Lo sciopero centra l’obiettivo: “più di un milione” di lavoratori e studenti in piazza contro carovita e armi. Senza incidenti nei cortei Usb
Cinquantamila a Milano, Roma e Bologna. Oltre ventimila a Napoli. A Livorno, con 15mila persone, anche la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi Francesca Albanese. Almeno diecimila a Firenze, Genova e Padova. Altre migliaia e migliaia nelle restanti 56 piazze organizzate dall’Unione sindacale di base da nord a sud. “È una stima difficile, ma siamo stati almeno un milione”, annuncia l’Usb quando i cortei iniziano a sciogliersi. Lo sciopero fa strike e fa cadere tutti i birilli d’allarme della vigilia: il rischio scontri, l’assalto alle vetrine, le violenze. Nulla di tutto ciò. A pomeriggio inoltrato, quando i cortei ufficiali sono ormai sciolti lasciando a bocca asciutta i profeti del disordine, resta una giornata in cui si è alzato forte il vento della protesta contro le politiche del governo risaldando un asse nato da qualche anno, rinforzatosi con le proteste per Gaza, e ormai solidissimo: quello tra l’Usb, uno dei sindacati più movimentisti, e i collettivi di studenti. Da ormai oltre un anno, le piazze più piene sono quelle chiamate dai sindacati di base: se nel 2025 il tema era centrato sulla politica estera e sulla questione umanitaria nella Striscia, questa volta l’Usb ha riportato un fiume di persone nelle piazze anticipando lo sciopero generale della Cgil sui temi sociali più caldi.
Per come si arrivava in piazza, dopo gli assalti nel centro di Milano di due settimane fa e la tensione altissima dopo il fermo di Youssef Siher, è stata anche una prova di maturità organizzativa. Le piazze sono state affollate, rumorose, colorate e hanno scandito slogan radicali senza che si arrivasse mai allo scontro con le forze dell’ordine. Si segnalano, per la cronaca, qualche momento di tensione a Torino (due feriti) e Bologna in mattinata, uno spezzone – non più di 300 persone – che a Roma ha lanciato bottiglie di vetro contro i poliziotti vicino al Colosseo, alzando le barricate con i bidoni della spazzatura. Dieci minuti di tensione, o poco più. Nulla in confronto all’onda che ha sbattuto in faccia al governo la rabbia per la situazione: i lavoratori che non arrivano alla fine del mese, stretti dal carovita, proprio nel giorno in cui l’Istat certifica una nuova fiammata dell’inflazione; gli studenti preoccupati dal proprio futuro e i portuali in lotta contro l’ok al transito dai porti italiani delle armi destinate alle zone di guerra, Israele in primis.
Sono stati i primi a montare i picchetti al mattino lungo le banchine di Genova e Trieste. Poi le piazze si sono via via riempite. La gestione dell’ordine pubblico, questa volta, ha funzionato. Il punto di caduta nelle grandi città è stato il via libera a occupare simbolicamente le tangenziali da Milano a Napoli, passando per Torino e Bologna. I cortei sono lasciati passare, a volte dopo lunghe trattative, verso le grandi arterie stradali. Anche per ore. Manifestanti e forze dell’ordine non si sono mai fronteggiati, i serpentoni sono via via defluiti sciogliendosi man mano. In serata, qualche disordine si è registrato a Roma, dove un numeroso gruppo di studenti si è diretto prima verso il ministero dell’Istruzione e quindi ha cercato di raggiungere il Parlamento fronteggiandosi con i poliziotti che hanno respinto il tentativo di raggiungere i palazzi del governo. Gli scioperi dei trasporti precettati dal ministro Matteo Salvini, che si è detto “soddisfatto” per aver evitato la paralisi, hanno forse finito per facilitare la partecipazione senza spostare di un centimetro i disagi che comunque ci sono stati negli altri settori e anche sulla mobilità, visto che le linee di superficie hanno comunque risentito di ritardi e cambiamenti di percorso, senza considerare la chiusura delle tangenziali per ore. Strike.
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