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Benjamin Netanyahu's Party Says Israeli Election Was ‘Stolen by Arab Parties’

29 October 2026 at 23:28

Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu’s Likud party complained on Wednesday that this week's tumultuous election was “stolen by Arab parties that support terrorism and the elimination of the Jewish state.”

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Israele, dal Likud accuse di “brogli” e la Commissione chiede di indagare su presunte interferenze del Qatar. La replica delle liste arabe: “Vogliono ribaltare l’esito del voto”

29 October 2026 at 11:04

Meno di due giorni dopo la chiusura dei seggi, in Israele è il momento delle trattative e dei veleni. In un contesto ricco di incognite e di insidie. Ieri, a scrutini avanzati, il premier Benjamin Netanyahu e le forze di estrema destra avevano lanciato accuse di brogli elettorali contro i partiti arabi, vera rivelazione di queste legislative. Oggi il presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice della Corte Suprema Noam Sohlberg, ha chiesto al capo dello Shin Bet, David Zini, di indagare su presunte interferenze straniere e corruzione elettorale.

“Sono stato informato di gravi sospetti riguardanti un’influenza indebita sulle elezioni, esercitata attraverso finanziamenti provenienti da entità straniere che agiscono contro gli interessi di Israele“, ha affermato Sohlberg, sottolineando di “non poter confermare la fondatezza di tali sospetti”. Tuttavia, ha aggiunto, “ritengo che, trattandosi di entità straniere, vi sia l’obbligo di condurre un’indagine approfondita“. I risultati dell’indagine devono essere presentati entro una settimana, ha chiesto il capo della Cec allo Shin Bet.

Secondo il quotidiano Yedioth Ahronoth, lo Shin Bet ha avviato un’indagine con il sospetto di un coinvolgimento del Qatar. Secondo i sospetti, il Qatar avrebbe trasferito “somme di denaro molto ingenti” per influenzare i risultati delle elezioni che si sono svolte martedì.

Il quadro uscito dal voto del 27 ottobre per rinnovare la Knesset è uno stallo in cui nessuna coalizione detiene i 61 seggi per governare, con il blocco di Benjamin Netanyahu in vantaggio (53 seggi) su quello dell’opposizione guidato da Gadi Eisenkot (fermo a 48). Ma il dato più rilevante è il boom delle liste arabe, che questa volta hanno abbandonato il tradizionale boicottaggio e mobilitato gli elettori nella speranza di archiviare il governo Netanyahu. Uno strategia che li ha portati a raddoppiare i seggi, conquistandone 19. Il loro appoggio consentirebbe quindi al blocco anti-Bibi di formare un esecutivo.

Questa opzione, sebbene difficile da percorrere a causa delle resistenze di alcuni esponenti della coalizione, lascerebbe fuori dai giochi l’attuale premier. Ed è per questo che l’estrema destra, con il Likud in testa, già ieri ha scatenato tutta la potenza di fuoco della sua macchina politica. Netanyahu ha parlato di un “governo pericoloso” qualora fossero state coinvolte le forze arabe. Mentre il suo partito ha accusato di “brogli” ed elezioni rubate da chi “sostiene il terrorismo”.

I media israeliani riferiscono che il Likud ha trasmesso alla Commissione elettorale centrale del materiale che, secondo il partito, comprenderebbe “registrazioni dirette di persone appartenenti alla comunità araba che avrebbero ammesso di aver corrotto elettori mediante buoni carburante e denaro contante”. Il dito viene puntato anche in questo caso su presunti finanziamenti arrivati da Turchia e Qatar. “Si tratta si tratta di un attacco alla democrazia volto a portare alla presa di controllo della Knesset da parte di potenze straniere, all’islamizzazione di Israele e al rovesciamento del governo di destra, al fine di provocare la ritirata e la sconfitta dell’Idf su tutti i fronti, in primis l’Iran” sostiene il partito guidato da Netanyahu che ha già soprannominato la vicenda Ra’amgate (dal nome del partito Ra’am).

”In Israele, la parte sconfitta costruisce una calunnia razzista e incita le forze di sicurezza a usare la forza per ribaltare il verdetto popolare” ha replicato su X Sami Abou Shahadeh, leader di Balad, uno dei partiti arabi che formano la Lista Unita. ”Non dobbiamo permettere all’estrema destra di rubare le elezioni o di trascinare il Paese verso una nuova tornata elettorale basandosi su accuse inventate e deliranti”, ha aggiunto in merito alle contestazioni del Likud sulla presunta corruzione elettorale.

Nel frattempo, sono stati arrestati 4 sospettati nell’ambito dell’inchiesta sul presunto pagamento di denaro in cambio di voti a favore del partito Ra’am, dopo i tre arresti avvenuti il 27 ottobre.

Una fonte della sicurezza interna ha specificato alla tv pubblica israeliana Kan che l’indagine per presunta corruzione elettorale era stata avviata prima delle elezioni: “Si tratta di un’indagine aperta nelle ultime due settimane sulla base di informazioni di intelligence attendibili. Sappiamo che c’è qualcosa che non va e stiamo indagando seriamente per fare piena luce sulla questione. Nei prossimi giorni la situazione si chiarirà” ha dichiarato all’emittente.

Il leader del Blocco del cambiamento, Eisenkot, ha detto di essere “in contatto con le autorità competenti” e di ricevere “aggiornamenti in merito ai sospetti di interferenze straniere nelle elezioni”. Allo stesso tempo ha messo in guardia dalla strumentalizzazione politica. “Non si deve permettere a esponenti politici di sfruttare questa situazione per influenzare la data dell’insediamento della 26ma Knesset, il Parlamento israeliano”. Sulla stessa linea il presidente israeliano Isaac Herzog che ha chiesto di “non infangare un’intera comunità che ha cercato di esercitare il proprio diritto di voto e di prendere parte attiva alla democrazia”.

Intanto, sul fronte del conteggio dei voti c’è ancora una variabile da considerare, anche se nelle previsioni non dovrebbe essere determinante: le cosiddette “doppie buste“, con le preferenze di militari, detenuti, diplomatici in servizio all’estero e ad elettori impossibilitati a votare nel seggio. Sono stimate tra le 430mila e 480mila e finora ne sono state scrutinate meno di 30mila. Tra queste schede il partito del premier è in testa, seguito dal movimento Yashar di Eisenkot. Secondo la Commissione elettorale lo spoglio dei voti potrebbe essere terminato entro questo pomeriggio.

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Netanyahu’s party alleges ‘serious criminal offenses’ in Israeli election

28 October 2026 at 19:49
Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu’s Likud party on Wednesday accused Arab political parties of stealing the country’s election through widespread voter fraud, as preliminary results showed no clear winner. In a statement shared by Netanyahu on the social platform X, Likud alleged that Arab parties engaged in bribery, voter intimidation and forgery to influence election…

Netanyahu’s party alleges ‘serious criminal offenses’ in Israeli election

28 October 2026 at 19:49
Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu’s Likud party on Wednesday accused Arab political parties of stealing the country’s election through widespread voter fraud, as preliminary results showed no clear winner. In a statement shared by Netanyahu on the social platform X, Likud alleged that Arab parties engaged in bribery, voter intimidation and forgery to influence election…

Israele, i possibili scenari post-voto: accordo con le liste arabe o lo spettro di un nuove elezioni entro pochi mesi

28 October 2026 at 10:01

Il conteggio del voto reale delle elezioni del 27 ottobre in Israele ha sgonfiato in parte le speranze dei partiti ebraici che hanno fatto campagna contro Netanyahu, quello che è stato chiamato il blocco del cambiamento o anche semplicemente l’opposizione. Mentre i voti continuano a essere scrutinati e i risultati si prevede tarderanno ad arrivare – forse giovedì o addirittura più avanti – per via dei tanti voti per corrispondenza dei soldati e dei difficili calcoli rispetto ai partiti che hanno o meno superato la soglia di maggioranza, risulta chiaro che il Likud di Benjamin Netanyahu resta il partito più votato in Israele. Anche con la campagna di massa che ha portato un record di cittadini al voto come non si vedeva dal 1999 e anche dopo i disastrosi, quattro anni di governo Netanyahu segnato dal 7 ottobre e dalla Guerra a Gaza.

Il Likud è vicino ad assicurarsi 27 seggi al parlamento, e anche se le altre liste di estrema destra che fanno parte della maggioranza che sostiene il premier non brillano, il totale arriva comunque a 54 seggi. Uno stacco significativo rispetto ai 48 che l’opposizione a Netanyahu riesce a contare. C’è un dato però che sempre più chiaramente si afferma come quello determinante di questa tornata elettorale, ed è un storico a modo suo, anche se è tutt’altro che chiaro la direzione che potrà prendere e cosa significherà per il futuro del paese. È quello dell’exploit delle liste arabe, la Joint list che contiene all’interno Partiti anti sionisti israeliani e palestinesi e il partito comunista, e poi la lista islamica conservatrice di Mansour Abbas, Ra’am. La lista unita delle sinistre ha più che raddoppiato i suoi voti ed è proiettata come terzo partito del paese, con 12 seggi, mentre anche il Ra’am, che in passato è già sceso ad accordi politici per entrare in una maggioranza di governo quando era premier Naftali Bennet, viaggia fra 6 e 7 seggi.

Il totale delle liste arabe quindi è determinante, sono 19 seggi che non vengono calcolati nel novero di quelli dell’opposizione tradizionale a Netanyahu, ossia i partiti che si riconoscono in un sismo di sinistra di centro o di centrodestra, e però l’alleanza fra i due blocchi potrebbe determinare una maggioranza chiara. Tutto questo, però, solo in teoria, perché non è mai successo e portare i palestinesi della lista unita dentro una maggioranza di governo è ancora un tabù anche per la maggioranza delle forze di opposizione Netanyahu. In particolare per Avigdor Liberman e anche per la base, se non proprio per Yashar di Gadi Eisenkot che si è piazzato secondo per preferenze dopo Netanyahu.

La situazione è sospesa, non in stallo, ma c’è tempo per riflessioni e trattative. Netanyahu non ha i numeri per formare una maggioranza che richiede almeno 61 seggi all’Knesset e l’opposizione non è d’accordo sul dialogo con le liste arabe. Ma ci sono dei tempi tecnici che possono aiutare i leader a negoziare. Innanzitutto, i risultati ufficiali non saranno certificati prima del 4 novembre, e solo dopo una settimana da questa data il presidente Isaac Herzog assegnerà l’incarico di formare una maggioranza a uno degli sfidanti. Per legge non ha l’obbligo di affidarlo al primo arrivato alle consultazioni, ma deve dare il mandato alla figura che ritiene avere più probabilità di costruire un governo stabile. Potrebbe essere quindi Gadi Eisenkot.

Le norme danno all’incaricato fino a 42 giorni di tempo per formare una maggioranza. Di solito le verifiche durano due settimane. Poi il mandato torna al presidente che ha la facoltà di affidarlo a un secondo candidato, dopo di che la questione alla Knesset. A quel punto, se non si riuscirà a trovare una maggioranza di 61 voti per indicare un altro premier potenziale si dovrà necessariamente sciogliere e convocare nuove elezioni. Il calendario che porta a una seconda tornata elettorale entro pochi mesi in Israele, dopo quattro anni di turbolenze, quindi è già segnato. Ma nel frattempo è tornata in primo piano la questione palestinese, in Israele, stavolta declinata come la questione dell’accesso alla politica e ai vertici della società da parte della comunità di palestinesi che vivono stabilmente in Israele, ne sono cittadini e hanno diritto di voto. E per la prima volta da quando partecipano alle elezioni, hanno deciso in massa di provare a cercare una svolta attraverso il voto democratico.

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Netanyahu wins Israel elections, but his coalition falls short of a majority

28 October 2026 at 09:49

Benjamin Netanyahu’s party won the legislative elections held Tuesday in Israel, but even with the support of his ultra-nationalist and religious allies, the prime minister will not secure the majority of seats in parliament needed to continue governing.

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© JEWEL SAMAD / POOL (EFE)

Benjamin Netanyahu speaks to the media after voting in Jerusalem on Tuesday.

Israel’s inconclusive election reveals a sharply divided nation

28 October 2026 at 09:14

Israelis turned out in numbers not seen in a generation, and handed both of their would-be prime ministers the same verdict: not enough. On the partial count this morning, neither Benjamin Netanyahu’s bloc nor Gadi Eisenkot’s reaches the 61 seats needed to govern. Both men have nonetheless claimed the night. Eisenkot told supporters the old […]

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Gli israeliani arrivati dall’estero contro Netanyahu: “Se resta Bibi, non avremo più un Paese dove tornare” – Il reportage

27 October 2026 at 06:54

A cena a casa di Yael Goldberg si parlano quattro lingue, da un paio di giorni. “Sono arrivati ​​in sette per votare, ci siamo arrangiati”. Eithan è partito dal Portogallo con un volo low cost, lasciando a casa moglie e figli, “spostarci in quattro sarebbe costato troppo, almeno uno di noi due doveva partecipare”. Rachel ha deciso solo sei mesi fa di lasciarsi alle spalle tutto, a Tel Aviv, e trasferirsi vicino Roma “e quasi dimenticare di essere israeliana, evito di stare neanche con la comunità degli espatriati”, ma è dovuta tornare prima del previsto, per votare e per cercare di affittare il suo appartamento almeno per un anno. Noa alle elezioni non ha mai votato, in Israele non ci ha neanche mai vissuto, tolti alcuni anni da piccola, ma ad Amsterdam ha conosciuto Yuval e si è legata a lui, che viene da una famiglia progressista di Tel Aviv e l’anno scorso ha fatto la scelta di lasciare il Paese “per andare in un posto dove non si parla soltanto di guerra e sopravvivenza”. Non ce l’ha fatta ad arrivare il figlio di Lizzie Doron, autrice israeliana nota anche in Italia per il suo romanzo Cinecittà in cui confronta la sua esperienza di figlia di sopravvissuti all’Olocausto con quella di un palestinese di Silwan vissuto sotto occupazione. “Ha deciso due giorni fa, e i voli da Berlino erano già tutti pieni”.

È un fenomeno non inedito, su circa 7,3 milioni di israeliani con diritto di voto circa 810 mila risiedono ufficialmente all’estero, il voto per corrispondenza non esiste e possono votare da fuori i confini solo diplomatici e militari. Ma stavolta ha preso misure inedite, e preoccupa Benjamin Netanyahu perché tanti, non lo nascondono, sono rientrati per qualche giorno solo per mandarlo a casa. Un indizio di questa tendenza lo fornisce i numeri degli iscritti all’American–Israel Democracy (Aid) Coalition, che nel 2023, durante i mesi turbolenti delle proteste contro la riforma della giustizia tentata dal governo Netanyahu e prima del 7 ottobre, ha creato l’iniziativa Fly&Vote per incoraggiare i cittadini israeliani all’estero a prendere parte alle scelte politiche israeliane. Secondo Aid, 67mila israeliani hanno preso un aereo per rientrare in Israele e votare oggi. La metà dagli Usa, un altro 37% da Europa Uk inclusa, tre quarti di loro non lo aveva fatto nel 2022. “Quando abbiamo creato Fly&Vote avevamo l’impressione che ci sarebbero state elezioni imminenti e che sarebbe stato importante aumentare la consapevolezza degli israeliani all’estero rispetto alla possibilità di votare”, racconta Ora Peled-Nakash di Aid. Da allora sono passati più di tre anni.

A Netanyahu l’organizzazione non è mai andata giù. Nonostante in passato abbia provato a far passare una leggere per correggere quest’altra unicità di Israele nel panorama delle democrazie occidentali e consentire ai residenti all’estero un voto per corrispondenza, quest’anno si è schierato contro l’idea. Il motivo sta nei sondaggi: si stima che gli espatriati non siano più radicali di destra amici el Likud, come negli anni 90, ma per lo più progressisti. Il Likud ha provato a denunciare Fly&Vote in tribunale accusandolo di corrompere gli israeliani offrendo loro biglietti aerei in cambio di un voto anti–governativo. “Non paghiamo i voli a nessuno, facciamo solo informazione”, dice Ora. Le cause sono state ritirate prima ancora di arrivare sul tavolo dei procuratori perché considerati incoerenti. Un charter, Fly&Vote lo ha anche pagato: per rimpiazzare un volo Tap dal Portogallo che avrebbe lasciato a piedi centinaia di israeliani.

I politologi invitano alla cautela: tra i votanti esteri vanno calcolati anche molti haredi, ultraortodossi, che arrivano da Brooklin e dagli States. Ma è un dato di fatto che dal 2023 il saldo migratorio israeliano è negativo nonostante l’alyiah, come non è mai stato. Il Paese di arrivi e partenze per eccellenza, dopo il 7 ottobre e la guerra a Gaza ha perso 20 mila cittadini l’anno, almeno. Shlomit, di Haifa, per esempio è partita con il marito a Manchester a settembre 2023. Motivo: il “costo della vita. Con due figli e pur avendo buoni lavori nel settore del Tech, non arrivavamo a fine mese”. Poi c’è stato il 7 ottobre e il seguito. Ora è la prima occasione per interrompere questa corsa su un piano inclinato”.

“Ho detto a mio marito: stavolta ci vado anche a nuoto, se necessario!”. Assicura che come lei tanti israeliani dal Regno Unito hanno preso voli in cerca di un “cambiamento, una commissione d’inchiesta sul 7 ottobre, un governo che lavori per noi e si prenda le sue responsabilità”. Sembrano le parole di Gadi Eisenkot o di un altro dei leader del campo “anti–Netanyahu”. Musicista uscito dal 1997 per gli Usa, anche Shai ha sentito la stessa urgenza: “I miei figli vanno a scuola a New York e subiscono l’effetto delle decisioni di Netanyahu. Tutta la comunità ebraica li subisce: se è aumentato l’antisemitismo il motivo è a Gerusalemme, non altrove”.

Finora era rientrato per votare solo nel 2015. “Sono sconvolto e mi vergogno di quello che è successo dal 7 ottobre in poi. Compreso il modo in cui Israele ha condotto la a Gaza. Non ho mai visto un premier che resta in carica dopo una cosa del genere. Dobbiamo sbarazzare di questo regime e cercare una nuova rotta, verso la pace. Spero che gli israeliani capiscano che non c’è alternativa a collaborare con i partiti arabi: rappresentano il 20% della popolazione“. È lo stesso pensiero che formula Yuval, che ce l’ha con Netanyahu perché ha rovinato la vita agli ebrei in giro per l’Europa: “Io protesto dal 2015, Israele deve parlare di pace, non continuamente di guerra e sopravvivenza. Sento che se Netanyahu vince di nuovo in poco tempo non avremo più un Paese dove tornare”.

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Why ultra‑Orthodox parties will decide Netanyahu’s electoral fate

24 October 2026 at 03:01

On October 20, 2026, a week before Israel’s elections, dozens of men were detained on suspicion of evading the draft – arrests that Prime Minister Benjamin Netanyahu called “unacceptable.” The young men attend ultra-Orthodox, or Haredi, religious schools, whose students were long exempt from the military service mandatory for most Israelis. A 2024 court ruling […]

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