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Moro diz que “Flávio deixar o país é compreensível”

27 October 2026 at 20:33

O governador eleito no Paraná, Sergio Moro (PL), disse na tarde desta terça-feira (27) que o senador Flávio Bolsonaro (PL), candidato derrotado à Presidência, ter deixado o país é “compreensível”. Moro ainda questionou a intimação da PF (Polícia Federal) para que Flávio entregasse seus passaportes.

“Em que tipo de país o candidato da oposição à presidência, que teve 59 milhões de votos, tem o seu passaporte apreendido no dia seguinte à eleição? O Brasil segue longe da normalidade institucional. No contexto, Flávio deixar o país é compreensível”, escreveu nas redes sociais.

Como mostrou a CNN, aliados de Flávio afirmaram mais cedo que o político saiu do país com a família em direção aos Estados Unidos. A informação também foi confirmada por autoridades americanas à agência de notícias Reuters.

A decisão do senador teria ocorrido após a PF (Polícia Federal) solicitar que ele entregasse seus passaportes sob determinação do ministro Alexandre de Moraes, do STF (Supremo Tribunal Federal). Além de estabelecer a entrega dos documentos em até 24 horas, o magistrado também proibiu que Flávio deixasse o país e que mantivesse qualquer tipo de contato com o advogado Willer Tomaz.

Como apurou a CNN, o candidato do PL (partido Liberal) não entregou os documentos dentro do prazo, que se encerrou às 11h desta terça. Desta forma, a PF cancelou os passaportes do senador.

A fuga de Flávio do Brasil provocou surpresa e insatisfação entre seus aliados políticos, segundo apuração da CNN. Integrantes do entorno do ex-candidato afirmaram não compreender a decisão, e um deles chegou a dizer que a saída do país é “inaceitável”.

Outros aliados, no entanto, como o vice na chapa de Flávio, o deputado federal Alfredo Gaspar (PL-AL), disseram que o senador sofre uma “perseguição implacável”.

À CNN, políticos próximos de Flávio afirmaram que o governo do presidente dos Estados Unidos, Donald Trump, endossou o movimento dele de deixar o Brasil e sinalizou a concessão de asilo político

Flávio Bolsonaro responde a três inquéritos no STF.

Um deles é por calúnia contra o presidente reeleito, Luiz Inácio Lula da Silva (PT); outro, sobre suspeitas envolvendo o financiamento do filme Dark Horse, cinebiografia inspirada na trajetória do ex-presidente Jair Bolsonaro (PL); e, por último, um relacionado à associação com o advogado Willer Tomaz por lavagem de dinheiro e evasão de divisas.

Os relatores dos casos são Alexandre de Moraes e André Mendonça, que deverão analisar se há vínculo entre os crimes investigados e o mandato parlamentar do senador. Havendo esse vínculo, os processos continuarão tramitando no STF. Caso contrário, poderão ser remetidos à primeira instância.

Proclamato lo sciopero nazionale dei taxi il 15 di dicembre con manifestazione a Roma: “Immobilismo del governo”

27 October 2026 at 17:57

I tassisti tornano a incrociare le braccia. “A causa della totale inerzia del governo, le organizzazioni sindacali e associazioni di categoria del settore taxi, riunitesi oggi a Firenze, proclamano lo sciopero nazionale per l’intera giornata del 15 dicembre 2026 con manifestazione a Roma“. Non solo. In avvicinamento alla data scelta per l’agitazione sindacale, “saranno calendarizzate tre manifestazioni a novembre a Milano (11 novembre), Napoli (17 novembre) e Firenze (25 novembre), per sensibilizzare le autorità sullo stato di difficoltà del settore”. Ad annunciarlo sono i sindacati e le associazioni di categoria.

“Il taxi è un servizio pubblico che si regge su pilastri tra loro integrati e coordinati al fine della tutela dell’utenza e del lavoro – spiegano – Se questi pilastri vengono minati da un’inaccettabile concorrenza sleale di alcune piattaforme multinazionali e ncc che violano le normative, da prezzi ad asta e pratiche di scelta dell’utenza, e infine dall’esplosione dei costi di gestione, allora qualcuno ha deciso di favorirne la morte in favore di giganteschi interessi privati. Noi a tutto questo non ci stiamo”.

Nel dettaglio, “riguardo al Rent (Registro Elettronico ncc e taxi ) segnaliamo la mancata piena operatività del registro e una grave assenza dei controlli su strada, che lasciano spazio all’abusivismo e all’uso irregolare dei titoli ncc. Sul Foglio di Servizio Elettronico (Fse) ci sono reiterati ritardi nell’emanazione del decreto attuativo. Una vacatio normativa che favorisce la concorrenza sleale e la deregolamentazione del servizio pubblico da parte delle piattaforme multinazionali, che agiscono in totale violazione della normativa a danno dell’utenza e degli operatori del settore. Sul caro carburante c’è la necessità urgente di un intervento straordinario di sostegno economico a tutela dei lavoratori del servizio pubblico a tariffa amministrata. I disagi per l’utenza sono da imputare esclusivamente all’inerzia del governo nel dare piena applicazione alla Legge 12/2019″, dichiarano le sigle sindacali.

Le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria che hanno proclamato lo sciopero sono Agci, Ati Taxi, Associazione Tutela Legale Taxi, Claai, Consultaxi. Fast Confsal Taxi, Federtaxi Cisal, Unica Filt Cgil Taxi, Satam, Sitan, Or.s.a. Taxi, Sul Taxi, Tam, Uiltrasporti, Usb Taxi, Ugl Taxi, Unimpresa, Unione Artigiani, Uritaxi e Uti.

Secondo Assoutenti “lo sciopero pone questioni reali, ma il confronto non può limitarsi alla concorrenza delle piattaforme multinazionali e degli ncc”. I tassisti “affrontano costi crescenti e commissioni sui pagamenti elettronici, anche per corse inferiori a 20 euro, problemi che meritano risposte concrete. Allo stesso tempo, nelle grandi città l’offerta di taxi è spesso insufficiente durante festività, grandi eventi e picchi turistici, lasciando cittadini e visitatori senza un servizio essenziale, per questo un ragionamento serio e sostenibile sulle ulteriori concessioni andrebbe fatto. La sentenza n. 137/2024 della Corte costituzionale ha ribadito l’importanza di non ostacolare ingiustificatamente l’offerta dei servizi ncc, riconoscendone il ruolo per la mobilità, la concorrenza e il turismo. La sfida è distinguere la concorrenza legittima dall’abusivismo, garantendo regole certe, controlli efficaci e un’offerta adeguata”. Per il presidente Gabriele Melluso “la tutela dei tassisti e quella dei consumatori non sono obiettivi contrapposti: servono condizioni di lavoro sostenibili, pagamenti equi e un servizio realmente disponibile. Perché la mobilità è un’esigenza dei cittadini, non una questione da affrontare soltanto quando esplode una protesta”.

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Sciopero 30 ottobre, trasporti precettati da Salvini: “In quei giorni si va al cimitero per commemorare i defunti”. Usb: “Disobbediremo”

27 October 2026 at 16:33

Può esserci un’agitazione sindacale nel comparto dei trasporti due giorni prima della Commemorazione dei defunti, oppure si rischia di comprimere il diritto di andare nei cimiteri nei giorni di massimo afflusso nel corso dell’anno? È vietato, dice la Commissione Garanzia Sciopero sulla base della legge sullo sciopero. Per questo, il 22 ottobre il garante ha sostanzialmente invitato il ministro dei Trasporti Matteo Salvini a precettare i lavoratori del trasporto, impedendo che si astengano il venerdì 30 ottobre, giorno dello sciopero generale indetto dall’Usb. Detto, fatto: martedì sera, il vicepremier ha firmato l’ordinanza che impone a chi è impiegato nel comparto di lavorare. Il sindacato fa sapere che intende “disobbedire” a quello che ritiene “un ordine sbagliato e illegittimo”.

Lunedì mattina, il capo di gabinetto del Mit aveva incontrato – come previsto dalla procedura – i rappresentanti del sindacato ribadendo sostanzialmente il rischio di un “gravissimo nocumento” nei confronti di chi decide di visitare i cimiteri nei giorni immediatamente precedenti il 2 novembre. “Fondato pericolo di pregiudizio grave ed imminente del diritto alla libertà di circolazione”, aveva sostenuto la Commissione, poiché il settore è interessato dalla “regola della franchigia” legata alla commemorazione dei defunti.

In sostanza, secondo regole che si sono stratificate nel corso degli anni, tra il 30 ottobre e il 5 novembre non è possibile proclamare astensioni dal lavoro nei servizi essenziali per la festività di Ognissanti e la vicinanza con il 2 novembre: si tratta infatti di giorni nei quali molte persone, anche usando i mezzi pubblici, fanno visita ai propri cari defunti. Quest’anno, tra l’altro, non c’è alcun ponte poiché l’1 novembre cade di domenica. Quello a cavallo tra ottobre e novembre è solo uno periodi tutelati per evitare disagi estremi nei cittadini in grandi periodi di mobilità. Tra gli altri ci sono le festività natalizie (18 dicembre-7 gennaio), la Pasqua, il periodo estivo (solitamente tra il 27 luglio e il 5 settembre) e gli appuntamenti elettorali.

Francesco Staccioli, componente del direttivo nazionale dell’Usb e responsabile Trasporti, spiega a Ilfattoquotidiano.it che il sindacato ha sostanzialmente fatto una mossa politica, dopo la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali presso il Consiglio d’Europa: “Lo scorso marzo, fornendo una sorta di interpretazione autentica della Carta dei diritti sociali europei, ha risposto a sei quesiti che avevamo posto e ci ha dato ragione in tre casi, compresa proprio l’estensione eccessiva dei periodi di franchigia”. Tuttavia, le decisioni del Comitato sono vincolanti ma non immediatamente esecutive. Proprio sul punto del 2 novembre, però, sottolinea Staccioli, la questione è spinosa: “Il periodo di franchigia non era previsto statutariamente, ma è stato definito successivamente con delibere e interventi della varie commissioni che si sono succedute nel tempo e che hanno finito per comprimere il diritto allo sciopero. Per questo, lunedì, abbiamo chiesto al ministero di non mettersi a giocare con le ordinanze ma di fare una valutazione politica, affinché non vengano esacerbati gli animi”. Ma a differenza delle precettazioni dello scorso anno, stroncate dai giudici amministrativi, la procedura seguita dal Mit è stata corretta. Quindi non c’è spazio per un intervento del Tar che potrà solo esprimersi nel merito, con lo sciopero ormai alle spalle.

L’ordinanza dimostra per l’Usb che “è rimasto inascoltato l’invito di tenere in considerazione la situazione di forte crisi generale e di forte tensione popolare rispetto invece il rispetto di una franchigia, uno degli elementi ritenuti illegittimi dall’ultima decisione dal Consiglio d’Europa. Un’altra scelta repressiva che impedisce lo strumento del conflitto previsto dalla costituzione a disposizione dei lavoratori e che rischia solo di esacerbare gli animi e gettare altra benzina sul fuoco”. Davanti a “salari divorati dal carovita, condizioni di lavoro sempre più pesanti e servizi pubblici sempre più inaccessibili e privatizzati, questo governo risponde imponendo a Lavoratori e Lavoratrici di mettere a tacere la propria esasperazione. Lo fa proprio nel giorno in cui i portuali di più di 100 porti in 4 continenti lottano insieme, per respingere la militarizzazione delle banchine e porre un freno all’economia di guerra”. Per questo “Usb comunicherà al ministro Salvini e a tutto il governo che non obbedirà all’ordinanza e conferma lo sciopero per l’intera giornata nei settori indicati nell’atto ministeriale, accollandosi le sanzioni che sono pesantissime ma nella consapevolezza che queste siano illegittime. Indiciamo una Conferenza Stampa alle ore 12.00, a Roma in Piazza dei Cinquecento presso il presidio del movimento per l’abitare”.

Il sindacato sta “provvedendo a informare tutti i lavoratori e lavoratrici del comparto delle sanzioni individuali previste in questo caso, che sono pesantissime, coscienti delle difficoltà che questo comporterebbe alle categorie e permettendo che ogni Lavoratrice e ogni Lavoratore deve poter scegliere con piena consapevolezza e trasparenza”.

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Tre operai minacciano di buttarsi da un’impalcatura nel Teramano: “Siamo in subappalto e non ci pagano”. Poi arriva l’accordo

27 October 2026 at 16:24

Più di otto ore sospesi a dieci metri d’altezza, con la vita appesa al filo della disperazione e la sola pretesa di vedere riconosciuto il valore del proprio lavoro: si è conclusa poco dopo le 16 la drammatica protesta che dalle 8 del mattino ha visto tre operai di nazionalità egiziana arroccati sulla sommità del ponteggio di un cantiere privato in regime di Superbonus 110%, nella frazione di Piano Grande a Torricella Sicura, in provincia di Teramo.

I tre lavoratori, dipendenti di una piccola impresa milanese inserita in una complessa catena di subappalti, rivendicavano il mancato pagamento di 11mila euro di stipendi arretrati. Già nella serata di lunedì il gruppo di maestranze – composto da circa dieci persone – aveva manifestato l’intenzione di protestare, prima che la maggior parte decidesse di desistere e far rientro al Nord. I tre ‘irriducibili’ rimasti hanno invece scelto la strada più drastica, salendo sull’impalcatura e rifiutando ogni proposta di acconto o saldo dilazionato formulata dalla ditta subappaltatrice di Modugno, in provincia di Bari, ritenuta ormai inaffidabile.

A terra si è attivata la macchina dei soccorsi con vigili del fuoco, sanitari del 118, polizia e carabinieri, affiancati da un negoziatore dell’Arma che ha condotto le trattative, in interlocuzione diretta con un mediatore linguistico amico dei tre. Presente anche il sindaco Daniele Palumbi, che ha sottolineato la frustrazione istituzionale di fronte alle regole dell’edilizia privata. “Se fosse stato un appalto pubblico il Comune sarebbe potuto intervenire direttamente, ma qui devono essere l’impresa principale e i subappaltatori a trovare una soluzione”.

Dopo aver rifiutato persino l’invito a un tavolo di mediazione in municipio senza garanzie economiche immediate, la svolta è arrivata nel pomeriggio: i tre lavoratori sono scesi dal ponteggio solo dopo aver ottenuto la garanzia del pagamento immediato di ottomila euro degli undicimila euro dovuti, coperto per metà dall’impresa affidataria e per l’altra metà da quella in subappalto. Un accordo che ha scongiurato la tragedia.

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“Il governo Meloni ci prende in giro”: la protesta degli agricoltori di fronte a Montecitorio contro il caro carburante – Video

27 October 2026 at 15:52

“Il governo Meloni ci prende in giro. Non riusciamo a dare da mangiare ai nostri figli, se ci fermiamo noi, si ferma tutta Italia”. Oltre cento agricoltori provenienti da Puglia e Calabria si sono riuniti davanti a Montecitorio, a Roma, per protestare contro il caro gasolio, l’aumento dei costi di produzione e la concorrenza dei prodotti agricoli esteri. “Sono mesi che denunciamo un problema di carovita. L’agricoltura italiana non è più competitiva sui mercati nazionali ed europei. Con accordi come il Mercosur si consente l’ingresso di prodotti che non rispettano le stesse normative imposte ai nostri agricoltori”, ha dichiarato Giancarlo Greco, del Movimento Popolare Nazionale. “Oggi uscire con un trattore significa spendere soldi con la certezza di non rientrare nei costi. Produrre un litro d’olio ci costa almeno 6 euro e 50, mentre sul mercato arriva olio tunisino a meno di 4 euro, fissando prezzi che penalizzano i nostri olivicoltori”, ha aggiunto.

Greco ha poi criticato le misure del governo: “L’ultimo decreto sul gasolio agricolo è stata una presa in giro, un gioco delle tre carte. Hanno preso 40 milioni destinati al caro fertilizzanti e li hanno utilizzati per abbattere il costo del gasolio. Chiediamo a Meloni un po’ di rispetto. Presidente Meloni e ministro Lollobrigida, fate le cose per risolvere i problemi della gente e non per fare i reel. Gli agricoltori chiedono dignità, non soldi”.

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Giovani troppe ore sui social? La ricetta di Futuro nazionale: “Mandiamoli a lavorare a 13 anni”

27 October 2026 at 15:19

La vera emergenza è sotto i nostri occhi. Vale a dire “l’invasione che sta alimentando insicurezza, violenza e disordini nelle nostre città”. Ed ecco che, appena dopo che i riflettori dei media si sono spostati sui giovani che hanno protestato in tutta Italia, arriva la proposta di Futuro nazionale: mandare a lavorare i 13enni.

A depositare il progetto di legge è il consigliere regionale vannacciano in Veneto, Stefano Valdegamberi, che prima se la prende col governo (“un esecutivo incapace di fermare qualche centinaio di maranza dovrebbe fare mea culpa, anziché cercare giustificazioni a Mosca”), poi mette nero su bianco il vecchio adagio “chi fatica in giovinezza, gode i frutti in vecchiezza”. E allora “invece di trascorrere tante ore sui social, i ragazzi dovrebbero avere anche la possibilità di dedicare qualche ora alla settimana a un’attività concreta, imparando il valore dell’impegno, della puntualità e della responsabilità”. E via di esempi: “Riordinare gli scaffali di un supermercato, sistemare i vestiti in un negozio o svolgere semplici mansioni in una pizzeria sono esperienze che aiutano a crescere”.

La proposta di legge riguarda i giovani dai 13 ai 16 anni: regolare contratto, massimo otto ore alla settimana, consenso dei genitori e “mansioni leggere e sicure” che “non compromettano la scuola e il riposo”. Per Valdegamberi così “non si obbliga nessuno a lavorare, vogliamo dare ai giovani un’opportunità in più. Proteggere i minori significa impedire lo sfruttamento, non privarli della possibilità di fare esperienze formative. Otto ore alla settimana possono insegnare molto: il valore dei soldi, il rispetto per il lavoro e la soddisfazione di conquistarsi qualcosa con le proprie capacità”.

Va ricordato che la cosiddetta alternanza scuola-lavoro esiste già (ora Formazione scuola-lavoro) e riguarda tutti gli istituti scolastici, dai licei ai professionali, dalle classi terze in avanti. “Non vogliamo favorire lo sfruttamento, il lavoro nero o situazioni incompatibili con l’età” spiega Valdegamberi. “Vogliamo esattamente il contrario: regole chiare, rapporti di lavoro trasparenti e controlli efficaci, affinché queste esperienze possano svolgersi legalmente e diventare occasioni di crescita”. Secondo il consigliere regionale veneto è necessario recuperare “una cultura dell’impegno, del merito e della concretezza, aiutando i giovani a comprendere il rapporto tra lavoro, guadagno e responsabilità individuale”.

Valdegamberi, lo scorso aprile, aveva depositato la legge che vincola la collaborazione dei genitori – nei casi in cui i figli commettano reati – all’erogazione o meno di “benefici e provvidenze economiche regionali”. Un provvedimento ripreso a settembre da un senatore di FdI, Matteo Gelmetti, che ne ha fatto un disegno di legge: “Più che Fratelli d’Italia, sono ‘copioni d’Italia’” aveva commentato Valdegamberi.

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“Stiamo provando a prendere un certo ‘Kanne’”: quando Harry Kane stava per finire al Livorno. Al suo posto poi fu preso Emeghara

27 October 2026 at 12:51

Oggi si chiama Pallone d’Oro. Tredici anni fa, invece, per Aldo Spinelli era semplicemente “Kanne” o forse “Kenna”. Harry Kane ha conquistato il premio individuale più prestigioso del calcio mondiale, coronando una carriera trascorsa a segnare gol tra Tottenham, Bayern Monaco e nazionale inglese. Ma nel 2013 il suo futuro avrebbe potuto prendere una direzione completamente diversa: quella di Livorno.

“Stiamo provando a prendere un certo ‘Kanne’, o ‘Kenna’… una roba così. Ha vent’anni e gioca in Inghilterra”, disse all’epoca Spinelli ad alcuni giornalisti. Non era ancora il centravanti capace di arrivare sul tetto del mondo, ma un giovane attaccante di proprietà del Tottenham che cercava spazio attraverso una serie di prestiti. E il Livorno allenato all’epoca da Davide Nicola, oggi al Venezia, provò davvero a portarlo in Italia.

“Parlando con Franco Baldini venne fuori il suo nome, ma non nacque una vera e propria trattativa. Furono solo chiacchiere“, raccontò successivamente l’allora presidente amaranto. Qualcosa, però, si era mosso. “Avevamo intuito qualcosa anche all’epoca, aveva ottimi numeri…”, ha spiegato un anno fa Stefano Capozucca, a quei tempi direttore sportivo del Livorno. Kane era stato proposto da un agente dopo aver segnato un paio di gol con il Leicester in Championship. Spinelli diede il suo assenso e Capozucca provò a impostare l’operazione sulla base di un prestito con diritto di riscatto: circa mezzo milione di euro.

L’affare non decollò e il Livorno cambiò obiettivo, puntando su Innocent Emeghara. Il nigeriano aveva già segnato contro l’Inter con il Siena il 3 febbraio 2013, nel 3-1 di San Siro, e avrebbe colpito ancora i nerazzurri il 31 marzo 2014, firmando con la maglia amaranto uno dei gol del 2-2 contro la squadra allora allenata da Mazzarri. Ma di certo Emeghara non ha avuto la stessa carriera di Kane. Che nel frattempo, tredici anni dopo quel tentativo rimasto a metà, è arrivato a conquistare il Pallone d’Oro. E rende ancora più sorprendente rileggere oggi quelle parole di Spinelli: il miglior calciatore del 2026, per qualche settimana, a Livorno era soltanto “un certo Kanne”.

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“Non hanno imparato nulla da Crans-Montana”: bottiglie con candele scintillanti alla festa di Kane per il pallone d’oro

27 October 2026 at 12:14

L’emozione quando è stato pronunciato il suo nome, il discorso con la voce rotta e le foto di rito con il trofeo in mano. Harry Kane ce l’ha fatta e a 33 anni ha vinto il suo primo pallone d’oro. Motivo per cui – dopo la lunga ed emozionante cerimonia al Palladium Theatre di Londra – l’attaccante del Bayern Monaco si è concesso una festa con amici e parenti in un locale esclusivo, al club Cirque le Soir. E presto i video girano sui social e in questo caso fanno anche discutere. Il motivo? Il ritorno delle bottiglie con le candele scintillanti che inevitabilmente riporta la mente al 2 gennaio 2026, quando in un incendio a Crans-Montana morirono 40 persone e altre 116 rimasero ferite.

Un video che ha fatto il giro d’Europa ed è arrivato anche in Italia, commentato dalla giornalista del Corriere della Sera, Lia Capizzi. “Il Pallone d’Oro a Harry Kane, per me meritatissimo.
Nei festeggiamenti c’è però una nota che stride, a maggior ragione in un video che farà il giro del mondo“, scrive la giornalista italiana. “In questo club londinese avranno di sicuro rispettato tutte le norme di sicurezza (materiali ignifughi &Co), non lo metto in dubbio. E ovviamente Kane non c’entra nulla. Ma il dolore per la tragedia di Crans–Montana è ancora enorme, soprattutto per noi italiani. Vedere che si continuano ad usare bottiglie con candele scintillanti, in locali minuscoli dal tetto basso, con tale nonchalance mette i brividi”, ha concluso Lia Capizzi.

E in effetti, guardando il video, la mente riporta a quel giorno. Locale basso in stile bunker, bottiglie scintillanti che scorrono per tutta la sala. Anche se i tetti e la pareti del locale in cui Harry Kane ha festeggiato non sono rivestiti di materiale infiammabile. Una polemica che ha preso piede anche in Germania, dove su X si leggono commenti critici nei confronti del calciatore: “Non hanno imparato niente?”, “Non voglio dire qual è stato l’ultimo video in cui ho visto uno spettacolo pirotecnico del genere”. Oppure: “Perché non impariamo nulla da quello che è successo? Nessuno ha bisogno di questi razzi”. Su Instagram, qualcuno commenta: “Pensavo che dopo il tragico incidente in Svizzera, cose del genere sarebbero state vietate! Guardando il video, non ho potuto fare a meno di pensare all’incidente, anche se sono molto felice per Harry“.

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Operaio ventenne schiacciato da un rullo compressore nel Perugino

27 October 2026 at 11:38

Un operaio di 20 anni è morto mentre stava lavorando. È accaduto in un cantiere stradale, dove era impegnato in lavori di manutenzione per conto di una ditta incaricata dal Comune, nella zona di Valtopina, in provincia di Perugia. Secondo una prima ricostruzione, è stato travolto da un macchinario a cui stava lavorando, probabilmente dopo essere scivolato: in particolare, il giovane sarebbe stato a bordo di un rullo compressore per compattare l’asfalto, per poi perdere l’equilibrio e rimanere schiacciato dal mezzo. Sul posto sono arrivati vigili del fuoco e il 118 con l’elisoccorso di Nibbio; inutili, tuttavia, tutti i soccorsi. Sono in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri per capire la dinamica esatta degli eventi che hanno portato al decesso del giovane.

Proprio ieri, a Brindisi, un uomo ha perso la vita mentre lavorava in modalità piuttosto simili a quelle dell’operaio ventenne morto a Perugia. Il decesso avvenuto nel brindisino è stata, tra l’altro, la quinta morte sul lavoro della giornata; più in generale, quella di oggi è la settima vittima sul lavoro nell’arco di appena tre giorni. “Non possiamo continuare a considerare tutto questo una tragica normalità” ha già detto Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.

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Microsoft vuole tagliare 60mila dipendenti, un quarto della forza lavoro: “Soldi da investire nell’AI”

27 October 2026 at 09:37

Sessantamila dipendenti, cioè un quarto della forza lavoro, da espellere in quattro Paesi per abbassare i costi fissi e avere soldi disponibili per investimenti in intelligenza artificiale. È il piano presentato da Microsoft che intende intervenire pesantemente sul suo assetto occupazionale in Usa, Canada, India e Gran Bretagna per allentare la pressione sulle sue finanze in modo da poter far fronte alle crescenti spese destinate ai data center a causa di un’elevata domanda legata all’intelligenza artificiale, a partire dai servizi cloud offerti ad aziende, come Anthropic e OpenAI.

Ad aprile, il gruppo di Redmond aveva già annunciato un primo piano di pensionamenti volontari, al quale poteva accedere circa il 7% dei dipendenti negli Stati Uniti, pari a 4.800 unità. Ora, secondo quanto riferito da un portavoce, la proposta è rivolta al personale di specifici team di Usa, Canada, India e Regno Unito con livello gerarchico pari o inferiore a quello di vicepresidente.

Restano esclusi alcuni gruppi di dipendenti, tra cui quelli che si occupano di data center, vendite e marketing. “L’offerta di uscita volontaria riflette un aspetto importante della nostra evoluzione nell’approccio al cambiamento: creare maggiore flessibilità e, laddove possibile, offrire ai dipendenti più opportunità per definire il proprio percorso futuro”, ha scritto in una nota al personale Amy Coleman, vicepresidente esecutiva e responsabile delle risorse umane di Microsoft.

L’iniziativa, che ha spinto i titoli a guadagnare in Borsa più dell’1%, “si basa su quanto appreso all’inizio di quest’anno attraverso il programma di pensionamento volontario”, ha aggiunto Coleman. Nel secondo trimestre, i principali concorrenti di Microsoft nel settore cloud – Alphabet e Amazon – hanno registrato un flusso di cassa disponibile negativo, mentre Microsoft è riuscita a mantenerlo in territorio positivo: 19,64 miliardi, in calo annuo però del 23%.

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Microsoft licenzia 60.000 dipendenti per finanziare IA, data center e cloud

27 October 2026 at 09:02

Microsoft impugna le forbici: la Big Tech di Redmond ha messo a punto una proposta di esodo volontario anticipato rivolta a circa 60.000 dipendenti dislocati fra Stati Uniti, Canada, India e Gran Bretagna.

La misura coinvolge circa un quarto della sua forza lavoro totale a tempo pieno e ha l’obiettivo di contenere i costi.

Microsoft, incentivi all’uscita 2026

Riducendo le spese legate al personale, Microsoft intende allentare la pressione sulle proprie finanze e far fronte ai crescenti investimenti destinati ai data center, spinti dall’elevata domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dai servizi cloud offerti a realtà come Anthropic e OpenAI.

Secondo Reuters, Microsoft ha previsto 175 miliardi di dollari di investimenti in conto capitale per l’anno solare 2026. Il gruppo di Redmond deve inoltre rispondere alle aspettative degli investitori, che osservano con attenzione il rapporto tra le somme destinate all’intelligenza artificiale e i ricavi.

Nel secondo trimestre, Microsoft ha mantenuto positivo il flusso di cassa disponibile, pari a 19,64 miliardi di dollari, pur registrando una diminuzione del 23% su base annua. Nello stesso periodo, Alphabet e Amazon, due dei suoi principali concorrenti nel cloud, hanno registrato un flusso di cassa disponibile negativo.

La notizia del nuovo programma di tagli ha accompagnato un rialzo di circa l’1% delle azioni Microsoft nella seduta di lunedì 26 ottobre. Martedì 27 ottobre, le azioni hanno registrato un +1,5%.

L’iniziativa si rivolge al personale di specifici team con livello gerarchico pari o inferiore a quello di vicepresidente (livello 70 e inferiori).

Perchè Microsoft riduce il personale

Secondo quanto trapelato, la proposta coinvolge settori noti tra cui le divisioni legate a Windows, le esperienze IA, Copilot, la finanza, le risorse umane e la sezione Xbox, fra le altre. Restano invece esclusi dal programma alcuni gruppi specifici, tra cui gli addetti alla sicurezza informatica, alle vendite, al business commerciale, al marketing e alla gestione dei data center.

In una nota inviata al personale, Amy Coleman, vicepresidente esecutiva e responsabile delle risorse umane di Microsoft, ha descritto l’operazione in questi termini:

Questa offerta offre ai dipendenti idonei, che potrebbero valutare un futuro al di fuori dell’azienda, una nuova opportunità per affrontare tale transizione fin da subito, potendo contare su un adeguato supporto. Al contempo, fornisce alle organizzazioni aderenti un ulteriore strumento per adeguare il proprio organico alle mutevoli esigenze.

E ancora:

L’offerta di uscita volontaria è una novità per noi. Ne faremo tesoro. Allo stesso tempo, continueremo ad aiutare le persone a concentrarsi sul lavoro più importante, a sviluppare nuove competenze e, laddove opportuno, a trovare nuove opportunità all’interno di Microsoft.

I licenziamenti precedenti

Il nuovo piano arriva dopo altre iniziative con cui Microsoft ha cercato di ridimensionare la propria forza lavoro. In precedenza, l’azienda aveva già proposto un programma di pensionamento volontario rivolto a circa il 7% dei dipendenti statunitensi.

A luglio, inoltre, aveva annunciato la riduzione di 4.800 posti di lavoro a livello globale, pari a circa il 2,1% della forza lavoro, intervenendo anche sul comparto dei videogiochi Xbox e annunciando la cessione di un massimo di cinque studi.

Il contenimento dei costi attraverso tagli o uscite volontarie è una tendenza diffusa tra le Big Tech. Meta (Facebook, Instagram e WhatsApp) ha annunciato ad aprile un piano di ridimensionamento del 10% del personale (circa 8.000 lavoratori) per aumentare l’efficienza. Oracle a giugno ha ridotto la propria forza lavoro di quasi il 13%, tagliando 21.000 posti. Ed anche Amazon ha recentemente effettuato diverse riduzioni di organico.

Manager più pagati in Italia, chi sono i CEO che guadagnano di più a Piazza Affari

27 October 2026 at 08:41

Chi guida le grandi società quotate italiane e quanto guadagna? Lo rivela lo Studio sui compensi dei Board delle società italiane del Ftse Mib, realizzato da Cutillo & Partners per l’Osservatorio Executive Compensation e Corporate Governance della Luiss Business School. L’edizione 2026 analizza le remunerazioni relative al 2025 di 34 società e registra un dato significativo: per la prima volta tre amministratori delegati hanno superato contemporaneamente i 10 milioni di euro di compenso complessivo.

In cima alla classifica ci sono Carlo Messina di Intesa Sanpaolo, Andrea Orcel di UniCredit e Philippe Donnet di Assicurazioni Generali. Seguono i vertici dei grandi gruppi energetici, bancari e assicurativi, a conferma del peso di questi settori nella graduatoria dei manager meglio pagati di Piazza Affari.

I manager più pagati di Piazza Affari

La classifica considera la remunerazione complessiva, che comprende stipendio fisso, bonus di breve periodo, incentivi di lungo termine e valore degli strumenti azionari assegnati:

  • Carlo Messina – Intesa Sanpaolo: 12.620.900 euro;
  • Andrea Orcel – UniCredit: 11.474.280 euro;
  • Philippe Donnet – Assicurazioni Generali: 10.119.714 euro;
  • Claudio Descalzi – Eni: circa 8,3 milioni di euro;
  • Flavio Cattaneo – Enel: circa 7,9 milioni di euro;
  • Giuseppe Castagna – Banco BPM: 3,66 milioni di euro tra componente fissa e variabile, a cui si aggiunge la componente azionaria di lungo periodo.

Carlo Messina è il manager più pagato

Al primo posto si trova Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo dal 2013, con una remunerazione complessiva di oltre 12,6 milioni di euro. Durante il suo mandato, il gruppo ha rafforzato la propria posizione nel mercato bancario, anche grazie all’acquisizione di UBI Banca, completata nel 2021. Il modello di business comprende attività di risparmio gestito, bancassicurazione e gestione patrimoniale.

Al secondo posto c’è Andrea Orcel, alla guida di UniCredit dall’aprile 2021. Il suo compenso supera gli 11,4 milioni di euro. La strategia del manager ha puntato sulla semplificazione organizzativa, sul contenimento dei costi e sul rafforzamento della redditività, accompagnati da una politica di distribuzione del capitale agli azionisti.

Completa il podio Philippe Donnet, amministratore delegato di Generali dal 2016, con oltre 10,1 milioni di euro. Il gruppo assicurativo ha proseguito il proprio percorso di sviluppo internazionale, tra assicurazioni e risparmio gestito, attraversando anche momenti di confronto tra gli azionisti sulla governance societaria.

Energia e banche nella parte alta della classifica

Il quarto posto spetta a Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni dal 2014, con circa 8,3 milioni di euro. Nel corso della sua gestione, il gruppo ha affiancato alle attività tradizionali nel settore degli idrocarburi iniziative legate alla transizione energetica, alle rinnovabili e al gas naturale liquefatto. Segue Flavio Cattaneo, alla guida di Enel dal maggio 2023, con circa 7,9 milioni di euro. Il manager ha promosso interventi di razionalizzazione degli asset internazionali e di riduzione dell’indebitamento, con l’obiettivo di rafforzare la redditività del gruppo.

Quanto guadagna un CEO rispetto agli altri consiglieri?

Il report evidenzia una distanza significativa tra i compensi degli amministratori delegati e quelli degli altri componenti dei consigli di amministrazione. La remunerazione complessiva mediana di un CEO del Ftse Mib supera i 3,5 milioni di euro, mentre la remunerazione mediana di un amministratore non esecutivo è di 116.250 euro all’anno. Il compenso mediano del vertice esecutivo equivale quindi a circa trenta volte quello di un consigliere non esecutivo.

Un altro elemento rilevante è il peso degli incentivi di lungo periodo, che rappresentano il 37% della remunerazione mediana, per un valore di circa 1,4 milioni di euro. Si tratta soprattutto di strumenti azionari collegati al raggiungimento di obiettivi specifici. I parametri ambientali, sociali e di governance, noti come ESG, sono presenti nei sistemi incentivanti di tutte le società analizzate e possono incidere fino al 20% della componente variabile.

La classifica mostra dunque come la remunerazione dei top manager italiani sia sempre più legata non soltanto allo stipendio fisso, ma anche ai risultati aziendali e agli obiettivi di lungo periodo. Resta aperto il dibattito sulla proporzionalità dei compensi e sul rapporto tra retribuzioni dei vertici, performance delle società e remunerazione degli altri componenti dei consigli di amministrazione.

Sciopero generale il 30 ottobre, l’Usb mobilita il Paese contro carovita e riarmo: dai trasporti alla sanità, oltre 50 manifestazioni. La mappa in aggiornamento

28 October 2026 at 14:30

“Contro l’economia di guerra imposta dal Governo Meloni, contro il carovita che sta strangolando la popolazione, contro la repressione dei giovani e dei lavoratori che protestano per i loro diritti”. Venerdì 30 ottobre sarà una grande giornata di protesta in tutto il Paese: lo sciopero generale, proclamato dall’Unione sindacale di base, coinvolgerà tutte le categorie del lavoro pubblico e privato. Dalla sanità alla scuola, passando per i trasporti (nonostante la precettazione) e i servizi portuali. Cortei e presìdi sono stati indetti in decine di città, per dare continuità allo sciame di manifestazioni che ha attraversato l’Italia, e non solo, nelle ultime settimane. I sindacati chiamano a raccolta tutti. Gli autotrasportatori e gli agricoltori che hanno bloccato il Paese contro il carogasolio. I lavoratori che chiedono salari più alti e condizioni di vita migliori. Le centinaia di migliaia di studenti che il 16 ottobre sono scesi in piazza per il No Meloni Day. I movimenti per la casa, per l’ambiente e i centri sociali. Più in generale, tutti i cittadini che, di fronte alla crescita dell’inflazione e all’erosione dei loro diritti sociali, osservano la politica rispondere alle crisi investendo miliardi in armi. “In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo – ha dichiarato l’Usb, lanciando lo sciopero -. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale di tutte le categorie sociali e del lavoro, per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi”.

Usb: “Saldiamo tutte le lotte”

Lo sciopero generale avverrà nella stessa giornata in cui, a livello internazionale, incroceranno le braccia i lavoratori portuali contro la guerra e il traffico di armi. Secondo Usb, saranno oltre 100 i porti coinvolti nella mobilitazione, distribuiti su quattro continenti. Anche per questo il sindacato di base ha scelto il 30 ottobre come data. La volontà è di unire le istanze di tutte le proteste, per saldare le lotte contro la guerra, il riarmo e i loro effetti, come il carovita. Numerose le richieste portate in piazza: salari più alti, il ripristino della scala mobile, lo stop alla crescita dei prezzi, la riduzione dell’Iva sui beni di prima necessità, il no alle politiche di riarmo, la difesa del lavoro e dell’industria, l’opposizione alla speculazione immobiliare e finanziaria.

“Il 30 ottobre scioperiamo e blocchiamo tutto, ancora una volta, per dire chiaramente che i soldi vanno investiti nell’istruzione, nella sanità, nei salari, nelle pensioni e non nella guerra – si legge in una nota di Usb -. Per garantire alle future generazioni un futuro di diritti e di pace e non di guerra e di morte come carne da cannone. Contro l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche“. Nel mirino anche le politiche industriali dell’esecutivo, accusato di smantellare ciò che resta dell’industria italiana, “dall’Ilva all’automotive“. Ma l’Usb critica anche le altre grandi organizzazioni sindacali, accusate di “restare a guardare”, mentre in diversi Paesi europei si moltiplicano le proteste.

Fermi scuola, trasporti e sanità

Lo sciopero generale coinvolgerà anche il settore dei trasporti (come confermato da Usb, nonostante la precettazione del ministro Matteo Salvini), con possibili cancellazioni e modifiche ai servizi ferroviari, aerei, marittimi e del trasporto pubblico locale. Per le ferrovie, lo stop inizierà alle 21 di giovedì 29 ottobre e durerà 24 ore. Trenitalia garantirà i servizi essenziali previsti nei giorni feriali, mentre non sono previste fasce di garanzia per i collegamenti FrecciaLink. Possibili variazioni anche prima e dopo gli orari dello sciopero. Anche nel trasporto aereo, la mobilitazione durerà dalle 24 ore, a partire dalla mezzanotte del 30 ottobre. Negli aeroporti di Firenze e Pisa si fermerà anche il personale delle società Consulta, GH Toscana e Toscana Aeroporti. Lo sciopero interesserà inoltre i lavoratori portuali e il trasporto marittimo, mentre per autobus, tram e metropolitane gli orari e le fasce di garanzia saranno definiti a livello locale. Nel comparto autostradale, la protesta inizierà alle 22 del 29 ottobre. Anche il servizio taxi sarà coinvolto per tutta la giornata del 30 ottobre.

Possibili ripercussioni anche sui servizi di scuola e sanità. Alla mobilitazione proclamata dall’Usb, si aggiunge lo sciopero generale indetto da Usi-Cit, con l’adesione di Cub Scuola Università Ricerca, Cub Sanità, Fisi e Flmuniti-Cub. Per quanto riguarda il mondo dell’istruzione, la protesta potrò coinvolgere tutto il personale scolastico, con possibili interruzioni delle attività didattiche. Ripercussioni sono attese anche nel sistema sanitario, sia pubblico che privato, dove lo sciopero potrebbe rallentare alcune prestazioni ambulatoriali, visite già programmate e attività non urgenti. Rimane comunque garantita la tutela dei servizi essenziali, comprese le prestazioni di pronto soccorso. La partecipazione non è automatica per tutti gli addetti e l’indizione dello sciopero non comporta necessariamente la chiusura totale dei servizi. L’entità delle ripercussioni dipenderà dalle adesioni registrate

La mappa delle proteste (in aggiornamento)

Sono previste manifestazioni in almeno 50 città, distribuite in 18 regioni, con un calendario ancora in aggiornamento. In Friuli Venezia Giulia, appuntamento a Trieste, alle 9 al Varco 4 del Punto Franco Nuovo. In Veneto si manifesta a Padova, alle 8 alla stazione, Vicenza, alle 8 in piazza Castello, a Verona alle 7.30 in piazzale 25 Aprile, Venezia alle 9, Campo Santa Margherita. Gli appuntamenti in Piemonte: a Torino, alle 9.30 in piazza Palazzo di Città, a Novara, alle 9.30 in piazza Cavour, a Verbania, alle 17 in piazza Ranzoni, ad Alba, alle 8.30, piazza Garibaldi, Cuneo alle 9, piazza Europa. In Lombardia mobilitazioni a Milano, alle 10 in piazza Duca d’Aosta, a Brescia, alle 9 alla stazione della metropolitana San Faustino, e a Bergamo, alle 17 in piazza Gaza, a Porta Nuova.

In Emilia-Romagna appuntamenti a Piacenza, alle 8 al parcheggio Cheope (Facsal), a Bologna, alle 9.30 in piazza Maggiore, e a Rimini, alle 9 all’Arco d’Augusto. A Ravenna la mobilitazione prevede diverse tappe: preconcentramento alle 9 in piazza del Popolo, concentramento alle 10 in Darsena e partenza del corteo alle 11 verso Marina di Porto. Alle 12.30 è previsto un pranzo sociale in piazzale della Marina, da dove partirà un secondo corteo alle 14. In Liguria si manifesta a Imperia, alle 9.30 in piazza Ulisse Calvi, e a La Spezia, alle 9.30 davanti alla Prefettura. A Genova sono previsti due appuntamenti: alle 9.30 al Varco Albertazzi e alle 10 alla stazione Principe.

Le città coinvolte in Toscana: a Massa appuntamento alle 17 in piazza Garibaldi, a Carrara alle 6 al porto, a Pisa alle 9 in piazza Gaza (piazza XX Settembre), a Firenze alle 10 in piazza Bambine e Bambini di Beslan, alla Fortezza da Basso, a Siena alle 9 al terminal bus di Pescaia, a Piombino alle 16 in piazzale Premuda, al porto, a Grosseto 9.30, piazza Rosselli. A Livorno due appuntamenti: alle 6 alla rotatoria Ponte Penova e alle 9 in piazza Cavour. Nelle Marche si manifesta ad Ancona, alle 10.30 in corso Carlo Alberto, sul lato di piazza Ugo Bassi. In Umbria appuntamento a Perugia, alle 8.30 in piazza Partigiani. Le mobilitazioni nel Lazio: a Civitavecchia, alle 9 in corso Centocelle, davanti al Teatro Traiano, a Roma, alle 10.30 in piazza dei Cinquecento, a Latina 9, piazza del Popolo.

In Abruzzo appuntamento a Pescara, alle 10 in piazza Italia, mentre in Molise si manifesta a Campobasso, alle 9 in piazza San Francesco, a Termoli 8.30, piazza Donatori di Sangue. Due le mobilitazioni in Campania: a Napoli, alle 9.30 in piazza Mancini, e a Benevento, alla stessa ora in piazza Vittoria Colonna. In Basilicata appuntamento a Potenza, alle 9 in piazza Cagliari. In Puglia si scende in piazza a Bari, alle 9.30 in piazza Prefettura, e a Lecce, alle 9 a Porta Napoli. Due le manifestazioni anche in Calabria: a Cosenza, alle 9 in piazza Loreto, e a Reggio Calabria, alle 9 in piazza De Nava.

In Sicilia sono previsti tre appuntamenti: a Palermo, alle 9 in piazza Politeama, a Catania, alle 9.30 al porto, ad Alcamo 8.30, quartiere Maria Ausiliatrice, e a Pozzallo (Ragusa), alle 17 in piazza dei Marinai. Infine, in Sardegna, si manifesta a Sassari, alle 9.30 in piazza San Vincenzo, a Nuoro, alle 9 in via Dante, e a Cagliari, alle 9.30 in piazza Garibaldi, da dove partirà un corteo diretto al porto.

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Cuba refuerza lazos parlamentarios en Foro Brics en India

27 October 2026 at 00:57

Nueva Delhi, 26 oct (Prensa Latina) La delegación de Cuba, encabezada por la vicepresidenta de la Asamblea Nacional del Poder Popular (ANPP), Ana María Mari Machado, protagonizó hoy aquí una ajetreada agenda, enfocada en acciones concretas para vigorizar sus lazos parlamentarios.

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Harry Kane vince il pallone d’oro 2026: l’attaccante “noioso” e poco appariscente sempre in prima linea contro le discriminazioni

26 October 2026 at 22:54

Bomber e gentiluomo. Il Pallone d’Oro assegnato al centravanti inglese Harry Kane premia non solo uno degli uomini gol più prolifici dell’ultimo decennio, ma anche un campione che sfugge agli stereotipi del football moderno. Nella patria dei tabloid e di una certa informazione scandalistica, Kane non ha mai regalato titoli a effetto. Al contrario: se c’è una critica nei suoi confronti, è quella di essere un po’ noioso, poco appariscente. Non si ubriaca. Non si tatua. Non fa scappatelle. Non coltiva hobby particolari, tranne il golf, che, come scrisse una volta Oscar Wilde “è il sistema migliore per rovinare una passeggiata sui prati”.

Le ragioni del trionfo nel Pallone d’Oro di Kane, quinto giocatore del football inglese a riceverlo – l’ultimo, nel 2001, era stato Michael Owen – sono però di natura calcistica. La stagione 2025-2026 è stata la migliore di questo attaccante nato il 28 luglio 1993 a Walthamstow – area a Est di Londra -, entrato a sei anni nella scuola calcio dei Ridgeway Rovers e a otto trasferito all’accademia dell’Arsenal, dove fu presto rilasciato perché “un po’ paffuto”: Harry ha firmato 61 gol con la maglia del Bayern Monaco e 12 con la nazionale. Kane è ripartito in quella attuale a passo di carica: 10 reti in 12 gare, per un totale di 156 in 159 presenze con i bavaresi. L’uragano Harry è a quota 543 in carriera: 452 con i club (280 con il Tottenham, 16 nei prestiti con Leyton Orient, Millwall, Norwich e Leicester, 156 con il Bayern) e 91 con l’Inghilterra, di cui è il King di tutti i tempi. Ma Kane non è solo uno spietato killer dell’area: ha la visione di un trequartista e la capacità di mandare a segno i suoi compagni. Un attaccante moderno, versatile, abile con i piedi e bravissimo in acrobazia.

Cresciuto con il mito di David Beckham, Kane nel 2009 fu arruolato dal Tottenham. Dopo una serie di prestiti (Leyton Orient, Millwall, Norwich e Leicester), nel 2013 avvenne finalmente il decollo in prima squadra. La data storica del gol numero uno in Premier (il totale è di 213) è il 2 novembre 2014, avversario l’Aston Villa. Kane non consuma alcol, segue una dieta curata da uno chef privato, è il primo ad arrivare al centro tecnico e l’ultimo a uscire. “Desidero chiudere la carriera senza rimpianti. Non vorrei mai guardarmi indietro e pensare che avrei dovuto rispettare le regole per fare meglio”.

La gestione di Kane è un affare di famiglia. Il fratello Charlie è l’agente. Il padre Patrick si occupa della parte finanziaria. Il profilo basso e il senso della misura sono riconducibili alle origini e all’educazione ricevuta. I genitori di Kane sono nati a Galway, città della costa occidentale irlandese. Il fratello maggiore Charlie è stato a lungo il supereroe di Harry e affidare a lui la gestione degli affari è stato un fatto naturale. In un articolo per “Players’ Tribune”, Harry ha ricordato di andare spesso in un parco dietro casa per giocare a calcio con suo padre e il fratello. “Niente porte. Niente campo da gioco vero e proprio – il racconto -. Bastava un po’ d’erba, due alberi ed eravamo felici. Devo ringraziare mio fratello Charlie per avermi sfidato uno contro uno per migliaia di ore e di avermi permesso di essere qualche volta Teddy Sheringham, uno dei miei idoli. Mio padre mi aiutò dopo la bocciatura dell’Arsenal. Era piccolo, avevo solo otto anni e mi disse le parole giuste ‘Non preoccuparti, Harry. Lavoreremo di più e troveremo un’altra squadra, va bene? E così è stato”.

Una famiglia “open mind”, di mentalità aperta. Non c’è quindi da sorprendersi che abbia prodotto un campione attento alle questioni sociali. Kane è da sempre in prima linea nella battaglia contro le discriminazioni e uno dei portavoce nel calcio della comunità LGBTQ+. È un figlio dell’Inghilterra blairiana, di una nazione che, alla fine degli anni Novanta, si aprì al mondo, salvo poi fare marcia indietro con la Brexit. È stato uno dei sostenitori del Black Live Matter (traduzione: le vite nere contano), il gesto dell’inginocchiamento rispettato a lungo in Premier League per ricordare la morte di George Floyd, ucciso dalla polizia americana a Minneapolis il 25 maggio 2020.

“Non esageriamo, non sono un asceta – le parole di Kane al magazine del Times nel 2019 -. In estate qualche mojito me lo concedo. E se stiamo in vacanza, la sera qualche volta si fa tardi. Durante l’annata calcistica però non sgarro mai. Ho una routine che rispetto con scrupolo. Sarò noioso, ma lo sport non è solo divertimento”. Meglio, durante la stagione, una tazza di tè. Una volta, dopo una tripletta, Kane telefonò alla moglie per esprimere la sua felicità e Kate, conosciuta ai tempi della scuola e sposata nel 2018, rispose: “Well done, you can make a cup of tea when you get home”. Una tazza di tè quando torni a casa, dove ti aspettano la compagna della vita e quattro figli (Ivy, Vivienne, Louis e Henry): c’è tutta la sottile ironia britannica in questa frase.

Dal 2023, Kane vive a Monaco di Baviera. I tre anni con il Bayern hanno colmato una lacuna importante della carriera. Nelle stagioni inglesi, nessun titolo. Neppure lo straccio di un trofeo da sollevare, a parte quelli individuali. In Germania, due campionati, due supercoppe e una coppa nazionale: i sogni, legittimi, sono la Champions e l’europeo 2028 con l’Inghilterra. Kane si è inserito senza problemi nello stile di vita tedesco, partecipando anche all’Oktoberfest, vestito alla bavarese. “È diverso da Londra – le sue parole -, ma le persone a Monaco di Baviera sono state davvero accoglienti. C’è molto spazio per vivere all’aria aperta ed è fantastico per la mia famiglia. È stata una scelta positiva. Siamo davvero felici qui”. A casa, ora, c’è un nuovo trofeo da accarezzare con orgoglio: il Pallone d’Oro. Meritatissimo.

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