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Porsche torna a fare utili, ma vende meno auto. Il segreto è la 911

By: F. Q.
27 October 2026 at 10:13

Porsche torna a guadagnare, anche se vende molte meno automobili. Nei primi nove mesi del 2026, la casa di Stoccarda ha registrato un utile operativo di 1,74 miliardi di euro, contro i 40 milioni dello stesso periodo dell’anno passato. Il margine operativo è risalito dall’1,1% al 6,9%, mentre le consegne sono diminuite del 16%. Numeri che raccontano una ripresa della redditività, favorita anche dal venir meno dei pesanti costi di ristrutturazione che avevano gravato sui conti del 2025.

A sostenere i risultati è soprattutto la Porsche 911, le cui vendite sono cresciute del 12%. È l’unico modello della gamma ad aver chiuso i primi nove mesi in positivo, grazie anche alla domanda delle versioni più costose, come GTS, Turbo e GT. Vetture che garantiscono margini elevati e permettono di compensare almeno in parte il rallentamento degli altri modelli, soprattutto in Cina, dove Porsche continua a perdere terreno.

È proprio attorno a questa capacità di vendere automobili più esclusive che ruota il piano dell’amministratore delegato Michael Leiters, arrivato alla guida del marchio all’inizio dell’anno per correggere una strategia che aveva puntato molto sull’elettrico, senza ottenere i risultati sperati. Il cambio di rotta è costato 2,7 miliardi di euro in oneri di ristrutturazione, ma ora cominciano ad arrivare i primi segnali incoraggianti. Nel terzo trimestre il margine operativo ha superato il 10%, superando le attese degli analisti.

La strada scelta da Leiters prevede una Porsche più piccola, ma capace di guadagnare di più su ogni automobile. Il piano, tuttavia, prevede anche sacrifici: oltre 9.000 posti di lavoro in meno, una riduzione del 40% dei livelli manageriali e un taglio alle spese di sviluppo. Allo stesso tempo, il marchio vuole ampliare le possibilità di personalizzazione, aumentare di circa il 20% i prezzi delle sportive più esclusive e introdurre nuovi modelli posizionati persino sopra la 911.

Restano però due ostacoli importanti: la debolezza del mercato cinese e i dazi americani. Porsche produce tutte le proprie vetture in Europa e, almeno per il momento, non intende trasferire parte della produzione negli Stati Uniti, neppure sfruttando l’eventuale futuro stabilimento Audi in Georgia. Secondo il direttore finanziario Jochen Breckner, una soluzione del genere comporterebbe costi aggiuntivi e una maggiore complessità industriale.

Intanto Porsche ha confermato le previsioni per l’intero 2026, con ricavi attesi tra 35 e 36 miliardi di euro e un margine operativo compreso tra il 5,5% e il 7,5%. La Borsa ha accolto positivamente i risultati, premiando il titolo con un rialzo del 2,3%. La sfida, tuttavia, resta aperta: dimostrare che il recupero dei profitti possa durare anche vendendo meno macchine rispetto al passato.

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Automotive, un’impresa su due punta sulle competenze software. La sfida del futuro parte dai giovani

By: F. Q.
27 October 2026 at 08:57

Il futuro dell’automotive passa sempre più dal software, dalla digitalizzazione e dalle competenze legate alla sostenibilità. Nei prossimi tre anni, un’impresa su due prevede di inserire nuovi professionisti nello sviluppo software e delle applicazioni, mentre il 47% guarda a figure specializzate in sostenibilità ed energy management e il 45% alla digitalizzazione dei processi produttivi. È quanto emerge dalla ricerca Competenze e professioni nel settore automotive, realizzata da Youtrend per Geely, che fotografa un settore alle prese con una profonda trasformazione tecnologica e professionale.

I risultati sono stati presentati a Bari, in occasione della terza tappa dei Geely Auto Talks, l’iniziativa promossa dal costruttore cinese e da Jameel Motors Italia. L’incontro, ospitato dall’Università LUM “Giuseppe Degennaro”, ha riunito rappresentanti delle imprese, delle istituzioni e del mondo accademico per discutere delle opportunità che la nuova mobilità può offrire ai giovani, soprattutto nel Mezzogiorno.

Proprio la capacità di trattenere i talenti rappresenta una delle sfide principali per il territorio. In Puglia, infatti, il 31% degli ingegneri magistrali formati nella regione lavora nel Centro-Nord e un ulteriore 5% all’estero. Una perdita di competenze che assume particolare rilevanza per una filiera automotive che occupa tra 30.000 e 40.000 persone e deve confrontarsi con l’evoluzione delle motorizzazioni, della meccatronica e dei processi industriali.

Ma la rivoluzione tecnologica non riguarda soltanto le fabbriche: a cambiare è anche il modo di vendere e gestire le automobili. Un esempio arriva dal progetto AUTOBOTS, sviluppato dal Politecnico di Bari insieme a Maldarizzi Automotive, che esplora il modello della concessionaria del futuro attraverso intelligenza artificiale, Digital Twin, automazione e gestione intelligente dei processi. Un campo di sperimentazione che mostra come l’innovazione possa coinvolgere anche distribuzione e servizi, aprendo la strada a nuove figure professionali.

Il rapporto tra tecnologia e lavoro è stato al centro anche del confronto con i rappresentanti di Confindustria Bari-BAT, Michael Page Executive, Engineering Group e Almaviva. Dal dibattito è emersa la necessità di affiancare alle competenze tecniche capacità strategiche, formazione continua e conoscenze multidisciplinari. L’intelligenza artificiale, in questa prospettiva, è destinata a modificare le attività e i processi, rendendo ancora più importante la capacità delle persone di governare il cambiamento.

Sul rapporto tra formazione e imprese si è soffermato anche Marco Santucci, Managing Director di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr, protagonista di un dialogo con due studenti della LUM. “La mobilità del futuro richiede tecnologie evolute e competenze capaci di svilupparle e gestirle. Con i Geely Auto Talks, Jameel Motors punta a rafforzare il dialogo con il mondo della formazione e le realtà del territorio, promuovendo esperienze aziendali, progetti concreti e nuove collaborazioni”.

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Audi investe 4 miliardi di dollari negli Usa, ma è scontro con i sindacati tedeschi

By: F. Q.
26 October 2026 at 13:44

Audi sceglie gli Stati Uniti per rilanciare vendite e redditività, ma il progetto di un nuovo stabilimento in Georgia scatena le proteste dei sindacati tedeschi. Al centro della polemica c’è Gernot Döllner, amministratore delegato della Casa dei quattro anelli, che il 24 ottobre ha partecipato a un comizio di Donald Trump a Perry (nella foto), in Georgia, per annunciare l’investimento da circa 4 miliardi di dollari.

Il progetto prevede la costruzione di una fabbrica capace di produrre 200.000 suv all’anno e di creare 4.500 posti di lavoro. I cantieri partiranno nel 2027, mentre l’avvio della produzione è previsto nei primi anni del prossimo decennio. Dalle linee usciranno tre modelli, Q7, Q8 e la nuova Q9, attualmente prodotti in Slovacchia, con motorizzazioni termiche e ibride plug-in. Circa metà dei volumi sarà destinata al mercato statunitense.

La scelta della Georgia è arrivata dopo tre anni di valutazioni e un’indagine che ha coinvolto 70 possibili località. A pesare sono state la disponibilità di energia, la vicinanza alla rete dei fornitori Volkswagen e le caratteristiche del sito industriale. Ma soprattutto i dazi sulle importazioni, che hanno accelerato una decisione già allo studio. Audi importa infatti dall’Europa e dal Messico tutte le vetture vendute negli Stati Uniti e nel 2025 ha sostenuto oneri doganali per 1,4 miliardi di dollari, sui 4 miliardi complessivi del Gruppo Volkswagen.

La produzione locale consentirà al marchio di recuperare competitività rispetto a Bmw e Mercedes, presenti da anni con propri stabilimenti americani, e ridurre l’esposizione alle oscillazioni valutarie. Una necessità resa ancora più urgente dal calo delle vendite: nel 2025 le consegne Audi negli Usa sono diminuite del 16%, a 164.942 unità, mentre nel terzo trimestre 2026 la flessione è stata del 15%.

A complicare i piani è però intervenuta, come spesso accade in questi casi, la polemica politica. Christiane Benner, presidente del potente sindacato IG Metall, ha definito la partecipazione di Döllner all’evento di Trump “profondamente imbarazzante” e “politicamente inaccettabile”. Ancora più esplicita Daniela Cavallo, presidente del consiglio aziendale Volkswagen, che ha accusato il manager di aver offerto un sostegno attivo alla campagna elettorale repubblicana, a pochi giorni dal voto di metà mandato del 3 novembre. Secondo Cavallo, le regole interne Audi vietano apparizioni pubbliche con candidati politici nei tre mesi precedenti le elezioni.

Döllner ha respinto le critiche, spiegando che accettare l’invito della Casa Bianca rappresentava una forma di rispetto istituzionale verso il paese nel quale Audi intende investire. Ma la controversia rischia di avere conseguenze concrete: il progetto deve ancora ottenere l’approvazione del Consiglio di Sorveglianza Volkswagen, nel quale i rappresentanti dei lavoratori occupano metà dei seggi.

Il nodo è anche industriale: mentre Audi programma miliardi di investimenti oltreoceano, Volkswagen affronta una profonda ristrutturazione in Germania, con pesanti tagli occupazionali e possibili chiusure di stabilimenti, tra cui quello Audi di Neckarsulm dopo il 2030. Döllner assicura che la Germania resterà il cuore tecnologico del marchio e che la nuova fabbrica non sottrarrà attività agli impianti tedeschi. La decisione definitiva sull’investimento americano è attesa entro la fine dell’anno.

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Chery, dalle automobili ai robot e all’AI. La metamorfosi del colosso cinese

26 October 2026 at 09:45
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Quello che Yin Tongyue, oggi Ceo del gruppo Chery che nel giro di meno di 30 anni (li festeggia nel 2027) ha commercializzato 20 milioni di veicoli, presenta all’International User Summit 2026 di Wuhu è un manifesto per il futuro.

È quello di una tech company camuffata da casa automobilistica, visto che ha già sviluppato non solo algoritmi, ma anche microprocessori e intelligenza artificiale (oltre che robot umanoidi e macchine volanti): “Non vogliamo soltanto vendere più prodotti, ma partecipare al cambiamento locale e rendere migliore la vita delle persone nei diversi paesi”, dice il manager che le autorità locali avevano designato per fondare l’impresa. “Chery deve passare dall’essere un’azienda cinese che fa affari in tutto il mondo a una globale con operazioni decentralizzate e integrate localmente”, insiste.

Già adesso oltre 20.000 dei 150.000 addetti sono impiegati all’estero e a Barcellona, assieme alla spagnola Ebro, punta alla produzione su larga scala per l’Europa, a cominciare dalla Omoda 5. “Vogliamo trasformare l’azienda in un paradiso per gli avventurieri globali, in un luogo ideale per gli imprenditori, affinché continuino a emergere nuove tecnologie”, incalza.

Yin Tongyue riassume in una frase la visione tecnologica di Chery: “Creare maggiore valore per la libertà dell’umanità, rendere la mobilità più sicura, libera e conveniente… per mettere l’intelligenza al servizio di famiglie e industrie, permettendo a ogni persona di avere più tempo, lavoro, risorse, dignità e ricchezza da gestire liberamente”, sintetizza ricordando anche come l’IA possa aumentare l’efficienza, ma “non sostituire la responsabilità delle persone, il giudizio umano e il calore umano”.

Nell’ultimo lustro, il gruppo ha investito l’equivalente di quasi 14,5 miliardi in ricerca sviluppo e innovazione: nel solo primo semestre di quest’anno sono stati circa 900 milioni, il 28% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il mercato sembra riconoscere lo sforzo di Chery, che in nove mesi ha commercializzato più di 2,2 milioni di auto (1,55 milioni sono finite fuori dai confini della Repubblica Popolare: 28.000 in Italia tra gennaio e agosto, quasi il doppio del totale del 2025), un risultato che le vale il nono posto a livello globale. Come Ebit percentuale (il ritorno sulle vendite prime delle imposte) è addirittura seconda, almeno stando allo studio tedesco dell’Center of Automotive Management.

Chery è praticamente un conglomerato industriale con più di 500 tra controllate e filiali. I microprocessori Ziwei, sviluppati internamente, sono uno dei fiori all’occhiello del gruppo, che immagina già una rapida adozione di batterie allo stato solido (forse in produzione già entro un paio di anni) e di architetture a 1.500 Volt e magari anche oltre. Le nuove e più efficienti tecnologie consentiranno di evitare dispersioni di energia, ma anche di circolare in maniera più sicura grazie alla capacità dei propri dispositivi di decifrare in maniera più veloce e precisa l’ambiente in cui si muovono.

La produzione è concentrata nell’entroterra cinese, ad alcune centinaia di chilometri dalla megalopoli Shanghai, alla quale è collegata anche dal fiume azzurro, lo Yangtze. Circondato da una ampia superficie verde, spalmato su 830.000 metri quadrati e servito da un convoglio monorotaia, alla periferia della città si trova uno dei siti produttivi: dalle sue linee escono veicoli a marchio Chery e Omoda, fino ad un massimo di 300.000 l’anno ai quali se ne sommano altri 200.000 destinati a venire ultimati in altre parti del mondo.

Più che una fabbrica, sembra di visitare una serie di uffici. Nel capannone riservato alla saldatura lavorano 100 addetti per turno (due da otto ore, dodici in caso di grande richiesta) con un tasso di automazione del 97% (660 robot, per lo più della giapponese Yaskawa), mentre in quello per l’assemblaggio gli occupati sono 600 e che lavorano con ritmi che appaiono tutt’altro che alienanti, paragonabili a quelli delle catene di montaggio europee per intenderci. Una visita non vuol dire molto, ma lo stesso vale per quelle nelle fabbriche del Vecchio Continente.

Impressionano di più le parole del Ceo, che richiamano principi più che volumi, anche se solo in Italia nei prossimi mesi stanno per arrivare le Omoda 4 e 5, la Chery Q, le Lepas 6 e 4, la iCaur V27. Senza contare i concept della Omoda X e di una Lepas e le nuove Chery Tiggo 7 e X7 anticipati a Wuhu.

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RC auto, bugie al volante. 1,4 milioni di italiani hanno ingannato le compagnie

26 October 2026 at 07:25

Circa 1,4 milioni di automobilisti hanno mentito alla propria compagnia assicurativa: il dato emerge dall’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG, che ha acceso un faro sul fenomeno delle frodi nel settore assicurativo. Guardando alle tendenze emerse dalla ricerca, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana, si scopre che la principale ragione di frode è stata evitare che crescesse il premio RC auto.

Secondo le stime, circa 770.000 automobilisti (53,5%) hanno ammesso di aver mentito sulla dinamica di un sinistro proprio per evitare il peggioramento della classe di merito. Un’altra casistica evidenziata è quella dichiarata dal 43% del campione intervistato, pari a circa 586.000 assicurati, che ha mentito sull’identità di chi fosse al volante del veicolo coinvolto nel sinistro perché, magari, alla guida c’era un driver non coperto dalla polizza RC auto. Infine, circa 33.000 (2,3%) hanno ammesso di aver mentito sulla dinamica dell’incidente per ottenere un rimborso che in realtà non spettava, poiché il danno non era coperto dalla polizza.

Giova ricordare che mentire alla propria compagnia assicurativa può configurare un reato penale punito con la reclusione fino a cinque anni, ma è anche un danno che ha un impatto diretto sui premi di tutti gli automobilisti.

Se questa indagine ha messo in luce come ad essere truffate possano essere anche le compagnie, un’altra, commissionata all’istituto di ricerca mUp Research, aveva quantificato in 890 mila gli automobilisti vittime di truffa o tentativo di frode. In quel caso, il danno complessivo era stato individuato in oltre 390 milioni di euro e i canali più utilizzati dai truffatori erano risultati essere le email di phishing (35%), gli SMS (17%), le App di messaggistica istantanea (12%) e il porta a porta (23%).

Proprio per arginare il fenomeno ed insegnare ai consumatori a riconoscere i raggiri e a difendersi, Facile.it, in collaborazione con Consumerismo No Profit, ha creato il sito www.stopalletruffe.it in cui sono raccolti video che spiegano non solo come funzionano le frodi e come si possono disinnescare, ma anche come comportarsi se si è finiti in trappola.

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Italiani protagonisti in Cina. Premiati da Chery per le community dedicate a Omoda

25 October 2026 at 07:00

Più di 110 anni in due, 69 anni portati benissimo Renato Russo, civilista milanese, e 42 Alessandro Fiorenza, di professione informatico, sono saliti sul palco del Chery Customer Summit 2026 di Wuhu. Invitati ufficialmente in quanto “Key Opinion Customer”, sono poi stati premiati dai vertici del colosso cinese, da 23 anni primo nelle esportazioni di auto dal Celeste Impero.

L’award che hanno ricevuto assieme ad automobilisti di altri paesi è per le community che hanno creato. Quella di Fiorenza è legata alla Omoda 5, che il toscano acquisito (è nato a l’Aquila, ma abita a Carrara) ha fondato dopo aver comprato il modello nel gennaio del 2025 (finora ci ha percorso 28.000 chilometri) e che solo su Facebook ha 14.000 utenti. L’avvocato meneghino, che per anni si è occupato di rally con una squadra che ha preso parte anche al mondiale con la Top Run Motorsport di Varese, ha un “club virtuale” per la Omoda 9 con 3.500 follower. Senza dire niente alla filiale nazionale, coinvolta praticamente solo a evento organizzato, ha messo in piedi anche un raduno che si è svolto a Bresso.

Russo sfata una sorta di luogo comune che vuole gli avvocati solo al volante di macchine di marchi premium, magari tedeschi: “La Omoda 9 aveva tutte le caratteristiche che mi interessavano. La trazione integrale, la potenza, la tecnologia, la qualità: ero curioso. Nella vita alle volte bisogna avere il coraggio di… saltare nel vuoto”, spiega. “Chiunque abbia posseduto un’auto sa che ci sono problemi, ma con Omoda abbiamo la possibilità di confrontarci direttamente praticamente con chi la sviluppa. È una cosa rara”. Non a caso uno degli slogan ripetuti nel corso della grande cerimonia planetaria di conferimento dei premi, è proprio su Chery che ascolta i propri clienti.

Oltre che su Facebook, Fiorenza dialoga con gli utenti anche attraverso youtube: finora ha realizzato una cinquantina di video che hanno totalizzato 400.000 visualizzazioni. Ogni giorno dedica almeno cinque ore alla community: “Ornella, mia moglie, ogni tanto mi riprende. Cerco di rispondere alle domande di chi possiede questa macchina, che, ad esempio, chiede come funzionano gli Adas: in media porto avanti quotidianamente anche 170 chat”. Gli utenti hanno fra i 19 e i 75 anni, sono per lo più maschi (70%) e sono di tutta Italia: “Il premio è stata una sorpresa – conclude – perché a me avevano solo chiesto se sarei stato interessato a interagire con i vertici. È un riconoscimento per quello che faccio, anche se a me dà soddisfazione dare una mano, come già faccio con la mia professione, anche spiegando il funzionamento dello Spid, della carta di identità elettronica”.

Hanno guadagnato la ribalta del Customer Summit 2026 anche Alessia Tona, 29enne milanese marketing dealer specialist dei marchi del gruppo (per il momento Chery, Omoda, Jeacoo e Lepas), e che ha contribuito alla moderazione della cerimonia di consegna dei premi, e Lucrezia Mangilli 27 anni di Udine, la concorrente che ha rappresentato il Belpaese al concorso di Miss Mondo nel 2024.

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