue va cambiata da cima a fondo, è solo un enorme fardello. Siamo Davide contro Golia, i piccoli contro i grandi”.

Tornando al dibattito interno al partito, si è poi speso in un accenno all’intervento di ieri di Massimiliano Romeo, che aveva detto ‘evitiamo di fare la fine del partito di Renzi’, in riferimento al calo di voti per la Lega. “Ieri l’unica roba che mi ha disturbato in un contesto sacro come questo è stato evocare il nome di un tizio da cui ci separa il mondo, Renzi, noi con lui non abbiamo niente a che fare – ha detto il vicepremier -. Noi non abbiamo la spocchia e l’arroganza di Renzi e, aggiungo con amarezza, neanche la sua dichiarazione dei redditi”, ha aggiunto, dicendosi sicuro che “Luca Zaia sicuramente darà una mano nei prossimi mesi nel percorso vincente e virtuoso”. Poi, spazio all’ottimismo: “Possiamo vincere le elezioni come minimo come secondo partito della coalizione. Lo dico con rispetto degli amici di Forza Italia: la sera delle politiche, Meloni sarà presidente del Consiglio e la Lega sarà secondo partito della coalizione, per il momento”. E alle promesse: “Siamo leali da quattro anni, siamo una coalizione di amici e di diversi. Abbiamo fatto dei chilometri in alcuni casi verso gli altri. E penso a come viene trattata la Lega dove siamo in maggioranza, non tollererò più che la Lega sia trattata come un alleato di serie B in una regione dove governa al centrodestra. I numeri sono i numeri, chiediamo rispetto”.

Salvini non ha mancato di spiegare di essere stato lui ad avere deciso di collocare i giornalisti al piano inferiore per evitare di “inquinare” il Congresso. “Se altri anni di sacrificio meritano di essere fatti lo chiedo a voi oggi qua, non sui giornali, non in piazza, non facendo sorridere quei giornalisti servi che scrivono cazzate, perché la stampa non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso. Sono qua e sono al piano di sotto, e da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori per non inquinare militanti e delegati che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. È da 40 anni che cercano di stroncarci e chiunque gli dia spazio non aiuta la Lega, non si aiuta la Lega con le interviste, con i libri, con la polemica o con il post su Facebook. Qua si aiuta la Lega“.

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