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Serbia, l’UE chiede di isolare Mosca ma Belgrado tira dritto

 

La Serbia non intende sacrificare i rapporti con la Russia sull’altare dell’integrazione europea. Jovo Baki?, professore universitario e rappresentante del movimento Student List, ha dichiarato a RT Balkan che il nuovo governo non imporrà sanzioni a Mosca, nonostante le pressioni esercitate da Bruxelles. La formazione studentesca ha conquistato il 52,73% dei voti nelle elezioni parlamentari di domenica, sconfiggendo la coalizione dell’ex presidente Aleksandar Vucic. Il movimento è emerso da quasi due anni di proteste, innescate dal crollo della pensilina di una stazione ferroviaria a Novi Sad nel novembre 2024, costato la vita a 16 persone. Sul terreno della politica estera, tuttavia, la nuova maggioranza sembra voler mantenere una linea di continuità.

Baki? ha definito la Russia una grande potenza, un partner storico e, in numerose occasioni, un Paese protettore della Serbia. Imporre sanzioni a Mosca, ha spiegato, avrebbe soprattutto un significato simbolico negativo per Belgrado, senza produrre conseguenze decisive per l’economia russa. La questione mette in evidenza la contraddizione con cui l’Unione Europea continua a confrontarsi: la Serbia aspira all’adesione comunitaria, ma non accetta di allinearsi automaticamente alla politica di isolamento della Russia. Per Belgrado, la difesa dell’interesse nazionale viene prima delle richieste provenienti dall’estero. Un principio che riguarda anche l’energia. Mosca copre circa tre quarti del fabbisogno serbo di gas e garantisce forniture a condizioni economiche favorevoli.

Allo stesso tempo, le sanzioni statunitensi contro la compagnia petrolifera NIS, controllata a maggioranza russa, rischiano di mettere sotto pressione l’approvvigionamento di carburante. La nuova maggioranza dovrà inoltre affrontare il tema delle esportazioni di armi. Esponenti del movimento hanno annunciato l’intenzione di interrompere le forniture verso zone di conflitto, comprese quelle destinate a intermediari occidentali che potrebbero trasferire munizioni all’Ucraina. Il Cremlino ha espresso la speranza di mantenere relazioni reciprocamente vantaggiose con Belgrado, riconoscendo anche il contributo di Vucic allo sviluppo dei rapporti bilaterali. La sfida per il nuovo governo sarà ora tradurre le dichiarazioni in scelte concrete, resistendo alle pressioni esterne senza compromettere gli interessi economici e strategici del Paese.

Il messaggio politico, intanto, è chiaro: la prospettiva europea non implica necessariamente la rinuncia alla partnership con Mosca.


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Gaza, il genocidio continua: la denuncia degli esperti ONU

 

Una commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite denuncia che Israele continua a commettere atti di genocidio a Gaza nonostante il cosiddetto cessate il fuoco, mentre in Cisgiordania si aggravano i crimini di guerra e contro l’umanità. Il rapporto documenta uccisioni di civili, torture e violenze sessuali contro detenuti palestinesi, oltre all’espansione del controllo militare israeliano nella Striscia, passato dal 53% ad almeno il 60% del territorio.

Gli esperti ONU chiedono alla comunità internazionale di esercitare pressioni su Israele affinché ponga fine all’occupazione illegale dei territori palestinesi, restituisca le terre confiscate e smantelli gli insediamenti.

Intanto, l’inerzia delle potenze occidentali continua a sollevare pesanti interrogativi sulla reale volontà di fermare le violenze e garantire giustizia alle vittime.


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Due morti e diversi feriti in un attacco ucraino nel sud della Russia

 

Un nuovo attacco condotto dalle forze ucraine contro il territorio della Federazione Russa ha provocato due morti e 17 feriti, tra cui un bambino, nella provincia di Voronež. A darne notizia lunedì mattina è stato il governatore locale Alexander Gusev.

Il bilancio più grave riguarda un convoglio passeggeri in transito fuori dalla città di Voronez, investito dai detriti di un drone precipitato sul treno. L'impatto ha causato un elevato numero di feriti tra i passeggeri, due dei quali versano in gravi condizioni. I servizi di emergenza sono intervenuti tempestivamente per prestare soccorso ed evacuare l'area.

L'attacco aereo, condotto a sventagliata sul tessuto urbano e industriale, ha provocato focolai d'incendio in diverse strutture produttive (senza causare conseguenze critiche per gli impianti), oltre a danneggiare un centro direzionale nel cuore della città, un edificio residenziale, due complessi turistico-ricettivi, uno stadio scolastico e un'area adibita a garage. Danni generalizzati alle facciate e alle vetrate delle abitazioni si registrano in quasi tutti i quartieri del capoluogo.

Sul piano militare, il governatore Gusev ha riferito che i sistemi di difesa aerea russi hanno intercettato e distrutto complessivamente 113 velivoli a pilotaggio remoto (UAV) nello spazio aereo sopra l'area metropolitana e i distretti della regione. Oltre 70 droni sono stati abbattuti direttamente sopra la città di Voronež nel corso delle operazioni difensive notturne e delle prime ore del mattino.

Teheran chiama, Riad e Ankara rispondono: la nuova architettura di sicurezza regionale

 

L'Iran compie un passo fondamentale verso la definizione di una nuova architettura di sicurezza regionale affrancata da ogni ingerenza occidentale. Ali Baqeri Kani, vicesegretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, ha annunciato la imminente visita a Teheran di una delegazione di altissimo livello composta dal ministro della Difesa dell'Arabia Saudita, Khaled bin Salman, dal capo dell'esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir, e dal capo dell'intelligence turca, Ibrahim Kalin.

La storica riunione congiunta con il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, il generale Mohsen Rezai, si inserisce nel quadro dell'iniziativa strategica promossa da Teheran per costruire un modello di difesa e cooperazione regionale basato esclusivamente sulle capacità interne dei Paesi dell'Asia Occidentale.

"Nessuno spazio per le interferenze straniere"

Come ribadito dal portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqai, la posizione di Teheran è chiara: la stabilità e la pace nella regione possono essere garantite unicamente respingendo ogni interferenza o influenza straniera, a partire dal ruolo eversivo esercitato da Washington e dal regime israeliano, individuati come la principale fonte di instabilità nell'area.

"Il modello di difesa della Repubblica Islamica dell'Iran, basato sulle proprie capacità nazionali, si è dimostrato efficace per garantire la sicurezza nazionale", ha evidenziato Baqai, sottolineando come la cooperazione tra Iran, Arabia Saudita, Turchia e Pakistan rappresenti un passo concreto e realizzabile verso la piena sovranità strategica del quadrante.

Il fallimento dell'aggressione USA-Israele e il nuovo ordine regionale

Questa svolta diplomatica arriva a seguito degli eventi bellici delle ultime settimane. L'aggressione militare lanciata da Stati Uniti e Israele contro il territorio iraniano si è scontrata con la risposta difensiva e le rappresaglie sferrate da Teheran contro le posizioni d'attacco nella regione. La guerra di 40 giorni si è conclusa con un cessate il fuoco formalizzato nel Memorandum d'intesa di Islamabad tra Iran e Stati Uniti, senza che la coalizione fosse riuscita a raggiungere gli obiettivi prefissati di smantellare le capacità difensive dell'Iran o di sottometterne la leadership, mentre Teheran ha mantenuto il controllo strategico sullo Stretto di Hormuz.

La lezione sul campo si riflette ora sul piano geopolitico. L'iniziativa iraniana per una sicurezza regionale autonoma dimostra come il tentativo di isolare Teheran o di imporle diktat unilaterali nei canali diplomatici sia fallito. Nel nuovo scenario multipolare dell'Asia Occidentale, la sicurezza si costruisce con gli attori della regione, ponendo fine alla stagione del tutelaggio neocoloniale americano.

Serbia. Vucic perde le elezioni e accusa UE e USA di interferenze

 

In Serbia si consuma un terremoto politico destinato a ridefinire gli equilibri nei Balcani. I risultati preliminari diffusi dalla Commissione elettorale della Repubblica (RIK) confermano che la Lista degli Studenti, forza cardine dell'opposizione, è in nettissimo vantaggio nelle elezioni parlamentari anticipate con il 51,84% dei voti, a fronte del 39,77% ottenuto dalla coalizione di governo Serbia Unita. Con quasi il 93% dei seggi già scrutinati, i dati ufficiali convergono con le proiezioni finali degli istituti CeSID e Ipsos, che attribuiscono all'opposizione guidata dai giovani il 52,9% delle preferenze e alla compagine di governo il 38,8%.

La consultazione elettorale è giunta al culmine di una fase di profonda instabilità istituzionale e sociale, apertasi nel novembre 2024 con il tragico crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad costato la vita a 16 persone.

La lettura di Vucic: "Una rivoluzione eterodiretta dal deep state"

Nel commentare la sconfitta, l'ex presidente serbo ha scelto toni di netto scontro geopolitico, puntando il dito contro le regie occulte esterne che avrebbero finanziato e orchestrato la mobilitazione di piazza: "È la conferma di una rivoluzione condotta con il sostegno diretto di vari Paesi europei e del deep state americano".

Rivolgendosi ai vincitori con toni duri, Vucic ha rincarato la dose: "Mi congratulo con loro, anche se sono solo gli esecutori di un lavoro sporco ideato da qualcun altro per abbattere un Paese sovrano. Per il momento ci siete riusciti. Per quanto tempo? Lo vedremo". Pur ammettendo la disfatta e confermando che continuerà la battaglia dai banchi dell'opposizione senza lasciare il Paese ("Amo la Serbia. Non lascerò mai la Serbia"), il leader uscente ha lasciato intendere che la transizione aprirà scenari ad altissima tensione, non ultimi i dossier legati all'allineamento geopolitico di Belgrado, a partire dalle pressioni occidentali per imporre sanzioni economiche contro la Russia, un argine che la vecchia guardia sosteneva di voler difendere.

Le congratulazioni lampo di Bruxelles e l'ipoteca sull'asse atlantico

Mentre le piazze di Belgrado festeggiavano la fine di un'era, la risposta dell'apparato eurocratese non si è fatta attendere. I vertici di Bruxelles — con i messaggi speculari affidati ai social da Ursula von der Leyen e António Costa — si sono affrettati a blindare il risultato della Lista degli Studenti, promettendo immediato sostegno finanziario e politico per accelerare i processi di integrazione della Serbia nell'Unione Europea.

Resta ora da capire quale sarà il reale margine di manovra di un esecutivo nato sulle ceneri di una protesta di piazza e immediatamente rivendicato dai tecnocrati comunitari come una vittoria della propria sfera di influenza, in un quadrante balcanico che continua a rappresentare il terreno di scontro primario tra le spinte del multipolarismo eurasiatico e l'egemonia euro-atlantica.

 

Il primo video di Lula dopo il trionfo elettorale

 

Con una campagna elettorale per il secondo turno straordinaria, Luiz Inácio Lula da Silva a 80 anni è stato riconfermato presidente del Brasile e inizierà un suo quarto mandato. Il rappresentante dell'estrema destra e del sionismo internazionale, Flavio Bolsonaro, si era aggiudicato il primo turno, ma la capacità di mobilitazione delle fasce più povere della popolazione ha permesso la storica rimonta.

Questo è stato il primo video che Lula ha deciso di pubblicare sulle reti sociali dopo il sorpasso durante lo scrutinio della sera brasiliana e poi la conferma della vittoria. 

??????????PRIMER VÍDEO DE LULA CELEBRANDO LA VICTORIA EN LA SEGUNDA VUELTA https://t.co/2tvr0uk93x

— Errete en Español (@erreteespanol) October 26, 2026

Lula strappa la presidenza a Flávio Bolsonaro in uno storico secondo turno

 

All'età di 80 anni, Luiz Inácio Lula da Silva segna un nuovo passaggio storico nell'America Latina conquistando per la quarta volta la presidenza del Brasile, la principale potenza della regione.

La vittoria di Lula si è consumata al termine di un perentorio testa a testa durante le operazioni di spoglio. Nelle prime fasi del conteggio dei voti, il candidato Flávio Bolsonaro era riuscito a portarsi momentaneamente in vantaggio; tuttavia, con il progredire delle rilevazioni nei territori chiave, la tendenza si è invertita in modo definitivo a favore dell'ex sindacalista.

Lula è così riuscito a ribaltare l'esito del primo turno svoltosi il 4 ottobre, spezzando quella che nel panorama politico brasiliano era nota come la "maledizione del primo turno". Dalla fine della dittatura e dal ripristino delle istituzioni democratiche nel 1989, infatti, nessun candidato piazzatosi al secondo posto al primo turno era mai riuscito a capovolgere il risultato e ad affermarsi al ballottaggio.

"Il faut accepter l'inconnu et l'aventure" : de Toulouse à la Laponie, cette Toulousaine voyage exclusivement en train depuis la Ville rose

26 October 2026 at 05:21
Depuis la gare de Toulouse, Zélie sillonne l'Europe en train depuis trois ans. Écosse, Suède, Danemark, Allemagne... Cette photographe toulousaine partage ses aventures et ses conseils pour voyager en train sur ses...

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