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Intelligenza artificiale, la sfida per gli agenti assicurativi: a Roma il confronto tra esperti e operatori del settore

28 October 2026 at 09:54

Il 5 novembre a Villa Miani il convegno promosso da GAAT Service con UNI Agenti e AGI. Tra i relatori Aranzulla, Camisani Calzolari, Frontoni e Veltroni. Peter Gomez modererà la tavola rotonda sul futuro dell’intermediazione.

L’intelligenza artificiale è già entrata nei processi di molte imprese e sta cambiando il modo in cui vengono analizzati i dati, organizzate le attività e costruite le relazioni con i clienti. Per il mondo assicurativo, il tema non riguarda soltanto l’adozione di nuovi strumenti: chiama in causa il ruolo degli intermediari, la loro autonomia professionale e la capacità di accompagnare persone e aziende in decisioni sempre più complesse.

A queste domande è dedicato il convegno nazionale “Intelligenza artificiale & Agenti di assicurazione”, in programma giovedì 5 novembre 2026 a Villa Miani, a Roma. L’iniziativa è organizzata da GAAT Service, in collaborazione con UNI Agenti e AGI Agenti Generali Italia, e riunirà divulgatori, studiosi e rappresentanti del comparto per discutere opportunità e criticità della trasformazione digitale.

Il confronto parte da una questione concreta: l’IA potrà aiutare gli agenti a interpretare meglio i bisogni della clientela e a rendere più efficiente il lavoro quotidiano, ma solleva anche interrogativi sulla gestione dei dati e sul rapporto diretto tra compagnie e consumatori. È proprio su questo equilibrio che gli organizzatori intendono aprire una riflessione.

“I cambiamenti non si subiscono, si governano”, osserva Roberto Salvi, presidente di GAAT Service e UNI Agenti. Secondo Salvi, “il settore non può limitarsi a osservare l’evoluzione tecnologica: deve comprenderne le conseguenze”. E sugli spazi di autonomia degli intermediari, Salvi è molto chiaro: “L’intelligenza artificiale può rappresentare una grande opportunità proprio per rafforzare quella autonomia se gli intermediari sapranno affrontare questa trasformazione insieme, mettendo in comune competenze, esperienze, risorse e capacità di investimento. La forza di molti può consentire di accedere a strumenti e soluzioni che il singolo, da solo, avrebbe più difficoltà a sviluppare o governare. L’obiettivo del convegno – spiega – è finalizzato ad affrontare il tema senza semplificazioni e con competenze differenti”.

Il programma prevede l’avvio delle attività alle 11 con la registrazione dei partecipanti e un light lunch. Alle 13 l’introduzione di Peter Gomez e il saluto istituzionale di Roberto Salvi apriranno gli interventi. Sul palco si alterneranno Salvatore Aranzulla, divulgatore informatico conosciuto per le sue guide pratiche all’uso della tecnologia; Marco Camisani Calzolari, esperto di digitale, sicurezza e rischi della rete; Emanuele Frontoni, professore ordinario all’Università di Macerata e studioso di intelligenza artificiale e visione artificiale; e Walter Veltroni.

VIDEO | Il videomessaggio di Salvatore Aranzulla

VIDEO | Il videomessaggio di Emanuele Frontoni

VIDEO | Il videomessaggio di Marco Camisani Calzolari

Alle 15.40 è prevista una tavola rotonda moderata da Peter Gomez, dedicata al punto di vista degli operatori del mercato. Interverranno Pietro Franchini (IVASS), Denis Girola (Xoldy), Pisana Liberati (UNI

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Emanuele Frontoni

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Marco Camisani Calzolari

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Peter Gomez

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Roberto Salvi

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Salvatore Aranzulla

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Walter Veltroni

Agenti), Gianni Mezzalira (AGI), Alfredo Penna (UCA Assicurazioni), Osvaldo Rosa (Assigeco) e Orazio Rossi (Chubb). Un confronto tra realtà e ruoli diversi, chiamati a misurarsi con le ricadute dell’innovazione sul lavoro degli agenti e sui rapporti con gli assicurati.

Il filo conduttore della giornata è la necessità di affiancare alla conoscenza tecnica una riflessione sulle persone e sulle professioni. Perché la capacità di ascolto, la fiducia e l’interpretazione dei bisogni restano centrali nel rapporto con il cliente, anche quando cambiano gli strumenti con cui questo rapporto si costruisce.

La partecipazione al convegno è gratuita, con prenotazione obbligatoria. Per informazioni: segreteriaorganizzativa@eventoai.it; tel. 377 5501110.

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Così la rabbia degli studenti dissidenti, di partigiana memoria, diventa sempre più grande

28 October 2026 at 05:24

di Francesca Carone

A furia di ascoltare come un disco rotto le misure “preventive” governative “belliche” pro-riarmo e compagnia bella, i giovani e i meno giovani, e perché no anche anziani, hanno deciso di capovolgere la narrazione radical-chic dei media diventando essi stessi la narrazione. Se la politica e l’informazione non li ascoltano e non parlano di loro sono loro che portano l’informazione e la politica con loro. Nelle piazze. È la guerra partigiana moderna combattuta anche nei circuiti virali. È la strategia moderna della protesta urbana che si combatte a colpi di piazza e social. Se tutto passa dai social-media e dall’ informazione a ciclo continuo, “cotta e mangiata”, è anche da lì che deve passare il dissenso giovanile-adolescenziale, declassato e sabotato da molti operatori dell’informazione come la guerra dei Maranza, sfaticati, alienati e arrabbiati; “fenomeno” oscuro del dissenso giovanile dato in pasto come “salvagente” alla crisi economica e sociale dalla propaganda politica, dall’informazione pilotata e da una buona parte dei social.

Così la rabbia dei giovani studenti dissidenti, di partigiana memoria, diventa sempre più grande. Più forte. Più intima e accorata.

Lo scandaloso e offensivo monologo di Bruno Vespa nei confronti della coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari, Sabrina Brizzola, si trasforma in un monito per giovani e meno giovani a scendere in piazza piuttosto che trastullarsi negli happy hour o nei tour notturni per locali e discoteche. I giovani hanno ormai capito che è arrivato il momento di farsi ascoltare per interrompere il corto circuito della pericolosa dissolvenza e della declinante invisibilità in cui sta scivolando la loro generazione. E non solo.

Dietro la loro protesta c’è quella delle loro famiglie, anche loro condannate all’ invisibilità e ad una sotterranea ed inevitabile indifferenza. Il malcontento nasce alla radice. Dal quel terreno nascosto e arido che sta depauperando il tessuto sociale del nostro Paese. Le famiglie si disgregano, soffrono e, nel migliore dei casi, sopravvivono nell’ indifferenza e nel silenzio della politica, sorda ai loro richiami e troppo impegnata nella propaganda di decretifici e storytelling pre-elettorali. Così tutto diventa paurosamente liquido e inafferrabile. Ognuno procede secondo mete e obiettivi dettati dai propri bisogni e necessità.

In questo agone smembrato e caotico le voci si rincorrono e la narrazione si sfilaccia, si indebolisce diventando piatta e inascoltata, trasformandosi in una sorta di brodo primordiale dove tutto è il contrario di tutto, dove vittima e carnefice si confondono diventando “mangime” virale per social e informazione. I problemi si rincorrono e le narrazioni si sovrappongono entrando in un vortice pericoloso dove le voci rischiano di diventare suoni inascoltati e le azioni una corsa a chi difende meglio il proprio orticello: la politica, con l’ennesimo inutile decreto Sicurezza, nascondendo la protesta legittima e pacifica dei giovani studenti, la guerriglia urbana dei maranza, come sfida e risposta alla crisi della famiglia e della scuola.

E poi la paura della gente, dei commercianti e la vorticosa dialettica dell’informazione che legittima e delegittima questa o quella causa. Così la confusione genera rabbia, ansia, alienazione con il rischio di una grossa implosione. Ecco allora la sfiducia, la frammentazione della verità, dei valori e della società. Di qui il fenomeno dell’astensionismo, della crisi dei valori, del disorientamento etico e politico. In questo scenario funesto, anche il dissenso giovanile rischia di diventare strabico e diafasico: il linguaggio violento dei facinorosi e provocatori distoglie lo sguardo dalla protesta legittima dei giovani che inevitabilmente assume una dimensione distopica priva di visione e futuro.

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