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Quant’è labile la memoria degli italiani. Ricordate quella volta di Umberto Bossi…?

30 October 2026 at 05:29

Quando la realtà diventa troppo dolorosa e traumatica, e quella contemporanea non è certo Il paese dei campanelli, la memoria labile è un’ottima difesa contro il burnout emotivo. E’ un fenomeno talmente diffuso che non ce ne rendiamo neppure conto. Ricordate, per esempio, quando…

… venne scoperto un nuovo ceppo del virus Hiv, l’Hiv7, che non ti uccideva, ma ti faceva diventare deputato del Ccd?

… alcuni scienziati clonarono una pecora a Edimburgo e ai giornalisti che gli chiedevano perché risposero: “Ci sentivamo soli”?

… il banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia, che finì al centro dell’inchiesta Tangentopoli 2, aveva 5 bypass attraverso i quali, secondo gli inquirenti, astutamente portava i suoi miliardi all’estero?

… l’altro protagonista della vicenda, l’ex amministratore delle ferrovie Lorenzo Necci, in carcere rifiutò di mangiare un pasto preparato apposta per lui perché temeva di essere avvelenato, però mangiò subito tutto quando gli assicurarono che non era cibo FS?

… sotto la gestione di Necci aumentò non solo il deficit delle ferrovie ma anche la confusione, tanto che un giorno, alla stazione di Bologna, l’Intercity delle 9 e 30 arrivò sul binario 5 da entrambe le direzioni?

… si scoprì che la Dichiarazione d’Indipendenza della Padania scritta da Umberto Bossi era copiata da quella del Québec, discostandosene nella parte che recita “Quando nel corso degli eventi umani”, che era copiata dalla Dichiarazione d’Indipendenza americana, e nella parte che comincia con “E così Sally può attendere”, che invece era presa pari pari da una canzone degli Oasis?

… papa Woytila fu sottoposto a un’operazione chirurgica al Gemelli, dove gli tolsero l’appendice e gliela sostituirono con un’appendice artificiale?

… la Cassazione assolse un muratore di Palermo che in un raptus gelosia aveva preso a sberle la moglie, creando un precedente preoccupante perché da allora per picchiare una donna in santa pace bisogna pure sposarla?

… fece scandalo la foto scattata da Oliviero Toscani per un manifesto Benetton in cui si vedeva un cavallo nero che stava montando una cavalla bianca e il motivo dello scandalo era che la cavalla bianca era una lesbica transessuale sieropositiva minorenne?

… in un’inchiesta sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza, Vanoni, uno dei manager sotto accusa, s’avvalse della facoltà di non rispondere e chiese invece di girare la ruota?

… in Norvegia fu ritrovata nel ghiaccio dopo quasi 10 anni una coppia di italiani scomparsa durante una vacanza e, scongelati, la loro prima domanda fu: “C’è ancora Berlusconi?”

E ricordate quando a Hollywood un bimbo di 6 anni fu sospeso da scuola perché giocava al dottore con una compagna di classe, mentre le norme dell’istituto vietavano agli alunni di praticare mastectomie? No? Che vi avevo detto?

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I dialoghi della Lollo e la Loren, il dimenticato Antonello Falqui

29 October 2026 at 05:53

Da più di un secolo i periodici Usa intrattengono i lettori con rubriche divertenti di aneddoti sui vip: li inventano agenzie che forniscono materiali ai columnist di gossip faceti. Nel caso sentiste il bisogno di ritrovare un po’ di buonumore in questi tempi cupi del cazzo con aneddoti gustosi redatti alla maniera americana, eccovi serviti.

Quando il film di Blake Edwards Colazione da Tiffany (1961) lanciò la moda del lungo bocchino nero facendolo sfoggiare alla sofisticata Holly Golightly, il personaggio bohémien interpretato da Audrey Hepburn, Franca Valeri, nei panni della Sora Cecioni, ironizzò: “Va benissimo, se proprio non riesci a diventare una suora”.

Fra i 18 passeggeri del primo volo Alitalia (era il 5 maggio 1947, l’aeromobile un trimotore Fiat G.12, la rotta Torino-Roma-Catania-Roma) c’era Carlo Dapporto, star del teatro di rivista. Atterrato a Ciampino, una giornalista gli chiese com’era andata. “Due ore di noia, interrotta da momenti di puro terrore”, le rispose Dapporto col suo sorriso da maliardo.

Un giovane esponente della pittura informale stava mostrando a Giorgio de Chirico una creazione materica. Poiché de Chirico non si sbilanciava in giudizi, quello gli chiese di darne almeno una valutazione economica: “Quanto potrebbero darmi, secondo Lei, Maestro?” E De Chirico: “Due anni”.

È nota la passione di Vittorio De Sica per i casinò. Un giorno, di ritorno da Montecarlo, incontrò Zavattini da Rosati: “Com’è andata?” gli domandò lo sceneggiatore. E De Sica, girando lentamente il cucchiaino nella tazzina dell’espresso: “Spero che Ranieri di Monaco abbia più fortuna coi miei soldi di me”.

Gina Lollobrigida e Sophia Loren furono le attrici preferite dai cineasti italiani degli anni ’50. “Quando sullo schermo ci sono loro, al pubblico non importano i dialoghi”, spiegò lo sceneggiatore Ettore Margadonna (Pane, amore e fantasia, 1953; Pane, amore e gelosia, 1954; Pane, amore e…, 1955).

Dimenticato dalla Rai, il regista Antonello Falqui, autore di varietà di enorme successo (Il Musichiere, Canzonissima, Studio Uno), commentava: “Oggi la tv italiana è piena di geni. Se solo ci fosse un po’ di talento!”

Il produttore Goffredo Lombardo (Rocco e i suoi fratelli, Il Gattopardo) aveva una villa al Circeo dove portava con sé il suo alano, che aveva chiamato Alain Delon. Un’estate, quel burlone di Walter Chiari inviò una cartolina a Lombardo indirizzandola a “Alain Delon, c/o Lombardo”. Il postino la mostrò subito a suo cugino, agente immobiliare, che fiutato l’affare si precipitò a villa Lombardo chiedendo di Alain Delon: “Devo vederlo assolutamente!” Il maggiordomo rispose con sussiego: “Glielo chiamo subito. È nella sua cuccia”.

Carlo Giuffrè, vedendo che il suo gatto poltriva in giardino mentre intorno a lui alcuni topolini correvano indisturbati, pensò di risolvere il problema comprando una trappola per topi. “La prima vittima fu il gatto”, raccontava divertito. E proseguiva: “L’altro giorno il figlio di un mio vicino si presenta al cancello vestito da apache e mi chiede se può avere indietro la sua freccia. ‘Certo, Luigino’, gli dico. ‘Dov’è finita?’ E lui: ‘È infilata nel gatto'”.

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La Siae cerca di sopravvivere al progresso tecnologico: la battaglia mi sembra già persa

28 October 2026 at 05:11

Gli eredi di Elvis Presley contro Anthropic: “Ha usato 274 canzoni per addestrare IA” (Ansa, 26.10)

Un amico compositore mi informa, piuttosto incazzato, che la Siae adesso accetta il deposito di brani musicali realizzati con l’IA tramite un prompt: “Purché vi sia un contributo creativo umano riconoscibile. La Siae, però, non verifica questo requisito al momento del deposito: si affida alla dichiarazione dell’autore”. Gli dico che sono contro l’anacronismo del diritto d’autore e del copyright, leggi che la deriva iper-proprietaria ha reso assurde e il progresso tecnologico superate (l’IA viene addestrata su milioni di opere protette da copyright, spesso senza il consenso degli autori; per le aziende di IA trattasi di fair use, cioè di uso legittimo: la battaglia è in corso).

Premessa: mentre negli Usa prevale una concezione patrimoniale del copyright, che consente di vendere i diritti di sfruttamento commerciale di un’opera, il nostro diritto d’autore è informato dal criterio filosofico della personalità dell’autore (puoi cedere i diritti economici, ma quelli morali, come il riconoscimento della paternità dell’opera, restano tuoi). Queste leggi hanno vizi d’origine che da sempre legittimano la manomorta assurda di eredi e corporation, privando la comunità artistica della possibilità di rielaborare liberamente l’arte del passato, esplorare direzioni nuove e creare nuovi mercati finché quelle opere sono ancora culturalmente rilevanti.

La filosofia del nostro diritto d’autore deve molto all’estetica romantica: il Genio creatore assoluto, ispirato dalle Muse. Ma adesso sappiamo che ogni artista è figlio della propria epoca, così come la sua arte. E che l’arte è anche una questione di ricezione. Questo riguarda la sua produzione (il cubismo influenza seguaci e contestatori), il suo significato, che cambia nel tempo (lo dimostra Borges nel Pierre Menard, 1939) e persino la storia letteraria, perché ogni scrittore crea i propri precursori (ancora Borges, in Kafka e i suoi precursori, 1951).

L’artista eredita un patrimonio culturale collettivo, lo trasforma e lo restituisce alla collettività: Shakespeare e Mozart attingevano a piene mani anche dalle opere dei loro contemporanei, con una libertà che il copyright e il diritto d’autore gli avrebbero impedito. Reputo dunque anacronistici e controproducenti copyright e diritto d’autore, e ritengo che andrebbero radicalmente riformati (per tanti motivi che ho esaminato qui: t.ly/42GSI).

Il mio amico, che invece crede ancora nella bontà di quelle leggi, usa questo argomento contro la concorrenza di chi produce musica con l’IA: “Se uno stesso prompt genera musiche diverse, significa che chi lo scrive non determina le caratteristiche espressive del risultato. Chi chiede all’IA di comporre un brano jazz malinconico non decide la melodia, l’armonia, il ritmo o l’orchestrazione. Il legame autoriale fra il prompt e il prodotto musicale è talmente generico da essere irrilevante. Non più rilevante del girare un caleidoscopio per ottenere le sue meravigliose immagini colorate.

L’IA musicale è un caleidoscopio moderno. Contiene miliardi di vetrini colorati, ricavati dalla creatività musicale del passato e del presente che è stata utilizzata per addestrare le macchine. Chi gira il caleidoscopio sceglie quali immagini guardare, magari ne scarta cento prima di trovarne una che gli piace. Basta a farne l’autore?” Sì: anche la sola scelta può costituire un atto autoriale, vedi Duchamp. Perché scegliere un orinatoio può essere un atto autoriale e scegliere una composizione generata dall’IA non dovrebbe esserlo? Forse la Siae ha un problema più serio di questo.

L’IA renderà sempre meno indispensabile l’intermediazione delle società di gestione dei diritti, perché permette di produrre a costi irrisori quantità illimitate di musica, riducendo potenzialmente la domanda di opere del repertorio protetto. Vedo dunque nell’apertura della Siae alle opere generate con l’IA un tentativo di adattarsi a una trasformazione che minaccia la sua stessa ragion d’essere: la tecnologia sta erodendo le condizioni economiche che giustificavano storicamente il copyright e il diritto d’autore.

Nel 2024 la Siae ha esercitato l’opt-out per il proprio repertorio, opponendosi all’utilizzazione delle opere tutelate per l’addestramento dell’IA. Interessante: la Siae da una parte cerca di controllare l’impiego delle opere nell’addestramento, dall’altra ammette il deposito di opere realizzate con l’ausilio dell’IA. Le due posizioni sono giuridicamente compatibili, ma rivelano una tensione fra difesa del repertorio esistente e integrazione delle nuove tecnologie: la Siae cerca di sopravvivere al progresso tecnologico incorporandolo nel sistema proprietario che quel progresso sta mettendo in crisi. La battaglia mi sembra già persa. Un’IA capace di generare nuove opere a costo irrisorio renderà superflui il copyright e il diritto d’autore, anche se continueranno a esistere formalmente. Andrà impedito, a quel punto, che il monopolio sulle opere sia sostituito da quello delle aziende che controllano le tecnologie per produrle.

L’altro giorno Art Spiegelman (Maus) ha confessato di aver utilizzato l’IA per uno sticker da applicare sulla nuova copertina di un suo vecchio fumetto. Voleva ottenere l’effetto di un’incisione antica, ma “non avevo voglia di disegnarla”. Ed ecco definitivamente sdoganata (d’autorità: bel paradosso) la pratica immonda.

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Da Ippocrate al bosone di Higgs, passando per il sesso dei galli: le curiosità che non sapevate

27 October 2026 at 06:19

In tempi come gli attuali – confusionari, tendenziosi e bluffisti – un po’ d’erudizione non guasta. Per esempio non tutti sanno che fu Ippocrate, medico e filosofo dell’antica Grecia, universalmente riconosciuto come il padre della medicina scientifica, a introdurre il concetto storico di malattia, l’idea cioè che le malattie hanno un corso, dai primi accenni al climax o crisi, e quindi alla risoluzione, lieta o fatale. Questo non significa che ogni raffreddore è un film di Spielberg, ma ci siamo capiti. E forse non tutti sanno che…

…gli esseri umani primordiali hanno imparato ad accendere il fuoco 790.000 anni fa. Prima incendiavano le cose per sbaglio. Chi non ci riusciva diventava critico gastronomico. Il mese dopo fu inventata la bolletta per il riscaldamento condominiale. Poi sono arrivati la ruota, l’agricoltura, la scrittura e quelli che al barbecue ti spiegano come si fa. Credete che il progresso abbia rovinato la vita naturale? Provate a farvi una sega al freddo.

…i bulli raggiungono il loro apice in seconda media: spaventano i compagni, umiliano i più deboli, gli estorcono la merenda. Poi crescono, si iscrivono a Economia e Commercio e imparano a chiamarla leadership.

…i neonati riscaldati nelle incubatrici hanno meno probabilità di soffrire di depressione da adulti, ma quelli cresciuti al freddo diventano più spesso cantanti blues. Ho chiesto a mia madre se mi avesse messo nell’incubatrice. “No, ti abbiamo lasciato vicino al termosifone”.

…i maschi di coleottero della farina che hanno rapporti sessuali tra loro possono, depositando gocce di sperma sul partner, fecondare le femmine con cui questo si accoppierà in seguito. E’ il motivo per cui almeno un figlio di Mike Jagger è di David Bowie.

…i galli che hanno fatto sesso di recente fanno più chiasso all’alba. Quelli che non hanno combinato niente, invece, cantano Marco Masini.

…quando i fisici scoprirono il bosone di Higgs nel 2012, Higgs dichiarò: “È molto bello avere ragione qualche volta. Una particella mi dà ragione, tutta la comunità scientifica mi dà ragione, ma mia moglie? Mai!”

…i neurologi hanno scoperto che nel cervello di molte persone è presente un neurone specificamente deputato a riconoscere Taylor Swift. Spotify sta già studiando come farlo pagare in abbonamento. Si è sviluppato per consentire agli uomini di riconoscere la donna per cui la fidanzata li lascerà. Infatti è lo stesso neurone che ti fa credere di avere ancora qualche possibilità con le ventenni. Si attiva anche quando tua moglie dice: “Dobbiamo parlare”. Dopo questo successo, i neurologi stanno cercando il neurone che nella sala d’aspetto di un dentista riconosce la donna che ti si farebbe.

…studiando una stalagmite nella grotta di Wangxiang, gli scienziati cinesi hanno collegato la caduta delle dinastie Ming, Tang e Yuan a una variazione delle precipitazioni. Vi sembra strano? Per la caduta di un governo italiano bastò un mojito.

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Appena scoprì che la moglie lo tradiva, Clifford Dibdin andò a scegliere una rivoltella che facesse al caso suo

25 October 2026 at 06:22

Da un racconto apocrifo di Horace Walpole. Appena scoprì che la moglie lo tradiva, Clifford Dibdin si recò da Blackmore, in St. James Street, a scegliere una rivoltella che facesse al caso suo. “Ucciderò prima lei, poi l’amante e poi me stesso”. Già si figurava i tre cadaveri insanguinati, i crani bucati con le cervella sul tappeto, il chiasso, la turba degli sfaccendati, l’autopsia. Con l’acredine dell’uomo offeso, s’immaginava l’orrore dei parenti e della gente, l’agonia della fedifraga e dell’amante, i titoli delle gazzette a lettere cubitali.

Il commesso del negozio, piccolo e storto e con un occhio solo, gli mostrava delle rivoltelle e, sorridendo rispettosamente, diceva: “Le consiglierei questa splendida Smith & Wesson, milord. Colpisce a 600 passi. Ha lo scatto forte e sicuro e passa da parte a parte moglie e amante. Per quanto riguarda il suicidio, poi, non conosco miglior sistema. Ne vendiamo ogni giorno una decina. Richiamo la sua attenzione sulla finezza delle guarnizioni”.

“Che venditore eccezionale!” pensò Dibdin. “Diresti quasi che si tirerebbe volentieri una palla in fronte, se possedesse una rivoltella come quella”. Quindi gli chiese: “Quanto costa?” “6 sterline, milord”. “Uhm. Troppo cara”. “In tal caso, milord, le mostrerò un altro modello. Abbiamo un vasto assortimento di pistole per tutte le tasche. Questa Webley, per esempio. Costa solo due sterline, ma…” il commesso fece una smorfia di disprezzo “…è un modello già vecchio. Lo comprano solo poeti, proletari e psicopatici. Che spesso coincidono. Uccidere la moglie con una Webley è reputato un segno di cattivo gusto. Il bon-ton riconosce solo la Smith & Wesson”.

“Non devo né uccidere, né uccidermi” mentì accigliato Dibdin. “La compero per la casa di campagna, per far paura ai ladri…” “Per far paura ai ladri” disse il commesso “la Webley non serve perché ha uno sparo leggero e sordo. Le proporrei invece un revolver Tranter, molto apprezzato da ufficiali e poliziotti. Costa solo tre sterline. Oppure una Adams a doppia azione. Una pressione del grilletto arma il cane e lo rilascia, facendo partire il colpo”. Il commesso, girandosi e rigirandosi con grazia senza cessare di ciarlare, gli mostrò un mucchio di rivoltelle. Con maggior compiacenza e maggior suggestione, però, guardava la Smith & Wesson.

Dibdin la prese in mano e si mise a fissarla, immerso nei suoi pensieri. Immaginò le teste spappolate, il sangue che scorreva a fiumi sul tappeto, la traditrice morente che agitava le gambe nelle contrazioni pre-agoniche. Ma per la sua anima indignata questo era troppo poco. Bisognava pensare a qualcosa di più spaventoso. “Ammazzerò lui e poi me, ma lei la lascerò vivere”, pensò. “Voglio che si consumi per il rimorso e per il disprezzo della gente. Per una natura nervosa come la sua sarà molto più terribile della morte…”

Immaginò quindi il proprio funerale. Si vide disteso sul cataletto con un ironico sorriso sulle labbra. Vide lei, pallida, tormentata dai rimorsi, che seguiva la bara come Niobe senza potersi sottrarre agli sguardi di disprezzo della folla indignata. “Mi accorgo, milord, che le piace questa Smith & Wesson” disse il commesso interrompendo le sue fantasticherie. “Se le sembra cara, mi permetta: la ribasserò di 10 scellini. Consideri le tariffe doganali: aumentano ogni ora! Oggi certe armi possono acquistarle solo i ricchi. Ai poveri sono rimaste le copie che fabbricano in Belgio e che i rigattieri vendono a 15 scellini. Dio ce ne scampi! Chi spara alla moglie con una rivoltella belga rischia di colpirsi le scapole!”.

Dibdin cominciò a sentirsi a disagio al pensiero che sarebbe morto senza vedere i tormenti dell’infedele. La vendetta è piacevole quando c’è la possibilità di vederne gli effetti. “No, farò così: ucciderò lui, andrò al suo funerale e dopo mi ucciderò…” Ma lo avrebbero arrestato prima dei funerali, togliendogli l’arma. “Allora ucciderò lui, mi arresteranno, e io svelerò alle autorità e alla società la bassezza della condotta di mia moglie. Se mi uccido, lei falsa com’è potrebbe accusarmi, la società giustificherebbe la sua condotta e io diventerei lo zimbello di tutti. Se rimango vivo, finirò in tribunale, ma lei dovrà figurare in qualità di teste. Immagino la sua confusione, la sua vergogna quando la interrogherà il mio difensore! Le simpatie dei giudici, del pubblico e della stampa saranno certo dalla mia parte…”.

Intanto il commesso continuava a cicalare: “Tutte queste marche impallidiscono di fronte alla Smith & Wesson. Giorni fa, probabilmente l’ha letto sui giornali, un ufficiale ha comprato da noi una rivoltella come quella che lei ha in mano. Sparò contro l’amante della moglie: la palla lo passò da parte a parte, forò una lampada di bronzo, scheggiò il pianoforte e, di rimbalzo, contuse la consorte. Un effetto splendido che fa onore alla nostra ditta. Ora l’ufficiale è in carcere, lo condanneranno senz’altro ai lavori forzati: i tribunali sono sempre dalla parte dell’amante. E sa perché? È molto semplice, milord: anche i giudici, i giurati, il procuratore generale e gli stessi difensori vanno a letto con le mogli altrui. Il nostro commercio peggiora di anno in anno perché i mariti si rassegnano alla loro condizione di cornuti, temendo il tribunale e i lavori forzati!”.

“Se andrò ai lavori forzati mia moglie potrà risposarsi. Trionferà!” rifletté Dibdin. “Farò così: lascerò viva lei, io non mi ucciderò e… non ucciderò neanche lui. Ci vuole qualcosa di più sensato, di più moderno. Li bollerò col mio disprezzo e solleverò uno scandalo con la causa di divorzio!” Il commesso tolse da una scansia una nuova dozzina di rivoltelle: “Richiamo la sua attenzione, milord, sul meccanismo del castello di questa Colt… “.

A Dibdin, dopo la sua risoluzione, un revolver non era più necessario, ma non voleva deludere il commesso che aveva faticato davanti a lui, si era entusiasmato, aveva sorriso, aveva perduto il suo tempo… Sentì insomma la necessità di comprare qualcosa. Ma cosa? Scrutò gli scaffali del negozio cercando un articolo a buon mercato. Pagò infine due scellini e uscì dal negozio con in mano un richiamo per cuculi, tutto soddisfatto.

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La memoria prodigiosa dei pesci rossi ci batte: qualche esempio che sicuramente non ricordate

23 October 2026 at 06:40

La vulgata secondo cui i pesci rossi avrebbero una memoria di soli tre secondi è ovviamente falsa. Studi scientifici dimostrano infatti che i pesci rossi possiedono una ragguardevole memoria a lungo termine, potendo ricordare cibi, suoni, colori e percorsi anche per mesi. Quindi piantatela di fargli le boccacce davanti alla boccia per divertirvi a spaventarli: se ne ricorderanno; e pochi animali possono diventare feroci, se gli rompete i coglioni, come i pesci rossi.

Da piccolo ne avevamo uno cicciottello che mio babbo perculava chiamandolo Ollio. Una notte tutta la casa venne svegliata da un urlo disumano. Ci precipitiamo nella camera dei miei: indovinate chi aveva morso lo scroto di papà. Sono dei ninja! Per staccarlo non ci restò che farlo ridere leggendogli le conclusioni della prima Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro.

La verità è che dimenticano solo ciò che vogliono dimenticare, per esempio quando vi masturbate con una fettina di fegato kasher, alla Portnoy, e poi la mangiate cucinata alla veneziana da mammà: l’oblio è un meccanismo di difesa psicologica potente quasi quanto l’onanismo. Quando la realtà diventa troppo dolorosa e traumatica, e quella contemporanea non è certo un musical di Rodgers & Hart, la memoria labile è un’ottima difesa contro il burnout emotivo. E’ un fenomeno talmente diffuso che non ce ne rendiamo neppure conto. Ricordate, per esempio, quando…

… un gigantesco asteroide precipitò sulla Terra minacciando l’estinzione di ogni forma di vita, ma rimbalzò su Pavarotti e tornò indietro?

… alcuni scienziati americani scoprirono nello spazio una nuova forma di vita che poi però risultò essere una forma di vita già conosciuta, solo con un cappello più buffo?

… papa Ratzinger si suicidò dopo aver cambiato sesso?

… Lady Diana annunciò il suo divorzio da Mike Tyson?

… nel tentativo di aggiornare la propria immagine, la Walt Disney realizzò il suo primo film porno sadomaso gay e, in seguito a un incidente sul set, Topolino morì per soffocamento dentro il culo di Dick Van Dyke?

… alcuni scienziati scoprirono che in realtà la Sindone è una Polaroid?

… la Ferrari vinse finalmente il Campionato Mondiale Costruttori mettendo al posto dei pistoni Pantani?

… Leonardo Pieraccioni, reduce dal successo de Il ciclone, diresse una commedia scanzonata sull’omicidio del giudice Falcone?

…Eugenio Scalfari viveva con una creatura extraterrestre a 3 zampe lunga 8 cm che Scalfari chiamava Bebè? Che Bebè comunicava con Scalfari tramite segnali luminosi tipo lucciola in alfabeto Morse? E che, quando era in calore, Bebè emetteva un suono indistinguibile dalla sirena di mezzogiorno dell’Italsider?

E ricordate quando uscì l’autobiografia di papa Wojtyla che ripercorreva tutte le tappe salienti della sua vita intensa: operaio, attore dilettante, seminarista, spalla di Totò, sacerdote? No? Che vi avevo detto?

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