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Dentro del palacio veneciano de Dries Van Noten: “Tiene algo grandioso y tierno al mismo tiempo”

La inquilina más famosa de todos los palacios venecianos, Peggy Guggenheim, resumió muy bien el hechizo de la ciudad: “Siempre se da por supuesto que Venecia es el lugar ideal para una luna de miel. Es un grave error. Vivir en Venecia, o incluso visitarla, significa enamorarse de la propia ciudad. No queda ya sitio en el corazón para nadie más”. La millonaria neoyorquina se prendó de Venecia de joven, pero cuando cumplió su sueño de mudarse allí, en 1949 –tenía 50 años–, lo hizo con todo el equipo: se instaló en el Palazzo Venier, un singular edificio inacabado al final del Gran Canal (su dueño se arruinó antes de empezar el primer piso), y lo convirtió en el escenario de su independencia.

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© Yago Castromil

El diseñador Dries Van Noten posa para ICON Design en el 'palazzo' Pisani Moretta, que aloja su fundación.
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“A Rocco Siffredi ho detto: ‘Hai mostrato il cu*o al mondo e io nuoccio alla tua immagine?’. Fellini? Voleva una gigantessa con tre tette, una nana che fuma, una circense”: così Amanda Lear

“Cos’è la vita? Un paradosso”. Basterebbe questo aneddoto per sintetizzare l’acume dissacrante di Amanda Lear, svelato in una lunga intervista rilasciata al settimanale D di Repubblica. La scena è grottesca e geniale al tempo stesso. Lei e Rocco Siffredi si accordano per un progetto lavorativo: devono cantare insieme “Parole parole” di Mina. Tutto sembra pronto, finché nel cuore della notte il telefono della cantante squilla. “Una notte mi chiama: ‘Sai Amanda, ci ho ripensato, potrebbe nuocere alla mia immagine'”. La reazione dell’attrice è fulminea, spietata e irresistibile: “Mi viene da ridere e glielo dico: ‘Hai mostrato il culo a tutto il mondo e adesso sono io a nuocere alla tua immagine?’. Robe da pazzi”. Un epilogo inevitabile: “Come è finita? Come sempre, ridendo fino a star male”.

È un manifesto di pura libertà quello che la Lear consegna a D di Repubblica, una rivendicazione di egoismo che sfocia nel disincanto. Come quando rivela il suo metodo infallibile per gestire la noia mondana: “Vuole sapere cosa faccio quando non mi va più di stare in un posto? Sparisco. Me ne vado. Scappo tutte le volte che sento che è il momento di fuggire perché c’è sempre un istante in cui evaporare. Sono a cena e mi annoio? Mi alzo, faccio finta di andare in bagno e cerco l’uscita. Gli altri al tavolo dicono ‘madonna che maleducata’ e io sono già lontana, libera, felice. Un atto di egoismo? No, un manifesto di altruismo: se mi annoio io non escludo che gli altri, vedendomi, pensino: ‘Oddio, ancora questa, non se ne può più'”.

L'articolo “A Rocco Siffredi ho detto: ‘Hai mostrato il cu*o al mondo e io nuoccio alla tua immagine?’. Fellini? Voleva una gigantessa con tre tette, una nana che fuma, una circense”: così Amanda Lear proviene da Il Fatto Quotidiano.

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