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Sondaggi politici, Meloni si rafforza e Vannacci arretra: chi vincerebbe le elezioni oggi

24 October 2026 at 08:47

Secondo gli ultimi sondaggi elettorali, Fratelli d’Italia (+0,6%) si rafforza salendo al 27,9%. Bene il Partito Democratico (+0,3%) che sale al 20,3%. Male il Movimento 5 Stelle che perde molto (-0,7%) calando al 12,1%.

Sul fronte delle coalizioni, il centrodestra in versione base vince sul Campo Largo in versione base: 41,9% contro 38,9%. Numeri del tutto teorici: l’allargamento delle alleanze farà la differenza alle urne.

Ultimi sondaggi elettorali di ottobre 2026

Qui di seguito la Supermedia Youtrend per Agi dei sondaggi sulle intenzioni di voto. La rilevazione è stata effettuata il 22 ottobre (fra parentesi la variazione rispetto all’8 ottobre):

  • Fratelli d’Italia – 27,9% (+0,6%);
  • Partito Democratico – 20,3% (+0,3%);
  • Movimento 5 Stelle – 12,1% (-0,7%);
  • Forza Italia – 7,3% (=);
  • Futuro Nazionale – 6,8% (-0,8%);
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,5% (-0,1%);
  • Lega – 5,6% (=);
  • Azione – 3,3% (+0,1%);
  • Italia Viva – 2,4% (+0,1%);
  • +Europa – 1,4% (-0,3%);
  • Noi Moderati – 1,1% (=).

La rilevazione non riporta i partiti inferiori all’1%.

Nota metodologica: la Supermedia Youtrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna include sondaggi realizzati dall’8 al 21 ottobre ed è stata effettuata il 22 ottobre sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Eumetra (data di pubblicazione 15 ottobre), Noto (20 ottobre), Only Numbers (10, 15 e 16 ottobre), Piepoli (19 ottobre) e Swg (12 e 19 ottobre). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale sondaggipoliticoelettorali.it.

Che succede in politica oggi

I numeri evidenziano alcuni trend. Uno riguarda il balzo in avanti di FdI, che incassando il +0,6% sale al 27,9%. Un consenso importante considerando che il partito di Giorgia Meloni è già al quarto anno di legislatura. L’effetto logoramento, tirando le somme, non c’è stato.

A sinistra si consuma l’eterno derby fra PD e M5S e gli altri partiti progressisti: se sale uno ne cala un altro. Oggi il PD cresce del +0,3% andando al 20,3% mentre il M5S inciampa forte del -0,7% calando al 12,1%.

Il titolo di quarto partito d’Italia lo mantiene FI (7,3%) mentre FN, che sognava la doppia cifra, precipita del -0,8% andando al 6,8%. Parte del consenso che Vannacci aveva rosicchiato a destra sta ritornando ai “proprietari” originali. Questa settimana FdI si riprende il suo.

Per il resto, solo scosse d’assestamento.

Sondaggi, chi è in vantaggio nelle coalizioni

In vista delle elezioni politiche 2027 i fari sono puntati sulle possibili coalizioni.

Qui lo stato della coalizione conservatrice:

  • centrodestra (FdI, FI, Lega, NM) senza Vannacci – 41,9%;
  • centrodestra (FdI, FI, Lega, NM) con Vannacci – 48,7%.

Qui lo stato della coalizione progressista:

  • campo largo (PD, M5S, AVS) – 38,9%;
  • campo largo (PD, M5S, AVS) con Renzi e Magi – 42,7%.

Attenzione: il sondaggio sopra riportato non tiene conto dei partiti considerati inferiori all’1%. Vengono meno, così, forze politiche che potrebbero portare un vantaggio a una parte o all’altra:

  • Partito Liberaldemocratico > centrodestra;
  • Sud chiama Nord > centrodestra;
  • Avanti Psi > centrosinistra.

Non si tratta di un dettaglio banale: con l’attuale legge elettorale (lo Stabilicum) un solo decimale in più che permetta di raggiungere la fatidica soglia del 42% può far scattare il premio di maggioranza che garantisce la governabilità.

Per il resto, a destra si ragiona se aprire a Vannacci. Al momento, pare che la strada sia in salita data l’incompatibilità del generale con Tajani, Salvini e Lupi. E date le sue posizioni sulla Russia, del tutto antitetiche con quelle della premier.

E a sinistra si cercano programma condiviso e candidato premier, anche tramite eventuali primarie. L’ultimissimo retroscena lo svela il Corriere della Sera: in una riunione riservata, Giuseppe Conte avrebbe espresso disistima per la leader del PD: “Non lo dico per interesse personale. Lo dico perché con Elly Schlein non si vince”.

Manovra, taglio Irpef in due tempi con aliquota al 33% fino a 55mila euro: l’ipotesi di Tajani

22 October 2026 at 10:14

Spunta una nuova ipotesi per la Manovra 2027: l’estensione del secondo scaglione Irpef potrebbe arrivare gradualmente per contenere i costi della misura. Il primo intervento riguarderebbe i redditi fino a 55mila euro, con un risparmio massimo di 500 euro annui. Per raggiungere la soglia dei 60mila euro bisognerebbe attendere il prossimo anno.

Il progetto, illustrato dal vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani durante una riunione interna del partito.

Manovra, taglio Irpef in due tempi

La misura potrebbe riguardare circa 3 milioni di contribuenti. La possibilità di procedere dipenderà anche dall’esito del confronto con Bruxelles sulla flessibilità di bilancio.

L’eventuale estensione del 33% fino a 55mila euro avrebbe effetti diversi a seconda del reddito dichiarato. Il beneficio deriverebbe dalla riduzione di dieci punti percentuali applicata alla parte di reddito che, con le regole attuali, ricade nell’aliquota del 43%.

Oggi, infatti, il 33% si applica alla fascia di reddito compresa tra 28mila e 50mila euro, mentre oltre i 50mila euro scatta l’aliquota del 43%.

Portare la soglia superiore a 55mila euro significherebbe applicare il 33% anche ai successivi 5mila euro di reddito imponibile. Il risparmio massimo sarebbe quindi, come detto, di 500 euro all’anno per chi ha un reddito pari o superiore a 55mila euro, considerando esclusivamente la differenza tra le due aliquote. Con l’estensione fino a 60mila euro, invece, il beneficio massimo salirebbe a 1.000 euro annui.

Qui sotto una sintesi degli effetti progressivi sul reddito:

  • con un reddito imponibile annuo di 50.000 euro > non si si avrebbe alcun beneficio;
  • reddito di 52.000 euro > 200 euro;
  • reddito di 55.000 euro > 500 euro;
  • reddito di 60.000 euro > 500 euro con la prima fase (2027) e 1.000 euro con l’estensione completa (2028).

Irpef del settore agricolo

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha inoltre dichiarato che il governo intende confermare l’esenzione dal pagamento dell’Irpef per il settore agricolo per due anni.

Sanità, giovani e caro energia

Gli interventi sull’Irpef sono soltanto alcune delle questioni sul tavolo del Governo Meloni. Ci sono poi le ipotesi che riguardano la sanità e la possibilità di un cashback.

E per quanto riguarda la flat tax, sono queste le ipotesi allo studio:

  • una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio per i lavoratori dipendenti fino a 35 anni;
  • una flat tax sui rinnovi contrattuali, sul lavoro notturno e festivo e sui premi di produttività;
  • una flat tax per le partite Iva con soglia da portare a 100mila euro.

C’è poi l’ampio capitolo dei bonus casa. Trovando le coperture, il Governo punta a confermare le aliquote di

  • Ecobonus;
  • Sismabonus;
  • Bonus ristrutturazioni ordinario.

Senza un nuovo intervento normativo, dal 2027 le aliquote calerebbero dal 50% al 36% per la prima casa e dal 36% al 30% per gli altri immobili.

Fra i desiderata del Governo ci sarebbe poi la possibilità di spingere l’Ecobonus al 65%.

Per quanto riguarda il taglio del bollo auto per le vetture di cilindrata più bassa per tutto il 2027, l’intenzione manifesta è quella di rendere la misura strutturale.

Manovra 2027, le incognite

Sulla Manovra pesa l’incognita delle coperture. Il Governo ha intavolato una discussione con la Commissione Ue per chiedere maggiore flessibilità sui conti.

C’è poi la ricerca di fondi da banche e assicurazioni, con l’esecutivo che chiede 5 miliardi e il settore che resiste rievocando il preesistente accordo.

Decreto legge sull’autotrasporto per sbloccare lo sciopero, le misure approvate

22 October 2026 at 09:05

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge con disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca. Il Governo risponde così alle proteste contro il caro carburanti e ai blocchi stradali che hanno causato penuria di merci nei supermercati, con scaffali vuoti e intere corsie chiuse in diverse zone del Sud Italia. Il decreto prevede 105 milioni di euro per i rimborsi sul gasolio ma ci sono interventi anche per agricoltura e pesca. In un video pubblicato sui social, Giorgia Meloni ha dichiarato: “Accordo con le associazioni dell’autotrasporto, risorse già in pagamento e nuove misure per agricoltori e pescatori approvate oggi in Consiglio dei Ministri. Il Governo ascolta chi manifesta pacificamente e lavora per dare risposte concrete”.

Le misure approvate dal Cdm del 22 ottobre

Nella conferenza stampa del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre, Edoardo Rixi, viceministro del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, ha dichiarato: “Da marzo fino ad agosto abbiamo messo 480 milioni e altri 60 milioni per il mese di settembre fino ai primi di ottobre, consentendo anche l’utilizzo dei crediti d’imposta per i primi mesi del 2027 per evitare che alcune aziende vadano in extra credito e non possano utilizzare i crediti. I crediti saranno già disponibili alle prime aziende dalla settimana prossima”.

Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, ha dichiarato che attraverso l’Agea “arriveranno 60 milioni per il costo del carburante agricolo” utili a “garantire l’acquisto di 121 milioni di litri, con un contributo fino a 45 centesimi. Dopo un primo intervento che copriva la prima parte dell’anno, questo copre fio al 15 ottobre, ristorando le aziende che hanno acquistato carburante agricolo”.

Le parole di Matteo Salvini

Prima di collegarsi al Cdm, Matteo Salvini ha dichiarato: “Sono al telefono giorno e notte, non da ieri, da settimane. Oggi c’è un ulteriore intervento anche per i piccoli autotrasportatori. Noi abbiamo sbloccato un miliardo che in gran parte va agli autotrasportatori con più mezzi, con mezzi più nuovi. Ci sono anche tanti che hanno due o tre mezzi, soprattutto al Sud, che hanno ancora l’Euro 4, l’Euro 3, perchè non hanno i soldi per prenderne di nuovi”. ”

Ha poi aggiunto: “Quindi oggi interveniamo per ridurre il costo del gasolio anche per i piccolini in tutta Italia, e soprattutto dove hanno i mezzi più vecchi, per allungare i tempi di pagamento dei leasing, per dare fiato e liquidità a tante imprese. Detto questo, noi stiamo cominciando a pagare migliaia e migliaia di imprese. Abbiamo ascoltato tutti. Rincontrerò tutti, i grandi e anche quelli che hanno un solo camion, a Milano come a Foggia o come a Caserta”.

Il vertice del Governo

Nella serata di mercoledì 21 ottobre, la premier Giorgia Meloni ha presieduto una riunione con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

L’agenzia, raccogliendo fonti dell’esecutivo, riferisce che nel corso dell’incontro “è stato fatto il punto sulle misure da portare in Cdm”. Per l’autotrasporto, “si è discusso degli esiti del confronto avvenuto ieri con i rappresentanti di categoria e sull’immediata operatività dei provvedimenti”. Il Governo lavora inoltre a “un pacchetto di norme e iniziative concrete a sostegno del comparto agricolo”.

Viminale contro i blocchi dell’autotrasporto

Piantedosi ha fornito aggiornamenti sui contatti con i prefetti dei territori interessati dai blocchi. Il nodo per il Viminale è sbloccare la viabilità e garantire la continuità dei rifornimenti, in particolare per quanto riguarda beni di prima necessità, alimenti e farmaci. Le Forze dell’Ordine hanno scortato circa 500 autotrasportatori. Il servizio sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta.

Il ministero dell’Interno ha inoltre avviato un’azione a tappeto per identificare chi sta attuando “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”. I numeri:

  • 1.339 soggetti identificati;
  • 71 denunciati;
  • 242 sanzionati sul piano amministrativo.

La testata Open, citando fonti delle Forze dell’Ordine, riferisce di situazioni avvenute in Campania dove ruote di tir sono state tagliate per impedire la partenza agli autisti che non volevano aderire alle proteste.

Credito d’imposta sul carburante

Salvini e Rixi, dopo l’incontro dell’altro ieri con i rappresentanti degli autotrasportatori, hanno confermato lo sblocco di 430 milioni già stanziati per credito d’imposta sul carburante per il periodo marzo-agosto. I soldi non sono ancora stati erogati a causa dei tempi della burocrazia, dopo 32mila domande ricevute.

Il decreto legge che dovrebbe emergere dal Cdm delle 12:00 di giovedì 22 ottobre dovrebbe aggiungere altri 45,2 milioni a quanto già previsto, più e altri 60 milioni per coprire i rimborsi sul gasolio acquistato dal 1° settembre al 5 ottobre.

Estesa poi la compensazione fino al 31 dicembre 2027 per le fatture dal 1° settembre al 5 ottobre.

Manovra 2027 fra Bonus casa e cedolare secca al 5%, Governo a caccia di coperture

22 October 2026 at 08:24

La Manovra 2027 potrebbe riservare importanti novità per chi deve fare la ristrutturazione della casa, affittare un immobile, gestire un negozio o acquistare la prima abitazione. A patto, naturalmente, che si trovino le coperture.

Tra le ipotesi allo studio del Governo figurano la proroga dei bonus edilizi, il rafforzamento degli incentivi per l’efficienza energetica, la riduzione della cedolare secca sugli affitti a canone concordato dal 10% al 5% e il ritorno di alcune agevolazioni per i giovani under 36.

Bonus casa 2027, servono 500 milioni per evitare i tagli

Il pacchetto dedicato alla casa potrebbe costare almeno 1 miliardo di euro, una cifra destinata a crescere se venissero confermate tutte le proposte attualmente in discussione. Le risorse disponibili sono limitate e il Governo deve reperire circa 5 miliardi di euro di coperture per la prossima Legge di Bilancio.

Non tutte le misure, quindi, avranno necessariamente il via libera. Ci sono al momento due confronti in corso: il primo fra Governo e Commissione Ue al fine di avere maggiore flessibilità, il secondo fra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega per capire quali misure inserire concretamente in Manovra. Un terreno di confronto, ad esempio, riguarda il contributo di banche e assicurazioni, con Salvini che spinge forte e Tajani che frena.

Senza un nuovo intervento normativo, dal 2027 le aliquote dell’Ecobonus, del Sismabonus e del Bonus ristrutturazioni ordinario scenderebbero dal 50% al 36% per le abitazioni principali e dal 36% al 30% per gli altri immobili.

Anche il Bonus mobili rischia una sforbiciata. L’agevolazione permette di detrarre le spese per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici collegati a determinati lavori edilizi.

Per mantenere l’attuale sistema di incentivi servirebbero circa 500 milioni di euro. La maggioranza valuta inoltre il possibile ripristino dell’Ecobonus al 65% per interventi di efficientamento energetico, come l’installazione di pompe di calore, sistemi ibridi e cappotti termici. Il costo aggiuntivo è stimato in circa 50 milioni di euro all’anno. Il conto totale: 550 milioni di euro.

Conto termico, fino a 800 milioni per l’efficienza energetica

Un altro capitolo riguarda il Conto termico, lo strumento destinato a sostenere interventi di riqualificazione energetica realizzati dalla pubblica amministrazione e dai privati. L’obiettivo è favorire la sostituzione degli impianti meno efficienti e ridurre i consumi energetici degli edifici.

L’ipotesi allo studio prevede una dotazione compresa tra 700 e 800 milioni di euro. Le risorse potrebbero beneficiare della flessibilità europea riconosciuta agli interventi energetici, attraverso il ricorso all’extradeficit.

Nella Manovra potrebbero inoltre trovare spazio fondi aggiuntivi per gli interventi previsti dal Piano casa.

Cedolare secca al 5% sugli affitti concordati

C’è poi il capitolo locazioni, con l’ipotesi di cedolare secca sugli affitti a canone concordato da portare dall’attuale 10% al 5%. L’ipotesi, sostenuta da Noi Moderati, punta a rendere più conveniente la locazione residenziale di lungo periodo e ad aumentare la disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili, soprattutto nelle grandi città.

Il canone concordato viene determinato sulla base di accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. E la cedolare secca consente di sostituire l’Irpef e le relative addizionali con l’imposta sostitutiva. Il regime evita inoltre il pagamento delle imposte di registro e di bollo sul contratto.

La nuova aliquota potrebbe riguardare circa 257mila nuovi contratti stipulati nel 2027, con un costo per le casse pubbliche di circa 100 milioni di euro.

Tassa sui mini pacchi extra Ue, nuovo rinvio al 2027: quanto costerà in più una spedizione

22 October 2026 at 06:51

La tassa sui mini pacchi provenienti da Paesi extra Ue subisce un rinvio al 2027. Il Governo ha infatti presentato un emendamento al decreto Carburanti, attualmente all’esame della Camera, per spostare la data di entrata in vigore, dopo una serie di precedenti rinvii.

Il contributo italiano da 2 euro sulle spedizioni di valore non superiore a 150 euro, introdotto con la Manovra 2026 per contrastare la concorrenza dell’e-commerce asiatico e aumentare le entrate dello Stato, dovrebbe così entrare in vigore dal 1 gennaio del prossimo anno.

Tassa sui mini pacchi rinviata

La tassa era stata pensata soprattutto per disincentivare gli acquisti dalle piattaforme asiatiche (in primis Shein e Temu) per privilegiare la manifattura locale.

Ma poi è emersa una criticità: quando le merci possono essere sdoganate in altri Paesi Ue, i flussi possono cambiare percorso senza che i pacchi smettano di arrivare ai consumatori italiani. Traduzione: un pacco destinato a un consumatore italiano non deve necessariamente entrare nell’Unione europea attraverso una dogana italiana perché gli operatori possono scegliere altri punti di ingresso, per esempio in Belgio, nei Paesi Bassi o in Ungheria, per poi trasferire le merci in Italia via camion. A questo punto la tassa sui mini pacchi andrebbe applicata o no? Ma c’è anche un altro problema: una tassa di questo tipo, anziché aumentare le entrate e mantenere i flussi in Italia, può spingere una parte delle attività di trasporto e sdoganamento verso altri hub europei.

E ancora: la misura ha poi incontrato le resistenze degli operatori della logistica, che hanno denunciato gli effetti di un prelievo applicato in anticipo rispetto al quadro europeo.

Rinvio della tassa, minore gettito previsto

Il nuovo rinvio riapre così il problema delle entrate attese dalla misura e del futuro del contributo nazionale, proprio mentre l’Unione europea ha già introdotto un dazio sui piccoli acquisti extra Ue e si prepara ad applicare un’ulteriore commissione per la gestione delle spedizioni.

Il rinvio comporta anche un aggiornamento delle previsioni di gettito: le minori entrate attese per il 2026 salgono da 40,8 a 61,25 milioni di euro. La differenza è pari a 20,45 milioni, che dovranno essere coperti. Le stime iniziali prevedevano entrate pari a 122,5 milioni di euro nel primo anno e a 245 milioni a regime.

Il provvedimento riguarda anche altre misure: tra queste, l’aumento di 126,4 milioni di euro delle risorse destinate al credito d’imposta sul gasolio per gli autotrasportatori.

Il quadro europeo

Il quadro si è complicato da quando sono stati introdotti i prelievi europei: dal 1° luglio è in vigore il dazio Ue da 3 euro sui piccoli acquisti provenienti da Paesi extra Ue. E dal 1° novembre si aggiungerà una handling fee da 2 euro, fissata dalla Commissione europea per coprire i costi dei controlli doganali. Il dazio europeo riguarda i piccoli acquisti extra Ue, mentre la commissione di gestione è collegata ai costi delle attività doganali.

A questi importi dovrebbe così aggiungersi, dal 1° gennaio 2027, anche la tassa italiana da 2 euro, portando il totale dei tre prelievi a 7 euro. Il rischio è che con tre prelievi sullo stesso pacco, l’Italia rischi di diventare meno conveniente come punto di ingresso delle merci, incentivando il ricorso alle dogane di altri Paesi europei.

Sondaggi politici, Meloni si rafforza ma non basta: Campo Largo in testa fra le coalizioni

21 October 2026 at 08:59

Secondo gli ultimi sondaggi politici, Fratelli d’Italia si rafforza raggiungendo quasi il 30%. Ma è sul fronte delle coalizioni che si gioca la partita per le elezioni politiche del 2027.

Gli scenari sulle coalizioni: il centrosinistra guidato da Elly Schlein (PD) batte il centrodestra 44,6% a 44%. Mentre il centrosinistra guidato da Giuseppe Conte (M5S) vince sul centrodestra 44,5% a 44,1%. In entrambi i casi, per i progressisti, scatterebbe il premio di maggioranza.

Gli ultimi sondaggi elettorali

Qui sotto si riporta l’ultimo sondaggio effettuato da Swg per il Tg La7 del direttore Enrico Mentana. La data di pubblicazione è 19 ottobre.

La domanda è una (“Se alle prossime elezioni politiche i partiti si presentassero nelle seguenti coalizioni, quale partito voterebbe più probabilmente?”) ma gli scenari possibili sono due.

Scenario 1 – Elly Schlein alla guida del Campo Largo

Centrosinistra guidato da Elly Schlein – 44,6%:

  • Partito Democratico – 21,2%;
  • Movimento 5 Stelle – 11,8%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,4%;
  • Italia Viva – 2,4%;
  • +Europa – 1,3%;
  • altri (Psi, Pr.Civ., Più Uno) – 1,5%.

Centrodestra guidato da Giorgia Meloni – 44%:

  • Fratelli D’Italia – 29,7%;
  • Forza Italia – 7,2%;
  • Lega – 5,1%;
  • Noi Moderati – 1%;
  • Sud chiama Nord 1%;
  • Futuro Nazionale – 5,6%.

Altri partiti non schierati:

  • Azione – 3,1%;
  • altri partiti centristi (Libdem, Ora!) – 1,3%;
  • altre liste – 1,4%.

Non si esprime 28%.

Scenario 2 – Giuseppe Conte alla guida del Campo Largo

Centrosinistra guidato da Giuseppe Conte – 44,5%:

  • Partito Democratico – 20,5%;
  • Movimento 5 Stelle – 13,1%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,5%;
  • Italia Viva – 1,9%;
  • +Europa – 1,1%;
  • altri (Psi, Pr.Civ., Più Uno) – 1,4%.

Centrodestra guidato da Giorgia Meloni – 44,1%;

  • Fratelli D’Italia – 29,8%;
  • Forza Italia – 7,1%;
  • Lega – 5,1%;
  • Noi Moderati – 1,1%;
  • Sud chiama Nord – 1%.

Altri partiti non schierati:

  • Futuro Nazionale – 5,4%.
  • Azione – 3,2%.
  • altri partiti centristi (Libdem, Ora!) – 1,5%.
  • altre liste – 1,3%.

Non si esprime 28%.

Nota metodologica

Una premessa: come si nota, il sondaggio Swg non tiene conto dell’apertura di Luigi Marattin (Partito Liberaldemocratico) al centrodestra. Probabilmente perché ci si trova ancora nella fase di avvicinamento e non di endorsement vero e proprio.

E ancora: Enzo Maraio, segretario dell’Avanti Psi, è in area Campo Largo mentre Swg lo colloca fra i centristi indipendenti.

Per il resto, si riporta la nota metodologica dell’ultimo sondaggio Swg per La7: metodo di campionamento stratificato per zona di residenza e quote per età e genere e ponderato successivamente per le variabili di età, genere, zona di residenza, studio e voto alle ultime elezioni europee; consistenza numerica campione intervistati 1.200 intervistati, 4.329 non rispondenti; campione rappresentativo dell’universo di riferimento per genere, età, zona, partito votato alle ultime elezioni europee con margine di errore +/- 2,8%; sondaggio realizzato con tecnica di rilevazione online CAWI, telefonica CATI e CAMI. Nota metodologica completa su sondaggipoliticoelettorali.it.

Che succede in politica oggi

Dello stato delle coalizioni si è già detto. Di seguito altri elementi degni di attenzione.

FdI dal 27,7% della settimana scorsa scatta al 29,7%/29,8%, a seconda dello scenario.

Il M5S dal 12,7% della settimana scorsa si muove oggi in una forbice fra l’11,8% (scenario Schlein) al 13,1% (scenario Conte).

FN crolla dal 7,6% della settimana scorsa, che lo collocava come quarto partito, alla forbice compresa fra il 5,6% e il 5,4%. Il dettaglio non è banale e influenza scenari che riguardano tutto il centrodestra. Per tenere testa al Campo Largo, Meloni dovrà ragionare se spostarsi verso la destra di Vannacci rischiando di far scappare Tajani (FI) e Lupi (NM) oppure se orientarsi verso il centro invitando Marattin (PLD) ed eventualmente Calenda (Azione).

Volkswagen verso il blocco degli stipendi di tutti i 660mila dipendenti fino al 2030

20 October 2026 at 11:15

Tegola per i dipendenti Volkswagen di tutto il mondo: per loro quattro anni senza aumenti di stipendio, e proprio mentre l’inflazione continua a rosicchiare il potere d’acquisto.

È lo scenario che potrebbe attendere circa 660mila dipendenti di Volkswagen in tutto il mondo, dopo l’indicazione del consiglio di amministrazione di congelare le retribuzioni ai livelli del 2026 fino al 2030.

Volkswagen, stipendi bloccati fino al 2030

Il piano, riportato dalla stampa tedesca, ha infervorato i sindacati, già in allarme per la crisi del Gruppo Volkswagen.

La richiesta sarebbe stata trasmessa ai responsabili delle risorse umane nei diversi Paesi e, secondo le ricostruzioni, le nuove linee guida sarebbero operative dal quarto trimestre del 2026.

Volkswagen non ha commentato l’indiscrezione, ma ha annunciato che avvierà a breve le trattative per il contratto collettivo con IG Metall, il principale sindacato metalmeccanico tedesco.

Secondo le stime riportate dal quotidiano Süddeutsche Zeitung, il potere d’acquisto dei dipendenti potrebbe diminuire fino al -10% nei prossimi anni a causa dell’inflazione.

Volkswagen verso la ristrutturazione

Il congelamento delle retribuzioni sarebbe solo una delle misure sul tavolo. Secondo la stampa tedesca sarebbero in fase di valutazione anche (alcune iniziative sono già note per la verità):

  • la riduzione della retribuzione variabile legata a risultati e obiettivi;
  • il taglio dei benefit;
  • orientamento alla maggiore produttività aumentando l’efficienza sul lavoro;
  • più flessibilità negli orari di lavoro;
  • riduzione degli straordinari;
  • tagli al personale.

Il Global Works Council di Volkswagen (il Consiglio mondiale dei rappresentanti dei lavoratori del Gruppo Volkswagen) ha contestato l’idea che il consiglio di amministrazione possa imporre dall’alto anni di perdite salariali reali a centinaia di migliaia di lavoratori. E c’è poi una contestazione relativa alla sostanza: secondo i calcoli del Consiglio, persino un dimezzamento del tutto irrealistico della scala salariale interna ridurrebbe il costo di un veicolo soltanto del 5%.

Lo scontro si preannuncia durissimo, anche in considerazione del fatto che IG Metall punta invece a chiedere aumenti salariali del 5% per l’intera categoria dei metalmeccanici.

Volkswagen, licenziamenti e chiusure: le ipotesi

A settembre il Gruppo ha concordato con i rappresentanti dei lavoratori il raddoppio dei tagli occupazionali previsti, portando l’obiettivo a 100mila posti di lavoro, pari a circa il 15% della forza lavoro.

Il piano si accompagna alla possibile chiusura di quattro stabilimenti tedeschi:

  • Emden;
  • Hannover;
  • Zwickau;
  • Neckarsulm.

Le decisioni sulle fabbriche sono attese nel 2027, mentre per il sito di Osnabrück è stata raggiunta un’intesa preliminare con il fondo israeliano Aurelius Capital per una riconversione in un polo tecnologico dedicato alla sicurezza e alla difesa.

L’obiettivo è ottenere risparmi per miliardi di euro. Il Gruppo vuole inoltre tornare a un rendimento operativo di almeno l’8% entro il 2030.

Nel terzo trimestre, le consegne globali del Gruppo sono diminuite del -14,3%. Il calo ha raggiunto il -38,5% in Cina, mentre in Nord America la flessione è stata del -5,8% e in Europa occidentale del -2,8%. Ad agosto, l’amministratore delegato Oliver Blume aveva definito la situazione “più che critica”. In Europa la domanda è in diminuzione e gli impianti del Gruppo presentano una sovraccapacità stimata in circa 500mila veicoli all’anno.

A pesare sono diversi fattori:

  • la domanda più debole in Cina;
  • i dazi statunitensi;
  • la crescente concorrenza nel mercato europeo.

Ma la difficoltà non riguarda soltanto Volkswagen: secondo l’Ifo (Istituto per la ricerca economica di Monaco), l’industria automobilistica tedesca, considerando costruttori e indotto, ha già perso 123mila posti di lavoro dal 2019.

Flat tax a 100mila euro e ipotesi Iva dagli 85mila, cosa può cambiare con la Manovra 2027

20 October 2026 at 10:04

La flat tax per autonomi e ditte individuali potrebbe arrivare fino a 100mila euro, ma con una precisazione: l’obbligo di applicare l’Iva a partire da 85mila euro.

È una delle ipotesi allo studio in vista della legge di Bilancio 2027 che deve ancora arrivare in Consiglio dei ministri.

Flat tax fino a 100mila euro, come funziona l’ipotesi

L’obiettivo è conciliare l’aumento del limite del regime forfettario, sostenuto con forza dalla Lega, con la direttiva europea che fissa a 85mila euro la soglia di riferimento per le agevolazioni Iva.

Oggi il regime forfettario prevede una soglia ordinaria di 85mila euro di ricavi o compensi. Chi rispetta i requisiti può beneficiare di un’imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per le nuove attività nei casi previsti dalla normativa. Il sistema consente inoltre di determinare il reddito imponibile applicando ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività legato al codice Ateco dell’attività.

In questo modo, i costi non vengono dedotti analiticamente uno per uno, come avviene nel regime ordinario, ma sono riconosciuti in misura forfettaria. Uno dei vantaggi riguarda anche l’Iva. Chi opera nel regime forfettario, infatti, normalmente non la applica in fattura e non è tenuto ai relativi adempimenti ordinari, come i versamenti periodici, la dichiarazione annuale e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche.

Con l’ipotesi allo studio, il tetto dei ricavi o compensi potrebbe salire a 100mila euro senza estendere fino a quella cifra tutte le agevolazioni oggi collegate al regime. Il contribuente continuerebbe a pagare l’imposta sostitutiva sui redditi, ma sarebbe tenuto ad applicare l’Iva sulle operazioni a partire dalla soglia di 85mila euro, con i relativi adempimenti. La flat tax e il trattamento agevolato ai fini dell’Iva verrebbero quindi separati.

Per chi lavora prevalentemente con altre imprese, l’Iva potrebbe risultare sostanzialmente neutrale per il cliente, quando detraibile secondo le regole applicabili. Diverso il caso di un professionista che fattura a persone fisiche che potrebbe trovarsi a dover scegliere tra aumentare il prezzo finale del 22% e assorbire il costo dell’imposta riducendo il proprio margine.

Cosa cambia con la flat tax

In sintesi, se passa la riforma:

  • fino a 85mila euro si resta nel regime forfettario con le agevolazioni previste e senza applicazione dell’Iva in fattura;
  • oltre 85mila e fino a 100mila euro si resta nel regime forfettario fino alla fine del periodo d’imposta e si passa al regime ordinario dall’anno successivo;
  • oltre 100mila euro si esce immediatamente dal regime agevolato con applicazione dell’Iva secondo le regole previste.

Tirando le somme: la fascia compresa tra 85mila e 100mila euro diventerebbe una fascia nella quale continuare a beneficiare della tassazione agevolata sui redditi applicando, però, l’Iva.

Verso il Cdm di fine ottobre

Quanto detto però, in vista della Manovra 2027, dovrà affrontare quel bagno di realtà chiamato “coperture”. Entro la fine di ottobre il nodo dovrebbe essere sciolto. E mentre il Governo ragiona, c’è una scadenza importantissima in avvicinamento: alla fine del 2026 scade l’innalzamento da 30mila a 35mila euro della soglia di reddito da lavoro dipendente o pensione che consente di accedere al regime forfettario quando si svolge anche un’attività con partita Iva. Se non verrà prorogato, il limite tornerà a 30mila euro, restringendo le possibilità per chi vuole affiancare un secondo lavoro allo stipendio o alla pensione.

Pensioni di novembre, cedolino e date del pagamento: perché il netto può scendere

20 October 2026 at 09:05

Le pensioni di novembre 2026 saranno pagate lunedì 2, sia per chi riceve l’accredito sul conto corrente bancario sia per chi riscuote l’assegno alle Poste. Il cedolino Inps contiene le ultime rate delle addizionali Irpef regionali e comunali, oltre al secondo o unico acconto Irpef per chi ha presentato il Modello 730 e indicato l’Istituto come sostituto d’imposta.

Il risultato può essere un assegno netto più basso rispetto alle mensilità precedenti. L’effetto cambia da pensionato a pensionato, perché dipende da imposte, conguagli e trattenute.

Perché la pensione di novembre è pagata giorno 2

La pensione di novembre 2026 viene pagata giorno 2 perché è il primo giorno bancabile del mese. Il 1° novembre cade infatti di domenica ed è la festa di Ognissanti. La data è indicata nel calendario dei pagamenti Inps allegato alla circolare n. 153 del 19 dicembre 2025.

La regola generale stabilisce infatti che le pensioni siano pagate il primo giorno bancabile di ogni mese, con l’eccezione di gennaio.

Prelevare la pensione in contanti

Avviso per chi decide di riscuotere la pensione in contanti: il ritiro è consentito soltanto per importi complessivi fino a 1.000 euro netti. Chi percepisce una somma superiore deve indicare un conto o un libretto e comunicare le coordinate per l’accredito attraverso i servizi Inps.

I titolari di libretto di risparmio, conto BancoPosta o Postepay Evolution con accredito della pensione possono invece prelevare dagli Atm Postamat a partire dal 2 novembre, senza recarsi allo sportello.

Ultime rate delle addizionali Irpef

Una delle principali voci da controllare nel cedolino di novembre riguarda le addizionali Irpef.

L’Inps trattiene infatti l’ultima delle 11 rate delle addizionali regionali e comunali a saldo 2025, insieme alla nona e ultima rata dell’acconto comunale 2026. Le trattenute sono quindi tre:

  • addizionale Irpef regionale a debito del pensionato 2025;
  • addizionale Irpef comunale a debito del pensionato 2025;
  • acconto addizionale Irpef comunale 2026.

Le addizionali sono calcolate sull’imponibile Irpef relativo alla pensione erogata dall’Inps, senza considerare eventuali altri redditi del contribuente. L’acconto comunale, invece, è pari al 30% dell’addizionale determinata applicando l’aliquota comunale dell’anno precedente. Le aliquote dipendono dalle decisioni delle Regioni e dei Comuni e sono consultabili sul portale del Dipartimento delle Finanze. Anche le soglie di esenzione possono cambiare da un territorio all’altro: per il 2026, per esempio, Roma ha portato la soglia a 14.000 euro. Chi rientra nella soglia di esenzione deliberata dal proprio ente non subisce le relative trattenute. Non sono inoltre soggette a queste ritenute fiscali le prestazioni di invalidità civile e le pensioni e gli assegni sociali.

Il saldo delle addizionali ripartirà a gennaio 2027, mentre l’acconto comunale tornerà da marzo.

Secondo acconto Irpef, perché la pensione può scendere

Sul rateo di novembre può comparire anche il secondo o unico acconto Irpef previsto dalla dichiarazione dei redditi. La trattenuta riguarda i pensionati che hanno indicato l’Inps come sostituto d’imposta. Lo stesso meccanismo può interessare l’acconto della cedolare secca. L’importo è quello risultante dal Modello 730/4 e viene trattenuto direttamente sulla pensione.

Conguagli da Modello 730

Il cedolino di novembre chiude anche la rateazione dei debiti derivanti dal Modello 730. La regola riguarda le trattenute fiscali distribuite nel corso dell’anno: le rate si concludono entro novembre, anche se il contribuente aveva inizialmente scelto un numero maggiore di pagamenti. Per i Modelli 730/4 arrivati all’Inps dopo giugno, l’Istituto ha ridotto il numero delle rate selezionate dal dichiarante. Di conseguenza, le trattenute mensili possono essere state più alte. Dalla seconda rata si applica un interesse dello 0,33% mensile.

A novembre termina inoltre la rateazione del conguaglio fiscale 2025 per i pensionati che rientrano nella specifica disciplina prevista dalla legge. In particolare, chi percepisce trattamenti fino a 18.000 euro annui e deve versare un conguaglio a debito superiore a 100 euro paga l’ultima rata del recupero fiscale in questo mese.

Pensioni Enpam, a novembre aumenti e arretrati per medici e odontoiatri

Il cedolino di novembre porta novità anche per i pensionati iscritti all’Enpam, l’ente di previdenza di medici e odontoiatri. Con questa rata scatta infatti la rivalutazione 2026, insieme agli arretrati maturati da gennaio a ottobre.

L’adeguamento era stato approvato dal consiglio di amministrazione della Fondazione il 29 gennaio, ma è diventato operativo solo a settembre, con il via libera dei ministeri vigilanti. L’effetto resta retroattivo dal 1° gennaio 2026.

La misura riguarda il Fondo di previdenza generale (Quota A e Quota B) e il Fondo della medicina convenzionata e accreditata, su una platea di 184.021 pensionati a fine 2025. L’indice di riferimento è l’1,4%.

Viene applicato al 75% fino a 31.816,20 euro annui, con un aumento effettivo dell’1,05%, e al 50% sulla parte eccedente, con un aumento dello 0,70%. Su una pensione di 20.000 euro lordi annui l’aumento vale circa 210 euro lordi l’anno, con circa 161 euro di arretrati. Gli importi saranno accreditati in automatico, senza bisogno di presentare.

Cedolino pensione, come vederlo

Per verificare l’importo della pensione di novembre 2026 è possibile consultare il cedolino nell’area MyInps oppure nell’app Inps Mobile. Si entra con Spid, Cie o Cns. La procedura:

  • accedere al sito Inps o all’app Inps Mobile;
  • selezionare il servizio “Cedolino della pensione”;
  • scegliere la mensilità di novembre 2026;
  • consultare il documento online oppure scaricarlo in Pdf.

Manovra, il Governo rinvia il Cdm: stallo sul ceto medio e pacchetto per le imprese

20 October 2026 at 08:08

La coperta è sempre più corta e la legge di Bilancio 2027 rallenta così il suo percorso verso il Consiglio dei ministri.

Il testo avrebbe dovuto arrivare in Cdm entro il 23 ottobre, ma tutto sarà rimandato probabilmente al 28 ottobre.

Verso la Manovra 2027

Il traguardo verso alcune delle proposte più attese (in primis il taglio dell’Irpef per il ceto medio) appare sempre più in salita. Ora la massima urgenza è calmierare il costo dell’energia.

La decisione è maturata dopo oltre due ore di confronto tra la premier Giorgia Meloni e gli altri leader dell’alleanza di governo: Antonio Tajani (Forza Italia), Matteo Salvini (Lega) e Maurizio Lupi (Noi Moderati). Con loro, anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

La premier e il suo timoniere Giorgetti si trovano a navigare in acque agitate: da una parte devono capire l’entità delle coperture, che potrà essere quantificata solo al termine del negoziato con l’Unione europea sulla flessibilità e al termine della trattativa con le banche e le assicurazioni per ottenere un plus di 5 miliardi. Sulla questione banche, Meloni e Tajani sono più morbidi mentre Salvini è irremovibile.

Dall’altra parte, quantificate le coperture effettive, scatterà la trattativa interna fra i partiti della maggioranza, con la classica corsa agli emendamenti.

La dotazione complessiva della legge di Bilancio 2027 è pari a 23,4 miliardi di euro. Di questi, 14,4 miliardi derivano dall’extradeficit autorizzato per le spese legate all’energia e alla difesa.

Le priorità della Manovra 2027

Diverse le priorità della Manovra 2027. Il nodo sicurezza e trattamento delle Forze dell’Ordine è in primissimo piano in questi giorni di rivolte nelle grandi città del Nord. Si parla di risorse per nuove assunzioni, nuove dotazioni e di un potenziale intervento sulle pensioni anticipate per gli appartenenti alla categoria.

Attenzione rivolta poi a giovani, anziani, sanità, sostegno alle famiglie e contrasto al caro energia.

Per il settore casa, c’è l’ipotesi di un’aliquota al 5% per la cedolare secca sugli affitti a lungo termine e a canone concordato. La proposta è particolarmente cara a Noi Moderati e Fratelli d’Italia. Si punta a incoraggiare il passaggio dagli affitti brevi a quelli lunghi per mettere sul mercato più immobili, sottraendoli al turismo. Così da calmierare, per quanto possibile, la corsa del mattone.

C’è poi il capitolo imprese e transizione ecologica: previsto un pacchetto per le Pmi con voucher per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e inclusione del cloud nella Transizione 5.0. L’obiettivo è rendere il tutto strutturale.

Mistero Irpef, Ecobonus e pensioni

Nei desiderata del Governo c’era anche il taglio dell’Irpef al 33% per i redditi fino a 60mila euro. Ma l’argomento, al momento, potrebbe essere messo in pausa.

E si valuta la fattibilità anche di un’altra iniziativa, quella che riguarda l’Ecobonus al 65%. Per il 2026, per gli interventi agevolati, è prevista una detrazione ordinaria del 36%, elevata al 50% per gli interventi realizzati sull’abitazione principale dai titolari di proprietà o di altro diritto reale di godimento. Alla prova delle coperture, si vedrà se la detrazione potrà effettivamente essere alzata.

C’è poi il capitolo pensioni, con la Lega che spinge forte sulla possibilità di uscire a 64 anni con il solo metodo contributivo.

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