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Caprarica su Youssef Siher: “Meno male che la Scuola di Francoforte è morta, sennò sarebbe stata imputata di incitamento alla rivoluzione”. Su La7

27 October 2026 at 17:06

“Vorrei cogliere l’occasione per congratularmi con Marcuse, Horkheimer, Habermas e l’intera Scuola di Francoforte per essere morti prima di questa scadenza perché altrimenti, come Youssef Siher, sarebbero tutti imputati di incitamento alla rivoluzione“. Sono le parole pronunciate a L’aria che tira, su La7, dal giornalista Antonio Caprarica, che ricorre al sarcasmo per commentare il caso del 30enne fermato nell’inchiesta sui canali social del “Movimento 17 ottobre”.
L’intervento prende spunto da un cartello mostrato durante la trasmissione, nel quale vengono riepilogati i principali dubbi sull’inchiesta. A Siher non vengono contestati reati materialmente commessi durante gli scontri del 17 ottobre, le pagine social di cui è ritenuto ideatore e amministratore insieme alla moglie risultano create soltanto dopo la conclusione dei disordini del 18 ottobre, non emergono messaggi violenti scritti personalmente dal trentenne, mentre la contestazione della finalità di terrorismo si fonda anche sul “timore cagionato nella popolazione”.

Caprarica osserva: “Tra gli altri reati che vengono contestati a questo giovane c’è anche quello di incitamento alla rivoluzione, che peraltro figura in alcuni tra i principali testi della filosofia e della sociologia occidentale. Fino a prova contraria l’incitamento alla rivoluzione non rappresenta un reato, giacché, come è noto, un reato implica la commissione di un fatto atto a rovesciare le istituzioni in maniera violenta. Verrà fuori? Quando verrà fuori e se c’è questo, ne prenderemo atto”.

Lo storico corrispondente Rai poi si rivolge direttamente agli interlocutori di destra, ospiti in studio: Giovanni Sallusti, direttore di Radio Libertà, già Radio Padania, e collaboratore di Libero, e Michele Silenzi, collaboratore del Foglio, direttore editoriale e amministratore delegato della casa editrice Liberilibri.
“Questo chiude quello che è successo il 17 ottobre e dei milioni di giovani in piazza? – incalza Caprarica – Davvero i nostri ‘amici’, che in questa trasmissione rappresentano un’area culturale di destra, vogliono illudersi che si chiuda il capitolo e che il disagio sociale non esista? Padronissimi di farlo a loro rischio e pericolo. Ma convincetevi che non solo in Italia, ma anche in Francia, in Spagna e in Germania, nell’intero mondo occidentale c’è un sommovimento che nasce dalla rottura del patto sociale e generazionale. I giovani sentono il pericolo nel loro futuro”.

Sallusti scuote la testa, Silenzi protesta ad alta voce, sovrapponendosi al giornalista, che prosegue: “I giovani chiedono a noi vecchi di non scaricare interamente su di loro il costo di questo passaggio d’epoca. Vogliamo lavorare con loro o vogliamo mandarli tutti in galera come propone Nordio?“.

L'articolo Caprarica su Youssef Siher: “Meno male che la Scuola di Francoforte è morta, sennò sarebbe stata imputata di incitamento alla rivoluzione”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ponzani replica a La Russa: “Non ho alcuna intenzione di scusarmi. Gli storici non devono celebrare il potere”. E annuncia: “Ho sentito il mio avvocato”

27 October 2026 at 15:09

“La professoressa Ponzani non ha alcuna intenzione di scusarsi con il signor presidente del Senato“. La storica Michela Ponzani risponde così al presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha annunciato una querela nei suoi confronti dicendosi disposto a ritirarla soltanto in caso di scuse immediate. Ospite di Otto e mezzo, su La7, Ponzani, docente a contratto di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tor Vergata, rivendica la ricostruzione dei fatti del 12 aprile 1973 a Milano, quando un corteo neofascista vietato dalla Prefettura sfociò in violenti scontri durante i quali viene ucciso l’agente di polizia 22enne Antonio Marino. E avverte: “Se si vuol negare la storia, spiace dirlo per chi pensa di essere tornato ai tempi delle monarchie assolute, ma gli storici nelle democrazie non hanno il compito di celebrare il potere, devono casomai smontare le narrazioni di comodo. Questo è il nostro mestiere e io continuerò a farlo con tutti i mezzi a mia disposizione”.

La vicenda nasce dalle dichiarazioni della docente nella puntata del 22 ottobre della trasmissione condotta da Lilli Gruber. Commentando il nuovo decreto sicurezza del governo Meloni, approvato dopo i disordini di Milano del 17 e 18 ottobre, Ponzani ha osservato: “Io credo che se nel 1973, fosse stato approvato un decreto sicurezza come quello che viene discusso e approvato oggi, probabilmente noi oggi non avremmo un presidente del Senato“. La storica ha ricordato che quel giorno l’attuale seconda carica dello Stato si mise a capo di una manifestazione non autorizzata, organizzata dal Fuan, e che dall’interno del corteo partì il lancio di una bomba a mano che uccise un poliziotto di 22 anni. Parole che hanno provocato la reazione di La Russa, il quale ha dato mandato ai propri legali di procedere contro la docente per dichiarazioni giudicate “gravemente lesive” della sua onorabilità. Successivamente ha posto una condizione per rinunciare alle vie legali: “Sono pronto a rinunciare ad adire le vie legali qualora la signora Michela Ponzani chiedesse immediatamente scusa”.

La docente replica ribadendo: “La Russa era coinvolto perché era a capo di un corteo vietato dalla prefettura di Milano per motivi di ordine pubblico. Questa è cronaca riportata su varie fonti, noi storici lavoriamo con le fonti, non è che ci inventiamo le false notizie“. E aggiunge: “Se il presidente La Russa vuole querelare me, semplicemente per aver ricordato un fatto storico, deve querelare tutti gli autori di libri che parlano di questo fatto, deve querelare l’archivio centrale dello Stato che conserva ancora oggi la documentazione della questura di Milano e della prefettura di Milano, deve querelare i giornali dell’epoca che riportano fedeli le cronache di quel che accadde”.

La storica torna quindi sul cosiddetto Giovedì nero di Milano: Il 12 aprile 1973 La Russa era alla testa di un corteo neofascista vietato dalla Prefettura di Milano, durante il quale viene ucciso l’agente di polizia Antonio Marino, 22 anni, colpito da una bomba a mano. Per l’omicidio furono condannati i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli. Ignazio La Russa, all’epoca dirigente del Fronte della Gioventù, venne indagato, ma la sua posizione fu archiviata. Il fratello Romano viene processato e assolto. Su questo punto Ponzani sottolinea la distinzione tra la presenza alla manifestazione e la responsabilità per l’omicidio, precisando: “Io non ho detto che fu La Russa ad avere la responsabilità nell’omicidio, ho detto che era presente a quella manifestazione”. E ricorda che “i fascisti del Msi, del Fronte della Gioventù di cui La Russa era segretario, devastarono Milano con incidenti gravissimi“. La docente considera la minaccia di querela da parte di una delle più alte cariche istituzionali “una cosa gravissima” e “non una bella pagina per la democrazia”, per il rischio di mettere a tacere le voci critiche.

Poi arriva la domanda di Lilli Gruber: “La Russa ha detto ‘se la signora Ponzani si scusa immediatamente ritiro la querela’. Signora Ponzani, vuole scusarsi?”. La risposta della storica è accompagnata dall’annuncio di essersi già rivolta a un legale: “Io ho già sentito il mio avvocato Fabio Anselmo per tutelare quelle che sono le mie ragioni, quella che è la mia onorabilità, quella che è la mia professionalità”. Infine Ponzani replica anche al modo in cui La Russa si rivolge a lei, chiamandola “signora” anziché professoressa: “Vorrei ricordare al presidente del Senato della Repubblica italiana che i titoli accademici non si ereditano come i titoli nobiliari, costano tanta fatica, per le donne è ancora più faticoso raggiungere certe vette, quindi io pretendo che mi si riconosca almeno il titolo di professoressa universitaria“.

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