Mentre lo zucchero prende un caffè, la ricetta aspetta il postino

Una busta con dentro una ricetta, un cucchiaino di zucchero che contiene caffè, una ciotola d’avena servita dopo le tre del pomeriggio. Le storie di questa settimana vanno dalla Spagna al Brasile, dal Regno Unito all’India, fino agli altari del Día de Muertos in Messico, e hanno un punto in comune. Ognuna prende un gesto o un ingrediente che si credeva di conoscere a memoria e lo rimette in circolazione con qualche modifica, nelle istruzioni, nella composizione o nel prezzo.
Si comincia dalla Spagna, dove la ricetta torna a viaggiare per posta. El País racconta il successo dei club di corrispondenza dedicati alla cucina, che spediscono ogni mese una busta con lettere, illustrazioni e piccoli oggetti. Garlic Yaya è passato da una decina di iscritti a oltre centocinquanta, con un abbonamento da 11,11 euro al mese, mentre la busta di Anna Mayer raggiunge una settantina di persone. Chi si iscrive cerca una pausa dagli schermi e un rapporto più personale con chi scrive. I social però non spariscono, e restano il canale con cui questi progetti si fanno conoscere e gli iscritti si scambiano esperienze. Sul telefono le ricette sono infinite e gratuite, eppure c’è chi paga per riceverne una al mese, su carta.
Dall’altra parte dell’Atlantico l’aggiornamento riguarda lo zucchero. In Brasile un gruppo di ricercatori coordinato da Juliana Macedo, dell’Università statale di Campinas, ha messo a punto uno zucchero di canna che l’organismo assorbe più lentamente, racconta The Star riprendendo l’agenzia scientifica Fapesp. Nei cristalli di saccarosio sono incorporati estratti di chicchi di caffè verde difettosi, scartati dall’industria, e della pellicina rossa delle arachidi, ricchi di composti fenolici. Il sapore non cambia, e l’industria potrebbe usarlo senza rifare le ricette. In una prova su venticinque volontari, la combinazione dei due estratti ha portato l’indice glicemico, la misura di quanto rapidamente un alimento alza la glicemia, da moderato a basso. I risultati sono preliminari e l’apporto calorico non è stato verificato. Lo zucchero resta zucchero, per ora cambia la velocità con cui arriva nel sangue.
Nel Regno Unito, intanto, si aggiorna la colazione più modesta. Con il ritorno dell’ora solare, racconta il Guardian, il porridge, l’avena cotta in acqua con un pizzico di sale o di zucchero, è diventato un piatto di tendenza. A 26 Grains, nel centro di Londra, quello del mese è ai cinque cereali con confettura di fichi e uva rossa e panna montata, e i clienti protestano quando dopo le tre del pomeriggio sparisce dal menu. Su Ocado, supermercato online, le ricerche di fiocchi d’avena biologici sono quasi raddoppiate in un anno. A spingere è il fibremaxxing, la corsa alle fibre: il servizio sanitario britannico ne raccomanda trenta grammi al giorno, la media nazionale si ferma a diciotto. Le prossime versioni, prevedono gli addetti ai lavori, guarderanno al congee cinese e alla kitchari indiana. Di quello di una volta resta soltanto la pentola da lavare.
In India, invece, ad aggiornarsi è il sogno di chi entra in cucina. Il South China Morning Post, in un servizio dell’agenzia Afp, racconta i giovani che si iscrivono alle scuole di cucina francese per impararne tecnica e rigore e poi aprire un ristorante nel proprio Paese. All’École Ducasse di Gurugram, alle porte di New Delhi, Aabhas Jain, responsabile della formazione in panificazione e pasticceria, osserva che rispetto a dieci o quindici anni fa sono molti di più i ragazzi che vogliono diventare chef. Contano i social, la crescita economica e una classe media che viaggia, frequenta ristoranti di fascia alta e chiede personale preparato. Il servizio descrive un Paese orgoglioso delle proprie cucine e sempre più aperto a quelle straniere. La tecnica è francese, l’indirizzo del futuro ristorante resta indiano.
L’ultima tappa è in Messico, dove a cambiare è il conto di un rito. Secondo un sondaggio dell’associazione dei piccoli commercianti ripreso dall’emittente Canal 10 di Cancún, quest’anno allestire l’altare del Día de Muertos costa in media quasi duemilacinquecento pesos, trecentoquarantacinque in più del 2025, tra cibo, bevande e fiori di cempasúchil, i tageti arancioni. Il pan de muerto, il pane dolce che si offre ai defunti, è rincarato del diciannove per cento: le versioni tradizionali vanno da diciotto a centottanta pesos, quelle ripiene arrivano a duecentoventicinque. L’associazione lega i rincari alla pressione sui bilanci familiari proprio all’inizio delle spese di fine anno, in un Paese dove, secondo l’istituto nazionale di statistica, 18,8 milioni di persone non hanno accesso a un’alimentazione nutriente. Sull’altare, quest’anno, ogni famiglia mette il pane che può permettersi.
L'articolo Mentre lo zucchero prende un caffè, la ricetta aspetta il postino proviene da Linkiesta.it.
