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Crosetto scettico sulla fine delle guerre a breve: “Tempistiche sui nuovi aiuti a Kiev? Non lo so, quando sarà possibile”

29 October 2026 at 20:51

“A breve non c’è possibilità di missione di pace a Hormuz“. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervistato dal direttore dell’Adnkronos, nel corso dell’evento “L’Italia dei Territori”, organizzata da Sud chiama Nord a Roma.

Il titolare della Difesa del governo Meloni, sulla guerra in Ucraina, ha aggiunto: “Non vedo la possibilità di una soluzione in Ucraina prima della prossima estate perché la Russia utilizzerà sicuramente l’inverno come arma di pressione. La tattica russa è cambiata, sta colpendo le infrastrutture civili ed energetiche. Colpire le infrastrutture energetiche in una nazione come l’Ucraina in inverno dove si arriva anche a -30,- 25 ha un effetto sulla popolazione. Per cui la Russia aspetterà. Non penso chiuderà a breve”.

Il ministro, durante il suo intervento, ha parlato degli aiuti all’Ucraina. ”L’Italia ha dato a Kiev degli strumenti che sono serviti a difendersi. Se domani l’Italia decide di rompere il fronte Nato-Europa e di non aiutare più l’Ucraina, significherebbe mettersi sotto la lente di ingrandimento negativa in Europa, non si fermerebbe la guerra. Noi non parliamo di aiuti significativi, io penso che gli aiuti che potrei dargli con un nuovo pacchetto sono di fermare 50/60/70 missili droni sulle migliaia che arrivano, però magari salvo 200 500, 1000 civili, bambini, non lo so”. “Il tema – ha aggiunto – è se io non ti do più aiuti, significa che ho cambiato il mio giudizio, significa che io ho deciso che ha ragione la Russia. Quindi accettiamo l’idea che uno Stato più forte possa conquistare un altro Stato. Io non l’ho accettato a Gaza, non l’accettiamo per l’Ucraina”. Ma poi sull’invio del nuovo pacchetto di aiuti, su cui le frizioni con la Lega sono evidenti, il ministro Crosetto non ha offerto ai cronisti una tempistica chiara: “Non lo so, quando sarà possibile”.

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Il 30 ottobre scioperano anche i portuali di tutto il mondo contro il traffico di armi: “Scali al servizio dei popoli, non basi per la guerra”

29 October 2026 at 15:14

Bandiere, megafoni e striscioni sulle banchine del porto di Copenhagen. Come su quelle degli scali di Melbourne, Casablanca, San Francisco e nello scalo indiano di Mumbai. Il 30 ottobre i portuali si fermano in tutto il mondo contro il traffico di armi. Per ribadire che non lavorano per la guerra. Una giornata di mobilitazione internazionale lanciata da oltre 25 sindacati, che coinvolgerà 22 Paesi, distribuiti in cinque continenti. In tutto, 113 porti, tra i quali quelli italiani di Ancona, Civitavecchia, Genoa, Gioia Tauro, Carrara, Livorno, Bari, Ravenna e Trieste. “Una potente espressione di coordinamento internazionalista e di classe contro lo sfruttamento, l’aggressione imperialista e la guerra”, secondo i promotori della protesta internazionale. Nello stesso giorno in cui nel nostro Paese i lavoratori scendono in piazza per lo sciopero generale proclamato da Usb.

Il quadro politico della giornata di mobilitazione è stato definito nella Dichiarazione di Istanbul, firmata a maggio. Ogni organizzazione sindacale, in ciascun Paese, ha deciso le modalità si partecipazione. Come in Italia, anche in Francia, India, Grecia e Turchia sono stati proclamati scioperi di 24 ore. Mentre in Marocco, a Cipro e in altri porti sono state annunciate astensioni dal lavoro fino a due ore. I portuali in ogni caso non saranno soli. Lavoratori e sindacati di altri settori, insieme a studenti, attivisti e centri sociali, si uniranno a loro nella protesta.

“Gli scioperi e le mobilitazioni nei porti di tutto il mondo dimostrano la forza della lotta organizzata dei lavoratori, capace di ostacolare la macchina bellica, bloccando il trasporto di armi e attrezzature militari. La lotta contro la guerra e la militarizzazione dei porti e delle infrastrutture è inseparabile da quella per i diritti dei portuali“, si legge in una nota. Tra le richieste dei sindacati: la pianificazione di una strategia efficace contro la perdita di posti di lavoro causata dall’automazione, aumenti salariali, una riduzione dell’orario di lavoro e misure a tutela della salute e della sicurezza.

Il precedente risale al febbraio 2025, quando una prima mobilitazione internazionale aveva coinvolto 40 porti del Mediterraneo. A distanza di poco più di un anno e mezzo, la protesta assume dunque una dimensione mondiale. A sottolinearlo è anche Eurof, l’ufficio europeo della Federazione sindacale mondiale (Wftu), che invita tutti i lavoratori a sostenere i portuali e a partecipare alle manifestazioni. In diversi Paesi, sottolinea l’organizzazione, la giornata si è trasformata in una mobilitazione più ampia, contro le politiche di riarmo e per chiedere maggiori investimenti in istruzione, sanità, salari e pensioni. Risorse che, denunciano i sindacati, vengono invece destinate alla produzione e all’acquisto di armamenti.

Sul fondo ci sono le guerre in Ucraina e in Medio Oriente e il timore di un’ulteriore escalation dei conflitti. “I popoli del mondo non hanno nulla da guadagnare dalle rivalità imperialiste e non si macchieranno le mani del sangue di altri popoli per i profitti del capitalismo”, scrivono i sindacati. Condannano inoltre quelli che definiscono nuovi crimini commessi dallo Stato israeliano a Hebron, in Palestina, chiamando in causa il sostegno degli Stati Uniti, della Nato e dell’Unione europea. Da qui l’appello ai lavoratori e ai giovani di ogni Paese affinché sostengano concretamente le iniziative del 30 ottobre. E la richiesta che chiude la dichiarazione: “Porti di pace e al servizio dei popoli, non trampolini di lancio per la guerra e basi imperialiste”.

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L’Ucraina prova a smarcarsi da Starlink: lanciato in orbita il satellite Obria Nano

29 October 2026 at 12:11

Si chiama Obria Nano ma, a dispetto del nome, l’Ucraina gli affida un compito da gigante: renderla autonoma nelle comunicazioni satellitari, anche a scopo militare. Non è un mistero che l’esercito di Kiev – impegnato a contrastare la Russia dopo l’invasione subita nel febbraio 2022 – sia rimasto “al buio” appena i servizi offerti dalla rete Starlink e Starshield di Elon Musk sono stati interrotti a metà ottobre.

Una crisi che l’Ucraina non può permettersi. Nell’ambito delle possibili soluzioni, l’azienda Himera e Gomspace (Danimarca) hanno confermato in modo ufficiale che il satellite Obria Nano è stato lanciato il primo ottobre usufruendo di una missione di “ridesharing” Space X Transporter 18; gli ucraini hanno chiesto di avere un posto sul razzo per mandare in orbita il proprio satellite, così da ammortizzare i costi. Gli esperti di Himera ritengono che la fase di test “dovrebbe fornire l’esperienza necessaria per lo sviluppo del progetto e la sua trasformazione in una infrastruttura nazionale ucraina”.

Obria Nano non è l’unica via che sta seguendo l’Ucraina; una settimana fa è stata l’azienda finlandese Iceye, assieme alla Nokia, ad annunciare la firma di una lettera d’intenti con il ministero della Difesa ucraino al fine di verificare le possibilità di costruire una rete a banda larga per le comunicazioni satellitari. Volodymyr Zelensky ha confermato inoltre la firma di sette collaborazioni con la Finlandia – per un valore commerciale di 300 milioni di euro – dopo aver avuto un colloquio con il primo ministro Petteri Orpo: “Abbiamo concordato di sfruttare maggiormente le capacità satellitari della Finlandia, un fatto importante per la nostra difesa e per la resilienza dell’Ucraina”.

Obria Nano però è una produzione nazionale e riveste un significato particolare, come ha confermato Misha Rudominski, amministratore delegato e co-fondatore di Himera: “Per noi non si tratta solo del lancio di una satellite: rappresenta un’opportunità per realizzare una rete indipendente di comunicazioni. Abbiano iniziato a testare le tecnologie in orbita, il nostro obiettivo a lungo termine è sviluppare capacità che rafforzino la sicurezza strategica del Paese e riducano la dipendenza da fornitori di comunicazioni esterni”.

Insomma, Kiev non vuole più trovarsi nella condizione di metà ottobre, quando dagli Stati Uniti è stato spento Starlink con ripercussioni sui sistemi militari e le difese rispetto ai bombardamenti russi che non lasciano tregua, e per farlo si affida ad aziende che hanno già esperienza sul campo: Himera fornisce agli apparati di intelligence le radio G1 Pro e il ripetitore B1, mentre Gomspace ha adottato soluzioni satellitari utilizzate a livello internazionale.

L’esercito ucraino non è l’unico a cercare una via autonoma alle comunicazioni satellitari. Il mese scorso anche la Polonia ha annunciato di avere la stessa esigenza in occasione della 34esima edizione dell’International Defence Industry Exhibition, avviando la collaborazione tra la PGZ (Polska Grupa Zbrojeniowa) e la finlandese Iceye, dopo che tra il governo di Varsavia e Musk i rapporti sono peggiorati.

(Foto GomSpace)

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Ucraina, droni russi contro una banchina del treno a Dnipro: “Almeno 13 morti”

29 October 2026 at 11:11

Le forze armate russe hanno attaccato con droni la banchina della stazione ferroviaria di Dnipro, sulla quale si trovava il treno Dnipro-Zaporizhzhya. Almeno “13 persone sono state uccise nell’attacco russo a Dnipro. Almeno cinque i feriti”, ha reso noto il capo dell’amministrazione militare regionale di Dnipropetrovsk, Oleksandr Ganzha. L’attacco è l’ultima di una serie di raid russi nella regione, dove, nelle ultime settimane, attacchi condotti con droni e aerei da guerra hanno danneggiato edifici residenziali e infrastrutture critiche. La città di Dnipro è stata più volte presa di mira nel corso del conflitto: l’ultima il 25 ottobre, quando le autorità avevano riferito della morte di quattro persone.

“Un orribile attacco russo ha colpito la stazione ferroviaria di Dnipro – ha scritto su X Volodymyr Zelensky -. I russi hanno lanciato un’incursione con droni contro un binario dove si trovavano un treno per pendolari e un treno passeggeri. Purtroppo, al momento, si contano 13 vittime accertate”. “Quanti attacchi terroristici ha sferrato la Russia contro il nostro popolo da quando le sanzioni contro alcuni oligarchi russi e il settore energetico russo sono state revocate, anziché portare a una de-escalation?”, domanda il presidente ucraino riferendosi a Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, rimossi dall’Unione europea dalla lista dei miliardari il 22 settembre. Secondo Zelensky “è giunto il momento di adottare nuove e più severe misure sanzionatorie da parte dell’Ue, degli Stati Uniti e del G7”.

(Foto di DSNS Ukrayiny, l’autorità governativa responsabile per la protezione civile)

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Soldato in Ucraina si amputa il piede con un coltello da scatolette per sopravvivere e resiste 491 giorni al fronte: un drone gigante lo porta in salvo

29 October 2026 at 08:23

Per quasi otto mesi è rimasto intrappolato in una buca sotto la caldaia di una scuola bombardata. Non riusciva a camminare e aveva accanto il cadavere del compagno. Poi ha preso un coltello, ha appoggiato il piede su un mattone e se l’è amputato da solo. Kostiantyn Vlasenko, soldato ucraino di 49 anni, è vivo e questa storia sta facendo il giro del mondo. Lo riporta l’agenzia Reuters.

Il militare ha trascorso quasi otto mesi bloccato sotto la caldaia di una scuola distrutta, dopo un attacco di febbraio che ha ucciso un commilitone e lo ha reso incapace di camminare. I comandanti ucraini parlano del primo salvataggio aereo di un soldato con un drone in cinque anni di guerra contro la Russia.

Vlasenko, volontario originario di Kryvyi Rih, serve nella 30esima Brigata meccanizzata e difendeva una postazione chiamata “Vertun”, ricavata dentro un tubo di drenaggio in cemento. Era in prima linea dal maggio 2025, in trincea con un altro soldato, nome di battaglia “Basky”. Cibo e rifornimenti arrivavano con i droni.

Il turno di Vlasenko sarebbe cominciato quando era arrivato a dare il cambio a un militare saltato su una mina antiuomo “Petalo” mentre andava a recuperare il cibo lanciato da un drone. Da lì la sua situazione è precipitata.

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Ucraina, Zelensky: “La Russia vuole negoziare un’architettura di sicurezza in Europa ma senza l’Europa. Ecco come”

29 October 2026 at 04:55

“La Russia vuole negoziare qualcosa di nuovo. Non so bene a cosa si riferiscano; si parla di una sorta di architettura di sicurezza in Europa“, scrive il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Telegram. “Come si può negoziare un’architettura di sicurezza in Europa senza l’Europa? Cosa intendono negoziare? E con chi? Con la Cina? Interessante“.

Gli europei non sono stati né invitati né consultati in vista dei colloqui a tre tra Russia, Ucraina e Usa previsti a metà novembre. Lo ha dichiarato all’agenzia Vesti il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov. “Gli europei potrebbero presentarsi se comprano i biglietti ma nessuno li invitera’ al tavolo negoziale“, ha affermato Ushakov, secondo il quale il tema della loro partecipazione non è stato “nemmeno sollevato” durante l’ultima conversazione tra i presidenti di Usa e Russia, Donald Trump e Vladimir Putin.

La Russia conferma che i colloqui a tre con Usa e Ucraina si svolgeranno a metà novembre ma specifica che non è ancora stata fissata una data, laddove Kiev aveva indicato il 10 novembre come possibile giorno dell’incontro. “Non abbiamo ancora fissato la data. Abbiamo detto che si terrà a metà novembre, dopo il 10 novembre, ma non abbiamo ancora indicato la data esatta”, ha dichiarato il consigliere del Cremlino, Yuri Ushakov in un’intervista all’agenzia di stampa Vesti. La data dell’incontro sarà annunciata “presto”, ha aggiunto Ushakov, secondo il quale il 10 novembre è stato discusso come uno dei probabili giorni del summit ma non è stato confermato.

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L’Ucraina vende all’Europa le armi che sviluppa sul campo

29 October 2026 at 03:45

La Bundeswehr si prepara a comprare il Bars, un missile da crociera ucraino a basso costo già impiegato contro obiettivi in Russia. È il segnale di un cambio di paradigma: accanto alle armi sofisticate e costose, gli eserciti europei cercano sistemi producibili in massa, capaci di aumentare rapidamente la potenza di fuoco e mettere sotto pressione le difese avversarie.

La Germania si prepara a fare qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare: acquistare missili sviluppati in Ucraina per il proprio arsenale. Secondo il Financial Times, Berlino dovrebbe finalizzare nelle prossime settimane un accordo per una prima fornitura del Bars, un missile da crociera a propulsione a getto con una gittata fino a mille chilometri e una testata fino a 105 chilogrammi, a seconda della versione. La Bundeswehr lo sottoporrà a test tecnici all’inizio del 2027. Se le prove daranno risultati soddisfacenti, l’ordine potrebbe arrivare a diverse centinaia di esemplari.

La notizia va oltre il valore della singola commessa. A cambiare è il modo in cui la Germania pensa di costruire la propria capacità di attacco a lungo raggio: non più soltanto attraverso sistemi sofisticati, costosi e disponibili in quantità limitate, ma anche con armi relativamente economiche, producibili rapidamente e già sperimentate sul campo.

Il contrasto con i Tomahawk americani è evidente. Berlino ha avviato l’acquisizione di questi missili, il cui costo unitario è stimato tra i quattro e i sei milioni di dollari. Ma i prezzi elevati e i vincoli produttivi rendono difficile accumularne rapidamente grandi scorte: le consegne potrebbero slittare agli anni Trenta. Per questo la Germania sta cercando alternative da affiancare ai sistemi di fascia alta, non necessariamente da sostituire.

Oltre al Bars, il governo tedesco intende testare l’Anthem, prodotto dalla startup americana Covenant, che costerebbe circa un decimo di un Tomahawk. Il Bars sarebbe ancora meno costoso. L’obiettivo è disporre di armi differenti per costo e prestazioni, riservando i sistemi più sofisticati agli obiettivi strategici e utilizzando quelli più economici per aumentare il numero di attacchi possibili.

È una logica che riguarda anche il rapporto tra missili e difese aeree. Il capo dell’esercito tedesco, Christian Freuding, ha spiegato che sistemi di questo tipo permetteranno di colpire obiettivi fino a circa 1.500 chilometri di profondità in grandi quantità, saturando le difese avversarie. In uno scenario simile, la capacità di produrre e impiegare molti vettori diventa importante quanto le prestazioni del singolo missile.

Il cambiamento investe anche l’industria della difesa. Il Bars viene già prodotto in Germania da una joint venture ucraino-tedesca nata nell’ambito del programma «Build with Ukraine»: a ottobre, Kyjiv ha ricevuto i primi esemplari realizzati e finanziati in Germania. La nuova commessa, se confermata, estenderebbe la produzione alle esigenze della Bundeswehr. Sarebbe il primo caso noto di acquisto da parte dell’esercito tedesco di un’arma offensiva sviluppata in Ucraina.

Per Berlino significa anche sperimentare un modello di acquisizione diverso da quello tradizionale, dominato da grandi appaltatori e procedure lunghe. L’apertura a startup e produttori più piccoli, con test condotti mentre si definiscono i contratti, punta ad accorciare i tempi tra sviluppo, valutazione e ingresso in servizio.

Secondo documenti del ministero della Difesa tedesco citati da Politico ad agosto, il piano per costruire un nuovo arsenale di armi a lungo raggio potrebbe richiedere quasi 12 miliardi di euro, di cui 1,8 miliardi destinati ai missili da crociera. Le cifre rappresentano fabbisogni previsti, non necessariamente fondi già approvati. Tra i sistemi presi in considerazione figurano Bars, Flamingo, anch’esso ucraino, e Anthem.

Per l’Ucraina, intanto, si apre una prospettiva industriale nuova. La guerra ha costretto le sue aziende a sviluppare e perfezionare armi in condizioni operative reali, mentre la produzione all’estero consente di aumentare i volumi e ridurre l’esposizione agli attacchi russi. L’interesse non riguarda soltanto Berlino: anche Danimarca, Estonia e Lettonia hanno manifestato disponibilità ad acquistare armamenti ucraini, mentre l’esercito americano ha ordinato droni da ricognizione Raybird a una controllata statunitense della società ucraina Skyeton.

Il risultato è un mercato europeo in cui l’esperienza maturata sul fronte ucraino diventa un possibile vantaggio competitivo. La Germania non rinuncia ai missili americani né ai sistemi avanzati sviluppati con i partner europei. Cerca di affiancarvi armi più economiche e numerose. Perché la deterrenza non dipende soltanto dalla capacità di colpire lontano, ma anche dalla possibilità di farlo in quantità sufficienti e senza esaurire rapidamente le proprie scorte.

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