❌

Normal view

La Russa querela la storica Ponzani per un intervento in tv. Conte: “Ritiri, i fatti sono accertati”. Pd: “Dovrebbe tutelare la libertà di espressione”

25 October 2026 at 17:19

Ignazio La Russa annuncia un’azione giudiziaria contro una storica per un intervento in tv sull’ultimo decreto Sicurezza e sul passato politico della seconda carica dello Stato. Il presidente del Senato ha dato mandato ai legali di querelare Michela Ponzani che a Otto e mezzo, su La7, ha rievocato il Giovedì nero di Milano del 12 aprile 1973: una manifestazione dell’estrema destra non autorizzata durante la quale una bomba a mano uccise l’agente di polizia Antonio Marino, 22 anni. Con le nuove norme approvate dal governo Meloni, il succo, non avremmo La Russa presidente del Senato perché quel giorno si mise a capo della manifestazione. Pd e Movimento 5 Stelle chiedono che La Russa ritiri la querela.

Il 12 aprile 1973, a Milano, i vertici del Msi organizzarono una manifestazione nonostante il divieto imposto dalle autorità per ragioni di ordine pubblico. Tra i protagonisti anche La Russa, allora responsabile cittadino del Fronte della Gioventù. Il corteo degenerò in violenze e scontri con le forze dell’ordine. Furono lanciate due bombe a mano: una ferì un passante e un poliziotto, l’altra colpì mortalmente l’agente. Per l’omicidio furono condannati in via definitiva i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli. Per Emiliano Arrigo, portavoce di La Russa, dagli atti giudiziari risulterebbe “non soltanto l’assenza di qualsiasi sua responsabilità in relazione a quella tragica vicenda, ma persino alla semplice ipotesi di manifestazione non autorizzata”. A conferma di ciò, aggiunge, il presidente del Senato può vantare “un certificato penale intonso”.

“Invito il presidente La Russa a ritirare la querela annunciata”, chiede Giuseppe Conte. “Chi ha ruoli di grande responsabilità istituzionale non può scagliarsi contro una storica che esprime un giudizio negativo sull’ennesimo decreto sicurezza partorito dal Governo ed espone un più ampio ragionamento evocando il Giovedì nero di Milano. I fatti sono peraltro accertati da tempo: a capo del corteo non autorizzato che si tenne il 12 aprile 1973, a Milano, c’era anche Ignazio La Russa, all’epoca leader del Fronte della Gioventù di Milano, insieme ai vertici del Msi. Quella parata divenne l’occasione per compiere atti di aggressione e di teppismo da parte dei gruppi più estremisti della destra eversiva, in un clima sociale fortemente incandescente”. Il ‘potere di turno’, aggiunge l’ex premier, “lasci al dibattito storico, oltreché politico, la libertà di discutere liberamente senza subire intimidazioni. La conversione alla democrazia va dimostrata nei fatti!”.

Solidarietà alla storica arriva anche dal Pd. I senatori Dario Parrini, Francesco Verducci e Walter Verini definiscono l’annuncio della querela “un atto grave e infondato” e ricordano che la libertà di ricerca e di discussione pubblica è un principio fondamentale della democrazia. “È un triste giorno quello nel quale il Presidente del Senato annuncia una querela contro una storica di valore” che “ha ricordato, correttamente, una pagina buia della storia italiana. Anche il gruppo dem alla Camera contesta l’iniziativa: “La seconda carica dello Stato dovrebbe essere la prima a tutelare la libertà di ricerca e di espressione“.

Al fianco di Ponzani si schiera infine Differenza Donna, che denuncia il rischio di intimidazioni nei confronti di chi ricostruisce pagine scomode della storia italiana. “La ricerca storica non può essere sottoposta al controllo delle autorità politiche”, afferma l’associazione. “Come associazione femminista e transfemminista, conosciamo i meccanismi attraverso i quali si tenta di delegittimare la parola delle donne quando esercitiamo la libertà di parola esprimendo i saperi, quando interroghiamo il potere e mettiamo in discussione le narrazioni dominanti. La democrazia fondata sull’antifascismo ha il dovere di custodire la memoria, non di sottrarla al confronto pubblico”. La conclusione: “La storia non si querela”.

L'articolo La Russa querela la storica Ponzani per un intervento in tv. Conte: “Ritiri, i fatti sono accertati”. Pd: “Dovrebbe tutelare la libertà di espressione” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Giovani in piazza, i penalisti: “Il governo alza il livello della risposta repressiva, non è la strada giusta. Rischio di strumentalizzazioni”

25 October 2026 at 16:25

I quasi quattrocento fermi, tra cui un centinaio di minorenni, le duecentocinquanta perquisizioni in 24 ore, gli arresti e le denunce per le manifestazioni nelle varie città italiane non lasciano dubbi: il governo punta a “innalzare il livello della risposta repressiva“. “Non credo che sia la strada giusta da seguire sia sotto il profilo della risposta giudiziaria sia sotto quello della introduzione di nuove norme che entrano in tensione con principi costituzionali della determinatezza e della personalità della responsabilità penale”, sottolinea Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane. “La risposta ai fenomeni devianti deve essere proporzionata e in questo caso vediamo che c’è piuttosto una risposta di tipo simbolica per mostrare la muscolarità della risposta da parte del governo”.

Di sicuro, secondo il presidente dell’Ucpi, “che il fenomeno sia diverso e distante dalle drammatiche vicende del terrorismo degli Anni di piombo lo dimostra la presa di distanza dalla violenza da parte di molti manifestanti. Il nostro punto di vista resta lo stesso: il Paese è dotato di forze dell’ordine preparate e abbiamo un ordinamento fornito di un ventaglio di norme penali sostanziali che prevedono già pene altissime rispetto ad altri Paesi e norme penali processuali che già consentono una risposta efficace anche rispetto ai più allarmanti fenomeni di eversione politica”.

Quanto a Youssef Siher, presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre, fermato sabato e accusato di istigazione a delinquere attraverso i social e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (il nuovo reato introdotto con il decreto sicurezza approvato questa settimana), “non sono in grado di valutare nel merito – premette Petrelli -. Il sospetto che viene è che ci sia una strumentalizzazione di queste vicende giudiziarie in un contesto in cui si punta alla rassicurazione del pubblico e alla dimostrazione della necessità di nuove misure sicuritarie”. Per il presidente dell’Unione camere penali, “bisogna attendere le decisioni dei giudici, ma non si può escludere che possano esserci delle sopravvalutazioni dei profili soggettivi e della storia personale dell’indagato rispetto alla oggettiva gravità delle condotte“.

L'articolo Giovani in piazza, i penalisti: “Il governo alza il livello della risposta repressiva, non è la strada giusta. Rischio di strumentalizzazioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Salvini attacca i giornalisti: “Alcuni servi stanno scrivendo cazz***”. L’Ordine: “Vuole un Congresso come quelli dell’Urss”

25 October 2026 at 15:37

“Ho chiesto io agli organizzatori di lasciare i giornalisti al piano di sotto” e non nella sala con i delegati “per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate”. Parola del vicepremier Matteo Salvini, che en passant ha diretto Radio Padania ed è un giornalista professionista iscritto all’Ordine. Dal palco del congresso della Lega al MiCo di Milano, prima di essere rieletto segretario con 456 preferenze, il leader del Carroccio ha rivendicato l’allontanamento della stampa che “non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso”. Le persone presenti al congresso, sostiene il vicepremier, sono lì per aiutare la Lega, che invece non viene favorita da “interviste, libri, polemica o post su Facebook”. “Sperano che la Lega muoia da 40 anni e per i prossimi 40 anni rimarranno con un palmo di naso”.

Dura la replica di Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che accusa il leader del Carroccio di dividere i giornalisti in “servi e amici, come accade in Russia, in Cina e nei regimi totalitari”, e paragona l’idea di congresso che ha Salvini ai convegni dell’URSS in cui “i cronisti si limitano a tessere le lodi”. “Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vice presidente del Consiglio e ritiri gli insulti” ammonisce Bartoli.

Si unisce alla condanna anche l’Associazione Stampa parlamentare che ricorda come “i giornalisti svolgano un essenziale servizio pubblico, peraltro sempre più nel mondo e in Italia messo in discussione”. E continua esprimendo “sconcerto” perché “Salvini si è rivolto ai colleghi con espressioni gravemente ingiuriose. L’Associazione Stampa Parlamentare continuerà a tutelare il lavoro e i diritti dei colleghi, consapevole che il giornalismo rappresenta l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale”.

Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, commenta: “Anche questa volta Salvini dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera. A lui l’informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liberi. Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un ordine popolato da servi” conclude Costante.

I comitati di redazione di Corriere e Repubblica hanno espresso “vicinanza e solidarietà ai colleghi per gli attacchi”: “Vogliamo ricordare al ‘collega’ Salvini che – si legge in una nota il Cdr del Corriere della Sera – è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione e ritiri gli insulti”. “Matteo Salvini, che tuttora risulta iscritto all’Ordine dei Giornalisti, mostra per l’ennesima volta di non avere alcuna dimestichezza con i concetti di libertà e indipendenza della stampa”, aggiunge il cdr di Repubblica. “Forse confuso dall’aver avuto come unica esperienza lavorativa quella di giornalista di partito”.

L'articolo Salvini attacca i giornalisti: “Alcuni servi stanno scrivendo cazz***”. L’Ordine: “Vuole un Congresso come quelli dell’Urss” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Salvini riconfermato leader della Lega con 465 voti: “In Cdm dirò basta a soldi e armi all’Ucraina”. E lancia nuovo simbolo senza il suo nome

25 October 2026 at 11:50

“Alla pace devi arrivarci. In questi 5 anni abbiamo assistito il popolo ucraino in ogni modo possibile, ma io penso che questo congresso mi darà, se mi risceglierete come segretario federale, il mandato di andare in Cdm e di portare la posizione chiara della Lega, non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”. Nel secondo giorno del Congresso della Lega a Milano, in cui si sceglie il leader, Matteo Salvini dal palco del MiCo di Milano promette che, in caso di riconferma, proporrà a palazzo Chigi di tagliare i finanziamenti a Kiev. Poi chiede ai delegati della platea chi è d’accordo per alzata di mano. Quasi tutti la alzano, e lui continua: “Ok, mozione approvata all’unanimità”. E qualche ora dopo il suo futuro come segretario della Lega viene confermato per la quarta volta, con 465 voti a favore. Resterà in carica quattro anni, fino al 2030. Lo sfidante Massimo Garavaglia si ferma a 146 voti e lo definisce “un risultato buono, circa sul 25%, molto positivo anche considerando che io non ho un’organizzazione, quindi ho fatto tutto da solo e alla luce del sole”.

Salvini è arrivato accolto dagli applausi delle prime file, mentre in fondo alla sala non mancano le contestazioni. E ha lanciato il nuovo simbolo della Lega, senza il suo nome. “Proporrò al Consiglio federale un’idea che era già nella storia della Lega. Mi sono recuperato un simbolo di Bossi del ’94. Se siamo qui, è grazie a Bossi e a Maroni che hanno cominciato quando non c’era nulla. Bossi nel ’94 presentò un simbolo” con le parole Lega Italia federale. Quello nuovo sarà “Lega Italia federale senza Salvini“. Il simbolo contiene l’Alberto da Giussano tra le parole Lega in alto e Italia federale in basso, su sfondo bianco. “L’Alberto da Giussano per me è orgoglio e identità. Via Salvini premier dal simbolo, qualcuno mi ha detto di non farlo. Magari Salvini rivince il congresso, dipende da voi, non sbircio, però se Salvini vince il congresso, magari ha una corrente e l’ha data vinta a chi fa polemica da un anno con la segreteria politica. Non mi interessa. Nazionale e non nazionalista. Il simbolo deve essere chiaro. Tenere insieme la Lega nazionale con il mio istinto e la mia pelle, perché sono convinto che il federalismo sia il passato, il presente e il futuro”, ha aggiunto.

Nel corso dell’intervento, il leader ha assicurato che “con la Lega al governo Ius Soli e Ius Scholae non saranno mai approvati” e ha fatto mea culpa per essere entrato nel governo Draghi, difendendo la scelta di fare parte del gruppo dei patrioti in Europa. “Spero che nessuno proponga mai alla Lega di entrare nei popolari per mal governare con quei socialisti in Europa, già mi pento amaramente dell’errore fatto e mi assumo tutta la responsabilità entrando nel governo Draghi col Partito Democratico. Mai più! Mai più! Mai più!”. Poi ha risposto a chi critica la scelta della Lega in Europa di confluire nel gruppo dei patrioti, dove siedono anche Rassemblement National, Fidesz e Vox: “Adesso qualcuno storce il naso perché siamo patrioti ma noi lo siamo perché questa Ue va cambiata da cima a fondo, è solo un enorme fardello. Siamo Davide contro Golia, i piccoli contro i grandi”.

Tornando al dibattito interno al partito, si è poi speso in un accenno all’intervento di ieri di Massimiliano Romeo, che aveva detto ‘evitiamo di fare la fine del partito di Renzi’, in riferimento al calo di voti per la Lega. “Ieri l’unica roba che mi ha disturbato in un contesto sacro come questo è stato evocare il nome di un tizio da cui ci separa il mondo, Renzi, noi con lui non abbiamo niente a che fare – ha detto il vicepremier -. Noi non abbiamo la spocchia e l’arroganza di Renzi e, aggiungo con amarezza, neanche la sua dichiarazione dei redditi”, ha aggiunto, dicendosi sicuro che “Luca Zaia sicuramente darà una mano nei prossimi mesi nel percorso vincente e virtuoso”. Poi, spazio all’ottimismo: “Possiamo vincere le elezioni come minimo come secondo partito della coalizione. Lo dico con rispetto degli amici di Forza Italia: la sera delle politiche, Meloni sarà presidente del Consiglio e la Lega sarà secondo partito della coalizione, per il momento”. E alle promesse: “Siamo leali da quattro anni, siamo una coalizione di amici e di diversi. Abbiamo fatto dei chilometri in alcuni casi verso gli altri. E penso a come viene trattata la Lega dove siamo in maggioranza, non tollererò più che la Lega sia trattata come un alleato di serie B in una regione dove governa al centrodestra. I numeri sono i numeri, chiediamo rispetto”.

Salvini non ha mancato di spiegare di essere stato lui ad avere deciso di collocare i giornalisti al piano inferiore per evitare di “inquinare” il Congresso. “Se altri anni di sacrificio meritano di essere fatti lo chiedo a voi oggi qua, non sui giornali, non in piazza, non facendo sorridere quei giornalisti servi che scrivono cazzate, perché la stampa non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso. Sono qua e sono al piano di sotto, e da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori per non inquinare militanti e delegati che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. È da 40 anni che cercano di stroncarci e chiunque gli dia spazio non aiuta la Lega, non si aiuta la Lega con le interviste, con i libri, con la polemica o con il post su Facebook. Qua si aiuta la Lega“.

L'articolo Salvini riconfermato leader della Lega con 465 voti: “In Cdm dirò basta a soldi e armi all’Ucraina”. E lancia nuovo simbolo senza il suo nome proviene da Il Fatto Quotidiano.

Di Battista sul Nove: “Schlein non è credibile. Il Pd è il partito che ha eroso maggiormente lo Stato sociale”

25 October 2026 at 09:27

“Oggi sembra che io ce l’abbia sempre con la Schlein, ma non la vedo strutturata né credibile”. Così Alessandro Di Battista è intervenuto ad Accordi&Disaccordi, il talk politico in onda sul Nove, condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi.

L’ex parlamentare ha poi motivato la propria posizione, puntando il dito contro il Partito Democratico e il suo rapporto con i diritti dei lavoratori: “Non la vedo credibile, essendo, a mio parere, rappresentante del partito che maggiormente ha inciso negativamente sui diritti dei lavoratori, insieme, tra l’altro, ai sindacati”.

“È sempre stato il partito maggiormente di sistema ed è quello che maggiormente ha eroso lo stato sociale nel nostro Paese”, ha concluso Di Battista.

L'articolo Di Battista sul Nove: “Schlein non è credibile. Il Pd è il partito che ha eroso maggiormente lo Stato sociale” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Congresso della Lega a Milano, nasce la segreteria politica. Attacco al “dissidente” Romeo che replica: “Non ci votano più”

24 October 2026 at 18:20

In pochi dubitano che ci possano essere sorprese sulla rielezione di Salvini. Ma la possibilità concreta della nascita di una corrente che potrebbe cambiare definitivamente gli equilibri interni al partito sì, dopo l’”azzardo” di Massimo Garavaglia che ha deciso di sfidare il leader raccogliendo 81 firme (la soglia era di 80). Poche le chance per lui, se non fosse per il voto segreto che potrebbe tentare malpancisti e delusi. Intanto, nel primo giorno del Congresso straordinario del Carroccio all’avveniristico Allianz Mico di Milano è stato approvato per acclamazione e alzata di mano l’emendamento allo statuto che introduce una segreteria politica che sarà formata da un massimo 9 membri nominati e revocati dal segretario federale che devono essere espressione dei livelli nazionale, regionale e locale. Si tratta di uno dei tre emendamenti allo statuto illustrati dal ministro Roberto Calderoli e definiti dalla commissione statuto.

Calderoli ha premesso che il primo a proporre la segreteria politica è stato Matteo Salvini e che così “la gestione collegiale e il gioco di squadra che ne deriva vanno incontro proprio alle esigenze emerse”. Poi ha denunciato il fatto che ci fosse stata una fuga di notizia sugli emendamenti e aggiunto secco: “Queste cose fanno male, fanno il gioco del nemico”. Sulla segreteria politica ha poi specificato che sarà un organo con funzioni politiche e di indirizzo e che svolge funzioni di supporto e collaborazione con il segretario federale, nell’attuazione della linea politica definita dal Congresso federale e dal Consiglio federale, con particolare riferimento alla gestione delle contingenze politiche. Altro emendamento approvato prevede la figura del coordinatore federale delle segreterie regionali, che “può partecipare ai lavori del Consiglio federale e regionali con diritto di parola – come ha chiarito Calderoli – e vigila su comportamento degli stessi. È un organo che esisteva in passato, io stesso l’ho fatto, è uno strumento efficace per rendersi conto dove c’è un’impermeabilità o scarso funzionamento di una regione per referire al segretario”. Infine, il terzo emendamento è di fatto “un adeguamento del trattamento dei dati personali, legato a un aggiornamento della normativa vigente che stabilisce come deve essere il trattamento dei dati”. Intanto il partito, guardando al futuro, potrebbe cambiare il suo nome dall’attuale “Lega per Salvini premier” (come impone la nuova legge elettorale) per dare spazio a un più probabile “Lega Italia federale”, con un richiamo al nome con cui il Senatur tentò l’avanzata al sud nel ’93-94. E con cui candidò Maria Ida Germontani a sindaca di Roma. Contro Rutelli e Fini, la futura parlamentare di centrodestra prese un minuscolo 0,7%. L’auspicio ora è nettamente diverso.

Lo scontro con Romeo – Il momento più acceso della prima giornata è stato l’attacco in sala a Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato uno dei cosiddetti dissidenti della linea del partito. Sicuramente, col governatore lombardo Attilio Fontana, il più esposto nella crociata per il nord e per una leadership più allargata rispetto alla linea ‘salviniana’. Protagonista dello scontro, il senatore Marco Dreosto che è anche segretario del Carroccio in Friuli Venezia Giulia. “Credo che ci distrugge il correntismo”, è stata la sua premessa ribadendo il suo “sostegno chiaro aperto e leale a Matteo Salvini” e aggiungendo una riflessione: “Vedo in sala il mio capogruppo al Senato (Romeo, ndr) con cui abbiamo fatto tanto lavoro insieme a Roma, fianco a fianco. Però devo dire che non si può mettere in discussione un segretario per quelle che sono diatribe personali interne trasformandole in un dibattito nazionale”. Alle sue parole si è sentito un appaluso. Dreosto ha poi aggiunto: “Prima di tutto viene il bene della Lega, la dialettica è linfa democratica ma la rincorsa alla critica che è a uso stampa che noi abbiamo sempre contro, indebolisce la nostra credibilità e i risultati sul territorio”. Romeo ha poi replicato, scaldandosi dal palco del congresso. “Il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più. Questo è il problema – ha detto il segretario della Lega lombarda – Allora accanto al segretario perché non può esserci un gruppo di governatori che hanno un appeal particolare essendo primi nelle graduatorie?”. E ha continuato: “Qualcuno ha pensato che fosse una questione personale? No signore, è una questione politica e così abbiamo cercato di dare suggerimenti e per dare una mano a Matteo Salvini e alla Lega. Cosa c’è di così rivoluzionario nel chiedere una guida più collegiale e allargare a una squadra?”. Poi ha continuato: “Nessuno ha mai messo in discussione la riconoscenza e il valore del nostro segretario, nessuno di noi l’ha fatto e nessuno di noi ha chiesto un congresso. Io non ho mai sfidato nessuno e mai ho chiesto a Salvini di fare un passo indietro, ma solo di avere un confronto politico in un momento di difficoltà. Non inutili polemiche. Ma sappiamo che siamo in un momento di difficoltà e che c’è un calo di consensi evidente, la gente mette in evidenza che la Lega ha perso identità e poco riconoscibile. Allora noi abbiamo fatto alcune proposte, solo proposte non abbiamo chiesto un congresso”.

Il voto per il nuovo segretario – Per Salvini ha firmato il 70% dei delegati lombardi (120 su 170). Per il rivale outsider si sono schierati il governatore lombardo Attilio Fontana e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Né per l’uno né per l’altro avrebbe firmato Giancarlo Giorgetti, il ministro che di Garavaglia è amico storico. Fedele alla neutralità spesso tenuta. A maggior ragione ora, verrebbe da pensare, vista la situazione. Sulla carta, i circa 700 delegati chiamati al conclave riconfermeranno il ‘Capitano’. Pronti a mantenerlo al timone per la quarta volta e fino al 2030, allungando di un anno il mandato che, azzerato per il congresso straordinario, riprenderebbe domenica per altri 4 anni.

Parallelamente nordisti e governatori, che finora hanno chiesto un rinnovamento, non corrono da soli. Non tanto come candidati ma neppure con le mozioni. Così da Fontana al friulano Massimiliano Fedriga, passando per il trentino Maurizio Fugatti e l’ex “Doge” Luca Zaia, nessuno ha presentato una mozione comune. Ma, compatti e con altri 200 del nord, hanno aderito all’unica mozione centrata sulla questione settentrionale (definita “irrinunciabile”) proposta da Riccardo Molinari, il capogruppo leghista alla Camera. Il testo insiste anche sulla “piena attuazione” dell’autonomia e del federalismo fiscale e le Zes – aree in cui le aziende possono usufruire di agevolazioni fiscali (come crediti d’imposta) e di semplificazioni amministrative – nelle aree produttive del Nord. Ma alcuni “nordisti” più scettici non nascondono, a bassa voce, che la scelta di firmare era quasi obbligata. Difficile non sostenere quelle bandiere storiche e forse ancor di più esporsi con un proprio cahiers de doléances. Non si esclude però che le istanze più federaliste – basate sulle 3 macroregioni della Lega – potrebbero confluire nel programma di Garavaglia.

A segnare la partita sarà soprattutto il voto segreto. A differenza del congresso di un anno fa a Firenze, quando Salvini fu acclamato per alzata di mano essendo l’unico in gioco, stavolta le carte sono coperte. E lo rivela Attilio Fontana: “Noi siamo convinti che nel segreto dell’urna ci potranno essere delle sorprese”. In effetti il segreto dell’urna potrebbe tentare i più delusi dalla linea salviniana sia votando per il suo rivale sia esprimendo comunque il dissenso con la scheda bianca. Conteranno insomma i sì a Garavaglia e conteranno le schede bianche, se saranno numerose. Intesi eventualmente come indizi di una corrente interna al partito, che a quel punto – per la prima volta nella storia di un partito ‘leninistà come il Carroccio – verrebbe allo scoperto. Uno scenario che Salvini ha sempre negato (“Le correnti non esistono e non esisteranno”). Decisivo sarà anche il numero dei delegati effettivamente al voto domenica. A parte le assenze giustificate come quella del governatore friulano Massimiliano Fedriga (via per impegni familiari), qualcuno minaccia assenze in dissenso.

L'articolo Congresso della Lega a Milano, nasce la segreteria politica. Attacco al “dissidente” Romeo che replica: “Non ci votano più” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Anm: “Miope rispondere ai fatti di cronaca con nuovi reati che intasano le aule giudiziarie e esasperano i problemi degli istituti di pena”

24 October 2026 at 10:46

“Miope” rispondere ai fatti di cronaca introducendo nuovi reati o inasprendo le pene. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, torna a criticare la linea del governo sulla giustizia e punta il dito contro il nuovo decreto sicurezza, contestando la scelta di affrontare problemi sociali complessi attraverso la stretta penale. Un intervento che arriva mentre resta aperto lo scontro con Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi ha annunciato di non voler firmare il Dpcm necessario a dare attuazione agli aumenti retributivi e agli arretrati spettanti ai magistrati in base alle sentenze del Consiglio di Stato.

“Troppo spesso assistiamo alla tentazione di rispondere a complessi problemi sociali o a contingenti fatti di cronaca attraverso la creazione di nuove figure di reato o di un inasprimento sconsiderato delle pene“, ha detto Tango nella sua relazione al Comitato direttivo centrale dell’Anm. “Si tratta di una scorciatoia che non risolve i problemi, ma intasa le aule giudiziarie ed esaspera le criticità degli istituti di pena“.

Il presidente dell’associazione delle toghe ha precisato che la critica non implica alcuna indulgenza nei confronti delle violenze. “Ferma restando la condanna degli atti vandalici, delle violenze e delle devastazioni, oltre alla solidarietà agli agenti rimasti feriti”, ha sottolineato, occorre interrogarsi sulle cause dei fenomeni e individuare strategie di contrasto efficaci. “Far prevalere una logica emergenziale e meramente punitiva che pretende di rispondere alla complessità del disagio giovanile e dei reati commessi da minorenni è abbastanza miope e non porta alla risoluzione del problema”, ha concluso Tango.

Il 18 ottobre Meloni ha annunciato che non avrebbe firmato il Dpcm con il ricalcolo degli adeguamenti retributivi dei magistrati, arrivati dopo una serie di pronunce favorevoli ai ricorrenti. Il conto per le casse pubbliche è stimato in circa 979 milioni di euro, in larga parte per gli arretrati relativi agli anni passati. La replica dell’Anm è stata netta: non si tratterebbe di un regalo né di un nuovo bonus, ma di differenze retributive previste dalla legge e rimaste non corrisposte per anni. Quanto alle cifre, “ci sentiamo già da ora di smentire che i magistrati riceveranno nelle loro buste paga in media 100mila euro”, ha puntualizzato Tango. “Anche passando dal 6 al 12% di coefficiente, con i calcoli siamo ben lontani da quella cifra. Ci ha sorpreso che – ha aggiunto Tango – il governo nonostante la sentenza immediatamente esecutiva non abbia adempiuto al suo debito e ci ha costretto, nostro malgrado, ad andare in ottemperanza”.

L'articolo Anm: “Miope rispondere ai fatti di cronaca con nuovi reati che intasano le aule giudiziarie e esasperano i problemi degli istituti di pena” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Travaglio a La7: “Governo Meloni manda i soldati in piazza? Destra tutta chiacchiere e distintivo, imbecille e propagandista”

24 October 2026 at 09:10

“Bisogna smetterla di dire che questa è la destra ‘legge e ordine’, perché questa è una destra ‘illegalità e disordine’. Non sanno cosa sia la sicurezza, perché per far sentire la gente sicura non bisogna inventare nuovi reati per punire cose che sono già punite o dai Dieci Comandamenti o dal Codice Rocco, quindi dalla notte dei tempi. Bisogna assicurarsi che le pene previste dai reati che ci sono già vengano poi eseguite”. È l’affondo del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che a Otto e mezzo (La7) smonta punto per punto le politiche sulla sicurezza del governo Meloni, mentre cresce la preoccupazione per possibili nuovi scontri nelle città italiane in occasione delle manifestazioni previste per oggi.

Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto sicurezza che dispone l’invio nel capoluogo lombardo di 500 militari aggiuntivi, fino al 31 dicembre 2026, nell’ambito dell‘operazione Strade Sicure. Si tratta di paracadutisti della Brigata Folgore, provenienti principalmente dal 186° Reggimento di Siena, impiegati nella vigilanza dei luoghi sensibili e nei pattugliamenti, anche dinamici, al fianco di polizia e carabinieri. Un dispiegamento che, secondo Travaglio, racconta soprattutto l’incapacità dell’esecutivo di affrontare le cause dell’insicurezza, sostituendo all’efficacia delle norme l’esibizione della forza.

Il direttore del Fatto osserva che “tutti si riempiono la bocca della famosa certezza della pena, ma pochi possono permettersi di dare poi l’attuazione, perché poi, se la pena è certa, è certa per tutti, anche per i colletti bianchi”. E puntualizza: “I magistrati applicano le leggi che fanno i politici e che hanno trasformato il codice penale e il codice di procedura penale in un colabrodo pieno di scappatoie, di sconti e di saldi di fine stagione che fanno sì che la legge da lontano fa paura e da vicino fa ridere, l’effetto spaventapasseri”. Un meccanismo che finisce per alimentare anche la sfiducia dei cittadini nella giustizia: “La gente quando vede che vengono arrestati e poi dopo un po’ sono fuori o non capisce oppure pensa che sia il magistrato che è buonista, in realtà sono le norme che sono fatte apposta per rendere la pena una barzelletta”.

Circa la decisione di rafforzare la presenza militare nelle strade di Milano, Travaglio sottolinea: “Mandano i soldati in piazza, offendendo tra l’altro polizia, carabinieri e forze dell’ordine che hanno quello di compito, mentre i soldati non si capisce bene cosa vadano a fare, soprattutto dopo che Mattarella ha svuotato i poteri di arresto della polizia giudiziaria che inizialmente questi scriteriati volevano dare ai militari”. Travaglio ribadisce che la moltiplicazione dei presidi non risolve il problema di una legislazione che giudica inefficace: “Il governo Meloni fa le gride manzoniane per dire ‘ho fatto qualcosa‘”. E cita un esempio concreto, quello delle disposizioni penali già esistenti per punire le violenze durante le manifestazioni: “L’articolo 419 del codice penale, che esiste dalla notte dei tempi, afferma: ‘Chiunque fuori dai casi preveduti commette fatti di devastazione o di saccheggio è punito con la reclusione da otto a quindici anni. La pena è aumentata con le aggravanti che arrivano a venti anni se il fatto è commesso nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico’”.

Travaglio contrappone questa disciplina alla nuova fattispecie di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche, contestando la scelta di introdurre ulteriori reati anziché rendere effettive le sanzioni già previste dall’ordinamento: “Sentite adesso che reato ‘nuovo’ si sono inventati questi: partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche. Che è la stessa cosa che abbiamo appena detto, solo che è punita fino a cinque anni. Il nuovo reato ha un massimo di pena di cinque anni, quello che già c’è fino a vent’anni, quindi conviene quello nuovo perché sono degli imbecilli oltre a essere dei propagandisti”. E chiosa: “A cosa serve questa roba qua? A niente. Zero. Se fai otto decreti sicurezza e la gente non si accorge per niente di cosa è cambiato, tant’è che vede che devi mandare i soldati in piazza, si sente più sicura o meno sicura? Si sente meno sicura ovviamente”.

L'articolo Travaglio a La7: “Governo Meloni manda i soldati in piazza? Destra tutta chiacchiere e distintivo, imbecille e propagandista” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Legge elettorale, Crisanti in “prestito” dal Pd a Rifondazione comunista: “Do una mano contro lo scoglio delle firme”

23 October 2026 at 20:08

Andrea Crisanti, il microbiologo diventato volto pubblico durante la pandemia e poi approdato in Parlamento con il Partito democratico, lascia i dem per rappresentare in Senato Rifondazione comunista di Maurizio Acerbo. Il motivo è da cercare nel “monte Everest delle 400mila firme”, come dice Crisanti a Il Foglio, facendo riferimento alla norma della nuova legge elettorale che prevede la necessità di almeno 6mila firme in ogni collegio per le nuove formazioni politiche. “Mi è stato chiesto di dare una mano”, ha detto lo scienziato, che nella sua giovinezza ha militato anche “più a sinistra”, in Potere Operaio, formazione di sinistra extraparlamentare attiva negli anni Sessanta.

Crisanti ha aderito alla proposta di Elly Schlein contro penalizzazione dei partiti che non sono già in parlamento: “Chiaramente aiuto un partito di sinistra che ha delle differenze con noi, inutile negarcelo. Ma è chiaro che se fossero tutti uguali sarebbero tutti nello stesso partito, no? In vista della sfida per le elezioni, io penso che nessun voto di sinistra debba essere sprecato”, dice. Dal gruppo del Pd, dunque, il senatore è passato al misto per formare la componente Rifondazione comunista e consentire al partito di partecipare alle prossime elezioni raccogliendo solo 1.500 firme per collegio invece che seimila. Crisanti rivendica anche il rapporto con Schlein: “Una leader vera e non di plastica”, e contemporaneamente afferma di condividere appieno l’iniziativa che si colloca, nelle sue parole, nel perimetro della linea dem.

L'articolo Legge elettorale, Crisanti in “prestito” dal Pd a Rifondazione comunista: “Do una mano contro lo scoglio delle firme” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ampliare le carceri minorili, dopo Nordio rilancia Salvini: “Toglierei anche tutti i bonus ai genitori dei delinquenti, anche la casa popolare”

23 October 2026 at 13:20

Il congresso del Carroccio si avvicina e Matteo Salvini decide di alzare la posta. E lo fa rilanciando sulle dichiarazioni di Carlo Nordio. Il leader della Lega è tornato sulle parole di giovedì del ministro della Giustizia, che a meno di una settimana dagli scontri di Milano, in cui centinaia di giovanissimi hanno manifestato con violenza la loro rabbia, aveva annunciato l’intenzione “di ampliare gli istituti penitenziari destinati ai più giovani”. Frasi, quelle del Guardasigilli, che sono state condannate da più fronti, a partire dalle opposizioni, passando per associazioni come Libera. Ma non da Salvini, che anzi le ha persino cavalcate. La proposta del ministro dei Trasporti e vicepremier è che vengano puniti i genitori dei minorenni “delinquenti”, togliendo loro tutti i tipi di bonus. Persino la casa popolare, se ce l’hanno.

“Ho visto che Nordio” dopo i disordini che si sono verificati in diverse città italiane “ha detto che vuol costruire più carceri minorili. Io andrei anche oltre e guarderei ai genitori di questi tredicenni, quattordicenni, quindicenni che si macchiano di delitti pesanti del genere e che prendono bonus pubblici, prendono la casa popolare, prendono il bonus affitto, il bonus luce, il bonus gas, il bonus scuola, il bonus libri, la dote sport, la carta ‘Dedicata a te’. Ecco come Lega su questo stiamo lavorando: togliere, eliminare, tagliare tutti i bonus e i contributi pubblici ai maggiorenni che non si accorgono che hanno dei minorenni delinquenti in casa che commettono reati gravi. Questo è qualcosa su cui stiamo lavorando”, ha dichiarato Salvini, parlando a TeleLombardia.

L'articolo Ampliare le carceri minorili, dopo Nordio rilancia Salvini: “Toglierei anche tutti i bonus ai genitori dei delinquenti, anche la casa popolare” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Maxi-utili di Eni nei primi 9 mesi dell’anno, Avs: “Italiani più poveri e petrolieri più ricchi: Meloni complice”

23 October 2026 at 11:54

L’aumento del prezzo del petrolio e la crisi energetica che sta colpendo tutti i settori, o quasi, rende gli “italiani più poveri e i petrolieri più ricchi”, ha affermato Angelo Bonelli, leader di Avs alla luce dei risultati operativi e finanziari del terzo trimestre di Eni, ulteriormente migliorati. “Ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto di 7,6 miliardi di euro, contro i 2,5 dell’anno scorso: +202%. Solo nel terzo trimestre l’utile è di 3,2 miliardi, +299%”, ha detto il portavoce di Europa Verde, che dall’altro lato della bilancia ha posto le famiglie italiane che da quando è iniziato il blocco dello Stretto di Hormuz pagano le conseguenze delle scelte politiche in bollette e carburanti, a prezzi insostenibili. “Mentre l’Italia si impoverisce, il governo Meloni consente l’arricchimento delle società energetiche ai danni dei cittadini”, è stato l’attacco del deputato.

“Intanto le grandi società energetiche registrano profitti enormi: Eni segna un aumento del 70% dell’utile netto (adjusted, cioè solo quelle legate alla normale attività operativa, ndr) e l’Avvocatura dell’Unione europea ha chiarito che tassare gli extraprofitti energetici è compatibile con il diritto europeo. Perché Meloni non interviene? Per ridurre le accise il governo usa i soldi dei contribuenti anziché chiedere un contributo straordinario a chi accumula profitti miliardari”. Bonelli, che giovedì era insieme al suo co-leader Nicola Fratoianni al fianco di agricoltori e autotrasportatori in protesta, ha ricordato che il governo potrebbe intervenire con una tassa straordinaria sui profitti delle società energetiche, ma non sembra andare in questa direzione.

“Il governo Meloni è responsabile della crisi sociale perché ha scelto di stare dalla parte dei petrolieri invece che da quella degli italiani: ha usato i soldi pubblici per tamponare l’emergenza, invece di far pagare chi si è arricchito, e continua a tenere il Paese legato a gas e petrolio, che sono la causa del caro energia. Ogni euro che resta nei bilanci delle compagnie fossili è un euro tolto alle famiglie e alla transizione energetica, l’unica strada per liberare l’Italia dal ricatto dei prezzi delle fonti fossili”.

Mentre agricoltori e autotrasportatori, fortemente gravati dall’aumento del prezzo del carburante, si impoveriscono e i consumatori pagano prezzi sempre più alti, il Governo “ripropone lo stesso copione: invece di dare risposte, parla di intimidazioni e infiltrazioni e minaccia la precettazione”, continua Bonelli. Per i 70 milioni stanziati in sostegno ai pescatori e agli agricoltori, sono state utilizzate le risorse pubbliche, mentre con gli stessi “soldi degli italiani” le compagnie accumulano miliardi.

L'articolo Maxi-utili di Eni nei primi 9 mesi dell’anno, Avs: “Italiani più poveri e petrolieri più ricchi: Meloni complice” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌