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Netanyahu faces Israeli voters in first election since Oct. 7 and Gaza war

Israelis will go to the polls on Tuesday in what many describe as the most consequential election in years. It's the first vote since the Oct. 7 Hamas attack and Israel's war in Gaza. Prime Minister Netanyahu has been campaigning that he'll keep Israel safe. But the opposition says Netanyahu failed to prevent the 2023 attack and is blocking an investigation into it. Nick Schifrin reports.

Inquérito da ONU afirma que Israel continuou genocídio em Gaza após trégua

26 October 2026 at 22:13

A comissão da ONU (Organização das Nações Unidas) afirmou, em um relatório publicado nesta segunda-feira (26) que Israel continuou cometendo genocídio em Gaza após o cessar-fogo mediado pelos Estados Unidos, em outubro do ano passado.

O relatório da Comissão Internacional Independente de Inquérito da ONU sobre o Território Palestino Ocupado, incluindo Jerusalém Oriental, e Israel examinou as violações contra crianças palestinas do início da guerra entre Israel e o Hamas, em 7 de outubro de 2023, até setembro deste ano.

O relatório afirma que as autoridades israelenses continuaram cometendo “atos genocidas com a intenção genocida de destruir, no todo ou em parte, os palestinos em Gaza”, e que a situação também continuou se deteriorando na Cisjordânia ocupada.

Outro relatório da comissão, divulgado em setembro do ano passado, concluiu que Israel havia cometido genocídio em Gaza e que autoridades israelenses de alto escalão, incluindo o primeiro-ministro, Benjamin Netanyahu, incitaram esses atos — acusações que Israel considerou escandalosas.

A missão israelense em Genebra afirmou que o último relatório faz parte de uma campanha de desinformação para demonizar o Estado de Israel.

“A tentativa de destruir o Estado judeu… continua até hoje por meio de esforços de atores como a Comissão de Inquérito da ONU para minar a legitimidade de Israel e negar seu direito fundamental de existir e se defender”, afirmou o embaixador Daniel Meron em comunicado.

Munição pesada

A comissão constatou que as forças israelenses continuaram usando munições pesadas, drones, quadricópteros, artilharia e tiros de atiradores em áreas densamente povoadas durante o cessar-fogo em Gaza.

Segundo a comissão, a “Linha Amarela” — apresentada como uma demarcação temporária do cessar-fogo — está se estendendo cada vez mais para dentro de Gaza, tornando-se uma fronteira de fato, o que, segundo o relatório, reflete a expansão do controle territorial de Israel sobre Gaza.

Autoridades palestinas afirmam que mais de 74 mil pessoas foram mortas nos ataques de Israel a Gaza, iniciado após combatentes liderados pelo Hamas matarem cerca de 1.200 pessoas no sul de Israel em 7 de outubro de 2023.

Em seu relatório ao Conselho de Segurança da ONU, a comissão afirmou que a situação na Cisjordânia também se deteriorou drasticamente, com o número de palestinos mortos em ataques aéreos aumentando de seis entre 2008 e 6 de outubro de 2023 para 254 entre 7 de outubro de 2023 e 30 de setembro de 2026.

O presidente da comissão, Srinivasan Muralidhar, afirmou que o assassinato intencional de civis palestinos e a destruição de residências na Cisjordânia fazem parte de uma estratégia mais ampla para exterminar e deslocar os palestinos.

Operações militares desde janeiro de 2025 levaram ao maior deslocamento de palestinos na Cisjordânia desde 1967, com 34.176 palestinos ainda deslocados em agosto de 2026, segundo o relatório.

A comissão também criticou a Autoridade Palestina, afirmando que ela havia perseguido palestinos que expressavam opiniões divergentes e que jornalistas e defensores dos direitos humanos haviam sido mortos e feridos.

Comissão da ONU aponta genocídio em Gaza com ataques de Israel a crianças

Tens of thousands of Israelis living abroad are expected to fly in for pivotal vote

Tens of thousands of Israelis living abroad are expected to fly in for this month's election. That's according to AID Coalition, a U.S.-based nonprofit focused on strengthening Israel's democracy.

Netanyahu hopes voters forget October 7, 2023

26 October 2026 at 17:27

In 1996, Israel’s then-Prime Minister Simon Peres appeared to be on his way to victory in parliamentary elections that would keep him and his center-left Labor Party in power. On the key issue of peace, he had pledged to provide West Bank and Gaza Strip territory to the Palestinians for a sovereign state. The “land […]

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Haifa, la rabbia e i dubbi degli israelo-palestinesi: “In massa a votare contro Netanyahu, ma nella nuova Knesset nessuno sarà davvero la nostra voce”

26 October 2026 at 16:59

Sul gradino della frutteria tra via Wadi e via Hadad, Ahmad fuma seduto. Clienti non se ne vedono, di domenica mattina nel centro storico di Haifa: nella parte più antica della città, quella dove nel ’48 quello che rimaneva della comunità palestinese fu relegata dopo la Nakba, è questo il giorno in cui i negozi sono chiusi e la gente resta a riposo. Non il sabato ebraico, non il venerdì musulmano, o non solo. Fuori è estate, dentro il negozio saranno 17 gradi, l’aria condizionata si sente anche all’esterno, fino alla prima fila di cassette di arance. Dietro le spalle compare Oren, deve comprare una cassa d’acqua: su al primo piano del palazzo di fronte, nella sede del partito comunista e della Joint List i militanti sono rimasti a secco. La loro domenica prima delle elezioni è fatta di fogli Excel con liste di persone, numeri e indirizzi, volantini e adesivi da piegare prima di uscire per l’ultimo volantinaggio che la legge che regola la campagna elettorale permetter di fare. “C’è molto da lavorare, questa volta l’affluenza sarà altissima, dobbiamo indirizzare il nostro messaggio il più possibile”, spiega Reem, responsabile della sezione. Ha gli occhi azzurri, quarant’anni l’accento americano, si riconosce come palestinese: “Il nostro è sempre stato un partito arabo-ebraico per definizione, siamo internazionalisti”.

Alle pareti ci sono foto di Lenin e Marx. C’è anche una bandiera della Palestina, che a un certo punto qualcuno scosta per far risaltare nelle foto lo stemma storico del partito con la falce e martello. Passare il messaggio, significa, per questi militanti, anche capitalizzare la rabbia di una comunità araba. “C’è molta frustrazione per le politiche del governo estremista e fascista guidato da Benjamin Netanyahu. Ma non parliamo solo a loro, abbiamo il sostegno di tanti ebrei che vogliono la pace e la fine dell’occupazione della Palestina. Guerra e occupazione sono il motore delle disuguaglianze sociali, dal costo della vita alla demolizione delle case palestinesi la battaglia è una sola”, continua Reem. Ha fretta, deve dare le consegne a Gaja e Saar, ventenni al primo voto nazionale, un computer e molto entusiasmo.

Ad Haifa la sinistra israeliano-palestinese va piuttosto bene: alle ultime elezioni le varie sigle della sinistra hanno preso quasi il 60% in totale, soprattutto qui nel quartiere di Wadi Nisnas, e le sigle che oggi corrono nella Lista Unita hanno superato il 10%. Ma di solito l’affluenza nella comunità araba non superava il 55%, mentre il 27 ottobre tutti si aspettano che raggiunga al 70%, forse più. Come la Joint List, anche Ra’am, la lista islamica conservatrice dell’imam Mansour Abbas punta a raccogliere questi voti, soprattutto nelle comunità rurali.

“La comunità andrà a votare in massa, anche se non è convinta dei programmi e dei partiti. E a differenza del passato, voteranno meno i partiti ebraici della sinistra e più quelli che si identificano con la comunità palestinese. Gli elettori vogliono farla finita con Netanyahu, ma ancor di più vogliono cacciare Itamar Ben-Gvir dal ministero della polizia, viste le violenze che ha fomentato”, valuta Mustafa Shalaata, giornalista di Radio Al Shams, la voce di riferimento dei palestinesi in Israele. “I temi principali da queste parti sono tre: la criminalità organizzata, che il governo ha lasciato proliferare per razzismo, la guerra a Gaza e l’occupazione e infine la discriminazione sociale, il diritto all’abitare che viene negato e le case palestinesi demolite”. I palestinesi con diritto di voto in Israele sono 1,2 milioni, su una popolazione che ne conta due, una minoranza consistente, tra un terzo e un quarto del Paese, che finora è rimasto escluso dai governi. Alla fermata arriva un autobus con un cartellone elettorale di Ben-Gvir sul retro. Il successivo porta la foto di Gadi Eisenkot.
Haifa non è Nazareth e Uma el Fahem (dove la Joint List è fortissima): la comunità palestinese è storica e salda, ma oggi è una città mista a maggioranza ebraica, ma è anche da molti considerata un modello della convivenza. Il filosofo Omri Bohem ha perfino proposto in un saggio recente di ribattezzare così lo Stato federale binazionale che tanti, a sinistra, vorrebbero sostituire a Israele e anche alla teoria stantia dei due Stati: “Repubblica di Haifa”. Reem è scettica: “Forse è un modello di tolleranza, sicuramente la città è rimasta coesa anche dopo il 7 ottobre, ma la discriminazione non è sparita”. Non è d’accordo neanche Osama, da dietro il bancone di una gelateria di Silkin Street, la via degli hipster a 20 minuti a piedi in salita dalla vecchia Haifa, vicino all’altrettanto storico Talpiot market. “Voterò per la Joint List, ma solo perché non abbiamo alternativa”. Viene dal villaggio cristiano Eliabun, laureato in medicina a trent’anni è finito a lavorare come gelataio da “Boza”, una catena fondata nel kibbutz progressista di Sasa, al confine col Libano, e gestita da un ceo ebreo e uno palestinese che promuove la convivenza attraverso il gelato. “Mio cugino era deputato nella Joint List”, Hanna Swaid, continua aprendo Instagram. Ha appena servito una vaschetta di caffè al cardamomo, pistacchio e yogurt all’olio d’oliva e zatar, a un cliente poco incline alla conversazione. “Voglio fare un post critico sotto questo discorso di mio cugino: non va bene che continuino a dire ‘non potremo fare molto nella nuova Knesset’. Ci serve più della loro buona volontà”. Giorni fa, Osama si è ritrovato Bezalel Smotrich davanti. “È entrato nella sinagoga qui a fianco, quando è uscito gli abbiamo fischiato. Netanyahu non è mai venuto”. Forse non a Silkin street, ma la destra estrema non manca neanche ad Haifa. Come l’indifferenza “Fuck the elections, adesso ho problemi a casa”, dice un commerciante di telefonia, una stella di David vistosa al collo. “Cosa farò? Soldi, prima della crisi economica che scoppierà il 28 ottobre”, dice il gestore del negozio vicino.

L'articolo Haifa, la rabbia e i dubbi degli israelo-palestinesi: “In massa a votare contro Netanyahu, ma nella nuova Knesset nessuno sarà davvero la nostra voce” proviene da Il Fatto Quotidiano.

At a devastated kibbutz, ‘hearts and minds will be broken’ if Netanyahu retains power

26 October 2026 at 16:37
One in 10 residents of Be'eri were murdered in the Oct. 7 Hamas invasion; many feel the catastrophe must be probed by top-level commission, which the PM has refused to set up

As elections near, Iranians fear US and Israel could resume war

26 October 2026 at 15:26
Iranians reportedly fear the U.S. and Israel could resume their war against the Islamic regime after the U.S. midterm elections next month and Israel’s election on Tuesday, which could determine Prime Minister Benjamin Netanyahu’s political future. The Associated Press reported Monday that residents in Tehran described a growing anxiety within the capital, with some saying…

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