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Il nuovo stadio di Inter e Milan si chiamerà “Generali Stadium”: i dettagli dell’accordo

29 October 2026 at 20:37

Il nuovo stadio di Milano si chiamerà “GENERALI STADIUM” e sarà pronto per la stagione 2031/32. Accordo commerciale siglato dunque tra i due club e una delle principali compagnie assicurative in Italia, riconosciuta anche in Europa. Il progetto è stato svelato al Castello Sforzesco di Milano, alla presenza dei vertici dei due club e dei due progettisti, Lord Norman Foster e David Manica. La struttura sarà ovale e non più rettangolare come l’attuale San Siro, l’elemento visivo più impattante è l’esterno con le sue linee ondulate (verso il basso sui lati lunghi del campo per poi alzarsi in corrispondenza delle due curve, con il punto più alto che supera i 60 metri) e 80 “diamanti” in membrana a caratterizzarne la struttura (all’interno ci sono i led per personalizzare lo stadio a seconda della squadra che gioca in casa).

Il tetto presenterà 27mila metri quadri di fotovoltaico, con i pannelli solari che lo renderanno indipendente e autonomo dal punto di vista energetico. “Sigillato” a livello acustico, il suono potrà uscire solo dall’alto, e restando all’interno del catino garantirà un fortissimo effetto tifo. La capienza sarà di 71500 posti, con le tribune inclinate di 37 gradi che offriranno un impatto visivo simile a quello dell’attuale San Siro o il famoso muro giallo di Dortmund.

L’accordo prevede che il nuovo stadio prenda il nome di Generali Stadium fin dal primo momento, in quella che i due club definiscono come una delle partnership più rilevanti a livello globale. In particolare, i ricavi si aggireranno intorno ai 650 milioni di euro a lungo termine – spiega La Gazzetta dello Sport – nell’arco di circa 20 anni. Generali (che sarà anche Official Insurance Partner di entrambi i club) durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – dovrà lasciare il nome e la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

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Svelato il progetto del nuovo stadio di Inter e Milan: capienza, forma, la particolarità del podio e quando sarà inaugurato – Le prime foto

29 October 2026 at 20:37

La forma è quella di un catino sopraelevato su un podio, con una doppia curvatura verso il basso in prossimità delle due tribune, che si alza nelle curve e raggiunge un’altezza massima di 60 metri. Nessun effetto wow a primo impatto, vista la sua struttura semplice. Ma nella sua semplicità, il Generali Stadium – nuovo stadio di Inter e Milan che sorgerà sempre nell’area di San Siro e che sarà composto da due anelli – trasporta comunque il pubblico in una dimensione diversa. Il primo impatto sarà senza dubbio differente nel giorno dell’inaugurazione, con l’atmosfera da stadio, una partita e tutta l’area intorno ricca di spazi ristoro e per lo shopping. E per i progettisti – in ottica futura – c’è anche la suggestione di ospitare grandi show, concerti, match di football americano e altri eventi sportivi.

La capienza? Confermate le indiscrezioni: sarà di 71.500 posti (di cui circa 11.500 corporate, più di 7mila in più dell’attuale) e sarà inaugurato nella stagione 2031/32 (la prima previsione è fine 2031), con l’obiettivo – scrivono Inter e Milan – “di avviare i lavori nel 2028“. Tutto ciò è stato rivelato oggi, nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco, dove è stato svelato il progetto e il rendering del nuovo stadio che ospiterà le partite di Milan e Inter e che avrà il difficile compito di sostituire San Siro, la “scala del calcio” che verrà abbattuta proprio dopo il completamento del nuovo impianto. Durante le partite sarà possibile accedere al podio che sostiene lo stadio soltanto con biglietto, mentre l’accesso sarà libero nei giorni senza eventi. Sul podio saranno presenti punti di ristoro e aree shopping. Sotto sarà costruito un parcheggio.

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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generali stadium (3)

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Fonte: FC Inter e AC Milan

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

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Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

A coronare l’edificio è una copertura a doppia curvatura, “dalla silhouette inconfondibile”, scrivono Inter e Milan nella nota pubblicata dopo l’incontro al Castello Sforzesco. “Più di una dichiarazione architettonica, incornicia ed esalta le due iconiche curve, creando una potente identità visiva e integrando tecnologia fotovoltaica, ottimizzazione acustica e altre soluzioni di sostenibilità essenziali per uno stadio moderno”, si legge ancora nella nota. Sopra la copertura, appunto, impianti fotovoltaici che rendono l’impianto autosostenibile.

Le tribune avranno un’inclinazione del 37% (contro il 41% dello stadio attuale) per garantire un’atmosfera più immersiva e ridurre la percezione dei suoni all’esterno. La capienza sarà appunto di 71mila e 500 posti, circa 4mila in meno dell’attuale San Siro: una richiesta fatta dai due club – secondo quanto trapela – agli autori del progetto Foster + Partners e MANICA, guidati da Lord Norman Foster, tra i protagonisti più autorevoli dell’architettura contemporanea, e David Manica, riferimento internazionale nella progettazione di stadi all’avanguardia. Il nuovo impianto conterrà quindi – contando anche i circa 7mila corporate in più – circa 11mila spettatori in meno dell’attuale San Siro, parlando di biglietti “popolari”.

Il nome è stato svelato proprio nella parte centrale della presentazione e sarà ben visibile all’esterno, sulla facciata principale dell’impianto, ma durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

Il nuovo stadio prenderà dunque il posto di San Siro, destinato a essere abbattuto una volta completato il nuovo impianto. L’obiettivo di Inter e Milan è avviare i lavori nel 2028 e inaugurare la struttura nella stagione 2031/32. Per vedere il progetto trasformarsi in realtà serviranno ancora alcuni anni: per ora, il futuro della casa dei due club milanesi ha una forma, una capienza e un nome. Per le emozioni ci sarà tempo.

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“Luci a San Siro, non le spegnerete mai”: la protesta dei tifosi dell’Inter alla presentazione del nuovo stadio – Video

29 October 2026 at 16:29

Una piccola protesta a pochi minuti dall’inizio dell’evento di presentazione del nuovo stadio di Milan e Inter, in programma oggi, alle 16:30, al Castello Sforzesco. Alcuni esponenti della curva dell’Inter si sono presentati all’ingresso del castello con uno striscione breve ma chiaro: “Luci a San Siro, non le spegnerete mai”. Poi un coro “Giù le mani dal nostro stadio”. La contestazione è durata qualche minuto, poi i tifosi hanno lasciato il Castello. Dopo qualche minuto l’inizio dell’evento in cui viene presentato il nuovo impianto che ospiterà le sfide casalinghe di Inter e Milan.

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Crisi Juventus: la squadra va in ritiro anticipato prima del Napoli. Il confronto tra Carnevali e i calciatori: cosa è successo

29 October 2026 at 13:33

La Juventus va in ritiro anticipato in vista della sfida contro il Napoli. I bianconeri lo faranno da domani fino appunto alla gara di domenica sera con il Napoli in programma all’Allianz Stadium, alle 20:45. Una decisione presa dal tecnico Luciano Spalletti – che era stato pesante nel post Genoa nei confronti della squadra – di comune accordo con la società dopo una mattinata molto intensa.

Questa mattina infatti l’ad della Juventus Giovanni Carnevali ha avuto un confronto molto diretto con la squadra, richiamando tutti alle proprie responsabilità verso la proprietà, la società e i tifosi, e ribadendo la fiducia nel gruppo di lavoro, ma sottolineando con grande fermezza come il momento attuale non sia accettabile. La richiesta è stata molto chiara: serve una reazione immediata, forte e concreta. Ora tutti sono chiamati a dare una risposta sul campo, visto il periodo molto complicato, culminato con la sconfitta per 2-0 al “Ferraris” contro la squadra allenata da Daniele De Rossi. La decisione finale è stata quella di andare in ritiro al JHotel a partire da domani, con un giorno di anticipo. Periodo delicato e partita altrettanto delicata quella che i bianconeri si preparano ad affrontare domenica, contro un Napoli galvanizzato dalla vittoria per 1-4 di Monza arrivata nell’infrasettimanale, arrivata dopo il 3-3 contro la Roma dell’ultimo weekend.

La Juventus si trova al momento all’ottavo posto in classifica, con 14 punti, a 11 punti da Inter e Lazio capolista, e già a 6 punti dal quarto posto che vale la Champions League, obiettivo minimo dei bianconeri a inizio anno. La sfida di domenica è già uno spartiacque, anche perché se fino a questo momento Spalletti non è a rischio, una sconfitta (ma anche una non vittoria) contro il Napoli cambierebbe tutto. Spalletti lo sa e deve recuperare innanzitutto il rapporto con la squadra, “vittima” di un attacco proprio da parte del tecnico di Certaldo dopo il Genoa. “Dobbiamo metterci qualcosa in più, ammesso che questi calciatori ce l’abbiano”, ha dichiarato ieri Spalletti, mettendo in discussione le qualità tecniche e di personalità dei calciatori.

Uno sfogo arrivato dopo una serie di frasi già pesanti nelle precedenti conferenze stampa e dopo lo sfogo di qualche settimana fa di Gleison Bremer, che aveva puntato il dito contro i compagni. Intanto è arrivata una sola vittoria nelle ultime quattro sfide tra campionato ed Europa League. Poco per una squadra come la Juve. Serve invertire la rotta già domenica o arriveranno inevitabilmente le prime conseguenze.

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FIGC, Galliani contro Malagò: Marotta perde la battaglia, ma la guerra è ancora aperta. C’è già un piano B

29 October 2026 at 11:49

Il calcio italiano riesce sempre a sorprenderci. Alla fine, con tutta probabilità, avremo due candidati per la presidenza Figc: Giovanni Malagò sarà sfidato da Adriano Galliani. Il farsesco auto-commissariamento della FederCalcio è diventato davvero l’occasione per il tentativo di golpe contro l’ex n.1 del Coni, proprio come auspicava la politica, che non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo. Il pallone sta facendo tutto da solo. Oggi è attesa l’ufficialità di entrambe le candidature. Malagò dovrebbe essere riuscito a raggiungere il quorum di 11 squadre su 20, necessario a confermarsi il candidato della Serie A. L’opposizione ha già fatto scattare il piano B: saranno i calciatori ad accreditare Galliani, un paradosso per il dirigente brianzolo, che in Lega ha costruito la sua carriera.

Partiamo da un dato: Marotta non ci ha fatto una gran figura. Nonostante le trame e le riunioni degli ultimi giorni, la Serie A ha scelto comunque di riconfermare la candidatura dell’ex numero uno del Coni. Certo, sarà una fiducia più risicata: a giugno i club erano 19 su 20, ora vedremo quanti saranno alla fine, c’è anche il giallo di alcune doppie firme, il consenso si è assottigliato. Però comunque Malagò che va a prendersi le firme in Serie A, cioè in casa di Marotta, è una sconfitta per il presidente dell’Inter, che della Lega oggi si sente padrone.

L’obiettivo era chiaramente far fuori subito Malagò dalla contesa: se non lo avesse candidato la Serie A, non l’avrebbe candidato nessuno e Galliani avrebbe avuto strada spianata per l’elezione da candidato unico. Invece il piano è fallito, Malagò è sopravvissuto, grazie alla battente opera di convincento di cui lui è maestro, ma anche per un certo spaesamento fra i club (tanti non hanno gradito l’attivismo di Marotta e del suo alleato Percassi, non capendo il senso del ribaltone). Questa manifestazione di forza da una parte, e debolezza dall’altra, potrebbe influire sul prosieguo della sfida.

La partita però non si gioca solo in Serie A, va inquadrata nel contesto più ampio della FederCalcio e delle altre componenti. Chi lo conosce bene, scommetteva sul fatto che Marotta non si sarebbe fermato per una firma in più o in meno in Serie A. E infatti così è stato. L’appoggio dell’AIC è la conferma che l’operazione Galliani è partita soltanto dopo aver incassato la garanzia della sponda di calciatori e allenatori, in virtù del rapporto con l’avvocato Viglione, a cui le componenti tecniche sono legate, e che Marotta, insieme all’alleato Percassi, ha già reclamato più volte come segretario generale. Il 30% delle componenti tecniche (AIC–AIAC) fa partire Galliani in netto vantaggio rispetto a Malagò, che non ha nemmeno l’intera Serie A dalla sua.

Da qui al 14 dicembre inizia la corsa ad accaparrarsi i voti degli altri. I Dilettanti che da soli valgono il 34% come al solito potrebbero essere determinanti: il vecchio Giancarlo Abete non ama Malagò (quattro mesi fa gli si era candidato contro), ma ormai è in aperta polemica con i calciatori (che sostengono Galliani), e da uomo di sistema non è nemmeno per il commissariamento. Le alleanze sono imprevedibili. Probabile che Leghe e componenti vadano al voto in ordine sparso, nel segreto dell’urna. Dove Malagò è il numero uno. Ma pure Marotta e Galliani non scherzano. Uno scontro tra titani, deciso anche dai piccoli personaggetti che popolano il calcio italiano.

X: @lVendemiale

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Kompany lascia l’ospedale: “È una malattia, non ha niente a che vedere con lo stress”. Cos’ha avuto

29 October 2026 at 11:10

Il Bayern Monaco può guardare con maggiore serenità ai prossimi giorni: Vincent Kompany ha lasciato l’ospedale dopo quasi una settimana di ricovero, seguita al malore che lo aveva colpito il 23 ottobre durante un’attività al centro sportivo del club tedesco. L’allenatore belga era stato trasportato d’urgenza in clinica dopo un collasso accompagnato da convulsioni, un episodio che aveva immediatamente destato preoccupazione sulle sue condizioni di salute.

Il problema, secondo quanto ricostruito nelle ore successive all’accaduto, si era manifestato in un periodo in cui il tecnico non appariva al meglio della forma. La necessità di sottoporlo ad accertamenti approfonditi aveva spinto i medici a trattenerlo in ospedale per monitorare il quadro clinico e individuare la causa del malore. A fornire aggiornamenti rassicuranti è stato Max Eberl, direttore generale del Bayern Monaco, intervenuto dopo la partita di Coppa di Germania contro il Magdeburgo, vinta dalla formazione bavarese. Il dirigente ha chiarito la natura del problema, escludendo un collegamento con le pressioni legate al lavoro e alla gestione della squadra: “È stato individuato il problema. Si tratta di una irritazione delle meningi, che ha causato questo incidente proprio la scorsa settimana. È una malattia, non ha niente a che vedere con la pressione che viviamo. Siamo contenti del fatto che recupererà al 100%”.

La spiegazione ha permesso di fare maggiore chiarezza su quanto accaduto, riconducendo l’episodio a una causa medica e non alle tensioni dell’attività in panchina. Eberl ha inoltre espresso la soddisfazione della società per il ritorno a casa dell’allenatore: “La notizia più grande e più bella per tutti noi. Ora è potuto tornare a casa e può riposare lì. Sono molto, molto sicuro che presto sarà di nuovo al 100% in panchina“.

L’uscita dalla struttura ospedaliera rappresenta un passaggio importante nel percorso di recupero del tecnico, che però non tornerà immediatamente alla normale attività. Dopo gli accertamenti effettuati durante la degenza, Kompany dovrà concentrarsi sulla convalescenza e attenersi alle indicazioni dei medici prima di riprendere pienamente gli impegni con la squadra. L’irritazione delle meningi riguarda le membrane che proteggono il cervello e il midollo spinale e può essere associata a diverse condizioni, comprese alcune infezioni. Per il Bayern, intanto, la priorità resta il recupero completo del proprio allenatore. Le dichiarazioni di Eberl hanno contribuito a rassicurare l’ambiente dopo giorni di incertezza. Ora Kompany potrà proseguire a casa il periodo di riposo necessario per tornare al lavoro nelle migliori condizioni possibili.

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“Bisogna mettere qualcosa in più, sempre che questi calciatori ce l’abbiano”: l’accusa di Spalletti. La sua Juve non c’è più

29 October 2026 at 10:50

Non è ironica per niente, la sorte. Ma definire ‘agghiacciante’, parola guarda un po’ di contiana memoria, la tremenda sconfitta subita dalla Juventus contro il Genoa è, in effetti, abbastanza ironico. Basta un rapidissimo sguardo alle statistiche per attribuire tutti i meriti di questo 2-0 alla formazione di De Rossi, che contro quella di Spalletti ha giocato una grande partita. Maggiore distanza coperta, solo tre tiri in meno degli avversari, un expected goal (fonte Sofascore) di 1.01 contro 1.26 dei bianconeri e una maggiore copertura di campo. Di fatto, è stata una partita giocata alla pari. E senza nulla togliere ai rossoblù, la classifica impone una riflessione: la Juventus è davvero questa?

È ovvio, la riposta è no. Non può essere così. Ma Spalletti a fine partita è stato chiaro: “Penso di essere ancora l’uomo giusto per risollevare questo gruppo”. Di fatto, un anno dopo il suo arrivo, la Juventus sembra aver fatto dei passi indietro paurosi. E la panchina scotta, non può essere altrimenti. Spalletti, questo, lo sa molto bene e non l’ha minimamente nascosto. I problemi sono diversi e partono da uno spogliatoio che appare scollato: prima, la rabbia di Conceiçao sostituito nella partita contro il Celta; poi, le parole di Bremer che ha criticato pubblicamente il gruppo dopo il 3-0 subìto contro la Lazio, facendo arrabbiare l’allenatore; quindi le considerazioni dello stesso Spalletti, che ha parlato di poca personalità e poca voglia di emergere. “Dobbiamo metterci qualcosa in più, ammesso che questi calciatori ce l’abbiano”, ha dichiarato ieri Spalletti.

La Juve appare in crisi e molto discontinua: gli errori individuali, clamorosi, che hanno portato alle reti degli avversari (con Cambiaso e Kalulu a emergere in negativo più di tutti), sono segno di una distrazione che in Serie A, non solo in casa bianconera, non ci si può permettere. E fa specie pensare che in nove partite, la Juve abbia preso sì 10 gol, ma con 4 clean sheet: sono il segno di una mancanza di continuità che non può appartenere a chi punta come minimo al quarto posto. Che al momento, sembra proprio un’utopia.

La sensazione è che la partita persa contro il Genoa abbia aperto una voragine, che Spalletti dovrà colmare il prima possibile, onde evitare scenari peggiori. E la partita contro il Napoli di domenica prossima sembra proprio lo spartiacque peggiore che potesse capitare: la squadra di Allegri, pure molto altalenante, cerca una conferma dopo il buon 4-1 rifilato al Monza. Chi perde, resta indietro e rischia di staccarsi troppo dal vertice. Chi vince, invece, si rilancia. In casa Juve, intanto, le riflessioni continuano e una sconfitta potrebbe essere davvero esiziale per l’allenatore toscano. Che i bianconeri, l’anno scorso, li ha risollevati anche solo in parte, facendo un discreto lavoro da subentrato. Ma ora è tutto in mano a lui.

Serie A, la Juventus perde ancora: la nuova classifica

1. Inter — 25 punti
2. Lazio — 25 punti
3. Roma — 21 punti
4. Como — 20 punti
5. Milan — 18 punti
6. Napoli — 14 punti
7. Frosinone — 14 punti
8. Juventus — 14 punti
9. Torino — 13 punti
10. Cagliari — 13 punti
11. Bologna — 11 punti
12. Atalanta — 10 punti
13. Genoa — 10 punti
14. Lecce — 9 punti
15. Sassuolo — 8 punti
16. Monza — 7 punti
17. Udinese — 5 punti
18. Parma — 5 punti
19. Fiorentina — 4 punti
20. Venezia — 3 punti

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“Intervento complesso, il percorso di ripresa sarà lungo e difficile”: la prima foto di Zambrotta dopo l’operazione

29 October 2026 at 10:26

“Un secondo, immenso GRAZIE sincero, speciale“. Si apre così un post di Gianluca Zambrotta, ex terzino di Milan e Juventus tra le tante, che si è sottoposto al secondo intervento per correggere il varismo, una deformità ortopedica che causa un disallineamento degli arti, facendo sì che le ginocchia siano più distanziate e gli arti inferiori assumano una forma ad “arco” o a parentesi. Zambrotta si è poi congratulato con il medico che l’ha operato e con tutta l’équipe medica per il lavoro svolto “per il secondo complesso intervento a cui sono stato sottoposto di doppio livello di osteotomia valgizzante alla gamba destra su tibia e femore custom Made 3D più trapianto di cellule staminali autologhe”.

Un intervento che banale non è stato, come precisato da Zambrotta nel suo post social: “Il percorso di ripresa è lungo e complesso ma ritornerò più forte di prima! Ora c’è solo da lavorare e riprendersi il più rapidamente possibile! Andiamo avanti sempre positivi. Un GRAZIE particolare anche a chi mi ha sempre sostenuto e supportato in questi giorni”, ha concluso l’ex terzino di Milan e Juventus.

Si tratta di una malformazione che, soprattutto dopo il ritiro dal calcio, gli ha causato problemi enormi alle gambe. Un argomento di cui l’ex giocatore di Juve, Milan, Barcellona e Nazionale è tornato a parlare in pubblico, mostrandosi subito dopo l’ultima operazione al ginocchio destro. Aveva già svolto il primo a novembre 2025. Zambrotta si era sottoposto a un intervento di osteotomia, riallineando l’osso della gamba sinistra. Adesso il secondo intervento, a cui si è sottoposto pochi giorni fa, per raddrizzare ulteriormente l’angolatura delle gambe e rimettere “a nuovo” il ginocchio danneggiato, incidendo tibia e femore.

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Un vecchio divano e i bicchieri di vino: lo splendido brindisi dei due anziani tifosi a bordo campo | Domeniche Bestiali

29 October 2026 at 07:12

Il pallone dei massimi livelli è diventato salottiero. Palati fini, poltrone comode, luci di scena, ricchi premi e cotillon. Attenzione: nessuno pensi che le domeniche bestiali non abbiano il proprio salotto. Ce l’hanno eccome, solo che è più rustico, più spartano, più vero: si utilizza persino il “seau à glace”, però senza sapere che si chiama così. Questo per non far perdere di vista il pallone, che da queste parti resta ancora il cuore della domenica: ma il rischio che si perda di vista è concreto, a volte dolorosamente concreto. E allora bisogna avere il coraggio di tenere alta l’attenzione: anche a costo di restare isolati.

MAI DOMA
Il coraggio delle donne è sempre da apprezzare: se gli uomini sono animali da branco le donne non hanno paura di dire ciò che pensano anche se da sole. Ad un arbitro, ad esempio, come nel caso della sostenitrice della Janus Euganea, Promozione Veneto: “Dalla metà del 2° tempo numerosi sostenitori della Società ospitante proferivano plateali insulti verso il Direttore di Gara. Reiterati a fine gara da una isolata sostenitrice mentre l’Arbitro rientrava negli spogliatoi”.

STINCO D’ANGOLO
“Dobbiamo far male da calcio piazzato”, “colpiamoli su palla inattiva”: quante volte abbiamo sentito cose del genere da allenatori e addetti ai lavori? A volte però questi consigli vengono presi troppo in parola, come nel caso del Monterrey, con Diego Rossi che era pronto a battere un calcio d’angolo. Ha provato a farlo troppo in fretta, col guardalinee che ancora era sulla lunetta, e così invece che il pallone ha colpito lo stinco dell’assistente e poi se stesso. Il guardalinee, piuttosto grosso e muscoloso, è rimasto illeso. Diego Rossi, mingherlino, è rimasto invece a terra dolorante.

RUBA PALLA
Altro dettame ormai assai in voga: oggi forse due gol su tre arrivano da palla rubata e i calciatori in grado di farlo sono merce pregiata. Avrà voluto mettersi in mostra allora il tifoso della Reggina che ha tentato di rubare un pallone, correndo per tutto il campo…e portando una sanzione da 600 euro al club: “Per avere un proprio sostenitore invaso il terreno di gioco e dopo aver sottratto un pallone ad un raccattapalle, corso da una porta all’altra, senza arrecare problemi di sicurezza e all’incolumità dei calciatori e delle persone presenti nel recinto di gioco. Veniva bloccato e allontanato dalle forze dell’ordine presenti”.

IL SALOTTO
L’ennesima bellissima immagine di calcio bucolico che ci regala la splendida pagina Facebook “Abruzzo Calcio Ignorante”: il salotto attorno al campo dell’Asd Aielli 2015, società dilettantistica della Prima Categoria abruzzese. Un parcheggio di auto, due bobine di legno usate come tavolini, un divano recuperato e ad occuparlo due meravigliosi vecchietti che brindano: attenzione, con un vino che pare pure importante, tanto da meritare il “seau à glace”. Ed è subito domenica bestiale.

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Il Real Madrid si piega a Pechino: i milioni in gioco dietro le scuse pubbliche al “popolo cinese” dopo il caso Mbappè

29 October 2026 at 07:12

Alla fine anche il Real Madrid si è dovuto piegare alla Cina. Martedì, nei corridoi del club, la linea era ancora quella della libertà di espressione: il caso Kylian Mbappé non riguardava direttamente la società e non avrebbe avuto conseguenze sui rapporti commerciali. Meno di ventiquattr’ore dopo, la posizione è cambiata. E sono arrivate le scuse ufficiali a Pechino.

“Il Real Madrid desidera scusarsi con il popolo cinese per il disagio che le recenti dichiarazioni del nostro giocatore, Kylian Mbappé, potrebbero aver causato”, ha scritto il club. Poi l’appoggio pubblico al francese: “La società si unisce alle scuse pubbliche presentate da Kylian Mbappé, nelle quali il giocatore stesso ha espresso il suo rammarico per le sue affermazioni e ha ribadito il suo rispetto per il popolo cinese”.

Tutto nasce da un video girato a marzo e diffuso lunedì, nel quale Mbappé parlava del suo meme preferito: un’immagine che lo raffigura come un “dittatore cinese”. Il volto utilizzato è però quello di Mao Zedong, il “Grande Timoniere”. Una definizione che a Pechino non è piaciuta affatto. Prima le scuse del calciatore e della Liga, poi quelle del Real. Per le autorità cinesi non bastavano le parole del solo attaccante.

“Finché il Real Madrid non presenterà delle scuse formali, non c’è nulla di cui discutere”, aveva avvertito un portavoce del gruppo mediatico GMC, proprietario di CCTV, l’emittente statale cinese. Nel frattempo tre compagnie private hanno cancellato i contratti pubblicitari con Mbappé e la tv di Stato ha sospeso la trasmissione delle partite della Liga. Ed è qui che la libertà di espressione si è scontrata con un mercato troppo grande per essere ignorato. Il Real ha circa 100 milioni di tifosi in Cina, da dove arriva tra il 10 e il 15% del merchandising internazionale del club. La maglia di Mbappé era l’articolo più venduto nel Paese e il Madrid detiene anche il 20% dei diritti d’immagine del francese.

Così il club ha ricordato il suo “profondo rispetto per la Cina, i suoi cittadini e i milioni di tifosi che amano e ammirano il Real Madrid”. Un cambio di rotta netto, arrivato dopo le pressioni di Pechino e con milioni di euro in gioco. Le scuse, però, per ora non hanno riaperto il mercato. Nonostante le trattative avviate dalla Liga, la Cina resta ferma sulle proprie posizioni e il campionato spagnolo continua a essere oscurato. Il Real si è piegato. Pechino, almeno per il momento, no.

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Mbappé dittatore, e la suscettibilità della Cina

29 October 2026 at 03:45

Real Madrid's Kylian Mbappe during the UEFA Champions League Phase - Matchday 2 soccer match between AS Roma and Real Madrid at the Rome's Olympic stadium, Italy - Wednesday October 14, 2026 - Sport Soccer ( Photo by Alfredo Falcone/LaPresse )

A Kylian Mbappé non serve il pallone d’oro, gli basta esercitare il suo potere illimitato. Dopotutto, a un dittatore basta comandare. Solo questo e nient’altro. E Mbappé è un leader intransigente, un autocrate senza scrupoli. O meglio, questo è quello che dicono i social, in quell’abisso oscuro che è lo humor dei tifosi di calcio nel 2026.

Da qualche giorno circola online un filmato tratto da un talk show francese. A Mbappé viene chiesto quale meme che lo ritrae lo faccia ridere di più, e lui risponde: «Quando hanno fatto un video di un tizio – credo fosse un dittatore cinese – e hanno messo la mia…», per poi indicarsi il volto. Il dittatore cinese in questione è proprio Mao Zedong, non ci si può sbagliare.

In Cina non l’hanno presa benissimo. Tre grandi aziende hanno interrotto le collaborazioni con il calciatore e la televisione di Stato ha sospeso la trasmissione delle partite della Liga, oltre a eliminare le pubblicità con il francese. L’hashtag sulla rottura con Dongpeng, azienda di bevande energetiche, è diventato il tema più discusso su Weibo. Anche perché durante i Mondiali della scorsa estate, Mbappé pubblicizzava le bevande in ogni modo possibile in Cina, anche con immagini generate dall’intelligenza artificiale.

Dongpeng ha annunciato la «tolleranza zero» verso i comportamenti che offendono i sentimenti nazionali. Mengniu e Shanghai Milkground, due aziende del settore lattiero-caseario, hanno dichiarato di interrompere «con effetto immediato» ogni collaborazione. Le dichiarazioni di Mbappé sono state condannate anche dalla Federazione calcistica cinese (Cfa), che ha detto di aver «immediatamente intrapreso azioni diplomatiche decise nei confronti del Real Madrid», chiedendo al club delle scuse formali e pubbliche.

Scuse che sono arrivate, formali e pubbliche. «Il Real Madrid desidera esprimere le sue scuse al popolo cinese per il disagio che possa essere stato causato dalle parole del nostro giocatore Kylian Mbappé», si legge in una nota ufficiale della società da cui traspare una riverenza esasperata. «Il nostro club ha un profondo rispetto per la Cina, la sua storia, la sua cultura e i suoi cittadini, così come per i milioni di tifosi cinesi che provano affetto e ammirazione per il Real Madrid».

Perfino il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha parlato di un «rifiuto unanime» per parole che feriscono il popolo cinese.

Su Mao non si scherza. Mbappé l’ha imparato a sue spese, letteralmente. E infatti si è scusato per una frase detta con troppa leggerezza: «Durante una recente intervista, ho reagito a un’immagine di me stesso. Il mio commento è stato inopportuno e ora capisco che ha ferito molte persone in Cina e nelle comunità cinesi di tutto il mondo. Chiedo scusa a tutti coloro che sono rimasti turbati dalle mie parole». Ha aggiunto di nutrire «profondo rispetto» per il popolo cinese e la sua storia.

Si è scusato anche Javier Tebas, presidente della Liga, preoccupato che le parole del calciatore danneggino il rapporto con la Cina e «gli oltre venti club» dei campionati professionistici spagnoli. In controluce, più che il danno morale, si legge il terrore per gli interessi economici in gioco.

🚨🇨🇳 NEW: Kylian Mbappé has been dropped by multiple Chinese brands following comments he allegedly made about Chairman Mao

Mbappe told a French talk show images of his face superimposed onto Mao make him “laugh the most” pic.twitter.com/qNGS4LwKdb

— Politics Global (@PolitlcsGlobal) October 27, 2026

Riprendendo un tweet di Sid Lowe, giornalista del Guardian che segue da anni la Liga spagnola, bisognerebbe chiedersi per che cosa si sta scusando esattamente Mbappé? Ha risposto con noncuranza a una domanda scema, parlando di un meme su di lui. Si può discutere del buon gusto della battuta, certo, ma non c’è stato nessun attacco al popolo cinese, nessuna provocazione politica, nessuna campagna contro la Cina. E soprattutto, nessuno ha davvero interesse a far saltare contratti multimilionari per una frase del genere. Non le aziende che investono sul mercato cinese, non la Liga che vende le proprie partite, non i partner commerciali che da questi rapporti ricavano denaro. Eppure tutti si affrettano a scusarsi, condannare, prendere le distanze, come se il rischio maggiore fosse non dimostrare abbastanza indignazione. Davvero si teme l’effetto domino che parte dal battito d’ali di una farfalla sul Twitter Calcio e diventa un caso diplomatico tra il Real Madrid e la Cina?

Chi frequenta gli ambienti digitali del tifo calcistico conosce molto bene la versione dittatoriale di Mbappé. Va anche oltre il confine del demenziale. Il suo volto viene sovrapposto a quello di Mao, Kim Jong-un o Stalin; in altri video caccia dallo spogliatoio i compagni che non sarebbero alla sua altezza. Altezza calcistica, s’intende. Basta un errore grossolano con il Real Madrid o la nazionale perché internet metta in scena la punizione.

Dopo il 4-1 della Francia sulla Norvegia ai Mondiali, per esempio, un video mostrava Ousmane Dembélé festeggiare la sua prima tripletta in Nazionale mentre Mbappé lo fissava con aria furiosa; poi gli si avvicinava, gli metteva una mano sulla spalla e gli diceva: «Ottimo lavoro». Poi, con un tono più cupo: «Non farlo mai più».

La caricatura è grottesca, anche se non priva di fondamento. Da anni Mbappé è considerato una presenza ingombrante ovunque vada. Nel 2022 si disse che il Paris Saint-Germain avesse licenziato il direttore sportivo Leonardo anche su sua indicazione. Nei negoziati per il rinnovo, ha alzato le pretese insieme al proprio status, arrivando a percepire lo stipendio più alto della storia del calcio europeo, con un salario base di settantadue milioni di euro lordi l’anno, e un potere decisionale su molte faccende legate alla squadra. Sempre minacciando di potersi trasferire al Real Madrid da un momento all’altro.

Il trasferimento è arrivato nell’estate del 2024. Mbappé è entrato in una squadra fresca vincitrice della Champions e, secondo diverse ricostruzioni, ha alterato gli equilibri dello spogliatoio. Ha segnato moltissimo, ma nelle prime due stagioni non sono arrivati i trofei attesi. Al centro sportivo di Valdebebas si sono succeduti quattro allenatori, finora con poco successo.

In un’intervista a L’Équipe, Mbappé aveva detto di cogliere l’aspetto divertente dei meme, ma anche di essere preoccupato dalla leggerezza con cui si evocano figure responsabili di atrocità storiche. È una preoccupazione comprensibile: ora una battuta su uno di quei meme ha prodotto una crisi commerciale multimilionaria. Anche il dittatore può finire sotto processo.

La Cina non è nuova a reazioni del genere quando un protagonista dello sport mondiale dice qualcosa che non piace. Nel 2019 toccò alla Nba, durante la tournée cinese dei Los Angeles Lakers e dei Brooklyn Nets. Daryl Morey, allora general manager degli Houston Rockets, pubblicò un tweet in solidarietà con i manifestanti di Hong Kong: «Fight for Freedom. Stand With Hong Kong». Bastarono sette parole per far saltare molti contratti. La televisione di Stato sospese le trasmissioni della Nba, la federazione cestistica cinese interruppe i rapporti con i Rockets e sponsor e partner commerciali si sfilarono. La lega si trovò stretta tra libertà d’espressione e un mercato da cui arrivavano ricavi enormi. La prima dichiarazione ufficiale riconobbe che il tweet aveva «profondamente offeso» gli amici e i tifosi cinesi. Due giorni dopo il commissioner Adam Silver difese la libertà d’espressione.

Anche LeBron James definì Morey «disinformato» e «non al corrente della situazione». Disse che il tweet avrebbe potuto danneggiare molte persone, anche finanziariamente, e poi precisò di riferirsi alle conseguenze, non al contenuto. Non fu una gran figura per uno sportivo abituato a prendere posizione sui diritti civili. Silver, dopo una prima risposta conciliante, difese poi la libertà d’espressione; LeBron scelse invece di prendere le distanze da Morey.

Il caso è subito diventato esemplificativo di quanto sia difficile tenere insieme i principi e gli interessi economici quando in gioco c’è il mercato cinese, un mercato troppo grande per essere ignorato. In più, Pechino mette facilmente il broncio, e soffre critiche e battute molto più di ogni democrazia occidentale (come quando decise di mettere al bando Winnie the Pooh solo perché sui social si diceva che assomigliasse al presidente Xi Jinping). Sembra quasi un complesso di inferiorità, rispetto alle piccinerie in questione: parliamo di una superpotenza globale che si comporta come se una battuta sui social potesse metterne in discussione il prestigio. Così l’orgoglio nazionale finisce per apparire come permalosità. E per dimostrare di non tollerare le offese, si arriva a tagliare rapporti commerciali che facevano comodo a entrambe le parti.

L'articolo Mbappé dittatore, e la suscettibilità della Cina proviene da Linkiesta.it.

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