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La morte di Samora Machel: quattro decenni di interrogativi e sospetti

Il Mozambico e il Sudafrica commemorano Samora Machel, storico leader della lotta anticoloniale e primo presidente del Mozambico indipendente, morto quarant'anni fa in un incidente aereo che ancora oggi solleva interrogativi. Machel guidò il Paese dopo la fine del dominio coloniale portoghese nel 1975, conquistata al termine di una lunga lotta armata condotta dal Frelimo. Fu una delle voci più autorevoli dell'emancipazione africana e un convinto oppositore dei regimi coloniali e razzisti che ancora dominavano l'Africa australe. Il 19 ottobre 1986, mentre rientrava da un incontro di leader regionali in Zambia, il suo aereo si schiantò sui monti Lebombo, nei pressi di Mbuzini, vicino ai confini tra Sudafrica, Mozambico ed Eswatini.

Nell'incidente morirono Machel e altre 34 persone. L'inchiesta guidata dal Sudafrica attribuì la tragedia agli errori dei piloti, escludendo un sabotaggio. Maputo respinse però queste conclusioni, sostenendo che l'incidente potesse essere stato organizzato dal governo sudafricano dell'apartheid per eliminare il presidente mozambicano. Anche esperti sovietici, provenienti dal Paese in cui era stato costruito l'aereo, contestarono i risultati dell'indagine. Anni dopo, la Commissione per la verità e la riconciliazione sudafricana non riuscì a stabilire conclusioni definitive, ma sollevò nuovi interrogativi e raccomandò ulteriori accertamenti.

Tra gli elementi controversi figurava la presenza di soldati sudafricani nella zona dello schianto il giorno precedente. A quarant'anni dalla morte di Machel, dunque, la commemorazione non riguarda soltanto una figura fondamentale della storia africana. Riporta alla luce anche una vicenda mai chiarita fino in fondo, segnata dalle ombre del regime dell'apartheid e da domande alle quali le indagini ufficiali non hanno dato una risposta conclusiva.

La memoria di Samora Machel resta legata alla conquista dell'indipendenza e alla lotta per la liberazione dell'Africa australe. Ma finché le circostanze della sua morte rimarranno avvolte nell'incertezza, la richiesta di verità continuerà a far parte della sua eredità politica.


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Cuba risponde al nuovo mandato d'arresto contro Raúl Castro negli USA

Un tribunale statunitense ha emesso un mandato di arresto nei confronti dell'ex presidente cubano Raúl Castro. In risposta, l'attuale presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, e il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez hanno condannato la mossa, definendola una "manovra" da parte di fazioni che rappresentano la "putrefazione politica" dello Stato della Florida.

In un post sul suo account X, il leader cubano ha descritto questa "azione riprovevole contro il Generale d'Esercito" come parte di un "patetico circo di Miami, con risvolti elettorali", affermando che il provvedimento "non ha alcun fondamento legale o pratico, né mai lo avrà".

"Questa manovra, camuffata da termini legali e orchestrata da politici anti-cubani contro Raúl e Cuba, merita la nostra ferma condanna. Si inserisce in un'agenda aggressiva e nasce dalle difficoltà che costoro incontrano nel tentativo di giustificare il blocco e la punizione collettiva del nostro popolo", ha dichiarato Díaz-Canel.


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Lavrov a Teheran per incontrare Araghchi: "Scambio franco e dettagliato"

 

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha avuto un colloquio con il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, il 19 ottobre nel corso della sua visita di lavoro a Teheran.

Si tratta del quarto incontro di persona tra i ministri degli Esteri dei due Paesi dall'inizio dell'anno, a cui si aggiungono 14 conversazioni telefoniche. Il Ministero degli Esteri russo ha riferito che il confronto ha visto uno scambio di opinioni franco e dettagliato su un'ampia agenda di cooperazione bilaterale e sulle principali questioni internazionali di interesse comune. Il ministero ha inoltre precisato che i ministri hanno analizzato i progressi nell'attuazione degli accordi raggiunti nei vertici tra il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Masoud Pezeshkian, tenutisi il 1° settembre 2026 a Bishkek e l'8 ottobre 2026 ad Avaza, definendo il calendario dei prossimi incontri.

Il Ministero degli Esteri russo ha sottolineato che è stata dedicata la dovuta attenzione agli aspetti attuali della cooperazione commerciale, economica e degli investimenti, oltre che alla realizzazione di importanti progetti congiunti nei settori dei trasporti, della logistica e dell'energia.

Inoltre, è stata discussa la situazione nella regione del Golfo Persico e le modalità per superare la gravissima crisi internazionale causata dall'aggressione illegale degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, che ha inferto un duro colpo alla stabilità e alla sicurezza non solo in Medio Oriente, ma a livello globale, come specificato dalla diplomazia russa.

Il ministero ha aggiunto che i diplomatici hanno concordato nuove misure per innalzare il livello di coordinamento in sede ONU e per ampliare la collaborazione all'interno di BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ed Unione Economica Eurasiatica.

Infine, Mosca ha ribadito che i colloqui di Teheran contribuiscono a rafforzare ulteriormente il partenariato strategico globale tra Russia e Iran, in linea con le aspirazioni dei popoli di entrambi i Paesi amici e nell'interesse della stabilità regionale.

Cile: repressione a Santiago per l'anniversario della rivolta contro il neoliberismo


Chiudere le stazioni della metro, blindare il centro, sparare gas lacrimogeni sui ragazzi. È così che il governo di José Antonio Kast ha "celebrato" il settimo anniversario del cosiddetto 'Estallido Social' a Santiago. Mentre migliaia di persone scendevano in piazza per ricordare i trenta morti e i migliaia di feriti del 2019 nella rivolta contro il neoliberismo, la risposta è stata la solita: repressione. Ventinove arresti, scontri, il coprifuoco di fatto imposto da chi dovrebbe tutelare i cittadini. 

Ma cosa chiede il popolo cileno? Lo dice un sondaggio chiaro: il 68% dei cileni sa che le disuguaglianze di sette anni fa sono ancora tutte lì. Kast, al potere da appena sette mesi e già bocciato dal 64% del Paese, ha risposto tagliando la sanità, l'istruzione, le borse di studio. Ha tolto i computer ai bambini poveri e ha cancellato i programmi di sostegno per le donne. E poi ha il coraggio di parlare di "democrazia". 

???????? Carabineros reprimen a manifestantes en Santiago de Chile en el 7.° aniversario de las protestas de 2019. Se reportan enfrentamientos con efectivos policiales. #teleSUR #18oct https://t.co/Wl4YoC4AOg

— teleSUR TV (@teleSURtv) October 18, 2026


Sotto i governi neoliberisti del Sud America, oggi asserviti a Washington, i diritti umani sono diventati un optional. Una parola da pronunciare con enfasi solo quando fa comodo per attaccare i nemici geopolitici, ma da dimenticare completamente quando il proprio popolo scende in piazza per chiedere dignità. A Santiago, la democrazia si è ridotta a un guscio vuoto: si può anche votare, ma solo se a vincere sono i padroni delle banche o i servi di Washington. Chi protesta non è un cittadino con dei diritti, ma un criminale. Kast lo ha detto chiaramente, definendo l'Estallido una "rivolta criminale". 

Eppure, questo copione non è solo cileno. È lo stesso identico copione che vediamo recitare in Europa. Dai tagli ai servizi pubblici di Madrid o Parigi, alla criminalizzazione dei movimenti per la casa e dei sindacati a Roma o Berlino, il neoliberismo globale ha un'unica, spietata linea guida: proteggere i profitti e schiacciare chi si ribella. Che sia la destra ultracattolica di Kast in Cile o l'élite tecnocratica europea, il messaggio al popolo è sempre lo stesso: "Non c'è alternativa". 

Colombia: ombre sull'acquisto dei caccia Gripen

L'Ufficio del Controllore Generale della Colombia ha segnalato il rischio di un possibile sovrapprezzo di 2,13 miliardi di pesos (circa 671.000 dollari) nell'acquisto di aerei da combattimento Gripen, come riportato da Caracol Radio.

Secondo l'ente, in un'operazione di bilancio effettuata il 20 gennaio dal Ministero della Difesa con l'azienda svedese Saab, è stato applicato un tasso di cambio di 4.936,96 pesos per euro, a fronte di un tasso ufficiale fissato dal Banco de la República, in quella stessa data, a 4.339,41. Tale differenza – pari a quasi 600 pesos per euro – rappresenta un tasso superiore del 14% rispetto a quello ufficiale.

La Contraloría (l'organo di controllo contabile) ha dichiarato che "sussiste il rischio di un danno al patrimonio pubblico dovuto all'utilizzo di un tasso di cambio per l'euro superiore a quello ufficialmente pubblicato dal Banco de la República", il che potrebbe potenzialmente comportare "perdite finanziarie per lo Stato".

L'operazione rientra in un contratto formalizzato dall'amministrazione di Gustavo Petro per l'acquisizione di una flotta di 17 velivoli Gripen E/F destinati alla Forza Aerospaziale.

Il rilievo sollevato dall'ente non costituisce una sanzione formale; funge piuttosto da avvertimento, volto a sollecitare una correzione dell'operazione e a prevenire un potenziale danno erariale.

Macron in Medio Oriente alla ricerca di carburante mentre la Francia brucia

 

Lunedì il presidente francese Emmanuel Macron inizierà una visita di tre giorni nel Golfo Persico con l'obiettivo di garantire alla Francia nuovi approvvigionamenti energetici.

Sebbene avesse inizialmente valutato l'ipotesi di rimanere nel Paese per gestire la crisi interna, Macron ha poi confermato la propria partenza durante un discorso televisivo alla nazione trasmesso domenica sera. Nel suo intervento ha spiegato di aver già avviato diverse iniziative internazionali per garantire la disponibilità di carburante e gas, precisando che il viaggio nei Paesi del Golfo servirà proprio ad assicurare le forniture nazionali. La missione, che include incontri con quattro partner regionali chiave, mira inoltre a rafforzare le intese sul piano economico, difensivo e della sicurezza, mentre la Francia affronta un'ondata di proteste e saccheggi innescati dal carovita e dalle precarie condizioni delle strutture scolastiche.

Ad alimentare le polemiche si è aggiunto un episodio avvenuto alla vigilia delle manifestazioni di sabato: il presidente e la moglie sono stati ripresi ad un concerto della cantante canadase Céline Dion. La diffusione del filmato della coppia che assisteva allo spettacolo ha scatenato un'ondata di critiche e una pioggia di meme sui social media.

 

Egitto pronto all'intervento militare in soccorso dell'Arabia Saudita

 

Domenica 18 ottobre il parlamento egiziano si è riunito in una sessione straordinaria per valutare l'autorizzazione a un eventuale sostegno militare all'Arabia Saudita di fronte all'avanzata dei ribelli Houthi in Yemen, secondo quanto riportato da Reuters.

I lavori, che riprenderanno nella giornata di lunedì, sono stati convocati su richiesta del presidente Abdel Fattah al-Sisi per discutere l'intervento delle forze armate a fianco del regno saudita. Come confermato da una nota della presidenza, il Cairo si è detto pronto a garantire "ogni forma di supporto necessaria e possibile" per tutelare la sicurezza, la stabilità e l'integrità territoriale dell'alleato.

La decisione è maturata al termine di una riunione del Consiglio di Difesa Nazionale presieduta da al-Sisi e alla quale hanno preso parte i vertici militari e di governo. Il leader egiziano ha precisato che le mosse del Paese saranno coordinate con le direttive di re Salman e del principe ereditario Mohammed bin Salman. La prospettiva di un impegno militare dell'Egitto si inserisce nel contesto di un'escalation degli attacchi degli Houthi contro il territorio saudita, che ha spinto Riad a sollecitare l'aiuto degli alleati regionali, del Pakistan e del presidente statunitense Donald Trump.

Iran: sequestrato e studiato il più grande ordigno convenzionale usato dagli USA

 

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC) ha dichiarato il 18 ottobre di essere entrato in possesso di una bomba anti-bunker americana GBU-57 MOP, l'ordigno convenzionale ad alto potenziale più grande al mondo.

In una nota ufficiale, Mohammad Reza Naqdi, consigliere del comandante in capo dell'IRGC, ha affermato che attualmente solo due Paesi dispongono di questa bomba da 14 tonnellate: gli Stati Uniti e l'Iran. Secondo le ricostruzioni fornite dai vertici militari di Teheran, il Paese si sarebbe impossessato di una parte dell'ordigno — rimasto inesploso — durante la Guerra dei Dodici Giorni, combattuta tra il 13 e il 24 giugno 2025. Naqdi ha inoltre sottolineato che gli esperti della Repubblica islamica hanno già analizzato la tecnologia del dispositivo, avvertendo che i missili iraniani sono pronti e che qualsiasi passo falso del nemico verrà neutralizzato senza lasciargli alcuna via di scampo.

Meta Is Gifting AI Glasses to Blind Veterans: 'I Got My Independence Back'

19 October 2026 at 11:00
Two men sitting on a bench with one of them wearing Meta glasses | Photo: Meta

Two hundred years ago, the invention of Braille allowed blind people to read and write. By the 1930s, recorded sound made "talking books" possible. Developments in text-to-speech technology in the 1980s made reading more accessible and widespread. Then came personal computers, screen readers, smartphones, cameras, GPS, voice assistants, and myriad other technological advancements that gave blind people more independence.

Now a pair of sunglasses can read your mail, describe the person in front of you, tell you what is on a restaurant menu, and help you find your way home. Meta, the parent company of Facebook, is using artificial intelligence to turn glasses into a hands-free companion. For any person, this technology is impressive. For the approximately 700,000 Americans who are blind, it is potentially life-changing.

In June, Meta announced that every single blind veteran in the United States could receive its AI glasses free of charge. According to the Department of Veterans Affairs (V.A.), approximately 130,000 American veterans are legally blind, and over 1 million veterans have vision impairment that makes performing daily activities difficult. Don Overton, a blind veteran and former executive director of the Blinded Veterans Association, told Meta that he had "lost [his] independence" after losing his eyesight in a bunker explosion. "The moment I put on my Ray-Ban Meta glasses," he said, "I got my independence back."

The V.A. has a history of failing to fully support blind veterans. In 2022, the V.A.'s Office of Inspector General found that claims processors were instructed to contact visually impaired veterans by telephone, but 87 percent of claims showed no evidence of these calls ever happening. A 2022 investigation by the Senate's Special Committee on Aging found that "roughly 90 percent" of V.A. websites were not compliant with federal accessibility requirements. "We feel we've been abandoned by the agency that is tasked with providing our care and services for us," Overton told The Washington Post in 2022.

Meta's AI glasses have come under fire due to their privacy risks. The company was sued in March after Swedish publications Svenska Dagbladet and Göteborgs-Posten reportedly found that Meta's contractors in Kenya were accessing videos by users of their AI glasses. "We see everything, from living rooms to naked bodies," one worker noted.

Users should be aware of those risks. Still, for blind veterans, companies such as Meta have stepped up to fill a gap that the government has failed to address.

The post Meta Is Gifting AI Glasses to Blind Veterans: 'I Got My Independence Back' appeared first on Reason Magazine.

EU and Turkey Plan Cyprus Talks as New Dispute Threatens Diplomatic Opening

19 October 2026 at 07:09

The European Union and Turkey are preparing high-level talks before the end of October in an attempt to revive negotiations over Cyprus, following an initiative by United Nations Secretary-General António Guterres.

Cypriot President Nikos Christodoulides announced the planned meeting on 16 October during the European Council summit in Brussels, saying discussions would address both the resumption of negotiations over the island’s division and the possibility of improving relations between Ankara and the EU.

The initiative follows diplomatic contacts in New York involving Guterres, European institutional leaders and the Cypriot government. However, renewed differences over the conditions for negotiations have already cast doubt on whether the process can produce substantial progress.

On Sunday, 18 October, Christodoulides accused Turkish Cypriot leader Tufan Erhürman of imposing preconditions before formal negotiations could resume, particularly concerning arrangements for a rotating presidency in a reunited Cyprus.

The disagreement underlines the difficulties facing an initiative intended to reconnect the UN peace process with the EU’s broader relationship with Turkey.

Brussels seeks a negotiating role

Christodoulides said the planned meeting between the EU and Turkey would examine how to establish the necessary conditions for negotiations to restart within the previously agreed UN framework.

He indicated that any improvement in EU–Turkey relations would be linked to progress over Cyprus.

The president’s announcement in Brussels follows months of diplomatic consultations involving the Commission, European Council and UN.

European Commission President Ursula von der Leyen and European Council President António Costa have urged Turkish President Recep Tayyip Erdoğan to support the renewed peace initiative.

Turkey’s relationship with the EU encompasses trade, customs cooperation, migration and regional security. Ankara remains an EU candidate country, although accession negotiations have been effectively stalled for years.

Cyprus remains one of the principal obstacles to any substantial improvement in that relationship.

The island has been divided since Turkey’s military intervention in 1974. The internationally recognised Republic of Cyprus joined the EU in 2004, but EU law remains suspended in areas where its government does not exercise effective control.

The self-declared Turkish Republic of Northern Cyprus is recognised only by Turkey.

Disagreement over political equality

The UN has traditionally sought a settlement based on a bizonal, bicommunal federation with political equality between the Greek and Turkish Cypriot communities.

Negotiations collapsed at Crans-Montana in Switzerland in 2017 amid unresolved disputes over security guarantees, political representation, territory and the presence of Turkish troops.

Erhürman, who became Turkish Cypriot leader in 2025, has expressed support for renewed negotiations within a federal framework. However, he wants assurances about political equality and the structure of future talks.

The latest dispute concerns whether the principle of a rotating presidency between the two communities should be accepted before negotiations resume.

Christodoulides rejected that demand on 18 October, arguing that substantive questions should be negotiated together rather than settled in advance.

The Turkish Cypriot leadership regards rotating executive power as an essential element of political equality, while the Greek Cypriot side objects to making agreement on that arrangement a prerequisite for restarting discussions.

The disagreement has emerged despite recent efforts by the United Nations to improve relations between the communities.

In a statement issued on 13 October, the UN confirmed that Christodoulides and Erhürman had met in Nicosia and agreed to continue discussions, including participation in bicommunal initiatives.

The two leaders subsequently attended a joint event in Pyla, although their public differences persisted.

Turkey’s position remains decisive

A Cyprus settlement would require agreement not only between the island’s communities but also on Turkey’s military presence and the system of security guarantees established at independence.

Ankara has long maintained that Turkish Cypriots require effective political equality and credible security arrangements.

Greek Cypriot leaders argue that the continuation of foreign intervention rights and Turkish military deployments would be incompatible with a fully sovereign and reunited state.

The EU cannot resolve those differences independently of the UN process, but it can influence the economic and institutional framework within which a settlement might operate.

A comprehensive agreement would affect property ownership, trade, customs arrangements, border administration and the application of European law throughout the island.

The European Commission has sought a greater role in supporting the UN-led peace process, reflecting Brussels’ interest in progress towards a settlement.

Negotiations face immediate test

The UN Secretary-General’s personal envoy, María Ángela Holguín, has warned that the opportunity for renewed negotiations may be narrowing.

Disagreements over diplomatic representation, contacts with foreign missions and the status of Turkish Cypriot institutions have complicated relations between the two communities.

Christodoulides has also referred to a series of proposals intended to advance discussions, including the future of the fenced-off area of Varosha. Their full contents have not been publicly disclosed.

The proposed EU–Turkey meeting offers a separate diplomatic channel through which Brussels can assess Ankara’s willingness to support renewed negotiations.

No final date, detailed agenda or list of participants had been publicly confirmed by 18 October.

The immediate test will be whether the parties can agree on the basis for formal talks without attempting to settle disputed constitutional questions before negotiations begin.

Trump allenta le sanzioni contro la Russia: «Una decisione positiva per il mondo»

Donald Trump rivendica la scelta di sospendere parte delle sanzioni e dei dazi contro la Russia previsti dalla legge promossa dal defunto senatore guerrafondaio repubblicano Lindsey Graham, noto per le sue posizioni duramente russofobe. Una decisione che segnala le contraddizioni della strategia sanzionatoria di Washington e i costi che questa politica rischia di imporre alla stessa economia statunitense. «È un'ottima decisione. Sarà vantaggiosa per il Paese e, a mio avviso, anche per il mondo, perché ci troviamo in uno scenario globale», ha dichiarato il presidente USA, difendendo la scelta in nome dell'interesse nazionale degli Stati Uniti.

L'ordine esecutivo adottato dalla Casa Bianca esenta dall'applicazione alcune delle misure previste dalla legge Graham, tra cui i dazi del 500% sui prodotti russi e quelli secondari fino al 100% contro i principali acquirenti internazionali di energia russa. Misure punitive che avrebbero potuto colpire non soltanto Mosca, ma anche i partner commerciali della Russia e gli equilibri dei mercati internazionali. Da Mosca è arrivata una reazione positiva. Kirill Dmitriev, direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato speciale della presidenza russa, ha definito la sospensione «un momento decisivo e storico».

Secondo Dmitriev, l'applicazione della legge avrebbe potuto paralizzare la cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti, provocando danni significativi soprattutto all'economia statunitense e ai mercati globali. Il rappresentante russo ha inoltre sottolineato che la cooperazione economica tra i due Paesi può favorire la stabilità internazionale, rafforzare la fiducia reciproca e creare le condizioni per una pace duratura. La decisione di Trump mette così in evidenza i limiti di una strategia che punta a utilizzare dazi e sanzioni come strumenti di pressione geopolitica, anche a costo di produrre conseguenze negative per gli stessi Stati Uniti.

Mentre una parte dell'establishment USA continua a promuovere una linea di confronto con Mosca, la Casa Bianca riconosce che la cooperazione economica può rispondere meglio agli interessi nazionali e contribuire alla stabilità globale. Resta da vedere se questa sospensione rappresenterà un passo concreto verso il superamento della logica della guerra economica o soltanto una pausa tattica nella contrapposizione tra Washington e Mosca.


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Gaza, orrore senza fine: 8.000 palestinesi ancora sepolti sotto le macerie

A Gaza City si sono svolti i funerali di 75 palestinesi, tra cui donne e bambini, i cui resti sono stati recuperati dalle macerie di abitazioni bombardate da Israele nei primi mesi della guerra. Le vittime appartenevano a circa 20 famiglie. Le operazioni di recupero proseguono tra enormi difficoltà, a causa della mancanza di mezzi pesanti e attrezzature adeguate.

Secondo la Protezione civile palestinese, oltre 8.000 palestinesi risultano ancora dispersi sotto le macerie e, con le risorse attualmente disponibili, il recupero dei corpi potrebbe richiedere circa otto anni.

Nonostante gli impegni previsti dall'accordo di cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre 2025, le autorità palestinesi accusano Israele di non aver consentito l'ingresso dei macchinari necessari.

Dall'ottobre 2023, l'offensiva israeliana ha provocato oltre 74.000 morti e 175.000 feriti, distruggendo circa il 90% delle infrastrutture civili della Striscia.

Nasce in Cina una rete mediatica del Sud Globale

La Cina ha ospitato la fondazione del Centro di Comunicazione dei Media del Sud Globale, iniziativa che riunisce quattro testate: teleSUR, l’agenzia cubana Prensa Latina, il brasiliano Brasil de Fato e la ghanese Pan Africa TV. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione giornalistica e costruire narrazioni autonome, capaci di superare i paradigmi dominanti dei media occidentali.

La nuova piattaforma punta inoltre a consolidare i legami tra la Cina e i Paesi del Sud Globale, promuovendo lo scambio di contenuti e competenze tecnologiche. Tra le proposte emerse figurano una formazione permanente sull’intelligenza artificiale per i giornalisti e una maggiore cooperazione per ridurre la dipendenza dalle infrastrutture digitali controllate da attori esterni.

L’iniziativa mira così a rafforzare la sovranità comunicativa e l’indipendenza informativa dei Paesi del Sud Globale, offrendo maggiore spazio alle loro prospettive sui cambiamenti internazionali.


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“Una pagliacciata”: Lavrov sulla reazione dell'Europa e dell'Ucraina all'accordo sul diesel tra Russia e USA

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha affermato che le critiche mosse dai paesi europei e dal regime di Kiev all’accordo sul diesel tra Russia e Stati Uniti sono «una farsa» e «autopromozione».

«L'accordo sul gasolio tra Mosca e Washington è una questione che riguarda Mosca e Washington. Mentre l'Unione Europea lo considera un tradimento nei confronti dell'Ucraina, lo stesso Zelensky afferma che la questione dell'esportazione del gasolio russo debba essere discussa con lui, perché solo lui può dare l'autorizzazione. Ma questo non ha nulla a che vedere con la sicurezza energetica, si tratta piuttosto di autopromozione e di una pagliacciata», ha dichiarato.

Lavrov ha spiegato i recenti attacchi di Zelensky contro Donald Trump come il risultato del timore del leader del regime ucraino che qualcuno possa dimenticarsi della sua esistenza. «Ieri ha chiesto loro altre decine di miliardi e non hanno ancora risposto», ha affermato il ministro. Ha proseguito affermando che la sicurezza energetica (utilizzata come pretesto da coloro che criticano l’accordo) è ciò che unisce tutti i paesi e costituisce la base della cooperazione della Russia con gli altri paesi nell’ambito dell’OPEC+.

Gli USA lanciano un severo monito a Zelensky: «Deve stare molto attento»

Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha rivolto un duro avvertimento al leader del regime di Kiev, Volodymyr Zelensky, dopo che quest'ultimo ha accusato Washington di aver imposto restrizioni al funzionamento del sistema Starlink, utilizzato dalle forze armate ucraine, e di aver interrotto la condivisione di dati di intelligence.

«Il presidente Trump e il segretario Rubio hanno affermato categoricamente che nessuno all'interno dell'amministrazione Trump ha fatto una cosa del genere, e ritengo che sia molto avventato da parte del presidente Zelenski formulare un'accusa di questo tipo (...) Il presidente Zelenski dovrebbe prestare molta attenzione quando rilascia dichiarazioni come questa, che non corrispondono al vero», ha avvertito in un'intervista alla NBC News.

Elon Musk, proprietario di SpaceX, l’azienda che sviluppa Starlink, sostiene che le restrizioni relative alla versione militare del segnale siano state introdotte su ordine delle autorità statunitensi. «I sistemi Starshield sono di proprietà del governo degli Stati Uniti e sono sotto il suo controllo. Qualsiasi limitazione di velocità o di utilizzo è stabilita dall’esercito statunitense e, in ultima istanza, dal presidente degli Stati Uniti», ha scritto su X.

Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha smentito le accuse di Zelensky secondo cui Washington avrebbe limitato l’accesso a Starlink. Ha inoltre sottolineato che, per quanto ne sapeva, «tutto rimane come prima», mettendo in dubbio che il funzionamento del servizio fosse mai stato interrotto. «Sono abbastanza sicuro che tutto rimanga immutato», ha affermato.

Allo stesso modo, il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha dichiarato di non conoscere la teoria di Zelensky riguardo alla causa delle limitazioni, ma che «non ha nulla a che vedere con la Casa Bianca».

 

Albania’s Anti-Government Protests Turn Violent as Pressure Mounts on Prime Minister Edi Rama

18 October 2026 at 14:18

Police fired rubber bullets and tear gas during a fifth consecutive day of unrest in Tirana, as student demonstrations over corruption, employment and education developed into a nationwide challenge to the government.

Albania’s political crisis deepened on Saturday, 17th October, as violent anti-government protests continued for a fifth consecutive day, with demonstrators attacking police and public buildings in the capital, Tirana, and demanding the resignation of Prime Minister Edi Rama.

Police used tear gas, water cannon and rubber bullets to disperse protesters outside the Ministry of Education after groups of masked demonstrators threw stones, petrol bombs and fireworks at security forces. The disturbances subsequently spread through the city centre, including areas near the prime minister’s office.

According to the latest figures released by Albanian police, 167 people had been arrested and 132 officers injured during five days of unrest. Seven police officers were also suspended pending investigations into allegations of excessive force.

The demonstrations have become one of the most serious domestic challenges to Rama since his Socialist Party came to power in 2013.

Students transform an environmental protest into a political movement

The current unrest grew out of a campaign known as the Flamingo movement, which began earlier this year in opposition to a controversial luxury tourism development associated with Jared Kushner, the son-in-law of US President Donald Trump.

The development attracted objections from local residents and environmental campaigners concerned about land ownership, planning decisions and potential damage to protected coastal areas.

What began as a dispute over tourism development subsequently expanded into a wider protest against alleged government corruption, unemployment, education standards and the cost of living.

The involvement of high-school and university students has considerably increased both the scale and political significance of the demonstrations.

Students have demanded improvements to educational facilities, additional financial support and better employment opportunities for graduates. Frustration over the limited prospects available to young Albanians has also brought emigration into the debate.

During Saturday’s demonstrations, protesters burned a suitcase outside the Education Ministry, using it as a symbol of the pressure on young people to leave Albania in search of work.

The protests began peacefully before violence erupted when masked participants attacked police positions.

According to accounts from Tirana, government offices, banks and commercial premises have been damaged during several days of confrontations.

Demonstrations have also spread beyond Tirana to other Albanian cities.

Rama refuses to resign

Rama, who is serving his fourth term as prime minister, has rejected demands for his resignation and accused political opponents of encouraging violence to destabilise the government.

He has acknowledged the right of citizens to demonstrate but insisted that attacks on public institutions and private property cannot be treated as legitimate political protest.

The government has pledged to prosecute those responsible for vandalism and assaults on police officers.

National Police Chief Skender Hita has defended the security operation, arguing that officers have faced repeated attacks by masked groups. At the same time, the suspension of seven officers indicates that allegations concerning police conduct are being investigated.

The political opposition has sought to capitalise on the unrest, although the Flamingo movement initially developed outside Albania’s established party structures.

That distinction complicates the government’s argument that the demonstrations are primarily the result of opposition-party activity.

The protests have also exposed tensions between the government’s economic development policies and opposition from communities concerned about corruption, land rights and access to employment.

EU accession adds another dimension

The crisis comes at a particularly sensitive moment in Albania’s negotiations to join the European Union.

On 13th October, just as the demonstrations were gathering momentum, Brussels and Tirana provisionally closed negotiations on enterprise and industrial policy.

The agreement marked another step towards membership, bringing the number of provisionally completed negotiating chapters to four out of 33.

Albania has already opened all 33 chapters, placing it among the more advanced candidates in the Western Balkans.

However, the EU’s negotiating framework makes clear that progress on fundamental reforms, including judicial independence, democratic institutions and the rule of law, determines the overall pace of accession.

As EU Today recently reported, Brussels is considering additional safeguards designed to prevent democratic backsliding following enlargement.

The current protests do not automatically jeopardise Albania’s accession negotiations. Public demonstrations, including those directed against an elected government, are not themselves evidence of a failure to meet democratic standards.

The relevant questions for Brussels concern the authorities’ response, the independence of investigations into police conduct, the treatment of detainees and whether allegations of corruption are properly examined.

These matters fall directly within the EU’s assessment of the rule of law and the functioning of democratic institutions.

A political test ahead of possible EU membership

Rama has made EU membership by 2030 a central objective of his government, presenting accession as the foundation of Albania’s future economic and political development.

The acceleration of negotiations has given his administration a substantial diplomatic achievement. It has not, however, resolved dissatisfaction over domestic governance or living standards.

The growing involvement of students also means the demonstrations are no longer confined to the environmental dispute that originally triggered the movement.

For the European Commission, the immediate challenge is to maintain a credible distinction between technical progress in accession negotiations and its assessment of political developments inside the candidate country.

For Rama, the question is whether he can restore public order without intensifying opposition to a government that has been in office for more than 13 years.

Further demonstrations would place additional pressure on the authorities, particularly if the movement continues to spread beyond the capital and attracts broader support from trade unions, students and other dissatisfied groups.

Israeli Settlers Attack European Diplomats in West Bank as Belgium Demands EU Sanctions

18 October 2026 at 10:08

Diplomats from Belgium, France and Poland were attacked by Israeli settlers during an olive-harvesting visit to the occupied West Bank, prompting calls for further European sanctions and an investigation by Israeli authorities.

The settlers attacked a delegation of European diplomats and Catholic representatives in the occupied West Bank on Saturday, 17th October, assaulting a French mayor and damaging a Belgian diplomatic vehicle during a visit intended to support Palestinian olive farmers.

The delegation included Belgium’s consul general, French and Polish diplomats and representatives of the Catholic Church. The incident occurred near the Palestinian village of Taybeh, where settlers confronted visitors accompanying local residents during the annual olive harvest.

Belgian Foreign Minister Maxime Prévot condemned the violence and announced that Brussels would press for additional European Union sanctions against those responsible. He also called on Israel to meet its obligations as the occupying power and protect Palestinians, journalists and foreign diplomatic representatives.

According to accounts of the incident, Bernard Baudoux, mayor of the French town of Aulnoye-Aymeries, was assaulted while attempting to enter a vehicle bearing diplomatic plates. The attack also involved members of a Catholic delegation, including Archbishop Vincent Dollmann of Cambrai.

Three people were reportedly injured. Belgian diplomatic personnel were confirmed to be safe.

Diplomatic incident draws Israeli condemnation

Israel’s military described the attack as a serious act of violence but said that the delegation’s visit had not been coordinated with the Israeli authorities and that soldiers had not been present when the confrontation occurred.

Israeli police subsequently opened an investigation.

Foreign Minister Gideon Saar publicly condemned the actions of the settlers and said his ministry was in contact with the ambassadors of the countries involved. The Israeli government’s response comes amid mounting international criticism of settler violence against Palestinian communities in the West Bank.

The circumstances are particularly sensitive because the victims included accredited diplomatic representatives from three EU member states. The incident therefore extends beyond the continuing disputes over land ownership and Palestinian access to agricultural areas, raising questions about the protection of foreign officials carrying out recognised diplomatic activities.

For Belgium, the attack has reinforced an existing position in favour of stronger European measures against violent settlers and organisations supporting settlement expansion.

Prévot linked the violence to Israeli settlement policy, arguing that the attacks could not be considered separately from the broader circumstances of the occupation.

A growing dispute over European sanctions

The European Union has already introduced targeted restrictive measures against individuals and organisations associated with serious abuses against Palestinians in the occupied West Bank.

In May 2026, the Council of the EU imposed additional sanctions on three individuals and four organisations, including the Nachala Settlement Movement and the Amana cooperative association.

The measures were adopted under the EU Global Human Rights Sanctions Regime and included asset freezes, prohibitions on making funds available to designated persons and travel restrictions on listed individuals.

The Council said the sanctioned organisations had supported or facilitated activities resulting in the displacement of Palestinian communities and the loss of property.

However, agreement on broader economic measures against Israel has proved substantially more difficult.

As EU Today previously reported, European governments have considered restrictions on trade involving Israeli settlements, while divisions between member states have complicated attempts to establish a common position.

The latest attack gives Belgium, France and Poland a direct diplomatic interest in the outcome of any further discussion. Whether this produces a new sanctions agreement will depend on negotiations between EU governments, rather than unilateral declarations by individual ministers.

Violence during the olive harvest

The incident occurred amid escalating attacks on Palestinian farmers during the annual olive harvest, an important source of income for communities across the West Bank.

Harvesting frequently involves access to agricultural land situated near Israeli settlements or in areas where Palestinians face movement restrictions. Local farmers have complained of intimidation, destruction of trees and attacks by settlers attempting to prevent them from reaching their property.

According to reporting from the area, the Palestinian Health Ministry said at least four people had been killed and more than 100 injured since this year’s harvest began.

The attack on the European delegation followed another serious incident involving American photojournalist Heidi Levine, who was assaulted while covering attacks on Palestinian olive harvesters.

The violence has attracted criticism from international organisations and foreign governments, including those maintaining close diplomatic relations with Israel.

Wider implications for EU–Israel relations

The diplomatic confrontation comes against a background of longstanding disagreement between Brussels and the Israeli government over settlement expansion and the legal status of the occupied territories.

The European Union does not recognise Israeli sovereignty over the West Bank and regards settlements established there as contrary to international law. Israel disputes the application of this legal interpretation to the territory.

The latest incident is unlikely, by itself, to determine the future of EU–Israel relations. It does, however, strengthen demands from governments already advocating targeted sanctions and more effective measures against settlement-related violence.

For Belgium, France and Poland, the immediate questions concern the safety of their diplomatic personnel, the Israeli investigation and whether the perpetrators will face prosecution.

For the EU collectively, the matter now extends to whether its existing sanctions framework can address continuing attacks against Palestinians and, increasingly, European representatives themselves.

O que deve saber sobre o corte no IRS em novembro – DECO PROteste

17 October 2026 at 16:20

Os salários e pensões de novembro vão ser melhorados devido ao corte do IRS, conforme foi anunciado pelo Governo, mas os contribuintes devem aproveitar para guardar alguma folga extra para o acerto de contas com o Fisco, em 2027. É o que aconselha a porta-voz da DECO PROteste numa entrevista da jornalista Beatriz Vasconcelos para o Notícias ao Minuto.

Trocando por miúdos, a “DECO PROteste aconselha os consumidores a não confundirem este reforço pontual do rendimento disponível com um acréscimo definitivo do rendimento. Quem receber mais em novembro deverá ponderar reservar parte desse valor, sobretudo se costuma contar com o reembolso do IRS para fazer face a despesas futuras.”

Por outro lado, importa salientar que é igualmente importante analisar os recibos de vencimento ou de pensão, confirmar a aplicação das retenções, continuar a pedir faturas com NIF, acompanhar e validar as despesas no e-Fatura, e atualizar o agregado familiar até ao final do mês de fevereiro, se tiver havido alguma alteração, para assegurar o aproveitamento de todas as deduções legalmente previstas”, disse Magda Canas, porta-voz da DECO PROteste, ao Notícias ao Minuto.

“Não obstante a aproximação das retenções ao verdadeiro imposto a pagar sejam genericamente positivas, é possível que mais contribuintes tenham de pagar IRS em 2027.
O resultado dependerá dos rendimentos anuais, da situação pessoal e familiar, das deduções aplicáveis e do total de imposto retido ao longo do ano”, como explicou a representante da instituição.

De acordo com a explicação veiculada pela DECO PROteste, o Governo coloca mais dinheiro no bolso das famílias portuguesas em novembro, uma vez que a retenção do IRS na fonte vai ter um corte de 50% em novembro para refletir a descida intercalar do imposto aprovada no Parlamento, voltando a aplicar-se as taxas atuais em dezembro.

A DECO PROteste considera que “esta medida vai representar um alívio imediato para os orçamentos familiares, ao permitir que trabalhadores e pensionistas disponham de mais rendimento líquido num mês em que muitas famílias recebem também o subsídio de Natal”, salientou Magda Canas ao Notícias ao Minuto.

Porém, lembrou que “receber mais dinheiro em novembro não significa necessariamente ter uma redução do IRS”, sendo que as “contas finais serão apresentadas mais tarde, aquando da apresentação do IRS, em 2027”.
A responsável recordou também que a “retenção na fonte é um adiantamento do imposto e não o imposto definitivo”.

“A redução anunciada pelo Governo pretende antecipar os efeitos da descida das taxas de IRS aprovada para os rendimentos de 2026, com efeitos retroativos a 1 de janeiro. Em novembro, a retenção será reduzida para metade do valor habitualmente apurado, nos casos abrangidos pela medida. Mas em dezembro já não haverá extras”, sublinhou Magda Canas.

É oportuno lembrar que o Ministério das Finanças explicou, em comunicado, que “após a aprovação no parlamento da nova redução do IRS, com efeitos desde 01 de janeiro de 2026, o Governo decidiu reduzir em 50% as retenções na fonte aplicáveis aos rendimentos do trabalho e às pensões pagas durante o mês de novembro, incluindo o subsídio de natal devido nesse mês”.

O alívio procura traduzir, com efeitos retroativos ao início deste ano, o desagravamento das taxas de IRS nos primeiros seis escalões de rendimento.

Quando, em 2027, o fisco calcular o IRS sobre os rendimentos de 2026, em vez de usar como referência as taxas que estão atualmente em vigor, irá ter em consideração as taxas que vigorarão em 31 de dezembro de 2026, com a redução entre 0,3 e 0,5 pontos percentuais decidida pelo executivo até ao 6.º degrau do escalonamento.

La Cina tarpa le le ali a Bruxelles sulle tensioni commerciali: "Non dovrebbero fantasticare"

La Cina ha avvertito l'Unione Europea (UE) di non dare per scontato che un atteggiamento commerciale più rigido possa costringere Pechino a fare concessioni. L'avvertimento giunge in seguito alla conferma, da parte di Bruxelles, dell'intenzione di creare un meccanismo che consenta di limitare rapidamente l'accesso dei prodotti cinesi al mercato unico, come riporta il South China Morning Post.

Questo nuovo punto di tensione emerge a solo una settimana dal raggiungimento di un accordo tra le due parti per limitare il volume di veicoli ibridi esportati dalla Cina verso l'Europa.

"L'UE non dovrebbe fantasticare di ottenere benefici attraverso la pressione o sottovalutare la determinazione e la capacità della Cina di difendere i propri interessi", ha affermato il Ministero del Commercio cinese. La dichiarazione risponde alle informazioni secondo le quali le minacce europee avrebbero costretto Pechino ad accettare le condizioni del blocco. Il Ministero ha respinto come infondata l'affermazione che tale pressione sia stata efficace.

In seguito al recente vertice del Consiglio europeo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha confermato che l'UE svilupperà un nuovo strumento che consentirà di limitare immediatamente l'accesso al mercato unico ogniqualvolta ciò venga ritenuto necessario. L'iniziativa – promossa congiuntamente da Francia e Germania per far fronte a potenziali pratiche coercitive e distorsioni economiche – ha ottenuto il sostegno unanime dei 27 Stati membri.

Il meccanismo potrebbe essere integrato da nuove misure di salvaguardia commerciale, tra cui dazi e quote su ampie categorie di prodotti. Tra i settori presi in considerazione figurano quello chimico, dei macchinari, delle materie plastiche e delle ferroleghe.

 

"Un evento importante per la liberazione dell'intero Donbass": Putin celebra conquista di una città strategica

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la conquista di Dobropolie da parte delle truppe russe rappresenta un importante sviluppo per la liberazione dell'intera regione del Donbass.

"Voglio sottolineare e mettere in evidenza proprio ora che la conquista di Dobropolie è, senza dubbio, un evento importante per la liberazione del Donbass nel suo complesso, nonché un chiaro successo per le Forze armate della Federazione Russa", ha affermato durante un incontro con i vertici dello Stato maggiore e i comandanti militari. Il leader ha sostenuto che la liberazione della città segna un progresso significativo, aprendo la strada verso i confini della Repubblica Popolare di Donetsk.

Come riferito durante l'incontro dal Capo di Stato Maggiore Generale, il generale Valerij Gerasimov, Dobropolie è stata liberata dal gruppo di forze "Centro" (Tsentr). Si è trattato di uno dei vari avanzamenti compiuti dalle forze russe nella zona di combattimento, di cui si è discusso nel corso della riunione. Putin ha osservato che poco più del 10% della Repubblica Popolare di Donetsk e il 16,5% della regione di Zaporozhye rimangono sotto il controllo del regime di Kiev, mentre la Repubblica Popolare di Lugansk è interamente sotto il controllo delle forze russe.

In precedenza, il Ministero della Difesa russo aveva indicato che Dobropolie riveste un'importanza fondamentale per l'avanzata delle truppe russe e per la completa liberazione del territorio della Repubblica Popolare di Donetsk. Il Ministero della Difesa ha inoltre descritto la città come un'importante area fortificata e un nodo di trasporto strategico per le forze ucraine, aggiungendo che una delle principali vie di rifornimento per le unità ucraine - proveniente dalla regione di Dnepropetrovsk - passa proprio attraverso tale centro abitato.

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