La Juventus va in ritiroanticipato in vista della sfida contro il Napoli. I bianconeri lo faranno da domani fino appunto alla gara di domenicasera con il Napoli in programma all’AllianzStadium, alle 20:45. Una decisionepresa dal tecnico LucianoSpalletti – che era stato pesante nel postGenoa nei confronti della squadra – di comuneaccordo con la società dopo una mattinatamoltointensa.
Questa mattina infatti l’ad della Juventus GiovanniCarnevali ha avuto un confrontomoltodiretto con la squadra, richiamando tutti alle proprie responsabilità verso la proprietà, la società e i tifosi, e ribadendo la fiducia nel gruppo di lavoro, ma sottolineando con grande fermezza come il momento attuale non sia accettabile. La richiesta è stata molto chiara: serve una reazione immediata, forte e concreta. Ora tutti sono chiamati a dare una risposta sul campo, visto il periodomoltocomplicato, culminato con la sconfitta per 2-0 al “Ferraris” contro la squadra allenata da DanieleDeRossi. La decisione finale è stata quella di andare in ritiro al JHotel a partire da domani, con un giorno di anticipo. Periodo delicato e partita altrettanto delicata quella che i bianconeri si preparano ad affrontaredomenica, contro un Napoli galvanizzato dalla vittoria per 1-4 di Monza arrivata nell’infrasettimanale, arrivata dopo il 3-3 contro la Roma dell’ultimo weekend.
La Juventus si trova al momento all’ottavoposto in classifica, con 14punti, a 11 punti da Inter e Laziocapolista, e già a 6 punti dal quarto posto che vale la ChampionsLeague, obiettivo minimo dei bianconeri a inizio anno. La sfida di domenica è già uno spartiacque, anche perché se fino a questo momento Spalletti non è a rischio, una sconfitta (ma anche una non vittoria) contro il Napoli cambierebbe tutto. Spalletti lo sa e deve recuperare innanzitutto il rapporto con la squadra, “vittima” di un attacco proprio da parte del tecnico di Certaldo dopo il Genoa. “Dobbiamo metterci qualcosa in più, ammesso che questi calciatori ce l’abbiano”, ha dichiarato ieri Spalletti, mettendo in discussione le qualitàtecniche e di personalità dei calciatori.
Uno sfogo arrivato dopo una serie di frasi giàpesanti nelle precedenti conferenzestampa e dopo lo sfogo di qualche settimana fa di GleisonBremer, che aveva puntato il dito contro i compagni. Intanto è arrivata una solavittoria nelle ultime quattro sfide tra campionato ed EuropaLeague. Poco per una squadra come la Juve. Serve invertire la rotta già domenica o arriveranno inevitabilmente le prime conseguenze.
Il calcioitaliano riesce sempre a sorprenderci. Alla fine, con tutta probabilità, avremo due candidati per la presidenzaFigc: GiovanniMalagò sarà sfidato da AdrianoGalliani. Il farsesco auto-commissariamento della FederCalcio è diventato davvero l’occasione per il tentativo di golpe contro l’ex n.1 del Coni, proprio come auspicava la politica, che non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo. Il pallone sta facendo tutto da solo. Oggi è attesa l’ufficialità di entrambe le candidature. Malagò dovrebbe essere riuscito a raggiungere il quorum di 11 squadre su 20, necessario a confermarsi il candidato della Serie A. L’opposizione ha già fatto scattare il piano B: saranno i calciatori ad accreditare Galliani, un paradosso per il dirigente brianzolo, che in Lega ha costruito la sua carriera.
Partiamo da un dato:Marotta non ci ha fatto una gran figura. Nonostante le trame e le riunioni degli ultimigiorni, la Serie A ha scelto comunque di riconfermare la candidatura dell’ex numerouno del Coni. Certo, sarà una fiducia più risicata: a giugno i club erano 19 su 20, ora vedremo quanti saranno alla fine, c’è anche il giallo di alcune doppiefirme, il consenso si è assottigliato. Però comunque Malagò che va a prendersi le firme in Serie A, cioè in casa di Marotta, è una sconfitta per il presidentedell’Inter, che della Lega oggi si sente padrone.
L’obiettivo era chiaramente far fuori subito Malagò dalla contesa: se non lo avesse candidato la Serie A, non l’avrebbe candidato nessuno e Galliani avrebbe avuto strada spianata per l’elezione da candidato unico. Invece il piano è fallito, Malagò è sopravvissuto, grazie alla battente opera di convincento di cui lui è maestro, ma anche per un certo spaesamento fra i club (tanti non hanno gradito l’attivismo di Marotta e del suo alleato Percassi, non capendo il senso del ribaltone). Questa manifestazione di forza da una parte, e debolezza dall’altra, potrebbe influire sul prosieguo della sfida.
La partita però non si gioca solo in Serie A, va inquadrata nel contesto più ampio della FederCalcio e delle altre componenti. Chi lo conosce bene, scommetteva sul fatto che Marotta non si sarebbe fermato per una firma in più o in meno in Serie A. E infatti così è stato. L’appoggiodell’AIC è la conferma che l’operazione Galliani è partita soltanto dopo aver incassato la garanzia della sponda di calciatori e allenatori, in virtù del rapporto con l’avvocato Viglione, a cui le componenti tecniche sono legate, e che Marotta, insieme all’alleato Percassi, ha già reclamato più volte come segretariogenerale. Il 30% delle componenti tecniche (AIC–AIAC) fa partire Galliani in netto vantaggio rispetto a Malagò, che non ha nemmeno l’intera Serie A dalla sua.
Da qui al 14dicembre inizia la corsa ad accaparrarsi i voti degli altri. I Dilettanti che da soli valgono il 34% come al solito potrebbero essere determinanti: il vecchio GiancarloAbete non ama Malagò (quattro mesi fa gli si era candidato contro), ma ormai è in apertapolemica con i calciatori (che sostengono Galliani), e da uomo di sistema non è nemmeno per il commissariamento. Le alleanze sono imprevedibili. Probabile che Leghe e componenti vadano al voto in ordine sparso, nel segreto dell’urna. Dove Malagò è il numerouno. Ma pure Marotta e Galliani non scherzano. Uno scontro tra titani, deciso anche dai piccolipersonaggetti che popolano il calcio italiano.
Non è ironica per niente, la sorte. Ma definire ‘agghiacciante’, parola guarda un po’ di contiana memoria, la tremendasconfitta subita dalla Juventus contro il Genoa è, in effetti, abbastanza ironico. Basta un rapidissimo sguardo alle statistiche per attribuire tutti i meriti di questo 2-0 alla formazione di DeRossi, che contro quella di Spalletti ha giocato una grande partita. Maggiore distanza coperta, solo tretiri in meno degli avversari, un expectedgoal (fonte Sofascore) di 1.01 contro 1.26 dei bianconeri e una maggiore copertura di campo. Di fatto, è stata una partitagiocata alla pari. E senza nulla togliere ai rossoblù, la classifica impone una riflessione: la Juventus è davvero questa?
È ovvio, la riposta è no. Non può essere così. Ma Spalletti a finepartita è stato chiaro: “Penso di essere ancora l’uomo giusto per risollevare questo gruppo”. Di fatto, un anno dopo il suo arrivo, la Juventus sembra aver fatto dei passiindietropaurosi. E la panchina scotta, non può essere altrimenti. Spalletti, questo, lo sa molto bene e non l’ha minimamente nascosto. I problemi sono diversi e partono da uno spogliatoio che appare scollato: prima, la rabbia di Conceiçao sostituito nella partita contro il Celta; poi, le parole di Bremer che ha criticato pubblicamente il gruppo dopo il 3-0 subìto contro la Lazio, facendo arrabbiare l’allenatore; quindi le considerazioni dello stesso Spalletti, che ha parlato di pocapersonalità e pocavoglia di emergere. “Dobbiamo metterci qualcosa in più, ammesso che questi calciatori ce l’abbiano”, ha dichiarato ieri Spalletti.
La Juve appare in crisi e molto discontinua: gli erroriindividuali, clamorosi, che hanno portato alle reti degli avversari (con Cambiaso e Kalulu a emergere in negativo più di tutti), sono segno di una distrazione che in Serie A, non solo in casa bianconera, non ci si può permettere. E fa specie pensare che in novepartite, la Juve abbia preso sì 10gol, ma con 4 clean sheet: sono il segno di una mancanza di continuità che non può appartenere a chi punta come minimo al quartoposto. Che al momento, sembra proprio un’utopia.
La sensazione è che la partita persa contro il Genoa abbia aperto una voragine, che Spalletti dovrà colmare il primapossibile, onde evitare scenari peggiori. E la partita contro il Napoli di domenica prossima sembra proprio lo spartiacquepeggiore che potesse capitare: la squadra di Allegri, pure molto altalenante, cerca una conferma dopo il buon 4-1 rifilato al Monza. Chi perde, resta indietro e rischia di staccarsi troppo dal vertice. Chi vince, invece, si rilancia. In casa Juve, intanto, le riflessioni continuano e una sconfitta potrebbe essere davvero esiziale per l’allenatore toscano. Che i bianconeri, l’anno scorso, li ha risollevati anche solo in parte, facendo un discreto lavoro da subentrato. Ma ora è tutto in mano a lui.
Serie A, la Juventus perde ancora: la nuova classifica
1. Inter — 25 punti
2. Lazio — 25 punti
3. Roma — 21 punti
4. Como — 20 punti
5. Milan — 18 punti
6. Napoli — 14 punti
7. Frosinone — 14 punti
8. Juventus — 14 punti
9. Torino — 13 punti
10. Cagliari — 13 punti
11. Bologna — 11 punti
12. Atalanta — 10 punti
13. Genoa — 10 punti
14. Lecce — 9 punti
15. Sassuolo — 8 punti
16. Monza — 7 punti
17. Udinese — 5 punti
18. Parma — 5 punti
19. Fiorentina — 4 punti
20. Venezia — 3 punti
Bisneto de Mussolini estreou-se a marcar na Série A, provando que o apelido pesa, mas a bola entra na mesma. Enquanto isso, o CR7 de 2008 foi eleito o melhor Bola de Ouro de sempre em votação popular.
Il Napoli torna a vincere e lo fa con un netto 4-1 sul campo del Monza. Hojlund apre le marcature, Politano, Rafa Marin e De Bruyne chiudono i conti nella ripresa. Gli azzurri salgono a 14 punti, agganciano la Juventus e approfittano anche della sconfitta del Milan.
Politano rompe l’equilibrio dopo il pareggio di Varela, Rafa Marin e De Bruyne completano il poker
Quattro gol al Monza, tre punti in classifica e due rivali che perdono terreno. Al Napoli serviva una serata così, soprattutto dopo la sconfitta contro il Venezia e il pareggio con la Roma. Gli azzurri tornano alla vittoria battendo 4-1 la squadra di Ivan Juric e approfittano dei passi falsi di Milan e Juventus, sconfitte rispettivamente da Bologna e Genoa. Una piccola scossa per la squadra di Massimiliano Allegri, ancora lontana dalla vetta ma finalmente capace di portare a casa un successo convincente.
Il Napoli parte forte e sblocca subito la partita grazie a un grande Rasmus Hojlund. Al 10′ Di Lorenzo trova il corridoio giusto per il danese, che attacca la profondità e batte Törnqvist con un sinistro preciso. L’attaccante è tra i migliori in campo, lavora per la squadra, crea problemi alla difesa brianzola e nella ripresa va anche vicino alla doppietta. Una prestazione che può dare fiducia al centravanti e a un Napoli che aveva bisogno di ritrovare concretezza davanti alla porta. La partita, però, non è tutta in discesa. Al quarto d’ora gli azzurri perdono Lobotka, costretto a uscire in barella dopo uno scontro con Mangas. Al suo posto entra Gilmour. Il Monza prende coraggio e comincia a rendersi pericoloso soprattutto con Varela, che al 28′ costringe Milinkovic-Savic all’intervento. Il pareggio arriva al 43′, quando il portoghese raccoglie un cross di Robinson dalla sinistra e di testa firma l’1-1, segnando il suo ottavo gol in campionato.
Nella ripresa il Napoli impiega appena tre minuti per tornare avanti. Politano recupera un pallone sulla destra, si accentra e lascia partire un sinistro che si infila sul palo lontano. È il 2-1 che cambia la partita e restituisce sicurezza agli uomini di Allegri, guidati in panchina dal vice Marco Landucci per la squalifica dell’allenatore. Poco dopo Hojlund sfiora il terzo gol, ma Törnqvist riesce a respingere la sua conclusione in angolo. Proprio dal corner successivo arriva il 3-1, con Rafa Marin che stacca di testa sul cross di Politano e batte il portiere del Monza. Il poker porta invece la firma di Kevin De Bruyne, entrato da pochi minuti. Noa Lang premia l’inserimento del belga, che si presenta davanti a Törnqvist e non sbaglia.
Il Monza, dopo aver tenuto testa al Napoli nel primo tempo, non riesce più a reagire e incassa la seconda sconfitta consecutiva, restando fermo a 7 punti. Per gli azzurri, invece, il successo vale il ritorno a quota 14, gli stessi della Juventus, battuta 2-0 dal Genoa. Anche il Milan cade a San Siro, sconfitto 4-2 dal Bologna, e rimane a 18 punti. Il Napoli recupera terreno sulle due rivali, ma resta a undici punti dalla coppia di testa formata da Inter e Lazio. Il 4-1 di Monza dà una boccata d’ossigeno, senza cancellare le difficoltà delle ultime settimane. Allegri può sorridere per i quattro gol e per la prova di Hojlund, ma dovrà valutare anche le condizioni di Lobotka, uscito per un problema alla caviglia.
Domenica i partenopei saranno attesi proprio dalla Juventus allo Stadium, con Allegri ancora squalificato. Le due squadre ci arrivano appaiate a 14 punti, ma dopo una giornata decisamente diversa: il Napoli con quattro gol segnati, i bianconeri con una sconfitta da riscattare.
La Juventus è in crisi totale. Il Genoa domina al Ferraris e vince 2-0 grazie ai gol di Ehizibue e Baldanzi. I bianconeri non entrano praticamente mai in partita, traditi dagli errori di Cambiaso e Kalulu, da un centrocampo che continua a non funzionare e da un attacco inesistente. Per Luciano Spalletti tornano tutti i fantasmi: la zona Champions si allontana e la luce in fondo al tunnel, per ora, non si vede.
Ehizibue e Baldanzi colpiscono nel primo tempo: Cambiaso e Kalulu regalano due gol al Genoa
La Juventus è in crisi nera. E, a giudicare da quello che si è visto al Ferraris, la luce in fondo al tunnel sembra ancora lontanissima. Il problema non è soltanto la sconfitta per 2-0 contro il Genoa, ma la prestazione di una squadra che non ha quasi mai dato l’impressione di poter mettere in difficoltà gli avversari. Daniele De Rossi ha dominato l’amico Luciano Spalletti, con i rossoblù più organizzati, aggressivi e soprattutto convinti di quello che stavano facendo. La Juve, invece, è sembrata una squadra senza capo né coda. Una formazione che fatica a difendere, non riesce a costruire gioco e davanti combina pochissimo. E quando tutti e tre i reparti non funzionano, diventa difficile pensare che basti cambiare qualche interprete per rimettere in piedi la stagione.
A Genova, poi, ci si sono messi anche i singoli. Cambiaso e Kalulu hanno disputato una partita da dimenticare, diventando protagonisti in negativo delle due reti rossoblù. Al 12′ Baldanzi arriva sul fondo e serve un pallone rasoterra per Ehizibue, che calcia di prima intenzione. Cambiaso prova a intervenire, ma la sua deviazione finisce per mettere fuori causa Vicario, regalando al Genoa il vantaggio. La Juventus non reagisce e il raddoppio arriva al 29′. Stavolta a sbagliare è Kalulu, che gestisce malissimo un pallone recuperato dopo un calcio d’angolo bianconero. Vitinha ne approfitta e si presenta in area, trovando prima la respinta della difesa e poi il pallone sul quale si avventa Baldanzi, bravo a battere Vicario.
Due errori gravi, ma soprattutto due episodi che fotografano una squadra incapace di gestire anche le situazioni più semplici. E il Genoa avrebbe potuto fare ancora più male, perché per tutto il primo tempo ha trovato spazi e possibilità di ripartire contro una Juventus spesso disordinata e troppo lenta a rientrare.
Juventus, il centrocampo non carbura e l’attacco non esiste: Spalletti prova a cambiare tutto
Se Cambiaso e Kalulu sono i peggiori in campo, il resto della Juventus non offre molti motivi per sorridere. Il centrocampo continua a non carburare. McKennie, Douglas Luiz e Sarr non riescono a dare ritmo alla manovra, recuperano troppo poco e faticano a trovare collegamenti con gli uomini offensivi. La conseguenza è un attacco praticamente inesistente. Kolo Muani e Alajbegovic restano isolati per lunghi tratti, ricevono pochi palloni utili e raramente riescono a mettere sotto pressione la retroguardia del Genoa. La squadra di Spalletti tiene il pallone in alcune fasi, ma fatica tremendamente a trasformare il possesso in pericoli concreti. Per capire quanto sia stata complicata la serata basta guardare le occasioni costruite. Nel recupero del primo tempo Kalulu spreca l’unica vera possibilità bianconera, confermando una prestazione già compromessa dagli errori in difesa.
Nella ripresa Spalletti prova a cambiare tutto, inserendo progressivamente Woltemade, Zhegrova, Boga, Cabal e Koopmeiners. Ma la Juventus non cambia passo. Al 65′ Bremer cerca di riaprire la partita con un colpo di testa che termina sopra la traversa. Undici minuti dopo Zhegrova prova la conclusione dalla distanza, trovando la risposta di Bijlow. Sono episodi isolati, troppo poco per una squadra che deve recuperare due gol e che dovrebbe avere ben altre ambizioni. In pieno recupero Koopmeiners colpisce la traversa e il portiere del Genoa si oppone anche a Lucumí, ma il risultato non cambia.
Genoa 2, Juventus 0. Una vittoria meritata per De Rossi, che ha preparato meglio la partita e ha visto i suoi giocatori eseguire il piano con una convinzione completamente assente dall’altra parte.
Juve, tutti i fantasmi di Spalletti: la zona Champions si allontana e la squadra non convince
A questo punto, però, bisogna andare oltre la cronaca. Perché la Juventus sta mostrando limiti che non possono più essere liquidati come semplici giornate storte. La vittoria contro il Lecce aveva dato l’illusione di una ripartenza, ma a Genova sono tornati gli stessi problemi che accompagnano i bianconeri da settimane. Spalletti continua a cercare risposte, cambia gli uomini, prova soluzioni differenti, ma il risultato è quasi sempre lo stesso. Il centrocampo non costruisce, l’attacco non c’è e la difesa concede occasioni troppo facilmente. Manca soprattutto una personalità collettiva, quella che dovrebbe permettere alla squadra di reagire quando la partita si mette male.
E qui tornano tutti i fantasmi del tecnico di Certaldo. Perché Spalletti ha le sue responsabilità, a cominciare dalla difficoltà di dare un’identità riconoscibile a questa Juventus. Ma sarebbe sbagliato pensare che basti mettere sotto accusa l’allenatore per risolvere tutto. Anche i giocatori devono rispondere di prestazioni come quella del Ferraris. Cambiaso e Kalulu sono stati disastrosi, ma quanti altri possono dire di aver giocato una partita all’altezza? Quanti hanno provato davvero a prendere in mano la squadra? Troppo pochi. E la sensazione è che il problema sia ormai più profondo del singolo errore o della scelta sbagliata di formazione.
La classifica rende tutto ancora più complicato. Dopo nove giornate, il Como quarto è distante sei punti e la corsa alla Champions League comincia già a diventare una rincorsa.
La Juventus ha bisogno di ritrovare gioco, gol e soprattutto convinzione. Spalletti deve riuscire a far funzionare una squadra che oggi sembra non avere nemmeno le basi per competere con continuità. Perché perdere a Genova può succedere. Farsi dominare senza quasi reagire, per una Juventus che punta alla Champions, è molto più difficile da giustificare.
Depois da boa reação ao golo madrugador sofrido, AC Milan deu a volta antes do intervalo mas "desapareceu" durante o segundo tempo para nova reviravolta do Bolonha com hat-trick de Mbangula (2-4).
Poche ore e poi i tifosi di Milan e Inter scopriranno come sarà il nuovoimpianto che prenderà la pesantissima eredità dell’attuale SanSiro. Domani, giovedì 29 ottobre 2026, alle ore 16:30, al Castello Sforzesco di Milano, verranno infatti presentati ufficialmente il progetto e i rendering del nuovostadio di Inter e Milan. L’impianto sarà progettato dagli studi internazionali di architettura Foster + Partners e MANICA, incaricati dai due club milanesi.
L’avvio dei lavori è previsto per la metà del 2027, mentre il completamento della nuova struttura è atteso entro il2031, in tempo per renderla disponibile in vista degli Europei del 2032. La demolizione dell’attualestadio, invece, dovrebbe iniziare nel 2031 e richiedere circa dueanni. Il progetto comprende anche la riqualificazionedell’interaarea, con la realizzazione di nuovispazicommerciali. L’investimento complessivo supererà i 2,3 miliardi di euro, di cui circa 708 milioni saranno destinati alla costruzione dello stadio vero e proprio, come riportato da Eurosport. La prima importantissima novità: cambierànome. Ma quello definitivo non è ancora stato scelto. “Nuovo Stadio Milano” è infatti una denominazione provvisoria utilizzata dallo studio MANICA, in attesa che venga definito l’accordo con lo sponsor commerciale che darà il proprio nome alla struttura.
Per quanto riguarda le caratteristiche, il nuovo stadio dovrebbe avere una capienza di 71.500spettatori, superiore ai 60.000 posti inizialmente previsti. Saranno presenti tra gli 8mila e i 13milaposti premium, distribuiti tra aree hospitality e spazi dedicati alle aziende. Proprio quello della capienza è un temaimportante: facendo un calcolo rapido, ci saranno circa 10milaposti in meno. La capienza attuale è di poco più di 75mila e 500spettatori, quella del nuovo sarà di 4mila in meno. A far la differenza saranno però i posti corporate: nel nuovo ce ne saranno tra 8 e 13mila, mentre adesso sono intorno a 4mila. Quindi in totale saranno circa 10mila i posti che “mancheranno” rispetto all’attuale San Siro.
E a proposito di posticorporate e bigliettiesclusivi, la particolarità riguarda chi acquisterà alcuni dei bigliettiPremium. Tra gli elementi previsti figura anche il cosiddetto TunnelClub, una struttura in vetro che permetterà ai tifosi di assistere all’ingresso delle squadre in campo. Il progetto prevede inoltre l’accessibilità per le persone con disabilità in tutti i settori, numerosi punti di ristoro e serviziigienici, oltre a un’area parcheggi collocata sotto il campo. Qui l’altra particolarità: l’impianto sarà rialzato e sorgerà su un podio, che permetterà di costruire un’areaparcheggi sotto il campo.
La struttura avrà una forma ovale, un’altezza di circa 52 metri e due anelli, anziché i tre dell’attuale SanSiro. Le curve saranno inclinate di 37gradi, con una pendenza simile a quella della Südtribüne, la celebre curva del SignalIdunaPark di Dortmund conosciuta come “Muro Giallo”. Una caratteristiche anche i calciatori dal campo riusciranno a percepire. Il campo da gioco e la copertura saranno fissi, senza sistemiretrattili, e il terreno non sarà coperto dal tetto.
Grande attenzione sarà riservata anche all’aspetto estetico e tecnologico. La facciataesterna sarà caratterizzata da un sistema di LEDcolorati che si illumineranno in base alla squadra che giocherà. Rossi e neri quando gioca il Milan, neri e azzurri quando gioca l’Inter. Un po’ – per rendere il concetto – come succede all’Allianz Arena da diversianni, con l’esterno che si colora in base alla squadra presente tra Bayern, Munich1860 e nazionaletedesca. Ascensori ed eventuali scalemobili consentiranno di raggiungere i diversi settori. È prevista inoltre una particolare cura dell’insonorizzazioneacustica per evitare che le abitazionicircostanti ne risentano particolarmente, insieme a maxischermi e a una fascialuminosa a LED tra il primo e il secondo anello. Queste sono solo le prime anticipazioni: domani, anche da un punto di vista grafico, i tifosi potranno iniziare a immaginare la nuova casa di Inter e Milan.
Il 27 ottobre 2026 Romano Benito Floriani Mussolini, giocatore della Lazio e promessa del calcio italiano, segna il suo primo gol in Serie A nella partita Sassuolo-Lazio finita 2-6. E fin qui non ci sarebbe nulla di speciale: non fosse che il 27 ottobre 1922 il suo bisnonno – che non ha bisogno di presentazioni visto il cognome del ragazzo – iniziava le mobilitazioni che avrebbero portato alla marcia su Roma. Uno dei più strenui oppositori dell’ascesa fascista, nonché uno dei più rilevanti politici socialisti degli anni ’20, si chiamava Filippo Turati. E come fa di cognome il portiere del Sassuolo che ieri sera, al 16′ minuto di gioco, ha subitogol dal pronipote del Duce? Esatto, proprio Turati. Stefano, per la precisione.
Una suggestione dolceamara, a tratti grottesca, che unisce Storia e sport. Il primo a far notare questa strana statistica è stato il giornalista sportivo GiuseppePastore: la sua storia Instagram, com’era prevedibile, è andata virale sui social e le battute si sono sprecate. Tanto più che, come hanno fatto notare alcuni utenti, il gol del giovane terzino stava per essere annullato per fuorigioco dal Var a causa di un braccio destro alzato oltre la linea dell’ultimo difensore.
Al di là del tono ironico di molti commenti apparsi sui social, con questo episodio si ripropone, a distanza di 104 anni, lo scontro tra Mussolini e Turati. Un’intreccio che riporta a una delle pagine più buie della storia d’Italia. Fortunatamente in questo caso si parla solo di un campo da calcio. Ma da un semplice gol si è alzato un tale polverone mediatico: lo sport, si sa, da sempre appassiona gli italiani molto più della politica.
Noa Lang torna a essere Noano. L’attaccante del Napoli ha pubblicato un nuovo singolo, Badbad, realizzato in collaborazione con KM e rilanciato nelle ultime ore con una breve promo di 38 secondi su TikTok. È bastato meno di un minuto per riaccendere anche l’ironia dei tifosi: “Ha segnato un sologol ma ha fatto tredischi“, ha scritto qualcuno sui social.
Per Lang, però, la musica non è un passatempo nato adesso. L’olandese porta avanti ormai da anni una seconda carriera nel rap, cominciata nel 2023 con 7K Op Je Feestje, pubblicato con lo pseudonimo Noano. Il brano superò le 100mila riproduzioni su Spotify già nel giorno dell’uscita e ottenne poi il disco d’oro. Nel 2024 è arrivato Damage, realizzato con RonnieFlex: numero uno nella Single Top 100olandese per quattro settimane e oltre 28 milioni di ascolti su Spotify al marzo 2026. L’anno successivo è stato quello della definitiva consacrazionemusicale. Prima Waka, insieme a Emms, capace di superare i 18 milioni di stream, poi MatchaCoco con JonnaFraser, diventato disco d’oro dopo aver raggiunto quota diecimilioni di ascolti.
Nel maggio 2026 è toccato a EwaSafi, pubblicato con Lil’Kleine e diventato il secondo numero uno di Lang nella Single Top 100 olandese. Numeri che raccontano perché definirlo semplicemente un calciatore con la passione per il rap sarebbe ormai riduttivo. Adesso arriva Badbad. Il singolo era stato anticipato nei giorni scorsi e il video pubblicato su TikTok ha raccolto in una giornata circa 60mila “mi piace”, tra commenti sarcastici e messaggi dei tifosi turchi che ancora lo rimpiangono dopo la parentesi al Galatasaray.
Rientrato al Napoli, Lang sta trovando spazio anche in campo. Gli infortuni di Alisson Santos e DavidNeres gli hanno aperto nuove possibilità nella formazione di MaxAllegri. Ma non è ancora entrato nel cuore dei tifosi partenopei e i numeri lo giustificano: appena un gol nella sua prima esperienza in azzurro, una sola rete in otto presenze anche in questa stagione. Al momento, in effetti, il rapper Noano è più produttivo dell’attaccante Noa Lang.
Fantozzi/Villaggio aveva capito tutto mezzosecolofa, quando, nel primo film della serie (1975), raccontò la partita scapoliammogliati giocata sotto un diluvio e poi descrisse quella di tennis all’alba, tra il miticoragionierUgo e il collega Filini: sono gli sport italiani per eccellenza, fortemente intrecciati con la cultura pop, dallo Scolapasta del torneo di Ugo Tognazzi alle serate di calcetto di milioni di over 20, fino al nostro cinema. Le ultime statistiche raccontano però un sorpasso epocale, emerso in uno studiorelativo al 2024 e visionato in anteprima da Il Sole 24 ore: «Monitoraggio Coni-Fns-Dsa», ovvero il censimento delle associazioniaffiliate e dei soggetti aderenti alle 48Federazioni sportive, alle 15 Discipline associate e ai 14 Enti di promozione. Tradotto: la Federazioneitalianatennis e padel ha raggiunto quota 1.162.477tesserati (il 20,2% del totale), contro 1.123.054 di quella calcistica (19,5%). Uno scarto di circa 40 mila unità, ma che nel 2025 potrebbe essere aumentato: il tennis continua infatti a crescere.
Angelo Binaghi, dal 2001 presidente del tennis, ha festeggiato a ostriche e champagne: non solo per il primato inseguito da tempo, ma anche perché questa notizia arriva nei giorni in cui l’eterno nemico GiovanniMalagò, commissario del calcio, deve fare i conti con la rivolta di alcuniclub di Serie A che, con un colpo di mano, dopo averlo sostenuto nelle elezioni del 22 giugno 2026 (vinte da Giovannino con il 68,58% dei consensi), vorrebbero rimuovere la sua candidatura per il voto–bis del 14dicembre. I “rivoltosi” hanno deciso di puntare sull’ex senatore di Forza Italia AdrianoGalliani, 82 anni, 38 dei quali trascorsi nel mondo del pallone, tra Milan, Monza e presidenza della Lega. Galliani, a completare il quadro, è fresco di tesseramento come dirigente accompagnatore per l’Enotria1908, società in orbita Inter (uno degli ispiratori della manovra-Galliani è il presidente nerazzurro GiuseppeMarotta).
Ma proprio il sorpasso del tennis dovrebbe far riflettere i signori del pallone, da sempre litigiosi, inaffidabili – basta vedere quello che sta succedendo nella questione-Malagò -, miopi, conservatori e assetati di potere. Quello personale, naturalmente. Premesso che nel sorpasso del tennis ha dato un discreto contributo il padel e che i successi della miglior generazione di sempre (Sinner, Cobolli, Musetti, Berrettini, Darderi, Arnaldi, Paolini, Errani, Schiavone, Pennetta, Vinci) hanno avuto un formidabile effetto-trascinante, resta il fatto che il sistema tennis si è evoluto, mentre quello calcistico è sprofondato. Se solo consideriamo la piramide, siamo stati esclusi da tre edizioni del mondiale di fila. Tra i primi trenta del Palloned’Oro2026, non c’è un giocatore italiano. L’unico rappresentante della serie A nella classifica del premio di France Football è l’interista argentino LautaroMartinez: 22° posto. Non vinciamo la Champions dal 2010.
In una situazione del genere, sarebbe doveroso e intelligente avviare seri programmi di ristrutturazione partendo dal basso, affidare i settorivitali a personecompetenti, tenere alla larga la politica e mettere da parte le battaglie personali. Invece, l’esatto contrario: la rappresentanza della serie A, il cui esito nella lotta Malagò–Galliani per effetto domino determinerà il voto delle altre leghe e delle associazioni di categoria, continua a offrire, nonostante la crisi, il panorama desolante dell’ultimo quarto di secolo.
Calcio e tennis sono sempre stati mondi vicini. Il calcetto, per dire, nacque grazie alle partitelle sulla terra rossa di NicolaPietrangeli e di un gruppo di pionieri. I giocatori, d’estate, si sfidavano in tornei con la racchetta. Alcuni tennisti di oggi, vedi il caso di Cobolli, sono partiti dal calcio prima di approdare alla disciplina dove si sono affermati. Il romanista AdrianoPanatta e il milanista PaoloBertolucci seguono da sempre il football, con passione e competenza. Il calcio era però la forza dominante. Oggi, grazie anche alla seduzione del padel, diventato una fabbrica di denaro con la proliferazione degli impianti, il tennis ha celebrato un sorpasso che spezza un primatoultrasecolare.
Questi numeri sono un avvertimento per il calcio. Dovrebbero essere il punto di partenza per riformare il settore in profondità. L’aria che tira è però pessima. Di questo passo, non ci sarà da sorprendersi se altri sport dovessero riuscire in futuro a appassionare i giovani e a sottrarre risorse importanti. Del resto, anche in questo caso Fantozzi/Villaggio potrebbe rivelarsi profetico: “Sono stato azzurro di sci”. Ecco, appunto.
Mollo, anzi no, forse ci ripenso. Il lungo e travagliato addio di GianlucaRocchi all’AIA, di cui per anni è stato uno degli esponenti più illustri, si chiude nel modo più incredibile. Avevamo rivelato sul Fatto il caso della partecipazione dell’ex designatore della Serie A a Dazn: annunciato come ospite fisso dalla pay-tv, la sua presenza aveva suscitato grandi malumori e resistente all’interno dell’associazione arbitrale, di cui lui è – o era? – ancora tesserato. Il regolamento interno parla chiaro, tutti i contratti commerciali e le dichiarazioni devono essere autorizzate. E Rocchi aveva ricevuto in realtà soltanto una derogatemporanea, domenica per domenica, dal reggente e nuovo presidente dei fischietti, Massini.
Questo perché le sue ospitate in tv sono viste con estrema diffidenza dai suoi colleghi. Lui non è un ex arbitro qualunque, è stato designatore, e non qualche anno fa ma fino a ieri: è ancora viva l’eco degli episodi controversi che hanno attraversato il suo mandato, e soprattutto dell’inchiesta che lo ha anche immeritatamente travolto, prima di uscirne senza alcun addebito. Mezza Italia del calcio lo detesta, l’altra metà lo rimpiange, soprattutto adesso che la linea di Orsato comincia a scricchiolare, visti i ripetuti episodi di mancate chiamate del Var.
È proprio questo il punto: in AIA più di qualcuno teme che Dazn si trasformi in un pulpito da cui l’ex designatore desideroso di rivalsa, cominci a picconare in diretta tv il nuovo corso, nei cui confronti ci sono ancora resistenze, in un movimento spaccato a metà come certificato anche dalle ultime elezioni. E a poco sono servite le rassicurazioni fornite dal diretto interessato, che ha promesso di non commentare gli episodi e non attaccare gli arbitri e nelle prime uscite si è mostrato prudente, fin troppo per i gusti della pay-tv: un opinionista che non è completamente libero di esprimere la propria opinione serve a poco. Di qui l’aut aut.
Avevamo anticipato che Rocchi probabilmente sarebbe stato costretto a lasciare l’AIA, per rimanere a Dazn, e così è stato: stamattina era ufficiale la notizia del suo addioall’associazione. Ma ecco il colpo di scena: le dimissioni presentate prima del weekend, in tempo per andare in onda domenica sera a “Fuoriclasse” (lo show dopo il posticipo, di cui è testimonial persino nella locandina), sono state ritirate dopo. Rocchi ha mandato un’ulteriore comunicazione all’AIA, in cui spiegava di volerci pensare ancora su.
Comprensibile che l’ex designatore sia tormentato da una scelta così sofferta e anche delicata per il suo futuro: da una parte c’è l’associazione a cui ha dedicato una vita e di cui si sente ancora parte, dall’altra l’opportunità di una carriera forse più redditizia in tv. Però nemmeno è pensabile rimanere in questo limbo. Così in AIA hanno deciso di tagliare la testa al toro: il presidente di sezione ha comunicato a Rocchi che le sue dimissioni, pur non essendo ancora state tecnicamenteratificate, erano comunque state già accettate. Quindi non ci sono margini per ripensamenti. Alla fine Rocchi si è dimesso, ma è l’AIA che l’ha accompagnato alla porta.
“C’è poco da dire, tanto ormai è successa. Stamattina ho deciso di rinunciare al ricorso, non si sa mai, magari invece di 2 ne prendo 4″. A parlare è MassimilianoAllegri, allenatore del Napoli, alla vigilia della sfida contro il Monza in programma domani, mercoledì28ottobre, alle 20:45. Il riferimento è all’espulsione ricevuta nella partita di domenica contro il Napoli, pareggiata per 3-3. Allegri aveva contestato il cartellinorossoricevuto, arrivato per le proteste dopo il gol 3 a 3 della Roma: Beukema era rimasto a terra, anche se le immagini hanno successivamente mostrato che il difensore del Napoli ha simulato. “Il quarto uomo ha richiamato l’arbitro, che mi ha cacciato fuori. Non avevo detto nulla, ormai è andata e dispiace”, aveva spiegato Allegri a Dazn nell’immediatopostgara. “Ogni volta che mi muovo vengo buttato fuori, l’anno scorso mi hanno anche dato 80mila euro di multa“.
Allegri non sarà presente né domani, 28 ottobre, per la trasferta in casa del Monza e soprattutto domenica 1 novembre quando gli azzurri affronteranno la Juventusall’AllianzStadium. “Il dispiacere più grosso non è la squalifica ma che non abbiamo portato a casa i trepunti dopo una buona partita, il resto sono tutte chiacchiere“, ha spiegato Allegri che ha poi voluto mettere un punto alla questione. “Gasperini? Non ho sentito quello che ha detto, poi le frasi riportate possono essere sbagliate. Voglio che questa cosa siachiusa. Non si cambiano squalifiche e risultato. C’è un dato di fatto, siamo indietro in classifica. Dobbiamo migliorare in alcune fasi della partita dove pecchiamo“, ha concluso Allegri.
Allegri si è poi concentrato sull’analisi della partita: “I giocatori stanno migliorando la condizione, diversi sono stati fermi per due mesi, McTominay, Anguissa, Alisson fra dentro e fuori, Neres s’è fermato, ora anche Badiashile. Dobbiamo recuperare chi è fuori e migliorare la condizione di chi ha giocato meno“, ha aggiunto. E ancora: “DeBruyne è straordinariamente bravo a giocare a 50 metri, ma non può giocare tutte le partite, come le altre, poi i cambi diventano fondamentali“.
Parlando del prossimoavversario. “Il Monza ha fatto 15gol, noi dobbiamo migliorare dei dati, nei primi tempi abbiamo subito solo duereti e nel secondo tempo otto. Quindi quelli sono dati su cui migliorare e capire che in certi momenti bisogna essere più bravi, ci sono i momenti in cui le cose ti vanno meno bene e devi alzare l’asticella“, ha detto Allegri. “Con la Roma abbiamo fatto una buonagara, bisogna fare meglio nella distribuzione del gioco, soprattutto in certimomenti“, ha aggiunto. Nelle ultime due gare Allegri ha cambiato tatticamente la squadra. “Se davanti alla difesa gioca Lobotka ha delle caratteristiche da sfruttare, è un ottimo giocatore, se ci gioca Gilmour è già diverso, con De Bruyne è più verticale, cambia il campo in un attimo, ma è questione di caratteristiche“, ha concluso Allegri.
La corsa alla presidenza della FIGC divide i club della Serie A. Giovanni Malagò e Adriano Galliani cercano gli 11 voti necessari per ottenere la candidatura della Lega, ma nessuno dei due può ancora contare sulla maggioranza. Dieci società potrebbero spostare gli equilibri e la sfida potrebbe proseguire anche dopo la presentazione delle candidature, fino alle elezioni federali del 14 dicembre.
Napoli e Roma con Malagò, Inter e Milan con Galliani: i voti dei club ancora in bilico
Giovanni Malagò e Adriano Galliani si contendono la presidenza della FIGC e la Lega Serie A si ritrova divisa tra due candidature. Secondo quanto ricostruito dall’Adnkronos, nessuno dei due avrebbe attualmente la certezza di raggiungere gli 11 voti necessari per essere il candidato espresso dai venti club del massimo campionato.
Malagò, già eletto presidente federale a giugno e attuale commissario della FIGC, può contare sul sostegno di Napoli, Roma, Lecce, Bologna e Monza. Dall’altra parte, Galliani avrebbe dalla sua Inter, Atalanta, Milan, Como e Genoa. Le vere indecise, tuttavia, sarebbero soltanto cinque o sei. Le trattative tra i presidenti proseguono in vista del termine per la presentazione delle candidature, fissato alle 23:59 del 4 novembre. Il voto per eleggere il presidente federale si terrà invece il 14 dicembre, quando saranno chiamate a esprimersi anche le altre componenti del calcio italiano.
Perché la Serie A si è divisa: Mancini, Bianchedi e i rapporti politici
A giugno, la Lega Serie A aveva sostenuto in maniera sostanzialmente compatta Giovanni Malagò, poi eletto alla guida della Federcalcio. A pochi mesi di distanza, però, una parte delle società starebbe valutando di cambiare candidato. Tra le ragioni del malcontento ci sarebbero alcune decisioni assunte da Malagò senza un sufficiente coinvolgimento dei club. In particolare, la nomina di Roberto Mancini a commissario tecnico della Nazionale, mentre diversi presidenti avrebbero preferito Antonio Conte, e quella di Diana Bianchedi come capo delegazione.
Accanto alle questioni sportive, l’agenzia ipotizza anche motivazioni politiche. La candidatura di Adriano Galliani, senatore di Forza Italia ed ex amministratore delegato del Milan, sarebbe considerata da alcune società più solida sotto questo profilo. Sono valutazioni che emergono dai retroscena sulle trattative, senza che sia stata ufficializzata una posizione comune dei club contrari a Malagò. La possibilità di esprimere direttamente il presidente federale rappresenterebbe per la Serie A anche un risultato significativo sul piano degli equilibri istituzionali. Escludendo l’elezione di Malagò dello scorso giugno, l’ultimo presidente FIGC espresso dalla massima serie era stato Franco Carraro, rieletto nel 2001.
Galliani si tessera con l’Enotria, ma può arrivare alla candidatura anche dai dilettanti
Galliani ha già compiuto un primo passo formale per partecipare alla corsa. L’ex dirigente rossonero si è tesserato come dirigente accompagnatore dell’Enotria 1908, società dilettantistica di Milano che, gravita nell’orbita dell’Inter. Un dettaglio curioso, considerando il passato milanista del candidato.
Galliani ha ricevuto contatti da diversi presidenti di Serie A e ha accettato di partecipare alla competizione per la guida della Federcalcio. La sua candidatura, però, potrebbe essere sostenuta anche da una componente diversa dalla Lega Serie A. Qualora i club del massimo campionato decidessero di confermare il loro appoggio a Malagò, Galliani potrebbe essere proposto dalla Lega Nazionale Dilettanti, guidata da Giancarlo Abete, sconfitto proprio da Malagò nell’ultima elezione federale.
Nella scelta del futuro presidente avranno un ruolo anche l’AIC e l’AIAC, le associazioni dei calciatori e degli allenatori. Secondo le valutazioni raccolte dall’Adnkronos, la Lega Dilettanti, una parte della Serie B e la Lega Pro sarebbero potenzialmente contrarie a una nuova presidenza Malagò. Rimane possibile anche l’emergere di un terzo candidato, capace di raccogliere consensi tra le diverse componenti federali. Per questo la designazione della Lega Serie A potrebbe non essere sufficiente a chiudere la corsa alla presidenza. Anche chi dovesse perdere il confronto tra i venti club potrebbe presentarsi alle elezioni del 14 dicembre con il sostegno di un’altra componente.
Volano gli stracci tra gli opinionistitelevisivi di pallone. Una sfida fra trasmissioni tv e podcast sui social, ormai sempre più seguiti. L’affondo è firmato da LeleAdani, che nell’ultima puntata di Viva el Futbol ha dichiarato: “Quando siamo nel canalino è più facile fare gli eroi che sanno tutto o i nerd che sanno a memoria tutti gli incastri dei risultati del 1852. Quando c’è da fargli le domande si trema, più difficile, eh? È diverso fare il lavoro così. Ma lo dovete a chi paga e anche per rispetto a chi ascolta, dovete un contraddittorio più credibile, più coraggioso, che non vi fa la bua. Al massimo vi manda a fan***o”.
A cosa fa riferimento Adani? L’ex difensore, oggi opinionista alla Domenica Sportiva e commentatore tecnico della Rai, fa riferimento a quanto accaduto su Dazn nel post-partita di Napoli-Roma, quando a suo dire nessuno ha posto delle domande ficcanti a MaxAllegri. Nel mirino c’è in particolare la trasmissione Vamos! e GiuseppePastore. Adani non lo cita mai, ma è chiaro il riferimento: Pastore è diventato famoso appunto nei podcast di Cronache di Spogliatoio per la sua conoscenza mnemonica dei risultati delle partite di Serie A del passato.
Da questa stagione, Pastore è entrato appunto anche nella squadra di Dazn e deve quindi anche porre le domande a tecnici e allenatori dopo le gare del sabato. Nell’occasione citata da Adani, Allegri era particolarmente teso per l’espulsione rimediata in Napoli-Roma e per il risultatofinale: la sua squadra era stata in vantaggio prima 2 a 0 e poi 3 a 2, ma è stata ripresa dai giallorossi grazie alla doppietta di Balerdi. “Non sono lucido”, ha detto il tecnico. Oggi il Napoliè decimo in classifica con appena 11 punti, la metà rispetto alle capolista Inter e Lazio. Secondo Adani, lo studio di Dazn avrebbe dovuto chiedere conto ad Allegri di un rendimento così deficitario per una squadra che ha chiuso l’ultimo campionato al secondo posto.
La Serie A è già di nuovo in campo: oggi comincia il turnoinfrasettimanale, valido per la nona giornata del campionato 2026/27. Ad aprire il programma delle partite è la capolista Lazio, che gioca a Sassuolo. Martedì sera tocca invece alla Roma sfidare il Cagliari, mentre in contemporanea si gioca anche Torino–Como. Mercoledì 27 ottobre alle 18.30 sono impegnate invece Milan e Inter, rispettivamente contro il Bologna e a Venezia. Poi scenderanno in campo Juventus e Napoli, mentre a chiudere il turno giovedì sera sarà un tesissimo Fiorentina–Atalanta.
La Lazio di Gattuso cerca di restare in vetta e mantenere l’imbattibilità, ma il Sassuolo in casa ha bisogno di fare risultato per invertire un brutto trend (un punto nelle ultime quattro). Anche la Roma all’Olimpico ospita un Cagliari ferito dai 6 gol incassati nelle ultime due giornate. Per il Como invece una trasferta complessa a Torino: i granata sono in grande forma e vengono da tre successi consecutivi.
Calendario Serie A, le partite e il programma della nona giornata
1. Inter — 22 punti
2. Lazio — 22 punti
3. Roma — 18 punti
4. Milan — 18 punti
5. Como — 17 punti
6. Frosinone — 14 punti
7. Juventus — 14 punti
8. Torino — 13 punti
9. Cagliari — 13 punti
10. Napoli — 11 punti
11. Atalanta — 10 punti
12. Lecce — 9 punti
13. Bologna — 8 punti
14. Sassuolo — 8 punti
15. Monza — 7 punti
16. Genoa — 7 punti
17. Udinese — 4 punti
18. Fiorentina — 4 punti
19. Parma — 4 punti
20. Venezia — 3 punti
“Chiedeva il numero ad altre ragazze mentre erano in fila per il bagno. Quando beve non ha autocontrollo”. È uno degli episodi raccontati da AmandaMartins, moglie separata di Wesley Franca, calciatore brasiliano della Roma, che ha deciso di rompere il silenzio sulla fine del loro matrimonio. Attraverso una serie di storie pubblicate su Instagram, la donna ha ricostruito alcuni momenti della relazione, accusando il giocatore di averla tradita ripetutamente, anche con prostitute. I due, che hanno avuto una figlia, da tempo non vivono più insieme.
La donna ha spiegato di aver scelto di raccontare pubblicamente la propria versione dei fatti dopo aver letto numerosicommenti e indiscrezioni sulla loro separazione. Una decisione maturata nonostante la riservatezza che, come ha sottolineato, ha sempre cercato di mantenere sulla propria vita privata. “Non avrei mai pensato di arrivare qui sul mio Instagram e di aprirmi su una parte moltoimportante della mia vita – esordisce Martin -. Parlo del mio matrimonio, anche perché sono sempre stata molto riservata. Ma, davanti ai pettegolezzi che leggo sui social e sui siti di gossip, sono venuta a parlarvi e a spiegarvi un po’ di quello che è successo”.
Amanda Martins ha voluto raccontare tuttociò che sarebbe accaduto durante il matrimonio, ritenendo di essere stata più volte tradita. “Io e lui oggi siamo separati e quindi può fare quello vuole, non mi interessa se si diverte oppure no. E non che questo faccia la differenza, perché quando lui mi doveva qualcosa comunque mi ha mancato di rispetto. Non mi ha tradito una, non sono state due, non sono state tre volte, sono state varie. E non è stato con una, non sono state con due, non sono state tre ragazze, sono state varie, incluse delle prostitute”.
Rivelazioni che arrivano in un momento in cui di Wesley – che intanto continua a sfrecciare sulla fascia nella Roma di Gasperini – si parla tanto anche e soprattutto per robeextra campo. Perché oltre alle rivelazioni di tradimento della moglie, il calcatore giallorosso è molto chiacchierato su TikTok per aver postato una serie di immagini in cui si vedono tantissimisoldi (banconote da 50 euro), orologi di lusso e automobili. La particolarità? Le automobili non hanno nemmeno la targaoscurata. Gli utenti sui social così si lasciando andare a commenti abbastanza espliciti: “Fossi un ladro, starei già organizzando una rapina. Veramente stupido“.
Martins ha sostenuto di nonbasare le proprie accuse su semplici indiscrezioni, ma su quanto avrebbe scoperto personalmente. Secondo la sua versione, avrebbe avuto accesso al telefono del calciatore, trovando immagini e video relativi agli incontri che ritiene dimostrino i tradimenti. “Lo so non per voci o confidenze ma perché l’ho visto coi miei occhi. Ho avuto accesso al suo telefono. In quegli incontri ha fatto foto, ha filmato, quindi ho passato tutto sul mio telefono. Persino in quei momenti mostrava la fede nunziale al dito, senza rispetto”.
La donna ha raccontato anche di aver chiesto più volte al marito di ammettere quanto sarebbe successo. “Quando mi accorgevo di certe cose, lui giurava su Dio e sulla figlia. Non avevo prove all’inizio, era la sua parola contro la mia. Io ho già pianto tutto quello che avevo da piangere e oggi è persino strano pensarci, io che lo amavo tanto, no? Che dormivo con una persona che che amavo tutti i giorni della mia vita. Per me è stato uno shock. Io neanche so se altre donneavrebbero lo stomaco che ho avuto io di vedere tutto e essere fredda, di parlare nel momento giusto. Io ho dato varie opportunità a lui di confessare quello che lui aveva fatto e lui non ha mai confessato”.
Nel suo sfogo, Amanda ha fatto riferimento anche al periodo della gravidanza, sostenendo di aver attraversato momenti difficili senza rendere pubblica la situazione. Ha raccontato di aver provato a salvare il matrimonio, perdonando e concedendo nuovepossibilità al marito, con l’obiettivo di costruire una famiglia stabile. “Anche durante la gravidanza sono stata tradita e abbandonata. Ma non sono mai andata su Internet a rendere pubblica nessuna di queste cose. Ho accettato tutto in silenzio, ho perdonato, ho cercato davvero di costruire una famiglia, di avere un matrimoniosolido. Ma non ha funzionato. E non è stata nemmeno colpa mia. Perché penso che quando una persona è fatta così, non ci sia nessuno che possa farla cambiare. Qualsiasi relazione avrà, sarà sempre così. La persona che starà con lui passerà quello che ho passato io, o anche peggio”.
Secondo il suo racconto, i presunti tradimenti si sarebbero verificati anche durante uscitepubbliche, nei ristoranti e nei locali, al punto da farle perdere la serenità persino nelle occasioni più comuni. “Vi sto raccontando solo una piccolissima parte di tutto quello che è successo. Perché ero arrivata al punto di non sentirmi più a mio agio nemmeno a uscire di casa. Quando andavamo al ristorante, mi è capitato di assistere a scene in cui lui chiedeva il numero di telefono alla cameriera. Oppure chiedeva il numero ad altreragazze mentre erano in fila per il bagno. Perché quando beve non ha autocontrollo“.
Le dichiarazioni arrivano mentre la separazione tra i due continua a far parlare sui social: “Ho cominciato a soffrire di crisi d’ansia, una cosa che non mi era mai successa prima. Sono arrivata persino a darmi la colpa, alcune volte. Sono arrivata a pensare che avrei dovuto prendermi più cura di me stessa, per fare in modo che lui non sentisse nemmeno il bisogno di guardare altre persone per strada. Ma quando un uomo è un poco di buono, non importa“.
Costa caro a Max Allegril’espulsione rimediata nel finale di Napoli-Roma, il big match di sabato scorso al Maradona: il tecnico infatti ha ricevuto dal giudice sportivo di Serie A due giornate di squalifica, oltre a una ammenda di 10milaeuro. Allegri non potrà sedere in panchina mercoledì 28 per la trasferta in casa del Monza e soprattutto domenica 1 novembre quando gli azzurri affronteranno la Juventus all’Allianz Stadium. Tornerà regolarmente al suo posto per l’altro big match dell’8 novembre, che vedrà il Napoli ospitare la Lazio di Gattuso allo stadio Maradona alle 12.30. Il Napoli però ha annunciato ricorso.
Allegri aveva fortemente contestato il cartellinorosso, arrivato per le proteste dopo il 3 a 3 della Roma: Beukema era rimasto a terra, anche se le immagini hanno successivamente chiarito che il difensore del Napoli ha simulato. “Il quarto uomo ha richiamato l’arbitro, che mi ha cacciato fuori. Non avevo detto nulla, ormai è andata e dispiace”, aveva spiegato Allegri a Dazn. “Ogni volta che mi muovo vengo buttato fuori, l’anno scorso mi hanno anche dato 80mila euro di multa“: il conto ora va aggiornato con la nuova ammenda.
Le motivazioni della squalifica
Nel comunicato del giudice sportivo viene fornita una ricostruzione diversa. La squalifica del tecnico è arrivata “per avere, al 45° del secondo tempo, rivolto un’espressioneingiuriosa nei confronti degli Ufficiali di gara, per avere, inoltre, negli spogliatoi, rivolto ai medesimi un’espressione gravementeirrispettosa e assunto un atteggiamentoaggressivo nei confronti di un dirigente della squadra avversaria; infrazioni rilevate dal Quarto Ufficiale e dal Direttore di gara e l’ultima dai collaboratori della Procurafederale“, scrive il giudice sportivo.
Non si fa quindi riferimento alla famosa frase che Allegri – stando a quanto riportato da molti testimoni – avrebbe pronunciato nei corridoi del Maradona: “Vi hanno messo la Champions in tasca ed ho pagato io con il Milan”. Su questo punto potrebbero esserci ulteriori indagini da parte della Procura federale. Nel frattempo Gian Piero Gasperini in conferenza stampa oggi ha commentato: “Ci sono i numeri, le testimonianze, i dati, nostri e delle altre squadre. Non ho letto un commento a favore di questa constatazione che mi sembra veramenteinfelice. Non c’è bisogno che io aggiunga altro“, ha chiuso il tecnico della Roma.
Due gol in undici minuti, il Sassuolo mandato al tappeto e un Como che continua a volare. Anastasios Douvikas si prende l’ottava giornata di Serie A con una doppietta nel 2-0 del Sinigaglia. Il centravanti greco sale a cinque reti in campionato, alle quali si aggiungono le tre già realizzate in Champions League. Per Affaritaliani l’MVP è lui.
Due gol in undici minuti e un palo: Douvikas si prende il Sinigaglia e manda ko il Sassuolo
Cesc Fabregas lascia Nico Paz in panchina dopo le fatiche di Champions League, ma il suo Como non perde il vizio di vincere. Ci pensa Anastasios Douvikas, che nel giro di undici minuti nella ripresa stende il Sassuolo e regala ai lariani il terzo successo consecutivo tra campionato ed Europa. Dopo un primo tempo chiuso senza reti, nonostante un gol annullato a Da Cunha e uno a Bakola, il centravanti greco decide di prendersi tutta la scena.
Al 49′ si fa trovare pronto sul pallone servito dalla sinistra da Maxence Caqueret e lo spinge in rete da due passi. Il Sassuolo prova a riorganizzarsi, ma all’60′ il numero 9 colpisce ancora. Kaiki anticipa gli avversari, recupera palla e mette in mezzo un assist perfetto per Douvikas, che in scivolata batte nuovamente Turati. Due movimenti da centravanti puro, due gol e tre punti che portano il Como a 17 punti in classifica. E pensare che il greco aveva già sfiorato il vantaggio nel primo tempo, quando una sua conclusione si era stampata sull’incrocio dei pali. Chiude la gara con quattro tiri, tre nello specchio, tre duelli vinti su quattro e appena 23 palloni toccati. Numeri che raccontano il suo modo di stare in campo: pochi fronzoli, movimenti intelligenti e una capacità di farsi trovare nel posto giusto quando il Como arriva dalle parti della porta avversaria.
Il Sassuolo di Alberto Aquilani chiude inquadrare mai lo specchio della porta, mentre Fabregas si gode un attaccante che ha trasformato due occasioni ravvicinate nei gol della vittoria. Per Affaritaliani Douvikas è l’MVP dell’ottava giornata e il Como può continuare a sognare in grande.
Cinque reti in Serie A, tre in Champions: dal Manchester United al Sassuolo il greco segna sempre
La doppietta contro il Sassuolo porta Douvikas a quota cinque gol nelle prime otto giornate di Serie A. Il conto diventa ancora più interessante aggiungendo la Champions League, dove il greco ha già segnato tre reti in tre presenze. Otto gol complessivi nelle due competizioni, tutti realizzati su azione. In campionato aveva aperto il conto personale contro l’Udinese, per poi ripetersi nella vittoria sul Napoli e nel 3-1 contro la Fiorentina. In Europa ha colpito contro RB Lipsia, Feyenoord e Manchester United, trovando una rete in tutte le prime tre giornate della fase campionato. Proprio contro i Red Devils, nel clamoroso 4-1 del Como al Sinigaglia, Douvikas aveva realizzato il secondo gol dei lariani su assist di Nico Paz, contribuendo a una delle vittorie più prestigiose della storia recente del club.
La cosa impressionante è soprattutto la continuità delle ultime settimane. Cinque gol nelle ultime quattro partite disputate, tra Champions e Serie A, sempre a segno contro Feyenoord, Fiorentina, Manchester United e Sassuolo. Per un attaccante che vive di palloni in area, questa regolarità può fare tutta la differenza.
Capocannoniere in Olanda, 14 milioni dal Celta: Fabregas ha trovato il suo centravanti
Anastasios Douvikas, conosciuto anche come Tasos, è nato ad Atene il 2 agosto 1999. Ventisette anni, 186 centimetri d’altezza e piede destro, è un centravanti che ama attaccare la profondità, giocare sul filo del fuorigioco e soprattutto farsi trovare pronto negli ultimi metri. La doppietta al Sassuolo racconta bene le sue caratteristiche, con due reti arrivate sfruttando il movimento in area e la rapidità nell’anticipare i difensori. Cresciuto nell’Asteras Tripolis, dove debutta tra i professionisti, si mette in mostra in Grecia con la maglia del Volos prima di trasferirsi in Olanda all’Utrecht. È proprio in Eredivisie che arriva la sua prima grande esplosione. Nella stagione 2022/23 segna 19 gol, conquistando il titolo di capocannoniere del campionato olandese a pari merito con Xavi Simons, allora al PSV.
Le sue prestazioni attirano l’attenzione del Celta Vigo, che lo porta in Spagna nell’estate del 2023. In Galizia, però, fatica a conquistare una maglia da titolare con continuità. In Liga trova spazio soprattutto a partita in corso, mentre in Coppa del Re mostra tutto il suo fiuto per il gol, chiudendo l’edizione 2023/24 con sei reti, miglior marcatore della competizione insieme ad Abdón Prats e Asier Villalibre. Nel febbraio 2025 arriva la chiamata del Como, che decide di investire su di lui per una cifra intorno ai 14 milioni di euro di parte fissa, più 2 milioni di bonus e una percentuale del 10% sull’eventuale plusvalenza di una futura rivendita a favore del Celta Vigo. Il greco firma inizialmente fino al 2029 e raggiunge Cesc Fabregas, che lo inserisce gradualmente nei meccanismi offensivi della squadra. Dopo la doppietta al Sassuolo, arriva il regalo: il Como annuncia il rinnovo fino al 2031, blindando un attaccante che ha già segnato 27 gol in 68 presenze complessive con i lariani.
Il primo impatto con la Serie A porta appena due gol in 13 presenze, ma nella stagione successiva Douvikas cambia marcia. Chiude il campionato 2025/26 con 14 reti in 38 partite, diventando uno dei protagonisti della qualificazione del Como alla Champions League.
Nell’estate 2026 i lariani aggiungono al reparto offensivo anche Moise Kean, arrivato dalla Fiorentina in prestito con obbligo di riscatto. Una concorrenza di alto livello che, almeno per il momento, sembra aver stimolato ulteriormente il centravanti greco. Fabregas continua a dargli fiducia e Douvikas risponde segnando sia in campionato sia in Europa. A 27 anni, dopo aver già vinto una classifica cannonieri in Olanda e aver trovato la doppia cifra in Serie A, Douvikas sta vivendo probabilmente uno dei momenti migliori della carriera. Gli otto gol nelle prime undici presenze tra campionato e Champions League raccontano un attaccante capace di incidere contro avversari molto diversi, dal Sassuolo al Manchester United.
Il Como si coccola un centravanti che nella scorsa stagione ha segnato 14 gol in campionato. Quest’anno Douvikas ne ha già realizzati cinque in Serie A e tre in Champions. Con Kean a contendersi una maglia e Fabregas che può contare su entrambi, il greco ha tutte le carte in regola per migliorare il proprio primato realizzativo e trascinare ancora più in alto i lariani.
Tre assist per Ghedjemis, doppiette per Balerdi, McTominay, Schmid, Krstovic e Douvikas. La Juventus ritrova Douglas Luiz, il Milan vince con Pulisic e Hutchinson. Male Allegri, Valdepeñas e Diego Carlos. Tutti i promossi e bocciati dell’ottava giornata.
L’ottava giornata regala gol a raffica, rimonte e partite pazze: Inter e Lazio continuano a volare
Otto gol a Bergamo, sei a Napoli, due rimonte della Roma e l’ennesima vittoria dell’Inter arrivata allo scadere. La Serie A continua a regalare spettacolo e qualche partita vietata ai deboli di cuore. Ghedjemis distribuisce assist come fossero caramelle, Balerdi si inventa bomber al Maradona e McTominay segna due volte senza riuscire a regalare i tre punti ad Allegri. Nel frattempo la Lazio di Gattuso non si ferma, Douglas Luiz e McKennie riportano il sorriso alla Juventus e il Milan trova in Pulisic e Hutchinson le firme della vittoria di Udine. Fabregas, invece, può persino permettersi di lasciare Nico Paz in panchina. Ci pensa Douvikas.
Dall’altra parte ci sono quelli che si mangiano le mani. La Fiorentina passa in vantaggio a San Siro, resiste fino al novantesimo e poi combina il disastro. Il Parma fa praticamente tutto da solo contro la Lazio, il Cagliari continua a perdere la magia e Allegri torna a togliersi la giacca, prima di farsi espellere. Ma siamo sicuri che basti arrabbiarsi per risolvere i problemi del Napoli?
I top della giornata: Ghedjemis fa il fenomeno, Balerdi salva la Roma e Douvikas non perdona
Ghedjemis: un, deux, trois… chapeau, monsieur!
Il Frosinone ci sta prendendo gusto. E anche noi, a dire il vero, a ritrovare sempre più spesso i giocatori ciociari tra i Top. Stavolta, però, Fares Ghedjemis decide di esagerare. A Bergamo l’Atalanta segna quattro gol, il Frosinone risponde con altri quattro e il francese mette lo zampino su tre reti. Tre assist, signori. Tre.
Prima serve Schmid per il momentaneo 2-1, poi apparecchia per il destro di Calò che vale il 3-3. Quando l’Atalanta torna avanti e la partita sembra chiusa, Ghedjemis si inventa un’altra giocata sulla destra e consegna a Terzic il pallone del definitivo 4-4. Nel frattempo punta chiunque gli capiti davanti, mette in difficoltà la difesa di Sarri e sfiora anche la soddisfazione personale del gol. I nerazzurri provano a fermarlo, ma dalle sue parti c’è poco da fare. Otto gol a Bergamo e Ghedjemis non ne segna nemmeno uno. Eppure riesce a essere uno dei grandi protagonisti della partita. Schmid, Calò e Terzic finiscono sul tabellino dei marcatori, ma la firma sulle loro reti è quella del francese. E se Sarri sta ancora cercando un modo per fermarlo, gli conviene riguardare la partita. Un, deux, trois. Au revoir!
Balerdi: Max, festa rimandata (due volte)
Allegri pensava di averla portata a casa. E invece Leonardo Balerdi aveva altri programmi. La Roma è sotto 2-0 al Maradona, Gasperini manda in campo l’argentino e al Napoli cominciano a venire i primi mal di testa. Al 74′ Balerdi si avventa su un pallone vagante nell’area piccola e firma il 2-2. Tutto da rifare. Poi McTominay segna il 3-2 all’83’ e gli azzurri possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. Finalmente? Macché. Passano sei minuti, Wesley mette il pallone in mezzo e chi spunta a colpire di testa? Sempre lui. Tre a tre. Una doppietta al Maradona, entrando dalla panchina, per riprendere due volte una partita che sembrava ormai persa. Gasperini se la ride, Allegri perde la pazienza e viene espulso. E pensare che il Napoli aveva segnato tre gol in casa e si preparava a festeggiare. Una volta può essere un caso. Due volte è accanimento. Leonardo, ma proprio con Allegri ce l’avevi?
Douglas Luiz: Juve, chi non muore si rivede
A Lecce la Juventus ritrova la vittoria e, soprattutto, ritrova un Douglas Luiz che finalmente fa la differenza. Il brasiliano impiega dodici minuti per decidere una partita che fino alla mezz’ora sembrava piuttosto bloccata. Al 29′ batte una punizione con i tempi giusti, pesca l’inserimento di McKennie e confeziona l’assist per lo 0-1. Al 41′ decide di mettersi in proprio: destro dal limite, pallone che tocca il palo interno e finisce in rete. Gol e assist. En plein. Spalletti aveva bisogno di risposte dal centrocampo, soprattutto dopo le difficoltà delle ultime giornate. La Juventus continua ad aspettare i gol dei centravanti, ma intanto vince grazie ai centrocampisti. E quando anche Douglas Luiz torna a fare il Douglas Luiz, qualche speranza in più comincia a esserci.
McTominay: due gol, zero vittorie. Scott, che altro devi fare?
Il Napoli passa in vantaggio contro la Roma con una rovesciata di Anguissa, ma nella ripresa ci pensa Scott McTominay a prendersi la scena. Al 48′ si inserisce sul secondo palo e di testa firma il 2-0. La Roma rimonta, arriva il 2-2 e lo scozzese decide che è arrivato il momento di sistemare nuovamente le cose. All’83’ riceve da Olivera, prende la mira e lascia partire una rasoiata che batte Gollini. Doppietta e Napoli avanti 3-2. Una partita che, a quel punto, McTominay pensa di aver risolto. Poi arriva Balerdi, pareggia di nuovo e rimanda tutti a casa con un punto. Lo scozzese corre, si inserisce, segna e continua a essere uno degli uomini più affidabili di Allegri. Stavolta, però, nemmeno due gol bastano. Scott, sinceramente, che altro dovevi fare? Metterti anche in porta?
Schmid: nemmeno mezzo minuto per presentarsi, diciassette minuti per esagerare
Romano Schmid non ha nessuna intenzione di perdere tempo. Atalanta-Frosinone comincia, Ederson combina il pasticcio e dopo meno di mezzo minuto l’austriaco ha già portato avanti i ciociari. L’Atalanta pareggia con Krstovic, ma al 17′ Ghedjemis scappa sulla destra e mette in mezzo. Schmid arriva puntuale, calcia e firma la doppietta. Due gol in meno di venti minuti alla squadra di Sarri. Il Frosinone continua a sorprendere. Certo, segnare subito grazie a un regalo dell’avversario aiuta. Ma segnare ancora poco dopo significa anche sapersi trovare sempre nel posto giusto. Romano, almeno il tempo di sederci e accendere la televisione potevi concedercelo.
Douvikas: Nico Paz si riposa? Tranquilli, ci pensa Tasos
Il Como affronta il Sassuolo e Fabregas lascia Nico Paz in panchina per tutti i novanta minuti. Una scelta che in altri momenti avrebbe fatto preoccupare più di qualcuno. Ma quest’anno i lariani hanno imparato a vincere in tanti modi.
Contro i neroverdi ci pensa Anastasios Douvikas. Nel primo tempo colpisce un legno e trova un Turati attento, poi nella ripresa decide che è arrivato il momento di fare sul serio. Al 49′ sfrutta il pallone di Caqueret e sblocca il risultato. Undici minuti più tardi Kaiki gli mette in mezzo un altro traversone e il greco, in spaccata, firma il 2-0. Doppietta, tre punti e Como che continua a guardare la classifica dall’alto. Fabregas può permettersi di far riposare il suo giocatore più talentuoso e ritrovarsi comunque due gol del centravanti. Nico Paz, buon riposo. Al gol ci pensa Tasos.
Krstovic: ci ha preso gusto, adesso chi lo ferma?
Dopo le prime giornate complicate lo avevamo spedito tra i Flop. Poi è arrivata la doppietta contro il Venezia. E adesso Nikola Krstovic decide di concedere il bis anche contro il Frosinone. Al 14′ riceve da De Ketelaere, prende la mira e batte Palmisani. Alla fine del primo tempo è ancora lì, pronto ad anticipare tutti sul pallone di Zappacosta per il momentaneo 3-2. Nella ripresa serve anche a Elmas l’assist del 4-3. Due gol e un assist, esattamente come una settimana fa. Quattro reti e due passaggi vincenti in due giornate. Non male per uno che sembrava aver smarrito la strada della porta. L’Atalanta, però, si fa rimontare e deve accontentarsi del 4-4. Sarri avrà parecchio da rimproverare alla difesa, decisamente meno al suo centravanti. Nikola, adesso basta scherzare. Ci eravamo quasi abituati a trovarti nei Flop e ci stai rovinando tutte le battute.
Calò: sempre lui, ancora lui. E che gol!
L’Atalanta torna negli spogliatoi avanti 3-2. Il Frosinone rientra in campo e dopo tre minuti Giacomo Calò decide di rimettere tutto in discussione. Ghedjemis lo serve, lui prende la mira e trova un destro a giro che lascia Carnesecchi senza possibilità di intervento. Tre a tre. Un gol bellissimo, arrivato nel momento in cui il Frosinone aveva bisogno di dimostrare di non essere venuto a Bergamo soltanto per assistere allo spettacolo. Calò continua a essere uno dei riferimenti della squadra di Alvini. Gestisce il pallone, aiuta i compagni e quando trova lo spazio giusto sa anche rendersi pericoloso. In una partita nella quale saltano praticamente tutti gli schemi, il centrocampista ciociaro trova il modo di mettere ordine. E di disegnare una traiettoria che meriterebbe di essere incorniciata. Otto gol a Bergamo, ma quello di Calò merita decisamente un replay.
De Gea: David contro Golia
La Fiorentina arriva a San Siro contro la capolista Inter e per novanta minuti può ringraziare soprattutto un uomo. David De Gea. Prima chiude la porta a Thuram, poi si inventa una parata straordinaria sul colpo di testa ravvicinato di Pio Esposito. Nella ripresa continua a respingere tutto quello che gli capita davanti e quando Jimenez porta avanti la Fiorentina sembra quasi che i viola possano davvero portarsi via tre punti. Poi arriva il recupero. Thuram trova il pareggio al 91′, Valdepeñas commette il fallo da rigore e Zielinski firma il sorpasso dal dischetto.
Due gol subiti, ma almeno quattro interventi che avrebbero potuto cambiare completamente il risultato. De Gea prova a trascinare la Fiorentina da solo, ma neanche l’ex portiere del Manchester United può fare miracoli all’infinito. David, tu il tuo lo hai fatto. Il problema è che davanti avevi undici nerazzurri e, a quanto pare, un cronometro che non voleva proprio fermarsi.
Pulisic: Capitan America colpisce ancora
Il Milan arriva a Udine dopo la brutta sconfitta europea contro il Bournemouth. Amorim cerca risposte immediate e Christian Pulisic decide di dargliele dopo appena sei minuti. Modric vede uno spazio, batte rapidamente una punizione e pesca l’americano che taglia alle spalle della difesa. Controllo delizioso, conclusione e pallone alle spalle di Okoye. Semplice. Almeno per lui. Pulisic continua poi a muoversi tra le linee, dialoga con Bartesaghi e mette ripetutamente in difficoltà i friulani. Nel secondo tempo il Milan trova anche il raddoppio e porta a casa una vittoria importante. La squadra di Amorim resta imbattuta in campionato e aggancia la Roma al terzo posto. Quando Capitan America decide di partire in missione, il Milan comincia sempre con un gol di vantaggio.
Hutchinson: primo gol rossonero, buona la prima!
Omari Hutchinson aveva bisogno di una serata così. Contro l’Udinese parte titolare, si muove molto, cerca di accompagnare Pulisic e soprattutto non smette di attaccare gli spazi. Al 65′ Jashari lascia partire un sinistro violento dal limite. Okoye respinge corto e l’inglese arriva prima di tutti. Pallone in porta, primo gol con la maglia del Milan e partita praticamente chiusa. Non sarà una rete da cineteca, ma per un giocatore che cerca spazio e fiducia anche questi palloni valgono oro. Hutchinson se lo va a prendere con convinzione e ripaga la scelta di Amorim. Pulisic apre, Omari chiude. Il Milan vince 2-0 e trova un altro protagonista offensivo. Il primo gol non si scorda mai. E farlo con la maglia rossonera, in una vittoria che serve a rilanciare la squadra dopo una batosta europea, ha un sapore ancora migliore.
Bartesaghi: il ragazzo si prende la fascia
Contro l’Udinese Davide Bartesaghi parte titolare e gioca una partita di grande personalità. Spinge, accompagna le azioni e soprattutto dimostra di avere il coraggio di cercare la giocata. Dopo dodici minuti Pulisic lo pesca con un pallone interessante sulla sinistra. Bartesaghi entra in area e calcia, senza trovare la porta. Più avanti si inserisce ancora e costringe la difesa friulana a un recupero provvidenziale. Il ragazzo continua a farsi vedere, offre una soluzione ai compagni e aiuta il Milan a controllare il match. Amorim lo tiene in campo fino all’85’, quando lascia spazio a Cisse. E pensare che sulla fascia sinistra del Milan, in questo avvio di stagione, ne abbiamo viste parecchie. Estupinan titolare e puntualmente sostituito, dubbi, esperimenti e discussioni. Poi arriva Bartesaghi, uno cresciuto in casa, e comincia a far venire qualche dubbio anche all’allenatore. Davide non avrà ancora l’esperienza dei grandi nomi, ma intanto gioca con personalità e soprattutto senza paura. Amorim, siamo sicuri che la soluzione non fosse già a Milanello?
McKennie: lo schema funziona. Stavolta davvero
La Juventus fatica a Lecce, il risultato rimane bloccato e Spalletti ha bisogno di qualcuno che rompa l’equilibrio. Weston McKennie capisce che è il momento di fare quello che gli riesce meglio: infilarsi dove gli avversari non lo aspettano. Al 29′ Douglas Luiz batte una punizione, lo statunitense legge la traiettoria prima dei difensori salentini e anticipa Falcone. Gol dello 0-1, partita sbloccata e strada spianata verso una vittoria importantissima dopo giorni di polemiche.
E qui arriva il bello. Quella punizione la Juventus l’aveva già provata contro il Rennes in Europa League. Koopmeiners e Douglas Luiz sul pallone, finta dell’olandese e battuta a sorpresa del brasiliano. In Francia lo schema aveva procurato un rigore, a Lecce produce direttamente un gol. Stessa idea, risultato ancora migliore. McKennie scatta al momento giusto e si fa trovare esattamente dove serve. Come detto sopra, Spalletti aspetta i gol degli attaccanti. Intanto segna Weston. E quando persino uno schema provato in allenamento comincia a funzionare alla perfezione, forse significa che qualcosa in casa Juventus sta finalmente girando.
Kaiki: Berardi si ferma, lui mette il turbo
Fabregas ha lasciato Nico Paz in panchina, ma il Como continua a creare occasioni. Dalla sinistra arriva una delle migliori sorprese della giornata, Kaiki Bruno. Il brasiliano accompagna l’azione, spinge e soprattutto trova il pallone giusto per mandare Douvikas a segnare il raddoppio. Al 60′ attacca lo spazio, mette in mezzo un traversone basso e il greco deve soltanto farsi trovare pronto.
Un assist che premia una prestazione di grande qualità, nella quale Kaiki riesce a dare ampiezza, creare problemi alla difesa del Sassuolo e accompagnare continuamente i compagni. E il confronto con Berardi, uno che di solito sulla fascia fa venire il mal di testa agli avversari, è piuttosto curioso. Il capitano neroverde lascia il campo al 74′ senza essere riuscito a incidere. Kaiki, invece, ha già messo la firma sul risultato.
A Como Fabregas può fare a meno di Nico Paz e continuare a vincere. E se cominciano a fare la differenza anche i terzini, per gli avversari il pomeriggio rischia di diventare piuttosto lungo.
Belghali: settimana scorsa due assist, stavolta fa da solo
Sette giorni fa lo avevamo premiato per i due assist a Simeone. Contro il Monza Rafik Belghali decide che servire i compagni è bello, ma segnare personalmente deve essere ancora meglio. Il Torino è sull’1-1 quando il belga riceve da Gineitis, converge verso il centro e lascia partire un tiro a giro che batte Törnqvist. Gol del 2-1 e granata nuovamente avanti. Non contento, continua a spingere e partecipa anche all’azione del gol di Vlasic, con un traversone deviato che arriva sui piedi del croato. Il Torino di Abate centra la terza vittoria consecutiva e Belghali continua a essere una delle armi migliori della squadra. Due assist una settimana fa, un gol e una partecipazione al tris questa volta. Rafik, ma a questo punto perché non fai direttamente tutto tu?
Ellertsson: il gol dell’ex. E che gol!
Il Genoa affronta il Venezia, reduce dalla prima vittoria stagionale, e trova un protagonista che la Laguna la conosce piuttosto bene. Mikael Ellertsson, tre stagioni con la maglia arancioneroverde, decide di fare uno scherzetto alla sua ex squadra. Al 25′ prende la mira dalla distanza e lascia partire un sinistro violentissimo che si infila all’incrocio dei pali. Un gol bellissimo, che vale il secondo successo consecutivo del Genoa e regala a De Rossi altri tre punti fondamentali. I rossoblù soffrono nella ripresa, Bijlow deve intervenire per salvare il risultato e il Venezia prova in tutti i modi a pareggiare. Ma il gol dell’islandese basta. Tre stagioni in Laguna, poi basta un sinistro da fuori area per rovinare il pomeriggio alla sua vecchia squadra. Mikael, almeno potevi evitare l’incrocio dei pali. Già segnare contro gli ex compagni non è il massimo della delicatezza. Farlo in quel modo è proprio voler esagerare.
Taylor: Kenneth, il primo posto ti dona
La Lazio di Gattuso continua a correre, ma contro il Parma per un tempo non riesce a trovare il gol. Ci pensa Kenneth Taylor a rompere l’equilibrio. Al 50′ il pallone di Belahyane viene deviato dalla difesa e l’olandese si inserisce con i tempi giusti. Sinistro preciso, Corvi battuto e Olimpico in festa. Un gol che mancava da marzo, dopo tredici partite senza segnare. La Lazio acquista fiducia, raddoppia poco dopo grazie all’autorete di Diego Carlos e conquista altri tre punti. Ventidue punti in otto giornate, miglior partenza della storia biancoceleste. Taylor segna, Gattuso ringhia e la Lazio continua a guardare tutti dall’alto insieme all’Inter. Kenneth, quale occasione migliore per tornare a segnare? La Lazio corre verso la vetta, il suo centrocampista ritrova la porta. E dalle parti dell’Olimpico, al momento, non sembrano esserci molti motivi per lamentarsi.
Casale: a Cagliari ci pensa il difensore
Il Bologna cerca una vittoria per allontanarsi dalle ultime posizioni, ma a Cagliari il primo tempo finisce senza gol. Palladino ha bisogno di una giocata e a trovarla è Nicolò Casale. Al 57′ Miranda batte un calcio d’angolo dalla sinistra, il difensore salta più in alto di tutti e schiaccia il pallone nell’angolo. Caprile non può arrivarci e il Bologna passa in vantaggio. Casale continua poi a guidare la difesa rossoblù, lasciando pochissime occasioni a un Cagliari che nelle prime giornate aveva fatto parlare di sé soprattutto per i gol di Maldini. Gol e porta inviolata. Il Bologna porta a casa tre punti che servivano disperatamente e Palladino può finalmente sorridere. Per una domenica, a fare il bomber ci pensa Casale.
Vlasic: il Torino ingrana la terza. Nikola mette la firma
Il Torino vince ancora, la terza partita consecutiva, e Nikola Vlasic trova finalmente il primo gol del suo campionato. Contro il Monza Belghali ha appena riportato avanti i granata, ma Abate vuole chiudere la partita. Al 72′ arriva un pallone dalla destra, il croato si fa trovare pronto in area e lo scaraventa sotto la traversa. Tre a uno. Il Monza accorcia nel recupero grazie a un’autorete di Patterson, ma ormai i tre punti sono in cassaforte. Vlasic accompagna le azioni, lavora per la squadra e trova un gol che mancava. Il Torino, intanto, continua a salire. Terza vittoria consecutiva e primo gol stagionale per il croato. Fino a qualche settimana fa Abate doveva preoccuparsi soprattutto di non perdere, adesso comincia a vincere con una certa regolarità. E Vlasic, che finora aveva lasciato il lavoro sporco e i gol agli altri, decide finalmente di partecipare anche alla festa. Nikola, meglio tardi che mai. Il Toro aveva cominciato a correre, mancava soltanto la tua firma.
I flop della giornata: Allegri perde la giacca, Diego Carlos fa autogol e la Fiorentina si fa male da sola
Ederson: meno di mezzo minuto per combinare il pasticcio
Atalanta-Frosinone comincia e Ederson decide di lasciare subito il proprio biglietto da visita. Peccato che lo consegni alla persona sbagliata. Dopo meno di mezzo minuto il brasiliano perde malamente il pallone in fase di costruzione e lo regala a Schmid. L’austriaco ringrazia, si presenta davanti a Carnesecchi e porta avanti il Frosinone. Nemmeno il tempo di sistemarsi sul divano. Ederson prova a rimediare. Al 33′ si presenta dal dischetto e trasforma il rigore del 2-2, mostrando anche una bella dose di sangue freddo. Il problema è che segnare non cancella automaticamente quello che hai combinato prima. L’Atalanta realizza quattro gol, ne subisce altrettanti e rimane con un solo punto. Il brasiliano finisce a metà strada tra Top e Flop, ma regalare un gol dopo pochi secondi è un’impresa difficile da ignorare. Ederson, il riscaldamento era finito. Qualcuno avrebbe dovuto avvisarti.
Allegri: Max, la giacca non può risolvere tutti i problemi
Il Napoli è avanti 2-0 contro la Roma. Poi si fa rimontare, torna avanti 3-2 grazie a McTominay e all’89’ incassa un’altra volta il pareggio. Massimiliano Allegri non la prende benissimo. Protesta, viene espulso e torna a togliersi la giacca. Ormai un grande classico. Questa volta, almeno, evita di lanciarla. Ma davvero possiamo continuare a parlare soltanto della giacca? Il Napoli ha segnato tre gol in casa e non ha vinto. Ha perso due volte il vantaggio e si è fatto rimontare da un difensore entrato dalla panchina che ha realizzato una doppietta. E non è nemmeno un episodio isolato. La settimana scorsa gli azzurri avevano perso contro un Venezia che fino a quel momento non aveva conquistato un punto. Allegri ha una squadra costruita per stare ai vertici, con giocatori di livello internazionale, eppure continua a perdere terreno. Poi certo, c’è l’arbitro, c’è il quarto uomo, c’è il contatto tra Beukema e Balerdi. Tutto quello che vogliamo. Ma Max, prima di toglierti la giacca, forse sarebbe il caso di capire perché la tua squadra continua a buttare via punti. Perché il campionato non si vince a colpi di sceneggiate.
Valdepeñas: novanta minuti di sacrifici, cinque secondi di follia
La Fiorentina sta per compiere l’impresa a San Siro. David De Gea ha parato praticamente tutto, Jimenez ha portato avanti i viola e l’Inter sembra avviata verso la prima sconfitta in campionato. Poi Thuram pareggia al 91′. E quando ormai il punto sembra comunque alla portata, Víctor Valdepeñas decide di regalare ai nerazzurri l’occasione per vincere. Minuto 95, cross di Akanji e il difensore viola trattiene Thuram in area. Rigore. Zielinski va sul dischetto, segna e l’Inter completa la rimonta. Novanta minuti passati a resistere alla capolista, vanificati da una trattenuta evitabilissima. Il difensore perde il riferimento del pallone e pensa soltanto a fermare l’attaccante.
Valdepeñas, ma proprio adesso? De Gea aveva fatto gli straordinari per portare a casa almeno un punto. E alla fine deve arrendersi per un fallo che si poteva tranquillamente evitare. La Fiorentina torna a casa con zero punti e un rimpianto grande quanto San Siro.
Diego Carlos: il Parma non segna? Ci pensa lui. Nella porta sbagliata
Una settimana fa era finito tra i Flop dopo la sconfitta contro il Torino. Evidentemente Diego Carlos ci ha preso gusto, perché contro la Lazio riesce a fare anche peggio. Il Parma regge per un tempo, poi Taylor trova il vantaggio e i ducali cominciano a perdere lucidità. Al 58′ arriva l’azione che chiude praticamente la partita. Errore in costruzione del Parma, Nuno Tavares recupera e mette il pallone in mezzo. Diego Carlos prova ad anticipare tutti in spaccata e finisce per infilare la palla alle spalle del proprio portiere. Autogol, 2-0 Lazio e Parma che si ritrova a inseguire anche sé stesso. Certo, la responsabilità dell’azione è condivisa con chi perde il pallone, ma il brasiliano completa il disastro. Nel finale Lontani accorcia, troppo tardi per riaprire la partita. Diego Carlos, due presenze consecutive nei nostri Flop. La prossima volta, magari, proviamo almeno a segnare nella porta giusta.
Gonçalo Ramos: quasi 80 milioni di motivi per preoccuparsi
Una settimana fa lo avevamo premiato per il ritorno al gol contro l’Atalanta. Stavolta, però, Gonçalo Ramos deve tornare dalla parte dei bocciati. E comincia a essere un problema.
Contro l’Udinese il Milan vince 2-0, Pulisic segna, Hutchinson si sblocca e il portoghese rimane ancora a secco. Ci prova, questo va riconosciuto. Nella ripresa trova prima una conclusione alta di poco, poi Okoye gli nega il gol con una parata straordinaria e devia il pallone sulla traversa. Poco dopo un altro tentativo finisce fuori. Ma il centravanti del Milan, acquistato per un’operazione valutata intorno ai 75 milioni di euro, deve fare molto di più. Ramos fatica a trovare continuità, non riesce a trasformare le occasioni e spesso sembra muoversi poco rispetto a quello che richiede il gioco di Amorim.
Il Milan vince anche senza i gol del suo numero 9. Bello, certo. Ma fino a quando? Gonçalo, non possiamo continuare a premiarti soltanto perché ogni tanto ritrovi la porta. Quando spendi certe cifre, i gol devono diventare un’abitudine. E per il momento non lo sono affatto.
Davis: Modric batte, Pulisic segna. Ma Keinan dov’era?
Minuto sei di Udinese-Milan. Luka Modric guadagna una punizione, vede Pulisic partire e decide di batterla immediatamente. L’americano scappa alle spalle della difesa e segna lo 0-1. Tutto molto bello per il Milan. Decisamente meno per Keinan Davis, che non si mette davanti al pallone e permette al croato di giocarlo velocemente.
Va bene la classe di Modric, va bene l’intelligenza di Pulisic, ma quando un avversario si prepara a battere una punizione così vicino alla propria area, forse bisognerebbe prestare un minimo di attenzione. Davis prova poi a rendersi pericoloso in attacco, ma nel finale spreca anche una buona occasione centrando Maignan.
Keinan, la prossima volta magari prova a metterti davanti al pallone. Perché Modric avrà pure quarant’anni, ma il cervello continua a viaggiare molto più veloce di quello degli avversari.
Gaspar: profondo rosso
Il Lecce perde 2-0 contro la Juventus e Kialonda Gaspar decide di aggiungere una bella dose di nervosismo a una domenica già complicata.
Al 76′ si prende il primo cartellino giallo per una trattenuta su Woltemade, poi nel recupero protesta troppo vivacemente contro Maresca e arriva il secondo. Espulsione. Al 94′, quando la partita è praticamente finita. Di Francesco deve già fare i conti con una sconfitta e si ritrova anche un difensore squalificato per il prossimo turno. Il tutto per delle proteste che, francamente, non avrebbero cambiato il risultato.
Una settimana fa Gaspar era finito tra i Top per il gol e la prestazione contro l’Udinese. Stavolta cambia completamente reparto nella nostra rubrica. Diciamo che farsi cacciare quando sei già sotto di due gol e manca pochissimo alla fine è un capolavoro al contrario.
Berardi: Mimmo, stavamo giocando?
Il Sassuolo va a Como e Domenico Berardi dovrebbe essere uno degli uomini in grado di mettere in difficoltà la squadra di Fabregas. Dovrebbe, appunto. Perché il capitano neroverde passa buona parte del pomeriggio lontano dalle zone che contano. Pochi spunti, poche occasioni e soprattutto un errore che contribuisce al secondo gol dei padroni di casa. Berardi perde il pallone, il Como riparte e poco dopo Douvikas completa la propria doppietta. Aquilani prova a cambiare qualcosa, ma la partita ormai è compromessa. Al 74′ anche Mimmo lascia il campo. Da un giocatore della sua esperienza e della sua qualità ci si aspetta molto di più, soprattutto quando il Sassuolo ha bisogno di qualcuno che si prenda delle responsabilità.
Berardi, il talento non si discute. Ma a Como, fino alla sostituzione al 74′, è rimasto praticamente inutilizzato. E senza il suo capitano il Sassuolo diventa una squadra decisamente più prevedibile.
Pellegrino: cercasi centravanti a Firenze. Ancora
La Fiorentina sfiora l’impresa contro l’Inter, ma tra le tante cose che non funzionano nella squadra viola ce n’è una che continua a ripetersi. Mateo Pellegrino fatica tremendamente a rendersi pericoloso. Contro i nerazzurri passa buona parte della partita spalle alla porta, prova a proteggere qualche pallone e cerca di dare una mano ai compagni. Almeno una conclusione riesce a trovarla, ma Bisseck la mura. Il problema è tutto quello che manca dalle parti di Provedel. Un centravanti che gioca contro la capolista e non costringe praticamente mai il portiere avversario a sporcarsi i guanti. La Fiorentina riesce perfino ad andare in vantaggio con Jimenez. Pellegrino, invece, continua a lottare lontano dalla porta e quando Vanoli decide di sostituirlo con Beto, nel finale, il tabellino è ancora fermo a zero.
La Fiorentina ha segnato, ha sfiorato una vittoria incredibile e alla fine ha perso. Ma mentre De Gea faceva gli straordinari dall’altra parte, Pellegrino non è riuscito a dare una sola vera preoccupazione a Provedel. Giocare spalle alla porta va benissimo. Ogni tanto, però, bisognerebbe anche girarsi.
Kristensen: otto gol a Bergamo. La difesa non era invitata
Atalanta-Frosinone finisce 4-4 e ci sarebbe quasi da chiedersi se i difensori abbiano partecipato alla partita oppure abbiano deciso di concedersi un pomeriggio di libertà. Thomas Kristensen non fa eccezione, anche se il pasticcio iniziale di Ederson e gli altri errori individuali non possono essere scaricati tutti sulle sue spalle. Il Frosinone trova continuamente spazio per attaccare e la difesa dell’Atalanta fatica a tenere insieme le distanze. Schmid si inserisce due volte e segna, Calò trova il 3-3 dalla distanza e Terzic completa la rimonta quando i nerazzurri pensavano di averla finalmente chiusa.
Kristensen prova a tenere insieme il reparto, ma con l’Atalanta avanti 4-3 la linea difensiva continua a concedere troppo. Da uno dei centrali più esperti in campo ci si aspetterebbe anche la capacità di mettere ordine quando la partita diventa una specie di flipper. Certo, non c’è una papera clamorosa da attribuirgli. Ma quattro gol subiti in casa e l’ennesimo vantaggio buttato via impongono qualche riflessione anche a chi dovrebbe guidare la retroguardia. A Bergamo lo spettacolo non è mancato. I difensori, a quanto pare, avevano comprato il biglietto in tribuna.
Cittadini: il rigore che rimette in corsa l’Atalanta
Il Frosinone parte fortissimo a Bergamo, segna con Schmid dopo pochi secondi e torna avanti 2-1 dopo il momentaneo pareggio di Krstovic. Sembra una giornata perfetta. Poi Giorgio Cittadini decide di complicare le cose.
Alla mezz’ora allarga il braccio mentre De Ketelaere prova a colpire di testa e concede il rigore per l’Atalanta. Ederson va sul dischetto, trasforma e rimette la partita sul 2-2. Il difensore ciociaro prova a rimettersi in carreggiata, ma fatica soprattutto quando i nerazzurri attaccano con più uomini. Era già stato sorpreso da Krstovic sul gol dell’1-1, perdendo l’attaccante sul pallone di De Ketelaere. Due errori che permettono all’Atalanta di rimontare due volte.
Cittadini lascia il campo nella ripresa, quando la squadra di Alvini è ancora sotto 4-3. Poi arriverà il pareggio di Terzic. Due volte in vantaggio, due volte raggiunti. E in entrambe le occasioni Cittadini ci mette lo zampino. Il Frosinone riesce comunque a portare a casa un punto, ma Giorgio, stavolta non è proprio il caso di presentarsi a Bergamo per chiedere gli applausi.
Maldini: Daniel, magia finita anche per te?
Quattro reti consecutive, il Cagliari dei miracoli e un ragazzo che sembrava finalmente essersi preso la scena. Poi, improvvisamente, Daniel Maldini si ferma. Contro il Bologna l’ex Milan gioca una partita nella quale fatica a trovare gli spazi, riceve pochi palloni utili e soprattutto non riesce mai a creare un vero pericolo. Pisacane prova a cambiare qualcosa, ma al 67′ decide di richiamarlo in panchina. Al suo posto entra Kevin Carlos, quando il Bologna ha appena trovato il vantaggio con Casale. Il Cagliari perde 2-0 e incassa la seconda sconfitta consecutiva. Dopo i quattro gol di Monza, ne arrivano altri due in casa.
Daniel, nessuno pretende un gol ogni domenica. Ma quando ti abitui a segnare sempre e poi sparisci proprio nel momento in cui la squadra ha bisogno di te, qualche domanda viene spontanea. Sei gol subiti e nessuno segnato nelle ultime due giornate. Il Cagliari che faceva paura a tutti sembra essersi dimenticato come si fa. E Maldini, che fino a due settimane fa trasformava praticamente ogni pallone in una buona notizia, adesso fatica perfino a trovare un’occasione. Daniel, che fine ha fatto quella magia? Perché a Cagliari ne avrebbero un disperato bisogno.
Bowie: a Como il gol era fuori programma
Il Sassuolo va a Como con l’ambizione di mettere in difficoltà una squadra che sta sorprendendo tutti. Davanti c’è Kieron Bowie, chiamato a tenere impegnata la difesa di Fabregas.
Lo scozzese lotta, prova a proteggere il pallone e cerca di offrire una soluzione ai compagni. Ma quando si tratta di rendersi realmente pericoloso, dalle parti di Butez arriva davvero poco. E il confronto con Douvikas è piuttosto impietoso. Il greco colpisce un legno, trova Turati pronto in più occasioni e nella ripresa segna due gol. Bowie, dall’altra parte, passa novanta minuti a cercare un pallone buono senza mai riuscire a mettere davvero in difficoltà i centrali lariani. Nemmeno quando Fabregas cambia uomini all’intervallo.
Il Sassuolo ha bisogno anche dei gol dei propri attaccanti, soprattutto quando Berardi non gira. E Bowie, stavolta, ha fatto soprattutto una cosa: guardare il collega dell’altra squadra spiegargli come si fa.
Foe Ondoa: una settimana da re, quella dopo da comparsa
Sette giorni fa lo avevamo celebrato tra i Top. Vent’anni, origini camerunesi, un’esperienza in Portogallo e una scalata nelle gerarchie del Monza che aveva convinto Juric a preferirlo persino a Folorunsho. Contro il Cagliari Manga Foe Ondoa aveva giocato una partita straordinaria, con tanto di assist per Varela.
A Torino, invece, sembra un altro giocatore. Al 39′ perde un pallone sanguinoso in mezzo al campo e il Torino ne approfitta per costruire l’azione del vantaggio di Fitz-Jim. Un errore che compromette una partita fino a quel momento equilibrata. Il Monza riesce anche a pareggiare con Varela, ma nella ripresa Foe Ondoa continua a faticare. Juric lo sostituisce al 63′ con Folorunsho. Proprio lui, l’uomo che una settimana prima aveva scavalcato nelle gerarchie.
Dal Top al Flop in sette giorni. E il bello, o forse il brutto per Foe Ondoa, è che la panchina gliela restituisce proprio il compagno al quale aveva sottratto il posto. Una settimana fa Folorunsho guardava Foe Ondoa giocare, stavolta succede esattamente il contrario. Occhio. Perché nel calcio le gerarchie cambiano in fretta. E qualche volta basta un passaggio sbagliato per tornare al punto di partenza.