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Rivolte a Milano: com’è nata (e poi fallita) l’alleanza tra studenti, centri sociali e galassia social

23 October 2026 at 19:44

Gli inquirenti indagano sulla possibile saldatura tra due anime delle contestazioni che hanno scosso Milano e l’Italia, con violente guerriglie urbane, tra il 17 e il 20 ottobre. Da una parte i movimenti anarchici e antagonisti. Dall’altra, i giovanissimi che si radunano nelle piazze virtuali, nella galassia digitale di chat e social network. Ilfattoquotidiano.it ha ricostruito una cronologia dettagliata dell’incontro tra i diversi gruppi delle contestazioni milanesi, attraverso colloqui con due fonti. Riscontri giungono anche da un’analisi preliminare sul ruolo delle piattaforme online nell’organizzazione delle proteste, firmata da Lorenzo Alvisi, dottorando del Programma nazionale in cybersecurity presso la Scuola Imt Alti Studi Lucca. È tra gli autori di uno studio in attesa di pubblicazione, ma i dettagli si possono già anticipare. Ai primi di ottobre, una community WhatsApp radunava mille iscritti desiderosi di scendere in piazza il 17 ottobre. Centri sociali e collettivi studenteschi milanesi hanno provato a guidarli in piazza. Ma l’alchimia è fallita e le strade si sono separate.

La chat WhatsApp: il terreno comune tra antagonisti e nuovi “capi” online

Una data e un luogo: 8 ottobre 2026, Giardini in transito di Milano. Quel giorno, in quella piazza, si è svolta un’assemblea tra esponenti dei centri sociali, collettivi studenteschi (universitari e delle scuole superiori) e leader meneghini della chat WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre. Nella ridda delle sigle digitali, facciamo chiarezza: la pagina Instagram Movimento 17 ottobre, tra i detonatori delle proteste, è nata ai primi di ottobre con due antecedenti. La pagina Instagram e la community WhatsApp battezzate con lo stesso nome: Italia in piazza 17 ottobre. Alle cronache era nota la pagina Instagram, molto meno la chat WhatsApp. La comunità virtuale desta lo stupore di una studentessa campana. Il 3 o 4 ottobre, la ragazza avvisa un’attivista lombardo aderente ad un’organizzazione universitaria: qualcosa di grosso bolle in pentola, la nuova community raduna folle di arrabbiati. Lo studente meneghino alza il sopracciglio, è la conferma di un sentore vago: su TikTok, già a settembre spuntavano profili social che esortavano a protestare il 17 ottobre.

Pochi giorni dopo la segnalazione giunta in Lombardia dalla Campania, ai Giardini in transito di Milano arrivano i “leader” milanesi della community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre. Incontrano gli studenti e i centri sociali. I diversi gruppi condividono lo scopo: organizzare la piazza contro il carovita. Chi ha invitato all’appuntamento i “capi” milanesi della community? Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, esponenti dei centri sociali milanesi. Anche loro partecipavano alla “comunità” virtuale. In chat, su WhatsApp, hanno scovato i numeri di telefono e contattato personalmente i leader emersi durante le discussioni online. La community nazionale era divisa in gruppi locali distinti per città. Nella sezione milanese è nato l’incontro tra gli attivisti dei centri sociali e i nuovi leader della protesta digitale. Ecco la genesi dell’incontro tra le anime, molto differenti, delle proteste contro il carovita a Milano. Ma l’unione non è andata a buon fine.

La frattura sui neofascisti

Centri sociali e collettivi studenteschi volevano guidare la contestazione riempiendo le piazze con gli arrabbiati in chat e sui social network. Ma i dubbi sono emersi subito, all’assemblea dell’8 ottobre. Gli studenti temono “la possibile presenza di realtà neofasciste all’interno del corteo, la mancanza di una linea politica chiara, l’eccessiva vaghezza del messaggio della manifestazione”. Ecco il punto di frizione: “Da una parte, chi ritiene fondamentale portare in piazza più persone possibile”, senza escludere l’estrema destra; “dall’altra, chi sostiene la necessità di stabilire dei paletti e definire meglio la linea politica”. Dunque, “il corteo del 17 si prospetta molto imprevedibile”. Così, studenti ed esponenti dei centri sociali scendono piazza come scelta individuale, senza i loghi delle organizzazioni. Temono atti violenti e vogliono prenderne le distanze.

La nuova chat Telegram Movimento 17 ottobre: “Via dal gruppo Italia in piazza”

Il 17 ottobre, nelle vie milanesi, esplode la paventata guerriglia. Il giorno dopo nasce la chat Telegram Movimento 17 ottobre. Il primo messaggio, alle 20,33 del 18 ottobre, dice: “Abbiamo creato questo gruppo come spazio per discutere e parlare insieme. Alcuni di noi erano nel gruppo di Italia in piazza, quelli che hanno chiamato ieri. Ma hanno un’impostazione liberale che tollera razzismo e fascismo e toglie spazio ai partecipanti per decidere insieme come organizzarci. Dobbiamo fare come in Francia. Li sono ben organizzati e, soprattutto, attivi”. Il secondo messaggio è una clip video in onore dello storico centro sociale milanese sgomberato. Inizia così: “È passato un anno dallo sciopero del Leoncavallo…”.

Il report illustrato da Lorenzo Alvisi arricchisce la ricostruzione de ilfattoquotidiano.it. Partiamo dalle date. L’8 ottobre (lo stesso giorno dell’assemblea ai Giardini in transito) chiude i battenti la community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre, stando al messaggio di un utente, perché il tetto ai mille iscritti soffoca la partecipazione. Ventiquattro ore prima erano spuntati 19 gruppi Telegram battezzati con lo stesso nome, Italia in piazza, con un vantaggio: nessun limite agli iscritti. Condividono la stessa immagine di profilo: un megafono nero.

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“Pronti allo scontro se serve”, “No, non cadiamo in trappola”: le voci di chi vuole scendere di nuovo in piazza, da Milano a Roma

23 October 2026 at 19:43

“Sabato scorso è stato un antipasto“. Federico, 19 anni, si prepara a tornare in piazza a Milano dopo le tensioni e gli scontri dello scorso fine settimana. Tra i ragazzi che si mobilitano di nuovo c’è chi invita a evitare nuovi scontri e chi, invece, è convinto sia arrivato il momento di alzare la voce. A Roma come a Milano il carovita, la corsa al riarmo, le difficoltà ad arrivare a fine mese e la sensazione di non essere ascoltati alimentano la protesta. Ma sul modo di portarla avanti le posizioni sono diverse. “Il fatto che questa settimana si sia parlato solo male della nostra piazza ci ha fatto capire che non possiamo fermarci. Non so se finirà di nuovo nei casini, ma se la Polizia non ci farà manifestare noi non staremo lì a guardare. Siamo stanchi che alle nostre rivendicazioni contro una vita non più sostenibile l’unica risposta che troviamo sia quella della repressione“, dice Federico al Fattoquotidiano.it.

Malik, 20 anni, era in piazza anche sabato scorso, fino all’inizio degli scontri: condivide la necessità di tornare a manifestare, ma invita a evitare che la protesta degeneri nuovamente. “Scendere in piazza è un dovere morale. Ma al contempo credo che dobbiamo tutti stare più calmi e non cercare lo scontro. Noi dobbiamo solo far sentire le nostre motivazioni, ma non dobbiamo farla finire in scontri. E credo che dobbiamo essere i primi a fare in modo che non si ripetano le immagini che abbiamo visto la settimana scorsa. Siamo qua per combattere per il nostro futuro e per quello delle nostre famiglie”. Giovanni, 24 anni, è scettico sulla possibilità che sabato si ripetano le scene della settimana scorsa: “La nostra impressione è che non succederà niente. Nessuno di noi vuole cadere nella trappola che ci stanno facendo le istituzioni. Ho l’impressione che tutto verrà rimandato allo sciopero generale del 30 ottobre, sul quale sono già iniziate le prime discussioni”, sostiene.

Se a Milano il confronto è soprattutto su come evitare che la protesta finisca di nuovo in scontro, a Roma c’è anche chi guarda a quanto accaduto nel capoluogo lombardo come a un segnale da raccogliere. Le ragioni della mobilitazione si intrecciano con quelle contro il riarmo e con la richiesta di condizioni di vita più dignitose. Alessandro, 27 anni, parteciperà alla manifestazione nazionale per la pace “Fuori l’Italia dalla guerra”. Per lui, le proteste di queste settimane mostrano che qualcosa si sta muovendo tra i più giovani. “Guardati intorno: vedere tantissimi giovani protestare in queste settimane è la dimostrazione che una generazione si è svegliata e non ci sta più a subire in silenzio. Scendiamo in piazza per portare avanti un messaggio pacifista chiaro, per dire un no deciso a questa corsa folle al riarmo. Ma il punto è che il riarmo non è staccato dalla vita di tutti i giorni: mentre si sborsano miliardi per le armi, noi a fine mese non ci arriviamo più. Il costo della vita è schizzato alle stelle, le bollette e la spesa ci stanno strozzando, e le priorità di chi governa sembrano essere tutt’altre. Non si può parlare di pace se prima non si garantisce una vita dignitosa alle persone. Bisogna che tutte queste piazze si parlino e combattano insieme, trovando nel pacifismo il loro messaggio più forte”.

Angela, 24 anni, guarda invece proprio a Milano come a un modello da seguire. “A Roma dobbiamo fare esattamente quello che hanno fatto a Milano: dobbiamo alzare la testa. Lì la piazza ha fatto sentire la propria voce forte e chiara, e adesso tocca a noi dimostrare che anche qui non dormiamo. Ci ritroviamo con un governo che sta a guardare, non muove un dito per aiutare chi è in difficoltà e ci sta letteralmente facendo fare la fame. Le chiacchiere stanno a zero: serve farci sentire, perché la gente è stanca di sacrifici a vuoto e pretende risposte concrete subito. E se servirà ci scontreremo, perché non ci si può sempre dire di stare tranquilli”.

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“Anche al sud la situazione è tragica, ma c’è differenza tra i vandali violenti di Milano e camionisti che con dignità protestano”: così Sofia Goggia

23 October 2026 at 17:05

“Sono abbastanza costernata da questa situazione, capisco che le persone abbiano diritto di manifestare, ma la devastazione di negozi no”. A parlare è la campionessa di sci Sofia Goggia a Rtl 102.5, commentando il weekend di fuoco vissuto la settimana scorsa da Milano e in attesa di un altro che potrebbe essere altrettanto complicato. “Pensate che questi atti vandalici vengono compiuti da persone su auto, ad esempio, di altre persone che fanno fatica a pagare un leasing, un mutuo, magari con una famiglia a carico… questo non lo trovo giusto e sono preoccupata anche perché queste manifestazioni stanno avvenendo in tutta Europa”, ha continuato Goggia. “Anche al sud la situazione è tragica, ma c’è differenza tra i vandali violenti di Milano e camionisti che con dignità e protestano”, conclude. Intanto Le scene di guerriglia urbana dello scorso weekend a Milano, con protagonisti giovanissimi e minori incappucciati, hanno alzato in livello di allerta.

E ora un mix di attesa, tensione e preoccupazione accompagna la vigilia dell’annunciata mobilitazione nelle piazze italiane. E con anche una sorpresa. Il profilo social del “Movimento 17 ottobre” annuncia un cambio di strategia. Dopo avere annunciato una serie di piazze nei luoghi simbolo di Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, annulla tutto. Ma non la mobilitazione.

“Le piazze annunciate sono annullate. Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro“, si legge nel comunicato. Sabato alle 14.30, sui social, verranno comunicati tre luoghi di ciascuna città dove si invitano i manifestanti a presentarsi in gruppo (“non andate da soli”, viene specificato). Dopo un’ora, verrà comunicato un altro luogo da raggiungere in corteo. “Quando lo diremo noi, dove lo diremo noi”, è la frase che chiude il comunicato con il motto “Be water” (sii come l’acqua). Un cambio di strategia che rischia di complicare – e non poco – la gestione dell’ordine pubblico nelle città coinvolte

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Da Milano a Roma, sabato città blindate | La mappa. E nelle chat si organizzano le piazze: “Mezz’ora prima vi diremo dove andare. Be water”

23 October 2026 at 14:54

Un mix di attesa, tensione e preoccupazione accompagna la vigilia dell’annunciata mobilitazione nelle piazze italiane. E con una sorpresa. Il profilo social del “Movimento 17 ottobre” annuncia un cambio di strategia. Dopo avere annunciato una serie di piazze nei luoghi simbolo di Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, annulla tutto. Ma non la mobilitazione.

“Le piazze annunciate sono annullate“. “Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro“, si legge nel comunicato. In pratica sabato alle 14.30, sui social, verranno comunicati tre luoghi di ciascuna città dove si invitano i manifestanti a presentarsi in gruppo (“non andate da soli”, viene specificato). Dopo un’ora (alle 15.30), verrà comunicato un altro luogo, una grande piazza, da raggiungere in corteo. “Quando lo diremo noi, dove lo diremo noi”, è la frase che chiude il comunicato con il motto “Be water” (sii come l’acqua).

Un cambio di strategia che rischia di complicare – e non poco – la gestione dell’ordine pubblico nelle città coinvolte. Una “mobilitazione permanente contro il governo dei padroni”, viene definita. Da Nord a Sud sono tante le città coinvolte tra manifestazioni e cortei autorizzati o iniziative solamente convocate sui social. Le scene di guerriglia urbana dello scorso weekend a Milano, con protagonisti giovanissimi e minori incappucciati, hanno alzato in livello di allerta. E mentre la Digos ha effettuato perquisizioni in 18 città italiane e a Bari la procura dei minori ha interrogato un gruppo di minori che “preparava saccheggi a negozi”, ecco quali sono le città coinvolte tra manifestazioni ufficiali e le piazze inizialmente annunciate sui social.

Milano

Sabato il capoluogo lombardo sarà blindato e presidiato dalla stazione fino al centro, anche dai 500 militari in più inviati dal governo. Il sindaco Giuseppe Sala da inizio settimana va ripetendo che “c’è preoccupazione“, anche se al momento non sono stati annunciati cortei e manifestazioni, che in ogni caso difficilmente sarebbero stati autorizzati in centro città, dopo le scene di guerriglia del weekend scorso. L’appuntamento noto, quello degli anarchici in Conciliazione, è stato annullato. Ciò però non significa che i gruppi, provenienti da Milano, ma anche da altre città del Nord Italia, non saranno in piazza. La scelta di annullare il corteo, infatti, “non è un passo indietro”, ma è stata al contrario motivata con l’obiettivo di “non frammentare le piazze“, data la concomitanza con il probabile raduno di giovani e giovanissimi a partire dalle 15. Sono invece due i presidi autorizzati dalla Questura. In piazza Cavour, la mattina ci sarà un sit-in dei sindacati di base contro il carovita. Un altro presidio autorizzato è quello Pro-Palestina che siterrà in piazza Leonardo Da Vinci, nei pressi del Politecnico, dove è prevista la partecipazione di circa 300 persone. In mattinata, in piazza XXV aprile, sarà monitorato un presidio di esponenti di studenti di estrema destra, questo non preannunciato alla Questura. La preoccupazione principale, però, riguarda quanto potrà accadere nel pomeriggio dopo l’appello lanciato dal “Movimento 17 ottobre”: inizialmente il luogo di raduno comunicato era stato piazza Duomo e dintorni, teatro di devastazioni lo scorso fine settimane. Adesso, però, i nuovi luoghi di raduno si conosceranno sabato. Intanto i controlli saranno tanti: un primo filtraggio ci sarà nelle stazioni ferroviarie di tutta la Lombardia. Sarà controllato dalle forze dell’ordine chi non ha un biglietto e sarà verificato se ha precedenti, oppure che non abbia oggetti impropri come petardi o coltellini. Chi sarà in queste condizioni non sarà fatto partire.

Roma

Anche nella Capitale l’allerta è alta. Sui social era stata annunciata una manifestazione al Circo Massimo. Nello stesso luogo, tra l’altro, è presente il Villaggio della Difesa per la festa dell’Esercito che inizierà il 30 ottobre. L’attenzione delle forze dell’ordine è concentrata in particolare su piazza Venezia, piazza del Popolo e, appunto, il Circo Massimo. Sempre domani si svolgerà la manifestazione nazionale per la pace “Fuori l’Italia dalla guerra“, a cui sono attesi circa 10mila partecipanti, con appuntamento alle 14 in piazza della Repubblica. Alle 15 il corteo dell’Asse Imperialista si dirigerà ai Fori Imperiali. Le associazioni di destra, Azione Universitaria e Gioventù Nazionale, ha organizzato invece il corteo “Sblocchiamo tutto”, che partirà alle ore 10.30 da piazza della Libertà con arrivo in piazza Risorgimento. Manifestazioni ufficiale che si sommano a quelle annunciate sui social, ma non preavvisate, con appuntamento che verranno comunicati sui social domani.

Torino

A Torino diverse realtà – studenti, collettivi e movimento per il diritto alla casa – parteciperanno alla manifestazione organizzata dal coordinamento ‘Torino è contro il riarmo“, che vede gli autonomi del centro sociale Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre scorso, tra i principali promotori. L’appuntamento è alle 15 in piazza Castello. Stesso luogo e orario inizialmente annunciato dal “Movimento 17 ottobre”. Gli studenti delle scuole superiori si ritroveranno alle 14 in piazza Arbarello per raggiungere successivamente piazza Castello. Da Palazzo Nuovo partiranno invece gli universitari e i collettivi. A quanto si apprende, l’intenzione è quella di far convergere tutti i gruppi nella piazza, da dove dovrebbe partire il corteo, per poi tornare nello stesso luogo al termine della manifestazione.

Bologna

A Bologna l’appuntamento del “Movimento 17 ottobre” era in piazza Nettuno. “Insieme alla Questura e il prefetto stiamo lavorando affinché sabato il centro storico sia protetto e stiamo dialogando anche con i commercianti per organizzarci al meglio. Però occorre fare anche la parte che ritengo sia più importante: dialogare con i ragazzi, ascoltare le loro istanze”, ha dichiarato il sindaco Matteo Lepore.

Genova

Nel capoluogo ligure c’è massima attenzione, ma nessun allarme in vista della manifestazione annunciata per sabato. È quanto emerso dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito in prefettura. All’incontro ha partecipato anche il presidente di Confcommercio Genova, Alessandro Cavo. “Ci è stato detto di stare aperti e vigili nel caso succedesse qualcosa. Ovviamente saremo pronti a chiudere nel caso la situazione dovesse degenerare, ma ci è stato assicurato che il dispositivo messo in piedi sarà adeguato a quello che potrebbe accadere”, ha riferito. Il primo appuntamento a Genova era stato dato in piazza De Ferrari.

Firenze

Cresce l’attenzione anche a Firenze dove erano state annunciate sui social due manifestazioni in piazza della Signoria e piazza Santa Maria Novella. Gli appelli, diffusi su Telegram e Instagram da gruppi “Movimento 17 ottobre” e “Noi il popolo”, anche in questo caso, non risultano preannunciati alla Questura.

Padova

Sono due le manifestazioni studentesche preavvisate a Padova sabato, una al mattino e una al pomeriggio, organizzata dalla sigla “Federazione Italiani Liberi”. Mentre sui social l’appuntamento era stato dato in piazza Mazzini. Perquisizioni della Digos e Daspo urbani sono stati effettuati e notificati dalla Questura nei confronti di 11 giovani, otto dei quali minorenni, che avrebbero pianificato via chat saccheggi in vista dei cortei. La Procura dei Minorenni di Venezia procede per istigazione alla disobbedienza alle leggi di ordine pubblico e all’odio tra le classi sociali. In particolare, gli agenti hanno intercettato su Instagram una chat in cui si programmavano danneggiamenti e razzie contro pubblici esercizi del centro storico.

Bari

Anche in Puglia ci sono state perquisizioni e interrogatori di giovanissimi. Secondo l’ipotesi investigativa “un folto gruppo di giovani e giovanissimi era pronto a colpire e saccheggiare, sull’onda di quanto accaduto lo scorso fine settimana a Milano, diversi negozi” del centro di Bari. Qui sono due le mobilitazioni lanciate sui social: quella convocata dal “Movimento 17 ottobre”, in un primo momento in piazza Umberto alle ore 15, e l’appuntamento lanciato su Tik Tok da “Noi siamo il popolo”, allo stesso orario ma in piazza del Ferrarese. “Cosa vogliamo? – scrivono gli organizzatori della mobilitazione nazionale -. Presente e un futuro migliore”.

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Travaglio: “Putin dietro le proteste di piazza? Le classi dirigenti europee sono detestate. Per loro è più facile dare colpa piuttosto che chiedersi perché ci odiano”

22 October 2026 at 21:35

“Possibile mai che qualunque elezione che non vada come vogliono le cancellerie europee sia stata truccata da Putin? Possibile mai che qualsiasi manifestazione di protesta, anche di un bambino di 11 anni incappucciato, sia stata ordita da Putin? Io credo che lo facciamo molto più grosso di quello che è. Ma capisco che battere il mea culpa sul petto di un altro è sempre più comodo che batterlo sul proprio: se le classi dirigenti europee sono così detestate dovrebbero farsela una domanda sul perché sono così tanto odiate”: è quanto detto dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio durante la consegna del premio Eccellenze 2026, che si è tenuto giovedì 22 ottobre alla Camera dei deputati. Travaglio ha poi continuato il suo discorso: “Quella è una domanda fastidiosa da porsi. E quindi è molto meglio dire che è stato Putin, che sta prendendo il posto della zia malata e della nonna morta quando il ragazzino non ha fatto i compiti e inventa una scusa con il professore”. E ancora: “Bisogna fermarsi, non solo perché così facendo si dà a Putin più importanza di quella che ha; ma anche perché così facendo nella battaglia della propaganda la gente penserà che quella russa è un po’ meno stupida della nostra”.

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