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Ballottaggio in Brasile, Bolsonaro deride Lula: “Avversario nove dita”. Il presidente: “Quel dito l’ho perso lavorando” – video

24 October 2026 at 16:36

Un ultimo duello tv, a due giorni dal voto, dove il candidato della destra Flavio Bolsonaro ha attaccato lo sfidante e presidente uscente Luiz Inacio Lula Da Silva, definendolo a più riprese il suo avversario ‘nove dita’. Un riferimento di dubbio gusto, già adottato dal padre Jair 4 anni fa, alla mutilazione subita da Lula quando a 17 anni perse il mignolo della mano sinistra sotto una pressa. È lo scambio andato in onda nell’ultimo faccia a faccia televisivo prima del ballottaggio in Brasile, dove il 25 ottobre oltre 158 milioni gli elettori saranno chiamati alle urne per scegliere il capo dello Stato per i prossimi quattro anni. In generale, il candidato della destra ha scelto toni più cauti, più moderati, a tratti presidenziali, abbandonando l’arroganza e l’aggressività dell’ultimo dibattito tv. Lula invece è andato all’attacco, rivendicando con efficacia la sua storia di ex operaio diventato presidente, la sua profonda conoscenza del Paese e la sua azione di governo a favore dei ceti meno abbienti. Ambedue, in un clima molto più composto rispetto alla rissa in tv di domenica scorsa, hanno espresso con calma le proprie idee e le proprie proposte. Solo in un momento Flavio ha seriamente barcollato, ma solo l’esito del voto dirà se quello di Lula è stato un colpo da ko, o se segnerà solo una leggera vittoria ai punti. Ed è quando ha appellato il rivale “nove dita”.

“Quel dito l’ho perso lavorando di notte per poter mangiare – ha risposto Lula -, quando ero ancora minorenne e nemmeno avrei potuto lavorare. Non permetterò a un miliziano di chiamarmi ‘nove dita’, a uno che non ha mai lavorato in vita sua. Non sa nemmeno cosa sia un libretto di lavoro. Il suo primo impiego è stato un lavoro fittizio procuratogli da suo padre”. Parole talmente nette che Bolsonaro ha barcollato. E ha chiesto subito perdono: “Non volevo offendere nessuno, mi scuso”. Ma quell’insulto di fatto ha stonato con tutta la gestione della sua serata all’impronta del dialogo. Un passaggio che ha messo in crisi la sua strategia generale: Folha aveva appena scovato nei fogli preparatori al duello, in mano alla moglie di Flavio, la scritta: “uomo di stato”. Ma la rete ha colto il suo momento di difficoltà: in pochi minuti l’Esercito di Lula ha diffuso l’hashtag “SomosTodos9Dedos”, siamo tutti nove dita. Più avanti ha implicitamente accennato all’età di Lula, 81 primavere tra qualche giorno. “Non capisco quando parli”, ha ironizzato sulla sua voce roca, dimenticando però il tumore alla gola che lo ha colpito nel 2011.

Anche alla fine del dibattito, Lula, consapevole della caduta di stile di Flavio, nel suo appello al voto finale, ha affondato su questo punto: “Ho una storia di lotta che è la stessa di milioni di brasiliani, di chi ha iniziato a lavorare a 12 anni e poi è arrivato alla Presidenza senza dimenticare da dove viene né per chi governa”. Per il resto, in oltre due ore di dibattito, Bolsonaro ha spinto sul tema a lui molto caro della sicurezza, della lotta all’inflazione, dell’azione a favore delle imprese. Lula, di contro, ha punzecchiato il suo avversario sulla sua presunta inesperienza accusandolo di non “conoscere il Brasile”. Quindi ha esaltato i programmi sociali del suo governo, dalla settimana corta al salario minimo, dal condono a 4 milioni di brasiliani di piccoli debiti agli investimenti per la scuola. Quando Lula gli ha rinfacciato di aver votato contro l’allungamento della maternità, ha perfino detto di essersi sbagliato. Una pacatezza ostentata per dare la caccia ai voti centristi. La Folha è riuscita a scovare la scritta cerchiata “uomo di Stato” in un foglio preparatorio in mano alla moglie di Flavio. Chi invece è andato all’attacco rivendicando con orgoglio la sua biografia politica, la sua storia personale di ex operaio diventato presidente, e anche il suo buongoverno, è stato Lula.

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Giordania, le vittime dell’attacco alla chiesa ortodossa salgono a 8. Hezbollah: “Atto terroristico contro l’umanità”

24 October 2026 at 14:51

Si aggrava il bilancio dell’attacco perpetrato ieri contro la chiesa greco-ortodossa di San Giorgio a Hammoud, nel governatorato di Karak, nel sud della Giordania. Uno dei feriti è morto a causa delle lesioni riportate, ha reso noto il ministro della Salute, Ibrahim Al-Bdour. Il numero delle vittime sale dunque a otto. Al-Bdour ha inoltre precisato che 26 persone ferite nell’attacco restano ricoverate in ospedale. Venerdì le autorità avevano riferito di sette morti e 34 feriti.

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ha espresso “profondo sdegno e ferma condanna”: “Prendere di mira le chiese, i luoghi di culto e le persone raccolte in preghiera costituisce una flagrante violazione della sacralità dei luoghi santi e dei valori umani e morali che uniscono i membri della famiglia umana – afferma il Consiglio delle chiese in Medio Oriente -; i luoghi di culto esistono per essere case di preghiera, di pace e di speranza, non scenari di violenza, uccisioni e paura”. Il Consiglio si dice “fiducioso” del fatto che le autorità competenti faranno ”piena luce sulle circostanze del crimine”.

Il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III, ha presieduto oggi una preghiera in suffragio delle vittime e ha invocato “il riposo eterno per le persone uccise nell’attentato, il conforto per le loro famiglie e il dono della pace e della riconciliazione per una regione segnata dalla violenza”. Il Patriarcato di Gerusalemme ha ricordato che l’attacco ha gettato “il Patriarcato di Gerusalemme e l’intera società giordana in un profondo lutto”, colpendo un Paese che “continua a distinguersi per i legami di convivenza pacifica e fraternità tra le diverse componenti religiose”.

Anche Hezbollah ha condannato “questo efferato atto terroristico contro l’umanità che costituisce una palese profanazione della sacralità dei luoghi di culto e un brutale massacro di persone comuni, si inserisce nel quadro di una serie di attività terroristiche che da anni causano morte e distruzione nella nostra regione”, ha dichiarato Mohammad Khansa, responsabile delle relazioni con le istituzioni e i partiti cristiani del movimento sciita. “Condanniamo fermamente questo atto criminale ed esprimiamo le nostre più sentite condoglianze e la nostra solidarietà alla fraterna nazione giordana e alle famiglie delle vittime. Chiediamo a Dio Onnipotente di avvolgere le vittime nella Sua immensa misericordia e di concedere ai feriti una pronta guarigione”, ha aggiunto Khansa.

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Proteste in Francia, i sindacati: “800mila persone in piazza contro il caro vita”. Tensioni a Parigi, Marsiglia e Lione

24 October 2026 at 13:15

Quasi 800mila persone hanno partecipato oggi alle manifestazioni organizzate in tutta la Francia contro il caro-vita. Lo ha reso noto il sindacato Cgt, secondo cui nella sola capitale sono scese in piazza 250mila manifestanti. Una cifra superiore a quella comunicata dalla prefettura di polizia di Parigi, che ha stimato la partecipazione al corteo nella capitale in 110mila manifestanti. Secondo il ministero dell’Interno, sono stati complessivamente 410mila i manifestanti in tutto il Paese. Oggi erano oltre 70mila gli agenti schierati in tutto il Paese, 700 le forme di protesta annunciate. E non solo: oltre 30mila persone hanno manifestato a Orlèans, dove si teneva il congresso del Rassemblement National. Finora 135 persone sono state fermate.

A Parigi, dopo un corteo pacifico, si sono registrati scontri tra forze dell’ordine e manifestanti quando gran parte del corteo è arrivato a destinazione, alla Porte de Vincennes. Gas lacrimogeni e un idrante in azione per tentare di disperdere la folla, mentre i manifestanti, la maggior parte con il volto coperto da una maschera, gridano slogan ostili alla polizia. Fino all’arrivo del corteo, tutto si era svolto nella calma. Tensioni si sono registrate anche a Lione, dove 10.000 persone si sono riunite per manifestare nonostante il divieto della polizia in un ampio perimetro della città. Tafferugli anche a Marsiglia e Rennes, dove a fine manifestazione la polizia ha fatto uso di gas lacrimogeni. A Nantes gli agenti sono ricorsi agli idranti per disperdere raduni non autorizzati.

Schierati 70mila agenti. I gilet gialli annunciano 700 forme di protesta in tutto il Paese

I gilet gialli hanno organizzato 700 forme di protesta oggi in Francia. Secondo una mappa pubblicata sul loro sito Internet, hanno previsto azioni in 86 rotatorie, 21 aree di servizio, due depositi di carburante, 33 stazioni ferroviarie, tre porti, 17 ponti e 17 caselli autostradali. I principali musei di Parigi sono rimasti chiusi e le autorità hanno schierato un ingente contingente di polizia in vista di una nuova ondata di proteste previste per oggi in tutta la Francia, nella speranza di evitare il ripetersi dei violenti disordini della scorsa settimana, che hanno sconvolto il Paese. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha dichiarato che saranno dispiegati in tutto il Paese fino a 70mila agenti, affiancati da elicotteri, veicoli blindati e cannoni ad acqua. Si prevede nuovamente una partecipazione massiccia, dopo che la scorsa settimana oltre mezzo milione di persone sono scese in piazza.

Le proteste al congresso del partito di Marine Le Pen

Intanto si sono radunanti 11mila manifestanti (29mila per gli organizzatori) ad Orléans, nel centro della Francia, contro il congresso del Rassemblement National che si svolge in città oggi e domani, stando ai dati della Prefettura. Presenti anche Olivier Faure (Ps), Bally Bagayoko (Lfi) e Sophie Binet (Cgt). La prefettura precisa che la stima “può ancora cambiare”, dal momento che molte persone sono ancora in viaggio.

Il sindaco Serge Grouard ha annunciato stamattina l’instaurazione di un coprifuoco in tutto il comune le prossime due notti per i minorenni. “Questo provvedimento preventivo – ha dichiarato il sindaco – deriva dalla volontà di prevenire qualsiasi violazione dell’ordine pubblico, limitare i rischi di disordini e garantire la sicurezza delle persone in un contesto di raduni annunciati”.

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Russia, Zakharova arruola Al Bano per attaccare Meloni: “Roma ascolti il suo appello contro le sanzioni”

24 October 2026 at 12:28

“Felicità è un bicchiere di vino con un panino“. Ma anche far la pace con il Cremlino. Chissà se era questo il ritornello che le girava nella testa quando Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha deciso di arruolare l’ambasciatore più improbabile della diplomazia mondiale per sferrare l’ultimo attacco al governo italiano: Al Bano Carrisi. Con un post su Telegram il cui tono oscilla tra il melodrammatico e il canzonatorio, la zarina della comunicazione russa ha esortato Giorgia Meloni ad ascoltare l’accorato appello del cantante di Cellino San Marco, che chiedeva di “aprire le porte alla Russia” e cancellare le sanzioni, trasformando l’artista pugliese, che oltre l’ex cortina di ferro è una vera e propria pop star, in un testimonial capace di scardinare la linea atlantista di Roma.

Il trionfatore di Sanremo ’84, gloria della canzone nazional-popolare, ha concesso un’intervista a Sandro Teti Editore, pubblicata su YouTube il 21 ottobre, nella quale ha affermato che la Russia è un Paese “che ci ama” e che “ha molta linfa italiana”, chiedendosi: “Perché fare sanzioni alla Russia? Diamo azioni alla Russia, diamo fiori alla Russia. Facciamo in modo che si smetta questa maledetta guerra”. E ha aggiunto: “Cara Giorgia, ti voglio bene. Te ne vorrei ancora di più se apriamo le porte alla Russia. Io sono un uomo di pace”.

“Il famoso e popolare cantante italiano Al Bano, molto conosciuto e amato nel nostro Paese – ha scritto Zakharova – ha rivolto un appello pubblico, molto sincero e sentito, alla presidente del Consiglio dei ministri italiano Giorgia Meloni. Sottolineando i profondi legami storici e culturali tra i nostri Paesi, ha esortato con grande emotività la presidente del Consiglio a smettere di imporre sanzioni alla Russia, riaprire le porte alla Russia e iniziare finalmente a lavorare concretamente per raggiungere una pace duratura in Ucraina. Ma la sua voce verrà ascoltata a Roma?”.

“A giudicare dagli ultimi avvenimenti le autorità italiane sembrano avere serie difficoltà ad accogliere le voci che dissentono dal discorso politico predominante”, prosegue il post di Zacharova. “I giovani italiani protestano: si cerca una pista russa. I cittadini italiani esprimono il loro malcontento: si sospetta un’influenza straniera”, osserva ancora, chiedendosi ironicamente se “il prossimo obiettivo delle indagini dei servizi segreti italiani sarà Al Bano”.

Da tempo la retorica di Zakharova sembra seguire logiche da show-biz più che da istituzione diplomatica. Se Al Bano è stato elevato al rango di consulente geopolitico di Palazzo Chigi, solo poche settimane fa il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si era visto rifilare una recensione tutt’altro che lusinghiera per aver scelto come consigliere l’ex ministro ucraino Mykhailo Fedorov. In quell’occasione, Zakharova aveva liquidato la Difesa italiana come un “Teatro dell’Assurdo“, arrivando a scomodare lo scrittore per ragazzi Gianni Rodari e insinuando che di questo passo Roma avrebbe potuto assumere persino Osama bin Laden.

Anche il Quirinale è stato a lungo il bersaglio prediletto di questa insolita retorica. La prima, durissima escalation risale al 14 febbraio 2025, quando Zakharova definì “invenzioni blasfeme” e “oltraggiose” le parole pronunciate pochi giorni prima a Marsiglia da Sergio Mattarella, che aveva accostato l’aggressione russa in Ucraina alle mire espansionistiche del Terzo Reich. Neanche 72 ore dopo, 17 febbraio, la portavoce russa era tornata alla carica avvertendo in tv che quelle dichiarazioni “non sarebbero rimaste senza conseguenze“.

Il culmine dello scontro si era consumato il 13 marzo, giorno del terzo affondo: in un briefing rilanciato dalle agenzie russe, Zakharova ha accusato direttamente Mattarella di diffondere “menzogne, falsità e disinformazione” in merito alle minacce nucleari di Mosca all’Europa: “La Federazione Russa si è fatta promotrice di una rinnovata e pericolosa narrativa nucleare, a cui si aggiungono il blocco dei lavori del Trattato di non proliferazione, instillando l’inaccettabile idea che ordigni nucleari possano divenire strumento ordinario nella gestione dei conflitti”, aveva detto il capo dello Stato l’8 marzo a Hiroshima. Un attacco frontale così violento da costringere il ministro degli Esteri Antonio Tajani a convocare d’urgenza l’ambasciatore russo a Roma per consegnargli una formale nota di biasimo.

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Cisgiordania, rimpatriate le 5 attiviste italiane fermate vicino a Hebron

24 October 2026 at 11:31

Sono rientrate in Italia le cinque connazionali fermate in Cisgiordania dalle Forze di difesa israeliane. Funzionari dell’ambasciata d’Italia a Tel Aviv, ha reso noto il ministero degli Esteri, hanno potuto effettuare ieri sera una visita consolare presso l’aeroporto, in cui le italiane sono apparse in buone condizioni fisiche: è stato consentito loro l’utilizzo dei telefoni cellulari e tutte hanno potuto parlare almeno una volta con il proprio legale.

Le cinque donne sono volontarie e attiviste internazionali. Si trovavano nel West Bank per fornire “protezione attiva” e supporto agli agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive, periodo storicamente caratterizzato da forti tensioni, aggressioni a opera dei coloni e restrizioni nell’area da parte delle autorità israeliane. Il fermo è scattato il 22 ottobre nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron. Le attiviste sono state prelevate insieme ad altri volontari internazionali e condotte inizialmente presso la stazione di polizia dell’insediamento di Kiryat Arba per essere interrogate. Subito dopo il fermo, la Farnesina si è attivata chiedendo a Israele chiarimenti urgenti e l’immediato rilascio delle cittadine.

Negli ultimi mesi, le autorità israeliane hanno intensificato i fermi, i respingimenti alla frontiera e le espulsioni di volontari delle Ong, presenti sul territorio con lo scopo di documentare le violazioni dei diritti umani e proteggere i civili palestinesi dalle violenze dei coloni e dalle operazioni militari, ma accusati da Israele di alimentare le provocazioni.

Il 21 ottobre un’operazione su vasta scala dell’Idf aveva portato al blocco e al fermo di circa 90 volontari, tra cui il candidato democratico al Congresso degli Stati Uniti Brad Lander, rilasciato poco dopo insieme a decine di altri attivisti sotto severe restrizioni di movimento. Nelle stesse ore sono stati trattenuti due italiani, un padre e un figlio originari di Bolzano, Manuel e Alberto Tartarotti, di 35 e 67 anni. I due erano arrivati in Cisgiordania per consegnare fondi umanitari e sostenere la raccolta nei campi. Dopo essere stati detenuti per ore dalla polizia israeliana sono stati espulsi dal Paese con il divieto di rientro in Israele per i prossimi dieci anni.

La raccolta delle olive in Cisgiordania rappresenta da sempre un momento cruciale e ad altissimo rischio di incidenti. Nelle ultime settimane si è registrata un’impennata di attacchi condotti da gruppi di coloni estremisti, culminati lo scorso fine settimana nel ferimento di una fotoreporter del Wall Street Journal e nell’assalto ad alcune auto diplomatiche europee.

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Ucraina, Starlink torna a funzionare: “Stabile a velocità sopra i 400 km/h”

24 October 2026 at 10:48

L’Ucraina è tornata a usare a pieno regime il sistema Starlink nel conflitto con la Russia. Gli specialisti del ministero e delle Forze di Difesa hanno registrato che Starshield, la versione militare della rete satellitare utilizzata da Kiev per manovrare i droni in funzione offensiva e difensiva contro l’esercito di Mosca, è ora in grado di operare regolarmente anche a velocità superiori ai 161 km/h.

A metà ottobre, SpaceX ha applicato un blocco software per cui i terminali perdevano istantaneamente la connessione satellitare se l’hardware si muoveva a una velocità fisica superiore ai 160-161 km/h. Questo limite ha ostacolato l’esercito di Kiev poiché i droni intercettori ucraini, muovendosi a velocità elevate per inseguire i droni russi (che viaggiano a oltre 400 km/h), superavano i 161 km/h, si “disattivavano” a mezz’aria a causa della perdita di segnale e precipitavano nel vuoto.

Nelle ultime ore, ha fatto sapere il ministro della Difesa ucraino Yevhenii Khmara, il sistema rimane stabile anche a velocità superiori ai 400 km/h: “È un risultato fondamentale per il fronte: per il nostro personale militare, per le operazioni con i droni, per la logistica e le comunicazioni”. “Questo è un ulteriore esempio di come il dialogo diretto e la posizione risoluta assunta dal presidente dell’Ucraina ai massimi livelli producano risultati”, ha aggiunto il ministro della Difesa.

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Germania, brucia il “Nido dell’Aquila” di Adolf Hitler: fermato un sospetto

24 October 2026 at 09:08

In fiamme il Kehlsteinhaus, il “Nido dell’Aquila” di Adolf Hitler, il rifugio sul monte Obersalzberg a Berchtesgaden, nella Germania meridionale, usato dai dirigenti del nazionalsocialismo. “Una persona sospetta è stata posta in stato di fermo”, ha dichiarato la polizia in un comunicato, riportato dalla France Presse. I vigili del fuoco hanno trovato già da ieri sera “completamente in fiamme” l’edificio amato dai gerarchi nazisti. Il Comando di Polizia dell’Alta Baviera Meridionale ha riferito che i primi soccorritori sono arrivati alle 21.52 di ieri sera e hanno constatato un incendio di vaste proporzioni.

“Le indagini della polizia giudiziaria sono in corso”, ha detto la portavoce della polizia Lisa Maier. Poco dopo l’inizio del rogo “una persona sospetta ha attirato l’attenzione degli investigatori”, ha aggiunto la polizia. “Le indagini mirano attualmente a stabilire se tale individuo sia coinvolto nell’incendio”, ha aggiunto la fonte. Secondo il tabloid Bild, si sta valutando l’ipotesi di un incendio doloso: giungendo sul posto, le forze dell’ordine avrebbero incrociato un motociclista, che sarebbe stato successivamente fermato.

Circa 200 vigili del fuoco sono stati mobilitati per domare le fiamme nell’edificio, situato in una posizione estremamente difficile da raggiungere, su uno sperone roccioso che sovrasta Berchtesgaden. L’allarme antincendio è scattato ieri sera grazie a un rilevatore di fumo presente nella struttura. I vigili del fuoco, una volta allertati, hanno notato alte fiamme mentre si dirigevano verso il luogo dell’incendio. L’accesso al sito e le operazioni di spegnimento si sono rivelati complessi, ha spiegato ancora Maier.

Costruito tra il 1937 e il 1938 vicino a Berchtesgaden a un’altitudine di 1834 metri, il Kehlsteinhaus faceva parte della “zona riservata al Führer” sull’Obersalzberg e doveva fungere da edificio di rappresentanza per Hitler, che lo visitò solo poche volte. Realizzato in pietra e granito, era concepito per impressionare i diplomatici stranieri. L’edificio è sopravvissuto alla Seconda Guerra mondiale senza subire danni. Dal 1952 è adibito a ristorante e ospita un’esposizione che ne ripercorre la storia.

Contrariamente a quanto si crede comunemente, la Kehlsteinhaus non fu un regalo per il cinquantesimo compleanno di Hitler nel 1939, secondo quanto riportato sul sito web della casa. Un ascensore dorato, incastonato nella roccia, permetteva di raggiungere l’edificio, coprendo gli ultimi 125 metri circa. È accessibile tramite la Kehlsteinstraße, una strada ora utilizzata esclusivamente dagli autobus.

Nei film di guerra americani, l’edificio veniva chiamato “Nido dell’Aquila”. A differenza di altre dimore appartenenti a dignitari nazisti sull’Obersalzberg, non subì danni durante gli attacchi alleati.

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Francia, uomo apre il fuoco da un’auto vicino Parigi: un morto e cinque feriti. Macron: “Attentato terroristico razzista”

23 October 2026 at 19:05

Una persona è stata uccisa e altre cinque sono rimaste ferite in una sparatoria avvenuta venerdì mattina a Trappes, comune nel dipartimento degli Yvelines, a una quarantina di chilometri da Parigi. I colpi sono stati esplosi con un’arma automatica dall’abitacolo di una Renault Clio: le forze dell’ordine hanno arrestato un sospettato, trovato in possesso di una mitragliatrice, lacrimogeni ma anche cocaina. Il suo appartamento, a quanto riferito, era stato trasformato in una “trappola con bombole di gas“. La persona rimasta uccisa è africana, mentre uno dei feriti è originario del Maghreb.

La Procura nazionale antiterrorismo ha aperto un’inchiesta per omicidio a sfondo terroristico con l’aggravante razziale: per il sindaco di Trappes, Ali Rabeh, si tratta di “attentato con connotazioni razziste, probabilmente islamofobe”. Il killer “ha palesemente sparato a caso e voleva fare una strage”, dice. Di “attentato terroristico razzista” ha parlato anche il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, che si è recato sul posto insieme al ministro degli Interni Laurent Nunez: Macron, afferma un comunicato dell’Eliseo, ha voluto, “la propria solidarietà a tutte le persone mobilitate”.

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Cisgiordania, Tajani: “Inaccettabile l’arresto delle 5 donne prese dall’esercito israeliano”. Previsto il rientro sabato

23 October 2026 at 17:29

”Chiediamo la liberazione immediata delle 5 donne che sono state prese dall’esercito israeliano” in Cisgiordania, ”speriamo che possano essere rimandate in Italia nelle prossime ore. È inaccettabile quello che è successo, non stavano commettendo alcun reato”. A parlare è il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che in un punto stampa a Istanbul ha commentato il fermo ieri vicino a Hebron di cinque attiviste italiane da parte dell’esercito israeliano. Il ministero ha poi annunciato che le attiviste rientreranno sabato.

“Non siamo d’accordo. Noi siamo perché il popolo palestinese possa finalmente realizzare il proprio sogno” di uno Stato, “vivendo in pace con Israele che deve avere garantita la propria sicurezza. Ma non è colpendo la popolazione palestinese, soprattutto i pacifici villaggi cristiani, che si risolve il problema della sicurezza di Israele“, ha spiegato poi Antonio Tajani a Istanbul commentando l’annuncio di Netanyahu di una “chiusura totale” della Cisgiordania. “Bisogna disarmare Hamas, bisogna che ci sia stabilità a Gaza, bisogna che i terroristi vengano messi fuori gioco disarmandoli totalmente e questo è un aspetto importante, ma noi non possiamo non riconoscere l’importanza di dar vita ad uno Stato palestinese“.

Ieri la polizia israeliana aveva affermato che alcuni dei fermati sarebbero stati coinvolti nella “promozione del terrorismo” e nell’”esaltazione di attentatori”. L’annuncio era arrivato dopo che la Farnesina ha chiesto chiarimenti urgenti alle autorità israeliane sul fermo delle connazionali, avvenuto mentre accompagnavano agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. Secondo la polizia israeliana, gli attivisti “hanno violato la legge e si sono nascosti dietro la raccolta delle olive”. Sarebbero entrati “senza coordinamento in una zona militare chiusa”, rifiutando gli ordini delle Forze di difesa israeliane (Idf). Il comunicato riferisce del fermo di undici attivisti stranieri e un palestinese a Hebron, sostenendo che alcuni sarebbero coinvolti anche in “attività di organizzazioni ostili a Israele”.

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Conti correnti negli Emirati e in Israele con miliardi di dollari e bonifici dall’Azerbaigian: il libro che svela gli affari segreti del genero di Trump

23 October 2026 at 16:47

Un conto bancario negli Emirati e uno in Israele dove confluivano miliardi di dollari, bonifici da centinaia di milioni da una banca dell’Azerbaigian, tutto a disposizione del genero e consigliere di Donald Trump, Jared Kushner. Il libro-inchiesta del giornalista di The Intercept, Matthew Cole, Principi e ladri: il complotto segreto di Jared Kushner e Mohamed bin Zayed per rimodellare il Medio Oriente, di cui Vanity Fair ha pubblicato un estratto, svela gli affari segreti dei vertici dell’amministrazione Usa in Medio Oriente e le trame politiche ed economiche tra gli Stati Uniti e i suoi alleati nell’area.

Il racconto si riferisce al primo mandato di Donald Trump e si basa su file entrati in possesso dell’intelligence olandese che il reporter ha potuto visionare. I servizi segreti dei Paesi Bassi hanno ottenuto gli screenshot dell’IphoneX di Kushner tramite dei file trovati sul server di hacker russi e ai quali gli 007 hanno avuto accesso grazie a un agente dell’intelligence russa che ha deciso di diventare un informatore di Amsterdam. Monitorandone l’attività telefonica, sono poi riusciti a scoprire che il genero di Trump aveva accesso a un conto bancario collegato agli Emirati, ma di cui Kushner era firmatario, che veniva foraggiato con 750 milioni di dollari in arrivo da Baku. Quei soldi sarebbero serviti, secondo un testimone sentito da Cole, per finanziare un signore della guerra, un mercenario e un ex sicario. Non un’iniziativa una tantum, ma una pratica abituale: “Sauditi ed emiratini lo fanno una volta all’anno“, spiega un’altra fonte.

C’è poi un altro conto al quale i servizi segreti olandesi sono riusciti a risalire monitorando l’Iphone del genero di Trump. Si tratta di uno aperto nella Banca centrale israeliana, su consiglio diretto del primo ministro Benjamin Netanyahu, e del quale Kushner era il beneficiario. Al suo interno si trovano circa 1 miliardo di dollari. Proprio il premier di Tel Aviv aveva chiesto all’uomo di Trump in Medio Oriente di avvisarlo prima di ogni bonifico.

Kushner, su X, ha respinto ogni accusa sostenendo che queste sono “scandalose e categoricamente false. Sono cose folli e mai accadute“. Cole, continua, “non ha fornito alcuna prova a sostegno. Non è giornalismo, è un miscuglio di fantasia, finzione e propaganda, scritto da qualcuno che è profondamente disturbato o che agisce con intenti sinistri”.

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“Vi indignate per le vetrine, ma non per chi non riesce a pagare l’affitto. Siete parte del problema”: l’eurodeputata Montero contro il Parlamento Ue

23 October 2026 at 16:07

“Se vi fa arrabbiare tantissimo un cassonetto bruciato in Francia e se trovate insopportabile una vetrina rotta in Italia, ma non vi indignate per la gente che non riesce a pagare l’affitto o per i milioni di giovani che, a causa delle vostre politiche, sono costretti a studiare in baracche, vuol dire che voi siete parte del problema“. È il duro affondo dell’eurodeputata di Podemos Irene Montero contro il Parlamento Europeo, in risposta ai commenti dei suoi colleghi sugli episodi, avvenuti in diversi Paesi, in cui migliaia di giovani hanno manifestato con violenza la loro rabbia sociale.

La politica spagnola ha accusato il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa e i presenti di essere più preoccupati per le banche, i fondi di investimento e le multinazionali, che delle persone schiacciate da violenza sociale ed economica. Cittadini che vedono i loro governi dirottare sul riarmo fondi che dovrebbero essere utilizzati per la sanità, per il diritto all’abitare o per l’istruzione. “Siete voi parte del problema”, ha concluso Montero.

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“Melania Trump ha ottenuto la tregua a Olenshky”: l’annuncio della Casa Bianca dopo l’appello del Papa

23 October 2026 at 16:05

La città è stata occupata nel primo giorno dell’invasione russa, il 24 febbraio 2022. Da allora la situazione a Olenshky, città sulla prima linea del fronte di guerra e sulla sponda sinistra del Dnipro, nel Kherson, è precipitata. E oggi è una città dove sono rimasti solo duemila cittadini, quasi tutti anziani, rispetto ai 23mila dall’inizio del conflitto. Isolati, senza acqua ed elettricità, in emergenza sanitaria. Un fazzoletto di terra ridotto allo stremo. Ad ottenere un cessate il fuoco a partire dal 29 ottobre fra Russia e Ucraina localizzato nella città è stata la first lady Melania Trump, ha annunciato la Casa Bianca. “I due paesi si sono detti d’accordo a fermare temporaneamente le azioni militari a Olenshky per consentire agli aiuti umanitari di entrare e preparare l’evacuazione dei civili tramite passaggi stabiliti”, si legge in una nota. L’annuncio della mediazione della first lady americana arriva dopo che Papa Leone XVI ha avuto colloqui telefonici sia con Vladimir Putin, il 16 ottobre, che con Volodymyr Zelensky, tre giorni dopo il 19 ottobre, per chiedere la tregua umanitaria.

“La situazione a Oleshky è drammatica. Oleshky è una città situata sulla linea del fronte, sull’orlo del disastro. La popolazione che vi è rimasta è composta principalmente da anziani che necessitano urgentemente di assistenza medica, medicinali, cibo e acqua potabile”, ha detto la First Lady Melania Trump. “Gli abitanti di Oleshky dispongono di elettricità limitata, vivono circondati da strade minate e subiscono costanti attacchi militari. È apparso del tutto evidente che, senza il mio intervento, sarebbe stato impossibile far arrivare aiuti umanitari in città ed evacuare gli anziani”, ha aggiunto. Melania Trump ha lavorato direttamente con i vertici russi e ucraini per definire i termini di un cessate il fuoco circoscritto, coordinando le parti sugli obiettivi dell’accordo, sulle procedure tecniche, sulle tempistiche, sulle modalità operative e sulle condizioni pattuite. “Ho inoltre coinvolto un’organizzazione media americana imparziale, che accompagnerà le équipe russe e ucraine sul campo e documenterà l’intero processo per garantire che le volontà di ciascuna famiglia vengano rispettate fedelmente”, ha osservato Melania Trump.

Nel ricostruire l’intervento della first lady, la Casa Bianca spiega che Melania Trump “ha avviato le discussioni con entrambe le nazioni e parti allineate sugli obiettivi, procedure tecniche, tempistica, processi e termini”. E viene puntualizzato che la moglie di Donald Trump ha agito “nell’ambito del suo ruolo formale di Intermediario esclusivo”. La stessa first lady spiega come, secondo l’accordo da lei negoziato, avverrà l’intervento umanitario, con “leader civili di entrambi i Paesi che lavoreranno insieme per andare a trovare i residenti di Oleshky nelle loro case e determinare il livello di assistenza necessario. I residenti che vorranno andare vie riceveranno supporto coordinato e il trasferimento nella destinazione che vorranno. Prevedo che alcuni vorranno andare in Russia – aggiunge – alcuni in Ucraina“. Inoltre, ‘ho anche ottenuto che un media americano imparziale accompagni i team russi e ucraini sul terreno, svolgendo un ruolo significativo per assicurare che i desideri di ogni famiglia vengano rispettati’. Infine la Casa Bianca rivela che “le urgenti circostanze di Oleshky sono state presentate all’attenzione della first lady durante colloqui privati” a margine di un evento da lei presieduto in occasione sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu. “Io e il mio rappresentante abbiamo fatto immediatamente leva sui canali di comunicazione stabiliti con Russia e Ucraina attraverso le sei precedenti riunificazioni di 34 bambini – conclude Melania Trump – entrambe le nazioni hanno immediatamente assegnato team per coordinare il complesso meccanismo coinvolto, compreso lo sminamento. Tutte le parti hanno lavorato senza sosta fino a questo momento”.

Papa Leone nei giorni scorsi aveva sollecitato una tregua nella città, martoriata dai combattimenti. In una telefonata con Zelensky, il Pontefice aveva richiamato “la grave situazione”, così come aveva già fatto giovedì scorso, all’indomani del suo intervento per un tumore al polmone, con Vladimir Putin al quale aveva chiesto una tregua umanitaria che consentisse di dare sollievo e una via di fuga sicura ai residenti rimasti intrappolati, esortando le parti in causa a trovare insieme una soluzione. Qualcosa sembrava in effetti muoversi: il commissario per i diritti umani del parlamento ucraino, Dmytro Lubinets, aveva riferito che Kiev e Mosca stavano raggiungendo un accordo sui dettagli finali per l’evacuazione dei civili verso il territorio sotto controllo ucraino da Oleshky e altre località occupate, per un totale di circa seimila persone.

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Giordania, attacco armato a una chiesa a sud di Amman: “Almeno 7 morti”

23 October 2026 at 14:26

Attacco in una chiesa in Giordania. Almeno 2 uomini armati sono scesi da un veicolo e hanno aperto il fuoco durante un corteo funebre presso la chiesa di Hamoud nella provincia di Karak, a sud della capitale Amman. Almeno 7 persone sono rimaste uccise, altre 10 sono rimaste ferite, molte delle quali in maniera grave. E’ in corso una vasta operazione per trovare i responsabili.

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Acqua in bottiglia, radio a manovella e cibo in scatola: la guida di sopravvivenza di Londra contro crisi climatica e “potenze ostili”

23 October 2026 at 12:26

La campagna, che durerà tre anni, è stata lanciata dal Cabinet Office, il dipartimento che si occupa del coordinamento del governo britannico, e mira a persuadere le persone a fare scorta di provviste sufficienti per 72 ore, in un contesto di crescente preoccupazione ufficiale per l’impatto della crisi climatica, la dipendenza tecnologica e le minacce provenienti da stati ostili. La campagna “Be Ready” è stata illustrata in Parlamento dal ministro per la Sicurezza Dan Jarvis, secondo cui “chiunque possa seguire questi consigli dovrebbe farlo”: meno pressione sui servizi di emergenza significa poter dare la priorità a chi ne ha davvero bisogno. Le azioni chiave sono due: tenere in casa acqua in bottiglia e cibo non deperibile sufficienti per tre giorni e iscriversi, se si ha diritto, al Priority Services Register, il registro gratuito che segnala alle aziende di luce, gas e acqua i clienti più fragili da assistere per primi in caso di guasti.

Secondo le nuove linee guida del governo, ogni cittadino britannico è invitato a fare scorta di nove litri di acqua in bottiglia e di cibo sufficiente per tre giorni, al fine di garantire la sopravvivenza delle famiglie in caso di emergenze meteorologiche, informatiche o di altro tipo grave. Dan Jarvis, il ministro della sicurezza, ha affermato che “chiunque possa seguire questo consiglio dovrebbe farlo”. Si tratta di “semplici passi per essere pronti alle emergenze quotidiane” nell’ambito di un più ampio sforzo a livello comunitario “per migliorare la nostra resilienza come nazione”, ha aggiunto.

Wes Streeting, il ministro della Difesa, ha aggiunto che la Gran Bretagna deve anche prepararsi alla minaccia del “terrorismo sponsorizzato dallo Stato” da parte della Russia o di altre potenze ostili, prendendo di mira le infrastrutture quotidiane. “Di fronte a queste minacce, che non sono ipotetiche ma reali, e non provengono da altrove ma sempre più spesso sono qui, dobbiamo farci avanti e prendere sul serio la nostra resilienza nazionale, oltre alla nostra difesa nazionale”.

Si consiglia di tenere a casa una scorta di coperte e denaro contante, oltre a un kit di pronto soccorso, una torcia con batterie e una radio FM a manovella. È inoltre necessario conservare tre litri d’acqua a persona al giorno per bere, e una quantità maggiore per cucinare e lavarsi, aggiungono le linee guida. Ad agosto il governo aveva annunciato che ai cittadini del Regno Unito sarebbe stato consigliato di fare scorta di cibo in scatola, ma la campagna ‘Be Ready’ del Cabinet Office è più specifica. Sarà seguita da una campagna pubblicitaria sui social media e alla radio.

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Attacco a Hebron, l’ultradestra fa scattare le ruspe. Smotrich: “Demolizione immediata di edifici arabi”. Ben Gvir: “Ora smantellare l’Autorità Palestinese”

23 October 2026 at 12:16

L’attacco armato avvenuto questa mattina a Hebron da parte di due cittadini palestinesi scatena la prevedibile controffensiva politica dei partiti dell’ultradestra israeliana, alla vigilia delle elezioni parlamentari del 27 ottobre. “In seguito all’attentato – ha annunciato su X il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich -, ho disposto la demolizione immediata di un’ampia serie di edifici arabi abusivi situati nelle immediate vicinanze del luogo dell’attentato in Cisgiordania. L’ordine sarà eseguito entro la prossima ora e le operazioni proseguiranno nel corso delle ore pomeridiane”.

“E’ inevitabile una campagna militare su vasta scala in Giudea e Samaria (nome che le autorità israeliane usano per indicare i Territori occupati, ndr) per smantellare l’Autorità Palestinese, sequestrare le armi ed eliminare i terroristi. Proprio come a Gaza e in Libano”, aveva commentato il leader del Partito Nazionale Religioso-Sionismo Religioso subito dopo l’attentato. ”Nell’attuale governo, abbiamo guidato una rivoluzione negli insediamenti che stronca la pericolosa idea di instaurare uno stato terrorista nel cuore dello Stato di Israele, ma il compito non sarà completato senza un cambiamento del concetto di sicurezza e senza sconfiggere il terrorismo e i suoi responsabili con un’ampia campagna militare. Nel prossimo governo, questo sarà uno dei primi passi che dovremo esigere e attuare”, ha aggiunto.

Anche il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, anch’egli esponente dell’estrema destra, ha chiesto lo smantellamento dell’Autorità Palestinese. “Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi. L’Autorità Palestinese deve essere smantellata e smilitarizzata, e la sua infrastruttura terroristica completamente eliminata”, ha affermato il leader di Otzma Yehudit. Noto per le sue posizioni estremiste, Ben Gvir ha affermato che l’attacco a Hebron dimostra che Israele deve limitare la libertà di movimento dei palestinesi in Cisgiordania: “Le vite degli abitanti della Giudea e della Samaria, dei coloni, le vite dei soldati, delle forze di polizia e dei nostri combattenti sono un milione di volte più importanti della libertà di movimento”.

Hamas, intanto, esulta per l’attacco avvenuto nei pressi dell’incrocio di Yehuda: “L’eroica operazione nella città di Hebron, nella Cisgiordania occupata, rappresenta una vivida espressione della volontà del nostro popolo tenace e invia un messaggio chiaro al nemico sionista: la nostra resistenza continua, e sarà sempre più formidabile e intensa, finché l’occupazione non sarà scacciata dalla nostra terra e dai nostri luoghi sacri”, ha scritto l’organizzazione sul suo canale Telegram.

“Questa eroica operazione costituisce una risposta naturale e legittima ai crimini in corso e alle brutali aggressioni contro il nostro popolo: non deporremo le armi finché l’aggressione non cesserà, l’occupazione della nostra terra non avrà fine e la benedetta Moschea di Al-Aqsa non sarà purificata dalla profanazione dei coloni usurpatori”, aggiunge la nota, in cui Hamas lancia “un appello a tutti gli individui liberi del nostro popolo perché dirigano il loro fuoco contro gli occupanti che continuano a commettere i crimini più efferati contro la nostra gente in Cisgiordania, a Gerusalemme e nella Striscia di Gaza. È una lotta che può portare solo alla vittoria o al martirio”.

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A novembre negoziati tra Russia e Ucraina ad Abu Dhabi. Gli Stati Uniti saranno mediatori

23 October 2026 at 11:56

A novembre Russia e Ucraina faranno un nuovo tentativo per arrivare a un accordo di pace. Dopo i colloqui indiretti favoriti dalla mediazione degli Stati Uniti ma poi naufragati, un nuovo round si terrà, come ipotizzato nei giorni scorsi, ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Ad annunciarlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, con la Russia che si è dichiarata pronta a riprendere i colloqui di pace, in stallo dall’inizio dell’anno, dopo un incontro avvenuto mercoledì tra il presidente russo Vladimir Putin e Steve Witkoff, inviato speciale di Donald Trump. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si era espresso a favore.

L’Europa, come dall’inizio del conflitto, viene esclusa dai tavoli dei negoziati, pur essendo rimasto, dopo il disimpegno di Trump, il principale sostenitore dell’Ucraina. In quasi 5 anni di guerra non ha ancora nominato un suo mediatore da proporre in sede di negoziati, tema sul quale governi e famiglie politiche si sono già scontrate. Adesso, secondo il Daily Telegraph, nella shortlist dei cinque papabili figurerebbe anche quello della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Insieme a lei, tra i candidati ci sono, si legge, il presidente finlandese Alexander Stubb, quello ceco Petr Pavel, la premier danese Mette Frederiksen e il premier norvegese Jonas Gahr Store.

Nomi che, però, rischiano di essere respinti in blocco da Mosca. Per due motivi. Il primo, il Cremlino non ha intenzione di accogliere al tavolo un ulteriore soggetto determinato a difendere i diritti e gli interessi dell’Ucraina, rafforzando così anche la posizione di Zelensky. Il secondo, quattro di questi nomi sono esponenti delle istituzioni di Paesi Ue che la Russia considera soggetti attivi nel conflitto, dato che forniscono aiuti militari ed economici all’esercito ucraino, e quindi incandidabili per il ruolo di mediatore. Diversa la posizione del premier norvegese che, comunque, rimane capo dell’esecutivo di un Paese Nato.

Un portavoce della Commissione Ue ha intanto fatto sapere, nel corso del consueto midday briefing, che l’Unione sta “lavorando costantemente affinché l’Ucraina si trovi, innanzitutto, in una posizione di forza e affinché si raggiunga una pace giusta e duratura. Attualmente ci aspettiamo che si terranno dei colloqui a livello multilaterale con alti funzionari. L’Ue sarà presente a questi colloqui che si terranno nel prossimo futuro. Il formato dovrebbe essere simile a quello dei precedenti colloqui, ad esempio quelli di Miami“.

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Lo scienziato citato nel Nobel per la Fisica: “Dopo 2300 candidature non trovo lavoro, neanche per preparare polpette”

23 October 2026 at 10:20

Le sue ricerche vengono citate dal comitato per il Nobel, è laureato con lode alla Rice University, ha un dottorato in ingegneria chimica, ma nessuno vuole assumerlo. Jack Weis ha 30 anni, è uno scienziato con un curriculum invidiabile, ma è costretto ancora a vivere nel seminterrato di suoi genitori. Da quando ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Princeton, ha inviato oltre 2.300 candidature, ma dopo due anni non ha ancora trovato lavoro, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Si è anche proposto a un’azienda che cercava figure da impiegare nella preparazione di polpette di granchio surgelate. Ma anche in questo caso, nulla da fare.

La sua storia è un caso eclatante che però rappresenta bene la stagnazione del mercato del lavoro americano, in particolare per i giovani laureati o con un titolo di studio superiore. Sebbene il tasso di disoccupazione complessivo rimanga basso, le nuove opportunità di lavoro sono sempre più limitate, rendendo difficile per i disoccupati trovare un posto nell’economia. Le prime candidature di Weis erano per posizioni di ricerca scientifica per aziende e programmi di ricerca post-dottorato nei laboratori nazionali. Dopo aver ricevuto una serie di “no”, lo scienziato ha ampliato la sua ricerca all’ingegneria del software e ad altri settori.

Anche per fare l’addetto alla preparazione di cibi, Weis ha ricevuto diversi no e per questo è costretto a vivere ancora nel seminterrato, come un adolescente. La sua ricerca sulla formazione del ghiaccio e sulle interazioni molecolari è stata citata dal Comitato per il Nobel nell’assegnazione del Premio per la Fisica del 2024. “Non avremmo mai immaginato che potesse avere dei problemi. È più intelligente di me, sa esprimersi meglio di me. Possiede una conoscenza enciclopedica della storia”, ha affermato il padre, il professor John Weis. Dopo vari tentativi, in ambiti diversi, anche demansionando il suo livello di conoscenza e competenza, si è iscritto al Law School Admission Test: se come scienziato non riesce a trovare lavoro, si augura possa andargli meglio come avvocato.

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Attacco in Cisgiordania: feriti 6 soldati israeliani, uccisi 2 assalitori. Idf: “Volevano fare strage di civili sull’autostrada 35”. Netanyahu chiude i Territori: “Lockdown totale”

23 October 2026 at 09:22

“Ho ordinato alle Israel Defense Forces e alle forze di sicurezza di imporre immediatamente un coprifuoco sulla città di Hebron e di prepararsi a un lockdown totale su tutta la Giudea e Samaria a partire da oggi”. E’ il post su X con il quale Benjamin Netanyahu ha annunciato il blocco totale della Cisgiordania dopo una sparatoria avvenuta questa mattina. Il primo ministro ha ordinato al suo partito, il Likud, di annullare tutti gli eventi politici previsti per la mattinata. Martedì 27 ottobre Israele torna alle urne per le elezioni parlamentari.

Questa mattina l’esercito israeliano e fonti mediche israeliane hanno riferito che un conflitto a fuoco durato oltre 20 minuti nei pressi dell’incrocio di Yehuda, vicino a Hebron, ha causato la morte di due uomini armati e il ferimento di almeno 6 soldati israeliani, due dei quali in modo grave. Secondo Al Jazeera alcuni palestinesi, a bordo di un’auto con targa israeliana, avrebbero aperto il fuoco contro i soldati nei pressi di un posto di blocco militare, uno dei tanti che circondano Hebron. Dopo una breve caccia all’uomo, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso due palestinesi. Le vittime sono state identificate come Mohammad Jaaba e Firas Jaaba, entrambi residenti a Hebron e di 27 anni. I due appartenevano alla stessa famiglia, sebbene il loro esatto grado di parentela rimanga poco chiaro. L’Idf ha imposto un blocco a Hebron e a diversi villaggi della zona. Secondo l’esercito, gli aggressori erano armati di un fucile M16 e di una pistola.

La dinamica dell’attacco. Intorno alle 7:30, hanno ricostruito le forze di sicurezza, una task force del Comando del Fronte Interno stava effettuando un controllo stradale di routine (“check-post”) alle porte di Hebron. I due terroristi sono arrivati a bordo di un’auto. Quando si sono resi conto che non avrebbero potuto superare il blocco per raggiungere la Route 35 – un’importante arteria stradale percorsa da civili israeliani – hanno cambiato piano, decidendo di colpire direttamente i militari sul posto.

I due, ricostruisce ancora l’Idf, sono scesi dall’auto armati di un fucile automatico M4 e una pistola. Sfruttando i ripari offerti dagli edifici vicini, hanno aperto il fuoco contro il checkpoint. Ne è nato un violento scontro a fuoco durato oltre 20 minuti, nel quale alcuni militari sono rimasti feriti. La situazione si è sbloccata grazie all’intervento dei comandanti di settore e di un’unità di paracadutisti della zona adiacente: i rinforzi hanno aggirato i terroristi, uccidendoli entrambi al termine del conflitto.

Le perquisizioni successive hanno rivelato che l’auto dei terroristi era piena di munizioni, inclusa un’intera cassa di proiettili. Secondo gli inquirenti l’obiettivo originario della cellula era raggiungere la Route 35 per compiere un massacro tra i civili. Il piano della strage è fallito solo grazie alla presenza del posto di blocco temporaneo.

L’intelligence israeliana ha precisato che non c’erano avvisi specifici per quel checkpoint, ma l’allerta era già massima a causa di un periodo di forti tensioni legato alla stagione della raccolta delle olive e alle imminenti elezioni. “Sapevamo che avrebbero tentato di fare attentati in vista del voto”, ha confermato un alto ufficiale. Ora le indagini dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna, si concentrano sulla matrice dell’attacco: si cerca di capire se si sia trattato di una cellula locale o se i due abbiano agito per conto di organizzazioni più grandi o attori esterni.

Il portavoce dell’Idf ha comunica che i soldati stanno effettuando “operazioni offensive antiterrorismo nell’area di Hebron, posta sotto blocco di sicurezza, e in altre aree. I militari stanno operando all’interno delle abitazioni dei terroristi e di altri sospettati”. L’Idf riferisce inoltre di aver effettuato decine di operazioni nel corso della settimana in tutta la Cisgiordania, “arrestando circa 70 ricercati, tra cui individui affiliati a Hamas e Jihad islamica, nonché soggetti che incitavano contro lo Stato di Israele e i soldati. Sono state rinvenute decine di armi, tra cui fucili M16, mitra di tipo Carlo e quattro ordigni esplosivi”.

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Trump e Netanyahu all’unisono alla vigilia delle elezioni: “Pronti a finire l’Iran”

23 October 2026 at 08:16

Due appuntamenti elettorali fondamentali per il loro futuro, una retorica comune. Donald Trump e Benjamin Netanyahu si avvicinano alle elezioni negli Stati Uniti e in Israele tornando a mettere nel mirino l’Iran. “Ho risolto otto guerre e ne stiamo risolvendo altre due – ha premesso il capo della Casa Bianca nel corso di un comizio in Iowa -. Finiremo l’Iran molto presto. In un modo o nell’altro. Per me è quasi insignificante come”, ha proseguito il presidente repubblicano indicando ancora una volta il regime di Teheran come obiettivo militare – di una guerra che, stando ai sondaggi, i cittadini americani capiscono sempre meno – a pochi giorni dalle elezioni di medio termine del 3 novembre.

Nelle stesse ore in Israele Netanyahu ha dichiarato che l’alleato della Casa Bianca lo ha indicato come il leader più adatto a condurre fino in fondo la guerra contro gli ayatollah, e citando il recente sostegno espresso da Trump, ha riferito che il presidente americano ha chiarito di voler “portare a termine il lavoro” avendo lui, Netanyahu, come partner. A poche ore dall’apertura delle urne il 27 ottobre inoltre il capo del governo israeliano, riferisce Al-Jazeera, ha aggiunto che qualsiasi nuovo attacco da parte dell’Iran riceverà una risposta caratterizzata da “una forza e una potenza che non riescono nemmeno a immaginare“, utilizzando una retorica che fin dall’inizio della guerra il 28 febbraio ha in comune con il tycoon.

Ieri il New York Times aveva riferito che Washington e Tel Aviv hanno messo a punto nuovi piani per attaccare l’Iran subito dopo le elezioni di metà mandato. I dettagli dei nuovi raid sono ancora in fase di elaborazione, ma sarebbero già stati individuati i bersagli da colpire: dalle infrastrutture energetiche agli impianti nucleari, passando per l’arsenale di droni. Funzionari iraniani, ha riferito ancora il quotidiano, hanno pronosticato che Teheran potrebbe rispondere a nuovi raid “ampliando gli obiettivi al di là di navi commerciali e infrastrutture energetiche della regione” e mettendo nel mirino anche “centri di elaborazione dati e i cavi sottomarini per Internet“.

“Il messaggio dell’Iran è netto – scrive oggi il Wall Street Journal -: se gli Stati Uniti e Israele dovessero riprendere la loro campagna aerea, Teheran risponderà colpendo non solo basi e navi da guerra americane, ma anche aeroporti, condutture e altri obiettivi civili nei paesi vicini del Golfo Persico”. “Tali avvertimenti, scrive ancora il giornale, formulati sia pubblicamente che attraverso canali diplomatici riservati, mirano chiaramente a scoraggiare qualsiasi attacco mediante un linguaggio dai toni duri. Tuttavia, essi rappresentano anche una minaccia concreta: l’Iran dispone infatti di un consistente arsenale di missili e droni, oltre alla capacità di impiegarli”.

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