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Vietnam supera el millón de millones de dólares en comercio exterior

31 October 2026 at 04:07

Hanoi, 31 oct (Prensa Latina) Vietnam superará al cierre de octubre el millón de millones de dólares en su comercio exterior, estimó el Departamento de Importaciones y Exportaciones del Ministerio de Industria y Comercio en nota destacada hoy en su página web.

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Ventisei miliardi, tante misure e l’incognita dei risultati

31 October 2026 at 03:45

Questa settimana il Consiglio dei ministri ha approvato la quinta e ultima legge di bilancio della legislatura. La presidente del Consiglio l’ha presentata come si sfoglia un catalogo: l’aliquota del 33 per cento fino a 55.000 euro, il forfettario a 100.000, la cedolare all’1 per cento per gli inquilini under 35, il bollo abolito per sempre, le targhe personalizzate, un voucher di 300 euro per gli over 75. Ogni voce ha un destinatario riconoscibile. Poche ne chiamano un’altra.

Pochi giorni fa ho sostenuto che i programmi italiani non falliscono nei capitoli, ma nei punti in cui un capitolo dovrebbe agganciarsi al successivo. La manovra lo conferma, con una precisazione doverosa. Un filo c’è. La clausola di salvaguardia nazionale consente di escludere dalle regole europee fino a 0,3 punti del prodotto interno lordo per la difesa e altrettanti per la sicurezza energetica, e lega così spesa, obiettivo e vincolo. Su quelle destinazioni c’è poco da eccepire. Tra le altre voci, invece, il filo manca. La presidente del Consiglio ha chiesto di leggere ogni misura «insieme a quelle già fatte». È l’invito giusto, e conviene accettarlo fino in fondo.

Prima i conti, tenendo distinti due momenti. Nel quadro trasmesso a Bruxelles il 15 ottobre la manovra valeva 23,5 miliardi: 10 coperti da nuove entrate e tagli, 13 in deficit. Il 28 ottobre i miliardi sono diventati 26. Secondo le prime ricostruzioni, i 2,5 in più verrebbero da altra spesa spostata sotto la clausola e da prelievi più alti su banche, giochi e tabacchi. Anche fermandosi al primo quadro, più di metà della manovra si regge sul debito. Un anno fa era un’altra storia: secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, la legge per il 2026 lasciava in deficit meno di un miliardo su oltre 18.

Poi il profilo nel tempo, dove i documenti del governo parlano da soli. Le politiche per la famiglia valgono circa 5 miliardi nel 2027 e meno di 3 nel 2029. Le infrastrutture scendono da quasi 4 miliardi nel 2028 a uno l’anno dopo. Tra le coperture accade il contrario. Il contributo di banche e assicurazioni, ottenuto alzando di tre punti l’imposta sul reddito degli istituti, si dimezza. Una voce chiamata «altre entrate» sale invece da poco più di un miliardo a quasi 6. Nel 2029 la copertura più grande della manovra non ha ancora un nome. La spesa si concentra nell’anno del voto, il conto negli anni successivi.

Un filo, in una legge di bilancio, ha una forma precisa. Per ogni misura che supera i 500 milioni la legge dovrebbe indicare tre cose. Il risultato atteso, misurato partendo dai dati amministrativi disponibili e indicando quali altri servono. Chi ne risponde. La data in cui l’Ufficio parlamentare di bilancio lo verifica. Non basta rendicontare quanto si è speso. Bisogna valutare che cosa è cambiato rispetto a ciò che sarebbe accaduto comunque. Per le misure temporanee, la verifica viene prima del rinnovo. Per quelle permanenti serve una revisione obbligatoria in Parlamento, perché non c’è un rinnovo da fermare: il bollo auto, per esempio, costerà circa 2,3 miliardi l’anno senza scadenza. Ancora il 15 ottobre, nel documento inviato a Bruxelles, la stessa esenzione figurava tra le misure temporanee contro il caro energia, in risposta alla raccomandazione europea di proteggere le famiglie vulnerabili senza oneri permanenti.

Il Pnrr ha già legato il pagamento delle rate a traguardi con una data, e le prime evidenze dell’Ufficio parlamentare di bilancio suggeriscono che la capacità amministrativa costruita per raggiungerli possa durare oltre il Piano. Gli strumenti, del resto, esistono già. Lo stesso documento cita i piani di analisi e valutazione della spesa avviati dai ministeri e il reclutamento di personale specializzato. Una verifica seria ha un costo, perché richiede all’Ufficio un mandato esplicito e le persone per esercitarlo. È un costo minimo rispetto a 26 miliardi spesi senza sapere che cosa abbiano prodotto.

Applichiamolo al fisco. Un dipendente con 55.000 euro di imponibile pagherà, con le nuove aliquote, circa 15.350 euro di imposta lorda, la cifra citata in conferenza stampa. Un professionista forfettario con lo stesso imponibile, calcolato con un coefficiente forfettario invece che sui costi effettivi, ne paga 8.250. La differenza supera i 7.000 euro l’anno, ed è una stima prudente, perché il forfettario non versa nemmeno le addizionali regionali e comunali. La manovra la estende a chi fattura fino a 100.000 euro, mentre al dipendente arrivano al massimo 500 euro. Perde il lavoratore dipendente nella stessa fascia di reddito. Sull’IVA, poi, il governo dovrà conciliare due indirizzi: l’esonero per la nuova fascia richiede un’autorizzazione europea che oggi non c’è, mentre Bruxelles raccomanda all’Italia di ridurre le agevolazioni fiscali, IVA compresa. Un secondo perdente è meno visibile. Un regime che premia chi resta sotto una soglia può insegnare alle piccole attività a non crescere, mentre il governo stesso registra una produttività che non riparte. Contare quante attività passano al regime ordinario non basterebbe, perché alcune lo farebbero comunque. Bisogna guardare anche quante si fermano appena sotto il limite e come evolvono, negli anni, i ricavi di chi vi si avvicina. Se si addensano lì, la soglia è diventata un tetto.

Sui giovani il discorso è più breve. Il premio da 2.500 euro per gli under 30 e la cedolare all’1 per cento possono avere funzioni legittime. Passano però da chi un lavoro o un affitto li sta già ottenendo. Il governo stesso conta circa 2 milioni di inattivi disponibili, con un’incidenza del 19 per cento tra i 15 e i 24 anni, e per loro la manovra non prevede un percorso che finisca con un’assunzione. Se poi la cedolare deve portare più alloggi sul mercato, la legge dica quanti contratti concordati in più, in quali città, entro quale data.

La sanità pone una scelta più che un’incoerenza. Il Fondo sanitario cresce di 3,4 miliardi, fino a 146,3. Accanto, 1,6 miliardi finanziano un voucher di 300 euro per gli over 75 con pensione fino a 28.000 euro, da spendere in prestazioni e farmaci che il Servizio sanitario non copre. È un contributo individuale, uguale per tutti. Con la stessa cifra si poteva finanziare un servizio continuativo di assistenza domiciliare per chi non è più autosufficiente. Le due strade raggiungono persone diverse e rispondono a bisogni diversi. Solo la seconda, però, alleggerisce chi oggi assiste un genitore, spesso una figlia o una nuora che finisce per lasciare il lavoro. È lì che sanità, cura e occupazione femminile si toccano. Il voucher, per come è stato annunciato, non dice come sarà valutato. Andrebbe misurato chi lo usa, per quali prestazioni e quanto riduce i bisogni di cura rimasti senza risposta. Solo così il confronto con l’alternativa diventa una scelta informata.

Il punto riguarda tutti, non solo la maggioranza. Non ogni misura deve giustificarsi con il prodotto interno lordo, perché una protezione può valere per ciò che protegge. Ma ogni misura deve dire quale risultato, economico o sociale, giustifica le risorse che impiega. Secondo il governo, la manovra aggiunge due decimi di crescita nel 2027 e uno nel 2028, poi i due scenari (con o senza manovra) tornano a crescere allo stesso ritmo. Il prodotto interno lordo resterebbe più alto di circa tre decimi, a fronte di un deficit più alto di mezzo punto per due anni. Non è un effetto nullo. È modesto, e non segna un’accelerazione duratura. In finanza pubblica nessuna voce sta da sola: quando l’impulso è modesto e gli interessi costano già oltre il 4 per cento del prodotto interno lordo, ogni miliardo senza un risultato dichiarato pesa due volte. Chi, nel 2029, potrà dire che cosa questi 26 miliardi hanno spostato oltre al saldo?

La stessa regola vale per chi si candida a sostituire questo governo. Il centrosinistra sta scrivendo il suo programma, e ciò che vale per una manovra vale per un programma: una promessa che tocca due capitoli va scritta tenendoli entrambi davanti. Il modo più serio di criticare questa legge non è contestarne le voci una per una. È dire quali cancellerebbe, a chi toglierebbe e dove sposterebbe le risorse. Chi vuole riportare il forfettario a 85.000 euro dica quanto recupera e a chi lo restituisce. Chi vuole conservare il bollo abolito dica dove trova 2,3 miliardi ogni anno. Un Paese che ha pagato per decenni misure senza verifica merita un’opposizione capace di indicare i perdenti delle proprie promesse con la stessa franchezza con cui indica quelli altrui.

Le voci si contano la sera della conferenza stampa. Il filo si vede soltanto dopo, quando i soldi sono stati spesi e qualcuno deve dire che cosa hanno cambiato.

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2h. 0E2027. Governo rejeita cortes na prevenção na saúde

31 October 2026 at 02:16
A secretária de Estado da Saúde aponta um aumento de 23,6% no orçamento da Direção-Geral da Saúde, excluindo vacinas covid-19. Ainda, no Porto e em Lisboa não há Acampadas esta madrugada. 

Hackeo a Binance expone cooptación financiera y desregulación en EE.UU.

31 October 2026 at 01:08
En contraste con la especulación y la desregulación expuesta en casos como el de Binance, en naciones como China prevalece un modelo donde el Estado ejerce regulación efectiva de tecnologías de información y flujos financieros.

Gobierno de Ecuador presenta proforma presupuestaria para 2027

31 October 2026 at 01:04

Quito, 30 oct (Prensa Latina) El Gobierno ecuatoriano presentó hoy a la Asamblea Nacional la propuesta de Presupuesto General del Estado para 2027, por un monto de 50 mil 213 millones de dólares, que contempla inversiones públicas por unos tres mil millones.

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A grande ilusão do betão: quem pega na colher de pedreiro?

31 October 2026 at 00:08
Faltam 300 mil casas, queremos novo aeroporto, alta velocidade e pontes. Entre histeria partidária, hipocrisia sobre a imigração e centralismo, preferimos viver de miragens a encarar a realidade.

Recibo de la luz sube 7.2% en España durante octubre

31 October 2026 at 00:50
Un hogar con tarifa regulada pagará 99.04 euros al mes, un 28% más que hace un año, por el encarecimiento del gas y la menor producción eólica y fotovoltaica, según la Organización de Consumidores y Usuarios (OCU) de España.

Fitch muda perspectiva do rating da França para negativa

31 October 2026 at 00:24

A Fitch Ratings reduziu a perspectiva da classificação de crédito da França para negativa, ante estável, ao mesmo tempo em que manteve a nota A+ do país.

“A decisão ocorre enquanto a França enfrenta pressão econômica e social devido à sua dívida e ao aumento dos custos de financiamento”, informou a agência em relatório divulgado nesta sexta-feira. Na semana passada, outra agência, a Moody’s manteve a classificação da França em Aa3, com perspectiva negativa.

Para a Fitch, a perspectiva negativa reflete uma deterioração desde sua revisão de agosto, citando o crescimento mais fraco, custos de financiamento mais altos e um déficit maior. Esses fatores estão piorando a dinâmica da dívida a partir de um ponto inicial já fraco, acrescentou a Fitch.

A agência afirmou que agora projeta que os pagamentos de juros aumentarão para 3,3% do PIB (Produto Interno Bruto) em 2028, ante 2,5% do PIB em 2025.

A Fitch também vê o déficit da França em 5,5% do PIB em 2027, o que, segundo ela, reflete uma avaliação de crescimento mais fraca e o risco de concessões durante o processo orçamentário.

A nota A+ do país é sustentada por uma economia grande, rica e diversificada, instituições fortes, participação na zona do euro e um setor bancário resiliente, acrescentou a Fitch.

A agência citou que espera revisar a classificação até o fim de fevereiro de 2027, no mais tardar.

*Conteúdo traduzido com auxílio de Inteligência Artificial, revisado e editado pela Redação da Broadcast

Portugueses poupam mais, mas sobra menos: para onde vai o dinheiro?

31 October 2026 at 00:01

As famílias portuguesas pouparam 26,4 mil milhões de euros em 2025. É um valor superior ao do ano anterior, mas que esconde uma realidade menos positiva: descontando a inflação, a poupança diminuiu 1%. Entre as despesas essenciais, os encargos com a habitação e o pagamento de créditos, a margem financeira dos agregados continua condicionada. E nem todas as famílias têm a mesma capacidade para colocar dinheiro de lado.

O retrato consta do estudo “Poupança, despesas e dívidas: para onde vai o dinheiro das famílias?”, divulgado pela Fundação Francisco Manuel dos Santos (FFMS), através da Pordata, por ocasião do Dia Mundial da Poupança, que se assinala a 31 de outubro. A análise cruza dados sobre poupança, rendimentos, património, despesas e endividamento, permitindo perceber como está organizada a vida financeira das famílias portuguesas e como se compara com a realidade europeia.

Em 2025, a poupança das famílias residentes em Portugal atingiu 26.413 milhões de euros, mais 302 milhões do que em 2024. O aumento foi de 1,2% em termos nominais, mas, em valor real, registou-se uma diminuição de 1%.

A taxa de poupança fixou-se em 12,3% do rendimento bruto, abaixo dos 12,5% registados em 2024, mas acima dos 12,1% observados em 2020, ano marcado pela pandemia. Portugal continua, ainda assim, abaixo da média da União Europeia, que se situou em 14,3% em 2025.

Portugal continua abaixo da média europeia

Na comparação entre os períodos de 2016–2020 e 2021–2025, os dois últimos períodos de cinco anos, a poupança média das famílias em Portugal aumentou 53% em termos reais, o 5.º maior crescimento entre os 27 países da União Europeia. No conjunto da UE, 21 países registaram um aumento, com Chipre, Malta e Chéquia a apresentarem o crescimento mais expressivo. Portugal destaca-se ainda por nunca ter registado poupança negativa desde 1995, ao contrário da Bulgária, da Grécia e da Roménia, que apresentaram valores negativos nos três anos mais recentes.

A comparação com os restantes países da União Europeia mostra diferenças significativas. Em 2025, a taxa de poupança atingiu 19,2% na Alemanha e na Chéquia, enquanto a Dinamarca registou 14,9%. A média europeia foi de 14,3%, contra 12,3% em Portugal. Itália ficou abaixo de Portugal, com 11%.

Os dados disponíveis para 2024 mostram uma taxa de poupança de 20% na Alemanha, 17,9% em França, 16,7% nos Países Baixos, 12,7% em Espanha e 11,2% em Itália. Portugal registava então 12,5%, face a uma média europeia de 14,5%.

A evolução portuguesa é, contudo, mais favorável quando se considera a poupança média anual ao longo de dois períodos de cinco anos. Entre 2016-2020 e 2021-2025, aumentou 53% em termos reais, o quinto maior crescimento entre os 27 Estados-membros.

Só Chipre, com uma subida de 195%, Malta, com 147%, Chéquia, com 78%, e Irlanda, com 60%, registaram aumentos superiores. Na União Europeia, 21 países tiveram uma evolução positiva. A Alemanha registou um crescimento de 10%, a Suécia de 9%, a Eslováquia de 8% e Itália de apenas 1%. A Estónia foi o país com a maior quebra entre os casos apresentados, com uma diminuição de 16%.

Portugal destaca-se ainda por nunca ter registado poupança negativa desde 1995. Bulgária, Grécia e Roménia apresentaram valores negativos nos três anos mais recentes considerados no estudo.

A evolução da poupança ocorreu num contexto de recuperação dos salários reais. Entre 2020 e 2024, o salário médio real aumentou em mais de 80% dos Estados-membros. Portugal registou o quinto maior crescimento, de 11,3%. O salário médio mensal ajustado a tempo completo atingiu 2.068,2 euros em 2024.

A subida da poupança não depende, porém, apenas da evolução dos salários. O estudo assinala que também se verificou um aumento das taxas de poupança em países onde o salário médio perdeu poder de compra, como Alemanha, Estónia, Finlândia, Grécia, Itália e Suécia.

A poupança portuguesa recuperou depois da pandemia

A evolução da taxa de poupança em Portugal mostra uma recuperação nos últimos anos, embora com algumas oscilações. Em 2018, situava-se em 6,9% e, no ano seguinte, em 7%. Em 2020, subiu para 12,1%, antes de recuar para 11% em 2021 e 7,3% em 2022. Em 2023, voltou a aumentar, para 8,9%, e em 2024 atingiu 12,5%. Em 2025, ficou nos 12,3%.

Na União Europeia, a taxa média passou de 11,6% em 2018 para 12,2% em 2019. Em 2020, no primeiro ano da pandemia, disparou para 18,3%, descendo para 16,3% em 2021 e 12,7% em 2022. Recuperou para 13,6% em 2023 e 14,5% em 2024, fixando-se em 14,3% em 2025.

Em Portugal, o valor total poupado também aumentou de forma expressiva na comparação entre os dois quinquénios analisados. A poupança média anual passou de 13.587 milhões de euros, entre 2016 e 2020, para 20.781 milhões, entre 2021 e 2025, a preços reais.

Habitação, alimentação e transportes levam quase dois terços do orçamento

Para perceber o que acontece ao dinheiro das famílias, é preciso olhar para as despesas. De acordo com o Inquérito às Despesas das Famílias de 2022/2023, cada agregado gastava, em média, 23.900 euros por ano. As famílias com maiores despesas gastavam, em média, mais do dobro dos agregados com menos despesas (34.994 € no 5º quintil vs. 16.294 € no 1º quintil).

A habitação, incluindo água, eletricidade, gás e outros combustíveis, absorvia 39,3% do orçamento. Seguiam-se a alimentação, com 12,9%, e os transportes, com 12,1%. Em conjunto, estas três categorias representavam mais de 64% das despesas familiares.

A pressão é particularmente evidente nos agregados com menores despesas. Entre os 20% de famílias com menos gastos, a habitação representava 41,5% do orçamento e a alimentação 15,8%. Nos 20% com maiores despesas, os valores eram de 40,1% e 9,8%, respetivamente.

A diferença também se verifica no valor absoluto das despesas. As famílias com maiores gastos, pertencentes ao quinto quintil, despendiam em média 34.994 euros por ano, mais do dobro dos 16.294 euros das famílias com menores despesas.

Os agregados com maiores despesas destinavam 6,2% do orçamento a acessórios para o lar, equipamento doméstico e manutenção corrente da habitação, contra 3,1% entre os que menos gastavam. No lazer, recreação, desporto e cultura, a diferença era igualmente expressiva: 4,5% contra 2,1%.

Já a alimentação tinha um peso superior nos orçamentos mais reduzidos. Os produtos alimentares e bebidas não alcoólicas representavam 15,8% das despesas das famílias com menores gastos, contra 9,8% nas famílias com maiores despesas.

Quase dois milhões de famílias têm dívidas

Além das despesas correntes, o endividamento continua a pesar nos orçamentos. Em 2024, cerca de 1,9 milhões dos 4,5 milhões de agregados familiares residentes em Portugal tinham algum tipo de dívida, o equivalente a 41,7%. A proporção diminuiu cinco pontos percentuais face a 2020, devido à redução do número de famílias com empréstimos para a compra da residência principal.

A hipoteca da habitação própria era a dívida mais frequente, abrangendo 24,7% dos agregados. Seguiam-se os empréstimos sem garantia imobiliária, contraídos por 18,7% das famílias, e as dívidas de cartões de crédito, linhas de crédito e descobertos bancários, que afetavam 10,3%.

A idade é um fator importante na exposição ao endividamento. Mais de metade dos agregados cujo indivíduo de referência tinha menos de 35 anos apresentava dívidas (53,9%). A proporção subia para 64,9% entre os 35 e os 44 anos e situava-se em 63,1% na faixa dos 45 aos 54 anos. A partir daí, a incidência diminuía. Entre os 55 e os 64 anos, 44,2% dos agregados tinham dívidas, descendo para 20,9% entre os 65 e os 74 anos e para apenas 8% nas famílias com 75 ou mais anos.

O esforço financeiro associado ao pagamento das dívidas também merece atenção. Entre os agregados endividados, metade destinava pelo menos 15% do rendimento líquido anual ao serviço da dívida. Entre as famílias cujo indivíduo de referência tinha entre 35 e 44 anos, o rácio mediano subia para 17%.

A diferença entre gerações é ainda mais acentuada quando se compara o valor da dívida com o rendimento anual. Metade das famílias endividadas entre os 35 e os 44 anos tinha uma dívida equivalente a, pelo menos, 180,5% do rendimento líquido anual. Nos agregados com 75 ou mais anos, o valor mediano era de 15,9%.

Um em cada cinco contribuintes recebe até 625 euros por mês depois do IRS

As diferenças na capacidade financeira também se refletem nos rendimentos declarados. Em 2024, um em cada cinco contribuintes declarou rendimentos anuais até 7.500 euros, depois de deduzido o IRS liquidado. O valor corresponde a 625 euros por mês e era cerca de 24% inferior ao salário mínimo nacional desse ano.

Este limiar aumentou 30% face a 2020 em termos nominais e 12% em termos reais, descontando a inflação.

No extremo oposto, um em cada cinco contribuintes teve um rendimento anual superior a 20.712 euros depois da dedução do IRS, equivalente a mais de 1.726 euros mensais. Este valor também cresceu face a 2020: 26% em termos nominais e 9% em termos reais.

A casa representa metade do património das famílias

O património das famílias também aumentou. Em 2024, a riqueza líquida média dos 4,5 milhões de agregados familiares residentes em Portugal atingia 278.300 euros, mais 51% do que em 2020 em termos nominais e 21% em termos reais.

Mas a média esconde diferenças importantes. A riqueza líquida mediana era de 143.300 euros, o que significa que metade dos agregados tinha um património igual ou inferior a esse valor e a outra metade igual ou superior. Trata-se do património líquido médio por agregado, independentemente do número de pessoas que o compõem, e não de rendimento ou dinheiro disponível para gastar.

A habitação própria é o principal componente da riqueza das famílias. Em 2024, a residência principal representava 50,3% do valor total dos ativos reais e financeiros dos agregados. Os outros bens imóveis correspondiam a 23,7%, enquanto os negócios por conta própria representavam 11,3%.

Os restantes ativos tinham pesos mais reduzidos: os veículos motorizados representavam 3,4%, os depósitos a prazo 5,4%, os depósitos à ordem 2,7%, os ativos transacionáveis 1,4%, as joias, obras de arte e outros objetos de valor 0,6%, os planos voluntários de pensões 0,6% e outros ativos financeiros 0,6%.

A composição do património varia bastante consoante a riqueza das famílias. Entre os 20% de agregados com menor património, os veículos motorizados representavam 33,3% dos ativos e os depósitos à ordem 13,2%. A residência principal tinha um peso de 34,5%, enquanto os depósitos a prazo correspondiam a 6%.

No grupo intermédio, entre os percentis 40 e 60, a habitação própria representava 76,7% do património. Já entre os 10% mais ricos, o peso da residência principal descia para 30,2%. Neste grupo, os outros imóveis representavam 35,6% dos ativos e os negócios por conta própria 20,3%.

A comparação com 2020 mostra como mudou a composição dos ativos. O peso da residência principal aumentou 2,4 pontos percentuais em quatro anos, passando de 47,9% para 50,3%. Os outros bens imóveis ganharam quatro pontos, de 19,7% para 23,7%.

Em sentido contrário, os negócios por conta própria perderam 3,9 pontos percentuais, de 15,2% para 11,3%. Os veículos motorizados passaram de 4,1% para 3,4% e os depósitos à ordem recuaram de 3,6% para 2,7%. Os depósitos a prazo aumentaram ligeiramente, de 5,2% para 5,4%.

A valorização imobiliária ajuda a explicar o crescimento do património, mas não significa necessariamente maior liquidez ou facilidade de acesso à habitação. Uma casa pode valer mais sem que o agregado tenha mais dinheiro disponível para as despesas do dia a dia.

Os 10% mais ricos concentram quase metade da riqueza

A riqueza líquida média das famílias portuguesas atingiu os 278,3 mil euros em 2024, mais 51% do que em 2020 em termos nominais. Mesmo descontando a inflação, o aumento foi de 21%.

Mas a riqueza não está distribuída de forma igual. A riqueza mediana situou-se nos 143,3 mil euros, o que significa que metade dos agregados familiares possuía um património inferior a esse valor. A diferença entre média e mediana revela uma forte concentração de riqueza.

Os dados mostram que os 10% mais ricos concentram quase metade de toda a riqueza líquida do país, representando 49,7% do património total das famílias. Em contraste, os 20% mais pobres detêm apenas 0,2% da riqueza total.

Grande parte do aumento do património resulta da valorização dos imóveis. A residência principal representa mais de 30% da riqueza em todos os estratos analisados e chega a corresponder a 77% do património das famílias situadas no escalão intermédio.

Trata-se, porém, de uma riqueza muitas vezes pouco líquida. O facto de uma casa valer mais não significa necessariamente maior capacidade financeira, sobretudo para quem continua a enfrentar dificuldades no acesso à habitação.

Entre as famílias com menor riqueza, os veículos motorizados representam cerca de 33% do património e os depósitos à ordem cerca de 13%. Já entre as famílias mais ricas, destacam-se os outros bens imóveis, com um peso de 36%, e os negócios por conta própria, responsáveis por 20% da riqueza acumulada.

O estudo mostra, assim, que o aumento da riqueza não se distribuiu de forma uniforme. A valorização da habitação contribuiu para reforçar o património de quem já era proprietário, enquanto a capacidade de poupar e acumular ativos continua muito diferente entre famílias.

Mais património, mais poupança, mas pouca folga no final do mês

Há um paradoxo evidente nos dados divulgados pela Pordata. As famílias portuguesas estão hoje mais ricas, poupam mais e beneficiaram da recuperação dos salários reais. Mas grande parte dessa riqueza resulta da valorização das casas e não de uma maior liquidez disponível para enfrentar as despesas do dia a dia.

Ao mesmo tempo, a habitação continua a absorver uma fatia crescente do orçamento familiar, milhões de portugueses permanecem dependentes do crédito e uma parte significativa da população vive com rendimentos muito reduzidos.

No fundo, os portugueses nunca tiveram um património tão elevado. O problema é que uma parte importante dessa riqueza está investida em ativos que não pagam as contas do final do mês. E é precisamente aí, no dinheiro que sobra depois da renda ou da prestação da casa, do supermercado, dos transportes e dos créditos, que se mede a verdadeira saúde financeira das famílias.

No Dia Mundial da Poupança, os números deixam uma questão central: não basta saber quanto dinheiro as famílias conseguem guardar. É igualmente importante perceber quanto lhes sobra depois de pagar a casa, a alimentação, os transportes e os créditos — e que património conseguem efetivamente acumular.

Portugueses poupam mais, mas sobra menos: para onde vai o dinheiro?

31 October 2026 at 00:01
Os portugueses estão a poupar mais do que há uma década, os salários recuperaram algum poder de compra e o património das famílias atingiu níveis recorde. Mas a realidade do orçamento doméstico continua apertada: a habitação absorve quase quatro em cada dez euros gastos pelas famílias, cerca de 1,9 milhões de agregados continuam endividados e um em cada cinco contribuintes vive com apenas 625 euros por mês depois dos descontos para o IRS. Ao mesmo tempo, a poupança das famílias ultrapassou os 26 mil milhões de euros e a riqueza média disparou graças à valorização das casas. Depois de pagar a prestação da habitação, a alimentação, os transportes e os créditos, quanto sobra realmente ao fim do mês?

Portugueses poupam mais, mas sobra menos: para onde vai o dinheiro?

31 October 2026 at 00:01
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Fitch mantém nota A+ para a França, mas baixa perspetiva

31 October 2026 at 00:01

A agência de rating Fitch manteve hoje a nota da dívida soberana da França em A+, mas baixou a perspetiva de estável para negativa, apontando uma "deterioração" da situação orçamental e das taxas de empréstimos do país.

"Um crescimento mais baixo, uma nova deterioração orçamental e juros mais altos aumentaram a dificuldade de realizar a consolidação orçamental sustentada necessária para reduzir a trajetória de degradação da dívida da França", escreveu a agência em comunicado, especificando a manutenção da nota em A+ (dívida de qualidade média superior).

O custo do empréstimo francês disparou nas últimas semanas devido às preocupações sobre a sustentabilidade da sua dívida e às divisões políticas e sociais que dividem o país.

"Essa avaliação confirma a absoluta necessidade de adotar até o final do ano um orçamento responsável, que vise restaurar as contas públicas reduzindo nosso deficit para 5%", reagiu o ministério em comunicado que cita o ministro da Economia Roland Lescure, indicando que "o Governo está determinado a continuar numa trajetória de consolidação orçamental".

Na quinta-feira, Roland Lescure também tinha admitido que "a economia francesa está parada", após a divulgação dos números do PIB para o terceiro trimestre, com uma queda de 0,1%, depois de uma estagnação no segundo trimestre e já uma retração no primeiro trimestre.

A avaliação anterior da Fitch Ratings tinha ocorrido no final de agosto. Na época, a agência manteve sua nota e perspetiva, justificando com uma economia francesa "resiliente".

Mas desde então, houve uma "deterioração da dinâmica da dívida", observa a Fitch Ratings.

"Os rendimentos dos títulos do tesouro francês aumentaram significativamente desde nossa última revisão, no contexto mais amplo de um 'reapreciação' de mercado, mas muito mais do que a maioria dos pares, o que indica uma sensibilidade maior às variações na confiança do mercado", explica a agência.

No mercado de dívida, a taxa de juros do empréstimo francês a dez anos fechou em 4,97% na sexta-feira, contra 4,91% no dia anterior.

Na semana passada, havia ultrapassado o marco simbólico de 5%. "A fragmentação política persistente e um contexto social difícil aumentam a complexidade da implementação de uma consolidação orçamental sustentável", avalia a Fitch Ratings.

No entanto, "a classificação da França continua apoiada pelo dimensão, riqueza e diversificação da sua economia, pela solidez das suas instituições, a sua pertença à zona do euro e a resiliência de seu setor bancário", acrescenta a agência de classificação.

Wall Street fecha em forte baixa arrastada pelos tecnológicos

30 October 2026 at 22:57

A bolsa nova-iorquina encerrou hoje em forte baixa, arrastada pelos valores tecnológicos, depois de conhecidos os resultados de Amazon e Intel, com os investidores a interrogarem-se, mais uma vez sobre a rentabilidade da inteligência artificial (IA).

 

O resultado da sessão indica que o índice tecnológico Nasdaq caiu 2,86%, fechando outubro a desvalorizar mais de oito por cento, depois de um máximo histórico no início do mês, o alargado S&P500 recuou 1,82% e o seletivo Dow Jones Industrial Average perdeu 1,09%.

"Os grandes valores tecnológicos ligados à IA têm pesado no mercado nos últimos dias", observou Peter Cardillo, da Spartan Capital Securities, em declarações à AFP. "E hoje todas as atenções estavam na Amazon e Intel",

A Amazon divulgou um volume de negócios e um lucro abaixo do esperado, de tal modo que chegou a perder seis por cento durante a sessão acabando-a a recuar 1,41%.

O grupo viu a IA dopar a sua informática à distância, cujas vendas subiram três por cento, mas os custos superaram as receitas e obrigaram-na a endividar-se.

A Alphabet, casa-mãe ('holding') da Google, que divulgou os resultados na quinta-feira, teve de ir a tesouraria buscar nove mil milhões de dólares para financiar o desenvolvimento desta tecnologia.

"Os investidores inquietam-se cada vez mais ao verem as empresas tecnológicas consagrar despesas de investimento consideráveis à expansão da IA, mesmo quando esta parece mostrar sinais de arrefecimento", afirmou Jose Torres, da Interactive Brokers, em nota analítica.

"A questão é a dessaber se estas despesas são rentáveis, ou não", resumiu Peter Cardillo.

A queda vertical da Intel (-28,58%) pesou fortemente sobre os índices. O grupo foi fortemente sancionado depois de anunciar uma previsão de um volume de negócios de 15 a 16 mil milhões de dólares no último trimestre do ano, bem aquém das expectativas.

E o seu concorrente HP recuou 10,80%.

Uma penúria mundial de processadores memória causou uma subida do preço médio dos computadores pessoais, o que travou a procura.

Outra desilusão foi protagonizada pela rede social Reddit, que perdeu um terço do valor (-29,27%) devido aos resultados divulgados na véspera, apesar de os observadores estimarem a ausência de efeitos da IA.

David Miller, da Catalyst Funds, vê "uma separação cada vez mais importante entre as empresas que conseguem monetizar eficazmente a IA e as que não conseguem justificar os seus enormes investimentos".

Os conglomerados dos semicondutores e outras componentes eletrónicas, na primeira linha do entusiasmo pela IA, foram afetados pela vaga de vendas que hoje se verificou.

Assim, a Nvidia, primeira capitalização mundial, recuou 4,22%, a AMD desvalorizou 10,88%, a Broadcom baixou 5,48% e a Micron perdeu 5,30%.

O índice VIX, que mede o nervosismo dos investidores, atingiu um máximo desde abril e os primeiros meses dos ataques israelo-norte-americanos ao Irão.

Ao contrário, quem está a ganhar com a conjuntura são as grandes petrolíferas, casos de Chevron, que subiu 1,76%, e a ExxonMobil, que subiu 2,17%.

Leia Também: Wall Street inicia sessão em queda com perdas no setor tecnológico

Senai oferece auxílio de até R$ 858 por mês; veja quem pode receber

30 October 2026 at 23:31
O Serviço Nacional de Aprendizagem Industrial (Senai) está com inscrições abertas para cursos gratuitos de qualificação profissional que oferecem bolsa-auxílio mensal de até R$ 858, além de auxílio-alimentação. Somente em São Paulo, são disponibilizadas 300 vagas em diferentes áreas da indústria.As oportunidades fazem parte do Programa Autonomia e Renda Petrobras, voltado a pessoas em situação de vulnerabilidade socioeconômica. As inscrições podem ser realizadas até o dia 3 de novembro, pela internet ou presencialmente nas unidades participantes.O programa contempla cinco estados brasileiros: São Paulo, Rio de Janeiro, Pernambuco, Paraná e Rio Grande do Sul.Quem pode receber a bolsa de R$ 858?Todos os participantes selecionados recebem uma bolsa mensal de R$ 660, além de auxílio-alimentação durante a formação.Para mulheres com filhos de até 11 anos completos, o benefício mensal é ampliado para R$ 858.Para participar, os candidatos precisam atender aos seguintes critérios:Estar em situação de vulnerabilidade socioeconômica;Ter renda familiar por pessoa de até meio salário-mínimo;Residir na área de abrangência do curso escolhido;Cumprir os requisitos mínimos de escolaridade exigidos para a formação.O processo seletivo prioriza mulheres, pessoas trans, indígenas, quilombolas, pretos e pardos, migrantes, refugiados e pessoas com deficiência.Quais cursos estão disponíveis?Em São Paulo, as 300 vagas estão distribuídas entre unidades do Senai em Cubatão, Paulínia, Mauá e São José dos Campos.Confira as oportunidades:Caldeireiro: 220 vagas, distribuídas entre as quatro unidades;Pedreiro Refratarista: 20 vagas, em Cubatão;Soldador no Processo de Eletrodo: 20 vagas, em Cubatão;Sinaleiro Amarrador: 20 vagas, em São José dos Campos;Almoxarife de Obras: 20 vagas, em São José dos Campos.As aulas serão realizadas nos turnos da manhã, tarde ou noite, conforme a disponibilidade de cada unidade e curso.Como fazer a inscrição?Os interessados devem acessar o site oficial do Programa Autonomia e Renda Petrobras, no endereço www.autonomiaerenda.com.br, ou procurar presencialmente a secretaria de uma unidade participante do Senai.O prazo para inscrição termina em 3 de novembro.Além da qualificação técnica, os alunos terão acesso ao Acompanhamento para o Desenvolvimento Humano, metodologia desenvolvida pela Firjan SESI que busca fortalecer habilidades socioemocionais e aumentar as chances de inserção no mercado de trabalho.A iniciativa é realizada pela Petrobras em parceria com a Firjan SENAI SESI e os departamentos regionais do Senai e do Sesi nos estados contemplados.

Governo apela a deputados que aprovem diplomas rapidamente

30 October 2026 at 23:25
Gonçalo Matias pediu aos deputados aprovação célere das leis de interoperabilidade e de justiça administrativa, que pode retirar "milhares" de processos dos tribunais.

© MANUEL DE ALMEIDA/LUSA

Tratam-se de "duas leis que estão aqui e que eu hoje, nesta discussão que tivemos aqui, não senti sinceramente resistências de ninguém, pelo contrário, senti urgência, senti vontade", sublinhou o ministro Adjunto e da Reforma do Estado
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