❌

Normal view

“In piazza contro il governo Meloni e il riarmo”, il vox tra i manifestanti al corteo di Roma: “Il centrosinistra? Non ci rappresenta”

30 October 2026 at 18:48
In piazza contro il governo Meloni, reclamando salari e pensioni più alte e misure concrete contro il carovita. In corteo per le strade di Roma per protestare contro la manovra e contro le politiche di riarmo portate avanti dall’esecutivo. Circa 100mila persone secondo gli organizzatori hanno sfilato per la Capitale. Un corteo tra la stazione Termini e il ministero dei Trasporti, poi ancora verso il Colosseo e i Fori imperiali – dove diversi manifestanti si sono accampati – aderendo allo sciopero proclamato dall’Usb e dai sindacati di base, tra cori e slogan scanditi contro la premier e il suo esecutivo. Così come verso il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, accusato per la propaganda sulla legge Fornero, così come per le precettazioni dei lavoratori in sciopero, contestato quando il corteo ha sfilato sotto la sede del suo dicastero. Eppure, nella piazza che contesta Meloni, non sembra esserci fiducia su chi dovrebbe rappresentare un’alternativa di governo: “Il campo largo? Non ci rappresenta“, spiegano in tanti manifestanti. “Quando governava il Pd gli studenti che contestavano venivano manganellati allo stesso modo di oggi”, accusano gli studenti dei collettivi. Ma è soprattutto sul tema degli armamenti che i progressisti non raccolgono consensi tra chi sfila e sciopera. Al massimo, c’è chi aspetta da Pd, M5s e Avs e il fronte progressista fatti concreti: “La posizione contraria sul 5% del Pil sulle spese militari? Lo vedremo alla prova dei fatti“, spiega una manifestante, mentre mette dei fiori su un cannone di cartapesta, così come si diceva negli slogan degli anni Sessanta.
Chi ci mette la faccia in piazza, mentre nelle stesse ore del corteo i leader del centrosinistra decidono di organizzare quell’incontro rinviato per mesi sul programma, sono intanto alcuni parlamentari: “Siamo venuti qui per ascoltare, anche per sentire le critiche“, si difende il dem Arturo Scotto. Che però contesta chi parla di ambiguità sul riarmo: “La nostra posizione è chiara, quella di Elly Schlein e del Pd, come quella dei partiti del fronte progressista”. C’è anche il M5s per le strade della Capitale, con il capogruppo Riccardo Ricciardi che sottolinea: “C’è chi dice che non si sente rappresentato dal nostro campo? Noi come M5s siamo sempre stati chiari contro il riarmo“. Posizione condivisa anche da Elisabetta Piccolotti, in piazza per Avs: “Siamo in piazza con tanti parlamentari. Che ci sia un vertice tra i nostri leader significa che vogliamo raccogliere le richieste di questo corteo. Ora facciamo in fretta il programma, deve essere coraggioso”. La fiducia però non c’è, almeno per ora, tra chi protesta: “Al momento una reale alternativa non la vediamo”.

L'articolo “In piazza contro il governo Meloni e il riarmo”, il vox tra i manifestanti al corteo di Roma: “Il centrosinistra? Non ci rappresenta” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Anche la maggior parte degli elettori di centrodestra è d’accordo con le proteste per il caro vita: il sondaggio di YouTrend

30 October 2026 at 12:40

Due su tre sono d’accordo con le ragioni della protesta contro il caro vita. E se nel campo del centrosinistra prevedibilmente si arriva quasi al cento per cento della condivisione, anche una abbondante maggioranza di elettori del centrodestra si esprimono d’accordo con le manifestazioni di oggi. E’ un aspetto sorprendente che emerge da un sondaggio di YouTrend per SkyTg24. L’istituto ha declinato i vari aspetti della questione cortei e proteste. Per quanto riguarda il sostegno alle manifestazioni da parte degli intervistati che si dicono di centrodestra va sottolineato che nel dettaglio il 28 per cento si definisce “molto d’accordo” con la mobilitazione per il caro vita e un ulteriore 33 per cento “abbastanza d’accordo“, per un totale di oltre il 60 per cento.

Questo non significa che il campione di intervistati non sia preoccupato che i cortei non sfocino in violenze, come dimostra il fatto che il 60 per cento teme che si possano verificare fatti come quelli di due weekend fa a Milano. Interessante però come si verifichi una spaccatura generazionale su come affrontare le violenze. I più giovani chiedono in gran maggioranza risposte a livello sociale, mentre gli over 50 parlano in grande di risposte “muscolari”, di ordine pubblico, come l’inasprimento delle pene.

1 / 10

Partiti

Partiti

2 / 10

Opinione sul governo

3 / 10

giudizio governo

4 / 10

ragioni protesta

5 / 10

carovita schieramenti

6 / 10

cosa fare contro violenze

7 / 10

preoccupato

8 / 10

under imputabili

9 / 10

GENITORI PER FIGLI

10 / 10

fermo minori

YouTrend ha come sempre elaborato anche le risposte sul consenso per il governo e per i partiti. Significativo l’aumento di giudizi negativi nei confronti dell’intero esecutivo, registrato nelle ultime tre settimane: il 64 per cento (+3 per cento dall’8 ottobre), in sostanza due intervistati su 3, contro il 34 per cento di giudizi positivi. Come si vede dal grafico dell’istituto di sondaggi si tratta di uno dei punti più alti negli ultimi 3 anni.

Tutto questo, tuttavia, come succede ormai da tempo, non produce un distacco visibile tra lo schieramento del centrodestra di governo e il centrosinistra, separati ancora da qualche punto percentuale (con l’alleanza progressista in lieve vantaggio). Anzi nelle ultime tre settimane Fratelli d’Italia guadagna un punto. Visto che Lega e Forza Italia hanno avuto pochissime variazioni il sospetto è che Fdi recuperi consensi da quelli persi nei mesi scorsi a beneficio di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Fn nelle ultime 3 settimane ha perso quasi un punto percentuale.

Il centrosinistra mantiene, secondo YouTrend, circa due punti di vantaggio nonostante il Pd segni una battuta d’arresto (lascia mezzo punto sul campo e finiscono sotto il 20 per cento). Nel campo largo chi guadagna di più rispetto all’ultima rilevazione è Alleanza Verdi-Sinistra, che si assesta stabilmente tra i 6 e il 7 per cento.

L'articolo Anche la maggior parte degli elettori di centrodestra è d’accordo con le proteste per il caro vita: il sondaggio di YouTrend proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il movimentismo spinge il campo largo a scelte sempre più estreme

30 October 2026 at 03:45

Oggi cortei in tutte le grandi città, col rischio che eventuali disordini facciano il gioco del governo Meloni: il centrosinistra appare in balia degli eventi e delle frange più radicali

Mescolano tutto, carovita, scuola, Palestina, in un cocktail che cattura ogni pulsione senza costruire realmente una piattaforma politica seria.

Oggi tutte le grandi città saranno “occupate” da cortei autorizzati o non autorizzati per lo sciopero generale degli Usb, che ancora una volta hanno fregato sul tempo la Cgil, che farà il suo sciopero generale il 20 novembre. Questi Usb hanno già giocato sull’equivoco quando ci fu la grande manifestazione pro-Pal: molta gente credette che era il classico sciopero generale dei sindacati o almeno della Cgil, e andò in piazza.

Gli eredi dei Cobas fanno di nuovo da calamita per l’arcipelago pro-Pal, a cui si aggiungono gli studenti del Movimento 17 ottobre, diviso tra manifestanti pacifici e casinisti di ogni risma. Vedremo le dimensioni della protesta, ma è già chiara la sua connotazione radicale: non è un giudizio di valore – al netto delle pratiche violente – ma una constatazione. Il Pd infatti non ci sarà, se non con i dirigenti più movimentisti e “flotilleri”.

Non è neppure chiaramente identificabile come una giornata contro il governo Meloni – anzi, se ci scapperanno le botte la cosa farà gioco proprio alla premier – ma contro un Avversario Indistinto, il Liberismo, il Sionismo… Si prevede anche gente pronta a infrangere le regole e il diritto degli altri cittadini a una giornata normale, in questo magma segnato da spinte ribelliste, anarcoidi e nichiliste, come si è visto nelle giornate dei disordini soprattutto a Milano.

L’estremismo storico fa la sua parte e ci mette il cappello, Askatasuna a Torino, i centri sociali a Roma, i disoccupati a Napoli. Vedremo se la parte democratica degli studenti, che giustamente reclama una scuola molto diversa da quella attuale, riuscirà a governare la piazza. Ma al di là della cronaca, che comunque in questi casi è politica, è innegabile che ci sia un ritorno di un estremismo anche venato di “rossobrunismo” – le simpatie per Putin, il disprezzo per Zelensky, l’indifferenza ideologica, l’ostilità per l’Europa – il che lo differenzia enormemente dall’estremismo classico del Novecento e che, anche per questo, è persino più pericoloso, perché è in grado di catturare l’“umor nero” degli italiani senza minimamente darvi risposta.

Questo vento movimentista si accompagna e forse in una certa misura imprime una spinta radicale al campo largo, che sta un po’ dentro e un po’ fuori dal magma. Alimenta uno slittamento estremistico della coalizione guidata da Schlein, Conte, Fratoianni, a cui ora si è aggiunto – oggettivamente chiamato dalla segretaria del Pd – il rifondarolo Maurizio Acerbo, e benedetta da vari intellettuali, cineasti e commentatori, di norma gente benestante che si lamenta del carovita. Sempre oggi il campo largo si riunirà nel formato-osteria (Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli), cioè il gruppetto dei leader che il 16 giugno s’incontrò a pranzo all’Osteria Costanza, nel centro di Roma, per discutere il percorso di costruzione del programma del centrosinistra in vista delle elezioni e annunciare due appuntamenti politici, fissati per l’8 e il 15 luglio: il primo finì male, il secondo non si fece e finora il programma è una scatola vuota.

La famosa foto del quartetto avvolto in una luce livida non portò bene. Anche oggi i quattro dovrebbero decidere se e quando fare una manifestazione contro il carovita, incastrandola tra vari scioperi generali, con il fondato rischio di un flop a paragone di quelli. Difficile che si discuta di primarie, visto che non c’è accordo sui tempi: per Conte bisognerebbe sbrigarsi, mentre la leader del Pd immagina i gazebo a metà marzo, nella convinzione che le politiche saranno a maggio, dunque meglio non bruciarsi per la troppa fretta. È un labirinto che sarebbe piaciuto a Borges.

Dunque, da una parte c’è la persistenza di un movimento segnato da un’egemonia estremista con preoccupanti spinte violente; dall’altro si vede un ulteriore rafforzamento della spinta radicale nel campo largo. Potrebbe sembrare che la sintonia tra la piazza e la politica della sinistra sia una buona cosa, specie dal punto di vista elettorale. Ma probabilmente si tratta di un’illusione ottica: l’estremismo non vince mai.

Piuttosto, ciò che è davvero inquietante è la totale assenza di reazione da parte dei moderati del centrosinistra, indaffarati nelle proprie beghe sulle loro liste più che impegnati a costruire un autonomo programma di riforme possibili e utili per il Paese. Un’ignavia che fa male soprattutto a loro, sempre più marginali.

L'articolo Il movimentismo spinge il campo largo a scelte sempre più estreme proviene da Linkiesta.it.

❌