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Conti correnti negli Emirati e in Israele con miliardi di dollari e bonifici dall’Azerbaigian: il libro che svela gli affari segreti del genero di Trump

23 October 2026 at 16:47

Un conto bancario negli Emirati e uno in Israele dove confluivano miliardi di dollari, bonifici da centinaia di milioni da una banca dell’Azerbaigian, tutto a disposizione del genero e consigliere di Donald Trump, Jared Kushner. Il libro-inchiesta del giornalista di The Intercept, Matthew Cole, Principi e ladri: il complotto segreto di Jared Kushner e Mohamed bin Zayed per rimodellare il Medio Oriente, di cui Vanity Fair ha pubblicato un estratto, svela gli affari segreti dei vertici dell’amministrazione Usa in Medio Oriente e le trame politiche ed economiche tra gli Stati Uniti e i suoi alleati nell’area.

Il racconto si riferisce al primo mandato di Donald Trump e si basa su file entrati in possesso dell’intelligence olandese che il reporter ha potuto visionare. I servizi segreti dei Paesi Bassi hanno ottenuto gli screenshot dell’IphoneX di Kushner tramite dei file trovati sul server di hacker russi e ai quali gli 007 hanno avuto accesso grazie a un agente dell’intelligence russa che ha deciso di diventare un informatore di Amsterdam. Monitorandone l’attività telefonica, sono poi riusciti a scoprire che il genero di Trump aveva accesso a un conto bancario collegato agli Emirati, ma di cui Kushner era firmatario, che veniva foraggiato con 750 milioni di dollari in arrivo da Baku. Quei soldi sarebbero serviti, secondo un testimone sentito da Cole, per finanziare un signore della guerra, un mercenario e un ex sicario. Non un’iniziativa una tantum, ma una pratica abituale: “Sauditi ed emiratini lo fanno una volta all’anno“, spiega un’altra fonte.

C’è poi un altro conto al quale i servizi segreti olandesi sono riusciti a risalire monitorando l’Iphone del genero di Trump. Si tratta di uno aperto nella Banca centrale israeliana, su consiglio diretto del primo ministro Benjamin Netanyahu, e del quale Kushner era il beneficiario. Al suo interno si trovano circa 1 miliardo di dollari. Proprio il premier di Tel Aviv aveva chiesto all’uomo di Trump in Medio Oriente di avvisarlo prima di ogni bonifico.

Kushner, su X, ha respinto ogni accusa sostenendo che queste sono “scandalose e categoricamente false. Sono cose folli e mai accadute“. Cole, continua, “non ha fornito alcuna prova a sostegno. Non è giornalismo, è un miscuglio di fantasia, finzione e propaganda, scritto da qualcuno che è profondamente disturbato o che agisce con intenti sinistri”.

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A novembre negoziati tra Russia e Ucraina ad Abu Dhabi. Gli Stati Uniti saranno mediatori

23 October 2026 at 11:56

A novembre Russia e Ucraina faranno un nuovo tentativo per arrivare a un accordo di pace. Dopo i colloqui indiretti favoriti dalla mediazione degli Stati Uniti ma poi naufragati, un nuovo round si terrà, come ipotizzato nei giorni scorsi, ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Ad annunciarlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, con la Russia che si è dichiarata pronta a riprendere i colloqui di pace, in stallo dall’inizio dell’anno, dopo un incontro avvenuto mercoledì tra il presidente russo Vladimir Putin e Steve Witkoff, inviato speciale di Donald Trump. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si era espresso a favore.

L’Europa, come dall’inizio del conflitto, viene esclusa dai tavoli dei negoziati, pur essendo rimasto, dopo il disimpegno di Trump, il principale sostenitore dell’Ucraina. In quasi 5 anni di guerra non ha ancora nominato un suo mediatore da proporre in sede di negoziati, tema sul quale governi e famiglie politiche si sono già scontrate. Adesso, secondo il Daily Telegraph, nella shortlist dei cinque papabili figurerebbe anche quello della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Insieme a lei, tra i candidati ci sono, si legge, il presidente finlandese Alexander Stubb, quello ceco Petr Pavel, la premier danese Mette Frederiksen e il premier norvegese Jonas Gahr Store.

Nomi che, però, rischiano di essere respinti in blocco da Mosca. Per due motivi. Il primo, il Cremlino non ha intenzione di accogliere al tavolo un ulteriore soggetto determinato a difendere i diritti e gli interessi dell’Ucraina, rafforzando così anche la posizione di Zelensky. Il secondo, quattro di questi nomi sono esponenti delle istituzioni di Paesi Ue che la Russia considera soggetti attivi nel conflitto, dato che forniscono aiuti militari ed economici all’esercito ucraino, e quindi incandidabili per il ruolo di mediatore. Diversa la posizione del premier norvegese che, comunque, rimane capo dell’esecutivo di un Paese Nato.

Un portavoce della Commissione Ue ha intanto fatto sapere, nel corso del consueto midday briefing, che l’Unione sta “lavorando costantemente affinché l’Ucraina si trovi, innanzitutto, in una posizione di forza e affinché si raggiunga una pace giusta e duratura. Attualmente ci aspettiamo che si terranno dei colloqui a livello multilaterale con alti funzionari. L’Ue sarà presente a questi colloqui che si terranno nel prossimo futuro. Il formato dovrebbe essere simile a quello dei precedenti colloqui, ad esempio quelli di Miami“.

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