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Report: China Used Female Agent to Spy on Nvidia CEO Jensen Huang

29 October 2026 at 18:18

U.S. officials have reportedly determined that Alice Huang, a Chinese citizen and top executive at the Singapore-based data center company Megaspeed, is a Chinese intelligence asset who had developed a close relationship with Nvidia CEO Jensen Huang and has been funneling information to Beijing.

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U.S. Shipbuilding Delays Push Empire Wind’s First Power Into 2027

29 October 2026 at 16:39
Delays involving U.S.-built support vessels have pushed back turbine installation at Equinor’s Empire Wind offshore wind project off New York, with first power now expected in the first half of...

Trump vuole chiudere il conto con Teheran: negoziati o escalation. L’allarme di Massolo sul dopo Midterm

29 October 2026 at 18:21

Trump, l’Iran e il piano per ‘dichiarare vittoria’: l’analisi dell’ambasciatore Massolo

“Il rischio di escalation è concreto dopo le elezioni di Midterm, e c’è da osservare un ulteriore incremento della presenza militare iraniana nel Golfo e nella regione”. Così Giampiero Massolo, ambasciatore ed esperto di geopolitica, risponde ad Affaritaliani sulle prospettive del conflitto tra Stati Uniti e Teheran e sulle mosse di Donald Trump per uscire dal confronto.

Un quadro che, secondo Massolo, risponde a una precisa necessità strategica della Casa Bianca: “Lo scopo potrebbe essere paradossalmente funzionale ad uscire dalla crisi iraniana. Trump ha bisogno di uscirne a due condizioni: la prima è di sistemare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Lì il livello di traffico è ritornato a livelli sostenuti, ed è frutto sia della presenza militare americana sia, soprattutto, dei contatti diretti che i Paesi del Golfo hanno con gli iraniani”.

La seconda condizione riguarda la minaccia atomica: “L’altro obiettivo è l’idea di poter dire di essersi durevolmente sbarazzati del nucleare iraniano. Questo si può fare in due modi: o attraverso la via negoziale — ed è di oggi la notizia che Trump ha autorizzato una ripresa dei trattative — oppure, qualora questi negoziati fallissero, l’altra strada sarebbe quella di forzare un’escalation americano-israeliana. L’intento sarebbe poter affermare che la capacità nucleare iraniana è stata ulteriormente annichilita e indebolita, allontanando il pericolo nel tempo”.

L’obiettivo finale del Presidente americano resta comunque il ritiro dall’area: “A quel punto, con uno Stretto ritornato ragionevolmente praticabile e il dossier nucleare indebolito stabilmente, si aprirebbe una finestra per Trump per dichiarare vittoria e disimpegnarsi da quello scenario, lasciandolo all’autoregolamentazione delle potenze regionali. Ma qualora non andasse la via negoziale, non rimarrebbe altro che la via delle armi”, spiega l’ambasciatore.

Infine, sul ruolo diplomatico della Turchia, Massolo sottolinea: “Erdogan si pone come mediatore, e anche con un certo successo come ha dimostrato tra Russia e Ucraina sul traffico del grano nel Mar Nero. Sta cercando di giocare questa carta anche qui attraverso un contatto diretto con Teheran: nei giorni scorsi c’è stata la riunione del ‘Patto della Mecca’ con Turchia, Arabia Saudita, Pakistan e Iran per discutere dei passaggi ad Hormuz, delle basi per un negoziato e per scongiurare eventuali rappresaglie nel Golfo. Fa parte dei tentativi in atto, ma bisognerà vedere fino a che punto Teheran sarà intransigente e fino a che punto Trump vorrà che il suo dichiarare vittoria trovi un riscontro concreto nei fatti”,conclude Massolo.

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Juventus, una poltrona per otto: ecco chi insidia Spalletti. Conte in pole, ma spunta anche un ex Inter

29 October 2026 at 13:45

La sconfitta contro il Genoa fa tremare la panchina di Luciano Spalletti. La Juventus riflette sul futuro dell’allenatore e alla Continassa cominciano a circolare i nomi dei possibili sostituti. Sono otto i profili accostati alla guida bianconera, compreso quello dell’attuale tecnico. Antonio Conte torna in pole, ma per la prossima stagione prende quota anche Simone Inzaghi. Sullo sfondo altre cinque alternative.

Dal ko col Genoa al confronto alla Continassa: Spalletti si gioca la conferma nelle prossime partite

Otto allenatori per una sola panchina, quella della Juventus. A Torino l’aria si è fatta pesante e la sconfitta per 2-0 contro il Genoa ha complicato ulteriormente la posizione di Luciano Spalletti. I bianconeri sono usciti dal Ferraris dopo una prestazione da dimenticare, dominati dalla squadra di Daniele De Rossi e incapaci di costruire una reazione convincente. Con appena 14 punti dopo nove giornate e la zona Champions distante sei lunghezze, la società è chiamata a prendere decisioni importanti.

Per il momento Spalletti resta al suo posto, ma il futuro del tecnico è tutt’altro che scontato. Secondo quanto riportato da SportMediaset, la dirigenza sta valutando diverse possibilità, compresa quella di affidarsi a un nuovo allenatore già durante la stagione. L’alternativa sarebbe aspettare giugno e ripartire con un progetto tecnico differente. Intanto l’attuale allenatore continua a difendere la propria posizione, convinto di poter risollevare una squadra che fatica a trovare continuità. Ma il calendario non gli concede grandi margini. Le prossime sfide contro Napoli, AZ Alkmaar e Fiorentina, prima della sosta, potrebbero diventare determinanti per la sua permanenza.

Juventus, Conte torna in pole. Ma spunta la suggestione Inzaghi

Il nome che scalda maggiormente la tifoseria è quello di Antonio Conte. L’ex allenatore del Napoli rappresenterebbe un ritorno particolarmente significativo per la Juventus, che con lui ha aperto il ciclo dei nove scudetti consecutivi.

Secondo SportMediaset, Conte sarebbe la prima scelta di Giovanni Carnevali, anche se l’operazione resta complicata. Lo stesso tecnico ha recentemente smentito l’esistenza di trattative avanzate con altri club. Per un eventuale ritorno a Torino potrebbe avere un ruolo decisivo anche John Elkann. Ma nelle valutazioni per il futuro spunta un altro nome di peso, quello di Simone Inzaghi. L’ex allenatore dell’Inter, attualmente alla guida dell’Al-Hilal in Arabia Saudita, sarebbe uno dei profili considerati per aprire un nuovo ciclo a partire dalla prossima stagione.

L’ipotesi Inzaghi, già circolata nelle scorse settimane, avrebbe soprattutto una prospettiva estiva. Il tecnico è legato al club saudita da un contratto importante e un eventuale ritorno in Italia richiederebbe un’intesa economica e contrattuale ancora tutta da costruire. Conte e Inzaghi, dunque, rappresentano due possibilità differenti. Il primo potrebbe essere chiamato a imprimere una svolta immediata, mentre il secondo rientrerebbe soprattutto nei ragionamenti per giugno.

Da Deschamps a Farioli: tutte le alternative per la panchina bianconera

Oltre a Conte e Inzaghi, la Juventus tiene aperte altre strade. Tra i nomi circolati c’è quello di Didier Deschamps, vecchia conoscenza bianconera, segnalato tra i profili che potrebbero entrare nelle valutazioni della società. Restano aperte le candidature di Stefano Pioli e Paulo Sousa. Il primo viene indicato tra le possibili soluzioni nel caso in cui la dirigenza decidesse di cambiare allenatore a stagione in corso, anche attraverso un incarico temporaneo. Il secondo rappresenta un’altra alternativa accostata alla panchina juventina, pur senza conferme su eventuali contatti.

Per un progetto da avviare in estate, invece, vengono fatti anche i nomi di Vincenzo Italiano e Francesco Farioli, due allenatori con idee di gioco precise e caratteristiche differenti rispetto ai profili più esperti.

Il conto arriva così a otto, considerando anche Spalletti: Conte, Inzaghi, Deschamps, Pioli, Sousa, Italiano, Farioli e lo stesso tecnico toscano.

La Juventus, però, deve prima decidere se cambiare davvero. Perché l’allenatore rischia, ma il 2-0 contro il Genoa ha mostrato problemi che vanno oltre la panchina. Errori individuali, un centrocampo incapace di costruire gioco e un attacco poco incisivo hanno confermato le difficoltà di una squadra che, nonostante gli interventi sul mercato, continua a non trovare la propria identità. Spalletti ha ancora la possibilità di invertire la rotta, ma deve farlo subito. Le prossime tre partite potrebbero essere decisive per capire se sarà ancora lui a guidare la Juventus dopo la sosta oppure se uno dei sette nomi accostati alla panchina diventerà qualcosa di più di una semplice candidatura.

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Flavio Briatore perde il tocco magico: il business non decolla più, calano gli utili

29 October 2026 at 12:39

Flavio Briatore ha consegnato ad Alessandro Barnaba, gestore del fondo Marlyn, una holding dimagrita con meno utili e meno cassa. Lo si scopre leggendo il bilancio del 2025 di Majestas, la cassaforte lussemburghese di cui Briatore aveva il 50%, mentre il restante 50% era della Far East Leisure di Francesco Costa. Com’è noto poche settimane fa Majestas ha cambiato proprietario e il nuovo azionista è la newco Amalthea, un’altra lussemburghese che fa capo a due società della Marlyn di Barnaba.

L’esercizio dello scorso anno di Majestas s’è chiuso con un profitto di soli 182mila euro rispetto a quello di 423mila euro dell’anno prima e la liquidità è calata a 793mila euro dagli oltre 5 milioni del 2024. Gli attivi sono diminuiti anno su anno da 61 milioni a 27,6 milioni perché nel 2025 Majestas ha ceduto alla Lmdv Capital di Leonardo Maria Del Vecchio tutte le controllate con il marchio “Billionaire” e “Twiga”.

Nel portafoglio di Majestas sono rimaste così il 52,5% di Crazy Pizza, a monte dell’omonima catena, in carico per 20 milioni e fra le altre la monegasca Sundream, in carico per 4,2 milioni. Amalthea per crescere in questi business lancerà il fondo H&E Hospitality & Experience, di cui Briatore sarà azionista, ma la gestione sarà di Barnaba e Costa. “Questa operazione – aveva detto Briatore – mi permetterà di dedicarmi ancora di più al mio impegno in Formula 1 a capo del Team Alpine”.

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Zeekr 9X, debutta in Italia il maxi suv di lusso che sfida le tedesche – FOTO

By: F. Q.
29 October 2026 at 11:59
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Quasi 900 cavalli, sei posti singoli, 179 chilometri di autonomia in elettrico e un prezzo di partenza di 127 mila euro. La ricetta di Zeekr 9X è quella di un’ammiraglia che punta a mettere in discussione il dominio dei grandi suv tedeschi e britannici, facendo leva su tecnologia, prestazioni e comfort.

Il nuovo modello di lusso del marchio del gruppo cinese Geely è stato presentato per la prima volta in Italia al MACRO, il Museo d’Arte Contemporanea di Roma, dopo l’anteprima europea di settembre al Monaco Yacht Show e la successiva premiere europea al salone dell’auto di Parigi. L’arrivo sul mercato italiano è previsto tra febbraio e marzo 2027.

Lunga oltre cinque metri, la 9X misura 5.239 millimetri e ha un passo di 3.169 millimetri. Le dimensioni imponenti e il peso di circa tre tonnellate e mezzo non rappresentano un ostacolo alle prestazione: il large suv è infatti capace di accelerare da zero a 100 km/h in appena 4,1 secondi. La potenza complessiva raggiunge i 897 cavalli, con una coppia massima di 935 Nm. Numeri da sportiva, ottenuti attraverso un sistema Super Hybrid plug-in che abbina un motore turbo benzina da 2,0 litri a due motori elettrici, uno per asse, con trazione integrale. L’architettura elettrica a 900 volt sviluppa una potenza di sistema di 660 kW.

La scommessa di Zeekr non si esaurisce, però, nelle prestazioni. La batteria da 55,1 kWh promette fino a 179 chilometri di autonomia in modalità elettrica e un’autonomia complessiva dichiarata di 737 chilometri. Il motore termico, secondo quanto dichiarato dal costruttore, raggiunge un rendimento del 46% e contribuisce a garantire energia e potenza quando necessario. La ricarica rapida in corrente continua arriva a 330 kW: nelle condizioni previste dal costruttore, bastano 9,5 minuti per passare dal 10 all’80% della capacità della batteria.

“Nel segmento dei suv full-size di lusso portiamo un’innovazione tecnica in un mercato ancora legato ai sei e agli otto cilindri, con sistemi ibridi spesso ridotti al minimo necessario per l’omologazione”, spiega Lucio Tropea, general manager di Zeekr Italia. “Noi arriviamo con una batteria da 55 kWh, oltre 170 chilometri di autonomia elettrica e un motore 2.0 turbo che lavora con due motori elettrici e un motogeneratore”. La configurazione consente di combinare la possibilità di viaggiare prevalentemente in elettrico con la flessibilità del motore a benzina sulle lunghe distanze. La potenza dichiarata, inoltre, resta al di sotto della soglia prevista per il superbollo, secondo quanto riferito dall’azienda.

Il lusso, nondimeno, si gioca anche a bordo. Progettata a Göteborg dal team guidato da Stefan Sielaff, la 9X propone un abitacolo a sei posti in configurazione 2+2+2, con sedili individuali e una disposizione che punta a privilegiare lo spazio personale. I sedili anteriori sono riscaldabili, ventilati e dotati di funzione massaggio; quelli posteriori possono contare su poggiagambe motorizzate. L’obiettivo è trasformare l’abitacolo in una sorta di lounge viaggiante, più che in un semplice spazio di trasporto.

La dotazione tecnologica comprende doppio display OLED anteriori da 16 pollici, uno schermo OLED da 17 pollici dedicato all’intrattenimento dei passeggeri e un head-up display con realtà aumentata. A completare l’ambiente ci sono un impianto audio Naim da 32 altoparlanti e 3.868 watt, oltre ai sistemi di assistenza alla guida che includono la tecnologia lidar. Le sospensioni pneumatiche adattive a doppia camera e gli ammortizzatori CDC a doppia valvola sono chiamati a gestire il compromesso tra comfort e controllo, anche su una vettura di queste dimensioni. Il prezzo di partenza annunciato per il mercato italiano è di 127mila euro.

“A New Class of Luxury” è il claim scelto da Zeekr per accompagnare il debutto della 9X: una nuova interpretazione del lusso che mette insieme elettrificazione, potenza e comfort. Il modello diventa anche la vetrina tecnologica di una gamma italiana che comprende già X, 001, 7X e 7GT. Per il 2027 è atteso inoltre l’arrivo della 8X, una sorella minore destinata a condividere lo stesso sistema di propulsione.

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Strisce blu, a Benevento arrivano i sensori intelligenti. Come funzionano e quando scattano le multe

By: F. Q.
29 October 2026 at 09:52

Le strisce blu diventano intelligenti. A Benevento è partita l’installazione di 1.880 sensori destinati a monitorare in tempo reale tutti i parcheggi a pagamento della città. Piccoli dispositivi inseriti nell’asfalto che rilevano la presenza delle auto e trasmettono le info a una piattaforma digitale. L’obiettivo è facilitare la ricerca dei posti liberi, ma anche rendere più efficaci i controlli nei confronti di chi parcheggia senza pagare.

Il progetto è gestito da BeMobi, società affidataria del servizio comunale. Le prime installazioni hanno interessato viale Mellusi, piazza Risorgimento, piazzale Catullo e via Porta Rufina. I lavori proseguiranno fino a coprire tutti gli stalli previsti.

I dispositivi sembrano semplici dischetti neri con una cornice azzurra, fissati al centro del parcheggio. Utilizzano la tecnologia Internet of Things (IoT), che permette di trasmettere dati attraverso una rete di collegamento. Quando un’automobile occupa lo stallo, il sensore registra le variazioni di luce e temperatura provocate dalla sua presenza e comunica l’informazione al sistema centrale. In questo modo si può sapere quali posti sono occupati e quali disponibili.

Gli automobilisti potranno essere indirizzati verso quelli liberi attraverso pannelli informativi e strumenti digitali, riducendo il tempo trascorso alla ricerca di un parcheggio. Il gestore, invece, potrà conoscere in tempo reale la situazione delle singole aree, senza dover verificare continuamente ogni singolo posto auto.

Ma i sensori possono anche fare le multe? Il sistema consentirà di individuare gli stalli occupati e, incrociando le informazioni con quelle dei pagamenti, segnalare eventuali irregolarità agli addetti ai controlli. La semplice rilevazione di un’auto parcheggiata senza un pagamento associato, però, non equivale in automatico a una sanzione.

L’articolo 12-bis del Codice della strada disciplina i poteri degli ausiliari della sosta, che possono utilizzare strumenti elettronici per svolgere le verifiche. L’accertamento delle violazioni deve comunque rispettare le procedure previste dalle norme. I sensori sono quindi uno strumento di supporto per velocizzare l’individuazione delle infrazioni, ma non sostituiscono l’attività di accertamento degli operatori autorizzati.

L’innovazione arriva mentre a Benevento proseguono le proteste per la nuova gestione delle strisce blu. Tra le questioni più contestate c’è il pagamento della sosta anche nei giorni festivi, con tariffe di 1,50 euro l’ora in centro e 80 centesimi nelle zone semicentrali. Critiche sono arrivate anche per il nuovo sistema di pagamento SpotPay e per le limitazioni agli abbonamenti mensili, successivamente ripristinati soltanto per alcune aree.

Il Comune ha inoltre annunciato un quarto d’ora di cortesia prima dell’attivazione dell’allerta per le soste non pagate. Una volta completata l’installazione, Benevento disporrà dunque di una rete capace di monitorare l’occupazione dei parcheggi e orientare gli interventi degli ausiliari. Resta da verificare quanto le informazioni raccolte saranno effettivamente accessibili e utili agli automobilisti e come verranno integrate con i sistemi di pagamento già operativi.

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MARAD Approves $8.2 Billion Texas LNG Export Port in Record-Time Review

28 October 2026 at 17:24
The Trump administration has approved an $8.2 billion offshore liquefied natural gas export project off the Texas coast, marking a major milestone for its effort to speed up deepwater port...

Mark Ruffalo Makes Surprise Appearance at Macklemore Palestine Propaganda Concert

28 October 2026 at 15:40

Disney's "Avengers" star Mark Ruffalo made a surprise appearance at Macklemore's "Free Palestine" concert weeks after the rapper was dropped as an opener from the Ed Sheeran tour for accusing Israel of committing genocide.

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Youssef Siher torna libero: la gip rigetta la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura in carcere

28 October 2026 at 12:06

Youssef Siher torna libero. È questa la decisione, secondo fonti legali, del gip Tiziana Landoni che ha rigettato la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere proposta dalla pm Francesca Crupi, titolare dell’inchiesta con il procuratore Marcello Viola. L’ordinanza smonta punto per punto la ricostruzione della Procura: “Ha evocato la ‘disobbedienza civile’, non ha istigato alla violenza”, scrive la giudice. Immediatamente dopo la diffusione della notizia, Giorgia Meloni interviene con un video accusando la gip: “Siher ha organizzato le manifestazioni che hanno portato alle devastazioni”. Ma la premier afferma il falso: la sua pagina social è stata aperta solo dopo gli incidenti, come hanno accertato gli inquirenti.

Il 30enne, amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre“, è stato fermato il 24 ottobre con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (quest’ultimo reato introdotto con il decreto sicurezza entrato in vigore poche ore prima del fermo). Il procuratore Marcello Viola e la pm Francesca Crupi avevano chiesto la convalida e l’applicazione della misura cautelare in carcere contestando il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato.

Inizialmente presentato da media e commenti dei politici come “l’ideatore” degli scontri e delle devastazioni del weekend precedente a Milano, dalla lettura del decreto di fermo erano emersi numerosi dubbi sulle accuse mosse al 30enne. A partire dal fatto che le pagine social sono state aperte dopo gli scontri (che, infatti, non vengono contestati a Siher). Nonostante questo l’argomento è ancora rilanciato oggi da Meloni. In più, dall’analisi della chat su Telegram, è emerso che solo l’1% dei post era per la violenza (nessuno dei quali condiviso dallo stesso 30enne).

Durante l’udienza di convalida, che si è tenuta martedì nel carcere milanese di San Vittore dove Siher si trova detenuto da sabato scorso, il 30enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. I suoi avvocati, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, avevano ribadito che il loro assistito “non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato e noi nell’udienza abbiamo contestato le imputazioni dal punto di vista del diritto“, hanno spiegato. Anche per la gip non sussistono gravi indizia di colpevolezza e Siher, per questo, è stato scarcerato.

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Pneumatici invernali, dal 15 novembre scatta l’obbligo. Ecco cosa sapere

By: F. Q.
28 October 2026 at 10:20

Dal 15 novembre 2026 torna l’obbligo di pneumatici invernali o catene da neve a bordo sulle strade interessate dalle ordinanze. Gli automobilisti hanno ancora poco più di due settimane per organizzarsi, ma è già possibile effettuare il cambio gomme: la finestra per il montaggio anticipato si è aperta il 15 ottobre.

L’obbligo resterà in vigore fino al 15 aprile 2027, salvo disposizioni differenti stabilite dagli enti proprietari o gestori delle strade. Non riguarda quindi automaticamente tutta la rete stradale italiana: prima di partire è importante verificare la presenza di ordinanze lungo il proprio percorso.

Per rispettare l’obbligo è sufficiente montare pneumatici con marcatura M+S, oppure avere a bordo catene da neve idonee al veicolo. Attenzione, però, alla differenza tra le sigle riportate sulle gomme.

La marcatura M+S (Mud and Snow) è una dichiarazione del produttore, mentre il simbolo 3PMSF, riconoscibile dalla montagna a tre punte con un fiocco di neve, certifica il superamento di specifici test di aderenza sulla neve. Assogomma raccomanda di preferire pneumatici dotati di questo pittogramma e di montarne quattro della stessa tipologia, evitando combinazioni che potrebbero compromettere la stabilità del veicolo.

Il calendario prevede due periodi aggiuntivi rispetto alla durata ordinaria dell’obbligo. Il primo, dal 15 ottobre al 15 novembre, consente di anticipare il montaggio. Il secondo, dal 15 aprile al 15 maggio 2027, permette di effettuare il cambio primaverile senza concentrare tutte le operazioni in pochi giorni.

Quest’ultima scadenza è particolarmente importante per chi utilizza gomme invernali con un codice di velocità inferiore a quello indicato sulla carta di circolazione, comunque non inferiore a Q, corrispondente a 160 km/h. In questo caso, entro il 15 maggio sarà necessario sostituirli con gomme conformi alle caratteristiche previste dal documento.

Chi invece monta pneumatici invernali con misure, indice di carico e codice di velocità pienamente conformi alla carta di circolazione non è obbligato a sostituirli alla scadenza. Resta comunque consigliabile utilizzare gomme adeguate alla stagione.

Prima del montaggio è infine opportuno verificare pressione, profondità del battistrada, usura ed eventuali danneggiamenti.

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L’Italia ostaggio del traffico.1,33 miliardi di ore perse e un conto da 22 miliardi

28 October 2026 at 08:57

In Italia la congestione stradale determina ogni anno 1,33 miliardi di ore perse nel traffico, per un costo economico stimato in circa 22 miliardi di euro, pari all’1% del PIL. Il fenomeno si concentra prevalentemente nelle città, dove si accumula oltre l’80% del tempo perso. Sul fronte ambientale, le emissioni restano sostanzialmente stabili e il rinnovo del parco automobilistico procede a ritmi insufficienti rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione. È quanto emerge dal terzo Report dell’Osservatorio Sunrise del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile Most: lo studio offre un quadro dettagliato della mobilità stradale italiana analizzando traffico, emissioni, impatti delle diverse alimentazioni e costi del trasporto merci, con l’obiettivo di supportare politiche pubbliche e operatori.

Tra le evidenze principali emerge il peso dei territori esterni alle grandi aree urbane. Oltre la metà dei chilometri percorsi dalle automobili, infatti, si concentra nei comuni con meno di 50 mila abitanti fuori dalle città metropolitane, responsabili di circa il 52% delle emissioni di CO₂ delle auto. La quota raggiunge il 73% considerando anche le cinture metropolitane.

“Sunrise ci permette di osservare con un dettaglio senza precedenti la mobilità stradale e di individuare dove si concentrano emissioni e ritardi”, spiega Ennio Cascetta, coordinatore scientifico dell’Osservatorio Sunrise: “Vogliamo mettere questi dati al servizio delle decisioni pubbliche e degli operatori, per costruire politiche più efficaci e vicine ai bisogni dei territori”.

Parole a cui fanno eco quelle di Gianmarco Montanari, Direttore Generale Most: “I dati del Rapporto Sunrise evidenziano come la transizione verso una mobilità più sostenibile richieda interventi mirati, capaci di affrontare le criticità legate alla congestione stradale, al rinnovo del parco veicoli e alla riduzione delle emissioni, tenendo conto delle specificità dei territori. In questo contesto, il lavoro di Most è fondamentale per mettere a disposizione delle istituzioni e degli operatori evidenze scientifiche solide, su cui costruire politiche e investimenti efficaci, valorizzando le diverse soluzioni tecnologiche disponibili”.

Nel 2025 le emissioni di CO₂ del trasporto stradale risultano stabili e gli obiettivi al 2030 appaiono fuori portata. Pesa il rallentamento del ricambio del parco circolante: le immatricolazioni scendono a 1,55 milioni (-2,6% rispetto al 2024), mentre la quota di veicoli rinnovata annualmente passa dal 3,85% al 3,71%. Nonostante la crescita di ibride ed elettriche, la loro diffusione resta insufficiente.

Per la prima volta, il Report approfondisce le emissioni di ossidi di azoto (NOₓ) e particolato delle sole autovetture. Per il particolato, le emissioni per veicolo-chilometro sono superiori sulle strade locali (4,86 mg/veicolo-km) rispetto alle autostrade (3,64 mg/veicolo-km). Al Sud le emissioni di particolato per abitante sono circa 2,7 volte quelle del Nord, coerentemente con la maggiore presenza di veicoli più anziani e inquinanti.

Lo studio valuta anche l’impatto climatico lungo l’intero ciclo di vita dei veicoli (LCA). Le fasi di produzione, manutenzione e rottamazione aumentano le emissioni complessive del 10-20% per le auto a benzina e gasolio, mentre per le elettriche comportano un raddoppio delle emissioni totali, soprattutto per via della produzione delle batterie. Con il mix elettrico italiano del 2024, il vantaggio dell’elettrica rispetto alle ibride a benzina si riduce dal 65% al 40% considerando l’intero ciclo di vita.

Emerge inoltre il potenziale del gasolio rinnovabile di origine biologica (HVO): un’auto diesel media alimentata esclusivamente ad HVO presenta emissioni di ciclo vita addirittura inferiori a quelle di un’elettrica di pari dimensioni. L’HVO puro è già distribuito in numerose stazioni a prezzi spesso allineati o inferiori al gasolio tradizionale.

Elaborando tracce GPS anonime di circa un milione di automobili, il Report introduce una “tac della mobilità” per ricostruire il traffico strada per strada e ora per ora. Nel 2024 le auto hanno percorso in Italia circa 443 miliardi di chilometri (circa 7.500 km per abitante). Il 53% delle emissioni di CO₂ deriva da viaggi tra 8 e 50 chilometri. Di queste, il 10,6% della CO₂ nazionale proviene da spostamenti urbani in città servite da trasporto pubblico, mentre il 26,5% si genera nei piccoli comuni.

Nel trasporto merci pesante (oltre 12 tonnellate), l’analisi del Total Cost of Ownership (TCO) indica il gas naturale liquefatto (LNG) come l’alternativa economicamente più conveniente al gasolio. La competitività dei mezzi elettrici a batteria resta invece legata a energia a basso costo e adeguate infrastrutture ad alta potenza.

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La Siae cerca di sopravvivere al progresso tecnologico: la battaglia mi sembra già persa

28 October 2026 at 05:11

Gli eredi di Elvis Presley contro Anthropic: “Ha usato 274 canzoni per addestrare IA” (Ansa, 26.10)

Un amico compositore mi informa, piuttosto incazzato, che la Siae adesso accetta il deposito di brani musicali realizzati con l’IA tramite un prompt: “Purché vi sia un contributo creativo umano riconoscibile. La Siae, però, non verifica questo requisito al momento del deposito: si affida alla dichiarazione dell’autore”. Gli dico che sono contro l’anacronismo del diritto d’autore e del copyright, leggi che la deriva iper-proprietaria ha reso assurde e il progresso tecnologico superate (l’IA viene addestrata su milioni di opere protette da copyright, spesso senza il consenso degli autori; per le aziende di IA trattasi di fair use, cioè di uso legittimo: la battaglia è in corso).

Premessa: mentre negli Usa prevale una concezione patrimoniale del copyright, che consente di vendere i diritti di sfruttamento commerciale di un’opera, il nostro diritto d’autore è informato dal criterio filosofico della personalità dell’autore (puoi cedere i diritti economici, ma quelli morali, come il riconoscimento della paternità dell’opera, restano tuoi). Queste leggi hanno vizi d’origine che da sempre legittimano la manomorta assurda di eredi e corporation, privando la comunità artistica della possibilità di rielaborare liberamente l’arte del passato, esplorare direzioni nuove e creare nuovi mercati finché quelle opere sono ancora culturalmente rilevanti.

La filosofia del nostro diritto d’autore deve molto all’estetica romantica: il Genio creatore assoluto, ispirato dalle Muse. Ma adesso sappiamo che ogni artista è figlio della propria epoca, così come la sua arte. E che l’arte è anche una questione di ricezione. Questo riguarda la sua produzione (il cubismo influenza seguaci e contestatori), il suo significato, che cambia nel tempo (lo dimostra Borges nel Pierre Menard, 1939) e persino la storia letteraria, perché ogni scrittore crea i propri precursori (ancora Borges, in Kafka e i suoi precursori, 1951).

L’artista eredita un patrimonio culturale collettivo, lo trasforma e lo restituisce alla collettività: Shakespeare e Mozart attingevano a piene mani anche dalle opere dei loro contemporanei, con una libertà che il copyright e il diritto d’autore gli avrebbero impedito. Reputo dunque anacronistici e controproducenti copyright e diritto d’autore, e ritengo che andrebbero radicalmente riformati (per tanti motivi che ho esaminato qui: t.ly/42GSI).

Il mio amico, che invece crede ancora nella bontà di quelle leggi, usa questo argomento contro la concorrenza di chi produce musica con l’IA: “Se uno stesso prompt genera musiche diverse, significa che chi lo scrive non determina le caratteristiche espressive del risultato. Chi chiede all’IA di comporre un brano jazz malinconico non decide la melodia, l’armonia, il ritmo o l’orchestrazione. Il legame autoriale fra il prompt e il prodotto musicale è talmente generico da essere irrilevante. Non più rilevante del girare un caleidoscopio per ottenere le sue meravigliose immagini colorate.

L’IA musicale è un caleidoscopio moderno. Contiene miliardi di vetrini colorati, ricavati dalla creatività musicale del passato e del presente che è stata utilizzata per addestrare le macchine. Chi gira il caleidoscopio sceglie quali immagini guardare, magari ne scarta cento prima di trovarne una che gli piace. Basta a farne l’autore?” Sì: anche la sola scelta può costituire un atto autoriale, vedi Duchamp. Perché scegliere un orinatoio può essere un atto autoriale e scegliere una composizione generata dall’IA non dovrebbe esserlo? Forse la Siae ha un problema più serio di questo.

L’IA renderà sempre meno indispensabile l’intermediazione delle società di gestione dei diritti, perché permette di produrre a costi irrisori quantità illimitate di musica, riducendo potenzialmente la domanda di opere del repertorio protetto. Vedo dunque nell’apertura della Siae alle opere generate con l’IA un tentativo di adattarsi a una trasformazione che minaccia la sua stessa ragion d’essere: la tecnologia sta erodendo le condizioni economiche che giustificavano storicamente il copyright e il diritto d’autore.

Nel 2024 la Siae ha esercitato l’opt-out per il proprio repertorio, opponendosi all’utilizzazione delle opere tutelate per l’addestramento dell’IA. Interessante: la Siae da una parte cerca di controllare l’impiego delle opere nell’addestramento, dall’altra ammette il deposito di opere realizzate con l’ausilio dell’IA. Le due posizioni sono giuridicamente compatibili, ma rivelano una tensione fra difesa del repertorio esistente e integrazione delle nuove tecnologie: la Siae cerca di sopravvivere al progresso tecnologico incorporandolo nel sistema proprietario che quel progresso sta mettendo in crisi. La battaglia mi sembra già persa. Un’IA capace di generare nuove opere a costo irrisorio renderà superflui il copyright e il diritto d’autore, anche se continueranno a esistere formalmente. Andrà impedito, a quel punto, che il monopolio sulle opere sia sostituito da quello delle aziende che controllano le tecnologie per produrle.

L’altro giorno Art Spiegelman (Maus) ha confessato di aver utilizzato l’IA per uno sticker da applicare sulla nuova copertina di un suo vecchio fumetto. Voleva ottenere l’effetto di un’incisione antica, ma “non avevo voglia di disegnarla”. Ed ecco definitivamente sdoganata (d’autorità: bel paradosso) la pratica immonda.

L'articolo La Siae cerca di sopravvivere al progresso tecnologico: la battaglia mi sembra già persa proviene da Il Fatto Quotidiano.

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