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Studente di Foggia esce illeso dal disastro ferroviario in Spagna e rimane per prestare soccorso

29 October 2026 at 09:53

Uscito illeso dal disastro ferroviario in Spagna, è rimasto a prestare aiuto ai feriti. È la storia di Antonio Narciso, studente originario di Foggia, che dopo essere sopravvissuto all’incidente ha deciso di rimanere e aiutare i soccorritori. La notizia è riportata dal Corriere della Sera. Il giovane è infatti un volontario della Protezione civile in Puglia, in particolare dell’associazione Prima Vela di Foggia. “Le ore sono frenetiche e c’è davvero tanto da fare“, ha scritto sui social dopo aver rassicurato amici e familiari sulle sue condizioni.

Narciso ha così deciso di mettere la sua esperienza e la sua formazione al servizio dei soccorsi spagnoli. Sui social ha anche descritto il lavoro intenso che le squadre di recupero stanno svolgendo, restituendo il clima di emergenza e frenesia che una tragedia del genere porta con sé; in particolare, per ciò che concerne gli italiani coinvolti nel disastro ferroviario, attualmente ci sono tre donne disperse, mentre gli altri sei passeggeri che si trovavano a bordo dei convogli sono stati recuperati e sono in condizioni stabili. La situazione è perfettamente riassunta dalle parole di Narciso: “Stiamo dando il massimo unendo le forze“.

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Spagna, 3 italiane disperse nello scontro tra treni. Il sistema di sicurezza in tilt, poi l’ordine “inspiegabile” della centrale di controllo: “Riprenda la marcia normale”

29 October 2026 at 07:58

“Le autorità spagnole hanno indicato una terza cittadina italiana dispersa a causa dell’incidente fra due treni ad alta velocità nella regione di Toledo”, ha fatto sapere nella serata di ieri la Farnesina. La situazione dei connazionali coinvolti è quindi la seguente: 5 passeggeri sono stati recuperati in condizioni stabili dai 2 treni coinvolti nell’incidente. Un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo; altre 3 sono considerate ‘disperse'”, recita ancora il bollettino del ministero degli Esteri, che fa il punto sulla nuova tragedia dell’alta velocità che ha lasciato la Spagna sotto shock, riaprendo una ferita profonda: quella del disastro di Adamuz, avvenuto lungo la stessa tratta Madrid-Siviglia solo nove mesi fa. Il bilancio ancora non definitivo è pesantissimo, con almeno 68 vittime e oltre 60 feriti, mentre le squadre d’emergenza scavano ancora tra i rottami alla ricerca dei corpi. Tra le centinaia di persone a bordo – ben 397 sul solo treno della compagnia Renfe partito alle 8:53 – si contano anche i nove connazionali, tra cui le tre donne disperse (una delle quali di origini pistoiesi).

Il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez ha sostenuto che la causa più probabile della tragedia sia un errore umano, attribuibile a funzionari del Centro di Controllo dell’Adif, la società pubblica responsabile della gestione delle infrastrutture ferroviarie. L’incidente è avvenuto a meno di un mese dalle elezioni in cui il leader dello Partito socialista punta a essere riconfermato per un quarto mandato. I partiti hanno interrotto gli appuntamenti di campagna elettorale ad eccezione di Vox che ha puntato il dito contro il premier e i casi di corruzione che hanno visto coinvolti esponenti del suo partito. Il Partito popolare ha chiesto un’indagine governativa e la revisione della rete ferroviaria.

Alle 8:53 un treno della compagnia ferroviaria spagnola Renfe, con a bordo 397 passeggeri, partito dalla stazione di Madrid Atocha e diretto a Siviglia, ha tamponato il treno Iryo 6097, (marchio commerciale di Intermodalidad de Levante S.A., partecipato da Trenitalia), con a bordo 147 passeggeri, che era fermo lungo lo stesso binario nei pressi di Urda, nella provincia di Toledo. L’impatto ha fatto deragliare gli ultimi vagoni dell’Iryo e i primi del Renfe che sono precipitati in un terrapieno. “I primi minuti sono stati di shock. Abbiamo visto persone intrappolate tra le lamiere”, “abbiamo cercato di estrarre i feriti e i morti” dai vagoni, ha raccontato un passeggero, Fernando Seco, a Tve, visibilmente sconvolto. Una scena “dantesca”, ha detto l’arcivescovo di Toledo accorso sul luogo dell’incidente per dare conforto alle persone coinvolte.

Il Paese “è in lutto”, ha detto Sanchez che ha promesso poi di fare luce sull’accaduto. “Andremo fino in fondo: se ci sono state negligenze, si saprà e, se ci sono stati malfunzionamenti nel sistema di sicurezza, si interverrà con la massima fermezza”, ha aggiunto dopo essersi recato sul luogo della tragedia. Il premier ha definito inaccettabile che un Paese come la Spagna abbia sofferto due incidenti lungo l’alta velocità nello stesso anno. Quello di Adamuz, avvenuto nella sera del 18 gennaio, in cui persero la vita 46 persone, secondo la Commissione d’inchiesta sugli incidenti ferroviari spagnola è avvenuto per la rottura di un binario. Ora si sta indagando sulle cause che hanno portato a questo nuovo disastro.

Il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, da tempo nel mirino dell’opposizione, ha affermato che l’incidente è stato causato da quello che ha definito un ordine “inspiegabile” proveniente dal Centro di Controllo dell’Adif a seguito di un guasto al sistema di sicurezza. Puente ha spiegato che alle 8:30 il sistema di controllo Lzb è caduto per un problema informatico in un tratto ferroviario di 63 km, causando l’arresto di tutti i treni che stavano circolando in quell’area. Senza sistema Lzb ha preso il controllo della situazione il Centro dell’Adif che alle “8:36 ha deciso di far riprendere la marcia con normalità al treno della Renfe”, che si è poi scontrato con il treno Iryo fermo.

“Riprenda la marcia normale“, sembra essere stato l’ordine impartito dal centro di controllo ferroviario di Atocha, a Madrid, al macchinista del treno. Tre registrazioni audio, pubblicate da El Pais e dall’emittente pubblica Tve, documentano le comunicazioni tra i conducenti e il centro di controllo nei minuti precedenti alla tragedia.

“La decisione di far ripartire la circolazione dei treni non essendo stato ripristinato il sistema Lzb spetta al Centro di Controllo, e il Centro attraverso gli operatori ha preso la decisione di far ripartire i treni in circostanze che per noi sono inspiegabili” e inoltre non come si sarebbe dovuto ipoteticamente fare, “ovvero con un velocità bassa, a 40km/h che permetta al macchinista di poter fermare il treno” in caso di problematiche lungo il binario, ha detto Puente.

Tra le 8:36 e le 8:53, che è il momento approssimativo dell’impatto, il treno Renfe ha percorso 25 km con una velocità “che potrebbe arrivare fino a 100km/h“, impiegando tra i 15 e i 17 minuti prima di tamponare il treno Iryo. In questo lasso di tempo nessuno è intervenuto per bloccarlo. La Guardia Civil ha interrogato l’operatore del centro di controllo in servizio mentre alcuni media spagnoli hanno puntato il dito contro il sistema Lzb che doveva essere sostituito.

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È stata ritrovata una delle italiane disperse dopo l’incidente ferroviario in Spagna

29 October 2026 at 06:22

Emergency services work at the scene of a collision between two trains in Urda, Spain, on Wednesday, Oct. 28, 2026. (AP Photo/Manu Fernandez) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Almeno sessantotto morti e circa cento feriti. È il bilancio dello scontro tra due treni ad alta velocità avvenuto ieri nei pressi di Urda, nella provincia spagnola di Toledo, sulla linea Madrid-Siviglia. Nell’incidente sono deragliate diverse carrozze, alcune delle quali sono finite in una scarpata.

Tra le persone coinvolte ci sono anche cittadini italiani: una delle tre donne inizialmente considerate disperse ha contattato il consolato italiano a Madrid, comunicando di stare bene. Restano però due italiane disperse. Altri sei italiani erano già stati rintracciati: cinque in condizioni stabili e uno ricoverato in un ospedale di Toledo.

Mentre proseguono le operazioni di soccorso e identificazione delle vittime, l’attenzione si concentra sulle possibili cause dell’incidente. Tre registrazioni audio, diffuse dai media spagnoli El País e Tve, documenterebbero una serie di errori nelle comunicazioni tra i macchinisti e il centro di controllo ferroviario di Atocha, a Madrid. La ricostruzione fa emergere il possibile ruolo di un guasto al sistema di sicurezza e di una gestione errata delle autorizzazioni alla circolazione. Le cause restano comunque da accertare.

Secondo le registrazioni, alle 8.36 il treno ad alta velocità Ave, gestito dalla compagnia pubblica Renfe, si trovava circa venticinque chilometri dietro un convoglio Iryo, fermo sullo stesso binario in direzione sud. Un problema al sistema automatico di controllo Lzb aveva provocato l’arresto dei treni. Il centro di controllo avrebbe però autorizzato l’Ave a ripartire a velocità normale, anziché procedere «a vista», con un limite massimo di quaranta chilometri orari previsto dai protocolli di sicurezza.

Alle 8.41 la macchinista dell’Iryo aveva segnalato problemi di connessione con il sistema automatico. Sette minuti dopo aveva comunicato nuovamente di non riuscire a ripartire: «Il treno non mi permette di avviare il sistema Lzb. Per questo sono ancora ferma davanti al segnale d’ingresso a Urda». La risposta del controllore sarebbe stata: «Va bene, appena può. E se ha problemi, ci chiami». Nel frattempo, l’Ave aveva ripreso la marcia, raggiungendo i duecento chilometri orari. Dalle comunicazioni diffuse non risulta che sia stato impartito al suo macchinista un ordine di frenata nonostante la presenza dell’altro convoglio sulla linea.

Se questa ricostruzione venisse confermata, gli errori nella gestione del traffico ferroviario avrebbero avuto un ruolo decisivo nella tragedia. Le autorità spagnole hanno avviato le verifiche, mentre la Farnesina segue la situazione dei connazionali coinvolti. Una delle tre donne disperse è originaria di Pistoia, ma vive stabilmente in Spagna. Gli altri italiani messi in salvo provengono dalle province di Sassari, Bergamo, Roma e Cosenza.

Intanto, la tragedia ha provocato anche una reazione politica. Mercoledì sera, a Madrid, centinaia di persone hanno manifestato davanti al ministero dei Trasporti chiedendo le dimissioni del ministro Óscar Puente. La protesta, convocata da organizzazioni dell’estrema destra, è degenerata dopo il lancio di bengala e l’intervento della polizia, che ha disperso alcuni gruppi di manifestanti. Il governo è ora chiamato a chiarire le responsabilità dell’incidente, mentre il Paese attende risposte sulle cause di una delle più gravi tragedie ferroviarie degli ultimi anni.

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Incidente ferroviario in Spagna, la Farnesina: “Gli italiani ancora dispersi sono tre”. I racconti choc

29 October 2026 at 05:52

Le autorità spagnole hanno indicato una terza cittadina italiana dispersa a causa dell’incidente fra due treni ad alta velocità nella regione di Toledo, lo rende noto la Farnesina. La situazione dei connazionali coinvolti é quindi la seguente: 5 passeggeri sono stati recuperati in condizioni stabili dai 2 treni coinvolti nell’incidente. Un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo; altre 3 sono considerate “disperse”. Le autorità spagnole hanno iniziato ad effettuare le operazioni di riconoscimento delle salme.

Sono proseguite per tutta la notte a Urda, vicino a Toledo, le operazioni di soccorso dopo lo scontro ieri fra due treni dell’alta velocità. Almeno 68 persone sono morte e più di 180 sono rimaste ferite. Nove gli italiani coinvolti, fra cui tre donne che risultano ancora disperse. Oltre 700 soccorritori sono al lavoro da ieri. Due grandi gru rimuovono i resti delle carrozze distrutte con l’aiuto di droni con sensori termici che cercano di individuare le persone che potrebbero essere ancora intrappolate. Droni della Guardia Civil, poi, per ore hanno mappato l’area, un tentativo di contribuire a ricostruire la dinamica dell’incidente.

È di almeno 68 morti il bilancio del nuovo, gravissimo incidente ferroviario che ha scosso la Spagna ad appena nove mesi dalla tragedia di Adamuz, in Andalusia, dove 46 persero la vita nello scontro tra due convogli usciti dai binari. Ieri mattina un treno Renfe ad alta velocità diretto da Madrid a Siviglia ha urtato un convoglio della compagnia privata Iryo, controllata al 51% da Fs, che si trovava fermo all’ingresso della stazione di Urda, nei pressi di Toledo. Nell’impatto, le due carrozze di coda del treno Iryo si sono ribaltate e sono finite lungo una scarpata.

Il numero delle vittime, tra cui figura l’ex ministra del Lavoro del Partito Popolare, Fatima Banez, potrebbe ancora salire. Sono infatti in condizioni gravi quindici dei circa 60 feriti che, su un totale di oltre 150, sono stati ricoverati negli ospedali, dove continuano a giungere le ambulanze. Il numero dei dispersi, secondo fonti della Moncloa, non è inoltre ancora chiaro. Il governo spagnolo dà invece “per certo” che tra i deceduti vi siano cittadini stranieri.

I racconti drammatici di chi era su quel treno

“Ero sul treno Iryo delle 7.54, lavoro tra Siviglia e Madrid. Ho avuto – racconta uno dei passeggeri che si è salvato a Il Corriere della Sera – la fortuna di essere nel vagone numero 7, uno di quelli di testa. Alle 8.39 ci siamo fermati e, dato che prendo spesso il treno, mi è sembrato normale. Ho pensato: “Un altro blackout, o una fermata per problemi tecnici”. Ma alle 8.51 o 8.52, all’improvviso, mentre eravamo seduti, sono stato scaraventato contro i sedili di fronte a me. È stato un impatto brutale, assolutamente brutale”. Sebastián stima che, quando l’AVE (l’altro convoglio) si è scontrato con l’Iryo, sia rimasto “in aria per circa quattro o cinque secondi”, che gli sono sembrati “una vita”.

Tangui Binier, 22 anni, viaggiava nella carrozza numero otto dell’Iryo. “Ci siamo fermati e c’è stato un impatto fortissimo: siamo stati sbalzati contro il sedile davanti a noi. Non capivamo cosa stesse succedendo”, racconta. “C’era del fumo; abbiamo preso gli estintori ma c’erano molte persone intrappolate all’interno”, spiega. Binier era con suo padre, che non crede di poter parlare di ciò che ha vissuto. “Abbiamo dovuto far scendere dal treno molte persone con costole rotte, una con una caviglia rotta. Ho visto molte cose terribili“, ha detto il giovane.

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Il guasto del sistema di sicurezza e gli errori della sala di controllo: i 17 minuti del disastro ferroviario in Spagna

28 October 2026 at 17:04

Un errore umano, mentre il sistema di segnalamento computerizzato era finito in tilt. È questa la pista, ormai consolidata, seguita da investigatori e autorità per spiegare il secondo grave incidente ferroviario che ha colpito la Spagna. Lo scontro lungo la linea Alta velocità nei pressi di Urda, vicino a Toledo, è arrivato in un momento in cui le strutture elettroniche che accompagnano in convogli, capaci anche di fermarli in caso di anomalie lungo la tratta, erano andate in tilt. Tant’è che a indirizzare i loro spostamenti erano direttamente i dipendenti di Adif addetti al centro di controllo del traffico di Atocha.

L’arco temporale in cui si è generato il disastro è durato 17 minuti. Tutto inizia alle 8.30. In quel momento il sistema informatico LZB, che controlla rete spagnola dell’Alta velocità, smette di funzionare. Alcuni treni si arrestano sulla linea. La sala di controllo, a quel punto, prende il comando gestendo manualmente il tutto: si tratta di decisioni cruciali, che solitamente prevedono l’ordine di viaggiare al massimo a 40 km/h, la cosiddetta “marcia a vista”.

Sei minuti dopo, secondo quanto hanno spiegato le autorità spagnole, il controllore – che aveva accanto un collega e un supervisore – dà il via libera ad alcuni treni affinché riprendano a viaggiare “normalmente”, non imponendo il limite di velocità. In quell’istante, inizia la tragedia. Il treno di Renfe si trova a 25 chilometri dall’Iryo, fermo sui binari come da notifica inviata. In diciassette minuti copre quella distanza, mentre il convoglio tamponato continua a stazionare nello stesso punto con un semaforo rosso davanti.

Così il Renfe arriva sul lungo del tamponamento a una velocità ancora sconosciuta ma che in quel tratto può essere anche di 200 chilometri orari. Eppure, viene spiegato, la sala di controllo avrebbe comunque dovuto vedere l’Iryo fermo sui binari, motivo per il quale resta al momento “inspiegabile” il via libera concesso al Renfe e il buco temporale durante il quale nessuno si è accorto di quanto stava per avvenire.

“La decisione di riprendere il traffico, senza che il sistema sia stato ripristinato, spetta alla centrale operativa ed è stata la centrale operativa, tramite i suoi operatori, in circostanze che, dal nostro punto di vista, sono inspiegabili”, ha dichiarato il ministro dei Trasporti spagnolo Oscar Puente. Il tilt del sistema automatizzato quindis si è mescolato con l’errore umano provocando un raro tamponamento: questo tipo di incidenti, infatti, è uno dei meno frequenti proprio grazie ai sistemi di sicurezza installati sui binari che arrivano anche a imporre una frenata automatica in caso di ostacolo. In questo caso, però, erano fuori uso e il comando errato della sala di controllo ha reso inevitabile l’impatto.

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Incidente tra treni in Spagna, i giocatori della Liga attaccano il ministro dei trasporti: “Metti da parte Twitter e lavora, sembri un 13enne”

28 October 2026 at 14:33

Tutta la Spagna si è fermata per l’incidente ferroviario vicino a Toledo, dove sono morte almeno 64 persone e altre 80 sono rimaste ferite. A fermarsi anche il calcio, con la Federazione calcistica che ha deciso di rinviare tutte le 24 partite di Coppa del Re in programma oggi. C’è anche chi nel mondo del calcio alza la voce, come i calciatori della Liga, Marcos Llorente (Atletico Madrid), Dani Carvajal e Thibaut Courtois (Real Madrid ) e Alex Baena (Barcellona), che hanno reagito sui loro profili social (tra loro anche il nazionale spagnolo Joselu) all’incidente ferroviario nella provincia di Toledo che ha provocato oltre 60 vittime. Lo hanno fatto con un post inizialmente pubblicato dal centrocampista dell’Atletico Madrid e successivamente condiviso dagli altri giocatori. Nel post, puntano il dito direttamente contro Óscar Puente, ministro dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, alludendo alla sua frequente attività sui social media e alla sua responsabilità nell’incidente in quanto capo del ministero.

Il testo integrale è il seguente: “Caro Óscar Puente, non è forse ora che tu metta da parte Twitter e ti concentri sul lavoro per cui ti paghiamo? Quando ci sono vite umane in gioco, il minimo che si possa pretendere da un ministro dei Trasporti è responsabilità, serietà, sicurezza e rispetto. Siamo stanchi di politici che sembrano più preoccupati di vincere le discussioni sui social network, come se fossero ragazzini di 13 anni, che di essere all’altezza delle responsabilità che hanno. Twitter non è il tuo lavoro. Il tuo lavoro è il trasporto pubblico, la sicurezza e rendere conto quando le cose vanno male. Finora in questo sei stato un fottuto disastro, ma come sempre darai la colpa a qualcun altro. Che il circo non si fermi”.

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Spagna, incidente tra due treni dell’alta velocità: “Almeno 39 morti e 150 feriti”. Vagoni precipitati, è la stessa linea della strage di gennaio

28 October 2026 at 09:04

Almeno 39 morti, oltre 150 feriti (di cui cinque molto gravi) e diversi vagoni precipitati nella scarpata. Questo il primo bilancio secondo Sky News di un incidente ferroviario tra due treni ad alta velocità in Spagna: la pista più plausibile è quella dell’errore umano. La società di gestione delle infrastrutture Adif ha sospeso il servizio sulla linea ad alta velocità tra Madrid e Andalusia dopo quanto accaduto, come annunciato dalla stessa azienda statale sui social media. “Il servizio sulla linea ad alta velocità Madrid–Andalusia è attualmente interrotto a causa di uno scontro tra due treni”, si legge nel messaggio. L’incidente è avvenuto al chilometro 118, tra le città di Mora, Orgaz e Urda (Toledo), poco dopo le 9:00 del mattino. Ha coinvolto un treno ad alta velocità Renfe AVE, partito da Madrid alle 8:00 e diretto a Siviglia, e un treno Iryo. Si tratta dell’Iryo 7076 con 146 passeggeri più un neonato e l’AVE 2080 con 397 passeggeri a bordo. Iryo è il marchio dei treni operati da Ilsa, consorzio composto da Ferrovie dello Stato International (51%), Air Nostrum e Globalvia.

Secondo fonti tecniche consultate da ilfattoquotidiano.it presenti sul posto, il treno Iryo (FS International) era fermo a un segnale vicino alla stazione di Toledo, su indicazioni di Adif, per degradazione del sistema di segnalamento. Il gestore (Adif) stava dando le prescrizioni a tutti di andare a 40 km/h proprio per il problema sul sistema di segnalamento. A un certo punto il treno Ave di Renfe è arrivato e ha provocato l’uscita dai binari: la pista privilegiata è un errore umano di un membro di Adif che – fornendo istruzioni ai treni – non ha calcolato che in quel tratto c’era ancora fermo un treno, come da istruzioni della stessa Adif. Le carrozze precipitate sono del treno Iryo. Il governo ha cancellato la propria agenda prevista per oggi.

Quattro dei vagoni coinvolti sono deragliati e sono precipitati in un terrapieno. “Potrebbe essere più grave di quello di Adamuz”, riferiscono fonti a El Pais. Il riferimento è all’altro grave incidente che a gennaio ha coinvolto l’alta velocità, quando due treni si sono scontrati nei pressi della stazione di Adamuz, vicino Cordoba, provocando 45 morti (39 viaggiavano sul treno Alvia e 6 sul treno Iryo) e 112 feriti, di cui 24 gravi e cinque minorenni. In quel caso un treno Iryo era deragliato, scontrandosi con un treno Alvia.

“Seguo con profonda preoccupazione le notizie del tragico scontro tra due treni avvenuto a Toledo, in Spagna, che ha provocato vittime e feriti. Il nostro Consolato Generale a Madrid è al lavoro per verificare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani e fornire tutta l’assistenza necessaria”. Ad affermarlo in un post su ‘X’ è il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani in merito allo scontro tra due treni di alta velocità sulla linea tra Madrid e Siviglia. “Il mio pensiero va alle famiglie delle vittime, ai feriti, al Re Felipe VI, al Governo e a tutto il popolo spagnolo, cui esprimo la mia vicinanza in questo terribile momento di dolore“, sottolinea Tajani.

Il Primo Ministro Pedro Sánchez si è detto “sconvolto dal grave incidente ferroviario di Toledo. Rimango in costante contatto con il Ministro dei Trasporti, Oscar Puente, e con il presidente di Castilla-La Mancha. I servizi di emergenza stanno lavorando sul campo per assistere le persone colpite e garantirne la sicurezza, in coordinamento con tutte le amministrazioni coinvolte. Il mio affetto, la mia solidarietà e il mio sostegno a tutte le vittime e alle loro famiglie”, ha scritto Sanchez.

“In queste ore così difficili, il Governo italiano è vicino alla Spagna e al popolo spagnolo per il drammatico incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Toledo”. Ha invece affermato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “I miei pensieri e quelli di tutto il nostro Governo vanno ai familiari delle vittime, ai feriti e a quanti stanno lavorando senza sosta nelle operazioni di soccorso”, aggiunge.

Intanto la compagnia ferroviaria Iryo ha confermato che uno dei suoi treni è rimasto coinvolto nell’incidente avvenuto questa mattina nei pressi di Urda, nella provincia spagnola di Toledo, annunciando l’attivazione di “tutti i protocolli di emergenza”. “Questa mattina il nostro treno 6076, in viaggio da Madrid a Siviglia, è rimasto coinvolto in un incidente nei pressi di Urda, al chilometro 118″, ha riferito la società in una nota, precisando di essere al lavoro “in stretta collaborazione con le autorità competenti per gestire la situazione”. Iryo ha inoltre annunciato la cancellazione di tutti i collegamenti in partenza dalla stazione madrilena di Atocha e diretti verso il corridoio ferroviario ad alta velocità della Spagna meridionale. “Al momento non è possibile prevedere quando il servizio sarà ripristinato”, ha spiegato la compagnia, assicurando che continuerà a fornire aggiornamenti attraverso i propri canali ufficiali.

Pochi minuti dopo l’incidente sulla linea Madrid-Siviglia, il Ministro dei Trasporti Óscar Puente sarebbe dovuto esser presente all’apertura del Forum Mondiale delle Infrastrutture a Madrid. Ha ricevuto la notizia mentre stava salutando gli organizzatori dell’evento nella Facoltà di Ingegneria Civile, Canali e Porti del Politecnico, da dove si è allontanato in fretta, visto l’incidente che ha coinvolto la ferrovia ad alta velocità.

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Negozi saccheggiati e arresti di massa: la protesta a Barcellona accende la destra in Spagna. E rischia di indebolire la lotta per la casa

27 October 2026 at 06:54

Sabato 24 ottobre il centro di Barcellona ha vissuto una notte di saccheggi, barricate e incendi. Gli arrestati sono 128, oltre la metà minorenni, dopo una convocazione nata sui social e senza organizzatori identificati. A 35 giorni dalle elezioni politiche del 29 novembre, l’episodio ha già cambiato il tono della campagna: la destra invoca l’ordine pubblico, l’estrema destra punta sull’immigrazione e il governo catalano promette mano dura.

Intanto, il movimento per la casa, che da fine settembre riempie le piazze spagnole e prepara lo sciopero generale dell’11 novembre, teme di pagare il prezzo politico e mediatico degli scontri. In un mese dominato dall’emergenza abitativa, il dibattito rischia così di spostarsi su un terreno più favorevole alle destre. La manifestazione è cominciata nel pomeriggio in plaça Catalunya, con giovani che esponevano striscioni contro il sistema e richiamavano i «blocus» dei licei francesi. Nel corso della serata, gruppi di partecipanti hanno saccheggiato negozi e provocato incendi e scontri con la polizia. I Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, hanno arrestato 128 persone, tra cui circa 73 minorenni, e identificato centinaia di partecipanti.

La convocazione circolava su TikTok almeno dal 20 ottobre con il nome «Blocus Barcelona». Profili anonimi rimandavano a gruppi WhatsApp e Telegram, ma nessuna organizzazione ha rivendicato l’iniziativa. I messaggi iniziali invitavano a non danneggiare negozi e arredi urbani; successivamente, le conversazioni si sarebbero concentrate sui saccheggi. Gli amministratori sono poi scomparsi. Resta da chiarire chi abbia promosso la mobilitazione. I Mossos escludono il coinvolgimento di gruppi criminali organizzati e descrivono piccoli gruppi intenzionati a provocare danni. L’analista Marcelino Madrigal ipotizza una manipolazione attraverso profili anonimi e contenuti costruiti per alimentare la partecipazione, ma al momento non esistono prove di una regia precisa. Nuovi appelli sono già circolati per il 30 e 31 ottobre.

Ma Barcellona è lo scenario di diverse proteste che si sovrappongono: le proteste studentesche, la mobilitazione per la casa e le convocazioni anonime dei «Blocus». La lotta per la casa è quella più strutturata. Dopo lo sfratto di Maricarmen a Madrid, il 26 settembre è nata una acampada prima a Puerta del Sol, e poi a Barcellona, a plaça Catalunya. Poche settimane dopo, i sindacati CCOO, UGT, CGT e altre sigle hanno convocato uno sciopero generale per l’11 novembre, il primo di queste dimensioni dal 2012. Sullo sfondo c’è una crisi sempre più grave: secondo l’INE, i prezzi delle abitazioni in Spagna sono cresciuti del 12,2% su base annua nel secondo trimestre del 2026. Il 2 ottobre, intanto, il Congresso aveva respinto due decreti sulla casa con i voti contrari di PP, Vox, Junts e UPN (Unión del Pueblo Navarro). La questione abitativa è così diventata uno dei principali terreni di scontro politico in vista delle elezioni anticipate del 29 novembre, annunciate da Pedro Sánchez.

Le convocazioni «Blocus» sono invece prive di un’organizzazione riconoscibile e di richieste politiche definite. Appelli analoghi sono circolati a Madrid, València, Alicante e Bilbao, ma è a Barcellona che hanno prodotto gli episodi più gravi. La loro sovrapposizione alle mobilitazioni sociali rischia di confondere fenomeni differenti e di indebolire le rivendicazioni di chi protesta per diritti concreti. Nel giro di poche ore, le forze politiche della destra hanno utilizzato i fatti di Barcellona per rilanciare le proprie priorità elettorali. Infatti il Partito Popolare, principale forza di opposizione a Madrid, ha collegato i disordini al governo di Sánchez e alla sinistra radicale, accusandoli di non voler abbandonare il potere. Il suo leader, Alberto Núñez Feijóo, ha affiancato la critica sulla sicurezza a una promessa di costruire un milione di abitazioni, cercando di mantenere aperto anche il fronte della crisi abitativa.

Vox, il partito di estrema destra guidato da Santiago Abascal, ha invece attribuito gli episodi all’immigrazione. Il suo segretario generale, Ignacio Garriga, ha parlato di «centinaia di giovani stranieri» senza che fossero disponibili dati ufficiali a sostegno. Anche Aliança Catalana, formazione indipendentista di estrema destra guidata da Sílvia Orriols, ha attribuito i fatti agli immigrati. Nonostante questa narrativa, la commissaria capo dei Mossos, Sílvia Catà, ha precisato che la polizia non disponeva di dati sulle nazionalità degli arrestati e ha contestato la provenienza delle informazioni diffuse dalle destre.

In Catalogna, Junts, che aveva votato contro i decreti sulla casa, ha chiesto alla consigliera dell’Interno Núria Parlon di spiegare in Parlamento la gestione dell’ordine pubblico. Il governo catalano è guidato dal PSC, il Partito dei Socialisti di Catalogna, federato con il PSOE di Sánchez. Anche il presidente della Generalitat, Salvador Illa, e il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, appartengono al PSC e hanno condannato gli episodi, promettendo conseguenze per i responsabili. Dalla sinistra, l’ex sindaca Ada Colau ha accusato l’estrema destra di alimentare la polarizzazione e ha sollevato interrogativi sulla gestione della polizia.

Per settimane, il dibattito pubblico spagnolo è stato dominato dalla crisi abitativa: gli sfratti, le acampadas, la bocciatura dei decreti e la preparazione dello sciopero generale. Gli episodi di Barcellona hanno introdotto un’immagine diversa, fatta di negozi saccheggiati, giovani incappucciati e arresti di massa. Una parte della politica ha immediatamente ricondotto questa immagine ai temi dell’ordine pubblico e dell’immigrazione.

Lo spostamento è già visibile nel linguaggio di Vox, che ha trasformato i disordini in uno slogan elettorale, e nelle richieste di inasprimento delle leggi avanzate da settori della polizia. Anche Junts ha spostato l’attenzione sulla gestione della sicurezza da parte del governo catalano. La dinamica può avere conseguenze elettorali. Secondo un’analisi dei sondaggi pubblicata da El País, la casa preoccupa il 41% degli elettori del PSOE e il 59% di quelli di Sumar, mentre tra gli elettori di Vox l’immigrazione pesa più della questione abitativa. Portare il confronto sulla sicurezza può quindi mobilitare l’elettorato di destra.

A poche settimane dal voto, la posta in gioco non riguarda soltanto l’identità di chi ha convocato la protesta, ancora sconosciuta. Riguarda anche la capacità del movimento per la casa di mantenere al centro dell’agenda una crisi che colpisce milioni di persone, evitando che la paura e la richiesta di ordine pubblico oscurino le cause sociali della mobilitazione.

(immagine d’archivio – Proteste per il diritto alla casa a Madrid, 16 ottobre)

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“Gli chef di alta cucina vorrebbero proporre piatti a 10 euro ma è impossibile, i prezzi delle materie prime sono esplosi. Nessuno però sottolinea quanto costa un concerto”: lo sfogo di Ferran Adrià

24 October 2026 at 09:00

“Tutti gli chef di alta cucina vorrebbero proporre piatti a 10 euro, ma è impossibile, se si escludono i progetti solidali di Massimo Bottura o di José Andrés. Però non si sottolinea mai quanto costa una partita di Champions League o un concerto pop”. Chi parla è Ferran Adrià, celebre cuoco spagnolo spesso definito il padre della cucina d’avanguardia e molecolare. Intervistato da “Il Venerdì di Repubblica”, Adrià riflette sui prezzi spesso considerati proibitivi dei ristoranti più prestigiosi: “In un ristorante lavorano magari 70 o 100 persone, come una troupe teatrale. Ora immagini se quello show fosse per un pubblico di 50 spettatori a sera quando costerebbe il biglietto. Il personale costa tantissimo”.

“Dopo il Covid, i prezzi delle materie prime sono esplosi”

Dunque l’alta cucina è davvero insostenibile come qualcuno lamenta? “Il business della ristorazione è davvero complesso” fa sapere lo chef, la cui rivoluzione gastronomica è al centro di una serie Netflix, “Gènesi”, disponibile dal 20 novembre. “Lavori con prodotti freschissimi e se hai il ristorante vuoto, dopo tre giorni li butti. E dopo il Covid, i prezzi delle materie prime sono esplosi: quanto puoi chiedere a un cliente quando il costo di una vongola galiziana è circa 7 euro e un chilo di asparagi arriva a costare 155 euro? Se ci aggiungi tasse e costo del personale, è difficile fare margini” spiega.

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Anche in Spagna la sinistra fa fatica a stare insieme: come si stanno organizzando i partiti alleati di Sànchez per il (difficile) voto di novembre

23 October 2026 at 07:04

Il Frente Amplio che prova a riunire la sinistra spagnola alla sinistra dei socialisti, ha perso una delle sue figure più riconoscibili tre giorni dopo la presentazione. Martedì la ministra della Salute Mónica García, medico anestesista e leader di Más Madrid (la forza progressista della capitale), ha annunciato che non sarà candidata alle elezioni del 29 novembre. Il posto di numero due nella lista di Madrid andrà a una compagna di partito, la deputata Tesh Sidi, mentre lei si concentrerà sulle regionali di Madrid di maggio 2027, dove vuole togliere la presidenza della Comunità a Isabel Díaz Ayuso, la leader dei popolari (PP, centrodestra) che governa la regione.

La spiegazione ufficiale è una “profonda riflessione” e la volontà di mettere “il bene comune” prima dell’interesse personale. Il capolista di Madrid Emilio Delgado (vicecapogruppo di Más Madrid nell’Assemblea regionale) ha assicurato che García “starà dove vuole stare” e che avrà il suo sostegno. Perché una scelta così, a poche settimane dal voto? I motivi reali non li ha spiegati nessuno, ma le letture possibili sono due. La prima è che García preferisca preservare il proprio capitale politico per la sfida con Ayuso, evitando di legare il suo nome a un risultato che i sondaggi descrivono molto difficile: Sigma Dos, uno dei principali istituti privati, stima che il cartello perderebbe seggi anche a Madrid rispetto al 2023. La seconda, sostenuta soprattutto dai media di destra come Libertad Digital, è che sia stata scavalcata da Ada Colau, l’ex sindaca di Barcellona, diventata la candidata di tutta la coalizione.

Sabato scorso, in un auditorium all’aperto sulle rive del Manzanares (il fiume di Madrid), il Frente Amplio aveva aperto la sua campagna elettorale. Sul palco sette volti, alle spalle un grande striscione rosso e giallo. Doveva essere la fotografia dell’unità, ma lo scatto più eloquente era quello di chi non c’era. Il giorno prima, scaduti i termini per registrare le coalizioni, l’accordo con Podemos era definitivamente saltato.

Anche in Spagna la sinistra fa fatica a stare insieme: ecco perché

Il Frente Amplio riunisce quattro sigle. C’è Sumar, la piattaforma dell’ex vicepremier Yolanda Díaz, che fino a oggi ha governato con il Psoe (i socialisti del premier Pedro Sánchez). C’è Izquierda Unida, erede dei comunisti spagnoli. C’è Más Madrid, forza ecologista e progressista della capitale, nata in parte da una scissione di Podemos. E ci sono i Comuns, la formazione barcellonese di Ada Colau, oggi leader dell’intera coalizione e capolista a Barcellona.

Dall’altra parte c’è Podemos, il partito nato dagli indignados del 2014 e oggi molto ridimensionato, guidato da Ione Belarra e con Irene Montero, ex ministra dell’Uguaglianza ed eurodeputata, come candidata. Poi c’è Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), la sinistra indipendentista catalana, il cui volto più noto a Madrid è Gabriel Rufián, portavoce del partito al Congresso.

Fu proprio Rufián a lanciare l’idea di un fronte ampio, capace di rimettere insieme ciò che Sumar aveva lasciato in frantumi. Per mesi è stato il principale promotore del progetto, che sulla carta sembrava interessante, soprattutto considerando le frizioni tra i partiti alla sinistra del Psoe. Poi la svolta: lui e Montero hanno aperto un canale diretto tra Erc e i viola. Da lì le trattative con il Frente Amplio non sono più ripartite.

L’argomento più plausibile è che, quando è comparso il nome di Colau, Erc abbia deciso di sbarrare la strada a qualsiasi intesa. Il motivo è una ferita barcellonese. Nel 2019 Esquerra vinse le elezioni comunali con Ernest Maragall, ma Colau fu rieletta sindaca grazie ai voti della destra di Manuel Valls (ex premier francese, candidato a Barcellona), con l’obiettivo dichiarato di impedire agli indipendentisti di governare la città. Per Erc non è mai stata archiviata. Rufián, che parla di una “telenovela nefasta” e ammette il proprio fallimento, ha scelto il suo campo: sarà capolista di Erc in Catalogna, con Podemos come unico alleato. L’intesa è ormai operativa. Podemos non si presenta in Catalogna e sostiene Erc, che inserisce alcuni esponenti viola come indipendenti nelle sue liste. Rufián e Montero faranno campagna insieme in tutta la Spagna: il primo appuntamento è sabato 24 a Barcellona, nel quartiere popolare di Nou Barris, con lo slogan “Casa, Vida, Futur“.

Poche ore prima della scadenza il Frente Amplio ha messo nero su bianco l’ultima proposta: un capolista a Madrid e uno in Catalogna per Podemos, la portavoce al Congresso, risorse divise in modo equo. Diario Red, il media diretto dal fondatore di Podemos Pablo Iglesias, l’ha liquidata come una “trappola“, perché un seggio catalano ai viola avrebbe imposto di rompere con Erc. In cambio Podemos chiedeva a Izquierda Unida di fare un passo indietro nelle province più a rischio, ma i dirigenti territoriali hanno chiuso la porta, come aveva già annunciato il coordinatore Antonio Maíllo: niente accordi a pezzi. Montero e Belarra hanno poi sostenuto che le divergenze erano politiche e non di poltrone, rimproverando al Frente Amplio la vicinanza al Psoe. Un riferimento alla lista comune che le due forze presenteranno al Senato, con il nome “Senado de Progreso“.

Dal palco di Manzanares, Colau ha chiuso la questione: “Se qualcuno non vuole sedersi a un tavolo, non si può obbligarlo”. Poi ha ringraziato le 15 organizzazioni della coalizione e assicurato di aver dato “tutto”. Delgado ha scelto l’ironia: basta drammi, non siamo qui per contarci le ferite.

Perché Podemos non ha voluto l’accordo? La risposta più convincente guarda oltre il 29 novembre. I sondaggi sembrano anticipare un governo di PP e Vox (la destra radicale di Santiago Abascal), e Podemos sembra già posizionarsi sui quattro anni successivi. Presentarsi da sola, con una campagna centrata sulla critica al governo uscente, significa farsi trovare pronta a raccogliere la mobilitazione che un governo di destra produrrà quasi da sé. Il prezzo lo pagherà l’intera sinistra. L’unità si è fatta solo dove esiste un terzo attore forte. Nel País Valencià, storicamente terra di destra, Compromís (la sinistra valenciana), Podemos, Izquierda Unida ed Esquerra Republicana hanno firmato una lista unica, “Compromís-Front Valencià”, a poche ore dal limite. Alle Canarie nasce Unidad del Pueblo Canario, con Podemos; in Aragona, CHA-Frente Amplio, senza Podemos.

Cosa dicono i sondaggi: com’è messa la sinistra

Il Congresso ha 350 seggi e la maggioranza assoluta è a 176. La media degli otto principali sondaggi privati di ottobre dà il Pp al 31,9%, il Psoe al 26,5% e Vox al 18,7%: PP e Vox sommati sono in media a 201 seggi e superano la maggioranza in tutte le rilevazioni. Fa eccezione il Cis, l’istituto statistico pubblico, che a inizio ottobre (prima della rottura tra Frente Amplio e Podemos) vedeva il Psoe al 34%, il Pp al 22,2% e Vox al 17,1%.

Per la sinistra radicale le stime sono più basse di quelle che l’accordo avrebbe potuto produrre. Il Cis attribuisce al Frente Amplio il 6,1% e a Podemos il 3,1%. Sigma Dos per El Mundo lo dà al 7,2%, con 9-10 seggi: tra Frente Amplio, Podemos e alleanza valenciana si arriverebbe a 13 seggi, contro i 31 che Sumar aveva ottenuto nel 2023. Nei vari istituti l’area oscilla tra 5 e 17 seggi.

Programmi e fragilità degli alleati a sinistra di Sànchez

Sommati, Frente Amplio e Podemos metterebbero insieme il 9,2% secondo l’istituto Cis, ma divisi restano entrambi sotto soglia in gran parte delle province. La Spagna non vota in un collegio unico: sono 52 elezioni provinciali, con il sistema d’Hondt (proporzionale, ma che premia chi arriva primo). Nel 2023 il seggio più economico di Sumar costò il 9,6% (a Murcia). Dove il collegio è piccolo l’effetto diventa paradossale: a Girona, Lleida e Tarragona, con 6, 4 e 6 seggi, solo i socialisti o Erc hanno speranze realistiche di ottenerne uno a sinistra. Ogni voto dato al Frente Amplio o a Podemos non produce deputati e finisce per favorire i partiti più forti, destra compresa. E superare il 10% non basta: in Navarra e nell’Araba (Álava, nei Paesi Baschi), con oltre il 12% nel 2023, non è scattato nessun seggio. Una coalizione nata per essere «ampia» si presenta, in questo momento, come una forza di nicchia.

Il discorso del Frente Amplio punta tutto sulla casa. Colau ha ricordato il suo passato da attivista contro gli sfratti e da sindaca, rivendicando più di 1.600 abitazioni espropriate e oltre mille costruite in cessione d’uso, e ha chiesto più coraggio al Psoe. L’ex ministro Ernest Urtasun ha evocato il governo di PP e Vox come una copia del “programma della motosega” di Javier Milei, il presidente argentino. L’ex ministro Pablo Bustinduy ha promesso lo stop agli affitti turistici. A convincere dovrà essere quel 21,8% di ex elettori di Sumar che a inizio ottobre non aveva ancora deciso, mentre sullo sfondo cresce il richiamo del voto utile al Psoe. Con l’addio di García e la campagna parallela di Montero e Rufián, il Frente Amplio ha poco tempo per dimostrare di essere qualcosa di più di una somma di sigle.

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Ceci, trippa e sidra, a Oviedo dove la pace si fa a tavola

22 October 2026 at 03:45

Mettete dei fiori nei vostri cannoni. Oppure: sedetevi a tavola col nemico, davanti a un piatto di ceci, a uno di trippa, il tutto annaffiato da una buona dose di sidra. È la filosofia di vita che ispira il Menu della Pace, servito nei ristoranti e nelle sidrerie di Oviedo nei giorni che accompagnano il Desarme, la più antica festa gastronomica di Spagna. 

L’origine è lontana nel tempo, la battaglia di Oviedo del 19 ottobre 1836, con la vittoria della milizia locale fedele alla regina Isabella II sulle truppe carliste (dal nome dell’infante Carlo di Borbone). Per festeggiare venne organizzato un grande pranzo comunitario non solo per i soldati e la popolazione vittoriosa, ma anche per i nemici fatti prigionieri. La storia, come spesso accade, si intreccia con le leggende popolari e la più celebre racconta, invece, che la città accolse le truppe carliste affamate con una gigantesca comilona a base di ceci: un pasto così pesante da farli appisolare, permettendo al popolo di rubare le loro armi, senza spargere una goccia di sangue. Da qui il nome disarmo. 

Comunque sia andata, e con il passare del tempo, un tragico evento storico si è fatto eredità culturale, momento di convivialità, legandosi alla tradizione culinaria delle Asturie. Fino al 25 ottobre ci si può sedere a tavola e ordinare in decine di locali il Menù del Desarme (o de la Paz): ceci con baccalà e spinaci (garbanzos con bacalao y espinacas); trippa alla moda di Oviedo, cioè con piedini di maiale, pancetta e patate fritte (callos a la asturiana); riso al latte (arroz con leche). 

Lo stendardo del Desarme caratterizza le strade di Oviedo nel mese di ottobre

La spinta decisiva a quella che dall’anno scorso è Festa di interesse turistico nazionale, si deve a Miguel Ángel de Dios, sessantunenne a capo della Cofradía del Desarme (Confraternita del Disarmo), nata nel 2012 per preservare il menù tradizionale. «All’inizio eravamo sette – racconta De Dios, hostelero del Bodegón de Teatinos, un ristorante dove la madre già nel 1955 vendeva vino sfuso -. Oggi siamo in duecentoquaranta. Il menu veniva consumato solo il 19 ottobre, adesso è disponibile per dieci giorni e puntiamo a superare gli ottantamila pasti. A Oviedo, direi, abbiamo imparato che la pace si costruisce lentamente e che davanti a un buon piatto tutte le differenze si annullano». Non a caso il cavaliere effigiato nello stendardo della confraternita, esposto ovunque in città, impugna un cucchiaio al posto della spada.

La gastronomia locale non è solo quella del menu, ma rimane strettamente tradizionale, lascito di un’economia di sussistenza, della necessità antica e contadina di non sprecare nulla. La fabada, per esempio, il piatto più famoso cucinato a fuoco lento, e mangiato con più gusto il giorno dopo, mischiando le fabas (i pregiati fagioli bianchi asturiani) al compango, cioè chorizo, sanguinaccio affumicato e pancetta. Oppure tra i dolci, i frixuelos (simili alle crepes e tipici del Carnevale) e i carbayones, a base di pasta sfoglia, crema di mandorla, tuorlo d’uovo, creati negli anni Venti del secolo scorso da Camilo de Blas e subito entrati nella tradizione pasticcera del nord della Spagna. 

Da El Fartuquin (fartucu in lingua asturiana è chi ha mangiato e bevuto a sazietà) il piatto della casa è il pote. «Uno stufato di fagioli ancora più antico della fabada – dice il proprietario José Luis Suárez -, da cui si distingue per l’aggiunta delle patate e delle berzas, una varietà di cavolo nero». Suárez è un altro confratello del Desarme, i suoi genitori avevano una storica Cantina in Plaza del Fontán e oggi gestisce El Fartuquin con la moglie Mary Fernández, la figlia Seila e il genero Iván. Mary è nella ristorazione da quando aveva quindici anni ed è tra le animatrici più convinte de Le Guisanderas: un club di quaranta cuoche con almeno dieci anni di esperienza che promuove «il lavoro delle donne in cucina, con la C maiuscola» e si prefigge l’obiettivo di tramandare le ricette autentiche con l’utilizzo di prodotti locali e tecniche tradizionali. 

Le mele conferite alla sidreria Trabanco per la produzione del sidro

Nel locale di Mary e José si serve la sidra accompagnata dalle tortos de mais o con una selezione degli ottanta tipi di formaggio asturiani, ma quella della bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione delle mele è da queste parti una vera e propria cultura, tanto da aver ottenuto due anni fa dall’Unesco lo status di Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. A Nava nello stabilimento di Viuda de Angelón se ne producono un milione e mezzo di bottiglie all’anno, oltre quattro milioni in quello di Trabanco a Gijón (la seconda città del Principato delle Asturie).

Un processo che comincia tra settembre e ottobre con il conferimento del frutto per concludersi a marzo con l’imbottigliamento. Le mele devono essere delle settantasei varietà prodotte nella regione per ottenere la Dop e ne servono due chili ogni litro di sidra naturale. «Noi ne utilizziamo solo quarantotto tipi – spiega Lia Martinez Castro della sidreria Trabanco -, il mosto di mele fermenta in botti di castagno di sessant’anni per due, tre mesi e poi viene mescolato con la tecnica del trasiego per giungere a un prodotto omogeneo in acidità e grado alcolico». Oltre al sidro naturale si producono il filtrato e lo spumantizzato, mentre prendono piede versioni più esotiche e di nicchia come la sidra de hielo (ispirata ai vini di ghiaccio tedeschi), in pratica un passito che raggiunge i dodici gradi contro i sei di quello naturale, ma resta una produzione in gran parte semi-artigianale, connessa intimamente alla tradizione rurale e a una economia circolare ante-litteram. «La selezione delle mele è fatta a mano – spiega ancora Lia Martinez Castro -, ma quelle scartate tornano agli allevatori per alimentare le mucche che con i loro escrementi concimeranno i meleti». 

A Oviedo le sidrerie sono ovunque. Gli abitanti sorseggiano a ogni ora del giorno, mescolandosi ai visitatori che in questo periodo sono attratti (oltre che dal Desarme) dal Premio Principessa delle Asturie, uno degli appuntamenti culturali più attesi di Spagna con la presenza dei reali alla consegna dei riconoscimenti, ma anche ai pellegrini che per gran parte dell’anno scelgono di raggiungere Santiago di Compostela attraverso il Cammino di Salvador o di percorrere il tratto più ostico, quello del Cammino Primitivo.

Bere la sidra è di per sé un rituale che si ripete di continuo, viene chiamato escanciado: è necessario portare la bottiglia in alto, sopra la testa e col braccio ben teso, per poi colpire il bordo del bicchiere tenuto alla vita con il getto. Solo così la sidra versata si ossigena al punto giusto, per poi berla entro pochi secondi. Ogni anno un concorso premia il miglior escanciador de sidra. L’ultimo è Salvador Ondó, e a suo modo anche lui è un simbolo di pace. Ha quarantatrè anni ed è arrivato dalla Guinea Equatoriale quando ne aveva tredici. 

L’escanciado in una sidreria di Oviedo

 

 

 

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Dove nasce la crisi della casa in Spagna

12 October 2026 at 10:09

La crisi della casa ha fatto cadere il governo spagnolo e portato il paese al voto. Ma il problema nasce a monte: la popolazione cresce più rapidamente dello stock abitativo. La risposta non è nei tetti agli affitti, ma in un aumento dell’offerta.

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Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua

7 August 2026 at 09:16

Il nostro governo ha sospeso il sistema Schengen sugli arrivi dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta. Una decisione che solleva dubbi di legittimità. Perché il provvedimento non sembra né necessario né proporzionato rispetto alla minaccia individuata.

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