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“La Norvegia fa schifo, è un cesso di Paese”: l’attacco di Trump al comizio in Michigan. La colpa di Oslo? Non avergli dato il Nobel per la Pace

26 October 2026 at 15:26

“Francamente la Norvegia fa schifo, è diventata un cesso di Paese, veramente”. Così il presidente americano Donald Trump, in un comizio in Michigan per sostenere la candidatura al Senato del repubblicano Mike Rogers, si è sfogato contro il Paese europeo colpevole, come lui stesso ha affermato, di non avergli dato il premio Nobel per la Pace per la seconda volta – riconoscimento invece assegnato all’ex giudice dell’odiata Corte penale internazionale Navi Pilay.

Ha aggiunto di voler riaprire le frontiere agli immigrati di determinati Paesi, ma di non volere “nessuno della Norvegia“, nonostante nello Stato del Michigan vivano oltre 71mila norvegesi-americani secondo gli ultimi dati U.S. Census. Nel comizio in midwest ha poi coperto di insulti islamofobici il candidato democratico Abdul El Sayed per le elezioni midterm del prossimo 4 novembre.

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James Talarico, speranza dem in Texas per vincere il seggio al Senato: chi è il 37enne che sfida il candidato sostenuto da Trump

26 October 2026 at 13:44

L’ultimo endorsement di richiamo per lui arriva dal figlio dell’ex presidente George H.W. Bush e fratello dell’altro ex commander in chief George W.Bush. Anche Neil Bush si smarca da Donald Trump e sceglie James Talarico, astro nascente dei democratici, che corre per il Senato nello Stato di famiglia, il Texas. È da più di tre decenni che i democratici non vincono un’elezione nazionale, ma ora il seggio del Congresso è contendibile. Talarico, 37enne ex seminarista presbiteriano, ex insegnante di scuola media, è in vantaggio di 5 punti percentuali sul repubblicano Ken Paxton, attuale procuratore generale dello Stato sostenuto dal capo della Casa Bianca.

Famiglia, amore per i propri vicini e poi, ovviamente, fede: le parole d’ordine, da texano di ottava generazione, della campagna di Talarico sono spiazzanti per la retorica di Paxton e Donald Trump – che lo descrivono come un democratico estremista sotto mentite spoglie – e tutta la potente macchina finanziaria repubblicana, Elon Musk in testa, scesa in campo in queste ultime decisive settimane per scongiurare la possibilità che Talarico, che gli ultimi sondaggi danno avanti di due, tre anche 4 punti, possa far centrare il sogno, fino a pochi mesi fa impensabile, di una vittoria al Senato in uno stato come il Texas dove sono oltre 30 anni che i democratici non vincono a livello nazionale. Il candidato dem, peraltro, è spesso del mirino di Trump, che gli ha affibbiato il nomignolo di ‘Tala-freak-o‘, dandogli del vegano, negli sforzi per tracciare un profilo non in linea con lo stereotipo texano.

“In queste elezioni non c’entra il partito democratico o il partito repubblicano, è una cosa più grande, queste elezioni devono puntare alla visione di quello che il nostro stato può essere”, ha detto in uno dei suoi ultimi comizi il democratico ribadendo il messaggio bipartisan, quello che in America si chiama della ‘big tent’, con cui promette che dal Senato di Washington guiderà “la lotta contro i finanziatori mega miliardari e i politici burattini che hanno preso il controllo del Texas“, come recita il programma. Un messaggio che ha non solo galvanizzato e riunito le varie anime del partito democratico, ma sta attirando repubblicani, delusi da Trump e in generale dai repubblicani per la questione del carovita, del prezzo della benzina e, elemento molto rilevante in Texas, la costruzione dei data center per l’intelligenza artificiale. Ma forse l’elemento che ha aiutato e sta aiutando maggiormente la sorpresa Talarico nei sondaggi è il fatto che come avversario ha una delle figure politiche più controverse del Texas, l’attuale procuratore generale Paxton.

Paxton ha vinto le primarie perché sostenuto vigorosamente da Trump che ha voluto così togliere il seggio a John Cornyn, senatore al quarto mandato che il tycoon ha voluto punire perché ‘sleale’. Non ha aiutato la candidatura di Paxton il fatto che la moglie Angela, anche lei esponente repubblicana texana, abbia chiesto il divorzio nell’estate del 2025 accusandolo, con tanto di citazioni biblica, di adulterio. Salvo poi chiedere alle elettrici texane di tapparsi il naso e votare per tutti i candidati repubblicani a novembre “a prescindere dalle loro debolezze’.

E dal vecchio establishment repubblicano texano, di cui Cornyn fa parte e che ha un punto di riferimento al clan dei Bush – anche se quella che era un tempo la dinastia politica repubblicana sta perdendo progressivamente influenza nel Gop controllo dal mai amato Trump -, sono arrivati dubbi, reticenze e vere e proprie prese di distanze nei confronti di Paxton . E, sebbene George W. Bush non abbia preso una posizione ufficiale, il Nyt scrive che ha escluso Paxton da una raccolta di fondi organizzata per candidati Gop al Senato. Invece hanno preso posizioni pubbliche contro Paxton il suo ex stratega Karl Rove, e per decenni il deus ex machina della politica repubblicana texana, e ora il fratello minore dell’ex presidente, Neil, ha annunciato di aver votato in anticipo per Talarico perché “profondamente preoccupato” per la condotta di Paxton e invece “enormemente impressionati” dai principi pragmatici del democratico. Il candidato repubblicano ha però dalla sua la pioggia di milioni di dollari che stanno arrivando, in particolare da Musk, che gli permettono di spendere tre volte di più del dem in questi ultimi giorni decisivi. Tanto che si prevede che alla fine la sua campagna, tra primarie e elezioni, arriverà a spendere 380 milioni di dollari, una cifra astronomica per un’elezione al Senato in uno stato considerato una roccaforte Gop.

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Dall’Alaska al Kansas: tutti gli Stati che non sono più “sicuri” per i repubblicani. Le sfide cruciali al Senato per le elezioni di Midterm

26 October 2026 at 12:45

I repubblicani investono fondi in Stati un tempo dati sicuri, mentre i sondaggi li danno in svantaggio alla Camera e in una battaglia fino all’ultimo voto al Senato. A poco più di una settimana dalle elezioni di midterm, la speranza e l’entusiasmo dei democratici per la possibilità di conquistare il Congresso continuano a salire. Come è noto, ogni due anni il Senato rinnova un terzo dei suoi seggi, e quest’anno si vota per 35 seggi, molti in Stati dove Donald Trump ha vinto con uno scarto a due cifre nel 2024. Un vantaggio di partenza per i repubblicani che difendono la loro maggioranza di 53 seggi contri i 47 attuali dei dem, che devono strappare quindi almeno 4 seggi, senza perderne nessuno, per conquistare la maggioranza. Si tratta di una sfida non facile, ma con il crescere del vantaggio nazionale dei dem che alla Camera – ora di 10 punti – e il continuo precipitare della popolarità di Trump – scesa al 33% – si è delineata una possibile via per la vittoria dem fino a pochi mesi impensabile, una via che attraversa stati come il Texas, roccaforte Gop dove un democratico non viene eletto ad una carica elettiva nazionale da oltre 30 anni. Negli ultimi giorni è entrato nella lista degli stati “toss up” un altro Stato solidamente repubblicano come il Kansas, portando a dieci il numero degli Stati che decideranno le sorti del Senato il prossimo 3 novembre. “Anche stati rossi non sono sicuri con presidenti con numeri così bassi come quelli di Trump“, spiegava nelle scorse settimane Jessica Taylor, del sito di analisi politica Cook Political Report.

NORTH CAROLINA – Questa viene considerata la migliore opportunità per i democratici, dal momento che l’attuale senatore repubblicano, Thom Tills, noto per le sue posizioni critiche su Trump ha scelto di non ricandidarsi nello stato che ha scelto il tycoon nelle ultime tre elezioni, ma ha anche eletto democratici a cariche statali. Tra questi, l’ex governatore Roy Cooper ora candidato dem avanti di 13 punti sul repubblicano Michael Whatley, poco conosciuto dagli elettori che in più lo considerano troppo vicino a Trump. In caso di vittoria, Cooper sarebbe il primo dem a rappresentare la North Carolina al Senato in quasi due decenni.

OHIO – In gioco è il seggio che JD Vance ha lasciato per diventare il vice presidente di Trump e l’attuale senatore repubblicano nominato al suo posto, Jon Husted, è molto meno noto del democratico Sherrod Brown, l’ex senatore avanti di 5 punti secondo una media Cnn. Il repubblicano paga la sua vicinanza a Trump che, pur avendo vinto due anni fa con un vantaggio a due cifre, ora ha una popolarità scesa al 36% nello stato agricolo che soffre per l’impennata dei prezzi dei fertilizzanti, provocata dalla guerra con l’Iran, e non ha visto i vantaggi nel settore agricolo promessi dalla politica dei dazi. A riprova dell’importanza di questo duello per gli equilibri del Senato, si prevede che nelle ultime settimane di campagna i due partiti spenderanno un totale di 75 miliardi di dollari.

ALASKA – È una delle sfide che i dem non possono perdere: gli ultimi sondaggi danno Mary Peltola, ex deputa dem, avanti 7 punti rispetto a Dan Sullivan, il senatore Gop che si candida a un terzo mandato nel remoto stato artico dove non viene eletto un democratico al Senato dal 2008. Nell’ultimo dibattito, il repubblicano ha cercato di mettere in difficoltà l’avversaria con le accuse di maltrattamenti che le hanno rivolto ex collaboratori, mentre la democratica lo ha accusato di disonestà e collegato alle politiche di Trump, in particolare la guerra in Iran, e le sue conseguenze economiche, che, è stato costretto ad ammettere Sullivan, “deve finire presto”. Il repubblicano teme infine di perdere voti per il fatto che sulla scheda elettorale comparirà un secondo Dan Sullivan, un indipendente che il dipartimento di Giustizia accusa di correre come repubblicano “con l’intenzione di ingannare” i sostenitori del senatore in un ricorso già depositato presso la corte distrettuale dell’Alaska per chiedere di bloccare la certificazione dei risultati elettorali in caso di vittoria di Peltola.

MAINE – È la battaglia nello stesso tempo più facile, almeno sulla carta, e più difficile per i democratici. Più facile perché i democratici controllano tutte le cariche elettive dello stato dove vincono regolarmente le presidenziali. Più difficile perché Susan Collins, da 30 anni al Senato, finora è riuscita sempre a difendere anche in questo nuovo panorama politico locale il seggio, grazie alle sue posizioni moderate, spesso indipendenti che l’hanno messa spesso in opposizione con Trump. Ma questa rielezione si è mostrata molto difficile per la navigata repubblicana, anche se di fronte non ha il candidato dem scelto con le primarie, Graham Platner, un allevatore di ostriche socialista dem che aveva entusiasmato la base, ma il molto meno carismatico Troy Jackson, nominato in corsa a luglio, quando uno scandalo sessuale ha fatto implodere la candidatura di Platner. Ora i sondaggi danno il dem avanti di un soffio in quello che rimarrà fino alla fine un testa a testa, con i repubblicani che spenderanno 17 milioni nelle ultime due settimane contro i 14 dei dem.

TEXAS – I democratici non vincono un’elezione nazionale nel Lone Star da 32 anni, ma ora sognano l’impensabile in uno dei duelli per il Senato più seguiti a livello nazionale, con i sondaggi che descrivono un testa a testa, con il democratico James Talarico però due punti avanti rispetto a Ken Paxton, il discusso attorney general del Texas che, con il sostegno di Trump, ha battuto nelle primarie il senatore repubblicano di lungo corso John Cornyn accusato di “slealtà” dal tycoon. Il 37enne ex seminarista presbiteriano, ex insegnante di scuola media, ora deputato statale, sta riuscendo a unire e galvanizzare le varie anime dei democratici, attirando, con il messaggio religioso e la promessa di combattere per interessi e valori texani, elettori di Trump delusi. Paxton, al contrario, è una delle figure politiche più controverse del Texas, coinvolto in scandali di corruzione che in passato spinsero il suo stesso partito a metterlo sotto accusa. Sono diverse le figure dell’establishment repubblicano texano che in questi giorni stanno dichiarando che non voteranno per lui, o addirittura che voteranno per Talarico, come ha fatto Neil Bush, figlio e fratello degli ex presidenti. Paxton ha dalla sua i finanziamenti milionari che sono arrivati in questi ultimi giorni alla sua campagna da Elon Musk, che gli permettono di spendere tre volte di più del dem, arrivando, si prevede, alla cifra totale, tra primarie e elezioni, di 380 milioni, astronomica in uno stato roccaforte Gop.

MICHIGAN – È forse la migliore opportunità dei repubblicani strappare un seggio ai dem – che dovrebbero così quindi strappare così cinque seggi per conquistare così la maggioranza – perché il senatore dem Gary Peters si è ritirato, lasciando aperto il suo seggio a quello che è diventato il più accanito duello, senza riserve di colpi, tra il repubblicano Mike Rogers, ex agente Fbi, ex deputato che due anni fa è stato sconfitto di misura nell’elezione per l’altro seggio del Michigan, e il democratico Abdul El Sayed. L’epidemiologo nato a Detroit da una famiglia di origine egiziana ha vinto le primarie con un programma vicino a quello dei democratici socialisti, anche se non vi fa parte, sconfiggendo un’avversaria sostenuto dall’establishment dem statale e nazionale. L’ultima media dei sondaggi Cnn dà El Sayed avanti di due punti in quello che rimane un testa a testa, con Donald Trump che continua ad accusare pubblicamente il dem, che se eletto diventerà il primo senatore musulmano, di essere ‘un jihadistà con legami con i Fratelli musulmani. El Sayed da parte sua punta all’impopolarità di Trump in Michigan, dove il 44% degli elettori ammette che considera il midterm un referendum contro Trump, ma deve fare i conti con la difficoltà di ottenere il sostegno di due componenti cruciali della base dem, la comunità ebraica, allarmata per le sue posizioni su Israele e Gaza, e quella afroamericana. A sottolineare l’importanza del duello, nel weekend in Michigan è arrivato sia Barack Obama, per un comizio ieri a Detroit che potrà aiutare El Sayed con il voto afroamericano, che Trump per un comizio stanotte a Port Huron.

IOWA – ll fatto che uno stato in cui Trump nel 2024 ha vinto con 13 punti di vantaggio sia considerato teatro di un duello ‘toss up’ per il Senato è un segnale di grande preoccupazione per il Gop. Nello stato del Midwest le politiche commerciali di Trump stanno danneggiando gli agricoltori, in particolare i produttori di soia, insieme all’aumento dei prezzi di benzina, diesel e fertilizzanti provocati dalla guerra in Iran. Non aiuta il fatto che la senatrice in carica Joni Ernest abbia deciso di non ricandidarsi lasciando quindi il seggio aperto. Per i repubblicani è in campo un’altra donna, Ashley Hinson, che recentemente ha chiesto a Trump di mettere fine subito alla guerra nel tentativo di guadagnare terreno sul democratico Josh Turek, ex campione paralimpico, che ora rappresenta all’Assemblea locale un distretto dove ha vinto Trump e si dice pronto a lavorare con tutti per aggiustare “il sistema dell’immigrazione, anche il presidente Trump”. L’ultima media dei sondaggi danno il democratico avanti di appena un punto in quello che rimane quindi un testa a testa.

KANSAS – Lo stato che non elegge un senatore democratico da 94 anni è entrato a sorpresa negli ultimi giorni nella lista dei duelli a rischio per i repubblicani, con i sondaggi che danno il senatore Roger Marshall in una situazione di parità con Adam Hamilton, un pastore metodista che si descrive come “un democratico indipendente” sapendo di aver bisogno dei voti di repubblicani per vincere nello stato in cui Trump ha vinto con un vantaggio di 16 punti nel 2024. Tanto che il tycoon nei giorni scorsi è volato in Kansas per accusare il democratico di essere in realtà “un estremista che si fa gioco di Gesù”. Da parte sua Marshall, che è un medico, è stato investito dalle accuse, riportate dal New York Times, di pazienti a cui ha fatto causa per parcelle mediche non pagate.

NEW HAMPSHIRE – Anche in questo stato del North East un seggio aperto, con la democratica Jeanne Shaheen che si ritira, potrebbe aiutare i repubblicani a difendere la maggioranza, aiutati dal fatto che hanno candidato John Sununu, ex senatore ma soprattutto fratello di ex governatore così popolare che molti elettori credono che sia lui a candidarsi al Senato. Per i democratici è candidato Chris Pappas, che si presenta come moderato e viene dato comunque negli ultimi sondaggi appare in una posizione più solida, aiutato anche dal fatto che nello stato la popolarità per Trump è al 38%. Tanto che Sununu in uno spot elettorale diffuso la scorsa settimana per prendere le distanze dal presidente afferma: “non ho mai incontrato quest’uomo”. Se eletto, il 46enne Pappas diventerà il primo senatore gay dichiarato.

GEORGIA – Il seggio di Jon Ossoff, senatore dem eletto nel 2020 sulla scia della cruciale vittoria di Joe Biden in Georgia, lo stato dove maggiormente si concentrarono le manovre di Trump per tentare di rovesciare i risultati elettorali, era stato individuato come uno dei principali obiettivi dei repubblicani in queste elezioni di midterm. Ma la sua campagna fondata suo social ha creato una grande rete di donatori di base, non solo gli sta assicurando un solido vantaggio – di otto punti secondo un poll dell’University of Georgia – ma sta anche alimentando voci di una possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2028 del democratico che con i suoi 39 anni è il più giovane senatore in carica. Ad aiutare Ossoff il fatto che i repubblicani abbiano candidato il controverso deputato Mike Collins, accusato di aver legami con gruppi suprematisti bianchi e di aver fatto commenti razzisti e antisemiti.

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Il Perito Moreno è in arretramento: quello argentino era uno dei pochi ghiacciai in condizioni “stabili”

26 October 2026 at 11:14

Il Perito Moreno, ghiacciaio della Patagonia argentina, è arretrato di 910 metri in soli 100 giorni tra febbraio e giugno. Lo riporta RaiNews che cita il rilevamento effettuato dal centro di interpretazione dei ghiacciai Glaciarium assieme al Parco Nazionale Los Glaciares. L’allarme è giustificato non solo dalla perdita di terreno della massa ghiacciata, ma anche dal fatto che il Perito Moreno era uno dei pochi ghiacciaci al mondo ancora in condizioni “stabili” o “di equilibrio“: riusciva a rigenerare nella stagione invernale la massa persa durante il periodo estivo-autunnale.

Il Perito Moreno è parte del Parco nazionale Los Glaciares, Patrimonio dell’Unesco dal 1981, ed è da anni meta turistica in quanto unico ghiacciaio orizzontale al mondo, con 30 km di lunghezza e una superficie di 250 kmq: famosa la sua spettacolare diga di ghiaccio che lo caratterizza. Secondo gli esperti l’accelerazione del suo degrado deriva “dall’assottigliamento e dall’arretramento della dorsale subglaciale che fungeva da punto di ancoraggio stabilizzandone il fronte”; il processo di distaccamento di grandi blocchi rischia di essere irreversibile. La soglia di arretramento supera quella di 750 metri registrata nel 1899 misurata dal geologo tedesco Rudolf Hauthal.

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Serbia, Vucic riconosce la sconfitta: “Abbiamo perso le elezioni”. Agli Studenti il 52% dei voti. A Belgrado e in altre città è festa per strada

25 October 2026 at 20:42

Svolta per le elezioni politiche in Serbia: Aleksandar Vucic ha riconosciuto la sconfitta, dichiarando in diretta tv che il suo partito Serbia Unita “ha perso le elezioni” e riconoscendo la vittoria della Lista degli Studenti. Vucic, che ha governato con poteri pressoché assoluti per 14 anni, ha detto che ora “continuerà la lotta dall’opposizione” e che dimostrerà che gli studenti hanno fatto una campagna “scorretta e piena di menzogne” e che non farà nessuno sconto dall’opposizione. Belgrado e altre città della Serbia sono scese in piazza per festeggiare con fuochi d’artificio e a colpi di clacson. “Gli studenti hanno vinto!”, intonano migliaia di persone per le strade della capitale dopo due anni di proteste antigovernative e contro la corruzione dilagante, che hanno portato Vucic a indire elezioni anticipate. Alcune delle persone dicono che “sembra di vivere in un sogno” e di “non riuscire a credere che sia successo davvero”. Altri alla felicità aggiungono il “timore che sarà come dopo il 5 ottobre”, evocando la resistenza a cedere il potere quando l’allora presidente Slobodan Milosevic perse nel 2000.

Secondo le prime proiezioni diffuse dall’emittente pubblica Rts, la Studentsksa Lista ha ottenuto il 52% dei voti, percentuale che dovrebbe fruttare 138 seggi sui 250 di cui è composto il Parlamento, oltre la soglia della maggioranza, contro il 39,3% di Serbia Unita, che avrebbe così 104 seggi. Nessun’altra coalizione minore ha passato la soglia di sbarramento del 3%, a esclusione di partitini delle minoranze etniche che ne sono esenti.

Diversi importanti partiti di opposizione hanno scelto di non candidarsi esortando i propri sostenitori a dare il loro appoggio agli studenti. Il voto anticipato è arrivato al culmine di quasi due anni di proteste studentesche scatenate dal crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024 che causò la morte di 16 persone. Una tragedia attribuita alla corruzione diffusa in Serbia e che portò alle più grandi proteste nazionali dalla caduta di Milosevic.

La maggior parte dei 250 candidati della lista studentesca provengono dall’università e dal mondo delle arti, con scarsa esperienza politica. Il movimento ha un ampio programma, incentrato sull’impegno a combattere la corruzione. In campagna elettorale Vucic si è invece proposto come uno statista indispensabile, in bilico tra l’Unione Europea e la Russia. Sotto crescente pressione, ha indetto le elezioni anticipate citando “forti turbolenze sulla scena politica interna“.

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La tempesta Boelo si abbatte sul nord Europa: un morto nel Regno Unito, 400mila case senza luce e disagi nei trasporti

25 October 2026 at 19:23

Abitazioni senza elettricità, alberi caduti e anche un morto nel Regno Unito. Le violente tempeste che si sono abbattute oggi sul nord Europa hanno causato non pochi problemi in diversi Paesi. La tempesta Boelo ha causato oggi una vittima nel Regno Unito, dove nel tardo pomeriggio decine di migliaia di abitazioni risultavano ancora prive di energia elettrica e i trasporti hanno subito forti disagi a causa di venti violenti. Un uomo di 60 anni ha perso la vita in seguito alla caduta di un albero nel sud-ovest della Scozia, ha reso noto la polizia locale. Secondo un portavoce, l’uomo non si trovava a bordo di un veicolo e il decesso è stato constatato sul posto.

Gravi disagi ai trasporti e alle reti telefoniche anche in Francia. A Lille, nel nord, un corridore è rimasto ferito poco dopo la partenza della maratona cittadina, organizzata per la prima volta dopo 31 anni, dopo essere stato colpito da un albero abbattuto dalle forti raffiche di vento durante la corsa. Il quotidiano locale La Voix du Nord precisa che si tratta di un uomo di 25 anni. Gli organizzatori della gara hanno dichiarato che il corridore non è in pericolo di vita. Secondo le autorità locali, il passaggio delle tempeste Boelo e Austen – avvenuto nel giro di 24 ore l’una dall’altra – ha provocato interruzioni di corrente per oltre 81mila utenze in Gran Bretagna, quasi 60mila in Francia e almeno 10mila in Germania.

Nella regione di Argyll e Bute, nella Scozia occidentale, sono stati registrati venti che hanno raggiunto velocità fino a 135 chilometri orari. Alberi e linee elettriche, abbattuti dal maltempo, hanno bloccato strade e tratte ferroviarie in tutta la Scozia e nel nord dell’Inghilterra. L’Energy Networks Association britannica ha riferito che, nel corso delle tempeste, oltre 400mila abitazioni hanno subito un’interruzione della fornitura elettrica. Mentre in Germania oggi la tempesta Austen ha interrotto l’elettricità per 10mila abitazioni a Friburgo e nelle zone limitrofe nel sud-ovest del Paese. Il maltempo ha colpito anche i Paesi Bassi e il Belgio: a Bruxelles ieri quattro persone sono rimaste ferite dalla caduta di alcuni alberi. In tutto il Nord Europa, centinaia di voli sono stati cancellati o dirottati a causa delle tempeste.

Disagi anche in Scozia per quanto riguarda i trasporti: secondo Network Rail Scotland, la caduta di alberi e cavi, insieme a inondazioni – che hanno raggiunto persino i binari di una stazione a Glasgow – hanno reso necessaria la chiusura di strade e linee ferroviarie. Nel corso del fine settimana, inoltre, sono stati cancellati decine di voli in partenza dagli aeroporti di Leeds–Bradford (Inghilterra), Belfast e George Best (Irlanda del Nord), nonché da Glasgow, Edimburgo, Inverness e Aberdeen (Scozia). Oggi sono stati soppressi anche alcuni collegamenti via traghetto da Belfast verso la Scozia e l’Inghilterra. Parallelamente, le agenzie per l’ambiente britanniche e scozzesi hanno diramato diverse decine di allerte per piene e inondazioni, valide per il tardo pomeriggio. In Irlanda del Nord oggi pomeriggio poco meno di un migliaio di utenze risultavano ancora prive di energia elettrica; il gestore della rete elettrica ha reso noto che, nel frattempo, la fornitura è stata ripristinata per circa 11mila e 500 clienti.

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La diretta del ballottaggio in Brasile

Domenica 25 ottobre urne aperte in Brasile per il ballottaggio alle elezioni presidenziali. L'ultima icona della sinistra mondiale, l'ottantenne presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, ha vinto il ballottaggio contro il candidato trumpiano, il 45enne Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente Jair condannato a oltre vent'anni per l'accusa di tentativo di golpe in occasione delle precedenti elezioni nel 2022. Lula si conferma così per la quarta volta presidente del Brasile con il 51,74% dei voti, contro il 48,2% dello sfidante. Uno scarto netto, ben superiore a quello previsto alla vigilia

La leader dell’opposizione Maria Corina Machado torna in Venezuela. E il suo partito lancia una piattaforma per registrare gli elettori

25 October 2026 at 17:47

La leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado ha annunciato di essere tornata in Venezuela dopo quasi un anno di esilio. “Sono qui. Con voi”, ha scritto in spagnolo su X. Il suo alleato, l’ex candidato presidenziale Edmundo Gonzalez Urrutia, ha rilanciato il messaggio confermando il rientro: “Venezuela! Sono entusiasta di annunciarvi che la nostra leader, la mia cara Maria Corina, è sul suolo venezuelano”. La ‘libertadora’ viveva in esilio dal dicembre dello scorso anno, dopo aver lasciato il Venezuela per recarsi a Oslo a ritirare il Premio Nobel per la Pace 2025 poi clamorosamente donato a Donald Trump, che oggi l’ha definita “una donna molto gentile” aggiungendo: “Spero che sia al sicuro”.

Nicolas Maduro, catturato il 3 gennaio dagli Stati Uniti e ora detenuto al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, la definiva “una nazista criminale”. Machado aveva già tentato di tornare in Venezuela nei mesi scorsi, a giugno e a settembre via mare o via aerea, ma le era stato impedito. In Venezuela è accusata di tradimento, terrorismo, cospirazione e omicidio.

Prima degli ostacoli al suo rientro, dall’aprile del 2014 le era stato proibito lasciare il Paese e viveva in clandestinità dalla vittoria di Maduro alle presidenziali. Nel 2015, le era stato impedito di ricandidarsi alle elezioni legislative e nel 2024 a quelle presidenziali, anche se aveva vinto le primarie dell’opposizione con il 90 per cento dei tre milioni di voti totali. Ha poi sostenuto il candidato Urrutia, costretto all’esilio.

Coordinatrice nazionale di “Vente“, il partito della libertà che ha cofondato nel 2013, è stata deputata all’Assemblea nazionale, eletta con il maggior numero di voti alle elezioni per la legislatura del 2010-2015. Era stata espulsa dall’Assemblea nazionale dal presidente della Camera Diosdato Cabello dopo essere intervenuta nel marzo del 2014 al Consiglio permanente dell’Organizzazione degli Stati americani per denunciare le violazioni dei diritti umani del regime di Maduro. Nel 2017 ha fondato, insieme ad Antonio Ledezma e Diego Arria, sostenuti da un Consiglio nazionale, la piattaforma “SoyVenezuela“, alleanza a cui hanno aderito molti settori della società impegnati per riportare il Paese alla democrazia.

Il partito ha lanciato la piattaforma digitale Constructores per registrare i venezuelani residenti nel Paese e all’estero in vista di possibili elezioni. L’iniziativa punta a facilitare l’aggiornamento dei dati e l’iscrizione al registro elettorale, anche in vista di un eventuale rinnovo del Consiglio nazionale elettorale. Gli utenti potranno inserire i propri dati personali e registrarsi attraverso un’identificazione biometrica. Il partito assicura che le informazioni saranno protette e non accessibili alle sue strutture. La piattaforma consentirà inoltre agli iscritti di proporre idee e progetti da sottoporre alla valutazione dei gruppi di lavoro. Da anni l’opposizione denuncia le difficoltà incontrate da migliaia di venezuelani all’estero per iscriversi alle liste elettorali, spesso accessibili soltanto nel territorio nazionale. Il nuovo registro dovrebbe anche aiutare a individuare le aree in cui potrebbero servire punti di iscrizione, qualora si creassero le condizioni istituzionali per organizzare il voto.

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Ucraina, Mosca apre: “Per arrivare alla pace bisogna parlare anche con l’Europa”

25 October 2026 at 16:18

L’incontro sarà una sorta di “prova generale“, quindi è inutile nutrire grandi speranze. Ma nei colloqui trilaterali con Ucraina e Stati Uniti che Mosca si è detta pronta a riprendere una novità ci potrebbe essere: nei prossimi negoziati l’Europa dovrà avere un ruolo, dal momento che finora gli Stati Uniti non sono riusciti a convincere Kiev ad accettare un accordo di pace. A dirlo è stato il consigliere per la politica estera di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, in un’intervista alla televisione russa Vesti.

Il 21 ottobre, il presidente russo ha avuto un colloquio con l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff, a San Pietroburgo e ha aperto alla possibilità di colloqui trilaterali che potrebbero tenersi intorno al 10 novembre. In seguito all’incontro, Ushakov ha annunciato che un nuovo ciclo di negoziati potrebbe svolgersi ad Abu Dhabi a metà novembre. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha confermato che la capitale degli Emirati Arabi Uniti è tra le possibili sedi. “Ora la prossima scadenza è il 4 novembre, la nostra festa nazionale (giorno in cui la Russia celebra la Giornata dell’Unità Nazionale, ndr). Dopodiché, saremo pronti a riprendere i negoziati”, ha detto Ushakov.

“Dopo Anchorage sembrava che l’amministrazione americana potesse dettare qualcosa e costringere Kiev ad adeguarsi, ma finora questo non ha funzionato”, ha proseguito il consigliere di Putin, riferendosi al vertice tra Donald Trump e Putin tenuto in Alaska il 15 agosto 2025. “Questo perché non basta parlare soltanto con Kiev, bisogna parlare con tutta l’Europa, che sostiene pienamente l’Ucraina”, ha aggiunto il consigliere del Cremlino, secondo cui “forse la posizione dell’Europa in questo contesto è di fondamentale importanza“. Ushakov ha tuttavia ridimensionato le aspettative. “Anche durante il primo incontro potrebbe essere deciso ben poco, forse sarà soltanto esplorativo“, ha precisato, sottolineando che un accordo “richiede ancora lavoro”.

E’ la prima volta che Mosca riconosce esplicitamente la necessità di includere l’intera Europa nel tavolo delle trattative. Fino a questo momento, il Cremlino aveva cercato di isolare o scavalcare l’Unione Europea, ritenendola priva di autonomia e considerandola una semplice esecutrice della linea decisa a Washington.

I primi tre round di colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti si sono svolti il ​​23-24 gennaio, il 4-5 febbraio e il 17-18 febbraio. Il round successivo era previsto dal 5 all’8 marzo nella capitale degli Emirati, ma è stato rinviato a causa dell’avvio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “I colloqui trilaterali con Russia e Ucraina? Ne avremo alcuni molto presto. Penso che entrambe le parti vogliano raggiungere un accordo”, ha detto il presidente Usa Donald Trump parlando con i giornalisti prima di partire per Port Huron, in Michigan. Steve Witkoff è andato a Mosca “soprattutto per discutere un paio di questioni. La guerra in Ucraina, sulla quale penso che succederà qualcosa. E inoltre siamo riusciti a riportare a casa una persona di grande valore che era stata detenuta a lungo durante l’amministrazione Biden. Siamo riusciti a farla tornare”, ha aggiunto, con riferimento a Stephen Hubbard. “Non ho dato nulla in cambio, perché Putin ha ritenuto che fosse una richiesta ragionevole”.

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Per le presidenziali in Serbia l’affluenza più alta degli ultimi 30 anni. La lista degli studenti: “Vucic sta chiamando in strada i suoi sostenitori”

25 October 2026 at 15:51

Affluenza altissima in Serbia per le elezioni parlamentari, che vedono la sfida tra la coalizione Aleksandar Vucic – Serbia unita, guidata dal Partito progressista serbo (Sns) e la Lista studentesca, originata dal movimento di protesta. Alle urne è andato il 73,6%, dei 6,4 i milioni di serbi con diritto di voto, record da oltre 30 anni.

Secondo diversi analisti, un’elevata affluenza favorisce la coalizione di opposizione “Lista studentesca”. Dopo aver votato in una scuola materna alla periferia di Belgrado, Vucic ha dichiarato alla stampa di auspicare che le operazioni di voto si svolgano senza intoppi. Interpellato dalla stampa su un suo eventuale ritiro dalla politica in caso di sconfitta, il cinquantaseienne Vucic ha risposto che è necessario attendere i risultati. “Finora tutto è apparso molto ben organizzato e le operazioni di voto si stanno svolgendo senza problemi”, ha osservato Gilles Baum, capo della missione di osservazione elettorale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce).

Ciononostante, l’Ong Center for Research, Transparency and Accountability ha segnalato alcuni episodi, tra cui lievi ritardi nell’apertura del 16% dei seggi e iniziali difficoltà per gli osservatori indipendenti nell’accedere ai centri di voto. In precedenza, l’organizzazione aveva denunciato gravi irregolarità durante la campagna elettorale, come coercizioni ai danni dell’opposizione, varie forme di pressione, compravendita di voti e campagne manipolatorie da parte di organi di informazione vicini a Vucic, la maggior parte dei quali assume posizioni ostili all’opposizione.

In particolare, a Kladovo, nel centro del Paese, un membro dell’opposizione della locale commissione elettorale ha segnalato una anomala e massiccia lista di persone che richiedevano, senza che sia stato certificato un impedimento, di poter votare a casa, cioè non al seggio: numero che sarebbe cresciuto da 115 a 460. La denuncia evidenzia che alcuni membri della commissione avrebbero introdotto liste di nomi consegnate da sconosciuti, sollevando il forte sospetto che centinaia di cittadini siano stati iscritti a loro insaputa. Disordini fisici sono stati segnalati nel Comune di Doljevac, nel sud della Serbia, dove, si legge una trentina di individui dall’aspetto ostile sarebbero entrate in un seggio, “aggredendo alcune persone presenti“. Due aggressioni con spray al peperoncino vengono segnalate a Zvezdara (Belgrado) e Pančevo. A proposito di Pančevo, segnalato anche un gruppo di uomini mascherati che ha aggredito alcuni giovani nei pressi di un seggio elettorale.

Lo riferisce l’emittente serba “N1”, citando il portale locale “Pancevo.city” e le immagini dell’aggressione diffuse sui social media. Secondo la ricostruzione, gli aggressori, vestiti di nero, con cappucci e volti coperti, hanno colpito un gruppo di giovani all’esterno della scuola agraria che ospita il seggio, utilizzando anche bastoni e torce pirotecniche. Uno dei ragazzi è rimasto ferito al volto, come mostrano le immagini pubblicate online. Gli agenti di polizia sono intervenuti sul posto dopo aver appreso dell’accaduto attraverso i mezzi d’informazione. Secondo quanto riferito a “N1” dalla polizia, al momento del primo intervento non risultava presentata una denuncia formale. Queste elezioni sono considerate le più decisive e combattute in Serbia dal 2000.

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Elezioni Brasile, lancio di oggetti al comizio: ferita consigliera pro-Lula. Il presidente: “E’ la violenza dei bolsonaristi”

25 October 2026 at 15:46

Forse a centrarla in pieno volto è stato un mattone, forse una bottiglia di vetro. Cambia poco. Nelle ore in cui il Brasile è chiamato al voto per eleggere il nuovo capo dello Stato tra l’uscente Luis Ignacio “Lula” da Silva e Flavio Bolsonaro, la consigliera comunale Iara Pimentel, esponente del Partito dei lavoratori (Pt), è stata colpita al viso e ferita durante un’aggressione contro una manifestazione elettorale a sostegno del presidente e candidato della sinistra, sabato sera a Montes Claros, nello Stato di Minas Gerais.

Alcuni video pubblicati sui social media mostrano un gruppo di manifestanti che indossano le maglie della nazionale di calcio brasiliana mentre lanciano oggetti contro il camion con l’impianto audio sul quale sfilava Pimentel insieme ad altri politici. In un altro filmato, la donna appare priva di sensi, con una ferita vicino all’occhio. In sottofondo, un uomo non identificato condanna gli attacchi e dichiara che verranno chiamate le forze dell’ordine. La consigliere ha perso conoscenza ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale dove è stata sottoposta a esami e tenuta in osservazione.

Anche il deputato federale Paulo Guedes presente alla manifestazione, è stato bersaglio del lancio di oggetti. Immagini pubblicate sui social network e rilanciate dai media locali mostrano il momento dell’aggressione. Il Partito dei lavoratori di Minas Gerais e altri esponenti politici hanno condannato l’attacco e chiesto che i responsabili siano identificati e perseguiti. Insegnante, Pimentel è stata eletta consigliera comunale nel 2020 e rieletta nel 2024. Si occupa della tutela dei lavoratori dell’istruzione e delle donne vittime di violenza domestica.

“A Montes Claros un gruppo di sostenitori di Bolsonaro che si trovavano in un bar ha lanciato un mattone contro una nostra consigliera – ha commentato Lula uscendo dalla scuola di Sao Bernardo do Campo, nello Stato di San Paolo, dove ha votato -. C’è un’altra notizia di un decesso avvenuto a Corumbá. Una dimostrazione di violenza contro chi vuole la democrazia”, ha concluso Lula. “Non ho mai visto così tante donne, così tanti uomini, così tanti giovani piangere e invocare la democrazia. Il rovescio della medaglia è la violenza che dalla parte del bolsonarismo si sta imponendo alla nazione brasiliana”, ha detto ancora il presidente uscente.

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Obama, comizio-show in Michigan per tirare la volata al candidato dem Abdul el-Sayed: “Usano la tua fede per attaccarti, ma non funzionerà”

25 October 2026 at 15:44

Si infiamma la battaglia politica per il seggio del Michigan, una delle sfide decisive per il controllo del Senato americano alle elezioni di midterm del 3 novembre. Ieri il candidato democratico al Senato Abdul El-Sayed ha avuto l’endorsement più importante, quello di Barack Obama. L’ex presidente degli Stati Uniti è salito sul palco di Detroit e ha abbracciato il 42enne, prima di dare il via a un comizio-show in cui ha più volte accostato la propria storia a quella del medico che potrebbe diventare il primo senatore musulmano degli Stati Uniti.

“Si respira aria di cambiamento” ha esordito Obama. Parlando dei quasi vent’anni trascorsi in politica, l’ex presidente ha scherzato dicendo di essere impegnato in campagne elettorali da troppo tempo. Poi ha aggiunto che proprio grazie a questa esperienza “riesco a capire quando arriva un’elezione che dà una sensazione un pò diversa“, in cui “le persone sono così pronte a qualcosa di nuovo, così desiderose di qualcosa di meglio, così stanche e sfinite da non poterne più, al punto che ovunque si vada si ha la sensazione che nell’aria ci sia un cambiamento. E in Michigan, è proprio questo che percepisco in questo momento”, ha affermato Obama. Che poi si è rivolto a El-Sayed, ricordando la sua esperienza. “Useranno il tuo nome o la tua fede per suggerire che sei in qualche modo pericoloso, meno affidabile o patriottico. Che sei meno americano. È un film che abbiamo già visto, ma questa roba- ha concluso – non ha funzionato con me e non funzionerà con te“. Davanti a migliaia di sostenitori Obama ha difeso il programma progressista del candidato democratico, che punta sulla lotta alla povertà e il sostegno alla sanità pubblica, presentandolo come il volto di un cambiamento autentico e respingendo gli attacchi alla sua identità musulmana. “Abdul si batte per il cambiamento, un cambiamento vero“, ha detto l’ex presidente, evocando lo spirito della campagna che nel 2008 lo portò alla Casa Bianca.

Dopo il comizio, Trump è tornato ad attaccare l’ex presidente, definendolo “gravemente incompetente“. “Ora sta facendo campagna per un jihadista dei Fratelli Musulmani che odia gli ebrei, i neri, gli americani e Trump, e perderà”, ha scritto nelle scorse ore su Truth. Oggi l’inquilino della Casa bianca è atteso a Port Huron, in Michigan, per sostenere il candidato repubblicano Mike Rogers. Il comizio è in programma alle 15 ora locale, le 20 in Italia, al McMorran Place Sports and; Entertainment Center. Sempre oggi Bernie Sanders parteciperà a un comizio con El Sayed a Grand Rapids.

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Israele, Netanyahu a 48 ore dal voto: “Se non vinco si rischia la seconda Shoah”. E posta una foto fake dell’atomica su Tel Aviv

25 October 2026 at 14:42

Un fungo atomico che si leva, mentre l’onda d’urto dell’ordigno si propaga su Tel Aviv radendola al suolo. A 48 ore dalle elezioni parlamentari che decideranno del suo futuro, Benjamin Netanyahu sceglie ancora una volta il linguaggio della paura per indicare nell’Iran un “pericolo esistenziale reale e concreto”. Il primo ministro israeliano ha postato su X un’immagine generata con l’intelligenza artificiale per rilanciare uno scritto attribuito a Yuval Bloomberg, autore del libro The Oslo Trap, nel quale il commentatore analizza in chiave fortemente critica gli Accordi di Oslo del 1993, sostenendo che le concessioni e la ricerca di una pace illusoria abbiano gravemente compromesso la sicurezza e l’identità dello Stato ebraico.

“Leggete le cose importanti di Yuval Blumberg”, scrive il leader del Likud, postando un testo in cui si legge: “Lo Stato di Israele si trova in un pericolo esistenziale reale e concreto. Tutto è così futile di fronte al pericolo esistenziale dell’Iran e dell’asse sciita. Le tempeste inscenate e inventate di volta in volta sono pensate per distogliere l’attenzione dalla cosa più importante: terminare il lavoro in Iran“, si legge, in riferimento alla guerra scatenata contro Teheran da Israele e Stati Uniti il 28 febbraio.

“Abbiamo altri due anni di Trump per finire il lavoro in Iran, e non si sa cosa succederà dopo, che si tratti di Kamala Harris o di qualche candidato mediocre qualunque. Questa è la finestra temporale che ci resta per completare il lavoro necessario a garantire la nostra esistenza fisica per gli anni a venire. Tutte le risorse dello Stato necessarie devono essere investite in questa missione. Qatar, ultraortodossi, Orich, reclutamento, avvisi (sul 7 ottobre, ndr) – dice ancora il testo, in riferimento agli scandali politici e alle difficoltà che Netanyahu ha affrontato nell’ultimo mandato -. Tutto è un enorme schermo di fumo per nascondere l’unico argomento che svetta su tutti gli altri con un margine enorme”. Quale? La necessità di portare a termine la guerra all’Iran e rovesciare il regime degli ayatollah.

“Le generazioni future non ci perdoneranno se mancheremo la finestra di opportunità storica che ci permette di tentare e completare la missione più critica che il nostro generazione affronta – si legge ancora -. Non accadrà con un primo ministro tenuto per la gola dai Fratelli Musulmani e dai loro complici terroristi. Non accadrà con un primo ministro incapace di alzare il telefono e condurre una conversazione intima e continua con Trump”.

Quindi l’evocazione della minaccia peggiore e più temuta dal popolo israeliano: “L’odio per Netanyahu, per quanto possa essere mondo e dintorni per un intero campo, non aiuterà contro la bomba iraniana. Chiunque si preoccupi della propria esistenza fisica, di quella della sua famiglia e dei suoi cari – conclude il testo -, dovrebbe tremare la mano prima di votare qualcuno che non sarà in grado di completare la missione, condannando così se stesso e la sua famiglia al pericolo di una seconda Shoah, a causa del suo odio politico o di una stupida e insignificante tempesta emotiva”.

Immediate le reazioni delle opposizioni. “Netanyahu, sei in uno stato di isteria – ha scritto su X Gadi Eizenkot, il principale rivale del premier nell’appuntamento con le urne del 27 ottobre -. Come in ogni campagna elettorale, stai ricorrendo ancora una volta alle solite tattiche: menzogne e allarmismo. Questa volta, minacci i cittadini di Israele prospettando un annientamento di massa, e tutto ciò dopo aver fallito nel raggiungere i tuoi obiettivi bellici nei confronti dell’Iran”. “Hai fallito. E tra due giorni, il popolo di Israele te lo dimostrerà chiaramente alle urne. Formeremo il prossimo governo e guideremo Israele verso la sicurezza e la prosperità”, ha aggiunto.

Yair Golan, da parte sua, ha chiesto che Netanyahu “venga tenuto lontano dai social“. “Lui e il suo entourage hanno perso la testa. La pressione sta aumentando – ha scritto su X il leader dei Democratici – Martedì sostituiremo coloro che seminano il panico e ridaremo a Israele sicurezza e salute mentale”.

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Hebron sotto l’assedio di Israele: 2200 palestinesi costretti a lasciare casa, decine di demolizioni. Sindaco:”Paghiamo punizione collettiva”

25 October 2026 at 11:55

Oltre 2mila e 200 palestinesi stanno pagando la rappresaglia di Israele, per l’attacco fatto da due uomini armati che venerdì hanno ucciso due soldati di Tel Aviv a un check point all’uscita di Hebron, città del sud della Cisgiordania. Centinaia di famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case senza un posto dove andare, alcune svegliate nel cuore della notte da soldati armati e fatte uscire in strada con le loro poche cose. La città è sotto assedio da venerdì, da quando il premier Netanyahu, in piena campagna elettorale, ha annunciato una durissima operazione militare circondando la città e chiudendo alle auto gli accessi e le uscite. “Venerdì le forze israeliane hanno effettuato incursioni nelle zone di al-Jalda ed Ein Deir Bahha, costringendo circa 2.200 palestinesi ad abbandonare le proprie case” ha raccontato il sindaco di Hebron Tayseer Abu Sneineh ad Al Jazeera. “I residenti non possono né entrare né uscire da Hebron dopo la decisione di Israele di chiudere la città”, ha detto il sindaco affermando che “la politica di Israele è chiara: si basa sulla città del sud della Cisgiordania del popolo palestinese”.

Secondo quanto riferito ad Al Jazeera dalla Palestinian Prisoners’ Society, le forze israeliane hanno arrestato 47 palestinesi a partire da venerdì. Circa 2.200 persone sono state sfollate dalle loro case a Hebron. Tra queste persone risultano 127 bambini, 81 donne incinte e centinaia di palestinesi anziani e affetti da malattie croniche. Decine di case e attività sono già state demolite dalle ruspe. Alcuni video postati online dall’attivista palestinese Issa Amro mostrano strade rase al suolo. “Stiamo subendo una punizione collettiva per qualcosa che né abbiamo fatto né sostenuto. La nostra sofferenza viene trasformata in materiale politico per le elezioni di Israele, mentre famiglie innocenti pagano il prezzo” ha scritto su X. Fuori Hebron diversi taxi si sono accumulati davanti ai varchi controllati dall’esercito israeliano, in attesa dei palestinesi costretti ad attraversarli a piedi. Secondo ‘Basma Radio, un canale Telegram utilizzato dai palestinesi per monitorare i posti di blocco e le chiusure stradali, tutti gli accessi alla città sono stati preclusi ai veicoli. L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riferito che le truppe israeliane hanno costretto decine di residenti a evacuare le proprie case. I reporter dell’Associated Press hanno osservato bandiere israeliane esposte su un’abitazione di Deir Baha, requisita per scopi militari.

In una nota l’esercito israeliano parla di “operazioni in 400 obiettivi all’interno di 40 località nell’ambito un’operazione antiterrorismo, concentrandosi su aree identificate come roccaforti di Hamas”. Sostiene di aver arrestato “circa 40 sospettati, tra cui terroristi affiliati a Hamas e Jihad Islamica e individui coinvolti in attività di istigazione, disordini pubblici e lancio di pietre”. Venti arrestati provengono da Hebron e Halhul. L’Idf afferma di aver anche ”rimosso monumenti commemorativi dedicati a terroristi che avevano preso parte ad attacchi in cui sono stati uccisi civili israeliani”. In un’intervista alla tv pubblica Kan, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha avvisato le famiglie e i residenti cacciati da casa: “Non sarà consentito tornare nel loro quartiere finché non avremo affrontato tutte le questioni legate a Hamas a Hebron”.

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Nyt: “Teheran pronta a colpire personale Usa, sono considerati obiettivi legittimi”

25 October 2026 at 11:27

Teheran è convinta che Israele e Stati Uniti si stiano preparando al terzo grande attacco su vasta scala contro la Repubblica islamica in 16 mesi, motivo per cui sarebbe in una “fase avanzata” la pianificazione da parte dell’Iran di attacchi contro funzionari statunitensi. Il timore all’interno dell’amministrazione Trump viene ribadito dal New York Times, che cita due fonti iraniane – tra le quali un ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran – secondo cui tra gli obiettivi possibili ci sarebbero effettivamente diplomatici e personale americano, obiettivi che hanno detto di considerare “legittimi” dopo le operazioni militari dei mesi scorsi di Usa e Israele contro l’Iran. Osservazioni sulla portata delle capacità iraniane a parte, il conflitto in Medio Oriente, è la sintesi del giornale, è entrato in una nuova fase in cui una serie di fattori, dalle elezioni in Israele e negli Usa alla possibilità che le parti cerchino pretesti per l’azione, creano livelli di tensione e rischio sempre più elevati.

Funzionari Usa, rilancia il Nyt, affermano di essere concentrati su elementi delle informazioni di intelligence più recenti secondo cui gli iraniani potrebbero tentare di uccidere ambasciatori americani in Medio Oriente e funzionari americani in territorio Usa, quello che il quotidiano sottolinea essere un vecchio obiettivo dell’unità 840, unità d’élite iraniana, ricordando come “la storia insegni che le ambizioni dell’Iran sono spesso superiori alle sue capacità“. Fonti americane e alleati europei, evidenzia ancora il giornale, hanno sottolineato come le notizie di intelligence su possibili attacchi siano aumentate dopo i fatti nel Regno Unito, dopo l’allarme nella base Raf Fairford usata dalle forze Usa. E le fonti citate hanno precisato che le informazioni di intelligence valutate da ufficiali di alto livello includono la pianificazione da parte dell’Iran di un’eventuale risposta a possibili operazioni di Usa o Israele. In questo contesto, stando a una fonte, ci sarebbero prove che gli iraniani abbiano agenti negli Usa “che non sono semplicemente cittadini iraniani“.

Dal punto di vista politico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha portato l’attenzione sullo stretto di Hormuz, dove la situazione non tornerà “allo stato in cui si trovava prima delle due recenti guerre”. Il conflitto in corso, ha proseguito, “ha cambiato tutto. Le rotte attraverso lo Stretto di Hormuz non saranno più quelle di un tempo”. Araghchi ha inoltre aggiunto che l’Iran ha sottolineato agli intermediari che la guerra deve cessare su tutti i fronti della regione, “altrimenti la pace rimarrà irraggiungibile”. Riferendosi a recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che non ha escluso l’ipotesi di nuovi attacchi contro l’Iran, Araghchi ha sottolineato: “Si parla di una nuova guerra, ma io sto già pensando al periodo successivo alla guerra. Indipendentemente dal fatto che una guerra scoppi o meno, le nostre politiche rimangono invariate. Se prevarrà un minimo di razionalità, non tenteranno nuovamente un’aggressione militare contro l’Iran. Ci hanno già provato due volte e hanno visto come è andata a finire. Se dovessero tentare ancora una volta, sanno bene che il risultato non sarà diverso da quello che hanno sperimentato in passato”.

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Tel Aviv, in migliaia in piazza contro Netanyahu a tre giorni dalle elezioni

25 October 2026 at 10:41

Migliaia di persone si sono radunate a Tel Aviv per una grande manifestazione antigovernativa, a tre giorni da elezioni generali considerate da molti come un referendum sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. “Abbiamo bisogno di un governo che abbia a cuore i propri cittadini. Dobbiamo sapere cosa ci ha portato al massacro del 7 ottobre”, ha dichiarato durante la manifestazione Sigal Manzuri, le cui due figlie sono state uccise nell’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023.

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Elon Musk accusa: “Kiev ha usato Starlink per uccidere persone”. La replica: “Falso, in Russia non funziona”

25 October 2026 at 10:26

Il sistema satellitare Starlink/Starshield usato dall’Ucraina nella guerra di difesa contro la Russia è tornato a operare a pieno regime dopo giorni di malfunzionamenti, ma la polemica non si placa. Elon Musk ha pubblicato un post su X parlando per la prima volta delle interruzioni riscontrate dai dispositivi prodotti dalla sua azienda Space X e utilizzati dall’esercito ucraino. Nel post il miliardario ha accusato l’Ucraina di aver violato i termini di utilizzo del suo servizio internet Starlink: “L’uso di Starlink, un servizio commerciale civile, per attacchi di droni offensivi volti a uccidere persone non è mai stato consentito, né dovrebbe esserlo”.

Musk ha aggiunto che SpaceX, che gestisce la rete satellitare, ha chiuso il “loophole” (“scappatoia”), senza tuttavia fornire dettagli tecnici precisi. Ha inoltre voluto marcare una netta distinzione tra Starlink, descritto come un servizio civile, e Starshield, un sistema parallelo sviluppato da SpaceX ma controllato direttamente dal governo degli Stati Uniti che può essere impiegato per scopi militari: “Starshield, un sistema diverso, è controllato dal governo degli Stati Uniti. Ciò che decidono di fare dipende da loro”.

“Starlink – ha aggiunto il miliardario sudafricano – rimane fondamentale per la difesa dell’Ucraina, in quanto è l’unico sistema che non può essere oscurato o fatto saltare in aria, almeno per ora. Se Starlink venisse disattivato, la linea del fronte ucraino crollerebbe immediatamente. Questa NON è una minaccia – ha tenuto a specificare -, è semplicemente la constatazione di un fatto”.

Poco prima che Musk lanciasse dure accuse ai critici affermando di provare “totale disprezzo per i malvagi guerrafondai che fanno sfoggio di virtù”, in Ucraina la situazione ha iniziato a sbloccarsi. Volodymyr Zelensky ha confermato che i droni hanno ripreso a volare a velocità normali dopo oltre una settimana di tensioni e rallentamenti che avevano gravemente ostacolato le operazioni militari al fronte. Le interruzioni avevano infatti ridotto la velocità dei droni ucraini a medio raggio a meno di 40 miglia orarie (circa 65 km/h), facendone precipitare molti per perdita di segnale e lasciando le truppe e le infrastrutture civili più esposte ai contrattacchi russi.

Il ripristino delle piene funzionalità è avvenuto a seguito di forti pressioni politiche a Washington, dove un gruppo bipartisan di senatori ha minacciato di bloccare le nomine dell’amministrazione Trump se non fossero state ripristinate le capacità operative di Starshield in Ucraina. SpaceX ha poi inviato una lettera al Congresso confermando di aver riallineato il servizio commerciale Starlink alle priorità politiche del governo statunitense.

Le affermazioni di Musk sull’uso di Starlink per scopi offensivi sono state fermamente respinte da Kiev. “È molto strano che Elon Musk non sia a conoscenza delle restrizioni sul funzionamento di Starlink in Ucraina – ha scritto su Telegram Serhiy Beskrestnov, esperto militare di primo piano nel campo delle radiotecnologie, delle telecomunicazioni e della guerra elettronica e consulente di Zelensky -. A partire dall’inverno del 2026, tutti i terminali Starlink sul territorio dell’Ucraina (compresi i territori occupati) hanno un limite di velocità di movimento di 70-90 km/h. Sul territorio della Russia, Starlink non funziona. Di conseguenza – conclude Beskrestnov -, non POSSIAMO FISICAMENTE UTILIZZARE IL SERVIZIO COMMERCIALE STARLINK per attacchi di tipo ‘deep strike’ (a lungo raggio) e ‘middle strike’ (a medio raggio)”.

Anche Serhii Sternenko, ex consulente del ministero della Difesa ucraino, respinge le accuse di Musk, spiegando in un post su Telegram come la gestione dei dispositivi sia rigidamente regolata. Per fare chiarezza sul meccanismo, ha precisato che “nel febbraio di quest’anno sono state introdotte delle ‘liste bianche‘”, veri e propri registri di sicurezza gestiti dal governo nei quali potevano essere registrati i terminali fissi sia per scopi militari sia per necessità civili e umanitarie. Tuttavia, il blocco scatta quando i dispositivi si spostano rapidamente: “Affinché un qualsiasi terminale satellitare potesse funzionare in movimento, era necessario inserirlo in una lista speciale e collegarlo al sistema militare Starshield. Altrimenti, nessun terminale di comunicazione satellitare in Ucraina funzionava”. Quindi “utilizzare proprio lo Starlink civile per eseguire missioni con i droni era tecnicamente impossibile“. “Tutte le missioni dei droni che richiedevano una comunicazione satellitare potevano essere effettuate esclusivamente utilizzando Starshield – conclude Sternenko -. L’Ucraina non ha violato i termini d’uso“.

Nel frattempo i due eserciti continuano a scambiarsi colpi. Una persona è morta e altre dieci sono rimaste ferite in seguito all’attacco con droni contro Belgorod, in Russia, secondo quanto riferito dal centro operativo regionale.

“Quasi ogni giorno” gli “attacchi brutali” della Russia in Ucraina “provocano morti e feriti”, come quelli, avvenuti ieri sera, in cui sono rimaste uccise quattro persone nella regione di Dnipro, ha scritto su X Zelensky. “Altre 22 persone sono rimaste ferite, tra cui una bambina di 11 anni”, ha aggiunto il presidente ucraino.

Zelensky ha riferito inoltre che a Vinnytsia, a sud-ovest di Kiev, un drone russo ha colpito un edificio residenziale a più piani e sei persone sono rimaste ferite, mentre a Kharkiv “i russi hanno prima colpito un ipermercato di bricolage e articoli per la casa, per poi sferrare cinicamente un attacco doppio (double-tap) contro i soccorritori giunti sul posto”, con “alcuni operatori dei servizi di emergenza rimasti feriti”.

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Brasile, ballottaggio sul filo di lana tra Lula e Flavio Bolsonaro: decisivi gli oltre 33 milioni di astenuti al primo turno

25 October 2026 at 08:03

Al primo turno il senatore Flavio Bolsonaro, esponente della destra e figlio dell’ex capo dello Stato Jair, ha ottenuto il 47,03% dei voti validi, contro il 45,16% del leader progressista e presidente uscente Luiz Inacio Lula da Silva, pari a uno scarto di circa 2,2 milioni di preferenze. E oggi 25 ottobre i due candidati vanno al ballottaggio che deciderà il nuovo presidente del Brasile. Sono 158,7 milioni gli elettori chiamati alle urne per scegliere il capo dello Stato per i prossimi quattro anni: i seggi saranno aperti dalle 8 alle 17, ora di Brasilia, dalle 12 e alle 21 in Italia. Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura e i primi dati saranno diffusi dalle 17, le 21 in Italia. La legge vieta di diffondere i risultati degli exit poll fino alla chiusura dei seggi. Considerate le urne elettroniche e il fatto che si voti solo per la presidenza a livello nazionale e per i governatori in cinque Stati e nel distretto federale, i primi dati ufficiali, utili a delineare una tendenza, arriveranno ai centri di raccolta dati statali e saranno poi trasmessi a Brasilia nel giro di pochi minuti.

Tuttavia, con una sfida attesa sul filo di lana, alla luce del pareggio indicato dai sondaggi più autorevoli, potrebbe essere necessario attendere i risultati delle ultime sezioni. Per conoscere l’esito bisognerà quindi aspettare i dati ufficiali dello spoglio. Nel 2022, Lula fu dato per matematicamente eletto alle 19.56 locali (le 23.56 in Italia), quasi tre ore dopo la chiusura delle urne. A rendere decisivo il voto saranno anche gli indecisi e gli elettori che non si sono presentati al primo turno: gli astenuti sono stati 33,47 milioni, pari al 21,08% degli aventi diritto. Peseranno inoltre le scelte di chi aveva votato per gli altri candidati, in gran parte di destra, che avevano raccolto complessivamente circa 9,3 milioni di voti. In ballo, dalle elezioni di domenica, c’è il futuro politico del più grande Paese dell’America Latina, ovvero se si unirà alla destra regionale sostenuta dal presidente statunitense Donald Trump oppure rimarrà una roccaforte della sinistra. Un sondaggio dell’istituto Datafolha mostra i due candidati in parità con il 50% delle intenzioni di voto ciascuno, rispetto al vantaggio di quattro punti percentuali di Bolsonaro nei sondaggi pubblicati due settimane fa.

I due rivali – Luiz Inacio Lula da Silva, attuale presidente e icona della sinistra latinoamericana, si gioca tutto. Approdato in politica dal mondo operaio dopo anni di sindacalismo, a 80 anni cerca uno storico quarto mandato non consecutivo. In quelli precedenti al timone del Brasile ha provato a lavorare contro povertà e analfabetismo, per esempio con l’introduzione del programma ‘Bolsa Familia’. Una sua sconfitta di fine carriera implicherebbe anche certificare il passaggio dell’intera America Latina in mano alla destra, con l’eccezione del piccolo Uruguay. Una vittoria di Flavio Bolsonaro, invece, inserirebbe la più grande economia del Sud America nell’ondata di estrema destra che ha già investito il resto del continente, in linea con l’Argentina di Javier Milei, il Cile di Antonio Kast e la Colombia del neo-presidente Abelardo de la Espriella. Bolsonaro Jr., 45 anni, ha un curriculum totalmente diverso da quello dell’avversario. Proviene dalla ‘dinastia’ politica dei Bolsonaro, con il padre Jair che è stato presidente del Brasile dal 2019 al 2022 ed è agli arresti con una condanna a 27 anni per il tentato golpe con cui si tentò di impedire proprio l’insediamento di Lula. La scelta del Brasile avrà impatto, oltre che sulla gestione interna, sulle politiche per l’Amazzonia e sul posizionamento geopolitico del Paese. Flavio Bolsonaro è alleato degli Usa di Donald Trump, mentre Lula si è più volte espresso contro l’ingerenza Usa e ha rafforzato i rapporti con la Cina. La chiave per il ballottaggio sono gli oltre 33 milioni di persone che il 4 ottobre a votare non ci sono andate: si tratta del 21% degli elettori, il più alto tasso di astensione al primo turno dal 1998, ed è su di loro che hanno puntato da subito entrambi i candidati.

Una mossa politica di cui il presidente in carica potrebbe raccogliere i frutti al ballottaggio è il via libera del Senato alla riduzione della settimana lavorativa da 44 a 40 ore, una proposta spinta proprio da Lula e approvata la settimana scorsa. Fra il primo e il secondo turno ha anche denunciato Meta, accusando i suoi algoritmi di favorire Bolsonaro e ottenendo un pronunciamento del tribunale in suo favore. Manifestazioni oceaniche per Lula da una parte e per Bolsonaro dall’altra si sono tenute il 18 ottobre in diverse città del Brasile. Per Lula c’è stata una massiccia discesa in campo di artisti. Oltre all’appoggio di Bad Bunny, che prima del 4 ottobre ha dato l’ok a usare la sua ‘Lo que le pasò a Hawaii’ per un video della campagna di Lula, per il presidente si sono impegnati numerosi musicisti brasiliani. A Rio la spiaggia di Copacabana si è riempita di migliaia di persone per quello che è stato soprannominato ‘Atto per la democrazia’, con il sostegno di cantautori come Caetano Veloso e Chico Buarque. Mentre un’altra icona della musica brasiliana, Gilberto Gil, era sul palco di un altro evento simile a Salvador de Bahía. Dall’altra parte Bolsonaro Jr. e i suoi sostenitori si sono radunati sull’arteria principale di San Paolo, l’Avenida Paulista, con alleati chiave, fra le ripetute richieste di rilascio di Jair Bolsonaro.

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Ballottaggio in Brasile, Bolsonaro deride Lula: “Avversario nove dita”. Il presidente: “Quel dito l’ho perso lavorando” – video

24 October 2026 at 16:36

Un ultimo duello tv, a due giorni dal voto, dove il candidato della destra Flavio Bolsonaro ha attaccato lo sfidante e presidente uscente Luiz Inacio Lula Da Silva, definendolo a più riprese il suo avversario ‘nove dita’. Un riferimento di dubbio gusto, già adottato dal padre Jair 4 anni fa, alla mutilazione subita da Lula quando a 17 anni perse il mignolo della mano sinistra sotto una pressa. È lo scambio andato in onda nell’ultimo faccia a faccia televisivo prima del ballottaggio in Brasile, dove il 25 ottobre oltre 158 milioni gli elettori saranno chiamati alle urne per scegliere il capo dello Stato per i prossimi quattro anni. In generale, il candidato della destra ha scelto toni più cauti, più moderati, a tratti presidenziali, abbandonando l’arroganza e l’aggressività dell’ultimo dibattito tv. Lula invece è andato all’attacco, rivendicando con efficacia la sua storia di ex operaio diventato presidente, la sua profonda conoscenza del Paese e la sua azione di governo a favore dei ceti meno abbienti. Ambedue, in un clima molto più composto rispetto alla rissa in tv di domenica scorsa, hanno espresso con calma le proprie idee e le proprie proposte. Solo in un momento Flavio ha seriamente barcollato, ma solo l’esito del voto dirà se quello di Lula è stato un colpo da ko, o se segnerà solo una leggera vittoria ai punti. Ed è quando ha appellato il rivale “nove dita”.

“Quel dito l’ho perso lavorando di notte per poter mangiare – ha risposto Lula -, quando ero ancora minorenne e nemmeno avrei potuto lavorare. Non permetterò a un miliziano di chiamarmi ‘nove dita’, a uno che non ha mai lavorato in vita sua. Non sa nemmeno cosa sia un libretto di lavoro. Il suo primo impiego è stato un lavoro fittizio procuratogli da suo padre”. Parole talmente nette che Bolsonaro ha barcollato. E ha chiesto subito perdono: “Non volevo offendere nessuno, mi scuso”. Ma quell’insulto di fatto ha stonato con tutta la gestione della sua serata all’impronta del dialogo. Un passaggio che ha messo in crisi la sua strategia generale: Folha aveva appena scovato nei fogli preparatori al duello, in mano alla moglie di Flavio, la scritta: “uomo di stato”. Ma la rete ha colto il suo momento di difficoltà: in pochi minuti l’Esercito di Lula ha diffuso l’hashtag “SomosTodos9Dedos”, siamo tutti nove dita. Più avanti ha implicitamente accennato all’età di Lula, 81 primavere tra qualche giorno. “Non capisco quando parli”, ha ironizzato sulla sua voce roca, dimenticando però il tumore alla gola che lo ha colpito nel 2011.

Anche alla fine del dibattito, Lula, consapevole della caduta di stile di Flavio, nel suo appello al voto finale, ha affondato su questo punto: “Ho una storia di lotta che è la stessa di milioni di brasiliani, di chi ha iniziato a lavorare a 12 anni e poi è arrivato alla Presidenza senza dimenticare da dove viene né per chi governa”. Per il resto, in oltre due ore di dibattito, Bolsonaro ha spinto sul tema a lui molto caro della sicurezza, della lotta all’inflazione, dell’azione a favore delle imprese. Lula, di contro, ha punzecchiato il suo avversario sulla sua presunta inesperienza accusandolo di non “conoscere il Brasile”. Quindi ha esaltato i programmi sociali del suo governo, dalla settimana corta al salario minimo, dal condono a 4 milioni di brasiliani di piccoli debiti agli investimenti per la scuola. Quando Lula gli ha rinfacciato di aver votato contro l’allungamento della maternità, ha perfino detto di essersi sbagliato. Una pacatezza ostentata per dare la caccia ai voti centristi. La Folha è riuscita a scovare la scritta cerchiata “uomo di Stato” in un foglio preparatorio in mano alla moglie di Flavio. Chi invece è andato all’attacco rivendicando con orgoglio la sua biografia politica, la sua storia personale di ex operaio diventato presidente, e anche il suo buongoverno, è stato Lula.

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