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Il ruolo del doxxing nello scovare la presunta cabina di regia del ‘Movimento 17 ottobre’

26 October 2026 at 15:16

I miti dell’invisibilità e dell’anonimato online erano morti da tempo, ma non tutti lo avevano capito. I fatti recenti hanno confermato l’avvenuta sepoltura di certi sogni che per anni avevano accompagnato gli utenti di Internet, rasserenandoli nella perigliosa navigazione in Rete e distraendoli dalle insidie dei protocolli di comunicazione.

Lasciamo tracce in ogni istante della nostra vita digitale e chiunque è capace di raccogliere i sassolini che – come Pollicino – lasciamo cadere al nostro passaggio nell’intricata foresta del web, dei social e della messaggistica istantanea. A catturare le informazioni, che convergono su un determinato soggetto o che permettono di dare un nome o almeno un numero di telefono a Tizio o a Caio, non sono soltanto le realtà istituzionali preposte a garantirci la sicurezza e la democrazia.

I primi che mietono e incrociano quei dati sono i signori delle diverse piattaforme digitali di uso quotidiano, quelle che offrono ammalianti servizi gratuiti ripagandosi con la profilazione e la schedatura degli incauti utilizzatori. A ruota vengono le organizzazioni criminali che vogliono assicurarsi il controllo parallelo di qualunque contesto, così da trarne vantaggio per i più diversi obiettivi. Nella sequela di coltivatori diretti di piantagioni di dati ci sono anche gruppetti di curioso volontariato e anche singoli appassionati che si cimentano in una ginnastica da impiccioni che li porta a mostrare quanto sono bravi.

La liceità di certe iniziative è francamente discutibile, ma recentemente una esperienza di quel tipo si è rivelata di una certa utilità per l’identificazione di chi ha organizzato i raid che hanno messo a ferro e fuoco le nostre città.

A dare trasparenza alla composizione della presunta cabina di regia del Movimento 17 Ottobre è stata una operazione di doxxing messa in atto da un team di giovani tedeschi con evidenti simpatie viscerali di estrema destra. La circostanza ha mortificato la tradizione secondo la quale hacker e smanettoni fossero una delle colonne portanti dei centri sociali, ma i tempi cambiano e non c’è da stupirsi. Il doxxing, o doxing che scriver si voglia, è una tecnica che viene utilizzata per smascherare una persona, rendendola vulnerabile o ricattabile. Niente di nuovo, è naturale, ma in questo momento qualcosa di evidente attualità.

La filiale italiana del gruppo Der Einzige ha mostrato grande abilità nell’applicazione di questa metodologia di azione e da quel che si è visto ha saputo giocare tutte le carte che il contesto permette di sfruttare raccogliendo informazioni personali che risultano accessibili pubblicamente o che sono state protette con eccessiva superficialità.

Gli strumenti sono il banale monitoraggio dei nomi e dei nickname degli utenti presi di mira, il riscontro della loro presenza sui social, l’analisi di tutto quel che ruota attorno ad un determinato profilo (foto, geolocalizzazioni, relazioni…), l’utilizzo di software di scraping che automatizzano la raccolta di dati online, l’aggregazione e il riordino del materiale eterogeneo collezionato, l’eventuale uso di tecniche di phishing e in ultimo il ricorso a chi – broker di dati – può aver già dossierato questo o quel soggetto.

L’insieme di queste iniziative ha portato i baldanzosi giovanotti in virtuale camicia bruna a pubblicare su Telegram una serie di liste di soggetti che a diverso titolo avevano animato la chat di “17 Ottobre”. I numeri telefonici riportati in quegli elenchi hanno senza dubbio accelerato le operazioni di polizia. E tutto il resto è cronaca.

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“La mia esperienza di malattia mi ha allargato il cuore. Ora sto meglio”: Antonella Elia torna a casa dopo l’intervento di rimozione del tumore

26 October 2026 at 14:53

Antonella Elia, dopo i giorni di convalescenza in ospedale in seguito all’intervento per rimuovere un tumore, è tornata a casa ed è da lì che ha voluto condividere un messaggio sui propri canali social indirizzato ai suoi follower.

“Questa esperienza di malattia mi ha fatto sentire così vicina a tutti voi – amici che conosco fisicamente e amici virtuali – perché mi avete comunicato così tanto amore, tanto sostegno, tanta comprensione, tanto affetto che la mia esperienza di malattia mi ha allargato il cuore. Ammetto: ho bisogno di sentirmi amata. Voi direte: ‘Ce l’avrai qualcuno che ti ama’. Sicuramente, ma questo amore gigantesco di cui mi avete rimpito mi ha fatto sentire protetta e accudita” ha spiegato Elia nel suo videomessaggio.

“Spero di riuscire a comunicare qualcosa di vero, profondo e utile, non soltanto a me che ho goduto del privilegio del vostro amore, ma anche alle persone malate che stanno affrontando una situazione brutta, dolorosa, grave, l’esperienza della fragilità umana” ha poi proseguito la showgirl. “La fragilità umana è bellissima, è la cosa in cui io più credo: mostrare se stessi e la propria umiltà, la propria miseria, la propria precarietà perché proprio questo porta alla solidarietà all’empatia e all’amore” ha spiegato Elia.

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“19 chat Telegram controllate da sei admin”: chi c’è dietro “Italia in piazza”, la galassia social che organizza le proteste

24 October 2026 at 08:03

“Mai vista una tecnologia così sofisticata per organizzare le proteste”, dice Lorenzo Alvisi, dottorando del Programma Nazionale in Cybersecurity presso Scuola Imt Alti Studi Lucca. È tra gli autori di un’analisi preliminare sul ruolo svolto dalle piattaforme digitali nell’organizzazione delle proteste esplose il 17 ottobre. Uno studio in attesa di pubblicazione, ma ilfattoquotidiano.it può già anticiparne i dettagli. Spicca un dato: “Cinque admin e un fondatore che controllano tutto”, dice l’esperto, illustrando un messaggio in chat. Appare in automatico, ogni volta che un utente porge domande sulla struttura di comando.

Il report traccia la mappa della galassia online marchiata “Italia in piazza”, tra i detonatori delle iniziative di protesta: un sito web e circa 40 gruppi, tra pagine TikTok e 19 chat Telegram. Instagram, secondo Alvisi, è solo la copertina e la costola meno importante. “Telegram ha compiti di coordinamento, ma il motore è TikTok”, dice il ricercatore. “È il social network della generazione Alfa, ragazzini delle superiori nati dopo il 2010”, aggiunge. Dunque minorenni intorno ai 16 anni. Mentre un piccolo nucleo di sei admin controlla la rete di 19 gruppi Telegram, sorti il 7 ottobre. Il motivo? La chat WhatsApp, battezzata Italia in piazza 17 ottobre all’inizio dello stesso mese, era frenata dal tetto per gli iscritti: massimo mille. Dunque, stando al report, l’8 ottobre chiude i battenti e trasloca su Telegram, senza vincoli al numero dei partecipanti. La chat nazionale copia il nome da WhatsApp: Italia in piazza, togliendo la data. Le 18 edizioni locali si distinguono adottando nomi di città e regioni.

“Sul gruppo nazionale, al 19 ottobre, si contavano 4.073 utenti”, dice Alvisi. In totale “saliamo a 9.010, ma la stragrande maggioranza degli utenti locali partecipa anche alla pagina nazionale”, prosegue il dottorando. Le 19 chat Telegram condividono lo stesso stemma: un megafono nero. E rimandano l’una all’altra: quando un utente chiede lumi sui vari gruppi, risponde un bot offrendo l’intera lista dei link. Quando si invocano informazioni sui capi, il bot firma un messaggio automatizzato con i nomi dei profili al comando delle chat: “Fondatore: Andrea, web developer. Vice-fondatore: Ludo, staff. Amministratore: Ily, staff. @Marco, staff. @nonbannato. @ssoqquadro, moderatrice”. Sei nomi inventati, nessun indizio sulle persone reali. Non sappiamo se il profilo Andrea sia il creatore delle 19 chat Telegram. “Ora il profilo è chiuso, ma nei messaggi appare come il fondatore”, dice Alvisi. Il nickname Andrea nasce contestualmente alla chat nazionale. Suo è il primo post, il 7 ottobre. Lui è il creatore dei topic, gli argomenti discussi dagli utenti. Il mare è l’immagine del suo emblema, “iltuoprefe2” come tag per essere trovato dagli altri utenti.

Alvisi delinea la struttura al comando della galassia Telegram: “Sei admin detengono il nucleo del potere, Andrea è tra gli amministratori di tutte le chat tranne due, dove non c’è lui è presente Marco”. Gli admin tengono le redini: escludono gli utenti con un ban, decidono chi accogliere, restringono o ampliano i poteri di centinaia di moderatori, mettono in evidenza i messaggi in chat orientando il dibattito. Poche persone, una struttura decentrata, per depistare l’identificazione. Se cade una delle 19 gambe Telegram, il corpo resta in piedi. Una pianeta in grado di calamitare infinite orbite delle proteste: “Se voglio organizzare una contestazione in una scuola, conviene spedire un link in quella rete, già ricca di migliaia di nodi”, dice Alvisi. L’esperto tira le somme della ricerca preliminare: “Mai prima d’ora le proteste avevano poggiato su un’infrastruttura tecnologica così complessa e coordinata”. Sito web con link a decine di gruppi, chat e comunità, bot automatici per gestire i collegamenti, sfuggendo a ogni radar, perché “nessuno aveva idea di cosa stava succedendo”. Sabato 24 ottobre si annunciano proteste nelle più importanti città d’Italia. Sarà il banco di prova, per capire se dalle chat si scende in piazza.

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Rivolte a Milano: com’è nata (e poi fallita) l’alleanza tra studenti, centri sociali e galassia social

23 October 2026 at 19:44

Gli inquirenti indagano sulla possibile saldatura tra due anime delle contestazioni che hanno scosso Milano e l’Italia, con violente guerriglie urbane, tra il 17 e il 20 ottobre. Da una parte i movimenti anarchici e antagonisti. Dall’altra, i giovanissimi che si radunano nelle piazze virtuali, nella galassia digitale di chat e social network. Ilfattoquotidiano.it ha ricostruito una cronologia dettagliata dell’incontro tra i diversi gruppi delle contestazioni milanesi, attraverso colloqui con due fonti. Riscontri giungono anche da un’analisi preliminare sul ruolo delle piattaforme online nell’organizzazione delle proteste, firmata da Lorenzo Alvisi, dottorando del Programma nazionale in cybersecurity presso la Scuola Imt Alti Studi Lucca. È tra gli autori di uno studio in attesa di pubblicazione, ma i dettagli si possono già anticipare. Ai primi di ottobre, una community WhatsApp radunava mille iscritti desiderosi di scendere in piazza il 17 ottobre. Centri sociali e collettivi studenteschi milanesi hanno provato a guidarli in piazza. Ma l’alchimia è fallita e le strade si sono separate.

La chat WhatsApp: il terreno comune tra antagonisti e nuovi “capi” online

Una data e un luogo: 8 ottobre 2026, Giardini in transito di Milano. Quel giorno, in quella piazza, si è svolta un’assemblea tra esponenti dei centri sociali, collettivi studenteschi (universitari e delle scuole superiori) e leader meneghini della chat WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre. Nella ridda delle sigle digitali, facciamo chiarezza: la pagina Instagram Movimento 17 ottobre, tra i detonatori delle proteste, è nata ai primi di ottobre con due antecedenti. La pagina Instagram e la community WhatsApp battezzate con lo stesso nome: Italia in piazza 17 ottobre. Alle cronache era nota la pagina Instagram, molto meno la chat WhatsApp. La comunità virtuale desta lo stupore di una studentessa campana. Il 3 o 4 ottobre, la ragazza avvisa un’attivista lombardo aderente ad un’organizzazione universitaria: qualcosa di grosso bolle in pentola, la nuova community raduna folle di arrabbiati. Lo studente meneghino alza il sopracciglio, è la conferma di un sentore vago: su TikTok, già a settembre spuntavano profili social che esortavano a protestare il 17 ottobre.

Pochi giorni dopo la segnalazione giunta in Lombardia dalla Campania, ai Giardini in transito di Milano arrivano i “leader” milanesi della community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre. Incontrano gli studenti e i centri sociali. I diversi gruppi condividono lo scopo: organizzare la piazza contro il carovita. Chi ha invitato all’appuntamento i “capi” milanesi della community? Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, esponenti dei centri sociali milanesi. Anche loro partecipavano alla “comunità” virtuale. In chat, su WhatsApp, hanno scovato i numeri di telefono e contattato personalmente i leader emersi durante le discussioni online. La community nazionale era divisa in gruppi locali distinti per città. Nella sezione milanese è nato l’incontro tra gli attivisti dei centri sociali e i nuovi leader della protesta digitale. Ecco la genesi dell’incontro tra le anime, molto differenti, delle proteste contro il carovita a Milano. Ma l’unione non è andata a buon fine.

La frattura sui neofascisti

Centri sociali e collettivi studenteschi volevano guidare la contestazione riempiendo le piazze con gli arrabbiati in chat e sui social network. Ma i dubbi sono emersi subito, all’assemblea dell’8 ottobre. Gli studenti temono “la possibile presenza di realtà neofasciste all’interno del corteo, la mancanza di una linea politica chiara, l’eccessiva vaghezza del messaggio della manifestazione”. Ecco il punto di frizione: “Da una parte, chi ritiene fondamentale portare in piazza più persone possibile”, senza escludere l’estrema destra; “dall’altra, chi sostiene la necessità di stabilire dei paletti e definire meglio la linea politica”. Dunque, “il corteo del 17 si prospetta molto imprevedibile”. Così, studenti ed esponenti dei centri sociali scendono piazza come scelta individuale, senza i loghi delle organizzazioni. Temono atti violenti e vogliono prenderne le distanze.

La nuova chat Telegram Movimento 17 ottobre: “Via dal gruppo Italia in piazza”

Il 17 ottobre, nelle vie milanesi, esplode la paventata guerriglia. Il giorno dopo nasce la chat Telegram Movimento 17 ottobre. Il primo messaggio, alle 20,33 del 18 ottobre, dice: “Abbiamo creato questo gruppo come spazio per discutere e parlare insieme. Alcuni di noi erano nel gruppo di Italia in piazza, quelli che hanno chiamato ieri. Ma hanno un’impostazione liberale che tollera razzismo e fascismo e toglie spazio ai partecipanti per decidere insieme come organizzarci. Dobbiamo fare come in Francia. Li sono ben organizzati e, soprattutto, attivi”. Il secondo messaggio è una clip video in onore dello storico centro sociale milanese sgomberato. Inizia così: “È passato un anno dallo sciopero del Leoncavallo…”.

Il report illustrato da Lorenzo Alvisi arricchisce la ricostruzione de ilfattoquotidiano.it. Partiamo dalle date. L’8 ottobre (lo stesso giorno dell’assemblea ai Giardini in transito) chiude i battenti la community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre, stando al messaggio di un utente, perché il tetto ai mille iscritti soffoca la partecipazione. Ventiquattro ore prima erano spuntati 19 gruppi Telegram battezzati con lo stesso nome, Italia in piazza, con un vantaggio: nessun limite agli iscritti. Condividono la stessa immagine di profilo: un megafono nero.

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“Mi sentivo bella, sexy, camminavo a tre metri da terra prima dello tsunami dei commenti sui social. Ora non più”: Noemi Bocchi racconta

23 October 2026 at 08:49

Lo ha detto e ripetuto più volte, Noemi Bocchi: a Ballando con le Stelle non vuole essere considerata soltanto la compagna di Francesco Totti. “Voglio ritrovarmi un po’. Voglio far capire a chi mi guarda che tutto quello che hanno letto su di me non è vero”, aveva spiegato la flower designer nelle prime puntate.

Ora, durante l’appuntamento con Ballando Segreto, Bocchi ha raccontato di alcune insicurezze arrivate proprio insieme alla storia d’amore con l’ex Capitano della Roma. Quando Milly Carlucci le ha chiesto se, guardandosi allo specchio, si renda conto di essere una donna bella e sexy, la risposta è stata netta: “Ora no, ma questa è la scia di questi anni. Mi sentivo bella, sexy, camminavo a tre metri da terra prima dello tsunami di commenti. Immaginate di credere in voi stessi e poi il giorno dopo tutti che ti trovano difetti, tutti i giorni. Anche se sei la persona più sicura del mondo ti colpisce”.

I commenti social, l’astio dei leoni da tastiera, i pareri non richiesti lasciati sotto i post dei personaggi noti: è da lì, racconta, che sono nate nuove insicurezze. Ma Bocchi dice di avere trovato proprio a Ballando una strada per tornare a stare meglio con sé stessa: “Questa esperienza mi sta aiutando a tornare a essere quella che ero. Tutto quello che c’era prima ora sta pian piano tornando”.

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