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Un weekend d’autunno tra vino, natura e bicicletta: alla scoperta dell’entroterra di Caorle, tra cantine storiche, vigneti sotto il livello del mare e percorsi ciclabili nella laguna

30 October 2026 at 15:55

Caorle non è solo mare e nemmeno sole. C’è una storia da raccontare. E vivere. Magari in bici tra le campagne, i loro vigneti, i suoi canali, alla scoperta di aziende con una tradizione ben radicata, dai sapori forti, con un gusto unico, “Tipicamente Caorlotto”. Un nuovo marchio per valorizzare le unicità di Caorle fatte di produzioni tipiche, tradizioni, storia e cultura, natura oltre che di vocazione turistica. Un progetto nuovo per valorizzare le esperienze che si possono vivere grazie all’unicità del territorio.

Il primo passo di questo itinerario alla scoperta dell’anima più autentica di una parte del Veneto è la tenuta Ca’ Corniani, a soli 3 km da Caorle, di proprietà di Leone Alato Group. Una tenuta che con i suoi 1.700 ettari coltivati è una delle tenute agricole più estese del Veneto.

Costruita nella seconda metà dell’Ottocento e oggi aperta al pubblico tutto l’anno, la struttura, progettata per integrarsi perfettamente con il paesaggio circostante costituisce un esempio di equilibrio tra tradizione e innovazione. Qui a metà Ottocento, dopo essere ceduta alle Assicurazioni Generali, avviene la prima e più grande bonifica privata mai realizzata in Italia grazie alla costruzione dell’impianto idrovoro nel 1879.

In pochi decenni quelle terre furono rese fertili e Ca’ Corniani divenne una grande azienda agricola (qui si producono ancora vino, miele, birra e olio) e, insieme, una comunità organizzata, dotata di abitazioni e servizi per le famiglie che vi lavoravano. Qui respira storia e si beve bene. Il valore aggiunto è rappresentato dalla varietà delle etichette delle Tenute del Leone Alato…

E tra un bicchiere e l’altro c’è la possibilità, grazie a una stazione di biciclette creata dalla stessa azienda vinicola, di prendere a noleggio una bici e percorrere tra piste ciclabili e stradine di campagna un percorso di quasi 80 chilometri complessivi che consentono di immergersi nella natura e di scoprire l’entroterra veneto, ancora meno conosciuto rispetto alle vicine località balneari dell’Adriatico.

Il nostro punto di partenza per raccontare questo viaggio tra la laguna dell’alto Adriatico inizia proprio da qui, in sella di una bicicletta, pedalando con il sole che ci accompagna e una temperatura ancora gradevole…

La seconda tappa del tour organizzato da Italian Wine Tour ci porta a vivere il mondo delle api. Un mondo fiorito quello in cui vive Emanuele Marchesan. Un hobby inizialmente. Almeno nel 1988, «con uno sciame d’api producendo miele solo per uso personale. Poi è arrivata la passione alle api e così incominciai ad aumentare il numero degli alveari, fino a possederne circa 300 tra arnie nomadi e stanziali».

L’ape, forse tutti non lo sanno, può essere considerata un vero e proprio misuratore della salubrità ambientale, tanto che c’è chi si spinge ad affermare che le condizioni di un territorio possono essere immediatamente definite dalla presenza o dall’assenza di questo meraviglioso insetto. A Caorle la produzione era limitata al Millefiori, «ora dopo tanti anni meccanizzando il trasporto, cioè lo spostamento degli alveari in varie zone d’Italia vengono prodotte varie qualità di miele: Acacia, Tiglio, Castagno, Melata di bosco, colza e di girasole». Cambiano colore, profumo e sapore, disegnando una piccola carta geografica della biodiversità caorlotta.

Proseguendo il nostro viaggio ancora tra canali e strade poderali arriviamo a La Frassina. La cantina ha una dei suoi vigneti posizionati sotto il livello del mare.

Quella di Lucia Pasti è una storia familiare che ha vissuto diverse trasformazioni, dalla bonifica progettata dal nonno Mario, alla crescita turistica del litorale veneto fino alle precise scelte di una viticoltura sostenibile (certificata SQNPI), rispettosa della terra e dei suoi frutti. La nostra visita inizia salendo su un trattore, visitando il vigneto immerso in un territorio mozzafiato, per poi proseguire in cantina per scoprire la particolare mineralità, i profumi ed i sapori dei loro vini fortemente legati a questa terra di bonifica, circondata dalle acque della laguna di Caorle.

Qui pranziamo (si può pranzare e degustare i vini dell’azienda), ascoltiamo i racconti di Lucia mentre il vento ci accarezza, mentre il sole diventa pallido. Intorno a noi c’è silenzio. Rotto solo dal rumore delle macchine che lavorano la terra. Qui, in questa parte di Veneto Orientale, la viticoltura non riposa mai.

E poi c’è il pesce. Siamo fortunati. Capitiamo nella settimana della grande festa organizzata dall’Associazione marinai e pescatori di Caorle, dove la tradizione marinara diventa festa popolare fra luci e musica, fra pesce fritto e alla griglia servito fronte mare, nella suggestiva cornice della Sacheta, la spiaggia della Madonnina accanto al Santuario della Madonna dell’Angelo. Ve la consiglio con tutto il cuore per come si mangia, per l’atmosfera conviviale, perché il Santuario di notte è ancora più bello. E se poi ci sono le stelle…

E si parla di pesce bisogna parlare anche di Orto di Mare e dell’ostrica venere in onore al mito che conferisce all’ostrica un valore afrodisiaco e al veneziano Casanova che ne fu un grande estimatore. Un frutto che cresce immerso in acque limpide che si arricchiscono, tra le rocce della costa Istriana e Dalmata, di iodio e sali minerali. Periodicamente vengono controllate e lavate dalle alghe e dal seme di cozze che trovano nel loro guscio e nella rete delle lanterne, un valido appiglio. Vengono tenute fuor d’acqua per replicare il lavoro svolto dalle maree.

Tra i prodotti locali c’è anche la birra. E sul nostro percorso in bici prima di arrivare nell’Oasi naturalistica della Brussa (ci si può arrivare solo a piedi), c’è anche il birrificio agricolo artigianale B2O. Qui si produce birra agricola a metodo artigianale con ricette di qualità. La sede produttiva è stata ricavata in una barchessa centenaria a pochi metri dal luogo di coltivazione del proprio orzo distico “eraclea”, un’antica selezione risalente all’Impero romano, capace di resistere e produrre su terre forti battute dai venti.

Caorle

Il nostro giro in bici ci porta inevitabilmente anche a Caorle (dove dormiamo con la spiaggia di fronte, la piscina sotto il naso). Ma prima di rimettere piede in albergo ci imbattiamo in un casone (ce ne sono tanti, anzi tantissimi), la tipica costruzione in legno e canna palustre dove un tempo vivevano i pescatori con le loro famiglie. Queste caratteristiche abitazioni si possono ancora ammirare oggi nella laguna di Caorle, lungo la strada ciclabile che la costeggia oppure durante le escursioni in motonave o a bordo di un bragozzo. Quest’ultima la nostra fortuna scelta…

Ma parliamo anche di Caorle. Ci troviamo in un villaggio di pescatori fatto di tante calle (la via principale, Rio Terrà, che in dialetto veneziano significa “canale interrato”, oggi è una spaziosa via pedonale) con tante piccole abitazioni dai toni gialli, arancioni e azzurri che creano un contrasto unico con il cielo e il mare.

Nel suo cuore il Duomo di Santo Stefano, uno dei tesori più preziosi di Caorle, risalente al 1038. La sua architettura romanica, arricchita da influenze bizantine, si presenta con una facciata semplice ma maestosa, che trasmette subito il senso di grandezza e solennità del luogo.

Al suo fianco si erge il campanile cilindrico, uno dei simboli più riconoscibili di Caorle. Risalente all’XI secolo, alto 42 metri. La sua caratteristica? La sua leggera inclinazione verso est, visibile ad occhio nudo…

A due passi il mare, la passeggiata che ci porta a una piccola chiesa dedicata alla Madonna dell’Angelo, protettrice dei pescatori. Un luogo di grande devozione per gli abitanti locali, che la considerano una vera e propria custode spirituale.

L’attuale edificio risale al 1751, quando il vescovo Francesco Trevisan Suarez decise di demolire la vecchia chiesa per ricostruirla in una nuova forma, più imponente e suggestiva. Il progetto prevedeva una chiesa a navata unica, arricchita da un elegante portico in stile palladiano che aggiunge un tocco di raffinatezza alla facciata.

Adiacente alla chiesa, si erge un campanile romanico risalente al XIII secolo. Di forma quadrangolare, il campanile probabilmente fu utilizzato come torre di avvistamento per i marinai, un antico punto di riferimento che ancora oggi segnala la presenza della chiesa sul mare.

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La Leggenda della Madonna dell’Angelo

La storia della Madonna dell’Angelo è avvolta in una leggenda affascinante e misteriosa. Si narra che, un giorno, una statua della Madonna fu trovata galleggiante miracolosamente sulle acque dell’Adriatico. I pescatori locali, testimoni di questo miracolo, la portarono in salvo e la custodirono con grande devozione. Da quel momento, la sacra effigie fu trasportata nella chiesa, che divenne la sua sede definitiva.

Questa leggenda, che affonda le radici nel cuore della comunità caorlotta, è ancora oggi un motivo di forte legame tra la città e la sua tradizione marinara. Da non perdere la Processione quinquennale della Madonna dell’Angelo la seconda domenica di settembre: uno dei momenti più suggestivi della vita religiosa di Caorle. Una fede che una sera dall’Associazione Marinai di Caorle ci racconta benissimo Vittorio Emanuele Dalla Bella, pescatore in pensione, classe 1961. Un racconto di fine cena, dopo aver mangiato seppie, triglie, alici e canestrelli, specie e molluschi che appartengono da sempre alla pesca e alla cucina caorlotta.

«A fine giornata, quando stavamo facendo ritorno in porto arrivò un diluvio universale. Vento, pioggia, onde come nei film. Quel giorno ero io al timone. Avevo quasi 14 anni. Era un giorno di festa per me. Ma poi tutto cambiò. Mio padre prese il comando e si legò al timone con una cima perché non si riusciva nemmeno a stare in piedi». Con loro c’erano altri due marinai. «Si sdraiarono sulla coperta, io invece mi misi tra le gambe di mio padre che a un certo punto mi disse: “Probabilmente questo è il nostro ultimo giorno di vita”. Pensavo scherzasse. Non avevo ancora la cognizione di quanto potesse essere pericoloso il mare. Ma quel giorno capii la sua immensa forza».

Dentro la cabina era caduto tutto, non c’era più niente al suo posto se non quel quadretto (ce lo indica). Un quadretto della Madonnina appeso a un chiodino minuscolo. Mio padre lo staccò e rimase a guardarlo incredulo. I marinai, quando stanno lontano da casa si aggrappano alla famiglia e alla religione» Il traguardo finale, prima di essere accompagnati a Venezia e riprendere il treno verso casa è ai tavoli dell’Enoteca Enos. Qui apprendo l’ultima sui vini locali: sulla loro straordinaria versatilità, capace di accompagnare con grazia e freschezza ogni piatto…

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“Un dolore disumano. Mio padre è morto in un incidente dopo che ho vinto i campionati Under 18. Non riesco nemmeno a parlarne tanto è lo choc”: la storia di India Serafini ad Amici

30 October 2026 at 11:52

La scuola di Amici si è aperta allo sport. Al pugilato, sport praticato da Lorenzo Mattia Berlusconi (figlio di Pier Silvio Berlusconi e Silvia Toffanin), al pattinaggio artistico ma anche alle arti marziali. E qui c’è la bellissima storia di India Serafini, la nuova alunna della scuola di Maria De Filippi. «Il judo – ha raccontato al settimanale DiPiùTv – mi ha insegnato a non mollare mai e mi ha dato tantissima determinazione e forza. Il judo mi ha salvato la vita».

Un viso da angelo che sul tatami (il tappeto su cui poi si combatte) si trasforma. A renderla così determinata è un profondo dolore con cui deve convivere. Un dolore che le ha spezzato il cuore. La perdita del padre in un tragico incidente stradale. «Si, ho perso il mio papà nel 2023. È stato ed è un dolore disumano. Ogni volta che combatto porto una foto che lo ritrae con me», ha raccontato tra un combattimento e l’altro. E «il judo mi ha aiutato, anche perché fu proprio papà a instradarmi verso questa disciplina a nove anni». E qui gli occhi si fanno lucidi, la voce comincia a spezzarsi. Impossibile resistere… «Amava le arti marziali, le praticava: devo a lui questa passione. Inconsciamente mi ha offerto lo strumento per affrontare la mia vita senza di lui», ha raccontato ancora al settimanale televisivo di Cairo.

Nelle pagine del settimanale ci sono le parole di Paolo Geminiani, che, insieme con Roberto Meloni e Matteo Medves, la allena da quando era una bambina. «Ricordo ancora il primo giorno in cui venne da noi all’Europaradise, la palestra di Pomezia dove ha cominciato ad allenarsi e dove ancora si allena – confessa Geminiani – Con lei c’erano la mamma Tiziana e il papà Emiliano, che già si allenava da noi. Fu proprio lui a consigliare a sua figlia India di iscriversi. E a questo proposito le racconto una curiosità».

E pensare che prima di cimentarsi con il judo, India «aveva studiato danza. Per questo, «fuori dal tatami, lei sembra una farfalla: ha una grazia incredibile. Ma quando affronta un’avversaria, tira fuori tutta la sua forza, la sua determinazione». Ma c’è molto di più. «India è sempre stata una ragazzina speciale – racconta ancora il suo istruttore – Brava a scuola, ambiziosa. Finito il liceo scientifico, si è iscritta a Medicina dopo avere frequentato il semestre ponte per l’accesso a questo difficile percorso di studi. Siamo tutti orgogliosi di lei: ha vinto tante competizioni. È arrivata prima ai campionati italiani “Under 18” nel 2023. Un momento che doveva essere meraviglioso, ma che si è trasformato in tragedia». Esattamente. «Pochi giorni dopo, però, quel maledetto 7 maggio 2023, papà Emiliano un grande artigiano di Pomezia amato e stimato da tutti – dice ancora Paolo Geminiani a DiPiùTv – ha perso la vita in un incidente stradale. Non riesco nemmeno a parlarne, guardi, tanto è stato grande lo shock».

Ma India è una ragazza forte. «Il suo papà è volato in cielo la domenica. Lei e suo fratello Samuele, anche lui una promessa del judo, sono tornati in palestra da noi il martedì, consapevoli che lo sport li avrebbe sostenuti. Mamma Tiziana, ora, è il loro angelo custode. È una donna straordinaria, che li accompagna e li sostiene ovunque. Sono convinto che Emiliano sorrida da Lassù, vedendo la sua India ad Amici».

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