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“Fatico a prendere Meloni sul serio. Risponde alle proteste con botte e arresti”: così D’Alema su La7

28 October 2026 at 21:15

“Fatico a prendere sul serio Meloni. Il capo di un governo che ha le autostrade bloccate dai camionisti, i contadini in rivolta, i ragazzi per strada, anche con atti violenti, è in grado di rispondere soltanto in termini di sicurezza, botte, arresti preventivi, criminalizzazione”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal presidente della Fondazione Italianieuropei Massimo D’Alema, che stigmatizza duramente la presidente del Consiglio per le sue dichiarazioni contro la gip di Milano Tiziana Landoni, “rea” di non aver convalidato il fermo di Youssef Siher e di averne disposto la liberazione.

Per l’ex presidente del Consiglio la reazione di Meloni è il sintomo di un governo incapace di comprendere le proteste che attraversano il Paese: “Siccome non vuole ammettere il suo fallimento, che è sotto gli occhi di tutti, ci deve essere qualcuno cattivo che organizza queste cose”.

D’Alema sottolinea anche la contraddizione tra l’attacco alla giudice e la riforma costituzionale della giustizia voluta dall’esecutivo: “Meloni ha promosso una riforma costituzionale, su cui c’è un referendum, sulla base del seguente assunto: bisogna separare le carriere, altrimenti i giudici fanno tutto quello che chiedono i pubblici ministeri. Perché i giudici, secondo Meloni, non sono indipendenti dai pubblici ministeri”.

Poi la stoccata: “Adesso che abbiamo una giudice che si dimostra non solo indipendente dal pubblico ministero, ma che gli dà torto, Meloni dovrebbe festeggiare come garantista“. L’ex ministro degli Esteri denuncia quindi la scelta del governo di affrontare le tensioni sociali esclusivamente come un problema di ordine pubblico, individuando di volta in volta presunti responsabili delle mobilitazioni per evitare di confrontarsi con le ragioni della protesta: “Tutto questo è il segno di una caduta della politica, della sua capacità di comprendere il Paese, di una trasformazione della politica in una logica di polizia. È molto preoccupante, per i giudici e per tutti i cittadini”.

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Elezioni Csm, sorpresa in Cassazione: il più votato è l’indipendente Nardecchia. Resta fuori la “destra” di Mi con Casciaro

28 October 2026 at 15:43

È stato un mini-terremoto il primo verdetto, uscito mercoledì mattina, dell’elezione dei membri togati del nuovo Consiglio superiore della magistratura. Il candidato indipendente progressista Giovanni Nardecchia, sostituto procuratore generale in Cassazione, è stato a sorpresa il più votato nel collegio unico nazionale che elegge i due consiglieri magistrati (su venti) riservati alla Suprema Corte: Nardecchia, 62 anni, ha ottenuto 1.759 voti, scalzando uno dei favoriti della vigilia, il giudice ed ex segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati Salvatore Casciaro, candidato per i “conservatori” di Magistratura indipendente (Mi). Casciaro si è piazzato terzo con 1.704 voti, appena sei in meno della giudice Egle Pilla di Area, la maggiore corrente progressista, che si è aggiudicata il secondo seggio a quota 1.710. La “sinistra giudiziaria” conquista così entrambi i primi due posti in palio: anche Nardecchia infatti è un magistrato di orientamento progressista, a lungo aderente al Movimento per la giustizia fondato da Armando Spataro e Giovanni Falcone. La sua candidatura è stata lanciata dalla rete “Autogoverno diffuso”, che si rifà all’esperienza del consigliere uscente Roberto Fontana, ma ha ottenuto il sostegno anche di Magistratura democratica, storica corrente “di sinistra”.

Il risultato è traumatico per Magistratura indipendente, che storicamente ha sempre occupato uno dei due seggi di Cassazione. Casciaro, che era uno dei candidati di punta dei conservatori, è stato azzoppato dal “fuoco amico” di Luisa De Renzis, sostituta pg vicina alla corrente ma candidata in solitaria con l’appoggio dell’ex segretario Claudio Galoppi (già consigliere giuridico della ministra Elisabetta Casellati ai tempi in cui era presidente del Senato). De Renzis, arrivata quinta su sei candidati, ha ottenuto ben 992 voti sottratti in buona parte a Mi: la sua corsa – sostenuto anche dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano – era d’altra parte considerata un cavallo di Troia per danneggiare il gruppo, favorendo un ritorno in sella di Galoppi contro l’attuale dirigenza “rinnovatrice” (il cui volto simbolo è il preisdente dell’Anm Giuseppe Tango). Ottimo anche il risultato di Elisabetta Ceniccola, sostituta pg candidata per i “centristi” di UniCost, quarta con 1.308 voti; ultimo con 202 voti invece è arrivato il giudice Luca Lorenzetti, della lista “anti-correnti” AltraProposta, che ha sorteggiato i propri candidati di fronte a un notaio.

Più prevedibili i risultati, arrivati a metà pomeriggio, del primo dei due collegi per i posti riservati ai pm, che al Csm hanno cinque seggi. Nel collegio 1 (Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana) al primo posto si è piazzato Stefano Buccini di Magistratura indipendente, sostituto procuratore a Venezia, con 941 voti; insieme a lui, secondo con 926 voti, passa Eugenio Albamonte di Area, pm alla Direzione nazionale antimafia e in passato presidente dell’Anm. Porta a casa un ottimo risultato anche la candidata di “Autogoverno diffuso”, la pm di Milano Roberta Amadeo, che con 902 voti potrebbe essere eletta come migliore terza: dipenderà dai risultati del collegio 2 (Marche, Abruzzo, Lazio, Emilia-Romagna, Umbria, Campania, Molise, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia, Sardegna), attesi entro stasera. Più staccata Rosalia Affinito, pm di Roma in corsa per UniCost, ferma a 755 voti; seguono Giacomo Pestelli (Firenze) di AltraProposta, con 219 voti, e Maria Cardellicchio (Milano), indipendente, con 57.

In Parlamento, nel frattempo, è andata come previsto a vuoto la prima votazione per l’elezione dei dieci componenti “laici”, avvocati e professori scelti dalle Camere in seduta comune. La maggioranza richiesta era di tre quinti dell’assemblea, che si abbasserà a tre quinti dei votanti a partire dal terzo scrutinio.

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