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Spagna, 3 italiane disperse nello scontro tra treni. Il sistema di sicurezza in tilt, poi l’ordine “inspiegabile” della centrale di controllo: “Riprenda la marcia normale”

29 October 2026 at 07:58

“Le autorità spagnole hanno indicato una terza cittadina italiana dispersa a causa dell’incidente fra due treni ad alta velocità nella regione di Toledo”, ha fatto sapere nella serata di ieri la Farnesina. La situazione dei connazionali coinvolti è quindi la seguente: 5 passeggeri sono stati recuperati in condizioni stabili dai 2 treni coinvolti nell’incidente. Un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo; altre 3 sono considerate ‘disperse'”, recita ancora il bollettino del ministero degli Esteri, che fa il punto sulla nuova tragedia dell’alta velocità che ha lasciato la Spagna sotto shock, riaprendo una ferita profonda: quella del disastro di Adamuz, avvenuto lungo la stessa tratta Madrid-Siviglia solo nove mesi fa. Il bilancio ancora non definitivo è pesantissimo, con almeno 68 vittime e oltre 60 feriti, mentre le squadre d’emergenza scavano ancora tra i rottami alla ricerca dei corpi. Tra le centinaia di persone a bordo – ben 397 sul solo treno della compagnia Renfe partito alle 8:53 – si contano anche i nove connazionali, tra cui le tre donne disperse (una delle quali di origini pistoiesi).

Il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez ha sostenuto che la causa più probabile della tragedia sia un errore umano, attribuibile a funzionari del Centro di Controllo dell’Adif, la società pubblica responsabile della gestione delle infrastrutture ferroviarie. L’incidente è avvenuto a meno di un mese dalle elezioni in cui il leader dello Partito socialista punta a essere riconfermato per un quarto mandato. I partiti hanno interrotto gli appuntamenti di campagna elettorale ad eccezione di Vox che ha puntato il dito contro il premier e i casi di corruzione che hanno visto coinvolti esponenti del suo partito. Il Partito popolare ha chiesto un’indagine governativa e la revisione della rete ferroviaria.

Alle 8:53 un treno della compagnia ferroviaria spagnola Renfe, con a bordo 397 passeggeri, partito dalla stazione di Madrid Atocha e diretto a Siviglia, ha tamponato il treno Iryo 6097, (marchio commerciale di Intermodalidad de Levante S.A., partecipato da Trenitalia), con a bordo 147 passeggeri, che era fermo lungo lo stesso binario nei pressi di Urda, nella provincia di Toledo. L’impatto ha fatto deragliare gli ultimi vagoni dell’Iryo e i primi del Renfe che sono precipitati in un terrapieno. “I primi minuti sono stati di shock. Abbiamo visto persone intrappolate tra le lamiere”, “abbiamo cercato di estrarre i feriti e i morti” dai vagoni, ha raccontato un passeggero, Fernando Seco, a Tve, visibilmente sconvolto. Una scena “dantesca”, ha detto l’arcivescovo di Toledo accorso sul luogo dell’incidente per dare conforto alle persone coinvolte.

Il Paese “è in lutto”, ha detto Sanchez che ha promesso poi di fare luce sull’accaduto. “Andremo fino in fondo: se ci sono state negligenze, si saprà e, se ci sono stati malfunzionamenti nel sistema di sicurezza, si interverrà con la massima fermezza”, ha aggiunto dopo essersi recato sul luogo della tragedia. Il premier ha definito inaccettabile che un Paese come la Spagna abbia sofferto due incidenti lungo l’alta velocità nello stesso anno. Quello di Adamuz, avvenuto nella sera del 18 gennaio, in cui persero la vita 46 persone, secondo la Commissione d’inchiesta sugli incidenti ferroviari spagnola è avvenuto per la rottura di un binario. Ora si sta indagando sulle cause che hanno portato a questo nuovo disastro.

Il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, da tempo nel mirino dell’opposizione, ha affermato che l’incidente è stato causato da quello che ha definito un ordine “inspiegabile” proveniente dal Centro di Controllo dell’Adif a seguito di un guasto al sistema di sicurezza. Puente ha spiegato che alle 8:30 il sistema di controllo Lzb è caduto per un problema informatico in un tratto ferroviario di 63 km, causando l’arresto di tutti i treni che stavano circolando in quell’area. Senza sistema Lzb ha preso il controllo della situazione il Centro dell’Adif che alle “8:36 ha deciso di far riprendere la marcia con normalità al treno della Renfe”, che si è poi scontrato con il treno Iryo fermo.

“Riprenda la marcia normale“, sembra essere stato l’ordine impartito dal centro di controllo ferroviario di Atocha, a Madrid, al macchinista del treno. Tre registrazioni audio, pubblicate da El Pais e dall’emittente pubblica Tve, documentano le comunicazioni tra i conducenti e il centro di controllo nei minuti precedenti alla tragedia.

“La decisione di far ripartire la circolazione dei treni non essendo stato ripristinato il sistema Lzb spetta al Centro di Controllo, e il Centro attraverso gli operatori ha preso la decisione di far ripartire i treni in circostanze che per noi sono inspiegabili” e inoltre non come si sarebbe dovuto ipoteticamente fare, “ovvero con un velocità bassa, a 40km/h che permetta al macchinista di poter fermare il treno” in caso di problematiche lungo il binario, ha detto Puente.

Tra le 8:36 e le 8:53, che è il momento approssimativo dell’impatto, il treno Renfe ha percorso 25 km con una velocità “che potrebbe arrivare fino a 100km/h“, impiegando tra i 15 e i 17 minuti prima di tamponare il treno Iryo. In questo lasso di tempo nessuno è intervenuto per bloccarlo. La Guardia Civil ha interrogato l’operatore del centro di controllo in servizio mentre alcuni media spagnoli hanno puntato il dito contro il sistema Lzb che doveva essere sostituito.

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È stata ritrovata una delle italiane disperse dopo l’incidente ferroviario in Spagna

29 October 2026 at 06:22

Emergency services work at the scene of a collision between two trains in Urda, Spain, on Wednesday, Oct. 28, 2026. (AP Photo/Manu Fernandez) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Almeno sessantotto morti e circa cento feriti. È il bilancio dello scontro tra due treni ad alta velocità avvenuto ieri nei pressi di Urda, nella provincia spagnola di Toledo, sulla linea Madrid-Siviglia. Nell’incidente sono deragliate diverse carrozze, alcune delle quali sono finite in una scarpata.

Tra le persone coinvolte ci sono anche cittadini italiani: una delle tre donne inizialmente considerate disperse ha contattato il consolato italiano a Madrid, comunicando di stare bene. Restano però due italiane disperse. Altri sei italiani erano già stati rintracciati: cinque in condizioni stabili e uno ricoverato in un ospedale di Toledo.

Mentre proseguono le operazioni di soccorso e identificazione delle vittime, l’attenzione si concentra sulle possibili cause dell’incidente. Tre registrazioni audio, diffuse dai media spagnoli El País e Tve, documenterebbero una serie di errori nelle comunicazioni tra i macchinisti e il centro di controllo ferroviario di Atocha, a Madrid. La ricostruzione fa emergere il possibile ruolo di un guasto al sistema di sicurezza e di una gestione errata delle autorizzazioni alla circolazione. Le cause restano comunque da accertare.

Secondo le registrazioni, alle 8.36 il treno ad alta velocità Ave, gestito dalla compagnia pubblica Renfe, si trovava circa venticinque chilometri dietro un convoglio Iryo, fermo sullo stesso binario in direzione sud. Un problema al sistema automatico di controllo Lzb aveva provocato l’arresto dei treni. Il centro di controllo avrebbe però autorizzato l’Ave a ripartire a velocità normale, anziché procedere «a vista», con un limite massimo di quaranta chilometri orari previsto dai protocolli di sicurezza.

Alle 8.41 la macchinista dell’Iryo aveva segnalato problemi di connessione con il sistema automatico. Sette minuti dopo aveva comunicato nuovamente di non riuscire a ripartire: «Il treno non mi permette di avviare il sistema Lzb. Per questo sono ancora ferma davanti al segnale d’ingresso a Urda». La risposta del controllore sarebbe stata: «Va bene, appena può. E se ha problemi, ci chiami». Nel frattempo, l’Ave aveva ripreso la marcia, raggiungendo i duecento chilometri orari. Dalle comunicazioni diffuse non risulta che sia stato impartito al suo macchinista un ordine di frenata nonostante la presenza dell’altro convoglio sulla linea.

Se questa ricostruzione venisse confermata, gli errori nella gestione del traffico ferroviario avrebbero avuto un ruolo decisivo nella tragedia. Le autorità spagnole hanno avviato le verifiche, mentre la Farnesina segue la situazione dei connazionali coinvolti. Una delle tre donne disperse è originaria di Pistoia, ma vive stabilmente in Spagna. Gli altri italiani messi in salvo provengono dalle province di Sassari, Bergamo, Roma e Cosenza.

Intanto, la tragedia ha provocato anche una reazione politica. Mercoledì sera, a Madrid, centinaia di persone hanno manifestato davanti al ministero dei Trasporti chiedendo le dimissioni del ministro Óscar Puente. La protesta, convocata da organizzazioni dell’estrema destra, è degenerata dopo il lancio di bengala e l’intervento della polizia, che ha disperso alcuni gruppi di manifestanti. Il governo è ora chiamato a chiarire le responsabilità dell’incidente, mentre il Paese attende risposte sulle cause di una delle più gravi tragedie ferroviarie degli ultimi anni.

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Sciopero treni 30 ottobre, orari e fasce garantite

26 October 2026 at 11:53

Lo sciopero ferroviario del 30 ottobre inizierà alle 21 di giovedì 29 ottobre e terminerà alle 20.59 di venerdì 30. L’agitazione proclamata da USB coinvolge il personale del Gruppo FS Italiane, oltre a Italo e Trenord. Per i treni regionali Trenitalia sono previste le consuete fasce di garanzia dei giorni feriali: dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Frecce e Intercity seguono invece l’elenco specifico dei servizi minimi garantiti.

Sciopero treni: quali sono le fasce garantite Trenitalia

Per il trasporto regionale, Trenitalia assicura i servizi essenziali nelle fasce:

  • 6.00-9.00;
  • 18.00-21.00.

Leggi anche: Sciopero treni del 30 ottobre, orari e collegamenti a rischio

Il 30 ottobre è un venerdì, quindi si applicano le fasce previste per le giornate feriali. Non significa però che qualsiasi treno programmato in quelle tre ore circoli necessariamente. I servizi minimi vengono identificati per numero di treno e orario di partenza, attraverso gli elenchi regionali pubblicati da Trenitalia. La seconda fascia coincide quasi interamente con la fine dello sciopero, fissata alle 20.59.

Sciopero treni: frecce e Intercity, quali partono

Per la lunga percorrenza non vale semplicemente la regola delle fasce 6-9 e 18-21. Trenitalia pubblica un apposito elenco di treni nazionali garantiti in caso di sciopero, che comprende determinate Frecce e Intercity. Un Frecciarossa previsto alle 11, per esempio, può viaggiare se compare nell’elenco dei servizi minimi, mentre un altro treno nella stessa fascia oraria può essere cancellato. Il numero della corsa resta quindi il dato da controllare prima della partenza.

Sciopero treni: cosa succede a quelli partiti prima delle 21

Trenitalia stabilisce che i treni già in viaggio all’inizio dello sciopero possono raggiungere la destinazione se questa è prevista entro un’ora dall’avvio dell’agitazione. Superato quel limite, il convoglio può terminare il viaggio in una stazione precedente rispetto alla destinazione finale.

Leggi anche: Rimborso sciopero treni, quando spetta e come richiederlo

Chi viaggia dovrebbe quindi verificare la propria corsa sull’app Trenitalia o sui canali di infomobilità nelle ore precedenti alla partenza.

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Ventisette ferrovie nazionali non fanno una rete europea

20 October 2026 at 03:45

Treni rotaie

L’alta velocità non è soltanto una questione di infrastrutture. Per Ana Vasconcelos, eurodeputata portoghese del gruppo Renew Europe, rappresenta uno dei tasselli fondamentali per completare il mercato unico europeo e rafforzare l’integrazione tra gli Stati membri. Mentre il Parlamento è impegnato nell’esame del dossier “Connecting Europe through High-Speed Rail”, Vasconcelos indica una priorità chiara: trasformare le reti ferroviarie nazionali in un autentico sistema europeo. Secondo l’eurodeputata, la sfida principale non consiste soltanto nel costruire nuove linee, ma nel superare la frammentazione normativa e tecnica che ancora caratterizza il settore. Sistemi di segnalamento diversi, standard non armonizzati e procedure di autorizzazione differenti impediscono ancora oggi ai treni di circolare senza ostacoli da uno Stato membro all’altro. È un problema che richiama anche le conclusioni del Rapporto Letta, secondo cui l’alta velocità europea continua, di fatto, a fermarsi alle frontiere nazionali.

Per questo, la relazione in discussione punta a favorire una rete realmente europea, con regole armonizzate, standard tecnici comuni e un mercato più aperto alla concorrenza. Vasconcelos ritiene infatti che l’ingresso di nuovi operatori possa contribuire sia a migliorare la qualità del servizio sia a ridurre il costo dei biglietti per i passeggeri. Accanto all’apertura del mercato, considera prioritaria l’accelerazione dei collegamenti transfrontalieri ancora mancanti, spesso rallentati da procedure autorizzative lunghe e da difficoltà di coordinamento tra gli Stati membri.

Il nodo resta anche finanziario. Secondo le stime della Commissione europea, per completare la rete ferroviaria ad alta velocità entro il 2040 saranno necessari investimenti compresi tra 345 e 546 miliardi di euro, ben superiori alle risorse oggi disponibili. Per Vasconcelos, l’Unione dovrà concentrare gli investimenti soprattutto sui collegamenti transfrontalieri più strategici e utilizzare i fondi europei per attrarre anche capitali nazionali e privati, evitando di disperdere le risorse in interventi poco coordinati.

Rendere il treno una valida alternativa all’aereo richiede però anche un cambiamento nell’esperienza dei viaggiatori. «Le persone scelgono soprattutto in base al prezzo e ai tempi di percorrenza», sottolinea Vasconcelos. La risposta passa quindi attraverso linee più veloci, l’eliminazione dei principali colli di bottiglia della rete e condizioni di concorrenza più equilibrate con il trasporto aereo. Un ruolo importante sarà svolto anche dall’integrazione tra aeroporti e rete ferroviaria, così da rendere più semplici gli spostamenti porta a porta.

Tra gli ostacoli più evidenti per chi viaggia in Europa resta la difficoltà di acquistare un unico biglietto per tratte operate da compagnie diverse. Oggi organizzare un viaggio internazionale può essere complesso e, in caso di coincidenze perse, i diritti dei passeggeri non sempre sono garantiti lungo l’intero percorso. La proposta legislativa europea sulla bigliettazione ferroviaria, attualmente all’esame del Parlamento, punta proprio a introdurre sistemi di prenotazione multioperatore e a rafforzare la tutela dei viaggiatori durante tutto il tragitto.

Per l’eurodeputata portoghese, inoltre, l’alta velocità non deve limitarsi a collegare le grandi capitali europee. «Va considerata uno strumento di coesione», afferma. Significa investire anche nelle regioni periferiche e nei collegamenti mancanti dell’Europa centrale, orientale e atlantica, assicurando che la rete ad alta velocità sia pienamente integrata con il sistema ferroviario regionale. Una rete più capillare, sostiene, potrebbe contribuire a ridurre la pressione abitativa sulle grandi città, favorire lo sviluppo economico dei centri di medie dimensioni e contrastare lo spopolamento delle aree periferiche.

Per Vasconcelos, la posta in gioco va oltre la politica dei trasporti. «Un treno che deve fermarsi a una frontiera rappresenta un problema politico tanto quanto tecnico». L’obiettivo per il 2040 è la realizzazione di un vero Spazio ferroviario europeo unico, nel quale passeggeri e operatori possano muoversi senza barriere, acquistare un unico biglietto valido lungo l’intero percorso e contare su standard comuni in tutta l’Unione. Solo così, conclude, il treno potrà diventare un’alternativa realmente competitiva al trasporto aereo sulle medie distanze e uno dei simboli più concreti dell’integrazione europea.

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