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🔴CASA DEL SOLE TV: TIENILA APERTA

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🔴 CROSETTO SE NE FREGA | LEVANTE LIVE

🚨Oggi l’Italia si è fermata contro il carovita e il riarmo e a pochi chilometri dai cortei il governo metteva in vetrina la Difesa al Circo Massimo. Due Italie che non si parlano. Da Roma a Parigi, da Tirana all’Ohio, le piazze chiedono la stessa cosa: pane e pace. Chi governa non ascolta. 🎙 A Levante, venerdì 30 ottobre 2026, Paolo Borgognone e Margherita Furlan, con la conduzione di Jeff Hoffman. 🔥 Lo sciopero generale contro carovita e riarmo: cortei in decine di città, oltre ventimila a Roma, trentamila a Bologna, la tangenziale di Milano bloccata 🪖 «Abbassate le armi, alzate i salari»: le piazze da una parte, il Villaggio della Difesa dall’altra 🚨 Decreti, fermi preventivi, precettazione: quando lo Stato risponde alla domanda sociale con l’ordine pubblico 🇪🇺 L’Europa in piazza: i «gilets jeunes» francesi, Tirana, il Belgio, la Generazione Z tedesca contro il servizio militare 🇺🇸 Martedì il voto di metà mandato: benzina oltre i quattro dollari, Trump al minimo dei consensi, il costo della vita al primo posto ⚖ La violenza di pochi e la richiesta di molti: chi raccoglie la rabbia, e chi la reprime? 📚 I LIBRI DEGLI OSPITI 📕 Paolo Borgognone, «Populismo e democrazia illiberale», Il Cerchio, 2023 📕 Paolo Borgognone, «La dottrina Stranamore», La Vela, 2022 📕 Paolo Borgognone, «Goodbye globalism!», Il Cerchio, 2022 📕 Paolo Borgognone, «Capire la Russia», Zambon, 2015 📗 Margherita Furlan, «BRICS Scacco Matto» (in italiano, inglese e russo) 📡 CASA DEL SOLE TV | Informazione libera e indipendente Casa del Sole TV non ha editori privati né finanziamenti pubblici: siamo sostenuti da voi, il nostro pubblico. 35.000 euro entro il 29/11/26 DONA ORA 💳 Dona tramite bonifico bancario: IBAN IT63P0326822300052392596590, intestato a LA CASA DEL SOLE EDIZIONI, causale Erogazione liberale Casa del Sole TV 🅿 Dona tramite PayPal: paypal.me/casadelsoletv ⏰ Sostegno ricorrente: casadelsole.tv/sostienici Anche un piccolo contributo fa la differenza. Grazie di cuore! ❤ 🌐 SEGUI CASA DEL SOLE TV ▶ YouTube: @CasadelSoleTVChannel 🌍 Sito: casadelsole.tv #Levante #CasadelSoleTV #MargheritaFurlan #PaoloBorgognone #JeffHoffman #Sciopero #Crosetto

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Corteo a Roma, manifestanti si accampano con le tende ai Fori Imperiali davanti al Colosseo

(Agenzia Vista) Roma, 30 ottobre 2026
La testa del corteo studentesco giunto nella zona del Colosseo ha montato le tende per un accampamento dimostrativo.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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🔴PORTI CHIUSI GUERRA APERTA | TG 30.10.26

– 🔴CASA DEL SOLE TV: TENETELA APERTA
– Bosnia, cosa fa l’Italia? di Margherita Furlan
– Lavrov al G20 di Atlanta di Margherita Furlan
– Mosca: “L’Europa prolunga la guerra” di Margherita Furlan
– Zelensky parla di “garanzie di sicurezza” per Mosca di Ivan Bodyan
– 🔴SOS CASA DEL SOLE TV
– Porti bloccati, piazze piene contro il riarmo di Jeff Hoffman
– Il gas europeo torna ai livelli del 2022 di Ivan Bodyan
– Moldavia, la militarizzazione continua di Margherita Furlan
– Serbia, cade Vucic e i media cambiano casacca di Gionata Chatillard
– Pechino cerca petrolio tra Brasile e Africa di Ivan Bodyan
– Londra e Tel Aviv, la lite di facciata di Jeff Hoffman
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard, Ivan Bodyan e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi

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Fumogeni, striscioni in francese e cori contro il Governo alla manifestazione degli studenti a Roma

(Agenzia Vista) Roma, 30 ottobre 2026
Pre-corteo degli studenti partito da Piramide in direzione Piazza dei Cinquecento. Fumogeni, striscioni con scritte in francese e cori contro il Governo alla manifestazione.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Un rapper canta e registra un videoclip durante la manifestazione di Milano

Durante il corteo per lo sciopero generale che ha sfilato questa mattina per le strade di Milano, il trapper Andrea Marrone – in arte BighiBrown – ha approfittato dell’occupazione della Tangenziale Est, bloccata per ore dai manifestanti, per girare un videoclip, cantando in playback alcune strofe di una sua canzone in mezzo a fumogeni con i colori della bandiera italiana. “I politici ci vogliono mettere l’uno contro l’altro”, ha spiegato il trapper al termine dell’esibizione, “ma a creare i problemi non è la razza bianca né la razza nera: sono loro che vogliono crearli per metterci l’uno contro l’altro e creare ancora più casino”.

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Manovra, taglio Irpef fino a 55mila euro, più Ires per le banche e raddoppio della Tobin tax. Il testo su Affaritaliani

Via libera dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla presentazione alle Camere del disegno di legge recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2027 e bilancio pluriennale per il triennio 2027-2029”. La manovra finanziaria, bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato, è stato trasmessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il provvedimento si compone di 157 articoli. Tra le misure principali figura il taglio della seconda aliquota Irpef, che scende al 33% per i redditi fino a 55mila euro. Nel testo è previsto anche un aumento dell’addizionale Ires a carico delle banche. Raddoppia anche l’aliquota dell’imposta sulle negoziazioni ad alta frequenza, che sale dallo 0,04% allo 0,08%.

Tra le novità previste dal provvedimento figura anche l’introduzione della cedolare secca sugli affitti commerciali. Per la locazione di immobili destinati ai negozi è prevista un’aliquota del 21%, che scende al 10% per i canoni relativi agli immobili situati nei comuni capoluogo di città metropolitana, come Roma, Milano e Torino. A rendere noto l’avvenuto invio del disegno di legge a Palazzo Chigi è stato il Mef, con una nota.

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Famiglie e casa

La misura più visibile riguarda l’auto. Dal 2027 le persone fisiche non pagheranno il bollo su un solo veicolo assicurato: un’auto a benzina o gasolio, anche ibrida, con potenza fino a 80 kW, oppure una moto a benzina per chi non ha un’auto agevolabile, o un ciclomotore. Per compensare le regioni lo Stato trasferisce 2,29 miliardi nel 2027, che salgono a 2,36 miliardi dal 2030. I nuclei con più di tre figli, di cui almeno uno minorenne, ricevono un contributo pari al bollo, fino a 385,71 euro, per un’auto da sei a nove posti fino a 133 kW.

Sul fronte dei figli arriva un bonus da 100 euro al mese per le lavoratrici dipendenti e autonome con due o più figli e reddito fino a 40mila euro. Si riceve fino ai dieci anni del secondo figlio, o fino ai 18 del più piccolo se i figli sono più di due. Nasce anche il fondo “Valore nuovi nati”: per i bambini nati dal 2027 lo Stato versa 100 euro l’anno su una posizione individuale presso l’Inps fino alla maggiore età, con versamenti volontari di parenti fino a 1.000 euro detraibili al 19%. Il congedo parentale con indennità maggiorata passa da uno a due mesi, tre per il secondo figlio e quattro dal terzo. Per i genitori autonomi c’è un voucher per l’infanzia fino a 500 euro al mese per tre mesi.

Per la casa, il fondo di garanzia sui mutui prima casa è prorogato al 31 dicembre 2029 con 200 milioni in più nel 2028 e nel 2029. Si allungano a due anni i termini per trasferire la residenza e per vendere la vecchia abitazione. I bonus edilizi restano per le spese 2027 con detrazione al 36%, che sale al 50% sull’abitazione principale, con tetto di 96mila euro in dieci rate. Restano anche il bonus mobili al 50% su 5mila euro e la detrazione per gli interventi antisismici e di efficienza energetica, ma sono esclusi gli interventi con sole caldaie fossili. La cedolare secca sui negozi fino a 200 metri quadri è al 21%, ridotta al 10% nei capoluoghi di città metropolitana. Per alcune locazioni abitative stipulate nel 2027 l’aliquota scende al 5% per cinque anni, e all’1% se l’inquilino ha meno di 36 anni.

Fisco e lavoro

Per il 2027 l’Irpef ha tre aliquote: 23% fino a 28mila euro, 33% fino a 55mila e 43% oltre. Per i forfettari il tetto sale a 100mila euro, con uscita immediata dal regime oltre i 115mila euro ai fini delle imposte dirette e oltre i 100mila ai fini Iva.

Seguono le detassazioni mirate. Gli aumenti legati ai rinnovi contrattuali pagano un’imposta sostitutiva del 5% per i dipendenti privati con reddito 2026 fino a 33mila euro. Sono tassate al 15% entro 1.500 euro le maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni, per chi guadagna fino a 40mila euro. Per i giovani nati dopo il 1997, con reddito fino a 28mila euro, i redditi incrementali fino a 2.500 euro sono tassati all’1%. I fringe benefit esentasse salgono a 1.000 euro e a 2.000 per gli under 31 e per chi ha figli, e comprendono anche utenze, affitto e interessi sul mutuo prima casa. Nel pubblico impiego il salario accessorio fino a 800 euro è tassato al 15% per redditi fino a 50mila euro.

Sul fronte assunzioni sono prorogati al 2027 gli incentivi per i contratti a tempo indeterminato, con più risorse per gli anni 2027-2029, e la maxi-deduzione sale all’80% per le lavoratrici madri e al 40% per gli under 36. Gli artigiani con almeno sette anni di iscrizione all’albo mantengono la qualifica anche superando i limiti dimensionali con nuove assunzioni. Per il settore della pesca nasce un trattamento sostitutivo della retribuzione pari all’80% per un massimo di 90 giorni l’anno.

Pensioni

L’Ape sociale è prorogata al 31 dicembre 2027 per chi ha 63 anni e 6 mesi, con risorse aggiuntive che arrivano a 370 milioni nel 2028. La rivalutazione automatica 2027 è piena al 100% fino a quattro volte il minimo e poi scende a scaglioni: 85%, 53%, 47%, 37% e 32% oltre dieci volte il minimo. Viene istituito un fondo da 850 milioni l’anno per misure di supporto in uscita dal lavoro. Gli over 75 con trattamenti fino a 28mila euro ricevono una Carta da 300 euro per spese sanitarie, con un fondo da 1,645 miliardi. Per gli statali scende progressivamente da nove a tre mesi, e poi a zero dal 2030, il tempo di attesa per il pagamento del Tfs alla cessazione dal servizio.

Imprese e investimenti

Il credito d’imposta per la Zes unica sale a 2,4 miliardi nel 2027, da 1 miliardo, e a 1,25 miliardi nel 2028. Per il cloud computing c’è un credito fino al 30% dei canoni con tetto di 30 milioni l’anno. Si riaprono i termini per l’assegnazione agevolata dei beni ai soci, la trasformazione in società semplice e l’estromissione, con imposta sostitutiva dell’8%. Torna la rivalutazione degli immobili d’impresa con affrancamento al 10%. Il credito agricolo vale 82,1 milioni l’anno nel 2027 e nel 2028, e per i coltivatori diretti il reddito dominicale e agrario resta escluso dalla base imponibile fino a 10mila euro. Gli agenti di commercio vedono salire la deducibilità dei costi dell’auto, al 90% per elettriche e ibride e all’80% per le altre.

Chi paga

Il conto, nelle intenzioni del testo, ricade su pochi settori. Per banche e assicurazioni l’addizionale Ires sale di tre punti per due periodi d’imposta. Ai fini Irap la deducibilità di spese amministrative e interessi passivi scende dal 90% al 30%, con una detrazione compensativa. L’Irap sale di cinque punti nel 2027 e di tre nel 2028 e 2029 per le imprese energetiche (idrocarburi, elettricità, gas e trasporto in condotta), con il divieto di scaricare il maggior costo sui prezzi.

Raddoppia l’imposta sulle transazioni finanziarie, da 0,4% a 0,8% l’aliquota principale. Arriva una exit tax per chi trasferisce la residenza all’estero con patrimonio finanziario di almeno 800mila euro. Salgono la ritenuta d’acconto sulle transazioni tra imprese (1% nel 2028 e 2% dal 2029) e i controlli sulle compensazioni (soglia da 50mila a 30mila euro). La detrazione per le donazioni ai partiti scende dal 26% al 19%.

Giochi e tabacchi concorrono con rincari e proroghe a pagamento. Le slot vedono salire puntata massima e vincita massima, il prelievo erariale unico è fissato al 25% per le slot da bar e al 9,6% per le videolottery. Le concessioni su scommesse, apparecchi, bingo e lotterie istantanee sono prorogate al 2029 con oneri concessori, tra cui 188 milioni per il Gratta e vinci. Debuttano le sale LAN per i videogiochi senza vincita in denaro, e arriva una terza estrazione settimanale di Lotto e SuperEnalotto il mercoledì. Sulle sigarette gli aumenti di accisa previsti dal 2028 scattano già dal 1° luglio 2027, e lo stesso vale per i prodotti succedanei. Sono rinviate al 1° luglio plastic tax e sugar tax.

Sanità

Il fondo sanitario cresce di 2,37 miliardi nel 2027 e di circa 2,4 miliardi dal 2029. Dentro ci sono 500 milioni per aggiornare le tariffe ospedaliere, 100 milioni per Alzheimer e demenze, 300 milioni di prestazioni aggiuntive per ridurre le liste d’attesa e 380 milioni per l’indennità dei pronto soccorso. Le aziende farmaceutiche ottengono uno sconto fino a 160 milioni l’anno sul payback in cambio di investimenti in Italia, e per i dispositivi medici lo Stato copre 350 milioni l’anno dal 2028 al 2031 del payback 2019-2023. Sono stanziati 70 milioni l’anno per l’accesso precoce ai farmaci innovativi.

Energia, trasporti, difesa e sicurezza

Il capitolo energia è legato alla clausola di salvaguardia nazionale europea. Alle ferrovie vanno 2,79 miliardi tra il 2027 e il 2028, tra cui 1,6 miliardi per il Terzo valico e 500 milioni per l’accesso al tunnel del Brennero. Per le imprese energivore ci sono fino a un miliardo l’anno nel 2028, e per le Pmi non energivore 1 miliardo nel 2027 e 1,43 miliardi nel 2028. Sono previsti incentivi per fotovoltaico fino a 1 MW (800 milioni nel 2028), biometano e riqualificazione di ospedali e scuole. Le centrali idroelettriche vedranno contratti per differenza a due vie di vent’anni.

Sulla difesa nasce un fondo che arriva a oltre 434 milioni nel 2029 per le “Forze di riserva”, con in più 206 milioni l’anno per i servizi operativi. Si introducono i carabinieri ausiliari della riserva volontaria, con ferma di un anno e stipendio al 65% di quello del carabiniere in ferma volontaria: 600 unità nel 2027, 1.000 dal 2028. Il fondo per le missioni internazionali cresce di 520 milioni nel 2027 e di 804 milioni nel 2028. Per la sicurezza ci sono 180 assunzioni straordinarie contro la criminalità organizzata, 45 milioni l’anno per la polizia locale e 50 milioni di straordinari. I 500 militari impiegati a Milano restano fino al 31 marzo 2027.

Enti locali e altre misure

Per il trasporto pubblico locale le risorse passano da 50 a 150 milioni. Il fondo per l’assistenza ai minori cresce di 200 milioni nel 2027. Per i comuni sopra i 20mila abitanti è prevista la cancellazione del debito per le anticipazioni di liquidità, a fronte dell’impegno a versare annualmente fino al 2051. Cambia l’impianto dei contratti di partenariato pubblico privato, che vengono considerati debito degli enti. Sul fronte della scuola scattano i tagli all’organico: 4.925 posti in meno dal 2027/28 e 2.049 ulteriori, mentre i libri di testo dovranno avere una versione digitale stampabile a prezzo ridotto di almeno il 50%. Cresce l’Art bonus, per l’editoria il credito per la carta resta al 30% e le targhe personalizzate costeranno da 500 a 10mila euro a seconda del richiedente e della data.

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Un ragazzo si arrampica sul lampione della luce sotto al Mit e sventola la bandiera dell’Italia

(Agenzia Vista) Roma, 30 ottobre 2026
Un ragazzo si è arrampicato sul lampione sotto al palazzo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e ha sventolato la bandiera italiana.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Meloni e Crosetto al Villaggio della Difesa per rendere omaggio ai militari caduti in Bosnia

(Agenzia Vista) Roma, 30 ottobre 2026
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è recata al Villaggio della Difesa allestito al Circo Massimo di Roma per deporre un fascio di rose in omaggio alla memoria dei quattro militari italiani tragicamente deceduti nell’incidente in elicottero avvenuto in Bosnia.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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“In piazza contro il governo Meloni e il riarmo”, il vox tra i manifestanti al corteo di Roma: “Il centrosinistra? Non ci rappresenta”

In piazza contro il governo Meloni, reclamando salari e pensioni più alte e misure concrete contro il carovita. In corteo per le strade di Roma per protestare contro la manovra e contro le politiche di riarmo portate avanti dall’esecutivo. Circa 100mila persone secondo gli organizzatori hanno sfilato per la Capitale. Un corteo tra la stazione Termini e il ministero dei Trasporti, poi ancora verso il Colosseo e i Fori imperiali – dove diversi manifestanti si sono accampati – aderendo allo sciopero proclamato dall’Usb e dai sindacati di base, tra cori e slogan scanditi contro la premier e il suo esecutivo. Così come verso il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, accusato per la propaganda sulla legge Fornero, così come per le precettazioni dei lavoratori in sciopero, contestato quando il corteo ha sfilato sotto la sede del suo dicastero. Eppure, nella piazza che contesta Meloni, non sembra esserci fiducia su chi dovrebbe rappresentare un’alternativa di governo: “Il campo largo? Non ci rappresenta“, spiegano in tanti manifestanti. “Quando governava il Pd gli studenti che contestavano venivano manganellati allo stesso modo di oggi”, accusano gli studenti dei collettivi. Ma è soprattutto sul tema degli armamenti che i progressisti non raccolgono consensi tra chi sfila e sciopera. Al massimo, c’è chi aspetta da Pd, M5s e Avs e il fronte progressista fatti concreti: “La posizione contraria sul 5% del Pil sulle spese militari? Lo vedremo alla prova dei fatti“, spiega una manifestante, mentre mette dei fiori su un cannone di cartapesta, così come si diceva negli slogan degli anni Sessanta.
Chi ci mette la faccia in piazza, mentre nelle stesse ore del corteo i leader del centrosinistra decidono di organizzare quell’incontro rinviato per mesi sul programma, sono intanto alcuni parlamentari: “Siamo venuti qui per ascoltare, anche per sentire le critiche“, si difende il dem Arturo Scotto. Che però contesta chi parla di ambiguità sul riarmo: “La nostra posizione è chiara, quella di Elly Schlein e del Pd, come quella dei partiti del fronte progressista”. C’è anche il M5s per le strade della Capitale, con il capogruppo Riccardo Ricciardi che sottolinea: “C’è chi dice che non si sente rappresentato dal nostro campo? Noi come M5s siamo sempre stati chiari contro il riarmo“. Posizione condivisa anche da Elisabetta Piccolotti, in piazza per Avs: “Siamo in piazza con tanti parlamentari. Che ci sia un vertice tra i nostri leader significa che vogliamo raccogliere le richieste di questo corteo. Ora facciamo in fretta il programma, deve essere coraggioso”. La fiducia però non c’è, almeno per ora, tra chi protesta: “Al momento una reale alternativa non la vediamo”.

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“Lavoriamo per 700 euro al mese ma il governo si indigna solo per qualche vetrina rotta”: le voci della piazza di Napoli

A Napoli più di 20mila persone tra studenti e lavoratori hanno partecipato allo sciopero generale indetto dal sindacato Usb contro carovita e spese militari. “In questo momento in tutta Europa – ci dice uno dei manifestanti – c’è una ripresa delle manifestazioni giovanili dappertutto in Francia, in Spagna e in Albania e pensiamo ci sia un vento nuovo di giovani che vogliono lottare per un futuro migliore che questo sistema non può più assicurare. Oggi scioperano i lavoratori ma scioperano anche gli studenti perché c’è la necessità di unire le forze ispirandosi a quello che fu il ’68, un periodo di grande trasformazione della società e di lotta contro un sistema marcio che adesso è più marcio di prima”.

I manifestanti partiti da Piazza Mancini intonando slogan contro il governo hanno tentato di accedere alla Stazione Centrale partenopea, ma l’enorme dispiegamento delle forze dell’ordine ha impedito loro l’accesso. “Oggi in piazza c’è un pezzo di Paese che non è rappresentato – spiega Giuliano Granato portavoce di Potere al Popolo – un pezzo di Paese di cui non si ascolta mai la voce ed è la voce di chi lavora a 700 euro al mese, abbiamo letto editoriali su qualche vetrina rotta ma mai nulla su chi non arriva più nemmeno alla terza settimana del mese e il governo di fronte a tutta questa gente ha risposto solo con la repressione, otto pacchetti sicurezza e nessun decreto sui salari, sul caro affitti e sul costo della vita in generale. Ma – conclude Granato – non è con il manganello che si governa un paese e soprattutto non è con il manganello che si danno risposte a migliaia di cittadini in piazza e alle ragioni profonde che stanno dietro a questa protesta e a questo malessere diffuso che oggi riguarda sia lavoratori che studenti”.

Nel corso del corteo un’immagine raffigurante la premier Giorgia Meloni e la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini è stata data alle fiamme. Il corteo ha poi cambiato percorso per dirigersi verso il porto commerciale mandando di fatto in tilt il traffico cittadino per tutta la mattinata e bloccando i varchi autostradali. Qui un gruppo di studenti ha appiccato il fuoco ad un carro armato di cartapesta e a delle finte banconote da 100 euro proprio davanti alle forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa. “E’ un gesto simbolico – ci spiega una manifestante – per dire che i miliardi che i governi stanno bruciando in armi dovrebbero essere impiegati per i salari, per le scuole e per il welfare”.

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Lo sciopero centra l’obiettivo: “più di un milione” di lavoratori e studenti in piazza contro carovita e armi. Senza incidenti nei cortei Usb

Cinquantamila a Milano, Roma e Bologna. Oltre ventimila a Napoli. A Livorno, con 15mila persone, anche la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi Francesca Albanese. Almeno diecimila a Firenze, Genova e Padova. Altre migliaia e migliaia nelle restanti 56 piazze organizzate dall’Unione sindacale di base da nord a sud. “È una stima difficile, ma siamo stati almeno un milione”, annuncia l’Usb quando i cortei iniziano a sciogliersi. Lo sciopero fa strike e fa cadere tutti i birilli d’allarme della vigilia: il rischio scontri, l’assalto alle vetrine, le violenze. Nulla di tutto ciò. A pomeriggio inoltrato, quando i cortei ufficiali sono ormai sciolti lasciando a bocca asciutta i profeti del disordine, resta una giornata in cui si è alzato forte il vento della protesta contro le politiche del governo risaldando un asse nato da qualche anno, rinforzatosi con le proteste per Gaza, e ormai solidissimo: quello tra l’Usb, uno dei sindacati più movimentisti, e i collettivi di studenti. Da ormai oltre un anno, le piazze più piene sono quelle chiamate dai sindacati di base: se nel 2025 il tema era centrato sulla politica estera e sulla questione umanitaria nella Striscia, questa volta l’Usb ha riportato un fiume di persone nelle piazze anticipando lo sciopero generale della Cgil sui temi sociali più caldi.

Per come si arrivava in piazza, dopo gli assalti nel centro di Milano di due settimane fa e la tensione altissima dopo il fermo di Youssef Siher, è stata anche una prova di maturità organizzativa. Le piazze sono state affollate, rumorose, colorate e hanno scandito slogan radicali senza che si arrivasse mai allo scontro con le forze dell’ordine. Si segnalano, per la cronaca, qualche momento di tensione a Torino (due feriti) e Bologna in mattinata, uno spezzone – non più di 300 persone – che a Roma ha lanciato bottiglie di vetro contro i poliziotti vicino al Colosseo, alzando le barricate con i bidoni della spazzatura. Dieci minuti di tensione, o poco più. Nulla in confronto all’onda che ha sbattuto in faccia al governo la rabbia per la situazione: i lavoratori che non arrivano alla fine del mese, stretti dal carovita, proprio nel giorno in cui l’Istat certifica una nuova fiammata dell’inflazione; gli studenti preoccupati dal proprio futuro e i portuali in lotta contro l’ok al transito dai porti italiani delle armi destinate alle zone di guerra, Israele in primis.

Sono stati i primi a montare i picchetti al mattino lungo le banchine di Genova e Trieste. Poi le piazze si sono via via riempite. La gestione dell’ordine pubblico, questa volta, ha funzionato. Il punto di caduta nelle grandi città è stato il via libera a occupare simbolicamente le tangenziali da Milano a Napoli, passando per Torino e Bologna. I cortei sono lasciati passare, a volte dopo lunghe trattative, verso le grandi arterie stradali. Anche per ore. Manifestanti e forze dell’ordine non si sono mai fronteggiati, i serpentoni sono via via defluiti sciogliendosi man mano. In serata, qualche disordine si è registrato a Roma, dove un numeroso gruppo di studenti si è diretto prima verso il ministero dell’Istruzione e quindi ha cercato di raggiungere il Parlamento fronteggiandosi con i poliziotti che hanno respinto il tentativo di raggiungere i palazzi del governo. Gli scioperi dei trasporti precettati dal ministro Matteo Salvini, che si è detto “soddisfatto” per aver evitato la paralisi, hanno forse finito per facilitare la partecipazione senza spostare di un centimetro i disagi che comunque ci sono stati negli altri settori e anche sulla mobilità, visto che le linee di superficie hanno comunque risentito di ritardi e cambiamenti di percorso, senza considerare la chiusura delle tangenziali per ore. Strike.

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Elif Eralp, polemiche sulla sindaca in pectore di Berlino per una nota interna su Hamas

Prima ancora che la Linke sabato decida se entrare concretamente in un contratto di governo con Verdi e SPD a Berlino, Der Spiegel fa lo sgambetto all’aspirante Sindaca-Governatrice Elif Eralp titolando Elif Eralp rivela il timore per i simpatizzanti dei terroristi. Prima di un’intervista al settimanale, la squadra di Eralp ha inviato per errore una nota interna in cui la politica, osservando i consigli avuti dalla polizia criminale in un colloquio circa situazioni di pericolo, ha affermato di non volersi esprimere esplicitamente su Ibrahim Ibrahim, simpatizzante di Hamas, poiché teme per la propria sicurezza e quella della propria famiglia. Ibrahim è ritenuto vicino al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), organizzazione classificata come terroristica dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Verfassungsschutz).

Eralp aveva chiesto a Der Spiegel di espungerne il riferimento, ma la redazione del settimanale ha deciso, per la rilevanza del tema, di dare la notizia e fare il nome di Ibrahim. Indicando nell’occhiello dell’articolo a sei firme: “In una nota interna l’esponente del partito Die Linke rivela di temere i simpatizzanti del terrorismo che intrattengono contatti con Hamas. Può una persona del genere essere responsabile della sicurezza nella capitale?”.

In un video-messaggio su Instagram, Eralp si è difesa: dopo le elezioni a settembre si sono intensificate le minacce nei suoi confronti e la polizia criminale (Landeskriminalamt) le ha sconsigliato di fare nomi specifici nelle sue dichiarazioni pubbliche. E ha poi criticato il periodico per aver ignorato l’invito a non diffondere la nota interna. Anche il co-presidente del gruppo parlamentare della Linke a Berlino, Tobias Schulze, ha definito “scorretto” il modo di agire della rivista. Al contempo, Eralp ha sottolineato che non si lascerà “intimidire da nessuno” e che, qualora diventasse sindaca, intende “agire con determinazione contro ogni forma di criminalità organizzata, violenza o terrore”.

Die Linke è stata accusata di non saper isolare l’antisemitismo espresso da alcune sue frange e che sue componenti a Berlino siano troppo vicine ad ambienti islamisti. Timori rinfocolati proprio dalla comparsa di Ibrahim alla festa elettorale nella sezione di Neukölln, soggetto che ha avuto contatti sia con Vanessa Emde che Ferhat Koçak, entrambi dell’ala più filopalestinese e a diverso titolo esclusi da incarichi nel partito.

Martin Hikel, rappresentante distrettuale della SPD a Berlino-Neukölln, ha dichiarato alla ARD che ha dubbi, non tanto sulla volontà di Eralp, ma sulla sua forza di controllare l’ala più estremista del suo partito. Il capogruppo della CDU al Bundestag, Thorsten Frei, è ancora più diretto: “Chi, tra le proprie fila, tollera la collaborazione con i simpatizzanti di Hamas non può assumersi in modo credibile la responsabilità della sicurezza di milioni di berlinesi”. Anche Siemtje Möller, vicepresidente del gruppo parlamentare della SPD al Bundestag ha riserve nei confronti di una coalizione con la Linke. Diversamente, i rappresentanti del suo partito nella capitale ritengono certo l’impegno di Eralp come Sindaca-Governatrice nella lotta ad antisemitismo e clan criminali. Steffen Krach, capogruppo SPD a Berlino, ha sottolineato alla ZdF: “Abbiamo raggiunto un buon accordo”. E anche la capogruppo dei Verdi, Bettina Jarasch, ha difeso l’intesa.

La Linke, i Verdi e la SPD, nel loro documento preliminare, hanno già concordato di non risparmiare sulla sicurezza e di dare priorità assoluta alla lotta contro il terrorismo, l’odio antisemita e l’estremismo. Secondo il politologo Wolfgang Schroeder dell’Università di Kassel, le possibilità di un’alleanza rosso-verde-rossa a Berlino sono però ora nettamente ridotte. Per Eralp sarà difficile garantire l’isolamento di tutte le idee antisemite dopo che sono venute a nudo “le paure verso questa gente nel partito”. Nel frattempo, la Camera dei deputati di Berlino si è riunita per la prima volta e la quarantaseienne Hendrikje Klein (Linke) è stata eletta nuova presidente, con 98 sì, 42 no e 9 astensioni.

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Rivolta giovanile. Vince il sistema

 

Roberto Pecchioli
Diceva Josè Ortega y Gasset: “ essere di sinistra è, come essere di destra, una delle infinite
maniere che l'uomo può scegliere per essere imbecille: ambedue sono forme di emiplegia
morale.” E mentale. Emiplegia: paralisi di una parte del corpo. Chi sceglie di schierarsi
ciecamente a destra o a sinistra rinuncia a guardare la realtà nella sua interezza, decidendo
di restare prigioniero di un pensiero dimezzato. La conseguenza è la perdita di senso
critico, la riduzione di tutto a un dualismo superato dai fatti, mantenendo se stessi in una
sorta di tifo calcistico da curva ultrà che solleva dallo sforzo di pensare autonomamente,
porta alla cecità intellettuale e spesso all’autoinganno.
La questione dei tumulti giovanili di queste settimane è un esempio lampante. A destra si
invoca la mano dura, la repressione. Giusto: se la protesta è violenta non deve essere
tollerata. Non si possono minimizzare saccheggi, assalti alla polizia, devastazioni. La
sinistra invita a comprendere le ragioni delle proteste e del disagio giovanile. Altrettanto
giusto. Entrambe le posizioni, tuttavia, sono parziali e inconcludenti. Reprimere ripristina
l’ordine pubblico , restaura un’apparenza di pace sociale, ma il fuoco resta sotto la cenere,
pronto per nuove fiammate. Lisciare il pelo ai rivoltosi, connazionali o stranieri, significa
lenire temporaneamente alcuni effetti del malessere, giustificare per allontanare
responsabilità.
Nessuna delle due posizioni, il Giano bifronte del sistema , è risolutiva, nessuna affronta le
cause per trovare soluzioni. Per gli uni, i giovani manifestanti sono un fastidio che turba la
tranquillità di un mondo il cui slogan è business as usual, fare affari come sempre. Senza
gente in piazza, urla, turbamento del tran tran postborghese. I danni li paghino i genitori
dei minorenni o i manifestanti, se di maggiore età. Giusto ancora una volta, ma gran parte
dei negozi attaccati, delle vetrine infrante e degli scaffali svuotati appartengono ai giganti
del settore, ampiamente assicurati. Saranno comunque rifusi. Molti immobili lordati nel
centro delle città sono proprietà di fondi e multinazionali, padroni anche del sistema
commerciale. Dall’altro lato, si dimentica che nessuno ha lottato per il pane, per reclamare
lavoro o cambiare la società. I saccheggi hanno riguardato marchi, firme, i brand diventati
identità surrettizie di generazioni vuote, nutrite di consumo , assordate da musica scadente
che sbraita di denaro, successo, violenza, sesso. Se il Sessantotto fu il desiderio di
rivoluzione, il tumulto presente è la rivoluzione del desiderio (frustrato).
Destra e sinistra raccolgono i frutti avvelenati di ciò che hanno seminato, il nulla in cui
vivono (male) le generazioni. Citiamo ancora Ortega, la sua “circostanza”, le condizioni
concrete della vita in cui ognuno si trova ad esistere. Comprende il luogo, il tempo storico,
la famiglia, la società, le relazioni, le opportunità, i limiti, i costumi in cui siamo immersi.
Nessuno può negare che la circostanza presente sia un pantano in cui sono saltati tutti i
riferimenti, dalla famiglia alla religione sino a partiti, sindacati, comunità, scuola e cultura.
L’individuo costretto all’isolamento soffre, soffocato da una cappa di disagio economico,
esistenziale, valoriale. Se la scuola non insegna né educa non è colpa degli studenti; se gli

insegnanti- o meglio le insegnanti- sono travet indifferenti di mediocre cultura e scarsa
motivazione, raramente punti di riferimento per generazioni dalle famiglie spappolate, non
è colpa di chi manifesta. Poiché per fortuna hanno la pancia piena, rubano i simboli del
consumismo, unico modello ed obiettivo da raggiungere secondo l’unanime coro del
sistema.
Dicono a sinistra, con il consueto piglio virtuoso, che occorre ascoltare i giovani, farsi
carico del disagio, affrontarlo. Nulla di più ovvio, se non fosse che per ascoltare occorre che
l’interlocutore abbia qualcosa da dire, un programma, un’idea forza. Non è così: slogan
vuoti o minimalisti , nessuna vera critica della scuola strumentale che non forma e insegna
(malamente) solo ciò che “ serve”, non a loro, ma al Dio mercato . Dal lato destro non si
propone un modello educativo ed etico forte, né si lavora per rovesciare i disvalori correnti
( denaro, consumo, successo , libertà senza direzione, individualismo ) in quanto pilastri
della visione liberale dominante. Sul versante opposto la risposta è offrire dosi più
massicce di ciò che ha condotto alla dissoluzione. Entrambi ignorano che la confusione
della protesta, l’incapacità di formulare progetti o vere richieste è il triste segnale di una
generazione – un’altra!- alla deriva, che sa confusamente di vivere in un mondo sbagliato
ma non ha più strumenti per immaginare alternative.
I più coerenti sono gli assaltatori delle vetrine e i saccheggiatori delle griffes : gli uni
rispondono a un nichilismo di cui i capi occulti intendono servirsi per tornaconti politici,
gli altri decretano la vittoria schiacciante del modello dominante. Vogliono- possibilmente
gratis- il loro posto alla tavola del consumo e del successo misurato in denaro, capi di
abbigliamento, apparati elettronici, il “sistema degli oggetti” denunciato da Serge
Latouche. Le risposte politiche sono disarmanti: legge e ordine, non esistono pasti gratis,
tuona la destra sulle orme del liberista Milton Friedman; avrete nuovi diritti, ossia più
droghe sociali e materiali, dosi maggiori di panem et circenses, risponde l’altra faccia della
moneta contraffatta. Il pensiero debole preferisce la seconda opzione. Nessuno mette in
discussione il sistema sociale, valoriale, economico, antropologico dominante, il dirittismo
orgiastico mercantile.
L’ intero arco politico e culturale ha fatto dell’avere il metro di giudizio dell’esistenza. I
modelli si basano sul lusso, il consumo e un’idea malata di desiderio. L’ istruzione è ridotta
a fabbrica inesausta di diplomi, lauree, master; la precarietà esistenziale è elevata a
progetto positivo, il cui esito è il nomadismo di vite a nolo. Niente stabilità, famiglia, radici,
futuro; avanzano polverizzazione sociale, deserto comunitario, indifferentismo morale,
edonismo pratico. Spalle curve sullo smartphone, la comunicazione lasciata alle reti
sociali, l’esistenza ridotta a consumo, sequenza ininterrotta di esperienze superficiali. In
più, siamo bombardati da paure, vere o costruite: pandemia, guerre, apocalisse climatica,
crisi energetica. Non resta che inseguire piaceri effimeri, cogliere l’attimo. Consumare e
consumarsi nell’assoluta assenza di prospettive spirituali o morali. Abbiamo svuotato di
ideali, di speranza, di futuro le generazioni, ora ci stupisce il risultato.
Infine, perché riflettere sul disagio giovanile in una società sterile? Non vogliamo eredi. I
ragazzi sono i nostri posteri, la generazione destinata a sostituisci. Ma per l’homunculus

occidentale che sguazza nel presente, vale il sarcasmo dissolvente di Groucho Marx : che
cosa hanno fatto per noi i posteri ? La domanda retorica denuncia l’esaurimento morale e
civile, l’indifferenza per il futuro e l’approccio strumentale. Non ci chiediamo che cosa fare
per i nostri figli; tutto è subordiniamo allo scambio, alla fredda reciprocità contrattuale.
Generazioni disseccate, senza amore, abbiamo reso vuote, perfino afasiche le masse
giovanili, incapaci di dire che cosa vogliono perché non lo sanno.
E’ proprio la mancanza di un progetto o di obiettivi a rendere più sinistro il messaggio delle
piazze. Chi va per le spicce saccheggia non forni o mercati, ma i laccati franchising dei
grandi marchi che hanno occupato i centri urbani e i centri commerciali, le chiese senza
croce dove si adorano il vitello d’oro del consumo e il dio dell’Avere. I più semplicemente
urlano, se la prendono con la polizia, ossia con la persistenza di uno straccio di legge. La
rivoluzione vincente è stata l’ uomo-massa anarcoide, senza classe, appartenenza, identità.
Un tipo umano che quando esprime dissenso, lo fa con le parole e i valori del potere. Non
cambierà nulla se non salterà il canone occidentale fatto di edonismo, individualismo, finti
diritti, consumo, libertà priva di direzione. E’ il paradigma avvelenato del sistema
materialista, liberista libertario libertino, che unisce destra, centro e sinistra . Non si
sconfiggono gli effetti perversi se non si attaccano le cause. Le vetrine infrante e i capi
firmati rapinati sono danni collaterali che il potere riparerà in fretta a spese nostre. Ma i
giovani in piazza lo ignorano: nessuno li ha formati e informati. I dominanti hanno già
vinto se chi manifesta chiede un posto

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