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Città più green d’Italia 2026: Mantova al primo posto, Napoli è ultima. La classifica

26 October 2026 at 15:14

Mantova è la città più sostenibile d’Italia nel 2026, mentre Napoli chiude la classifica. È quanto emerge dai nuovi dati di Ecosistema Urbano 2026, il rapporto annuale di Legambiente e Ambiente Italia, che fotografa le performance ambientali di 106 città capoluogo di provincia d’Italia dove vive quasi un terzo della popolazione della Penisola.

Il rapporto prende in esame diversi aspetti della vita urbana, dalla qualità dell’aria alla gestione dell’acqua e dei rifiuti, passando per mobilità, ambiente urbano ed energia. L’obiettivo è valutare quanto le città siano in grado di garantire servizi efficienti e condizioni ambientali migliori per i cittadini.

Il risultato è un quadro fatto di progressi e ritardi. L’indice medio di performance sostenibile raggiunge il 55,72%, in aumento rispetto al 53,84% della precedente edizione, ma il miglioramento resta contenuto. Smog, consumo di suolo, e auto circolanti, restano le maggiori criticità urbane da affrontare. Buone notizie arrivano, invece, dalla raccolta differenziata e dall’utilizzo dei mezzi pubblici.

La classifica delle città più sostenibili: Mantova precede Trento e Bolzano

A guidare la graduatoria 2026 è Mantova, con un indice di performance ambientale dell’81,29%. Il capoluogo lombardo conquista così il primo posto, davanti a Trento, seconda con il 76,53%, e Bolzano, terza con il 75,47%. Sono le uniche tre città a superare la soglia del 75%.
Alle loro spalle si collocano Cremona, quarta con il 74,77%, Reggio Emilia, quinta con il 72,40%, Bergamo, sesta con il 71,45%, Parma, settima con il 71,03%, e Pordenone, ottava con il 70,79%.
La nona posizione è occupata da Cosenza, prima città del Mezzogiorno a entrare nella top ten, con un punteggio del 70,62%. Chiude le prime dieci Rimini, al 70,26%.
La graduatoria conferma il buon posizionamento di diversi centri di medie e piccole dimensioni, soprattutto nel Nord-Est, dove le politiche ambientali e l’organizzazione dei servizi urbani contribuiscono a risultati complessivamente migliori.

Napoli ultima, il divario tra Nord e Sud

All’estremo opposto della graduatoria si trova Napoli, che occupa il 106° posto con un indice di performance ambientale del 30,80%. Tra le città che precedono il capoluogo campano nelle ultime posizioni figurano Crotone, al 101° posto con il 39,09%, Caserta, Catania, Palermo e Reggio Calabria.

Il divario territoriale è uno degli elementi più evidenti del rapporto: molte città settentrionali occupano le prime posizioni, mentre numerosi capoluoghi del Mezzogiorno si concentrano nella parte bassa della classifica. Non mancano, tuttavia, eccezioni significative, come Cosenza, che entra nella top ten e guadagna sette posizioni rispetto all’edizione precedente.

Per Napoli, le criticità riguardano diversi ambiti: dalla raccolta differenziata, ancora lontana dagli obiettivi auspicati, alla mobilità ciclabile, fino alle politiche sulle energie rinnovabili. Il risultato finale evidenzia come i miglioramenti registrati in singoli settori non siano sufficienti, da soli, a compensare le debolezze strutturali degli altri servizi urbani.

Tra le grandi città Bologna è la più sostenibile, Milano recupera

Tra i principali centri urbani italiani, Bologna si conferma la città più sostenibile, pur scendendo dal nono al dodicesimo posto, con un indice del 69,71%.
Seguono realtà che mostrano andamenti differenti. Firenze sale al 17° posto, migliorando rispetto alla 21ª posizione del 2025. Venezia registra una delle risalite più significative tra le grandi città, passando dal 47° al 31° posto. Anche Milano recupera terreno e raggiunge la 50ª posizione, rispetto alla 57ª dell’anno precedente. Migliora Padova, che passa dal 39° al 33° posto, mentre Bari sale dal 76° al 71°.
Non tutte le città, però, seguono la stessa direzione. Roma si colloca al 67° posto, perdendo una posizione, mentre Genova arretra di 14 posizioni e scende dal 40° al 54° posto.

I segnali positivi: raccolta differenziata e trasporto pubblico

Nonostante le criticità, Ecosistema Urbano 2026 individua alcuni progressi nella gestione dei rifiuti, nella mobilità e nelle infrastrutture idriche. Nei 106 capoluoghi esaminati, la raccolta differenziata raggiunge una media del 66,15%, in aumento rispetto al 65,14% della precedente edizione.
Migliora anche l’utilizzo del trasporto pubblico locale: i viaggi annuali in autobus per abitante salgono a 103, contro gli 86 rilevati nell’edizione precedente. Un segnale incoraggiante, anche se il dato medio nasconde differenze significative tra i territori.
Si registrano progressi anche nella gestione delle risorse idriche: la quota media di acqua dispersa nelle reti scende al 34,7%, rispetto al 36,1% del 2024. Le perdite restano tuttavia elevate e rappresentano una delle principali criticità per l’efficienza delle infrastrutture urbane.

Smog, troppe auto e rifiuti: le grandi città restano indietro

Nonostante alcuni miglioramenti, le grandi città italiane continuano a mostrare ritardi significativi sul fronte della sostenibilità ambientale. L‘inquinamento atmosferico resta un problema per centri come Bologna, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Venezia, mentre il numero di automobili circolanti continua a crescere in città come Roma, Torino e Catania.

La situazione è critica anche sul fronte dei rifiuti. A fronte di una raccolta differenziata in costante crescita a livello nazionale, alcuni grandi capoluoghi faticano ancora a tenere il passo, rimanendo molto al di sotto della media: è il caso di Bari, Roma, Napoli e Catania. Palermo, in particolare, supera di poco il 20% di raccolta differenziata, risultando ultima tra i capoluoghi per cui è disponibile il dato.

Un altro nodo riguarda la gestione dell’acqua potabile. Napoli, Bari, Genova, Venezia, Catania, Palermo e Messina continuano a disperdere oltre un terzo dell’acqua immessa nelle reti idriche, evidenziando la necessità di investimenti per ammodernare le infrastrutture e ridurre gli sprechi.

Restano inoltre aperte altre sfide: Venezia fatica a contenere il consumo di nuovo suolo, mentre Genova dedica ancora poco spazio ai pedoni. Sul fronte della mobilità ciclabile, le maggiori criticità interessano Napoli, Genova, Messina, Catania, Roma e Palermo. Infine, la diffusione delle energie rinnovabili procede ancora a rilento in diverse grandi città, tra cui Palermo, Napoli, Torino, Roma, Venezia e Firenze.

“È ora di invertire la rotta”

Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente,

“in gran parte dei capoluoghi italiani l’adattamento alla crisi climatica così come la transizione ecologica hanno ancora un andamento troppo lento. Il risultato è che abbiamo troppe città che rincorrono le emergenze croniche e gli effetti della crisi climatica come le ondate di calore e gli eventi meteo estremi. Non ci siamo neanche sulla riduzione del rischio idrogeologico e sulle iniziative per concretizzare l’idea della città spugna, utile a fronteggiare gli eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi in ambito urbano. Per questo è fondamentale accelerare il passo e che governo e Parlamento diano il loro contributo. Altrimenti continueremo, come abbiamo fatto fino ad oggi, ad apprezzare solo alcuni segnali di cambiamento, frutto della capacità e del coraggio di pochi sindaci del Belpaese. È ora di invertire rotta con politiche ambientali strutturali e di lungo periodo e non con misure tampone”.

 

Comprare casa vicino alla stazione, dove costa di più e dove si risparmia

24 October 2026 at 06:00

Comprare casa vicino a una stazione ferroviaria può costare fino all’80% in più rispetto alla media della città. È quanto accade a Torino, dove per comprare una casa nei pressi della stazione Porta Nuova occorrono 3.994 euro al metro quadro contro i 2.220 euro/mq medi della città. A Roma Termini occorrono 6.100 euro al metro quadro contro i 3.810 euro/mq della media comunale. Ma non è una regola valida ovunque: a Napoli, per esempio, gli immobili vicini alla Stazione Centrale costano quasi un quarto in meno rispetto alla media cittadina.

A fotografare queste differenze è un’analisi di Immobiliare.it Insights, che ha confrontato i prezzi delle abitazioni in vendita entro dieci minuti a piedi dalle principali stazioni ferroviarie italiane con quelli medi dei rispettivi Comuni.

Torino è la città con il divario più alto

Tra le città analizzate, Torino registra la differenza più marcata tra i prezzi delle case vicino alla stazione e quelli medi comunali. Per acquistare un immobile entro dieci minuti a piedi da Porta Nuova occorrono in media 3.994 euro al metro quadrato, contro i 2.220 euro richiesti mediamente nel resto della città. Il sovrapprezzo raggiunge così il 79,9%.

Al secondo posto si colloca Roma. Nelle vicinanze della stazione Termini, il prezzo medio delle abitazioni in vendita arriva a circa 6.100 euro al metro quadrato, mentre la media comunale si attesta a 3.810 euro. La differenza è pari a circa il 60%, un divario che rende particolarmente costoso acquistare casa in prossimità del principale snodo ferroviario della Capitale. Completa il podio Venezia, dove comprare un’abitazione nei dintorni della stazione di Santa Lucia costa mediamente 5.049 euro al metro quadrato. Il valore supera del 54,8% la media cittadina, pari a 3.262 euro al metro quadrato.

Firenze, Bari e Milano: quanto costa la vicinanza alla stazione

Il divario tra i prezzi degli immobili nelle aree vicine alle stazioni e quelli medi comunali supera il 20% anche a Firenze e Bari. Nel capoluogo toscano, chi cerca casa a dieci minuti a piedi dalla stazione di Santa Maria Novella deve mettere in conto una spesa media di 5.719 euro al metro quadrato. Il dato è superiore del 21,9% rispetto ai 4.692 euro al metro quadrato registrati a livello comunale.

A Bari, invece, acquistare nei dintorni della stazione Centrale richiede mediamente 2.767 euro al metro quadrato, contro i 2.288 euro della media cittadina. In questo caso, la differenza raggiunge il 20,9%. Anche a Milano la prossimità alla stazione si accompagna a prezzi più elevati, sebbene lo scarto sia più contenuto. Nell’area della Stazione Centrale, il costo medio delle abitazioni in vendita è di 6.566 euro al metro quadrato, contro i 5.649 euro della media comunale. Il divario è quindi del 16,2%.

A Bologna e Trento il sovrapprezzo è più contenuto

In altre città, la differenza tra i valori immobiliari vicino alla stazione e quelli medi comunali è decisamente più ridotta. A Bologna, comprare casa nei pressi della stazione Centrale costa in media 4.116 euro al metro quadrato, l’8,6% in più rispetto ai 3.791 euro registrati nel Comune.

A Trento, invece, gli immobili situati nelle vicinanze della stazione ferroviaria hanno un prezzo medio di 3.614 euro al metro quadrato. Si tratta di un valore superiore del 6,1% rispetto ai 3.405 euro al metro quadrato della media cittadina. Questi dati mostrano come il vantaggio di vivere vicino al treno non si traduca ovunque nello stesso incremento dei prezzi. L’entità del divario varia infatti da una città all’altra e può essere molto diversa anche in funzione delle caratteristiche del mercato immobiliare locale.

Genova, Palermo e Napoli: vicino alla stazione si risparmia

L’analisi di Immobiliare.it Insights evidenzia anche tre eccezioni alla tendenza generale. A Genova, Palermo e Napoli, infatti, acquistare casa vicino alla stazione ferroviaria costa mediamente meno rispetto alla media comunale. A Genova, un’abitazione situata entro dieci minuti a piedi da Piazza Principe costa in media 1.781 euro al metro quadrato, contro i 1.833 euro della media cittadina. La differenza è contenuta, pari al 2,8%.

A Palermo lo scarto è più ampio: nei dintorni della stazione Centrale i prezzi si attestano a 1.466 euro al metro quadrato, circa il 5,8% in meno rispetto ai 1.557 euro medi del Comune. Il caso più significativo è però quello di Napoli. Qui, acquistare casa vicino alla Stazione Centrale significa spendere mediamente 2.279 euro al metro quadrato, contro i 2.990 euro della media comunale. Il prezzo risulta quindi inferiore del 23,8%.

La stazione può influenzare il valore di una casa, ma non è l’unico fattore

Nel complesso, i dati mostrano che la vicinanza ai collegamenti ferroviari rappresenta spesso un elemento capace di incidere sui prezzi delle abitazioni, ma non determina automaticamente un aumento del valore immobiliare.

A Torino, Roma e Venezia la differenza rispetto alla media cittadina è particolarmente elevata, mentre a Bologna e Trento il sovrapprezzo è più limitato. A Genova, Palermo e soprattutto Napoli, invece, le case vicine alle stazioni risultano mediamente più economiche. Per chi intende acquistare un immobile, quindi, la distanza dalla stazione è un elemento da valutare insieme agli altri fattori che influenzano il prezzo: posizione, caratteristiche dell’abitazione, servizi disponibili e qualità del contesto urbano. Il confronto con la media comunale offre un primo riferimento utile, ma non sostituisce un’analisi dei prezzi delle singole zone e delle caratteristiche specifiche dell’immobile.

Proteste tir, rimossi nella notte tutti i blocchi in Campania: lunghe file ai distributori di carburante riaperti

23 October 2026 at 08:20

Ci vorranno anche diversi giorni per il ritorno alla normalità. Nella notte sono stati rimossi, nel Casertano e nel Salernitano, tutti i presidi degli autotrasportatori e degli agricoltori sulla rete autostradale in Campania. Sciolto dai manifestanti anche il blocco a Napoli, nella zona del varco Bausan e in via Argine, dove ha sede una delle due raffinerie della città. Le forze dell’ordine hanno infatti scortato il rifornimento dei distributori con una serie di volanti.

Ancora molti distributori di carburante mostrano il tutto esaurito mentre davanti alle pompe aperte si registrano lunghe file di automobili. In Campania si registra anche il lento il ritorno alla normalità per i supemercati, rimasti completamente vuoti di gran parte dei prodotti e per i quali ora ricomincia l’approvvigionamento.

Ieri la Commissione di Garanzia sugli scioperi ha chiesto la precettazione degli autotrasportatori. La Commissione, si legge infatti in una nota, “prende atto del senso di responsabilità e della collaborazione dimostrati da alcune sigle dell’autotrasporto” ma, rilevando che permangono “diffusi e persistenti blocchi stradali” “prolungando una criticità ormai insostenibile negli approvvigionamenti dei beni di prima necessità ha formalmente segnalato la situazione alle Autorità competenti affinché adottino le misure e i provvedimenti necessari a garantire l’immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali per il Paese, ai sensi ” ai sensi dell’art. 13, comma 1, lett. f, della legge n. 146 del 1990″, al fine di garantire “a garantire l’immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali per il Paese”.

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Sciopero tir, stop ai blocchi in Sicilia e Calabria: decreto in Cdm e linea dura del Viminale

22 October 2026 at 04:00

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.

Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.

Sicilia e Calabria sospendono la protesta

La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.

Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:

Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.

Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.

Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:

  • contributi straordinari sul gasolio;
  • sospensione dei versamenti contributivi;
  • finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
  • maggiori tutele per i piccoli trasportatori.

Sciopero tir

In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:

Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.

L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.

Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.

Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto

Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.

Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.

Tra gli interventi già individuati figurano:

  • ristori per il caro gasolio;
  • sospensione dei canoni di leasing;
  • digitalizzazione della lettera di vettura.

In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.

A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.

Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.

Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.

Linea dura sui blocchi

Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.

Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.

Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.

Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.

Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.

Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.

Supermercati, carburante e prezzi: che succede

Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.

Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.

Supermercato vuoto

Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.

Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.

Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione

La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:

  • Crotone;
  • Reggio Calabria;
  • Napoli;
  • Catania.

Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.

Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:

  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Campania;
  • Puglia.

A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.

A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.

I danni ad agricoltura e industria

Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:

  • si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
  • nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
  • in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
  • in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.

Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.

Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.

Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.

Cosa succede ora

Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.

Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.

Federico II, lezioni a distanza da giovedì per la crisi dei carburanti: cosa cambia per esami e lauree

21 October 2026 at 13:56

L’Università Federico II di Napoli passa alle lezioni a distanza da giovedì 22 ottobre 2026 e fino a nuova comunicazione. La decisione è legata alle agitazioni in corso e alle difficoltà di approvvigionamento del carburante, che rischiano di compromettere gli spostamenti di studenti e personale universitario.

Le lezioni e le attività formative ordinarie proseguiranno online, rispettando gli orari già stabiliti dai calendari accademici. L’obiettivo è garantire la continuità della didattica e limitare i disagi provocati dalla situazione, senza interrompere il regolare svolgimento dell’anno universitario.

Esami e lauree, cosa cambia

Il passaggio alla modalità online non riguarda necessariamente tutte le attività universitarie. Gli esami di profitto già programmati potranno infatti svolgersi in presenza, compatibilmente con le condizioni organizzative e con la disponibilità dei docenti.

Per gli studenti che non riusciranno a raggiungere le sedi universitarie saranno predisposte sedute straordinarie di recupero. Le date e le modalità saranno comunicate successivamente dall’Ateneo, così da consentire agli interessati di sostenere gli esami senza essere penalizzati dalle difficoltà negli spostamenti.

Le sedute di laurea già inserite in calendario, invece, si svolgeranno regolarmente in presenza. Una scelta che permette di mantenere gli appuntamenti già fissati, nonostante le misure straordinarie adottate per le lezioni ordinarie.

Laboratori e tirocini, le regole per le attività in presenza

Una disciplina specifica è prevista per le attività formative che non possono essere svolte interamente online. È il caso dei laboratori, dei tirocini e delle esercitazioni pratiche, per i quali la presenza fisica può risultare indispensabile. In queste situazioni saranno i presidenti delle Scuole universitarie a definire le modalità di svolgimento, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli corsi di studio e delle esigenze organizzative. Le indicazioni potranno quindi variare in base al tipo di attività e alle necessità formative degli studenti.

Nel bel mezzo degli scioperi generali, la misura adottata dalla Federico II rappresenta una risposta temporanea alle difficoltà legate alle agitazioni e alla disponibilità di carburante. L’Università continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e comunicherà eventuali aggiornamenti sulle modalità di svolgimento delle attività accademiche.

Per studenti e docenti sarà quindi importante consultare gli avvisi ufficiali dell’Ateneo, soprattutto per verificare eventuali cambiamenti relativi agli esami, alle attività pratiche e agli appuntamenti già programmati. Al momento, il provvedimento resterà in vigore fino a nuove disposizioni. La ripresa delle lezioni in presenza dipenderà dall’evoluzione delle condizioni che hanno reso necessario il ricorso alla didattica a distanza.

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