Server informatici manipolati per conoscere in anticipo l’itinerario dei tagliandi milionari, acquistati a colpo sicuro da parenti e conoscenti: così si è consumata la truffa dei Gratta e Vinci scoperta dalla Guardia di Finanza di Roma, che ha portato all’esecuzione di un sequestro di beni per un valore superiore a 25 milioni di euro nei confronti di cinque ex dipendenti di una società concessionaria del gioco, risultata estranea ai fatti.
Il provvedimento cautelare è stato disposto su delega della Procura Regionale della Corte dei conti per il Lazio per garantire il risarcimento del danno erariale causato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Come funzionava la truffa e la violazione dei server
Il sistema del Gratta e Vinci si fonda sulla rigida gestione del concessionario e su meccanismi di distribuzione che dovrebbero garantire la totale casualità delle vincite. Gli ex dipendenti hanno tuttavia sfruttato le proprie credenziali di accesso per violare i sistemi informatici e manipolare i server aziendali.
Attraverso questo accesso riservato, la banda riusciva a tracciare in anticipo la posizione esatta di quattro biglietti vincenti dal valore complessivo di 24 milioni di euro:
due tagliandi che garantivano un premio da 7 milioni di euro ciascuno.
due tagliandi da 5 milioni di euro ciascuno.
Una volta individuata la ricevitoria sul territorio nazionale a cui la concessionaria aveva spedito i biglietti, i truffatori inviavano parenti e amici ad acquistarli a colpo sicuro. Un meccanismo che ha alterato la casualità del gioco e sottratto premi che, in condizioni ordinarie, avrebbero potuto anche non essere riscossi e rimanere allo Stato.
Il maxi sequestro da 25 milioni di euro
L’inchiesta contabile e finanziaria ha portato al blocco di un ingente patrimonio immobiliare e finanziario riconducibile agli indagati. I sigilli della Guardia di Finanza sono scattati su 25 immobili (tra cui villini, appartamenti, garage e cantine) situati nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Taranto, Grosseto e Reggio Calabria.
Oltre alle proprietà immobiliari, sono stati sottoposti a sequestro auto e moto di grande cilindrata e diversi conti correnti. Ora spetterà al giudice contabile stabilire se confermare, modificare o revocare il provvedimento a tutela delle casse pubbliche.
L’apertura del 23 ottobre ha visto lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi raggiungere un nuovo record recente a 124 punti base. Il differenziale non apriva la giornata a questi livelli dal 2024, ma si tratta comunque di un miglioramento rispetto ai picchi raggiunti nella giornata di ieri.
Anche i rendimenti sono migliorati, rientrando al 4,60% dopo che ieri avevano sfiorato il 4,70%. Oggi è l’ultimo giorno per acquistare i Btp Valore e i Btp Valore Insieme. Dopo le 13, orario in cui terminerà l’emissione si sapranno i tassi definitivi.
Lo spread continua ad aumentare
Nonostante la situazione dello spread tra Btp e Bund sembri simile a quella che ieri aveva portato il differenziale a raggiungere i 122 punti base in apertura, nelle prime ore del 23 ottobre si sono verificati movimenti più complessi e in un certo senso opposti. Ieri la pressione sui debiti pubblici europei, determinata da vari fattori, aveva portato i rendimenti a nuovi record recenti, lasciando invece invariati quelli dei Bund.
Oggi, invece, tutti i rendimenti sono in calo. Quelli dei Bund si sono però ridotti più rapidamente di quelli degli altri Paesi europei, determinando l’allargamento dello spread.
Perché i rendimenti di Bund calano quando le cose vanno male
Sembra controintuitivo, ma nei momenti di crisi i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi tendono a calare. Tradizionalmente, la Germania è vista come uno dei Paesi con il debito pubblico più solido e maggiormente sotto controllo. Gli investitori trattano quindi i suo Bund come un bene rifugio.
Questo status è al momento incrinato sia dalle difficoltà economiche del Paese, che appaiono però in via di risoluzione, sia dalla maggiore spesa pubblica degli ultimi governi tedeschi. Ciononostante, nei momenti di crisi, si può ancora notare una maggiore stabilità dei rendimenti tedeschi rispetto a quelli degli altri Paesi europei.
Francia oltre ogni record, continua la pressione sui titoli europei
Nonostante il calo dei rendimenti, la pressione sui titoli europei non si è allentata. I Bonos spagnoli hanno raggiunto 70 punti base di spread, ma è in Francia che la situazione è critica.
Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 22 ottobre 2026
Titoli di Stato
Rendimenti
Spread
Bund tedeschi
3,36%
–
Btp italiani
4,60%
124
Oat francesi
5,06%
170
Bonos spagnoli
4,06%
70
Gli Oat sono a 170 punti dai Bund, con rendimenti del 5,06%, il livello più alto da quando è stato introdotto l’euro. È il risultato di una combinazione di fattori, che vanno dalle difficoltà economiche del Paese a un debito pubblico fuori controllo, fino a un certo livello di speculazione sui titoli di Parigi e all’instabilità politica che potrebbe compromettere anche la prossima manovra finanziaria.
Ultimo giorno dell’emissione dei Btp Valore, poi le aste regolari
Oggi alle 13 so concluderà l’asta dei Btp Valore dedicati agli investitoriretail. Il Tesoro ha già raccolto più di 14 miliardi di euro da questa iniziativa. In pomeriggio verranno resi pubblici i rendimenti definitivi. Dalla prossima settimana ricominceranno invece le aste regolari. Le date da segnarsi sono:
martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.
Quando si gestisce un’impresa, ogni costo fisso pesa e l’assicurazione, spesso, finisce tra le spese che si rinnovano senza avere il tempo di rimettere tutto in discussione. Questa volta, però, fermarsi a confrontare le condizioni potrebbe fare la differenza.
Nel terzo trimestre 2026 le tariffe delle assicurazioni aziendali sono diminuite mediamente del 5% nel mondo e del 6% in Europa. Lo rileva il Global Insurance Market Index di Marsh. A livello globale è il nono trimestre consecutivo di ribassi.
Per le imprese italiane è un segnale da considerare in vista del rinnovo. Non significa che ogni polizza costerà meno, ma che il mercato può offrire maggiori possibilità di negoziare.
Perché le tariffe scendono anche se i rischi restano
L’apparente contraddizione è questa: le aziende continuano a confrontarsi con incertezza internazionale, eventi naturali e minacce informatiche, mentre il prezzo di molte coperture diminuisce.
La spiegazione è, soprattutto, finanziaria. Secondo Marsh, gli assicuratori dispongono di capitale abbondante e beneficiano di buona redditività, maggiori rendimenti degli investimenti e minori costi della riassicurazione, cioè la protezione che acquistano per trasferire parte dei rischi assunti.
Queste condizioni alimentano la concorrenza. Per mantenere i clienti o acquisirne di nuovi, le compagnie possono offrire tariffe più competitive. Il calo dei prezzi non certifica, quindi, una diminuzione dei pericoli, ma un mercato più favorevole a chi acquista coperture. Nel trimestre alcuni rinnovi hanno consentito anche massimali più elevati e franchigie inferiori.
Dove si concentrano i ribassi in Europa
Il dato medio nasconde differenze importanti. Nel mercato europeo le riduzioni più marcate riguardano le assicurazioni sui beni e quelle contro i rischi informatici.
Comparto
Variazione delle tariffe in Europa, terzo trimestre 2026
Indice complessivo
−6%
Danni ai beni, ramo property
−9%
Responsabilità civile, ramo casualty
−3%
Rischi finanziari e professionali
−4%
Rischi informatici, ramo cyber
−9%
Fonte: Marsh. Variazioni rilevate ai rinnovi; l’indice riflette la composizione del portafoglio clienti del gruppo. Le percentuali non si sommano.
Dietro queste categorie ci sono esigenze quotidiane: proteggere macchinari e magazzini, affrontare una richiesta di risarcimento, sostenere le conseguenze di un incidente digitale. Le assicurazioni contro i rischi informatici rispondono a esposizioni differenti dalla responsabilità civile professionale, che tutela dalle conseguenze economiche degli errori commessi nell’attività.
Che cosa cambia per le imprese italiane
Il primo elemento da chiarire è che il rapporto non certifica uno sconto del 6% per ogni azienda italiana. È una rilevazione europea delle tariffe, non una misura della spesa assicurativa di tutte le imprese.
La distinzione tra tariffa e premio è decisiva. La tariffa esprime il prezzo applicato al rischio. Il premio complessivo dipende anche dai beni assicurati, dalle garanzie e dalle condizioni contrattuali.
Un’azienda che acquista nuovi impianti o aumenta le scorte può, quindi, pagare più dell’anno precedente anche con una tariffa in discesa. Allo stesso modo, ampliare la protezione può assorbire il beneficio del ribasso.
Marsh segnala, inoltre, che esposizione alle catastrofi e qualità della documentazione continuano a influenzare le offerte europee. Il risultato del rinnovo dipende anche da come viene valutata la singola attività.
Quanto può valere il risparmio
Un esempio permette di dare concretezza alle percentuali. Su un premio di 10.000 euro, esclusi imposte e altri oneri, una riduzione effettiva del 6% porterebbe l’importo a 9.400 euro, con un risparmio di 600 euro.
È un calcolo illustrativo, non un preventivo: presuppone che restino identici beni assicurati, rischi, garanzie e condizioni. Non considera gli effetti fiscali.
Per un’impresa sarebbe una minore uscita di cassa, ma se il prezzo inferiore comportasse una franchigia più alta, una parte del vantaggio corrisponderebbe a un rischio maggiore rimasto sulle sue spalle. Il confronto deve, quindi, comprendere massimali, esclusioni e quota del danno a proprio carico.
Merita attenzione anche l’interruzione dell’attività: una polizza può proteggere un macchinario senza coprire tutte le perdite economiche legate al fermo. Cause ammesse, durata della garanzia ed eventuali periodi di attesa cambiano il valore effettivo della protezione.
Il rinnovo diventa una decisione di bilancio
Per chi deve far quadrare i conti, risparmiare sul premio può liberare liquidità. Mantenere la stessa spesa ottenendo una copertura migliore può, invece, ridurre il peso economico di un imprevisto.
Il rapporto Marsh offre un riferimento per riaprire questo confronto. La domanda utile, al rinnovo, è quanto cambia il costo a parità di protezione. Perché il risparmio che conta è quello che alleggerisce il bilancio senza lasciare l’impresa più esposta proprio quando avrebbe bisogno di sostegno.
Lo spread tra Btp e Bund ha toccato 122 punti base in apertura del 22 ottobre. Si tratta del livello più alto del differenziale da quasi due anni, ma a preoccupare sono soprattutto i rendimenti dei titoli decennali. Nelle prime battute dell’avvio delle contrattazioni, i Btp decennali benchmark hanno toccato il 4,62%.
Il dato è a pochi decimali dai picchi del 2023, il record recente. Per trovare interessi più alti sui titoli di Stato italiani bisogna andare alla crisi del debito del 2008-2012, quando il Paese era a rischio bancarotta.
Cosa sta succedendo ai rendimenti e allo spread
C’è stato un balzo dello spread, dovuto a un aumento improvviso dei rendimenti dei titoli di Stato italiani. Non si tratta però di un problema italiano, ma globale e, in parte minore, europeo. Lo testimonia il fatto che con i rendimenti che, da quando esiste l’euro, sono stati così alti solo una manciata di volte, il differenziale con i Bund tedeschi è comunque relativamente basso, a 122 punti base.
I fattori che stanno spingendo i rendimenti così in alto sono diversi e c’entrano poco con il debito pubblico italiano:
tante aziende e tanti Stati tanno prendendo molti soldi in prestito in un periodo in cui le banche centrali stanno limitando la circolazione di denaro;
l’inflazione continua ad aumentare, così come il prezzo del petrolio, oggi tornato sopra 110 dollari al barile;
gli Oat francesi hanno superato il record storico di rendimento da quando esiste l’euro.
Si tratta di un misto di circostanze provenienti dall’economia, dalla finanza e dall’opinione pubblica, che stanno contemporaneamente mettendo sotto pressione l’intero mercato delle obbligazioni, statali e non.
I rendimenti al 4,62% in prospettiva
L’ultima volta che i rendimenti erano stati più alti del 4,62% era il 2023, tra settembre e ottobre. L’inflazione era al 5,7%, la Bce aveva alzato i tassi al 4,5%, l’Europa si avviava verso il suo secondo inverno senza gas russo e Trump verso il suo secondo mandato alla Casa Bianca.
Se si vuole trovare la volta precedente in cui i rendimenti sono stati più alti di quelli odierni, bisogna tornare all’inizio del 2013. L’Italia stava ancora uscendo dalla più grave crisi finanziaria del secolo, quella del 2011, in cui il debito pubblico del Paese era andato sotto attacco speculativo mentre l’Europa subiva le conseguenze della crisi economica innescata dal crollo di Wall Street nel 2008.
Francia oltre ogni record di rendimento, regge la Spagna
Che la crisi sia internazionale lo si vede dai dati degli altri Paesi europei. La Spagna, che continua a essere la più stabile, fa segnare un differenziale vicino a 70 punti base e rendimenti al 4,10%.
Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 22 ottobre 2026
Titoli di Stato
Rendimenti
Spread
Bund tedeschi
3,40%
–
Btp italiani
4,62%
122
Oat francesi
5,05%
165
Bonos spagnoli
4,10%
70
La pressione è più forte sulla Francia, indebolita da un debito fuori controllo e da un’instabilità politica che dura da anni. I rendimenti degli Oat hanno superato il livelli della crisi del 2011, arrivando al 5,05%, con lo spread a 165 punti base.
Altra giornata positiva per i Btp Valore, le prossime aste
Ieri si è conclusa la terza giornata dell’emissione dei Btp Valore, con una raccolta che ha portato il totale vicino a 12 miliardi di euro per il Tesoro. Le prossime asteregolari saranno invece:
martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.
Ci accorgiamo di quanto conti una rete soprattutto quando rallenta: durante una videochiamata, un pagamento online o una serata in streaming. Dietro questi gesti quotidiani c’è un’infrastruttura che deve trasportare sempre più dati. Nokia vuole renderla più efficiente usando l’intelligenza artificiale, dai collegamenti dei data center fino alle reti mobili.
I risultati del terzo trimestre 2026 mostrano che la domanda legata ad AI e cloud è già una fonte di crescita per il gruppo finlandese. Raccontano, però, anche l’altra faccia della trasformazione: mentre l’utile operativo comparabile migliora, costi di ristrutturazione e investimenti assorbono liquidità.
Tra luglio e settembre Nokia ha registrato 5,154 miliardi di euro di vendite, in aumento del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’utile operativo comparabile è salito del 35%, a 605 milioni di euro. Il risultato operativo riportato, che comprende anche voci come i costi di ristrutturazione, è stato invece di 196 milioni, in calo del 22%.
La distinzione aiuta a leggere i conti senza fermarsi a un solo numero: l’attività ordinaria è cresciuta, ma la trasformazione del gruppo ha un costo rilevante. Nel trimestre Nokia ha contabilizzato 357 milioni di euro di oneri di ristrutturazione.
I numeri del trimestre, in breve
Indicatore Q3 2026
Risultato
Che cosa ci dice
Vendite nette
5,154 miliardi di euro, +10%
La crescita prosegue rispetto al 2025
Utile operativo comparabile
605 milioni, +35%
Migliora la redditività dell’attività ordinaria
Utile operativo riportato
196 milioni, -22%
Risente soprattutto degli oneri di ristrutturazione
Vendite ai clienti AI e cloud
631 milioni, +123% a cambi costanti
La domanda di infrastrutture per l’IA accelera
Nuovi ordini AI e cloud
1,5 miliardi di euro
Segnalano domanda futura, non ricavi già incassati
Flusso di cassa libero
-99 milioni
Nel trimestre investimenti e capitale circolante hanno assorbito liquidità
La spinta più forte arriva dalle infrastrutture di rete: le vendite del segmento sono aumentate del 15% a cambi costanti. Le reti IP sono cresciute del 43%, quelle ottiche del 18%. Le vendite ai clienti AI e cloud hanno superato i 630 milioni di euro. Gli ordini raccolti da questa categoria hanno raggiunto 1,5 miliardi, con un aumento del 118% rispetto a un anno prima.
I data center che addestrano e fanno funzionare i sistemi di intelligenza artificiale hanno bisogno di collegamenti veloci e affidabili. Nokia fornisce parte delle reti che li connettono: per il gruppo, la corsa all’IA è già una fonte concreta di vendite e commesse. La società prevede, inoltre, una crescita del 25-30% nel 2027 per le attività combinate di reti IP e ottiche.
L’intelligenza artificiale arriva anche alle antenne
La strategia Nokia-Nvidia si estende ora alla rete radio mobile con l’AI-RAN. Questo significa usare l’intelligenza artificiale nella parte della rete che gestisce il collegamento tra smartphone e antenne, per amministrare meglio il traffico e utilizzare con maggiore efficienza lo spettro radio.
Nokia ha annunciato di aver completato con Nvidiae T-Mobile la prima chiamata AI-RAN su una rete operativa di un gestore. Il comunicato del gruppo cita anche le sperimentazioni europee: Elisa ha svolto prove su una rete 5G a Helsinki. BT prepara un test a Birmingham nel 2027. Nokia e Deutsche Telekom hanno registrato in laboratorio miglioramenti tipici del 10-15% nella velocità di trasmissione dal dispositivo verso la rete. Quest’ultimo risultato dovrà essere verificato sul campo.
Per chi usa la rete, il possibile beneficio è intuitivo: una gestione più intelligente può aiutare gli operatori a sfruttare meglio la capacità disponibile, ma non significa che le prestazioni o le tariffe cambieranno subito. I test devono diventare soluzioni adottate su larga scala e Nokia non indica ancora ricavi specifici generati dall’AI-RAN.
Crescita sì, ma la cassa racconta anche il costo
Il flusso di cassa libero di Nokia è risultato negativo per 99 milioni di euro nel trimestre. La società attribuisce la pressione, tra le altre voci, agli assorbimenti di capitale circolante, alle ristrutturazioni e agli investimenti. In pratica, una parte delle risorse resta impegnata nel ciclo operativo, come scorte, pagamenti e incassi, invece di trasformarsi subito in liquidità disponibile.
Nokia conferma per il 2026 la previsione di un utile operativo comparabile tra 2,1 e 2,6 miliardi di euro e si aspetta di chiudere l’anno sopra il punto medio della forchetta. Allo stesso tempo, ha ridotto al 35-55% la stima di conversione dell’utile operativo in flusso di cassa libero e prevede oneri di ristrutturazione per 1,1 miliardi nel 2026.
Per l’Europa e per l’Italia la questione va oltre i conti di una singola azienda. Le reti e i data center sono infrastrutture essenziali per servizi digitali, imprese e famiglie. QuiFinanza ha già raccontato lo sviluppo dei poli per l’intelligenza artificiale nel Sud Italia e la corsa globale alle infrastrutture con il caso della società coreana Elice.
I conti di Nokia mostrano, dunque, due tempi diversi. AI e cloud stanno già portando crescita e ordini. La nuova generazione di reti mobili è ancora in fase di test e sviluppo. La prova per il gruppo sarà trasformare l’interesse tecnologico in contratti, servizi diffusi e cassa più robusta. Per chi usa queste reti ogni giorno, è lì che si misurerà il valore concreto della promessa.
Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato a crescere in apertura, dopo una giornata instabile ieri. Il differenziale è arrivato a 116 punti base con rendimenti che hanno toccato il 4,58%, vicini al record di inizio ottobre e ai picchi dell’autunno del 2023.
Continua nel frattempo l’emissione dei Btp Valore e dei Btp Valore insieme, che registra un’altra ottima giornata. Il Tesoro ha raccolto 4,1 miliardi di euro in titoli di Stato dedicati ai risparmiatori, portando il totale a 8,6 miliardi.
Altro picco per lo spread, il debito italiano soffre la crisi energetica
Già dalla giornata di ieri lo spread aveva dato segni di instabilità, dopo alcuni giorni in cui il differenziale si era attestato attorno ai 110 punti base. In apertura, la differenza di rendimenti tra i Btp italiani e i Bund tedeschi si è ampliata, arrivando a 116 punti base, a due punti dal picco recente di inizio mese.
I rendimenti sono vicini al record
Anche i rendimenti danno segni di avvicinamento ai livelli massimi recenti, toccando il 4,58%. Si tratta di un problema significativo per il Governo. I dati preliminari sulla legge di bilancio hanno dimostrato che lo Stato non ha risorse in più da spendere, tanche che anche la richiesta di adeguamento degli stipendi dei magistrati, da 1 miliardo di euro di spesa, potrebbe essere rimandata.
Ulteriori interessi sul debito, soprattutto in sostituzione di titoli a basso costo come quelli emessi prima del 2020, rischiano di peggiorare la situazione.
Il petrolio fa paura
La pressione sul debito pubblico italiano continua a essere determinata dall’aumento del prezzo del petrolio. In mattinata del 21 ottobre il Wti ha sfiorato i 100 dollari al barile. Questo nonostante i Paesi del Golfo stiano esportando più petrolio rispetto all’inizio della guerra.
I costi però rimangono alti. Tra le mine iraniane nello Stretto di Hormuz, che hanno mandato a fuoco una petroliera proprio ieri, e gli attacchi degli Houthi alle infrastrutture saudite, il mercato continua a non essere tranquillo e le assicurazioni pesano sui trasporti del greggio.
Continua la pressione sui titoli europei
Le conseguenze della crisi petrolifera si sentono in tutta Europa. I Bonos sono arrivati a 64 punti base di spread, con rendimenti ben superiori al 4%.
Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 21 ottobre 2026
Titoli di Stato
Rendimenti
Spread
Bund tedeschi
3,42%
–
Btp italiani
4,58%
116
Oat francesi
4,96%
154
Bonos spagnoli
4,06%
64
A essere maggiormente sotto pressione è però il debito francese. Gli Oat distano 154 punti base dai Bund, con rendimenti medi che sfiorano ormai il 5%.
Come stanno andando i Btp Valore
Anche ieri è stata una giornata di raccolta positiva per i Btp Valore. Il Tesoro ha piazzato più di 4 miliardi di euro di titoli riservati agli investitori retail sul mercato. Il totale è così arrivato a 8,6 miliardi. L’emissione si concluderà il 23 ottobre. Le prossime aste regolari, invece, saranno:
martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.
La novità annunciata da CATL per i camion elettrici non riguarda soltanto una batteria che si cambia in circa cinque minuti. La scommessa più interessante è finanziaria: trasformare una parte del costo iniziale del veicolo in un servizio pagato nel tempo.
Il colosso cinese delle batterie vuole estendere il modello del battery swapping ai mezzi pesanti. Il pacco principale, montato sul telaio, può essere preso in leasing e sostituito nelle stazioni QIJI. Una seconda batteria resta, invece, sul camion per fornire autonomia di supporto. In questo modo la flotta può pagare per l’uso dell’accumulatore senza doverne acquistare subito uno di grande capacità.
Per chi gestisce camion, il vantaggio potenziale è sulla liquidità: meno capitale da immobilizzare all’inizio e una spesa più legata all’attività del mezzo. Il leasing non cancella il costo: lo distribuisce nel tempo. La convenienza dipenderà dai canoni, dal prezzo dell’energia, dai chilometri percorsi e dalla disponibilità delle stazioni lungo le tratte.
Il modello: la batteria diventa un servizio
CATL sostiene che il proprio sistema Battery-as-a-Service addebiti l’energia netta caricata, anziché quella consumata dal veicolo. Per i clienti del piano base, l’azienda indica una riduzione fino al 20% del costo di noleggio della batteria. Sono condizioni comunicate da CATL: non equivalgono a una riduzione del 20% del costo totale del camion o dell’intera attività di trasporto.
La flessibilità può essere utile anche alle imprese con volumi stagionali. CATL afferma che la batteria principale può essere noleggiata per periodi diversi, così da contenere le spese quando la domanda di trasporto è più bassa. Per un autotrasportatore, però, la domanda decisiva resta: il risparmio sul capitale iniziale compensa le rate e gli altri costi operativi durante tutta la vita del mezzo?
È una questione concreta per le imprese di trasporto italiane: la protesta degli autotrasportatori siciliani ha riportato al centro il caro carburante e i ritardi nei fondi. QuiFinanza ha ricostruito il confronto sul caro carburante e sui fondi per gli autotrasportatori. Il passaggio all’elettrico cambia la voce di spesa, ma non elimina l’esigenza di far quadrare i conti.
La rete ha bisogno di camion e di capitali
CATL punta a 900 stazioni di cambio batteria per camion in Cina entro la fine del 2026, 2.000 nel 2027 e 10.000 nel lungo periodo. Al lancio del nuovo sistema ha dichiarato di aver firmato accordi per 13.000 unità. La cifra indica accordi annunciati dall’azienda, non camion già consegnati né ricavi già incassati.
Qui si apre il secondo lato finanziario della storia. Il leasing può alleggerire l’investimento iniziale di chi compra o utilizza il camion, ma CATL e i suoi partner devono sostenere i costi delle batterie e dell’infrastruttura. Queste spese rientrano nel CAPEX aziendale: investimenti di capitale da sostenere prima che la rete possa generare ricavi. Una stazione poco utilizzata rischia di non generare abbastanza attività per ripagare il capitale investito; una rete capillare, invece, può rendere il servizio più utile e favorire nuovi clienti.
Aspetto
Possibile beneficio
Punto da verificare
Batteria in leasing
Minore esborso iniziale per la flotta
Canoni e costo complessivo nel tempo
Noleggio flessibile
Spesa più adattabile ai periodi di lavoro
Quanto varia davvero la domanda stagionale
Stazioni di scambio
Meno tempi di fermo rispetto alla ricarica
Utilizzo sufficiente a coprire gli investimenti
Accordi per 13.000 unità
Segnale di interesse commerciale
Quante diventeranno consegne e ricavi
Il banco di prova europeo: il costo totale
Il modello interessa anche l’Europa, ma con una cautela importante: il piano di 900 stazioni riguarda la Cina. CATL ha già annunciato collaborazioni europee con operatori della logistica, tra cui Kuehne+Nagel, mentre il progetto di battery swapping per camion previsto nell’accordo con quest’ultima è indicato in Cina. Non c’è, quindi, un calendario ufficiale per una rete CATL di stazioni in Italia.
In Europa, CATL e Octopus Energy hanno annunciato la joint venture Swaptopus per sviluppare una rete di cambio batteria per camion. Le società hanno parlato di un potenziale di oltre 300.000 mezzi serviti e di più di 30 miliardi di sterline di investimenti privati attivabili quando la rete sarà a regime.
La convenienza per le flotte non si giudica dal solo prezzo d’acquisto. Contano energia, pedaggi, manutenzione, finanziamento e tempo in cui il camion resta fermo. Un’analisi di Transport & Environment rileva che, in sei dei nove principali mercati europei considerati, i camion elettrici sono già la scelta economicamente più conveniente nell’arco di cinque anni. Il risultato varia in base al Paese e alle condizioni operative e non riguarda specificamente il sistema CATL.
Per l’Italia, quindi, il tema non è stabilire se il battery swap sostituirà subito il diesel o la ricarica. È capire chi finanzierà le batterie e le stazioni, quanto costerà il servizio alle imprese e quanta strada dovranno percorrere i mezzi perché il modello funzioni. CATL sta provando a spostare la competizione dalla vendita di un camion alla gestione continuativa della sua energia. La tecnologia è già sul tavolo; i conti, per ora, sono ancora da dimostrare.
(ANSA) – ROMA, 20 OTT – L’amministratore delegato del gruppo Ryanair, Michael O’Leary, prevede per il prossimo anno un aumento record delle tariffe aeree in Europa, poichè il persistere della guerra in Medio Oriente continua a far salire i prezzi del petrolio, costringendo le compagnie aeree a scaricare i costi del carburante sui consumatori. I […]
Apertura stabile i 20 ottobre per i Btp, che si sono mantenuti su rendimenti e spread del tutto simili a quelli di ieri. Si tratta comunque di risultati critici, 111 punti di differenziale e rendimenti oltre il 4,55%, che testimoniano una certa pressione dei mercati finanziari verso i titoli di Stato.
Ieri si è conclusa la prima giornata dell’emissione dei Btp Valore, i nuovi titoli di Stato destinati agli investitori retail. Il Tesoro ha raccolto 4,5 miliardi, grazie a cedole molto generose che lo Stato può permettersi per la tendenza dei privati italiani a non vendere i propri titoli di Stato prima della scadenza.
Spread stabile, ma i rendimenti rimangono alti
Giornata di stabilità per lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. L’apertura ha confermato i livelli di ieri, con il differenziale che per tutta la giornata è rimasto attorno a quota 111 punti base. I rendimenti sono però ancora piuttosto alti, al 4,55%, a confermare che c’è ancora molta pressione sui titoli di Stato.
Petrolio i gas mantengono alti i rendimenti
Negli ultimi gironi prezzi di petrolio e gas hanno ricominciato ad aumentare. Per quanto riguarda il greggio, il problema rimane il Medio Oriente. La situazione tesa a Hormuz e gli attacchi sempre più frequenti degli Houthi contro l’Arabia Saudita agitano i mercati e fanno alzare i prezzi.
Per quanto riguarda il gas invece, l’aumento dei prezzi è dovuto a una crescita della domanda. Molti Paesi europei sono rimasti indietro sulle scorte e stanno correndo ai ripari proprio nei mesi prima del periodo invernale. L’Italia ha riempito gli stoccaggi all’88%, un buon risultato ma più basso rispetto al passato.
L’aumento dei prezzi dell’energia è una delle cause principali dell’inflazione, che a sua volta è una delle metriche più osservate per determinare l’andamento dei tassi di interesse e dei titoli di Stato. Questa situazione, quindi, impedisce ai Btp di tornare ai rendimenti di qualche mese fa.
Buona partenza per i Btp Valore
Nella giornata di ieri si è tenuta la prima parte dell’emissione dei BtpValore, dedicati agli investitori retail. Il Tesoro ha raccolto circa 4,5 miliardi di euro. Gli strumenti a disposizione sono due:
un Btp Valore con cedole trimestrali step-up;
un Btp Valore Insieme, con cedola unica alla scadenza.
I rendimenti di questi Btp, che durano 7 anni, sono tendenzialmente più alti della media dei titoli di durata simile sul mercato. Il Tesoro può permettersi questo tipo di offerta perché, tendenzialmente, i privati non vendono i propri titoli di Stato se non in rare occasioni. Il debito pubblico di proprietà dei cittadini tende quindi a essere più stabile. L’emissione dei Btp Valore continuerà fino al 23 ottobre.
A fine mese si terranno invece le aste dei titoli di Stato regolari. Le date da segnarsi sono:
martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.
Un’offerta molto richiesta, poi un debutto in Borsa in discesa. Il caso di Elice, società sudcoreana attiva nei servizi AI e nelle infrastrutture cloud, racconta una fase nuova della corsa all’intelligenza artificiale: gli investitori continuano a guardare al settore, ma chiedono prove più chiare sui ricavi e sulla sostenibilità degli investimenti.
Oggi, 20 ottobre, nel primo giorno di contrattazioni sul Kosdaq, il titolo Elice è arrivato a perdere fino al 32%, scendendo a 61.400 won rispetto ai 90.500 won del prezzo di collocamento. La società ha raccolto circa 201 miliardi di won, pari a 151 milioni di dollari. L’offerta pubblica iniziale, o IPO, aveva attirato richieste istituzionali per quasi 389 volte le azioni disponibili: un forte interesse iniziale che, però, non ha impedito le vendite in Borsa.
Che cosa ci dice il debutto di Elice
Elice è nata come piattaforma di formazione digitale e si è allargata ai servizi cloud e all’intelligenza artificiale. Con i fondi raccolti intende sviluppare data center modulari. Il mercato sta valutando se la crescita di queste infrastrutture possa trasformarsi in ricavi sufficienti a giustificare i capitali necessari.
Il calo del titolo non cancella i risultati operativi comunicati dall’azienda: nel primo semestre 2026 i ricavi sono saliti a 34 miliardi di won e la società è tornata a un utile operativo, dopo una perdita nello stesso periodo dell’anno precedente. La Borsa guarda anche avanti: costi, concorrenza e tempi di rientro degli investimenti pesano quanto la crescita registrata finora.
Segnale
Che cosa osservare
Elice: fino a -32% al debutto
Una IPO molto richiesta non garantisce un rialzo dopo la quotazione
Asia: Kospi -3,61%
Nella rilevazione Reuters del 20 ottobre la cautela ha coinvolto anche i grandi titoli tecnologici
ASML: domanda oltre la capacità nel 2027-28
La domanda di macchinari per chip resta forte, ma contano anche capacità produttiva e redditività
Bond dei data center sotto la pari
Gli investitori chiedono maggiori garanzie sui ricavi che dovranno ripagare il debito
La fotografia asiatica è più ampia del singolo titolo: l’indice MSCI Asia ex-Japan perdeva lo 0,93%, il Nikkei l’1,28% e il Kospi il 3,61%. I futures europei erano indicati deboli prima dell’avvio delle contrattazioni. Sono dati di una seduta, non una previsione per Piazza Affari o per l’intero mercato europeo: a muovere gli indici concorrono anche tensioni geopolitiche, petrolio, tassi e risultati aziendali.
Perché l’Europa guarda a Elice
Il collegamento europeo passa, soprattutto, dai semiconduttori e dal finanziamento delle infrastrutture. ASML, gruppo olandese che produce macchinari per la fabbricazione di chip, ha dichiarato che la domanda supererà la sua capacità produttiva nel 2027 e nel 2028, nonostante i piani per aumentarla. È un segnale di domanda robusta, ma anche una sfida: riuscire a produrre e investire abbastanza senza perdere di vista i rendimenti.
Sul fronte del credito, alcuni bond collegati a progetti di data center sono scesi sotto la pari. Gli investitori vogliono capire se i ricavi dell’AI copriranno i debiti contratti per costruire queste infrastrutture. È un contesto utile per leggere il debutto di Elice: il mercato sta distinguendo tra chi promette capacità di calcolo e chi dimostra di poterla trasformare in ricavi.
La questione tocca anche l’Italia. Data center e servizi cloud sono infrastrutture necessarie per imprese e consumatori, ma richiedono energia e reti adeguate. La Commissione europea punta a triplicare la capacità dei data center nell’Unione nei prossimi cinque-sette anni e ha proposto un sistema comune per rendere più trasparenti i consumi di energia e acqua.
Per i mercati europei, i prossimi risultati delle grandi aziende tecnologiche saranno un banco di prova: gli investitori cercheranno indicazioni sui ricavi e sulla capacità di sostenere gli investimenti. Meta è attesa mercoledì, seguita in settimana da Tesla e dai produttori di chip Lam Research e Texas Instruments.
Il debutto di Elice non basta a stabilire l’esito della corsa all’AI. È, però, un promemoria utile anche per chi segue i mercati europei. Tra una tecnologia promettente e un investimento redditizio c’è un passaggio decisivo: quello dei conti.
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