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Elezioni in Israele, ecco come le opposizioni e i partiti arabi possono già impedire a Netanyahu di rimanere premier

30 October 2026 at 10:16

Nell’attesa dell’inizio delle consultazioni tra il presidente della repubblica Herzog e i leader dei partiti israeliani per tentare di formare una coalizione di governo, il blocco di opposizione – guidato da Gadi Eisenkot – intende sfruttare i propri voti, assieme a quelli dei partiti arabi, per nominare un nuovo presidente della Knesset, il parlamento israeliano. L’incarico è attualmente ricoperto da Amir Ohana, esponente di spicco del Likud nonchè fedelissimo del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu. Ma con un cambio alla presidenza le opposizioni potrebbero avviare il processo per l’approvazione della legge che impedisce a un candidato primo ministro sotto processo di venire rieletto, oppure far nascere la tanto ostacolata commissione parlamentare d’inchiesta sul 7 ottobre. Clausola che escluderebbe definitivamente Benjamin Netanyahu.

A sostenere che questa sia la carta nascosta degli avversari di Netanyahu per assicurarsi subito una delle figure cardine delle istituzioni è l’emittente Channel 12. Secondo quanto riportato, non sarebbe stato ancora individuato un candidato condiviso, sebbene siano stati fatti i nomi di Oded Forer, deputato del partito della destra nazionalista Yisrael Beytenu, ed Elazar Stern, della lista Yashar. Stern, neo deputato di Yashar, ovvero il partito di Eisenkot che è arrivato secondo, con 48 seggi, dopo il Likud, ha più chance perché potrebbe trovare l’appoggio anche delle due liste arabe che, assieme, hanno raggiunto per la prima volta ben 19 seggi. Sommando gli scranni raggiunti dalle opposizioni, oltrepasserebbero dunque i 61 richiesti sia per formare il governo sia per eleggere un nuovo presidente della Knesset. Si tratta di due operazioni che, va sottolineato, sono disgiunte e possono seguire tempi diversi. Se questa mossa andasse in porto, potrebbe inoltre essere il banco di prova di un appoggio esterno delle liste arabe a un governo di minoranza del blocco per il Cambiamento.

La conseguenza principale sarebbe il controllo di una posizione istituzionale strategica anche in assenza di un nuovo governo o con un futuro governo guidato ancora dal Likud, leggasi Bibi Netanyahu. Qualora i parlamentari del blocco di Eisenkot e dei partiti arabi lo individuassero e quindi eleggessero, questo potrebbe, per esempio, proporre all’assemblea parlamentare una legge che vieta a un candidato primo ministro sotto processo (come Netanyahu) di venire eletto o rieletto. In ogni caso, la condizione sine qua non per eleggere il nuovo presidente della Knesset, anche se i partiti arabi rimanessero fuori dal governo, è la capacità di riunire un numero sufficiente di deputati attorno a un candidato comune. La sua funzione è paragonabile, per certi aspetti, a quella del presidente della Camera dei Deputati italiana, ma esistono differenze importanti, soprattutto per quanto riguarda la supplenza del capo dello Stato. Tra i suoi numerosi poteri c’è la decisione su quando discutere determinate questioni. Incide pertanto attivamente sull’agenda politica. Di conseguenza, se l’opposizione volesse portare rapidamente in Parlamento una questione politicamente imbarazzante per il governo, la presidenza può influire sui tempi e sulle modalità del dibattito.

Un ruolo che dal 2022 viene esercitato dal falco del Likud Amir Ohana. È stato colui che ha promosso nel 2023 la controversa riforma della Giustizia a vantaggio dell’esecutivo contro cui si scatenarono le piazze con manifestazioni durate mesi, prima che venisse sospesa. E Ohana fu anche uno dei principali artefici dell’approvazione della Legge fondamentale del 2018 che declassò l’arabo da lingua ufficiale a lingua con uno status speciale. Anche per questo i partiti arabi israeliani – forti dei loro 19 seggi – vorrebbero sostituirlo. E questa volta contribuirebbero con i propri seggi, dirimenti, a far sì che avvenga. Se non ci fossero ancora esclusioni a priori nei loro confronti da parte di membri di Yashar, che però è il primo partito del blocco del Cambiamento e pesa. Sarebbe però un’occasione positiva per chi sperava nell’apertura di una commissione d’inchiesta per investigare sulle falle negli organismi preposti alla sicurezza che hanno portato al 7 ottobre. Il presidente del Parlamento svolge infatti un ruolo concreto nell’istituzione di una commissione d’inchiesta.

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Gli Studenti sconfiggono Vucic e sperano nella svolta europea: il sogno di un Paese con istituzioni trasparenti e democratiche

26 October 2026 at 10:22

Ad Aleksandar Vucic non è bastato onorare il genocida Ratko Mladic con funerali di Stato per titillare il nazionalismo dei serbi, specialmente dei giovani che guardano all’Europa. Dopo 14 anni alla guida del Paese, il suo ultimo disperato tentativo per rimanere al potere facendosi eleggere di nuovo primo ministro dopo essersi dimesso anticipatamente dalla presidenza della Repubblica si è infranto contro il muro dell’aspirazione di oltre metà della popolazione di vivere e crescere in un Paese con istituzioni trasparenti e realmente democratiche in grado peraltro di far entrare il Paese nell’Unione europea.

La “Lista degli Studenti”, con a capo il cardiologo e docente universitario di Novi Sad Ilija Srdanović, ha costretto l’equilibrista conservatore neoliberale Vucic, da sempre vicino a Mosca e a Pechino anziché a Bruxelles, ad ammettere la sconfitta a seggi appena chiusi. L’enorme affluenza, anche tra gli espatriati, ai seggi aveva fatto comprendere a Vucic che il giochetto non gli era riuscito: se non si fosse dimesso a un anno dalla scadenza del mandato, sarebbe ancora presidente della Repubblica. Le manifestazioni di massa di questi due anni – iniziate subito dopo la tragedia dei 16 morti in seguito al crollo della pensilina appena ricostruita con fondi pubblici nella stazione ferroviaria di Novi Sad – tuttavia invece di spegnersi con l’aumento delle intimidazioni e strette sulla libertà di stampa da parte del presidente e del suo partito, l’SNS, al governo sono andate aumentando mettendolo di fatto all’angolo. I lavori di ristrutturazione della stazione erano stati appaltati anche a imprese cinesi, sollevando accuse di corruzione. Nel 2018 la cinese Zijin ha comprato il 63% della società che gestisce le miniere di rame di Bor. Vucic aceva sostenuto anche il progetto di Rio Tinto per estrarre litio nella valle di Jadar, nonostante le proteste degli abitanti che temono danni alle falde acquifere e quindi alle coltivazioni. Gli studenti hanno pertanto chiesto contratti e responsabilità. Vucic ha risposto accusandoli di essere al servizio di potenze straniere. La polizia ha arrestato e picchiato manifestanti.

Da parte sua il movimento studentesco ha presentato un programma: contratti stabili, libri scolastici gratuiti, medicinali meno cari, case accessibili, confisca dei patrimoni illeciti. La Sinistra Europea ha sostenuto ufficialmente la loro lista. Queste legislative sono state di fatto un referendum contro Vucic diventato l’emblema della corruzione di Stato e del business senza regole. Non solo il movimento studentesco ma la maggior parte dei serbi ha mostrato di esigere una scelta anche in ambito geopolitico. Ma Vucic non l’ha fatta, anzi ha cercato in ogni modo di reprimere il dissenso piuttosto che il dialogo, soprattutto con la generazione Z.

Ora la prova decisiva per capire dove andrà la Serbia con i suoi 6.5 milioni di cittadini sarà osservare tre decisioni del nuovo governo: l’indipendenza della magistratura; il rapporto con la Russia e Cina; i progressi nella normalizzazione con il Kosovo.

Se su questi fronti arriveranno cambiamenti concreti, la vittoria degli studenti potrà diventare l’inizio di una vera svolta europea.

Se invece prevarranno le difficoltà interne e la continuità geopolitica, la Serbia potrebbe cambiare governo senza avvicinarsi in modo significativo all’Unione.

La caduta del “ sistema Vucic” può aprire la porta dell’Europa, ma non significa che la Serbia l’abbia già attraversata.

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Serbia al voto, la lista degli studenti sfida il partito di Vucic. Perché il voto a Belgrado è importante per l’Europa

25 October 2026 at 08:03

Milosh si è laureato due giorni fa in ingegneria al politecnico di Milano e spera che il suo regalo sarà la vittoria alle elezioni di oggi della Lista degli Studenti che è nata proprio nella sua città di origine: Novi Sad. È proprio in questa città della Serbia dove due anni fa ha cominciato a formarsi il movimento studentesco che potrebbe far perdere la scommessa all’ex presidente della Repubblica, già primo ministro, Alexandar Vucic, dimessosi tre mesi fa allo scopo di indire elezioni legislative anticipate e candidarsi di nuovo alla guida dell’esecutivo, non potendo più aspirare a rimanere alla presidenza per la terza volta quando l’anno prossimo i 6.5 milioni di serbi aventi diritto al voto dovranno eleggere il nuovo capo dello Stato.

Vucic pur essendo al potere da 14 anni con il suo “partito Progressista Serbo” (SNC) neo liberista conservatore non ne vuole sapere di lasciarlo nonostante da ben 24 mesi ci siano manifestazioni di massa contro di lui e il suo partito. Iniziate nelle università di Novi Sad, in seguito alla caduta di una pensilina da poco ristrutturata della stazione ferroviaria in cui rimasero uccise 16 persone, tra le quali alcuni universitari, le dimostrazioni hanno subito coinvolto oltre agli studenti anche i docenti di tutte le scuole e buona parte della società civile. La ragione principale della rabbia popolare, estesasi di giorno in giorno a tutto il paese, è la corruzione di Stato. Il crollo della pensilina appena rifatta con i soldi pubblici è diventato insomma l’emblema della massiccia corruzione governativa e istituzionale. Che è una delle cause per cui la Serbia non è ancora riuscita a entrare nell’Unione Europea a cui aspira da tempo.

L’esito delle legislative è dunque rilevante non solo per i serbi ma anche per noi europei e per Russia e Cina, con le quali Belgrado ha da sempre rapporti stretti. Inoltre la parzialità dei media, le intimidazioni agli elettori e le irregolarità nelle liste elettorali fanno sì che qualsiasi risultato potrà tuttavia essere contestato, scatenando proteste di massa e aggravando l’instabilità regionale. “Temo che Vucic farà di tutto per evitare la sconfitta, mi aspetto brogli o peggio”, sottolinea Milosh rientrato in Serbia per votare.

I sondaggi danno SNS e la lista degli studenti testa a testa. Senza il raggiungimento della maggioranza assoluta dei seggi e a causa del sistema proporzionale c’è chi avverte potrà essere impossibile formare una coalizione di governo costringendo il paese a nuove elezioni.

L’SNS di Vucic è il fulcro della lista “Serbia Unita“. Il partito si affida al controllo delle casse pubbliche, a una copertura mediatica favorevole e a un forte sostegno nazionalista, grazie anche alla recente decisione populista di onorare con funerali di Stato il criminale di guerra e genocida Ratko Mladic.

La Lista degli Studenti rifugge le gerarchie di partito e la figura di un unico leader, preferendo accademici e professionisti stimati a livello locale, e opera attraverso le reti universitarie. Ciò significa che i tradizionali partiti di opposizione serbi sono stati in gran parte emarginati, con il loro sostegno complessivo sceso dal 30% al 10-15%. Alcuni partiti si sono dissolti per confluire nella Lista studentesca, mentre altri, come Serbia Europea, alleata naturale nonchè speranza degli studenti, potrebbero non superare la soglia elettorale del 3%. Questa partita elettorale cruciale non solo per il futuro della Serbia potrebbe dunque continuare la prossima settimana, quando i numeri si trasformeranno in trattative e maggioranze.

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