❌

Normal view

Perché al festival della Scienza di Genova 2026 c’è così poco su ecologia e mare?

26 October 2026 at 17:09

Lo scorso anno ho tenuto una lectio magistralis al Festival della Scienza di Genova. Quest’anno non potevo essere invitato, per la politica di turnazione degli ospiti. Lo preciso subito: trovo giusto che si eviti che parlino sempre gli stessi. Vorrei invece riflettere su quali scienze trovino spazio in una manifestazione che si propone di raccontare il mondo attraverso la scienza.

Ho esaminato con attenzione titoli e relatori del programma 2026. Fisica, chimica, matematica, tecnologia, biologia strutturale, intelligenza artificiale e medicina sono ben rappresentate. Ho trovato poco nel campo dell’ecologia e delle scienze del mare. Qualcosa compare in mostre, laboratori e iniziative collaterali, ma nelle conferenze non compaiono il funzionamento degli ecosistemi e l’Oceano.
Eppure Genova deve tutto al mare. E le giovani generazioni hanno molto a cuore la crisi ambientale e le prospettive verso cui stiamo andando. Se l’interesse non manca, forse manca la capacità di trasformarlo in curiosità scientifica, di passare dalla denuncia alla comprensione.

L’ecologia non è una sensibilità ambientalista né un’ideologia. È la scienza che studia le interazioni tra gli organismi che costituiscono la biodiversità, i loro rapporti con l’ambiente e il loro contributo al funzionamento degli ecosistemi. L’Oceano copre il 71% della superficie terrestre, il suo volume contiene la maggior parte dello spazio abitabile dalla vita, regola il clima e alimenta il ciclo dell’acqua, senza il quale le terre emerse sarebbero deserte. Come si può raccontare il pianeta lasciando ai margini ciò che lo fa funzionare?

Forse i motivi sono culturali. L’ecologia ha una rappresentanza minima nel consiglio scientifico del Festival., e questo orienta le domande poste dai bandi e la scelta delle proposte di chi ad essi risponde.
Nel 2019, quando il Festival era dedicato agli “Elementi”, il bando proponeva una visione della scienza fondata sul riduzionismo: per comprendere un sistema complesso bisogna ricondurlo alle leggi che governano i suoi componenti elementari. Arrivava a parlare di “tesi anti-scientifiche” fondate su “idee olistiche obsolete”, che la scienza moderna avrebbe dimostrato sbagliate. Un’affermazione sorprendente.

Uno dei principi fondamentali dell’ecologia è proprio che “il tutto è più della somma delle sue parti”: conoscere gli elementi non significa necessariamente comprendere le loro interazioni e le proprietà che ne derivano. La storia della vita non si ricava dalle leggi della fisica e della chimica. La biologia non è una fisica incompleta. Risposi a quella call sfidando questa concezione della scienza, ma la sfida non fu raccolta. Peccato, mi sarei divertito molto.

A parte quell’edizione, ho comunque partecipato molte volte al Festival, sempre con soddisfazione. Non ho quindi motivi di lamentela personale. Non intendo contrapporre le discipline: fisica, matematica e tecnologia sono indispensabili. Ma non è corretto che il loro modo di interrogare il mondo occupi quasi tutta la scena.

Magari per l’ecologia non sono arrivate proposte valide, magari noi ecologi e studiosi del mare non siamo bravi a rendere visibili le nostre discipline. La nostra reputazione è ciò che gli altri dicono di noi. Ma se non ci conoscono, che cosa possono dire? Non è colpa dei fisici e dei tecnologi se i loro approcci sono ben rappresentati e attirano il pubblico. Forse siamo noi a non saper bucare il muro dell’indifferenza, a non presentare proposte abbastanza convincenti, a non far emergere personalità capaci di parlare oltre i confini degli specialisti. Ma non sempre basta farsi avanti: bisogna anche trovare interlocutori disposti a confrontarsi con visioni differenti della scienza.

Troppo spesso chi si occupa di natura si limita a celebrarne la bellezza o lascia ad altri il compito di raccontare le scoperte, talvolta rivestendo di apparente profondità concetti che per la biologia sono acquisizioni consolidate: la sublimazione dell’ovvio.

Eppure le domande non mancano. Perché la biodiversità è importante? Che cosa tiene in funzione un ecosistema? Come reagisce il mare al riscaldamento? Non sono interrogativi meno affascinanti di quelli sulle particelle elementari o sull’intelligenza artificiale: sono domande dalle quali dipende il nostro futuro.
Non chiedo meno fisica, ma più ecologia e più mare. Non per rivendicare quote disciplinari, ma per offrire al pubblico un’immagine meno parziale della scienza. La sensibilità ambientale dei giovani è una grande occasione, ma la preoccupazione non basta. Deve diventare conoscenza. E chi studia la natura ha il dovere di renderla accessibile, senza banalizzarla.

Il Festival è cresciuto e continuerà a crescere. Tocca anche a noi farci avanti, con idee, contenuti e capacità di comunicare. Non possiamo lamentarci che altri non raccontino il nostro mondo, se non siamo noi per primi a saperlo raccontare. Vedremo l’anno prossimo.

L'articolo Perché al festival della Scienza di Genova 2026 c’è così poco su ecologia e mare? proviene da Il Fatto Quotidiano.

Boxe, Lorenzo Berlusconi vince il quarto incontro su quattro: a bordo ring esulta papà Pier Silvio

25 October 2026 at 13:02

C’è un Berlusconi sta provando a costruirsi una carriera nella boxe. Si chiama Lorenzo ed è il figlio di Pier Silvio e Silvia Toffanin: a Genova, il 16enne dell’Asd Clan Area di Rapallo ha vinto il suo quarto incontri su altrettanti match disputati sotto l’egida della federazione pugilistica italiana (Fpi). A bordo ring c’era anche il padre, grande appassionato di pugilato e descritto come euforico per le prestazioni del figlio. Il giovane Lorenzo Berlusconi, d’altronde, finora è imbattuto: ha vinto tutti i suoi incontri, anche quelli disputati da più giovane nel circuito Kombat Tour Italia.

Di lui si era cominciato a parlare tra febbraio e marzo scorso, quando aveva vinto due incontri consecutivi, l’ultimo sul ring del Casinò di Sanremo. Dopo qualche mese di pausa, è tornato a combattere nella categoria 60 kg: ha battuto ai punti Oscar Acciai. Chi era presente lo descrive come un pugile tecnico, che ad oggi fa del gancio destro uno dei suoi colpi migliori. Lo confermano anche le parole di Clemente Russo qualche mese fa: “Molto intelligente, molto tecnico con una buona guardia. Se continua così, allenandosi con impegno può togliersi tante belle soddisfazioni”, aveva detto a Leggo il due volte argento olimpico.

Proprio Russo aveva confermato anche la grande passione di papà Pier Silvio, che non si perde un incontro del figlio. L’Ad di Mediaset in una vecchia intervista a Repubblica si era lasciato andare: “L’importante è che si diverta, che cresca bene. Magari domani incontra una ragazza e s’innamora, smette. Anche se per il momento lo vedo molto determinato”. Sono passati due anni e Lorenzo Berlusconi continua a salire sul ring. Per ora, anche a vincere.

L'articolo Boxe, Lorenzo Berlusconi vince il quarto incontro su quattro: a bordo ring esulta papà Pier Silvio proviene da Il Fatto Quotidiano.

Come si misura il valore della bellezza per una comunità

20 October 2026 at 08:49

Fondazione Italia Patria della Bellezza

La bellezza può generare valore anche al di là del suo significato artistico e culturale? E come si possono misurare gli effetti che produce sulle comunità, sulle relazioni e sullo sviluppo dei territori? Sono le domande al centro della quinta edizione del Forum della Bellezza, promosso dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza e ospitato il 15 ottobre a Palazzo della Meridiana, a Genova.

Il confronto è nato dalla presentazione di “Good_VIBE, Valuing the Impact of Beauty”, un report realizzato dall’Alta Scuola Politecnica di Milano e Torino che propone di ampliare la valutazione dei progetti culturali oltre il tradizionale rapporto tra investimenti e risultati economici. L’obiettivo è considerare anche gli effetti di medio e lungo periodo sulla vita delle comunità: dalla capacità di creare esperienze e senso di appartenenza alla costruzione di relazioni e opportunità. «La quantificazione della bellezza passa necessariamente attraverso i luoghi, fisici e intangibili, in cui si fa cultura. Il nostro concetto di cultura ne abbraccia tutte le declinazioni: quella che si costruisce con le parole, con la conservazione del patrimonio artistico, con la cura e la scienza, e con la partecipazione collettiva», ha spiegato Maurizio di Robilant, presidente della Fondazione Italia Patria della Bellezza.

Il Forum ha articolato la riflessione in quattro filoni: il patrimonio storico e artistico come risorsa viva per la cittadinanza; la letteratura come spazio di memoria collettiva; la bellezza come strumento di cura e trasformazione; e le nuove geografie dell’incontro, dai progetti di quartiere alle iniziative di cooperazione tra territori. Tra le esperienze presentate figurano i Rolli Days di Genova, la Fondazione Cesare Pavese, il progetto Sciroppo di Teatro a Milano, la Fondazione Bullone e ZIP Zone nelle periferie romane.

La capacità di comunicare il valore dei progetti culturali è anche al centro del bando annuale della Fondazione, arrivato nel 2026 alla sesta edizione. Quest’anno sono state raccolte duecentosettanta candidature, con tre progetti selezionati per ricevere un contributo economico e altre diciannove realtà ammesse a un’adozione pro bono da parte di professionisti della comunicazione. Le richieste sono cresciute del trenta per cento rispetto all’anno precedente.

Il tema, quindi, non riguarda soltanto la tutela del patrimonio, ma anche la capacità delle istituzioni culturali di raggiungere nuovi pubblici e rendere riconoscibile il contributo che producono per la società. Una sfida che richiede strumenti per leggere risultati spesso difficili da quantificare, ma che possono incidere nel tempo sulla qualità della vita e sulle relazioni tra le persone.

L'articolo Come si misura il valore della bellezza per una comunità proviene da Linkiesta.it.

❌