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“La Norvegia fa schifo, è un cesso di Paese”: l’attacco di Trump al comizio in Michigan. La colpa di Oslo? Non avergli dato il Nobel per la Pace

26 October 2026 at 15:26

“Francamente la Norvegia fa schifo, è diventata un cesso di Paese, veramente”. Così il presidente americano Donald Trump, in un comizio in Michigan per sostenere la candidatura al Senato del repubblicano Mike Rogers, si è sfogato contro il Paese europeo colpevole, come lui stesso ha affermato, di non avergli dato il premio Nobel per la Pace per la seconda volta – riconoscimento invece assegnato all’ex giudice dell’odiata Corte penale internazionale Navi Pilay.

Ha aggiunto di voler riaprire le frontiere agli immigrati di determinati Paesi, ma di non volere “nessuno della Norvegia“, nonostante nello Stato del Michigan vivano oltre 71mila norvegesi-americani secondo gli ultimi dati U.S. Census. Nel comizio in midwest ha poi coperto di insulti islamofobici il candidato democratico Abdul El Sayed per le elezioni midterm del prossimo 4 novembre.

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James Talarico, speranza dem in Texas per vincere il seggio al Senato: chi è il 37enne che sfida il candidato sostenuto da Trump

26 October 2026 at 13:44

L’ultimo endorsement di richiamo per lui arriva dal figlio dell’ex presidente George H.W. Bush e fratello dell’altro ex commander in chief George W.Bush. Anche Neil Bush si smarca da Donald Trump e sceglie James Talarico, astro nascente dei democratici, che corre per il Senato nello Stato di famiglia, il Texas. È da più di tre decenni che i democratici non vincono un’elezione nazionale, ma ora il seggio del Congresso è contendibile. Talarico, 37enne ex seminarista presbiteriano, ex insegnante di scuola media, è in vantaggio di 5 punti percentuali sul repubblicano Ken Paxton, attuale procuratore generale dello Stato sostenuto dal capo della Casa Bianca.

Famiglia, amore per i propri vicini e poi, ovviamente, fede: le parole d’ordine, da texano di ottava generazione, della campagna di Talarico sono spiazzanti per la retorica di Paxton e Donald Trump – che lo descrivono come un democratico estremista sotto mentite spoglie – e tutta la potente macchina finanziaria repubblicana, Elon Musk in testa, scesa in campo in queste ultime decisive settimane per scongiurare la possibilità che Talarico, che gli ultimi sondaggi danno avanti di due, tre anche 4 punti, possa far centrare il sogno, fino a pochi mesi fa impensabile, di una vittoria al Senato in uno stato come il Texas dove sono oltre 30 anni che i democratici non vincono a livello nazionale. Il candidato dem, peraltro, è spesso del mirino di Trump, che gli ha affibbiato il nomignolo di ‘Tala-freak-o‘, dandogli del vegano, negli sforzi per tracciare un profilo non in linea con lo stereotipo texano.

“In queste elezioni non c’entra il partito democratico o il partito repubblicano, è una cosa più grande, queste elezioni devono puntare alla visione di quello che il nostro stato può essere”, ha detto in uno dei suoi ultimi comizi il democratico ribadendo il messaggio bipartisan, quello che in America si chiama della ‘big tent’, con cui promette che dal Senato di Washington guiderà “la lotta contro i finanziatori mega miliardari e i politici burattini che hanno preso il controllo del Texas“, come recita il programma. Un messaggio che ha non solo galvanizzato e riunito le varie anime del partito democratico, ma sta attirando repubblicani, delusi da Trump e in generale dai repubblicani per la questione del carovita, del prezzo della benzina e, elemento molto rilevante in Texas, la costruzione dei data center per l’intelligenza artificiale. Ma forse l’elemento che ha aiutato e sta aiutando maggiormente la sorpresa Talarico nei sondaggi è il fatto che come avversario ha una delle figure politiche più controverse del Texas, l’attuale procuratore generale Paxton.

Paxton ha vinto le primarie perché sostenuto vigorosamente da Trump che ha voluto così togliere il seggio a John Cornyn, senatore al quarto mandato che il tycoon ha voluto punire perché ‘sleale’. Non ha aiutato la candidatura di Paxton il fatto che la moglie Angela, anche lei esponente repubblicana texana, abbia chiesto il divorzio nell’estate del 2025 accusandolo, con tanto di citazioni biblica, di adulterio. Salvo poi chiedere alle elettrici texane di tapparsi il naso e votare per tutti i candidati repubblicani a novembre “a prescindere dalle loro debolezze’.

E dal vecchio establishment repubblicano texano, di cui Cornyn fa parte e che ha un punto di riferimento al clan dei Bush – anche se quella che era un tempo la dinastia politica repubblicana sta perdendo progressivamente influenza nel Gop controllo dal mai amato Trump -, sono arrivati dubbi, reticenze e vere e proprie prese di distanze nei confronti di Paxton . E, sebbene George W. Bush non abbia preso una posizione ufficiale, il Nyt scrive che ha escluso Paxton da una raccolta di fondi organizzata per candidati Gop al Senato. Invece hanno preso posizioni pubbliche contro Paxton il suo ex stratega Karl Rove, e per decenni il deus ex machina della politica repubblicana texana, e ora il fratello minore dell’ex presidente, Neil, ha annunciato di aver votato in anticipo per Talarico perché “profondamente preoccupato” per la condotta di Paxton e invece “enormemente impressionati” dai principi pragmatici del democratico. Il candidato repubblicano ha però dalla sua la pioggia di milioni di dollari che stanno arrivando, in particolare da Musk, che gli permettono di spendere tre volte di più del dem in questi ultimi giorni decisivi. Tanto che si prevede che alla fine la sua campagna, tra primarie e elezioni, arriverà a spendere 380 milioni di dollari, una cifra astronomica per un’elezione al Senato in uno stato considerato una roccaforte Gop.

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Dall’Alaska al Kansas: tutti gli Stati che non sono più “sicuri” per i repubblicani. Le sfide cruciali al Senato per le elezioni di Midterm

26 October 2026 at 12:45

I repubblicani investono fondi in Stati un tempo dati sicuri, mentre i sondaggi li danno in svantaggio alla Camera e in una battaglia fino all’ultimo voto al Senato. A poco più di una settimana dalle elezioni di midterm, la speranza e l’entusiasmo dei democratici per la possibilità di conquistare il Congresso continuano a salire. Come è noto, ogni due anni il Senato rinnova un terzo dei suoi seggi, e quest’anno si vota per 35 seggi, molti in Stati dove Donald Trump ha vinto con uno scarto a due cifre nel 2024. Un vantaggio di partenza per i repubblicani che difendono la loro maggioranza di 53 seggi contri i 47 attuali dei dem, che devono strappare quindi almeno 4 seggi, senza perderne nessuno, per conquistare la maggioranza. Si tratta di una sfida non facile, ma con il crescere del vantaggio nazionale dei dem che alla Camera – ora di 10 punti – e il continuo precipitare della popolarità di Trump – scesa al 33% – si è delineata una possibile via per la vittoria dem fino a pochi mesi impensabile, una via che attraversa stati come il Texas, roccaforte Gop dove un democratico non viene eletto ad una carica elettiva nazionale da oltre 30 anni. Negli ultimi giorni è entrato nella lista degli stati “toss up” un altro Stato solidamente repubblicano come il Kansas, portando a dieci il numero degli Stati che decideranno le sorti del Senato il prossimo 3 novembre. “Anche stati rossi non sono sicuri con presidenti con numeri così bassi come quelli di Trump“, spiegava nelle scorse settimane Jessica Taylor, del sito di analisi politica Cook Political Report.

NORTH CAROLINA – Questa viene considerata la migliore opportunità per i democratici, dal momento che l’attuale senatore repubblicano, Thom Tills, noto per le sue posizioni critiche su Trump ha scelto di non ricandidarsi nello stato che ha scelto il tycoon nelle ultime tre elezioni, ma ha anche eletto democratici a cariche statali. Tra questi, l’ex governatore Roy Cooper ora candidato dem avanti di 13 punti sul repubblicano Michael Whatley, poco conosciuto dagli elettori che in più lo considerano troppo vicino a Trump. In caso di vittoria, Cooper sarebbe il primo dem a rappresentare la North Carolina al Senato in quasi due decenni.

OHIO – In gioco è il seggio che JD Vance ha lasciato per diventare il vice presidente di Trump e l’attuale senatore repubblicano nominato al suo posto, Jon Husted, è molto meno noto del democratico Sherrod Brown, l’ex senatore avanti di 5 punti secondo una media Cnn. Il repubblicano paga la sua vicinanza a Trump che, pur avendo vinto due anni fa con un vantaggio a due cifre, ora ha una popolarità scesa al 36% nello stato agricolo che soffre per l’impennata dei prezzi dei fertilizzanti, provocata dalla guerra con l’Iran, e non ha visto i vantaggi nel settore agricolo promessi dalla politica dei dazi. A riprova dell’importanza di questo duello per gli equilibri del Senato, si prevede che nelle ultime settimane di campagna i due partiti spenderanno un totale di 75 miliardi di dollari.

ALASKA – È una delle sfide che i dem non possono perdere: gli ultimi sondaggi danno Mary Peltola, ex deputa dem, avanti 7 punti rispetto a Dan Sullivan, il senatore Gop che si candida a un terzo mandato nel remoto stato artico dove non viene eletto un democratico al Senato dal 2008. Nell’ultimo dibattito, il repubblicano ha cercato di mettere in difficoltà l’avversaria con le accuse di maltrattamenti che le hanno rivolto ex collaboratori, mentre la democratica lo ha accusato di disonestà e collegato alle politiche di Trump, in particolare la guerra in Iran, e le sue conseguenze economiche, che, è stato costretto ad ammettere Sullivan, “deve finire presto”. Il repubblicano teme infine di perdere voti per il fatto che sulla scheda elettorale comparirà un secondo Dan Sullivan, un indipendente che il dipartimento di Giustizia accusa di correre come repubblicano “con l’intenzione di ingannare” i sostenitori del senatore in un ricorso già depositato presso la corte distrettuale dell’Alaska per chiedere di bloccare la certificazione dei risultati elettorali in caso di vittoria di Peltola.

MAINE – È la battaglia nello stesso tempo più facile, almeno sulla carta, e più difficile per i democratici. Più facile perché i democratici controllano tutte le cariche elettive dello stato dove vincono regolarmente le presidenziali. Più difficile perché Susan Collins, da 30 anni al Senato, finora è riuscita sempre a difendere anche in questo nuovo panorama politico locale il seggio, grazie alle sue posizioni moderate, spesso indipendenti che l’hanno messa spesso in opposizione con Trump. Ma questa rielezione si è mostrata molto difficile per la navigata repubblicana, anche se di fronte non ha il candidato dem scelto con le primarie, Graham Platner, un allevatore di ostriche socialista dem che aveva entusiasmato la base, ma il molto meno carismatico Troy Jackson, nominato in corsa a luglio, quando uno scandalo sessuale ha fatto implodere la candidatura di Platner. Ora i sondaggi danno il dem avanti di un soffio in quello che rimarrà fino alla fine un testa a testa, con i repubblicani che spenderanno 17 milioni nelle ultime due settimane contro i 14 dei dem.

TEXAS – I democratici non vincono un’elezione nazionale nel Lone Star da 32 anni, ma ora sognano l’impensabile in uno dei duelli per il Senato più seguiti a livello nazionale, con i sondaggi che descrivono un testa a testa, con il democratico James Talarico però due punti avanti rispetto a Ken Paxton, il discusso attorney general del Texas che, con il sostegno di Trump, ha battuto nelle primarie il senatore repubblicano di lungo corso John Cornyn accusato di “slealtà” dal tycoon. Il 37enne ex seminarista presbiteriano, ex insegnante di scuola media, ora deputato statale, sta riuscendo a unire e galvanizzare le varie anime dei democratici, attirando, con il messaggio religioso e la promessa di combattere per interessi e valori texani, elettori di Trump delusi. Paxton, al contrario, è una delle figure politiche più controverse del Texas, coinvolto in scandali di corruzione che in passato spinsero il suo stesso partito a metterlo sotto accusa. Sono diverse le figure dell’establishment repubblicano texano che in questi giorni stanno dichiarando che non voteranno per lui, o addirittura che voteranno per Talarico, come ha fatto Neil Bush, figlio e fratello degli ex presidenti. Paxton ha dalla sua i finanziamenti milionari che sono arrivati in questi ultimi giorni alla sua campagna da Elon Musk, che gli permettono di spendere tre volte di più del dem, arrivando, si prevede, alla cifra totale, tra primarie e elezioni, di 380 milioni, astronomica in uno stato roccaforte Gop.

MICHIGAN – È forse la migliore opportunità dei repubblicani strappare un seggio ai dem – che dovrebbero così quindi strappare così cinque seggi per conquistare così la maggioranza – perché il senatore dem Gary Peters si è ritirato, lasciando aperto il suo seggio a quello che è diventato il più accanito duello, senza riserve di colpi, tra il repubblicano Mike Rogers, ex agente Fbi, ex deputato che due anni fa è stato sconfitto di misura nell’elezione per l’altro seggio del Michigan, e il democratico Abdul El Sayed. L’epidemiologo nato a Detroit da una famiglia di origine egiziana ha vinto le primarie con un programma vicino a quello dei democratici socialisti, anche se non vi fa parte, sconfiggendo un’avversaria sostenuto dall’establishment dem statale e nazionale. L’ultima media dei sondaggi Cnn dà El Sayed avanti di due punti in quello che rimane un testa a testa, con Donald Trump che continua ad accusare pubblicamente il dem, che se eletto diventerà il primo senatore musulmano, di essere ‘un jihadistà con legami con i Fratelli musulmani. El Sayed da parte sua punta all’impopolarità di Trump in Michigan, dove il 44% degli elettori ammette che considera il midterm un referendum contro Trump, ma deve fare i conti con la difficoltà di ottenere il sostegno di due componenti cruciali della base dem, la comunità ebraica, allarmata per le sue posizioni su Israele e Gaza, e quella afroamericana. A sottolineare l’importanza del duello, nel weekend in Michigan è arrivato sia Barack Obama, per un comizio ieri a Detroit che potrà aiutare El Sayed con il voto afroamericano, che Trump per un comizio stanotte a Port Huron.

IOWA – ll fatto che uno stato in cui Trump nel 2024 ha vinto con 13 punti di vantaggio sia considerato teatro di un duello ‘toss up’ per il Senato è un segnale di grande preoccupazione per il Gop. Nello stato del Midwest le politiche commerciali di Trump stanno danneggiando gli agricoltori, in particolare i produttori di soia, insieme all’aumento dei prezzi di benzina, diesel e fertilizzanti provocati dalla guerra in Iran. Non aiuta il fatto che la senatrice in carica Joni Ernest abbia deciso di non ricandidarsi lasciando quindi il seggio aperto. Per i repubblicani è in campo un’altra donna, Ashley Hinson, che recentemente ha chiesto a Trump di mettere fine subito alla guerra nel tentativo di guadagnare terreno sul democratico Josh Turek, ex campione paralimpico, che ora rappresenta all’Assemblea locale un distretto dove ha vinto Trump e si dice pronto a lavorare con tutti per aggiustare “il sistema dell’immigrazione, anche il presidente Trump”. L’ultima media dei sondaggi danno il democratico avanti di appena un punto in quello che rimane quindi un testa a testa.

KANSAS – Lo stato che non elegge un senatore democratico da 94 anni è entrato a sorpresa negli ultimi giorni nella lista dei duelli a rischio per i repubblicani, con i sondaggi che danno il senatore Roger Marshall in una situazione di parità con Adam Hamilton, un pastore metodista che si descrive come “un democratico indipendente” sapendo di aver bisogno dei voti di repubblicani per vincere nello stato in cui Trump ha vinto con un vantaggio di 16 punti nel 2024. Tanto che il tycoon nei giorni scorsi è volato in Kansas per accusare il democratico di essere in realtà “un estremista che si fa gioco di Gesù”. Da parte sua Marshall, che è un medico, è stato investito dalle accuse, riportate dal New York Times, di pazienti a cui ha fatto causa per parcelle mediche non pagate.

NEW HAMPSHIRE – Anche in questo stato del North East un seggio aperto, con la democratica Jeanne Shaheen che si ritira, potrebbe aiutare i repubblicani a difendere la maggioranza, aiutati dal fatto che hanno candidato John Sununu, ex senatore ma soprattutto fratello di ex governatore così popolare che molti elettori credono che sia lui a candidarsi al Senato. Per i democratici è candidato Chris Pappas, che si presenta come moderato e viene dato comunque negli ultimi sondaggi appare in una posizione più solida, aiutato anche dal fatto che nello stato la popolarità per Trump è al 38%. Tanto che Sununu in uno spot elettorale diffuso la scorsa settimana per prendere le distanze dal presidente afferma: “non ho mai incontrato quest’uomo”. Se eletto, il 46enne Pappas diventerà il primo senatore gay dichiarato.

GEORGIA – Il seggio di Jon Ossoff, senatore dem eletto nel 2020 sulla scia della cruciale vittoria di Joe Biden in Georgia, lo stato dove maggiormente si concentrarono le manovre di Trump per tentare di rovesciare i risultati elettorali, era stato individuato come uno dei principali obiettivi dei repubblicani in queste elezioni di midterm. Ma la sua campagna fondata suo social ha creato una grande rete di donatori di base, non solo gli sta assicurando un solido vantaggio – di otto punti secondo un poll dell’University of Georgia – ma sta anche alimentando voci di una possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2028 del democratico che con i suoi 39 anni è il più giovane senatore in carica. Ad aiutare Ossoff il fatto che i repubblicani abbiano candidato il controverso deputato Mike Collins, accusato di aver legami con gruppi suprematisti bianchi e di aver fatto commenti razzisti e antisemiti.

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Il Perito Moreno è in arretramento: quello argentino era uno dei pochi ghiacciai in condizioni “stabili”

26 October 2026 at 11:14

Il Perito Moreno, ghiacciaio della Patagonia argentina, è arretrato di 910 metri in soli 100 giorni tra febbraio e giugno. Lo riporta RaiNews che cita il rilevamento effettuato dal centro di interpretazione dei ghiacciai Glaciarium assieme al Parco Nazionale Los Glaciares. L’allarme è giustificato non solo dalla perdita di terreno della massa ghiacciata, ma anche dal fatto che il Perito Moreno era uno dei pochi ghiacciaci al mondo ancora in condizioni “stabili” o “di equilibrio“: riusciva a rigenerare nella stagione invernale la massa persa durante il periodo estivo-autunnale.

Il Perito Moreno è parte del Parco nazionale Los Glaciares, Patrimonio dell’Unesco dal 1981, ed è da anni meta turistica in quanto unico ghiacciaio orizzontale al mondo, con 30 km di lunghezza e una superficie di 250 kmq: famosa la sua spettacolare diga di ghiaccio che lo caratterizza. Secondo gli esperti l’accelerazione del suo degrado deriva “dall’assottigliamento e dall’arretramento della dorsale subglaciale che fungeva da punto di ancoraggio stabilizzandone il fronte”; il processo di distaccamento di grandi blocchi rischia di essere irreversibile. La soglia di arretramento supera quella di 750 metri registrata nel 1899 misurata dal geologo tedesco Rudolf Hauthal.

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